VareseFansBasketNews


simon89
E’ arrivato il “pacificatore”, che nella fredda provincia lombarda del basket è elemento talvolta indispensabile quanto un pivot dotato di movimenti fluidi spalle a canestro o una guardia con il fuoco sacro nei polpastrelli. Nella nobile Varese - causa un dna invidiabile che ha però il difetto di rendere ancora più pesanti le macerie dei terremoti cestistici – le sconfitte hanno il potere di trasformare gli abitanti ammalati di pallacanestro in guelfi e ghibellini sempre pronti a scontrarsi tra loro, armati fino ai denti di idee l’un l’altra contrapposte e di un disfattismo perennemente “bartaliano” («gli è tutto da rifare»).
Attilio Caja, con quel sorriso che fuori dal campo (ma anche sul parquet eh: basta fare come dice lui) si apre spesso e anche volentieri, con quella sicurezza da uomo che ogni giorno si alza dal letto e va a fare la professione che ama, con il magistero di un’esperienza che ha sportivamente conosciuto apoteosi e disgrazie, per un guazzabuglio del genere è semplicemente “nato pronto”. Ogni suo gesto, ogni sua parola, ogni sua intenzione – tecnica, tattica, umana – tende a ricompattare ciò che è dilaniato dalle divisioni, a restaurare senza pretendere nuovi materiali per farlo, a non dimenticare nessuno sotto un’ala protettiva che prova ad estendersi ben oltre il rettangolo di gioco, aspirando alle anime. Leggete questa intervista: “l’Artiglio” cita tutti (giocatori, staff, tecnico, società, consorziati, tifosi), ma solo perché nella sua missione ci deve essere effettivamente posto per tutti. Altrimenti non funziona. Il “salvare Varese” non è solo una questione di meccanismi tecnici da aggiustare con l’unica ricetta possibile, quella del lavoro: è un’opera di cesello soprattutto psicologico, che richiede entusiasmo, assenza di timore, savoir faire e furbizia.
Varese parte seconda, ventiquattresimo giorno: un bilancio, coach?
L’analisi da fare deve essere di due tipi. Dal punto di vista sportivo sono personalmente rammaricato per non aver ancora ottenuto una vittoria casalinga e per non aver ancora strappato un successo in campionato: i risultati non mi possono quindi soddisfare. E, come ho detto l’altro giorno ai consorziati, il rammarico è anche più grande perché intorno a me ho percepito fiducia e aspettative che mi fanno sentire ancora di più la responsabilità di far bene. Dal punto di vista del lavoro svolto, invece, posso dire che le problematiche da affrontare sono state oggettivamente molte (altrimenti non sarebbe stato necessario un cambio di allenatore) ma che, tutti insieme, non abbiamo perso un minuto, cercando di spingere. Ho trovato enorme aiuto da tutti i collaboratori e, in particolare, dallo staff tecnico. Ho chiesto ai miei assistenti grandi sacrifici, come lavorare durante tutte le vacanze natalizie, e loro ne hanno capito l’esigenza, rispondendo in modo positivo. Lo stesso vale per i miei giocatori: è stato un piacere lavorare con loro, apprezzarne – anche in questo caso – il sacrificio e vivere il clima positivo che si respira in palestra. Le cose non riescono ancora sempre bene? E’ fisiologico.
Lei punta molto sulle sedute video, oltre che al lavoro sul parquet, aspetto sottolineato positivamente anche da Eric Maynor in una nostra recente intervista. Perché sono così importanti per lei?
Il tempo per lavorare non è infinito e io non posso permettermi di “ammazzare” i giocatori con due ore e mezza di ripetizioni sul campo. Con i video, allora, riesco a far capire loro cosa voglio, ciò che fanno bene e ciò che invece sbagliano: si tratta di teoria, indispensabile prima di affrontare la pratica. E poi c’è un altro motivo: reputo molto più importante sottolineare gli aspetti del nostro gioco che non quelli dei nostri avversari. Mi interessa correggere quello che noi facciamo e con il video è possibile, perché davanti all’oggettività delle immagini le chiacchiere stanno a zero. Ho sempre creduto molto in questo sistema, ricavandone ottime risposte. Anche la vittoria in Polonia nasce dai video: contro il Rosa abbiamo giocato anche meglio di quanto mi aspettassi.
Due possono essere – tra gli altri – i grandi temi tecnici della Openjobmetis che si appresta ad affrontare la seconda parte della stagione: la compatibilità Maynor-Anosike, data da più parti come una scommessa ormai persa, e l’utilizzo di Giancarlo Ferrero nel ruolo di ala forte, cercando in tal modo anche di sopperire all’assenza di Luca Campani.
A Ferrero da “4” ho iniziato a credere vent’anni fa, quando presi Alessandro Tonolli da Brescia, dove giocava ala piccola, e lo portai a Roma, trasformandolo in un secondo lungo: mi piacque la possibilità di aggiungere un giocatore che – dalla posizione di “4” – garantisse perimetralità alla squadra, avesse la possibilità di attaccare il canestro dal palleggio in uno contro uno e liberasse l’area per il centro. Con Ferrero vale lo stesso ragionamento, e Giancarlo ha anche delle qualità morali per portare a termine il compito, necessarie perché dovrà giocare contro avversari più alti e più grossi di lui, prendere i rimbalzi, correre… Può farlo, ha cuore e possiede anche una discreta tecnica. E, per salvarsi, la prima caratteristica serve ben più della seconda: io ho bisogno di gente pronta soprattutto dal punto di vista caratteriale.
