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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Finisce nell’afa di un pomeriggio bolognese la stagione della Openjobmetis. Finisce come in tanti – in casa Varese – avevano temuto: contro una Virtus che non fa sconti nell’ultima di regular season davanti ai suoi (pochi) tifosi, mentre 230 chilometri più a Nord a sorridere è Trento, che supera una Milano mansueta e va a prendersi l’ultimo posto valido per i playoff.
    Beffa nella beffa: in caso di vittoria Varese sarebbe stata addirittura settima, vista la frenata interna di Trieste, e invece si ritrova al nono posto. Un piazzamento che per certi versi è buono viste le salvezze “acrobatiche” ottenute negli ultimi anni, ma che lascia allo stesso tempo un sapore amarissimo in bocca, accentuato da questo campionato monco che ha tolto a Librizzi e compagni due punti “buoni” (quelli di Trapani) e la possibilità di giocare la scorsa settimana. Cose che purtroppo non si possono controllare, ma che hanno inciso su quel che stiamo scrivendo adesso, dopo aver riposto parole dolci e frasi a effetto che, a un certo punto, sembravano poter accompagnare la fine della regular season.
    «Non voglio trasformare questa conferenza stampa in un funerale» dice Ioannis Kastritis in sala stampa, prodigo di (giusti) ringraziamenti a tutti, da chi ha giocato a chi ha lavorato, a chi ha tifato. E ha ragione, pensando a dov’era Varese nei pronostici estivi e pure dopo le prime sette partite. Però da otto anni la società fallisce l’approdo ai playoff e questo è un altro dato di fatto. E averli sfiorati significa che con un passettino in più (magari sostituendo Freeman, ma queste sono analisi da fare più avanti) stavolta ce la si poteva fare. Vedremo se, almeno, questa rincorsa varrà l’iscrizione a una coppa europea: non sarà una consolazione ma almeno rappresenterà un traguardo tagliato.

    Sulla partita, Varese non si è mai arresa ma allo stesso tempo neppure è rimasta in corsa: l’impressione è che la Openjobmetis non abbia mai avuto quel guizzo necessario ad aumentare la pressione per costringere la Virtus ad affannarsi. Pesa, senza dubbio, la quasi assenza di Moore: la guardia ha sofferto di un malessere (stomaco) e Kastritis sottolinea che, comunque, Tazé ci abbia provato nonostante fosse davvero in difficoltà fisica. Fatto sta che senza di lui Varese ha perso in atletismo e imprevedibilità, i – soliti – due falli rapidi di Renfro hanno nuovamente inciso in negativo e quindi i biancorossi hanno sempre inseguito.
    Quando i bomber hanno acceso il fuoco (Nkamhhoua eccellente in attacco con 30 punti) è arrivata una piccola speranza, ma il tremendo dato dei rimbalzi (54-24…) l‘ha subito spenta. E qui, Varese si deve battere il petto: se pareggiare lo strapotere fisico bolognese era quasi impossibile, almeno sarebbe stato bello vedere un po’ più di lotta. Un tagliafuori fatto bene. Pure qualche spintone nel caso. E invece niente: lì sotto l’Olidata ha banchettato costruendo la vittoria. E costringendo i nostri alla ritirata.
    PALLA A DUE
    Piuttosto desolante il panorama interno alla Virtus Arena ricavata in fiera: larghissimi spazi vuoti senza nemmeno i tifosi ospiti (trasferta vietata ai residenti in provincia di Varese: presenti alcuni impiegati e collaboratori del club biancorosso) a dare un po’ di colore. In campo tutto più o meno come previsto: lo speaker annuncia Librizzi in quintetto ma è un errore (c’è Iroegbu), Jakovljevic tiene fuori Smailagic oltre a Morgan ma il reparto lunghi non ne risentirà. Moore è in campo ma poco dopo si capirà che non sarà davvero della partita: la società parla di malessere gastrointestinale.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio non promette nulla di buono per Varese, che trova qualcosa da Nkamhoua in attacco ma paga la precisione di Vildoza e concede una schiacciata solitaria a Niang, con Kastritis che toglie subito Moore. L’argentino è un fattore ma sono soprattutto i continui rimbalzi d’attacco bianconeri a tenere lontana nel punteggio una Openjobmetis che ha poche idee in attacco. Renfro – due falli in un amen – non aiuta e il primo parziale è già fonte di preoccupazione, 27-17.
