di GIANCARLO PIGIONATTI
Che manchi uno scout si sapeva, allora bisogna arrangiarsi, con occhi fuori dalle orbite, tra videotape e almanacchi, in prima visione e repliche, per scovare il tipo giusto, che non costi troppo. Questa è la realtà, bisogna essere delle volpi, pure fortunate, avendo a che fare con una specie difficile e ricercata, se di razza, come quella dei pivot. Chiamiamoli centri, facciamo prima, a patto che siano di origine controllata, cioè non lunghi prestati al ruolo né quattro e mezzo: dell'atipicità ci importa un fico secco, dovendo ricordarci del buco sotto i tabelloni nella scorsa stagione, da rattoppare, ogni volta e con scarsi risultati, quando nelle file avversarie c'era gente del mestiere.

Da circa trent'anni centri, come Dio comanda, al di là delle peculiarità di ciascuno, la Pall. Varese ne ha avuti pochi, basti citare Stefano Rusconi, Daniel Santiago e Dragan Ceranic, quest'ultimo lasciato andare colpevolmente e i risultati si videro, come quelli ma di tutt'altro segno con i biancorossi che lo precedettero. L'ultima visione resta quella di Mate Skelin, durato poco ma quanto bastò per far sperare in una "resurrezione dei morti", poi non avvenuta, anche per la sua dolorosa uscita di scena. Serve un centro, non c'è bisogno di scriverlo sui cavalcavia: lo sanno in società, non a caso avevano già preso James Thomas (foto Blitz), fors'anche rivedibile dopo le visite mediche ma, non volendo evitare rischi colossali, lo si è scartato.

Non c'è fretta, è vero, ma il campionario non è abbondante come quello dei lunghi e delle guardie, lì te li tirano dietro, anche se devi stare attento al tipo. Per la verità molti pivot circolano negli States ma attenti al "pippone", non avendo una fortuna da spendere, restano allora i giovani, cioè quegli scolaroni dei college che, se interessanti e con un po' di stoffa, aspettano la chiamata della Nba, sicchè bisogna mettersi in fila e aspettare, sempre che non si riesca a convincere qualcuno di loro a non bruciacchiarsi le ali, quindi ad accettare un sicuro posto al sole, da questa parte dell'oceano.

"Ne stiamo a vedendo a bizzeffe ma all'occhio mio e di Saibene, che sta facendo un gran lavoro al setaccio, deve corrispondere una certa disponibilità finanziaria. Oggi i prezzi sono più sostenuti con una Nba di mezzo e possibile. Bisogna essere bravi ad aspettare o, comunque, a pescare alternative, come tra gli americani di squadre non eccelse dei campionati europei. Se, alla fine, non scopriremo un centro spaccato e di costo ragionevole vorrà dire che troveremo un lungo adatto a questa Cimberio, sicuramente la società farà una buona scelta", spiega Recalcati il cui possibilismo, pur buttato lì, fa venire qualche brivido. Non tutti gli asini si assomigliano, anche i centri sono diversi ma devono essere tali, sennò siamo daccapo.

È il nostro pensiero, condivisibile o no, valendo però i fatti, passati e recenti, a dimostrazione della giustezza dell'osservazione in un basket meno qualitativo tecnicamente ma molto più fisico. Rinunciare a un vero pivot sarebbe come scalare una cima senza piccozza, non ci pare una cosa da niente. Non c'è che dire, bisogna fare... centro in questo ruolo: la società e l'allenatore sono in linea avendo la consapevolezza di non lasciare nulla di intentato o di scoperto al di là di scommesse comprensibili quando il budget non consente di partecipare ad aste. A poco meno di due mesi dal campionato la Pall. Varese annuncia la campagna abbonamenti che, al di là del consorzio, inteso per ora come una piccola cassa sicura, da svolta propositiva, può significare una vera vicinanza degli appassionati alla propria squadra. Abbonamento come reale azionariato popolare: più tessere significano più risorse garantite, affetto chiama affetto, tocca ai tifosi fare la loro parte.