Maynor-Anosike?
Oderah è un tipo di giocatore ben preciso: in attacco non può essere innescato “in altezza” (come un Pelle o un Jefferson), ma dandogli la possibilità di sfruttare il fisico per tenere dietro di sé il difensore. E per farlo è necessaria una squadra che giri molto la palla e crei delle triangolazioni. Non vedo quindi un discorso di compatibilità tra lui ed Eric, quanto una questione di gioco complessivo, che per il momento non è perfetto. Ma sarei un illuso se pretendessi la perfezione in così poco tempo.
La vittoria conquistata in Polonia ha regalato all’ambiente un sorriso che mancava da tempo, lasciando al contempo aperta anche la speranza di una qualificazione alla seconda fase di Fiba Europe Cup. La piazza si divide: c’è chi – con il pensiero rivolto al cammino fatto in Champions -riterrebbe la qualificazione quasi una “disgrazia”, stante l’esigenza di una salvezza da conquistare in serie A; e chi, invece, vorrebbe proseguire sul terreno continentale. Lei, coach, di che partito è?
Il mio giudizio non può che essere diverso rispetto a quello di chi ha avvallato la scelta di giocare la Champions a inizio stagione e ha vissuto tutte le 13 partite disputate. Non posso dunque permettermi di confutare la loro idea eventualmente negativa sull’argomento, posso solo parlare per me. E dico che la coppa finora mi ha fatto comodo. Faccio un esempio: dopo Cremona ero molto deluso dall’atteggiamento della squadra… Bene: due giorni dopo la stessa mi ha dimostrato, contro il Ventspils, di averlo almeno parzialmente cambiato, pur nella sconfitta. In Polonia, poi, abbiamo vinto ed è stato un successo che mi ha permesso di verificare altri progressi. Pertanto mi auguro di poter giocare altre partite oltre alle due rimaste in calendario, ma ciò non significa che la decisione di fare la Champions a inizio anno non sia stata probabilmente negativa per le sorti di Varese.
Questione Luca Campani, riguardo al quale, da tempo, non ci sono più notizie ufficiali. Come sta il giocatore? Si può ipotizzare una data di rientro?
No, non ancora: Luca deve fare altre visite e altri accertamenti, specifici e approfonditi. Il suo rientro non sarà immediato. A me spiace molto per il ragazzo, che tutti i giorni lavora intensamente per favorire il recupero, ma siamo tutti consapevoli del fatto che il suo ginocchio debba essere in piena salute al momento del ritorno.
Due anni fa, quando si sedette per la prima volta sulla panchina biancorossa, sottolineò quanto per lei fosse un onore una tale investitura e come le fosse sempre mancato allenare Varese in una carriera pur costellata di esperienze da capo-allenatore assai illustri. Lo stesso spirito sembra aver governato dal primo momento anche questa seconda avventura sotto al Sacro Monte…
Sono carico come una molla, effettivamente. Perché qui c’è un ambiente molto bello: esco dalla palestra stanco, ma ci esco contento. Società, staff tecnico e giocatori mi gratificano: dopo le sconfitte c’è ovviamente un po’ di depressione, ma alle nove del mattino dopo siamo tutti pronti a ripartire. La nostra è una sfida difficile, non voglio dire bugie, perché mira a risolvere problemi che si sono protratti per lungo tempo: sono però convinto che sarà una sfida che vinceremo. L’obiettivo è la salvezza, che spero di conquistare prima dell’ultima giornata. Se sarà necessario, tuttavia, sono pronto a soffrire fino all’ultimo.
In settimana ha incontrato, insieme a Coldebella e Bulgheroni, i consorziati di Varese nel Cuore. Come è andata? Come si è trovato a rapportarsi con una proprietà diffusa invece che con il classico uomo solo al comando?
Mi sono trovato bene, anche perché molti consorziati già li conoscevo. E’ tutta gente molto a modo, con grande cultura sportiva. Durante l’incontro non ci sono state parole fuori luogo e le critiche – meglio, le considerazioni fatte – sono state espresse con molto garbo e in modo costruttivo. Averne, di interlocutori così… Questo aumenta il mio rammarico per non aver ancora ottenuto risultati positivi in campionato e il senso di responsabilità che provo davanti a questa situazione: a Varese c’è gente per bene, che merita il meglio. E se mi arrabbio con i giocatori, se cerco di alzare l’asticella, lo faccio per loro. E anche per i tifosi: con me sono gentili, mi ringraziano e io sono contento perché, ringraziando me, è come se ringraziassero tutta la squadra. Per tutti questi motivi il mio impegno da ora in poi sarà solo e soltanto uno: gratificare Varese e la sua gente.
