di Francesco Caielli
VARESE Alla fine ha pianto pure lui. Lacrime che da sole parlavano di un anno vissuto intensamente e senza fiato, che buttavano fuori tutte le tensioni e le incazzature, che raccontavano di una gioia troppo grande per poter essere nascosta. Dopo la partita di domenica scorsa Max Ferraiuolo ha parlato pochissimo: in un angolo, quasi in disparte dalla festa che impazzava, si è voluto tenere per lui tutte le emozioni di una serata unica. Hanno parlato gli altri, e nessuno si è dimenticato di ringraziare Max per il suo lavoro preziosissimo: chi come lui preferisce lavorare nell'ombra e lontano dai riflettori, spesso fa le cose più importanti.
Partiamo da domenica sera, anzi: dalla settimana che ha preceduto la partita con Veroli. Quanto è stata difficile?
E' stata lunga, ma non difficile. A furia di predicare tranquillità a tutto l'ambiente è andata a finire che ci siamo tranquillizzati anche noi: era stata molto più tesa e nervosa la settimana prima di Cremona.
Come mai?
Perché questa volta sapevamo che ce l'avremmo fatta, che dopo aver fallito la prima opportunità di chiudere i conti, non avremmo sbagliato anche la seconda. Perché tutti avevamo la coscienza pulita, convinti di avere fatto tutto quello che potevamo, e perché sapevamo che a Masnago non sarebbe passato nessuno.
Andiamo alla partita. Quando ha capito che era fatta?
A un minuto dalla fine guardavo il tabellone ma non riuscivo a lasciarmi andare, mi ripetevo che era ancora presto. Poi in un attimo è suonata la sirena, e solo in quel momento ho capito che era davvero finita: ho visto Childress (o era Galanda?) buttare in aria il pallone, i giocatori della panchina che si rincorrevano per il campo, e allora mi sono lasciato andare.
E cosa ha fatto?
Sono andato subito a cercare il Cecco, è stato il mio primo desiderio, anche se ci ho messo un po' a trovarlo in tutto quel macello. Volevo ringraziarlo, perché è stato lui a volermi, perché se sono qui a raccontare di questa splendida avventura lo devo solo ed esclusivamente a lui.
E' quindi al Cecco che va la sua personalissima dedica?
A lui, ma anche alla mia famiglia che per un anno mi ha sopportato e non è stato facile. E poi a tutto l'ambiente, dai tifosi fino ai giornalisti, perché ognuno a modo suo è stato capace di remare in un'unica direzione.
Il Ferraiuolo giocatore, nella sua carriera, qualche soddisfazione se l'è tolta. Questa vittoria che posto occupa nella sua classifica?
Il primo, senza dubbio. Purtroppo da giocatore non ho vinto nulla: tante partite bellissime, tanti traguardi e soddisfazioni, ma mai una vittoria. Quello che è successo quest'anno non è paragonabile a nessuna delle mie esperienze sportive precedenti: troppo bello.
Quanto è differente vivere queste emozioni da giocatore, piuttosto che da dirigente?
Completamente diverso. Il giocatore ha la possibilità di sfogare sul campo la sua tensione e tutta l'adrenalina, è più incosciente è ha in mente solo la partita. Il dirigente, invece, sa tutto il lavoro che c'è dietro una sfida come quella di domenica scorsa, sa quello che significa vincere o perdere.
L'importanza del Pilla in questo succcesso.
Lui e il Cecco sono stati fondamentali. Il Cecco perché ha fatto tutte le scelte giuste, a partire proprio dal coach. Il Pilla perché ha messo tutti, fin da subito, nelle condizioni di lavorare al meglio: un rapporto splendido, fatto di un continuo confrontarsi e sempre all'insegna della massima disponibilità. E' stato capace di creare un gruppo meraviglioso, e questa vittoria è merito di tutti quanti: voglio fare dei nomi.
Prego.
Voglio parlare dei nostri due preparatori: Cecco Lenotti, perché quanto successo è anche merito suo, e Marco Armenise che di colpo si è trovato a gestire una situazione nuova e lo ha fatto benissimo. Il nostro staff medico, da Carletti a Galleani, perché hanno avuto davvero tanto da fare. E poi, due persone che nessuno nomina mai ma che sono preziosissime perché sono disponibili sempre, giorno e notte, con il sorriso sulla bocca: Bottelli e Riva, i nostri factotum.
Un desiderio per il futuro?
Che si arrivi al più presto nelle condizioni di poter iniziare a lavorare serenamente per l'anno prossimo.