    Q2 – Pajola dall’arco risponde subito a Librizzi in apertura di quarto, poi Alston un colpo per volta porta la Virtus con il vantaggio in doppia cifra, in uno di quei momenti in cui Varese non trova soluzioni per fare canestro. Kastritis rimanda, al solito il timeout e a metà periodo sembra quasi che i giochi siano fatti. Non è così però, perché con due azioni (tripla Alviti, gioco da 4 di Librizzi) la OJM torna a -7 e pare poter chiudere a ridosso. Poi però un raddoppio improvvido di Libro lascia libero Edwards a 3” dalla fine: tripla e +11 al cambiocampo, 49-38.
    Q3 – Dopo la pausa è Olli Nkamhoua a prendere per mano la squadra: il finlandese segna 5 punti immediati e ben 16 nel periodo, contribuendo alla ripartenza biancorossa. C’è anche Iroegbu dopo un primo tempo difficile e Varese vive il momento migliore rientrando sino al -5. Poi però Stewart si fa stoppare il tiro del riavvicinamento ulteriore e in poche mosse la Virtus torna ad allungare col vecchio Hackett: 78-69.
    IL FINALE
    Da Trento intanto arrivano notizie poco incoraggianti, e mentre l’Aquila allunga su Milano, la Virtus lo fa su Varese tornando a dominare l’area e a guadagnare secondi tiri con i rimbalzi offensivi. Librizzi è l’ultimo ad arrendersi, ma Nkamhoua finisce la benzina, Renfro finisce i falli, Alston trova qualche bel canestro e Kastritis capisce che è fatta. L’ultimo minuto serve a far mettere piede in campo a Bergamin e Villa: un modo per ringraziare tutti, ma i playoff non ci sono: 104-85.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    La stagione dell’Openjobmetis si chiude a Bologna. La striscia di stagioni senza playoff si allunga ulteriormente: niente impresa biancorossa sul campo della prima della classe, e la contemporanea vittoria di Trento contro un’Olimpia senza stimoli di classifica fa scivolare la squadra di Kastritis al nono posto. Fatale lo 0-2 negli scontri diretti con la Dolomiti Energia per una Varese costretta a restare a guardare per l’ottavo anno di fila la volata Scudetto.
    MOORE VA K.O.
    Pesa ovviamente la virtuale assenza di Tazè Moore, in campo solo 6 minuti a tre cilindri per un improvviso attacco di dissenteria che lo induce a dare forfait (primo cambio dopo 1’30”, poi un paio di tentativi a vuoto e la defezione finale sull’ultima richiesta di Kastritis in avvio del quarto periodo).
    TROPPA VIRTUS, POCO VARESE
    Senza il suo miglior difensore e il più imprescindibile nello scacchiere tattico (ma tanto insostituibile tecnicamente quanto “meteoropatico” sul piano umorale…) le chances biancorosse sono azzerate in partenza contro una Virtus a pieno regime psicofisico in vista dei playoff. Soliti limiti atavici per la squadra di Kastritis, prima di tutto a rimbalzo dove il 24-54 finale (solo 16 difensivi contro i 18 offensivi dell’Olidata) è il primo segnale di difficoltà con Renfro tagliato fuori quasi subito dai falli. Il solo Nkamhoua, che fa show contro una squadra di Eurolega facendo le prove tecniche in vista del suo futuro, non basta a una Varese che deve inseguire sin dall’avvio pagando errori e sbavature contro un’avversaria nettamente superiore. L’orgoglio di Librizzi e una fiammata di Iroegbu valgono un sussulto dal meno 15 del 15’ al meno 4 del 24’; ma sono troppo pochi i biancorossi in palla, ed è troppa la qualità di una Virtus che vince 64-19 la battaglia della produzione della panchina.
