QUOTE(sertar @ Sep 21 2005, 12:12 )
Io apprezzo moltissimo, e lo dico senza ironia, chi riesce a credere nonostante tutto; io faccio francamente più fatica a credere senza capire, e faccio ancora più fatica se penso che chi dovrebbe rappresentare la Chiesa, e conseguentemente conquistarmi, sia ancora più un'astrazione della Chiesa stessa.
Definisco peccatore, e di riflesso cattivo cristiano, colui o colei che fa male a se stesso ed agli altri. Nn vorrei banalizzare il discorso ma a volte una provocazione serve ad intenderci.... alla Chiesa cosa glie ne importa delle mie esigenze sessuali, fò contento me fò contento la creatura che sta con me, nn ho bisogno di pagare, lo faccio in luoghi nn aperti al pubblico e così facendo nn offendo la morale pubblica, ma allora che vogliono? Questo per spiegarti che l'avvicinamento alla fede passa anche attraverso l'avvicinamento e la comprensione degli uomini che rappresentano la Chiesa a quelle che sono le esigenze di ognuno, il riconoscimento del cambiamento sociale che è avvenuto e che nn può più essere ignorato. Il divorzo, l'aborto terapeutico sono realtà con le quali convivere.
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Se ci limitiamo all'aspetto puramente personale la cosa può stare anche in piedi.
Uno non è cattolico (nessuno è obbligato ad esserlo, ricordiamocelo quando si fanno i confronti con le altre religioni) e quindi può realizzare come vuole le sue preferenze sessuali (fermo restando il rispetto delle altre persone).
Se lo si trasporta in un ambito pubblico la cosa cambia leggermente, per la Chiesa diventa una questione di scelte che indirizzino la società e creino dei paletti per una corretta crescita della popolazione.
Quindi se è accettabile la convivenza omosessuale non è accettabile che sia equiparata al concetto di famiglia (e quindi all'accesso all'adozione)
La Chiesa vuole difendere un concetto di Società basata sulla famiglia considerata come due genitori + eventuali figli in cui le difficoltà devono essere risolte cercando di superare i problemi e non semplicemente strappando il contratto.
E' chiaro che oramai nessuno prova più a vietare il divorzio ma non si pensi che ci siano stati solo effetti positivi e che tutti i divorzi siano la soluzione al problema, spesso ne creano altri peggiori del primo.
E poi forse è il caso di pensare ad una Chiesa che non è fatta solo di Cardinali, liquefazioni di sangue e abiti talari, la mia Chiesa è fatta di preti che visitano gli ospedali, di consultori gratuiti, di assistenza domiciliare ad anziani ed ammalati etc etc. Se qualcuno/a si presenta ad un consultorio cristiano dicendo che ha problemi in famiglia non si sente certo rispondere "oramai sei sposato/a dovevi pensarci prima". Probabilmente si sente rispondere "Esiste una soluzione per salvare la tua famiglia e noi dobbiamo trovarla insieme".
Sul capitolo aborto la questione si fa un pò più complicata, perchè bisogna capire se davvero non si fa male a nessuno o se siamo in presenza di un omicidio (sto chiaramente parlando puramente di morale, non di omicidio da diritto penale).
La cosa più triste è che si parla sempre di aborto terapeutico e di casi di ragazze stuprate che restano incinta di bambini malformati e con l'AIDS, ma se andate a vedere i numeri delle interruzioni volontarie di gravidanza fatte nei vari day hospital vi accorgete che stiamo parlando di contraccezzione postuma.
Allora è piùcorretto mettere dei paletti alla contraccezione postuma e valutare eventuali casi di aborto terapeutico come casi diversi o accettare cecamente la contraccezione postuma perchè si deve garantire l'aborto terapeutico?