 
Fabio Gandini
simon89
C’è un Eric Maynor sconosciuto ai più e forse anche un po’ alla copertina che lui stesso mostra al mondo, quella fatta di una gamma di espressioni atarassiche e flemmatiche, all’apparenza confermata dal rendimento prodotto sul parquet. Il Maynor inedito è quello che ammiri giungendo al PalA2A alle 17.15 spaccate, puntuale per l’intervista concordata mezz’ora prima dell’inizio dell’allenamento pomeridiano. «Eric è già arrivato da venti minuti, sta tirando - ci annunciano sulla porta del palazzetto, con un sorriso, Davide Minazzi e Max Ferraiuolo - Lui è sempre il primo ad arrivare, sia alle sessioni che alle partite... Stupiti?». Un po’ sì, sinceramente...
Un’altro Maynor, un’altra storia biancorossa, altrettanto diversa e lontana dalle lacrime sportivamente versate per mesi: seduto sulla panchina normalmente riservata alle squadre ospiti, Eric quasi te la grida in faccia la sua voglia di riemergere e di fa riemergere la squadra. Le sue risposte sono secche e si interrompono con uno sguardo fisso al pavimento, prima ancora che con le parole. Solo una volta il playmaker nato a Raeford, North Carolina, l’11 giugno 1987, ti guarda fisso negli occhi. Succede quando gli chiedi se davvero abbia voluto abbandonare Varese qualche giorno fa: il «Who said?» che arriva, quasi sfidandoti, suona come l’ultima ancora di salvezza disponibile a queste lande cestistiche.
Maynor, coach Caja ci ha confidato che voi giocatori avete festeggiato molto il successo ottenuto contro il Rosa Radom: che significato ha avuto per voi questo risultato?
È stata dura, molto dura, però si è vista l’energia che avevamo in campo ed è stato bello ed importante vincere. Dopo la sconfitta contro Torino, il successo in Polonia è come un nuovo inizio per noi. Siamo felici e consci di dover continuare così, prendendo gli aspetti positivi e quelli meno positivi di ogni partita e lavorando per vincere le prossime che ci attendono.
Si aspettava una prima parte di stagione così difficile, onestamente? Quali sono le ragioni, a suo avviso, dei risultati negativi ottenuti in serie dalla Openjobmetis?
È sempre difficile rispondere a una domanda del genere... Posso dire che la Champions League è stata molto dura per noi, mentre in campionato abbiamo lottato in molte gare, perdendole spesso nel finale. Più che pensare a cosa non è andato, voglio concentrarmi affinché la seconda parte di stagione sia totalmente differente.
Come si sente fisicamente rispetto a quest’estate?
Sto molto meglio, sicuramente. Tornare da un infortunio al ginocchio è sempre difficile, non certo una passeggiata, ma ora il mio corpo risponde sempre meglio agli stimoli. Sto cercando di spingere sempre di più, ho buone sensazioni. Poi è chiaro: un giorno vai a mille ed un altro rallenti. Il percorso per me è stato duro, ma ora sono soddisfatto.
Dia un giudizio al suo rendimento.
Alcune volte ho giocato bene, altre al di sotto delle mie possibilità: sto solo cercando di migliorare giorno per giorno, partita dopo partita. Già in Polonia penso di aver fatto bene, di essere sceso in campo con più aggressività. Il mio pensiero ora è fare tutto ciò che posso per aiutare la squadra a vincere ogni partita.
Da Moretti a Caja, allenatore che le i conosce bene: come ha reagito quando è stato richiamato sulla panchina biancorossa e come si sta trovando con lui?
Caja è una brava persona ed un grande allenatore, soprattutto un ottimo motivatore. Già due anni fa lavorai con lui, perdemmo forse qualche partita all’inizio, poi però la gente si ricorda ancora cosa riuscimmo a fare una volta ingranate le marce giuste. Credo che lo stesso possa accadere ora: tutti hanno iniziato a credere e a trovarsi nel suo sistema e nel modo in cui ci vuole far giocare. Guardiamo tantissimi video con lui, ci sottolinea le cose buone e gli errori. Il lavoro sta pagando e credo che vedremo un lato diverso della squadra nella seconda parte della stagione.
Lei ha scelto Varese per riprendere la sua carriera dopo l’infortunio: è ancora contento della decisione presa? È vero che dopo la sconfitta contro Cremona e il confronto con i tifosi ha chiesto alla società di essere ceduto?
Chi ha detto che volevo andarmene? Tutti sono venuti a chiedermelo, ma la realtà è che io non ho mai detto a nessuno che volevo lasciare Varese. Quello con i tifosi è stato un piccolo incidente accaduto dopo la partita, una cosa che non ha nulla a che vedere con il basket perché successa fuori dal campo. Sappiate che sono contento qui, amo giocare qui e non rimpiango la scelta di essere venuto qui. Anzi, ne sono orgoglioso.
All’inizio della stagione si era detto entusiasta di giocare insieme a Melvin Johnson. Per lui non è andata bene, come si trova ora con il nuovo “compagno di reparto”, Dominique Johnson?
