Sabato sera si è chiuso un cerchio. Un cerchio che si era aperto negli anni '80 quando, da piccolo, iniziai a seguire il Palio di Siena e a palpitare per il mio Bruco.
Anni di sconfitte brucianti, di sorpassi all'ultimo Casato, di beffe come quando Pitheos (vincitore di alcune carriere) scosso si faceva rimontare a pochi metri dal bandierino.
Poi il cerchio ha toccato il '96, la mia prima visita a Siena pochi giorni prima del Palio di agosto. Quello che ruppe un digiuno lungo 41 anni, che vidi alla tivù con il fazzoletto al collo.
L'anno scorso - dopo la vittoria del 2003 - sono stato per la prima volta sul Campo, ma la sfortuna sembrava tornata in via del Comune. A luglio, quando andai a Siena, dopo quasi due giri dominati il cavallò tamponò lo scosso dell'Oca, così vinse la Giraffa che se non è nemica poco ci manca. Ad agosto addirittura morì il povero Amoroso.
Quest'anno ci ho riprovato, è stato stupendo. Ho visto vincere il Bruco dal vivo, ho visto la festa del popolo di Barbicone, ho visto migliaia di persone completamente impazzite di gioia. Ho visto via del Comune in un mare gialloverde. Ho toccato fisicamente il cencio. Sono rimasto un po' in disparte, nonostante tutto. La gioia pazzesca dei contradaioli non poteva essere condivisa del tutto: il Palio, non c'è niente da fare, è roba loro. La mia gioia è stata, comunque, indescrivibile.
f.