    QUALCOSA DA RECRIMINARE
    E così una OJM piccola piccola deve rassegnarsi al nono posto in virtù della sconfitta di Milano a Trento; il playoff raggiunto avrebbe onorato al meglio un’annata comunque non disprezzabile visti i passi avanti dal quattordicesimo posto di due anni fa e dal dodicesimo dell’anno scorso. Che porterà con sé il ritorno in Europa, sia pure con ogni probabilità dalla porta di servizio della Fiba Europe Cup. Però i playoff non si sono certo persi alla Virtus Arena: le sciagurate scelte estive di Moody e Freeman hanno portato una partenza a handicap (2-7 nel primo scorcio) che i correttivi hanno migliorato (10-9 la restante parte del cammino) ma non a sufficienza. Ma sia pur con l’attenuante della defezione di Moore (da garantisti doveroso il beneficio del dubbio, ma sarebbe la seconda in una partita chiave dopo quella della Coppa Italia mancata a Treviso…), la Varese della Virtus Arena ha mostrato una distanza siderale dal livello di competitività necessaria per essere “da playoff”. E pur avendo battuto 4 delle 8 protagoniste della post-season (Brescia, Tortona e Trieste a Masnago; Milano in casa sua), seguirà la volata Scudetto soltanto in TV. Ora si ripartirà da coach Kastritis e dalla sua filosofia, senza più l’anima varesina Assui-Librizzi in partenza per la NCAA. Confidando di trovare da subito gli uomini giusti per il sistema del tecnico greco, senza l’handicap iniziale dei primi tre mesi del 2025/26.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La prima maglia di Matteo Librizzi lontano dalla sua Varese sarà quella di una università americana. Società e giocatore hanno avuto a inizio settimana un franco colloquio, nel quale il play del 2002 ha comunicato la sua volontà di cimentarsi col basket NCAA al termine della stagione in corso, fermo restando il massimo impegno del capitano per cercare di raggiungere il primo playoff della sua carriera in serie A. Ma nel 2026/27 il varesino “doc” vuole mettersi alla prova nel college basket americano, anche se per soli 12 mesi, sfruttando l’anno di eleggibilità universitaria extra garantita dalla sua militanza in Nazionale Under 20.
    L’ASPETTO ECONOMICO
    Dodici mesi fa lasciò cadere gli 800mila dollari proposti da Ole Miss; quest’anno le sirene sono tornate ancora più forti, pur senza avere ancora una collocazione definitiva. Però il richiamo economico è irresistibile: l’ingaggio proposto nel 2025, al netto di tasse e commissioni e con il cambio attuale, potrebbe ammontare attorno a 400mila euro, oltre quattro volte quello attuale a Varese. E poi c’è la voglia di essere protagonista con un ruolo da titolare, in quanto “espertone” per un campionato con vincoli anagrafici come la NCAA.
    E IL CLUB?
    Nessun desiderio di tarpare le ali a “Libro” nonostante i due anni residui senza uscite di nessun genere del contratto triennale stipulato con il suo capitano a maggio 2025. Al momento si lavora a un’intesa che possa “congelare” l’accordo in essere e riattivarlo nel 2027/28. I dettagli sono ancora da concordare, ma l’intento del club biancorosso sarebbe quello di proseguire il cammino insieme a Librizzi, auspicando che possa sfruttare l’esperienza NCAA per affinare le doti da regista. L’intesa tra le parti è fondamentale anche per indirizzare la scelta del sostituto del capitano nel parco italiani: il buyout da 300mila dollari previsto nel contratto di Elisèe Assui esaurirà il rapporto con l’azzurrino Under 20, e le operazioni avanzate con Liam Udom e Iris Ikangi vanno nel solco di una sostituzione “tout court”.