Io e Melvin ci conoscevamo già perché abbiamo frequentato lo stesso college: è stato divertente giocare con lui in un altro Paese fuori dagli States. Dominique è molto forte, tira molto bene, credo che la nostra intesa potrà solo che migliorare di domenica in domenica.
Fuori dal campo si trova bene a Varese? Cosa fa? 
Sto spesso a casa, mi piace giocare ai videogames insieme ad Aleksa Avramovic e agli altri compagni. Ci scontriamo a Fifa: io sono il più forte della squadra, con gli altri non c’è partita...
Maynor, ha ancora dei sogni per il prosieguo della sua carriera?
Ho giocato per cinque anni in NBA e sono venuto in Europa: ora vorrei finire questa stagione e vedere dove mi porterà...Voglio continuare a lavorare duro perché credo di avere ancora diversi anni davanti e sono entusiasta di ciò che mi aspetta.
Cosa pensa del basket italiano dopo quasi due stagioni passate nel nostro campionato?
Mi piace questa lega, ci sono tantissimi giocatori che ho affrontato al college, negli States. È un campionato molto competitivo.
E della Champions? Il vostro cammino in coppa è stato disastroso...
Certo, però la Champions League non è semplice, soprattutto a causa degli spostamenti. È stato difficile andare a giocare in posti strani, prendere aerei, pullman, avere poco riposo. Cerchiamo di finirla nel modo migliore con i due match che ci mancano contro l’Usak e contro l’Oldenburg. Punto.
La sosta in campionato può aiutarvi?
Assolutamente sì, nella partita vinta in Polonia abbiamo giocato bene di squadra e credo che nella prossima con Usak avremo un’altra possibilità di mettere sul campo i miglioramenti. Le prossime 15 partite saranno totalmente diverse, saremo tutt’altra squadra in questa seconda parte di stagione.
Vi meritate l’ultimo posto in campionato?
No, e non saremo ultimi quando sarà finito. Abbiamo buttato via tante partite, ad esempio l’ultima in casa con Torino e tanti sono stati i match persi nell’ultimo quarto. Ma ora sono cose passate, pensiamo solo a ciò che ci aspetta.
 
Alberto Coriele e Fabio Gandini
simon89
La classe operaia di Giancarlo Ferrero non varrà il paradiso, ma sarà utile per provare ad allontanare l'Openjobmetis dall'inferno della zona retrocessione. La 28enne ala piemontese, simbolo dell'identità corale e da battaglia che Attilio Caja sta provando ad instillare nel gruppo, farà di tutto per ripagare della fiducia il tecnico che lo ha rilanciato, considerandolo alla stregua di un acquisto. «Mi sento onorato delle parole di stima del coach: fa piacere godere di questa considerazione. Ma, oltre all'orgoglio personale, questo mi dà ancora più carica nel ripagare la fiducia. Di certo non mi sento un acquisto: sono una persona che lavora e prova sempre a dare il massimo, a volte ci riesco ed altre no. Ma se tutti abbiamo questo spirito, ed a giudicare dalla vittoria di martedì lo possediamo, usciremo insieme dai guai».
Quindi la cura Caja inizia a dare frutti? «A Radom abbiamo fatto quel che ci chiede il coach: essere aggressivi in difesa, giocare l'uno per l'altro passandoci la palla e farci trovare pronti quando si esce dalla panchina. L'esultanza successiva alla vittoria dimostra che c'era forte bisogno di tornare al successo: l'atteggiamento in campo e l'atmosfera in spogliatoio dimostra che la squadra è viva, adesso dobbiamo proseguire su questa strada».
Il successo in Polonia ha confermato un trend positivo evidenziato in ognuna delle partite precedenti... «A Cremona eravamo ancora a meno 3 fino a 4' dalla fine, con Torino è andata ancora peggio dopo 30 minuti di buona fattura. Non tutto era da buttare, avevamo fatto cose buone senza essere lucidi e cinici per approfittare dell'inerzia positiva quando l'avevamo in mano. A poco a poco stiamo imparando a mettere in pratica i dettami di Caja, ma c'è ancora tanto da fare: serve un'altra buona partita mercoledì in Champions League e poi muovere la classifica in campionato perché abbiamo assoluto bisogno di punti».
Si vede in campo una Varese diversa anche sul piano tecnico-tattico. «Queste regole offensive e difensive servono ad aiutarci quando le cose non vanno bene, sono dei punti di riferimento che servono a darci sicurezza. Il trend positivo e la disponibilità di tutti a sposare il sistema ci fa capire che dobbiamo continuare a credere in quel che stiamo facendo. Anche in occasione delle sconfitte l'analisi con i video delle buone cose fatte di squadra ci ha aiutato a capire che quel che mettevamo in campo dava frutti; logico che una vittoria sia la miglior dimostrazione della validità del percorso intrapreso».
Dunque, quale la ricetta per uscire dalla zona retrocessione? «L'unico modo per invertire la rotta è sposare ulteriormente l'identità corale che porta vantaggi per tutti perché permette a ciascuno di noi di trarre benefici dal sistema. Per tutti noi è un grosso dispiacere vivere momenti come questo dopo aver iniziato la stagione con ben altre ambizioni. Ma ormai i rimpianti sono inutili, dobbiamo rimboccarci le maniche e affrontare con la mentalità di martedì le quindici partite che ci aspettano nel girone di ritorno». 
