http://www.terzotempo.org/news020905myers.htmMYERS A PESARO
La Scavolini-Spar Pesaro ha ingaggiato Carlton Myers, uomo simbolo del basket italiano che avrà il compito di riportare la gloriosa squadra marchigiana dalla B alla serie A. Mette di buon umore, questo comunicato. Sia perché ogni volta che Myers firma per una squadra che non sia la Virtus Roma è lecito un sospiro di sollievo, dato che c'è addirittura chi organizza incontri tra Pesic e l'ex numero 10, sia perché non possono non tornare in mente gli eventi del febbraio 2004. Nel tentativo di tagliare la corda, mentre la Virtus sprofondava anche per causa sua, elemosinò un ingaggio al Montepaschi Siena, garantendo di poter giocare ancora due stagioni ad alto livello. Non lo smentì mai, quando ne ebbe l'opportunità. Di stagione ne è passata una sola, ma Myers è finito in B1.
In attesa di vedere se disputerà una B1 "ad alto livello", registriamo un altro aspetto divertente. Per tornare nell'unica città italiana dove ancora viene applaudito (i fischi che gli riservò il Paladozza sono storia recente), ha firmato un contratto di 4 anni. Nella prossima stagione, guadagnerà più del futuro centro titolare della Virtus Roma (dando per scontato che non sarà Van den Spiegel, il centro titolare, ma questa è un'altra storia), ma in caso di mancata promozione potrà liberarsi. Il compito di "riportare la gloriosa squadra marchigiana dalla B alla serie A", quindi, dura un anno.
Non è la prima volta che l'ex miglior giocatore italiano scende di categoria. Capitò nella stagione 1994-95, quando disputò un campionato di A2 con Rimini, perdendo 0-3 la finale contro Forlì, dopo essere stato premiato come miglior giocatore della regular season, chiudendo l'ultima partita con zero di valutazione e 1/5 al tiro dal campo. In Romagna lo ricordano più per questo che per gli 87 punti in una partita, a Bologna inziano a dimenticarsi di lui, dato che si preparano ad assegnare ad altra gente il numero 10, a Siena lo hanno cacciato "per salvaguardare il gruppo", recitava il comunicato ufficiale, a Roma durante la presentazione di Bodiroga, il presidente Toti ha tenuto a ringraziarlo "per i successi ottenuti insieme". Ci siamo persi qualcosa? Sì, qualcosa abbiamo perso: un quarto di finale di Coppa Italia, perché giocò infortunato non avendo la compiacenza di avvertire, né di farsi visitare, dallo staff medico della società, una serie playoff in cui ha tirato con il 30%, 8 partite all'ultimo tiro, preso sempre dallo stesso giocatore, più una in cui il giocatore di cui sopra ha chiuso l'azione con la palla in mano senza essere riuscito neanche a tirare. Lui si è perso qualche partita, una delle quali per tre motivi diversi, e svariati allenamenti, nessuno ha mai saputo il perché.
Dopo un'estate in cui molti presidenti di serie A si sono ritrovati costretti a smentire voci di un interessamento verso l'ex portabandiera olimpico, lui ritorna a Pesaro, in B1. Ci permettiamo di dargli qualche consiglio: caro Carlton, passare la palla non è un'umiliazione, ma un gesto tecnico consentito dal regolamento. Incolpare i compagni di squadra per le sconfitte non è mai elegante, a maggior ragione nel giorno in cui hai giocato male anche tu. Viaggiare in pullman con il resto della squadra non costa molto, anzi, ti fa risparmiare i soldi da dare all'autista personale. Arruffianarsi i tifosi che ti seguono anche in trasferta non è obbligatorio, potresti non ricordarti, quando ti fischieranno, che sono sempre gli stessi. Chiedere 300 milioni per uscire da un contratto stipulato con un folle, non è un atto d'amore verso una città, ma un'estorsione nei confronti d'una società che rischia di sparire. Se un tifoso ti chiede un autografo, ti chiede solo pochi secondi del tuo tempo. Se un giornalista ti chiede un'intervista, puoi anche concederla senza premurarti di rileggerla prima che sia pubblicata, sta solo facendo il suo lavoro. Se sei in difesa, difendi forte anche se l'avversario che stai marcando non ha mai giocato in Nba. Ascolta i time-out, l'allenatore potrebbe anche dire cose giuste. Non sei tu, né tantomeno il piccolo Joel, a decidere se e quando tornare in nazionale, ma il commissario tecnico.
Scusa per questi consigli. Non volevamo importunarti. Se avessimo voluto farlo, ti avremmo chiesto di farci vincere la prossima partita.
SPETTACOLARE!!!