    Giuseppe Sciascia

  • banksanity6
    Solito copione solita Varese. Fortunatamente i 2 punti, preziosissimi by per puntare a qualcosa che possa prolungare la stagione regolare, arrivano ma sempre con momenti di up e subito dopo seguiti da down quasi incomprensibili. Prendiamo quello che di buono è arrivato e cioè la vittoria contro una Vanoli non certo irresistibile ma che ha provato ad impensierire i padroni di casa. Alla fine la OJM si congeda da Masnago con la speranza di rivedersi presto ma il suo destino dipenderà sia dalla sfida molto provante con la Virtus Bologna tra 2 settimane e, in caso di sconfitta, dai risultati delle inseguitrici. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Stewart 8: Carlos vede Cremona come il pescecane sente il sangue. Alza tutte le antenne ricettive e azzanna la preda anche se nel finale perde incisività e viene fatto sedere. SQUALO
    Alviti 7,5: stasera dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che è il vero leader di questa squadra. Fa la faccia cattiva e la voce grossa a rimbalzo mantenendo un livello alto per tutti i minuti in cui resta in campo. CAPO DELLA BANDA
    Moore 5: prova a viaggiare con la sua solita intensità ma cade troppo spesso in errori banali che poi lo trascinano in atteggiamenti a cui non ci ha abituato. Nel finale qualche piccolo segnale di ripresa ma Varese ha bisogno come dell' aria del vero Tazè. CO2
    Villa N.E.
    Assui 5,5: minutaggio ridotto anche perché, dopo un promettente avvio, Elisee fatica a esprimere la sua consueta intensità. DISTANTE
    Nkamhoua 7: meno impattante delle ultime prestazioni perché si incaponisce a cercare la conclusione dalla lunga distanza con risultati poco convincenti. Certo il lavoro a rimbalzo e l'impatto difensivo ne giustificano una prestazione offensiva altalenante. ONDIVAGO
    Iroegbu 7: contrariamente alle caratteristiche personali di Ike questa sera vengono premiate le conclusioni da 3 punti rispetto alle incursioni al ferro. Risulta anche meno coinvolgente ma il suo apporto è sempre determinare come la sua difesa su Durham. SOLISTA
    Librizzi 6,5: quello che le cifre non dicono. Anche oggi sicuramente non ha rubato gli occhi ai più ma come a Cantù viene scelto nel quintetto che chiuderà la partita ma questa volta non uscendo per falli e così anche i 2 punti cambiano destinatario. UNDERDOG
    Renfro 7: il lungo ex Sassari, quando riesce a gestire i falli, risulta sempre determinante tant'è che infatti stasera la sua Varese porta a casa il bottino pieno. Pochi punti ma tante intangebles che alla fine contano tanto quello che finisce sul tabellino. SILENZIOSO
    Bergamin N.E.
    Ladurner N.E.
    Freeman 5: cerca di guadagnarsi i minuti con personalità e coraggio ma pur prendendo buoni tiri la fortuna non gli arride ed è costretto a guardare i suoi compagni dalla panca. SFIDUCIATO

  • simon89
    L’Openjobmetis sfrutta il match ball playoff. La truppa di Ioannis Kastritis festeggia il quinto hurrà consecutivo a Masnago, domando la combattiva Cremona davanti al record stagionale da 5.030 paganti. Varese conquista due punti pesantissimi nella sua corsa verso l’ottavo posto: a due turni dal termine sale a più 4 sul pacchetto a quota 20 composto da Cremona e Udine (che non possono più sorpassarla) ma anche Napoli e Trento (che sono in vantaggio negli scontri diretti). Ora l’OJM si prepara ad osservare il turno di riposo previsto dal calendario per domenica 3 maggio: saranno playoff aritmetici se Trento perderà a Udine e Napoli a Reggio Emilia, altrimenti tutto rimandato all’ultimo turno, quando i biancorossi saranno ospiti della Virtus Bologna, mentre i campani riceveranno Udine e l’Aquila ospiterà Milano.
    Scatto e frenata
    Vittoria tutt’altro che semplice dopo un primo tempo che sembrava preludio ad una cavalcata trionfale biancorossa a suon di giocate in velocità fino al 45-31 del 20’. Però l’attacco OJM ha girato a vuoto per lunghi tratti del secondo tempo, rifugiandosi in uno sterile martellamento dall’arco contro i quintetti senza pivot scelti da Cremona. Che ha rimontato con le triple in transizione di Willis, arrivando più volte in scia ad una OJM capace di collezionare soluzioni offensive dalla sintassi cestistica totalmente rivedibile. Eppure reggendo stabilmente l’urto in difesa (vedi il 41% da 2 e le 22 palle perse forzate) ha mantenuto un piccolo vantaggio e pescato qualche jolly individuale (vedi la tripletta dall’arco Stewart-Iroegbu-Nkamhoua che ha rilanciato la fuga sul 69-60 del 36').
