Varese Inutile nascondersi dietro a un dito. Sabato mattina Justin Hurtt aveva un piede e mezzo su un aereo diretto a Kansas City, dove mamma Martha l'avrebbe consolato dopo il suo fallimento europeo. Sabato sera, dopo aver trascinato Varese alla vittoria contro Venezia, Justin ha stracciato il biglietto aereo e telefonato alla signora Martha: «Mà, ci si vede l'estate prossima».
Hurtt: ci racconti di sabato. Con che spirito si è avvicinato alla partita?
Sapevo che non sarebbe stata una sfida normale, che tutti si aspettavano qualcosa da me e che la pazienza in qualche modo stava finendo. Ho cercato di stare tranquillo, mi ripetevo che avrei semplicemente dovuto fare quello che mi è sempre riuscito meglio: giocare a basket.
Come è riuscito a stare tranquillo?
So quello che il coach si aspetta da me, quello che vuole che io faccia: ho pensato che avrei dovuto fare il possibile per renderlo felice. I miei compagni, poi, mi vogliono molto bene: mi aiutano, mi stanno vicini, fanno di tutto per togliermi ogni pressione. Con un ambiente così, è più facile affrontare le sfide importanti.
Parliamo dell'ultima settimana: Jobey Thomas ad allenarsi con voi, le prime voci di un possibile cambio. Come l'ha vissuta?
Ci ho pensato, ovviamente. Ora sono un giocatore professionista ed è giusto che inizi a confrontarmi con le regole del gioco. Probabilmente, la presenza di Jobey mi è servita da stimolo e mi ha aiutato a tirare fuori il meglio di me, nella sfida con Venezia.
E ora, ci racconti la sua partita.
Ho giocato in modo diverso dalle altre volte: con più coraggio, mi sono preso i miei tiri e ho attaccato di più il ferro, senza paura. Una bella lezione anche per me stesso, perché ora so di poter fare pure questo.
Ecco appunto. Lo sa che d'ora in poi ci aspetteremo sempre il Justin visto sabato?
Lo so benissimo. E vi assicuro che farò di tutto per non deludere nessuno.
Vescovi, due giorni fa, ha confermato la fiducia della società nei suoi confronti. Lei avverte questo clima positivo?
Certo che lo avverto, e per me è importantissimo. So che in società si aspettano grandi cose da me, ma so anche che vogliono lavorare con me per mettermi nelle migliori condizioni. Ma non è solo la società ad avere fiducia in me.
E chi altro?
La gente di Varese è semplicemente meravigliosa: mi sento adottato e benvoluto. I ragazzini fanno la fila per avere un mio autografo, c'è sempre qualcuno che mi ferma per strada. Ai tempi del college ero abituato a essere seguito e conosciuto, ma non mi aspettavo di trovare questo interesse anche qui. È bellissimo.
Mamma Martha è stata contenta della sua partitissima con Venezia?
Certo che sì: mi ha seguito praticamente in diretta davanti al computer, sentivo il suo tifo e la vicinanza di tutta la famiglia. Ci siamo sentiti dopo, era felicissima.
Quando la rivedremo a Varese?
Non credo che riuscirà a tornare qui, perché a casa è sempre impegnatissima. Mio padre, magari tra qualche mese, verrà a trovarmi e starà un po' con me: ma non so quando, perché anche lui ha moltissimo lavoro. Nessun problema, perché qui sto bene: vorrà dire che passerò il Natale con la mia nuova famiglia. La gente di Varese.
F. Cai.