VARESE Di solito, quando Edo Bulgheroni
fa una previsione, ci prende. Sarà fortunato,
o più probabilmente ha davvero quella sensibilità
e quella competenza che servono per
capirne: del resto, lo scudetto del 1999 lo ha
vinto lui. Allora è davvero il caso di tornare
da lui, di tanto in tanto, per una chiacchierata
che serve sempre: tra basket e calcio,
di carne al fuoco ce n'è tanta.
Partiamo con la pallacanestro, e la notìzia
del momento: Cecco Vescovi presidente,
Lei, come la vede?
E bellissimo vedere che un uomo che ha speso
buona parte della sua vita per la Pallacanestro
Varese ora vada a ricoprire la carica
più importante della società. E una carica importantissima,
di grande valore: che assume
ancora più valore se si considera che il presidente
non è anche il proprietario. Significa
che Cecco ha la fiducia di chi mette i soldi.
E poi lei Vescovi lo conosce bene: un suo
pensiero personale?
Da ragazzino ha coronato il sogno di vestire
la maglia della sua città, con addosso quella
maglia è cresciuto ed è riuscito a vincere qualcosa
di molto importante. Non si è accontentato,
perché smessi i panni di giocatore è diventato
l'artefice di un cambiamento molto
importante a livello societario, nel quale ha
avuto il merito di crederci più di rutti.
A proposito di cambiamenti: come vede
il nuovo assetto societario?
Permettetemi di essere un po' critico. Spero
davvero di sbagliarmi, ma io credo che in
una società tre teste che decidono siano già
troppe: con un consorzio così allargato, il rischio
è che si andrà incontro a una gestione
molto complessa. Dissi la stessa cosa alla
vigilia dell'esperienza Vescovi-Mrsic sulla
panchina, e sappiamo come è andata.
Questo è un colpo basso...
Davvero: mi dispiace che il Cecco sia sempre
in mezzo, però io la vedo così. Spero che
sia davvero lui a prendere le decisioni, soprattutto
per quanto riguarda l'aspetto tecnico
e il rapporto con l'allenatore. Che poi è la
cosa più importante: tra presidente e allenatore
ci deve essere un rapporto franco, diretto,
per arrivare a ottenere dei risultati.
E lei teme che Vescovi non avrà carta bianca?
Io scorro i nomi dei consorziati, e dico che
ci sono persone dalla personalità molto forte
che vorranno dire la loro.
Parliamo della squadra?
Volentieri. Ma prima concedetemi di ringraziare
chi, negli ultimi anni, ha retto le sorti
della Pallacanestro Varese e l'ha mandata
avanti. Nonostante tutto.
Come vede la nuova Cimberio?
Darò un giudizio più obiettivo dopo averla
vista giocare. Al momento dico che è una
squadra che non fa sognare i tifosi, che cercano
sempre qualcosa di più stimolante. Diciamo
che a questa squadra manca qualcosa
che faccia sognare.
Cimberio già bocciata?
No: è una squadra concreta, esattamente come
è concreto il suo allenatore che ha costruito
un gruppo plasmato sul suo credo cestistico.
Concretezza: non ci saranno picchi
verso l'alto ma nemmeno verso il basso. Non
c'è il playmaker folle e inventore, ma ne hanno
preso uno molto ordinato. E anche l'ultimo
acquisto rispecchia in pieno il criterio
con cui è stata costruita la squadra: da Fajardo
sai già perfettamente cosa aspettarti, quello
che può dare e quello che non darà mai.
Anche se?
A me Righetti piace tantissimo: e infatti dieci
anni fa, dopo lo scudetto, stavamo per
prenderlo. Dieci anni fa.
Parliamo di calcio, visto che è venuto
allo stadio a quasi tutte le partite
del Varese.
Ecco: nel calcio c'è la situazione
opposta rispetto
a quella che
abbiamo descritto
nella pallacanestro.
Il Varese
fa sognare, c'è più
gas, e si respira
un'aria decisamente
più
carica in una
serie B che in
una A1.
Perché?
Non so di chi
sia il merito: la
positività attorno
alla squadra, il cuore nelle pagine di chi scrive
del Varese in un certo modo fin dai giorni
dell'Eccellenza. Resta il fatto che l'aria è
davvero bella, salutare.
Sappiamo che lei ha un debole per Sannino:
ancora innamorato del mister?
Sempre: Sannino è semplicemente sorprendente.
Prima di rutto perché non è ancora
stato espulso, e poi perché ha vissuto il salto
di categoria in modo naturale
e indolore.
Come la vede?
La vedo che non dobbiamo
mai dimenticarci del fatto
che ci si deve salvare. Per
il momento la strada mi
sembra tracciata e la
media punti è ampiamente
da salvezza:
vediamo di andare
avanti così.
Francesco
Caielli