Giuseppe Sciascia
simon89
Anche i proprietari della Pallacanestro Varese danno fiducia alla "cura Caja". C'era pure il coach pavese assieme a Claudio Coldebella e Toto Bulgheroni nell'assemblea informale dei soci del consorzio che ieri pomeriggio al PalA2A hanno tenuto a rapporto l'intera area tecnica bian-corossa. Davanti a una quarantina di persone in rappresentanza di più di due terzi dei membri di "Varese nel Cuore", si è parlato soltanto di basket e non di questioni societarie, rimandate all'assemblea propriamente detta che approverà il bilancio della stagione sportiva 2015/16 (convocazione imminente e appuntamento fissato entro fine mese).
Ma l'occasione è stata proficua per mettere a fuoco lo "stato dell'arte" della squadra, dai motivi che hanno portato all'attuale situazione di difficoltà fotografata dall'ultimo posto in classifica, alle soluzioni per uscire dall'impasse attuale. Se l'analisi del passato è stata affidata principalmente al d.g. ed al delegato all'area tecnica del CdA biancorosso, la ricetta per risalire la china in classifica è stata tratteggiata dal coach, che ha ribadito il pensiero espresso ieri su queste colonne dopo la vittoria di Radom nel voler portare a termine la stagione con l'organico attuale se la squadra confermerà il trend di crescita costante delle ultime settimane. Nel frattempo, il monitoraggio del mercato da parte di Coldebella è costante, ma attualmente avviene nelle modalità con cui ogni manager lo segue nei periodi della stagione nei quali non ci sono necessità impellenti: tenersi aggiornati su cosa si libera per farsi trovare pronti in caso di necessità.
Dirigenza e coach dell'Openjobmetis hanno convenuto fondamentalmente su un punto: c'è piena consapevolezza che la missione-salvezza sarà difficile da portare a termine, ma allo stesso tempo si fa pieno affidamento sull'organico attuale alla luce del progressivo effetto positivo della cura Caja sul malato biancorosso. Confidando che la vittoria di Radom rappresenti il primo passo di una sostanziale inversione di tendenza, consentendo al gruppo di recuperare fiducia ed autostima per esprimere appieno il potenziale di una squadra che finora ha reso meno del suo effettivo valore.
Alla fine delle oltre due ore di dialogo, i proprietari sono usciti rinfrancati dalla fiducia nella possibilità di trarsi d'impaccio con le forze attuale espressa dalla "triade" sul ponte di comando della Pallacanestro Varese: «Era giusto creare questa occasione di confronto tra i proprietari e l'area tecnica, ma i risultati sono andati oltre le mie aspettative - commenta Alberto Castelli, presidente di "Varese nel Cuore" - è stato un incontro molto utile e proficuo, che ha evidenziato la massima fiducia dei soci in coloro che guidano la missione salvezza. Ma soprattutto ha confermato l'attaccamento molto forte che i proprietari nutrono nei confronti della Pallacanestro Varese, ribadito in modo chiaro e netto nonostante i risultati sportivi lontani dalle aspettative».
Giuseppe Sciascia
simon89
L'impresa di Radom stoppa (definitivamente?) le velleità di mercato dell'Openjobmetis. Bloccata la ricerca di rinforzi per abbandonare l'ultimo posto della serie A dopo il primo hurrà dell'era Caja. Parafrasando il vecchio adagio si può dire che "una vittoria non fa primavera", ma il modo con cui Varese ha rotto un digiuno che durava da 31 giorni - interpretando con inusitata dedizione la regola base "due palleggi, due passaggi" introdotta dal coach pavese in allenamento - fa pensare che Cavaliero e soci abbiano finalmente imboccato la strada giusta per sommare il potenziale dei singoli in un efficace sistema collettivo.
«Squadra che vince non si cambia» dopo una sola partita? In realtà il match di Radom ha ribadito il trend di crescita costante che l'Openjobmetis ha mostrato in ogni partita del nuovo corso. Dalla pessima qualità del gioco espressa all'esordio con Venezia, alla provocazione del biglietto di sola andata per la Cina dell'audio rubato da un tifoso fuori dagli spogliatoi del PalaRadi di Cremona, fino alla coralità nella costruzione del gioco con opportunità paritetiche per tutti del match di martedì, ci sono sempre stati piccoli passi avanti culminati con il franco successo in Polonia. Che avrà pure avuto un peso specifico limitato ai fini della classifica, ma ha ripagato concretamente i 18 giorni di fatiche costanti di un gruppo che ha ritrovato il sorriso. «Dopo la vittoria i ragazzi hanno festeggiato come se avessero vinto un campionato - racconta il coach pavese - Non significa che ora vinceremo tutte le partite, ma è una bella dimostrazione che la squadra è viva e ha colto lo spirito giusto per risalire la china».