    Finale palpitante
    Finale ancora palpitante con errori esiziali nella costruzione del gioco, ma con la “doppia-doppia” di Alviti (record personale a rimbalzo) la squadra di Kastritis ha retto l’urto. E messo il punto esclamativo con i liberi di Stewart ed Iroegbu. Non un Picasso, ma il valore della posta in palio era altissimo. E Varese ha messo in campo la mentalità giusta, vincendola prima di tutto in difesa come piace al coach greco. Ora l’ultimo pit stop in attesa dei risultati degli altri campi che domenica potrebbero qualificare l’OJM ai playoff evitando l’ordalia finale contro la capolista Bologna.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La grandinata che si abbatte sul PalaDesio nell’immediato dopo partita di Cantù-Varese è un prosieguo di quel che è accaduto in campo negli ultimi 2′ di gioco. Una grandinata, ma di triple, premia l’Acqua San Bernardo in un finale in volata di un derby molto bello da guardare per un tifoso neutrale, dolorosissimo per chi invece è di fede biancorossa. La Openjobmetis cede di 4 punti, 100-96, concedendo però appunto la tripla cifra ai brianzoli e venendo punita proprio sul più bello, quando cioè i biancorossi erano riusciti a prendersi l’inerzia della partita.
    Sotto anche di 11 punti, la squadra di Kastritis ha saputo risollevarsi appena in tempo grazie alla resurrezione (momentanea) di Iroegbu, tassa da pagare per 35′ e poi improvvisamente capace di accendersi. Con lui e con il solito, eccellente Nkamhoua, Varese ha rimontato e addirittura sorpassato i padroni di casa sullo slancio, ma la rincorsa si è fermata lì, davanti di 4 punti, mentre la San Bernardo ha ritrovato la mano buona dall’arco (con l’eccellente Green ma anche con Moraschini e Fevrier) e punito la difesa varesina.
    Una difesa che – lo dicono i 100 punti subiti – non è stata all’altezza della fama che la squadra di Kastritis si era costruita fino a qui: il coach greco lo ha detto chiaro e tondo in sala stampa con una similitudine azzeccata. “Abbiamo giocato al casinò quando avremmo avuto bisogno di un solido conto in banca“. Giusto, anche se il coach greco non è esente da colpe, con qualche scelta micragnosa (timeout rimandati, pivot tolto sul finale del terzo periodo…) quando talvolta sarebbero servite decisioni più semplici e lineari.
    La sconfitta nel derby fa male due volte, perché tra l’altro complica assai la rincorsa playoff di Moore e compagni che rimangono ottavi da soli e con una partita in meno in calendario (cosa buona) ma che sprecano un’occasione per andare a +4 sulle rivali, ben sapendo di avere un turno di riposo. Cremona è un’avversaria diretta e settimana prossima sarà al centro dell’ennesima sfida decisiva della stagione: chissà se per una volta questa Varese – che ha difetti ma anche pregi – saprà regalarsi un sorriso in una partita che è quasi uno spareggio. A Cantù è andata come non doveva, vedremo se Masnago riuscirà a imporre la sua legge ancora una volta.
    PALLA A DUE
    Accompagnata da un prologo caldissimo al Campus, la Openjobmetis trova una temperatura altrettanto alta a Desio: palasport strapieno per il derby numero 150, con gli ultras di casa che solidarizzano con i tifosi ospiti per il divieto di trasferta. Kastritis ha la squadra al completo e manda in campo il quintetto di sempre, De Raffaele recupera Green, sceglie Chiozza nel ballottaggio con Robinson e gli affida la regia iniziale. Sotto canestro si parte con Ballo contro Renfro.
