****************************************************
Perché Varese non può retrocedere?
Perché è un patrimonio di tutto il movimento. Una capitale del basket italiano, per storia e tradizione: quella che ha vinto 5 volte la Coppa dei Campioni. Ma anche quella che ancora oggi ha il maggior numero di abbonati (quasi 4 mila) e, soprattutto, rappresenta il caso più unico che raro di città in cui il basket conta più del calcio. Perché Varese è già, praticamente, retrocessa? Perché, a girone di ritorno già iniziato, è 6 punti distante dall'aggancio disperato di Napoli, che oltre tutto appare in ripresa. Mentre la Cimberio è una squadra morta, senza identità. Indifendibile, perché lei stessa è senza difesa. Un crollo strutturale non può avere un solo colpevole, ma è la somma di tante concause, nessuna decisiva, tutte determinanti. Anche la società si è presa le sue con le dimissioni del g.m. Gianni Chiapparo. Errori. In primo luogo, anziché migliorare la squadra della passata stagione (che conquistò i playoff chiudendo al 7˚posto), l'hanno disfatta. Con Ruben Magnano forse non c'era feeling caratteriale, ma affidarsi a un esordiente è stata un'imprudenza.
Oltre al fatto che oggi non ne vediamo in squadra nessuno meglio di Keys o Carter. Poi, simbolicamente, è stato molto negativo abbassare le insegne, privandosi di Andrea Meneghin e Cecco Vescovi.
Attenuanti generiche. L'infortunio a Mate Skelin, che si è rotto proprio quando sembrava che le cose potessero cambiare. Che fare? Prendere atto della realtà (LegaDue), e formulare un progetto di squadra preciso. Varese è già retrocessa una volta, poi è risorta, vincendo lo scudetto della stella. In fondo, il peccato originale è proprio quello: continuare a guardare quella stella. Si può peggiorare? Certo.
Basta prendere Delonte Holland (voce corrente), giocatore di indubbio talento e altrettanta propensione al gioco solitario, senza la certezza che salverà la patria varesina. Perdendo altro tempo e altro denaro, entrambi assai meglio impiegabili.
Werther Pedrazzi
****************************************************
Il problema della società non sono poi tanto i dipendenti (Chiapparo, Oioli, Bianchini, Marsic) quanto i datori di lavoro....
Troppe volte il tutto è stato lasciato all'improvvisazione e noi tifosi non sappiamo più con chi prendercela.
Via Chiapparo? Va bene... Via Oioli? Va bene.... Via Bianchini, accomodiamoci....
Ma i Castiglioni non possono licenziare sè stessi; ai tempi del subentro ai Bulgheroni mi ricordo che si narrava (abbastanza verosimilmente), che alla proposta di Bulgheroni di restare con una quota minoritaria Castiglioni disse "O tutto o niente". E tutto fu.
Indice di un ego abbastanza sviluppato...
Bye,
Mau