Dunque il mercato bloccato è figlio della concreta dimostrazione della squadra di aver sposato la filosofia votata alla coralità e al sacrificio. Dopo aver rigenerato Anosike (10.0 punti e 14.1 rimbalzi nelle ultime 5 gare dopo aver viaggiato a 6.8 e 9.1 in precedenza) come centro titolare e riscoperto Ferrero (7.0 punti in 5 gare dopo gli 1.5 dei primi 4 mesi del 2016-17) per risolvere i problemi in ala forte, Artiglio conferma la sua vocazione "aziendalista": «Dopo la bella conferma di martedì è inutile affannarsi nella ricerca di correttivi: il nostro vero acquisto è stato Giancarlo Ferrero che ha aggiunto energia e intensità alle rotazioni. Ma a Radom ho visto tutti coinvolti e partecipi, a partire da Pelle che mi dato segnali positivi al di là dei numeri. La mia massima soddisfazione e più grande vittoria sarebbe conquistare la salvezza valorizzando al meglio i giocatori del roster attuale» - ribadisce il coach biancorosso.
Chiaro che serviranno conferme più probanti, iniziando dal match casalingo di mercoledì prossimo contro l'Usak Sportif nel quale comunque Varese avrà ancora stimoli di classifica importanti vista la chance del ripescaggio in FIBA Europe Cup: «E sotto questo profilo sono contento che in palio ci sia ancora qualcosa: per me ben venga la coppa, anche se dovessimo continuare l'avventura, perché ogni partita è una occasione per confrontarci e migliorarci» - afferma Caja, in netta controtendenza rispetto a chi pensa che proseguire nella "coppetta" toglierebbe forze alla missione salvezza. Anche perché il tecnico vede ancora margini sui quali lavorare: «Sul piano offensivo le risposte sono buone, dobbiamo ancora crescere però in termini di aggressività difensiva dove a Radom abbiamo comunque avuto buone risposte: abituarsi a combattere è una questione mentale, ci lavoreremo nei prossimi giorni».
Giuseppe Sciascia
simon89
Varese rialza la testa in Polonia. Dopo 7 sconfitte consecutive e un mese esatto di digiuno, i biancorossi firmano la prima vittoria dell'era Caja con una prestazione corale di alto livello nonostante l'assenza in extremis di Eyenga (bloccato da un piccolo problema muscolare addominale). Al quinto tentativo e dopo 18 giorni di cura, il malato si alza dal letto e produce una prestazione d'insieme davvero convincente su entrambi i lati del campo. Successo probabilmente ininfluente nella corsa al ripescaggio in FIBA Europe Cup; ma da Cavaliero e compagni - nell'occasione griffati Effe-Effe - è arrivato un segnale forte di inversione di tendenza firmato da due protagonisti assoluti.
Il primo è Attilio Caja, alla luce dell'impronta marcata conferita dal tecnico pavese ad una squadra capace di ritrovare efficacia attraverso la coralità della manovra. Il secondo è Eric Maynor, diretta emanazione sul campo del gioco di squadra predicato da "Artiglio": lo spartito "sinfonico" trova un perfetto direttore d'orchestra nel play statunitense, che detta con ritrovata sicurezza ritmi, tempi e soluzioni del gioco in una partita che ripropone il copione già determinante per la missione salvezza del 2014-15. Pochi palleggi e tanti passaggi uguale alte percentuali (68% da 2 e 41 % da 3 ); e una volta spente le fiammate dall'arco del Radom (6/7 da 3 nei primi 10' e 8/16 al 20'), Varese è salita di tono anche in difesa, concedendo solo 7 punti negli ultimi 15' ai polacchi con un break decisivo di 2-16 tra terzo e quarto periodo (dal 54-52 del 25' al 56-68 del 35') firmato da un ritrovato Kangur e tanta sostanza dalla coppia interna Anosike-Pelle.
Fu vera gloria? E questa la domanda delicata alla quale l'area tecnica dovrà rispondere in tempi rapidi, magari già oggi quando la squadra, che non si è mai fermata dal 23 dicembre scorso, osserverà i primi due giorni di riposo: il secondo, non previsto, è stato conquistato ieri sul campo. Di certo i venti di mercato che spiravano forte dopo lo stop contro Torino sembrano destinati a smorzarsi: esclusa la cessione di Pelle (timido sondaggio di Reggio Emilia prima del tonfo con Cremona, informazioni chieste anche da Brindisi) ancor prima delle risposte positive di ieri sera. E alla luce dei riscontri del campo, sembrano destinati a bloccarsi anche i sondaggi sul mercato dei playmaker extracomunitari. Se Varese ha sposato il basket votato a coralità, circolazione di palla e sacrificio difensivo che fa parte del credo di Caja, il Maynor in versione "cattedratica" di Radom è l'imprescindibile pietra angolare dell'intero sistema.
Dunque a meno di colpi di scena la cura-Caja proseguirà con l'organico attuale ribadendo la ricetta "tempo, pazienza e lavoro", beneficiando però dell'iniezione di fiducia garantita dalla corroborante vittoria in Polonia. Il punto della situazione lo si rifarà dopo il match di mercoledì prossimo contro l'Usak Sportif: se per la prima volta nell'arco della stagione Varese saprà dare continuità alla scintilla prodotta da una impresa contro pronostico, allora saranno i protagonisti attuali a condurre fino in fondo la missione-salvezza...