    LA PARTITA
    Q1 – Un bel ricciolo di Alviti apre la contesa ma sarà l’unico vantaggio esterno del quarto perché Cantù trova in Bortolani il giocatore con cui aprire la scatola difensiva di Kastritis. L’azzurro, febbricitante, segna dall’arco e tiene avanti i suoi che tuttavia non riescono a scappare. La OJM reagisce con qualche buon taglio sotto canestro anche se paga il cattivo avvio di Iroegbu, con la mira ballerina. Kastritis ne cambia 4 in una volta, il secondo quintetto regge in difesa e Varese resta in scia: al 10′ è 20-19.
    Q2 – La San Bernardo prova ancora a dare una spallata ma balbetta in lunetta e trova dall’altra parte qualche minuto ottimo di Stewart, anche se poi Carlos calerà con il passare del quarto. L’uomo in più, a centro periodo, è Nkamhoua: marcato da Ballo il finlandese domina con due penetrazioni e una tripla per il sorpasso biancorosso (33-34). Si procede spalla a spalla, con Iroegbu che finalmente inventa un 2+1 e con Ladurner che prima sbaglia da sotto ma poco dopo schiaccia il +2. Varese pregusta il vantaggio a metà gara ma un pasticcio in attacco e la tripla di Green a fil di sirena valgono il 46-44.
    Q3 – Varese riparte bene nel terzo periodo (Nkamhoua e Moore) ma poi si spegne, con Iroegbu sempre in deficit e i compagni che a un certo punto smettono di fare canestro in attacco. Cantù ne approfitta pur con qualche alto e basso, poi rompe gli indugi con un’altra tripla di Bortolani e i liberi di Chiozza. Il divario si allarga: +6, +9, con Kastritis che gioca d’azzardo e non chiama timeout come fa, al contrario, De Raffaele al primo canestro ospite. Tocca a Stewart rivitalizzare la OJM (anche una tripla di Assui) che limita i danni alla mezz’ora, 76-70.
    IL FINALE
    Non basta, i biancorossi non riescono a spremersi oltre e nei minuti iniziali del quarto periodo sentono scivolare la partita dalle mani con Green a segno due volte e con Fevrier che aggiunge qualcosa dopo una tripla di Alviti. Varese è in tilt, butta un paio di palloni alle ortiche e sembra a fine corsa sull’84-73 (di Green ovviamente). In tribuna si festeggia ma Varese dimostra di non essere morta: finalmente tocca a Iroegbu che vive 2-3 minuti di grazia e insieme a Nkamhoua confeziona il superparziale di 3-18 che improvvisamente vale il +4 biancorosso (87-91). Servirebbe il colpo di grazia e invece De Nicolao non trema in lunetta, Iroegbu torna quello precedente con una palla persa sanguinosa e banale mentre Green riveste i panni del giustiziere. Tripla per lui, triple per Moraschini (ancora dall’angolo) e infine per Fevrier: Cantù riprende il comando e l’ultimo canestro di Moore serve solo a fissare il risultato finale: 100-96. Con tanti rimpianti biancorossi.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    La grandinata di triple di Cantù ricaccia nella gola di Varese l’urlo di gioia per il derby numero 150. L’OJM cede in volata al PalaFitLine di Desio, trafitta dalla scarica finale di 13 punti negli ultimi 106 secondi di una partita eccitante e ricca di capovolgimenti di fronte.
    La squadra di Kastritis ribalta con l’unica fiammata di Iroegbu il meno 11 di inizio quarto periodo, portandosi avanti e con 2 minuti da giocare. Ma si butta via tra palle perse banali – 20 totali, un’enormità – e difese non perfette contro il quintetto senza pivot di Cantù dopo il quinto fallo di Librizzi, prezioso in difesa per riaccendere il motore dopo i 32 punti subiti dai biancorossi dal minuto 23 al minuto 31.
    Dall’87-91 del 38’ l’Acqua San Bernardo passa al 98-93 a 36” dal termine: 3 di Moraschini, tiraccio di Iroegbu, 3 di Fevrier, persaccia di Nkamhoua...e la frittata è fatta, con i playoff a portata di mano in caso di vittoria (sarebbe stato più 4 su Trento, col match ball casalingo di domenica 26 aprile contro Cremona) che diventano nuovamente in salita.
