: Il Burghy, i Paninari, e la storia dei Fast Food in Italia
cart-burghylogo.JPG (17168 byte):: Chi tra voi ha vissuto a Milano e dintorni l'epoca dei Paninari di certo non può non conoscere il mitologico Burghy. Questa catena di fastfood "nostrana" che giunse ad avere una novantina di locali sparsi per tutta l'Italia (ma soprattutto in Lombardia) esiste ancora, ma sono pochi i locali rimasti in vita, anche perchè Mc Donald li ha acquistati quasi tutti, fatta eccezione per alcuni che ho scovato in internet e che ho scoperto essere ancora aperti (a Bologna a quanto pare sopravvivono gli ultimi). Ora, Burghy era davvero super, e fu proprio tra le mura del primo ristorante di questa catena che si diffusero (diffusero, non nacquero) i famosi "Paninari" portati poi pubblicamente alla ribalta da Enzo Braschi col suo personaggio nell'altrettanto storico show del sabato sera "Drive In", all'epoca condotto da Gianfranco D'Angelo e diretto da un'ancora giovane Antonio Ricci. Il fenomeno Paninaro, nacque prima del Burghy, in un altro locale storico : il bar "Il Panino" di piazza Liberty, ma fu poi Burghy che divenne il punto di ritrovo del paninaro "alla moda", quello più comune diciamo. Il Burghy quindi rappresenta ben più di un fenomeno ! Rappresenta un'intera epoca giovanile, basata sul mito dell'America e dello star bene, delle moto e dei vestiti alla moda, del "fighettismo andante" a cui nessuno poteva sfuggire se voleva essere davvero un tipo giusto invece che un "gino". Ora, anche se non sembra, il fenomeno è inerente alla pagina anche perchè ho trovato un foglio in cui c'era scritto l'intero menù dei Burghy

Ho anche le foto del menù, che ho reperito grazie a un nostro Nijifan che si chiama Bruno Silva, e che ringrazio tantissimo, perchè ci ha davvero omaggiati di un tesoro nostalgico


: La nascita dei Paninari
La prima tribù di "Paninari "si era formata al bar "il Panino" di piazzetta del Liberty (situata vicino alla più nota piazza S.Babila) da cui il nome "Paninari". In piazza del Liberty avvenivano infatti tutti i primi scontri tra le varie bande. San Babila aveva ricordi molto freschi legati ai neofascisti fine anni '70 (i "sanbabilini", per l'appunto) ed era sempre strasorvegliata dalla polizia, nessuna "riunione sediziosa" avrebbe potuto svolgersi da quelle parti... Il primo Wendy (catena americana) a Milano era effettivamente in zona Porta Romana, e per la precisione all'angolo tra corso di Porta Romana e via Santa Sofia. Wendy era stata la prima catena americana a essere presente in Italia (le altre erano italiane al 100%). Soprattutto però Wendy introdusse un'innovazione importantissima: i Salad Bar, ovverosia le insalate self service (che negli autogrill sarebbero apparse solo diversi anni dopo) e anche i 'salad dressing' che da noi erano sconosciuti (guai a usare altro che non fosse olio e aceto!). Altry Wendy a Milano erano in piazza Duca d'Aosta (lato destro della stazione centrale), in piazza Argentina angolo buenos ayres e in Largo La Foppa (Metrò moscova, dove poi sorse l'indian's cafè). Proprio per il fatto di essere una catena estera che faceva da mangiare in modo esterofilo però Wendy venne assorbito da Burghy prima ancora che Burghy fosse inghiottito da McDonald

Il primo McDonald di Milano è stato quello davanti alla Stazione centrale, all'angolo Vitruvio-Vittor Pisani. Burghy è andata scomparendo poco a poco: nel 2000 esistevano ancora due punti vendita a Milano : Duomo (davanti al Duomo) e Corso San Gottardo. Rimase poi solo quest'ultimo, adesso non c'è più neanche lui. Sigh... Infine, il primo fastfood milanese a base di hamburger e patatine non è stato Burghy, bensì Quick (catena francese tutt'ora esistente in Francia, e ottima tra le altre cose !!!), che ebbe il suo primissimo punto vendita dove oggi sorge il McDonald all'angolo tra viale Tunisia e Corso Buenos Aires. :: Si ringrazia Schroeder per le info

:: Dettagli sul fenomeno Paninaro
Le origini I galli e le sfitinzie si trovavano a smerigliare paninazzi davanti alle paninoteche, i primi fast-food che iniziavano a diffondersi in Italia a metà anni 80. E proprio dalle paninoteche prese il nome il fenomeno dei paninari. Fratelli minori degli yuppies, i paninari avevano una propria patria, Milano ed un propria rivista ufficiale, il Paninaro, che dettava le regole di appartenenza. Dalle sue pagine infatti emergevano i tratti distintivi del movimento: Per essere paninari occorre rigorosamente vestirsi, muoversi, mangiare, pettinarsi, profumarsi, divertirsi come dei paninari. Esserlo dentro insomma, esserlo anche quando la sera ci si toglie la cintura El Charro e le Timberland. Esserlo nel sangue e nelle ossa (da “Il Paninaro”, n.3, marzo 1986).
I tratti distintivi Vestire firmato era l’ossessione dei paninari, che fecero del look il loro principale tratto distintivo. Il piumino Monclair e le scarpe Timberland, le cintura El Charro e le felpe Best Company erano i loro imperativi. Il loro stile di vita era basato sul mangiare hamburger, andare in giro per la città su potenti moto, conquistare le ragazze, andare in vacanza al mare, preferibilmente a Montecarlo. I paninari erano giovani appartenenti alla borghesia, dall’orientamento ideologico vagamente di destra, piuttosto maschilista. A loro i Pet Shop Boys dedicarono una canzone dal titolo Il Paninaro (1986) ed il video girato per le strade di Milano.
Il linguaggio Il paninaro era un tipo tosto che vestiva troppo giusto. Cuccare le sfitinzie, magari grippandole davanti alla scuola, era per lui una vera libidine. Amava molto ruotare in Honda come un ramboso per le strade di Milano e frenare al brucio davanti ai fast food alla moda, tutto naturalmente alle spese dei sapiens (i genitori). I suoi nemici erano i cinghios, i tamarri e soprattutto i cinesi (quelli di sinistra). Il suo idolo naturalmente il paninaro esaltato impersonato da Enzo Braschi al Drive In di Italia 1, che imperversava al ritmo di Wild Boys dei Duran Duran.
infoE con questo chiudo il discorso...saluto tutti ..e me ne vado