VARESE La non-partita di Bologna resterà per un bel pezzo nella mente di chi l'ha giocata: esempio perfetto di tutto quello che non bisogna fare su un campo da basket se si vuole vincere. Resterà anche la rabbia di chi ha fatto tremare i muri dello spogliatoio (Recalcati) e di chi potendo avrebbe fatto di peggio (Vescovi). Lezione da mandare a memoria, guardando alla prossima sfida: «E soprattutto - azzarda il Cecco - scacciando ogni idea di rivoluzionare la squadra: non cambieremo il nostro modo di fare e di essere società».

Avanti così, quindi?
Certo. Lunedì prossimo verrà ad allenarsi con noi Jobey Thomas. Ma il suo arrivo non è il preludio a un eventuale taglio di Hurtt, e il fatto che lui verrà a provare da noi non significa che verrà tesserato e che giocherà.

No?
No. Jobey ci ha chiesto la possibilità di testare la sua tenuta fisica e atletica, e di mettersi alla prova dopo l'infortunio: lui con noi è sempre stato onesto e corretto, per questo abbiamo deciso di accontentarlo.

Tutto qui?
Intanto lo vediamo, e nei quindici giorni che passerà da noi avremo modo di valutarne le condizioni fisiche. Al momento è davvero impossibile fare valutazioni diverse, ma una cosa dev'essere chiara: non stiamo sostituendo Hurtt con Thomas.

Almeno per ora...
Questo lo dite voi. Io dico che stiamo facendo un favore a un ragazzo che se lo merita: ogni altra ipotesi è davvero prematura.

Quindi fiducia a Hurtt?
Ni. Nel senso che non abbiamo intenzione di aspettarlo all'infinito. Justin, esattamente come tutti i suoi compagni, non è un intoccabile. Però Varese non abbandonerà la sua filosofia: un passo alla volta, senza mai dimenticare i limiti imposti da un budget limitato.

Torniamo a Bologna. Condivide l'incazzatura di Recalcati?
Eccome se la condivido: io avrei ribaltato lo spogliatoio.

Perché?
Perché abbiamo buttato via due punti, abbiamo giocato contro dei cadaveri ma noi siamo stati capaci di essere ancora più cadaveri di loro. Non abbiamo capito che avevamo tra le mani un'occasione unica e importantissima: Bologna era un animale ferito e sarebbe bastato poco per darle il colpo di grazia.

E invece, il colpo l'hanno dato loro.
Appunto: da cacciatori siamo diventati prede. Li abbiamo resuscitati con un inizio di partita terribile.

Qualcosa da salvare?
A parte la generosità di Demartini, no. Abbiamo vinto quattro partite di squadra, e di squadra abbiamo perso a Bologna: in questo, siamo coerenti e lineari.

Recalcati ha parlato di supponenza. D'accordo?
Supponenza: non trovo un altro termine. Pensavamo di essere già grandi, di poter giocare come il gatto con il topo. E invece non siamo pronti: dobbiamo mangiare ancora tanta biada, e non possiamo permetterci di fare i grandi con nessuno. Sangue e sudore contro tutti: oppure si perde.

Lunedì sera alla presentazione del libro di Meneghin e Vanetti, la Pallacanestro Varese brillava per assenza. Perché?
Sarei andato molto volentieri, davvero: ma un incontro con un futuro consorziato si è protratto fino a tarda sera. Diciamo allora che la mia assenza è servita a qualcosa: un consorziato in più.
Francesco Caielli