    Imprescindibile battere la Vanoli nel congedo casalingo fra 7 giorni, e tifare contro la Dolomiti Energia – a quota 20 rispetto ai 22 dell’OJM, che però è in svantaggio 0-2 negli scontri diretti – nelle due trasferte di Napoli ed Udine prima della chiusura casalinga del 10 maggio con Milano. Oppure essere costretti al colpaccio sul campo della Virtus Bologna nell’ultimo turno della stagione regolare, dovendo osservare il turno di riposo nella penultima giornata del 3 maggio.
    Ancora una volta dunque Varese genera momenti di grandissimo basket quando difende e corre; ma sono troppi i vuoti d’aria e gli errori – anche non forzati – che contro un’avversaria ricca di veterani (non solo l’MVP Green ma anche Moraschini) si pagano a caro prezzo. E ora il margine d’errore per i playoff è davvero azzerato.
    Giuseppe Sciascia

  • banksanity6
    Varese vince di 1 punto all’ultimo secondo esattamente come aveva perso 8 giorni fa contro Trieste. Nel primo tempo sembra in controllo completo del match e chiude all’intervallo lungo avanti di 9 lunghezze che sembrano anche poche. Nel terzo quarto praticamente non rientra in campo e Sassari, con merito, si porta anche in vantaggio e sembra che l’inerzia sia tutta per i sardi. In un finale convulso, giocato punto a punto fanno la differenza le percentuali ai liberi e soprattutto un Iroegbu che la decide da campione.  Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Stewart 7.5: nel primo tempo fa il compitino. Nella ripresa alza i giri del motore e in entrata fa la differenza senza dimenticare una bomba pesantissima. FUORISERIE
    Alviti 7: l'unico che nel terzo quarto combina qualcosa di buono. In generale sembra tra i più concentrati e concreti e tiene botta anche col miss match con Mezzanotte. CINICO
    Moore 4.5: parte bene soprattutto con il tiro da fuori poi improvvisamente si spegne e non sembra più lui né dal punto di vista offensivo e nemmeno in retroguardia. IRRICONOSCIBILE
    Villa N.E.
    Assui 6.5: 5 punti e un rimbalzo offensivo in un momento fondamentale e la solita presenza fisica prima su Macon e poi su Buie. TRAPPOLONE
    Nkamhoua 7: primo tempo da applausi a scena aperta nel quale fa pentole e coperchi. Nella ripresa sparisce come quasi tutti i suoi compagni ma se alla fine i 2 punti rimangono a Masnago il suo zampino è fondamentale. COLOSSO
    Iroegbu 9: partita stellare per il californiano di origine nigeriana che trascina i suoi compagni segnando in ogni modo e smazzando ben 8 assist. Una partita a tutto tondo che ancora una volta, se ce n’era bisogno, dimostra quanto sia determinante l’apporto del numero 11 in questo roster. Brivido sulla conclusione disperata di Thomas dove poteva evitare di avvicinarsi all'avversario in modo così pericoloso. CALIFFO
    Librizzi 5: partita in cui il capitano non riesce ad incidere e sembra tornare a qualche partita fa in cui faceva fatica a fare qualsiasi cosa. Forse ancora i postumi dell’infortunio, forse le sirene estere, sta di fatto che questo Libro non è un fattore per Varese. REGREDITO
    Renfro 6.5: anche oggi parzialmente condizionato dai falli ma riesce a non commettere il quinto e rimane a difendere il fortino fino allo scadere. Tante cose poco visibili ma che valgono tanto. SOSTANZIOSO
    Bergamin N.E.
    Ladurner S.V.
    Freeman 5: torna ad assottigliarsi il minutaggio di Allerik anche perchè, come a Trieste non sembra riuscire a dare un contributo continuo e sostanzioso, soprattutto come stasera quando le conclusioni da fuori sbattono sul ferro. SCONCLUSIONATO

  • simon89
    Tra società all’americana ci si intende. È per questo che Redbird ha scelto la Pallacanestro Varese per il suo approccio col mondo del basket. Una fanbase numerosa e calorosa, gli investimenti sulle giovanili e le strutture moderne del Campus che potranno generare ricavi nella nuova versione 2.0 dopo il completamento dri lavori in partenza ad inizio estate. Insomma un modello di business che funziona nella direzione di una gestione sostenibile come nello sport statunitense. Ossia il primo amore del patron Gerry Cardinale e l’esatto contrario del mecenatismo col “proprietario-sponsor” che paga i conti a fine anno alla base del sistema del basket italiano, Olimpia in testa.
