VARESE L'inizio di telefonata con Luigi
Bergamaschi comunica simpatia. Situazione
Slay? «Stiamo parlando». Quella
varesina resta l'unica offerta? «Stiamo
parlando. Altre domande?». Non scottanti.
«Allora va bene, proseguiamo». Bigino:
Luigi Bergamaschi fu allenatore che
ha scritto la storia di Arese dalle giovanili
alla serie A; assieme a Virginio Bernardi
e Vincenzo Lapenna forma la DoubleB
Management, società di consulenza e rappresentanza
con in scuderia tonnellate di
allenatori e giocatori. Tra cui Slay. Passo
a ritroso sul «proseguiamo», dopo la
virgola esce uno schema interessante.
Che mercato è?
Molto difficile per vari motivi. Il principale
è rappresentato dalle regole del 2+4
e 3+2, 2 americani e 4 comunitari o 3 e 2:
è una scelta anomala che confonde le idee
alle società. Da un certo punto di vista è
quasi divertente, un Monopoli dove la
strategia è importante. Con il vecchio 4+1
o 2, l'ha insegnato Cantù, era sufficiente
muoversi bene con gli americani per avere
la certezza di stare negli obiettivi. Ora
no. Altre difficoltà arrivano dai budget ridotti,
che impongono attenzione.
A riguardo, la situazione italiana.
Siena e Milano con buone possibilità d'investimento
e una Treviso tornata aggressiva,
pur se lontana dalle antiche spese.
Poi solo ridimensionamenti. Anche Roma,
piena di contratti pluriennali in essere,
è scesa tantissimo. Le altre chi del
15%, chi del 20% o addirittura del 30%,
seguono le necessità della crisi.
Prezzi e il relativo momento.
In generale un Usa giovane e buono si firma
a 100mila dollari; se uno vuole invece
un grande americano, un colpo sicuro,
i soldi raddoppiano. Importante: un
americano comunque lo cambi sempre,
hai liste infinite tra cui pescare. Se sbagli
hai buone probabilità di poter correggere.
Un europeo invece costa di più, perché
si parla di euro e qualche volta della
buona uscita in caso di contratti da rescindere.
I prezzi sono comunque ancora
sfavorevoli: per spendere poco devi rischiare,
per i giocatori certezza serve sì il
portafoglio, ma pure la pazienza. Non è
semplice.
La tassazione produce ancora figli e figliastri?
No, la Spagna è salita al 48%: noi per i
contratti grossi siamo al 65% ma, rispetto
a prima, c'è maggiore bilanciamento.
La loro anomalia era particolare: mi contratto
tipo Ibrahimovic tassato al 25% dice
tutto. Il cambiamento li penalizza, ma
riporta competitivi gli altri. La Grecia è a
terra come sistema paese, purtroppo hanno
altro di cui preoccuparsi; Germania
e Francia si muovono più lentamente,
capita che americani buoni
vadano nelle loro squadre di punta,
ma il basket non ricopre l'importanza
che ha in Italia o in Spagna.
Russia, Turchia o, comunque, Est
in genere?
Si esce dalle tabelle. Non molte società
in mano a giganti dell'economia
e il resto a lunga distanza: poche
con molto denaro più tante
squadre non competitive sull'alto
di gamma.
Modus operandi per chi, tipo Varese,
ha risorse limitate.
Premessa per togliere l'ansia: il campionato
parte il 17 ottobre, non c'è
fretta. Chi non ha budget competitivi
deve aspettare, oppure fare
un'offerta stando pronto ad andare
altrove in caso di rifiuto. Per Varese,
se opterà per il 3+2, sarà importantissimo
avere americani solidi da
subito, gente ad ampio respiro. Il
problema arriva con i comunitari.
Lì il dente duole, ma per tutti: sono
ancora molto costosi e, se si scommette,
bisogna farlo bene. Gli italiani
affidabili li ha già.
Tre virgulti da suggerire?
Già consigliati proprio a Varese: gente
di futuro su cui io stesso metterei...
tante cose! Tre classe 1989:
Sead Jehovic, guardia/ala bosniaca;
Milan Macvan, ala grande serba; Semen
Shashkov, ala piccola russa.
Samuele Giardina