ecco...
QUESTIONE di palle. Che vanno dentro, escono o si hanno. Lo dice Michele Martinelli stesso, che la batosta in Sicilia di sabato sera l´ha vista in tv, almeno lontano dal luogo del delitto, raggiunto da 39-tifosi-39 con un eterno andata e ritorno ferroviario. Dal divano non è stata meno brutta, ed ecco che il patron della Fortitudo non le manda a dire.
«Un po´ arrabbiato? No, parecchio arrabbiato», dice, con la stessa calma di sempre, lo stesso volume di voce, benché le tonalità siano stavolta fortissime. «Un´incazzatura, però, non ha mai risolto nessun problema». Deve partire, allora, la disamina del boss. Non sarà l´unica della stagione: la squadra l´ha fatta lui, e il bagaglio di conoscenze che si ascrive (e che le stagioni a Roseto gli attribuiscono) è abbastanza per dire la propria.
«Vedo - attacca - una squadra che non va in campo con il giusto atteggiamento, la giusta cattiveria e abnegazione. Poi, cambia in un amen: quando scopre che il re è nudo si mette a giocare. Ma non basta». Vinta con Varese, mai rimessa in piedi contro l´Upea, Martinelli ha la fotografia pronta. «Giochiamo con sufficienza, non c´è altro da dire». E un po´ d´arroganza, vien da aggiungere. «
No, più che altro direi che è una squadra fighetta. Mi risulta invece che la storia della Fortitudo sia tutt´altro, e all´identità del club ci teniamo.
A fare i fighetti si rischiano figure del genere. Spesso in campo servono figli di buona donna, più che bravi ragazzi. Gente che trascina. Se dovessi prendere uno, mi piacerebbe un Ron Artest».
Il crescendo è rossiniano. «E´ ancora molto presto, i problemi in difesa ci stanno. Ma non pensavo ne avessimo in attacco. In generale siamo molli.
E a capo di una squadra senza palle, ma con tanti coglioni
, io non mi sono mai trovato. Non è solo un problema di dare un massimo: vedo gente che si conta i tiri, e questo non va bene».
Martinelli non fa nomi, ma sa che in mano gli rimane un visto: un monito, di fatto, verso gli americani del gruppo, proprio nel giorno in cui radiomercato pompa il nome (invero strampalato, se fosse l´ultimo colpo extracomunitario dell´Aquila) di Geno Carlisle, 30 anni, una vita da giramondo a massacrar retìne, ennesima guardia tiratrice di un roster già gonfio. Martinelli smentisce («Vi pare che ci serva un altro che gira per il campo?»), ma attorno si guarda. «Tastiamo, ma non ha senso cambiare alla seconda giornata. Piuttosto, cominciamo a sfoltire. No, non cessioni, ma priorità certe. Se prima avevamo 10-11 giocatori, più o meno con le medesime aspettative, qualcuno non le ha ancora confermate. Janicenoks? Bè, finora non ha nemmeno avuto opportunità». Piuttosto, è Shumpert a destare dubbi. Martinelli, comunque, sarà a Bologna già oggi. In vista di Biella, Frates proverà a registrare qualcosa, soprattutto in difesa. Rivisto al videotape, il film di Capo d´Orlando è sembrato ancor più horror. Il 65% finale concesso da due (9/13 nel primo quarto) è lo specchio, come in precampionato, della tenerezza difensiva. Alla Fortitudo non manca tanto presenza in area, quanto comunicazione e tenuta su penetrazioni e pick´n´roll. Se lo si segue, mettendo da parte le personali attitudini, Frates può dare tanto. Diversamente, di là continueranno a banchettare.
che dire? questo si è seriamente bevuto il cervello! come si fa a dire delle cose del genere?