    Cerchiamo di capire perché è sbocciato il feeling tra Pallacanestro Varese e Redbird e dove può portare davvero questa partnership ancora in divenire.
    «CI PIACE LA VOSTRA GESTIONE»
    Le visite degli emissari di Gerry Cardinale hanno permesso di visionare la logistica a supporto della Pallacanestro Varese. Itelyum Arena di oggi e potenzialmente di domani, Campus di oggi e soprattutto di domani: quegli investimenti “sul mattone” che sono sempre stati alla base della gestione Scola sono stati considerati virtuosi dalla controparte. Una delegazione di Redbird era presente anche in occasione del match casalingo contro Tortona, apprezzando il coinvolgimento e il calore del pubblico biancorosso. Insomma le modalità di ragionare della Varese diretta da Luis Scola verso una filosofia americaneggiante hanno convinto non tanto i dirigenti sportivi quanto quelli del fondo di investimento, che si riconoscono nel modo di amministrare il club biancorosso.
    «LA SQUADRA? NON SIAMO DEL MESTIERE»
    La capacità gestionale dell’attuale dirigenza di Varese, nell’aspetto che più interessa la parte speculativa dell’operazione, è il fattore che ha convinto Redbird ad affiancarsi al club di Toto Bulgheroni nel suo tentativo di approdo in NBA Europe. Lasciando però la gestione sportiva nelle mani del management attuale: gli emissari del fondo sono totalmente a digiuno di basket, ma avendo apprezzato la cultura aziendale della dirigenza varesina le lascerebbero piena libertà di movimento. Per questo è stato facile non transigere ai punti fermi fissati da Luis Scola sulla necessità di mantenere nome e sede.
    Il General è stato chiarissimo: il dialogo può avere luogo solo se la squadra si chiamerà Pallacanestro Varese, giocherà le partite di campionato a Masnago, si allenerà al Campus e manterrà il suo settore giovanile.
    LA COMUNIONE DI INTENTI
    Su questa precondizione vincolante non ci sono stati rifiuti: il club biancorosso non ha intenzione di cedere il titolo sportivo né di trasferirsi a Milano con la sua struttura dirigenziale, nè Redbird è interessata al momento a costruire un gruppo di lavoro dedicato solo al basket. Ecco dunque la comunione di intenti: Varese ci metterebbe il know-how e la fanbase, il fondo americano i capitali per una squadra competitiva e un impianto ad hoc che genererebbe i ricavi necessari per rendere potenzialmente sostenibile, e magari redditizia, l’operazione a medio e lungo termine. La manifestazione di interesse (sia pure non vincolante) inviata ad NBA dal consorzio Varese-Redbird sarebbe tra quelle che superano i 500 milioni di dollari.
    Ma se l’organizzazione della nuova lega ha indicato Milano come sede della nuova franchigia permanente, come si potrà tenere il piede in due scarpe giocando a Varese? Ad NBA del campionato italiano non riguarda, al di là del vincolo della partecipazione ad una competizione nazionale rispettando il patto con la FIBA. Toccherà spiegarlo a Luis Scola e a Gerry Cardinale, entrambi comunque ben noti ai vertici NBA, se e quando si entrerà davvero nel vivo del discorso per l’assegnazione dell’unico posto per il capoluogo della Lombardia (e potrebbe anche essere mai, se ci fosse un patto NBA-Eurolega che dia priorità all’Olimpia). Al momento c’è una sola certezza: tutti coloro che hanno partecipato agli incontri con Redbird, o sono stati messi a conoscenza dei loro sviluppi, concordano su due fattori chiave. La Pallacanestro Varese non è disposta a cedere il suo titolo sportivo, né la controparte glielo ha mai richiesto.
    Giuseppe Sciascia

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