Giuseppe Sciascia
simon89
L'Openjobmetis riapre le consultazioni sul mercato per valutare l'ultimo restyling nella pausa della serie A. Dopo il match di stasera in Polonia, Claudio Coldebella e Attilio Caja faranno il punto della situazione, ma l'area dell'eventuale intervento sembra essersi spostata dalla cabina di regia allo spot di ala forte. Il tecnico pavese sembra infatti orientato a dare ancora fiducia ad Eric Maynor, confidando che l'equazione "meno partite, più allenamenti" dia un risultato nettamente migliore rispetto ai primi quattro mesi del 2016/17. Al momento, dunque, la criticità maggiore sarebbe stata individuata nel ruolo di "numero 4", dove Kristjan Kangur sta producendo solo 4.9 punti e 3.3 rimbalzi, col 34% da 2 e il 23% da 3, in 26.7 minuti, e non ci sono ancora certezze sui tempi di recupero dell'unica alternativa di ruolo Luca Campani.
L'ipotesi sarebbe quella di inserire un giocatore in grado di garantire atletismo e doti frontali accanto a "KK", ossi quel che in estate si cercava dal polacco Olek Czyz, poi finito in extremis a Caserta dopo due settimane di tira-e-molla risolte da Varese con la firma di un centro come Norvel Pelle anziché un "Kangur giovane" come l'ala forte del 1990. Ma ogni ipotesi "interventistica" deve passare al vaglio dello scoglio economico delle risorse (non più) disponibili, che bloccano al momento qualsiasi ipotesi relativa alla sostituzione di Eric Maynor, pur restando vigili sul mercato dei playmaker stranieri se dovesse riaprirsi l'ipotesi - attualmente comunque del tutto svanita dal radar - di un passo indietro dello statunitense.
Bisogna anche fare i conti con i vincoli regolamentari: Varese ha già utilizzato 13 tesseramenti su 16 e 7 degli 8 visti disponibili, dunque se non si vuol chiudere definitivamente a metà stagione il mercato degli extracomunitari servirà cercare un cittadino UE o uno straniero già "vistato" in Italia. Tutti ragionamenti che portano a valutare con attenzione l'ipotesi Delroy James: la 29enne ala forte ha giocato un brutto girone d'andata a Reggio Emilia (5.1 punti e 3.5 rimbalzi in 18 minuti rispetto ai 10.9 punti e 7.6 rimbalzi fatturati dal 2013 al 2015 a Brindisi), ma garantirebbe atletismo e doti offensive frontali (più in 1 contro 1 che dall'arco: 27% da 3 in 83 gare di serie A). Ed essendo già in Italia non avrebbe costi extra (parametro per il tesseramento e voli aerei) che, oltre al discorso del visto da preservare, rendono più difficile il ricorso alla strategia extracomunitaria. E le risorse? Se dovesse arrivare James - o chi per lui - ci sarebbe uno straniero di troppo; ma al netto dei rumors relativi ad un Norvel Pelle cui la sua agenzia starebbe cercando alternative in Italia, questo è un tema ancora non affrontato. Fino a che non si deciderà se e dove intervenire.
Giuseppe Sciascia
simon89
L'opinione di Giancarlo Pigionatti
 
Se si cerca la luce in una notte sempre più fonda, non si può semplicemente aspettare e sperare. Soprattutto tra le file di una Pallacanestro Varese tragicamente ultima, perdutamente avvitata ai suoi originali equivoci, quindi ai suoi spaventosi limiti dei quali è maledettamente prigioniera, anche quando lotta con animo, peraltro contro avversari non imbattibili.
Perchè non porre rimedio laddove esso appare il più urgente? Cioè in regia per dire di un Maynor senza impronta, stupiti semmai da coloro i quali, stregati dal play americano, nemmeno fosse inviato dal Cielo, negano persino l'evidenza di fronte a una formazione senza guida sicura nei "tornanti" più insidiosi. Che sia il tifoso a stravedere con il senno del prima poco importa, ma se sono i dirigenti, pure con il senno del poi, allora vien da preoccuparsi per il potere che hanno in decisioni e scelte decisive, potendo citare per esempio un eccitato Castelli (presidente del consorzio) nel magnificare davanti ad alcuni appassionati il play americano autore di 30 punti. Peccato che a vincere sia stata Cantù nella mani di Waters, di li a poco sul mercato ma ignorato, finito poi guarda caso all'Olympiakos.
Ognuno può avere una propria opinione ma essa, puntualmente, va confrontata con i fatti e questi, nel caso di Maynor, la dicono lunga sul suo modo d'essere sul campo, "investito" come un re ma senza corona né scettro. Se vi fosse stato bisogno di un'ennesima dimostrazione della volatilità di rendimento dell'americano, ecco l'ultima, fresca fresca, nella nefasta sconfitta patita a Masnago contro Torino, sospinta da Wright, un play per intenditori, probabilmente non intrigante alla prima visione ma solido portatore di valori nel tempo. L'ex biancorosso ha chiuso con 22 punti ma, soprattutto, con 30 di valutazione, voce che assomma tutti i valori di un rendimento valutabile nelle sue diverse sfaccettature e in ogni parte del campo, mentre Maynor ha totalizzato 10 punti con 10 di valutazione: un abisso.
