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Pozzecco dice no alla Virtus «Un'idiozia, ma è la cosa giusta»
23/07/2007 09:24
- Corriere della Sera -
Gianmarco Pozzecco, coerenza l'è morta…
«Che cosa intende dire?...».
Vogliamo solo ricordarle che lei, quando giocava nella Fortitudo Bologna, dichiarò che mai e poi mai avrebbe potuto vestire la maglia dei «cugini» della Virtus.
«Lasciate dire a me, allora la Virtus ha una tradizione pazzesca; ora come tecnico ha Stefano Pillastrini, uno dal quale — e lo dissi in tempi non sospetti — mi farei allenare; mi si presenterebbe una situazione perfetta, dopo i due anni in Russia. Ho anche una casa a due passi dal palasport di Casalecchio ».
Dunque?
«Non ci vado. Ho rinunciato alla Virtus: non me la sento. Non è stato semplice, anche se ora sento di aver fatto una grande idiozia e, allo stesso tempo, la cosa giusta».
Ci racconti...
«Sabato pomeriggio sono andato dal mio ex patron alla Fortitudo, Giorgio Seragnoli, per chiedergli il permesso di firmare di là. Gli ho spiegato: se mi dici che non ti va, io rinuncio. E Giorgio: che diritto ho mai di frenarti? Quindi, ridendo, ha aggiunto: ma dai, torna a Varese. Sua moglie, invece, mi ha invitato ad accettare la Virtus».
Alla Fortitudo non gliel'avrebbero mai perdonata.
«Mah, io con la ‘‘Effe'' ho un legame speciale. Però è anche vero che quando l'ho lasciata tanti mi hanno trattato con indifferenza ».
Prosegua la narrazione del rifiuto.
«Dopo Seragnoli, alle 18, ho incontrato Claudio Sabatini. C'era accordo su tutto, eppure gli ho detto di no».
Ha evitato di essere trasformato da «aquila», simbolo della Fortitudo, in «coniglio», il nomignolo con il quale chiamano gli odiati cugini.
«Sarebbe spuntata subito la pelliccia o prima si sarebbero allungate le orecchie? Mi tengo il dubbio. Dai, basta cavolate. Ho pianto per due ore, ho sofferto: mi dispiace per Pillastrini e Sabatini, due persone ‘‘enormi''. Ma sono arrivati anche degli sms, mi ha scritto anche il mio amico Ninetto, che si è tatuato il numero 12, il mio di maglia alla Effe: che cosa faccio, Poz, adesso mi taglio la gamba? Non servirà».
Ma Pozzecco vuole o no tornare in Italia?
«Forse sì, forse smetto. Ora rientro a Formentera per sette giorni a riflettere: ho una casa con un campo di basket e ho pure un locale, il Veintidos».
Buttiamola lì: va a Capo d'Orlando, dove la desiderano, oppure torna a Varese, dove, tra chi gioca e chi allena, si è quasi ricostituito il nucleo dello scudetto 1999.
«In Sicilia ci andrei eccome: c'è Sacchetti come coach, c'è un ottimo presidente, Sindoni; però, se ci penso, chiudere lì anziché alla Virtus...».
Si riproponga a Varese.
«Se mi fanno scegliere tra i Lakers e Varese, io prendo Varese. Ma siamo nel 2007, non più nel 1999... Eppure, l'atmosfera che c'è in quel palazzo non c'è da nessun'altra parte. Voglio tornare e chiudere a Varese: l'ultimo incontro, qualunque maglia indossi, deve essere lì».
Flavio Vanetti