Duole rimarcarlo ma la smania di accaparrarsi Eric fece compiere alla società una scelta di mercato a dir poco affrettata e improvvida, quindi sbagliatissima, pure a discapito di una sana conferma di Wright, li per li passibile di una presumibile squalifica per doping a causa di farmaci somministrati nella cura della sua nota malattia. Cosi poi non fu e Torino se lo acchiappò. Piaccia o no, questa è la realtà.
Dunque, una neopromossa può esibire anche un pivot coi fiocchi come White, per dire di un asse play-centro che non è certo una baggianata, pur sembrando tale a chi non se ne avvede quando fa progetti di squadra. Vistoso da tempo è il disagio tecnico e atletico di Kangur che sembra un ex giocatore, almeno rispetto a quello che fu stimato e apprezzato; Eyenga possiede numeri ma contro le difese schierate il suo atletismo si frantuma, Johnson promette e non mantiene, il resto - come Caja - fa quel che può con impegno: troppo poco per garantire compattezza e affidabilità a una squadra raccogliticcia nei ruoli chiave. Ora tocca a Coldebella e maggiorenti vari, senza scusanti, e non importa se a corto di denari, riparare per i propri sciagurati errori ed evitare una brutta fine.
simon89
L'Openjobmetis prosegue sulla rotta salvezza tracciata da Attilio Caja senza modifiche dell'attuale equipaggio. Il giorno dopo la brutta sconfitta casalinga con Torino non porta evoluzioni di mercato in casa biancorossa: Eric Maynor sembra aver definitivamente abbandonato le ipotesi di chiudere in anticipo la sua avventura a Varese, tant'è che Capo d'Orlando ha ormai imboccato altre strade di passaporto europeo. E la società di piazza Monte Grappa non ha intenzione di prendere l'iniziativa per un divorzio che risulterebbe economicamente oneroso, contrariamente a quanto sarebbe potuto accadere in caso di richiesta di rescissione da parte del playmaker statunitense.
L'auspicio, però, è che il rapporto con Maynor prosegua perché si è convinti di poter recuperare il giocatore del 1987 al regime di una partita a settimana che scatterà da fine mese con la chiusura dell'esperienza europea e non perché obbligati dai vincoli di bilancio. Doveri da rispettare nel nome di una corretta gestione del club; ma già in occasione del doppio cambio in campo e in panchina ritardare l'inevitabile ha prodotto analoghi costi extra al prezzo ben più pesante di aggravare la spirale negativa della crisi.
Le quattro partite in programma nei primi 14 giorni dell'era Caja hanno fatto registrare un trend di lenta ma costante crescita sul piano della coralità offensiva e recuperato qualche singolo - Ferrero e Anosike su tutti, ma anche Eyenga; in calo invece Kangur e Cavaliero, al di là dell'influenza che ha limitato Avramovic e Pelle - rispetto alla gestione Moretti. Ma alla voce punti in classifica il piatto continua a piangere e il cambio Johnson per Johnson - ultima scelta di Paolo Moretti, sebbene già sulla via della sfiducia - non ha prodotto la svolta auspicata. Anzi Varese è ancora in cerca della prima vittoria con la nuova guardia e il nuovo coach (rispettivamente 7 e 4 stop consecutivi). Il tecnico pavese ha bisogno di lavorare tanto in palestra per incidere sull'organizzazione di squadra e sulla condizione, e l'incedere delle partite gli ha concesso troppo poco tempo per coniugare teoria e pratica nelle sedute quotidiane.
Ora il calendario propone l'ultimo impegno ravvicinato del tour de force di inizio 2017: domani l'Openjobmetis sarà di scena sul campo del Rosa Radom; per preparare il match è tornata ieri in palestra (dal 23 dicembre mai un giorno di pausa) in vista della partenza fissata in mattinata. Ma negli otto giorni senza partite tra la trasferta polacca e la partita casalinga contro l'Usak si dovrà stabilire una volta per tutte se la salvezza sarà da conquistare col roster attuale, confidando che la ricetta "tempo, lavoro, pazienza e fiducia" risultata inefficace con la gestione Moretti possa pagare dividendi con Attilio Caja. Oppure se saranno necessari correttivi da inserire prima dell' inizio del girone di ritorno (22 gennaio contro Sassari), facendo chiarezza sul conto di Maynor e ampliando le valutazioni a tutto tondo. Con Campani ancora lontano dal rientro e Kangur in piena crisi di fiducia offensiva non servirebbe eventualmente puntellare lo spot di ala forte?
Dopo essersi sempre fatti dettare l'agenda dalle evoluzioni degli eventi, serve prendere l'iniziativa con decisioni ragionate, ma ferme e convinte: la rotta verso la salvezza non passa soltanto attraverso una squadra grintosa sul campo, ma anche da una società decisa nel dettare la linea...
Giuseppe Sciascia
  • Member Statistics

    1,313
    Total Members
    1,155
    Most Online
    Anyway
    Newest Member
    Anyway
    Joined