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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Come giocherà la prossima Pallacanestro Varese? «Lo vedremo in base ai giocatori che sceglieremo e lo valuteremo dopo averli visti allenarsi insieme». Con che tempi verrà costruito il roster? «Non ci siamo dati scadenze: alcune sono scritte sui contratti dei giocatori con le possibilità di uscita, altri sono già certi di restare. Abbiamo tempo, non ho fretta di andare in vacanza a luglio: da qui in avanti siamo pronti a lavorare».
    Adriano Vertemati detta così la rotta: non una road-map con punti da rispettare a tutti i costi per costruire la nuova Openjobmetis, ma un foglio (quasi) tutto da scrivere senza però lasciare spazio alla improvvisazione. Il 40enne allenatore milanese ha accumulato esperienze di vario tipo: dal settore giovanile principe in Italia (allora: quello di Treviso) al lungo matrimonio con Treviglio fino alla toccata e fuga in Baviera con quel Bayern di Trinchieri arrivato a tanto così dalle Final Four. E oggi si è presentato alla Enerxenia Arena.
    «Ho iniziato ad allenare giovanissimo a Milano, a 16-17 anni, e sono cresciuto nel mito delle grandi società lombarde: Varese naturalmente era una di queste e ora quasi non mi sembra vero di essere stato chiamato ad allenare l’Openjobmetis. Pensavo di rimanere a lungo a Monaco ma poi è arrivata la telefonata di Conti e Bulgheroni, che ringrazio, e in me è cresciuta la consapevolezza di non poter dire di no».
    Vertemati non respinge l’etichetta di “allenatore dei giovani” ma neppure la sposa al cento per cento: «Credo sia necessario stringere un buon rapporto con tutti i giocatori, non solo con i giovani. Io ho avuto la fortuna di aver allenato il vivaio della Benetton, un’esperienza molto formativa, e poi a Treviglio dove per scelta c’era l’idea di lanciare ogni due anni qualcuno nei campionati senior. Però un allenatore deve far sì che i giocatori si fidino di lui a prescindere dalla loro età. Funziona come per gli insegnanti a scuola: oggi non è scontato avere il rispetto perché ci si siede su una panchina, va guadagnato ogni giorno facendo in modo che le persone si fidino di te. E capiscano che tu sei quello che li conduce».
    Sulla squadra che verrà, Vertemati si destreggia bene per non dare punti di riferimento di mercato. Loda il gruppo degli italiani («Godono del mio apprezzamento, è un gruppo idoneo alla Serie A che ha già dato tanto al club l’anno scorso. E il club è stato lungimirante a costruire questo zoccolo duro») parla del colloquio avuto con Scola confermando le intenzioni di ritiro dell’argentino («ma se le cambierà idea non sarò certo io a oppormi. Non sono stupido») ed è pronto a compire le mosse necessarie per costruire il roster.
    E poi ribadisce il suo approccio: «Prima di parlare su come giocheremo, dovremo avere tutti i nomi e poi iniziare ad allenarli in palestra. La prestagione serve a quello: io non ho “una” idea di gioco, voglio mettere tutti nelle condizioni di dare il meglio. Poi è chiaro che ci siano dei valori dei singoli, ma sull’etica del lavoro non c’è spazio di discussione. So perfettamente che l’equilibrio, nel basket come nella vita, è la chiave: per questo avremo sì alcune scommesse, giocatori che partiranno da un livello ma andranno portati a uno superiore accanto a uomini che diano maggiori garanzie».
    Infine due sguardi al passato, uno a Monaco e uno a Treviglio. «La Germania è stata per me una grande esperienza formativa: basti pensare alla disputa dell’Eurolega con il Bayern. Là ci sono una Lega con un’organizzazione di buon livello e un prodotto televisivo ottimo oltre che arene nuove e funzionali, però in generale anche in Italia su molti aspetti siamo preparati e in alcuni, come l’arbitraggio, siamo più bravi. Nel complesso, certe situazioni mi hanno aiutato ad aprire gli occhi come la gestione di una società sportiva vista sempre più come azienda. Qui comunque il mio ruolo è quello di allenatore e resto conscio di essere stato chiamato prima di tutto per quello».
    Infine, dal lungo rapporto con Treviglio, Vertemati ha tratto un altro passaggio che può rappresentare bene quella che è la sua filosofia. «Alla Blubasket ho trovato persone serie che non hanno mai messo in discussione il mio ruolo e che con me hanno sempre condiviso i rischi. Non abbiamo mai rinnegato le decisioni durante la stagione: gli errori si possono fare, ma vanno ammessi e condivisi così da trovare insieme una soluzione».
    E al netto che sarebbe farne meglio commettere pochi sbagli, sarebbe importante che questa sintonia si sviluppi anche sotto la volta di Masnago.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    L’Openjobmetis inaugura ufficialmente l’era Adriano Vertemati. Dopo l’annuncio del Bayern Monaco della conclusione del rapporto con l’ormai ex assistente di Andrea Trinchieri, la società del presidente Vittorelli ha potuto comunicare la firma del 40enne tecnico di Cornaredo, che guiderà il nuovo progetto triennale della compagine biancorossa con un accordo garantito per due stagioni più opzione per una terza. Vertemati esordirà su una panchina di serie A alla guida dell’Openjobmetis dopo una lunghissima militanza da capo allenatore in A2 a Treviglio (9 stagioni consecutive prima di lasciare per la chiamata di Andrea Trinchieri nell’estate 2020). In precedenza aveva lavorato come capo allenatore in serie B a Monza e aveva guidato le giovanili della Benetton Treviso vincendo due Scudetti giovanili. Nell’autunno 2019 la FIP lo aveva nominato alla guida della Nazionale Under 20, anche se il Covid ha cancellato la possibilità di vederlo all’opera con il Settore Squadre Nazionali.
    Il nuovo coach dell’OJM dovrebbe arrivare giovedì 17 giugno in città per la presentazione ufficiale (da capire se sarà possibile un primo contatto con i tifosi) e prendersi carico di tutti i dossier aperti sul fronte mercato: dal ballottaggio Strautins-De Vico alla conferma di Beane e Jones, fino alla scelta degli altri stranieri del quintetto.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Istruzioni per l’uso del mercato OJM, firmato Andrea Conti. Il g.m. biancorosso racconta le strategie iniziali della campagna acquisti 2021: «Il 5+5 è figlio della continuità rispetto ad un gruppo di italiani sotto contratto che possono garantire solidità. Il motivo economico è secondario, la volontà è costruire un gruppo nel quale senso di appartenenza, fame e voglia di trasmettere entusiasmo ai tifosi siano la base. Stiamo lavorando sull’ossatura degli italiani per poi scegliere senza fretta gli stranieri».
    Si parte dalle conferme dei due play italiani, come prosegue invece il discorso ali?
    «Vogliamo costruire una squadra a trazione posteriore con tre stranieri tra guardia, ala piccola e cambio degli esterni, proseguendo con la coppia Ruzzier-De Nicolao in regia. Ora dobbiamo decidere cosa fare con Ferrero, De Vico e Strautins. I fattori chiave sono l’accettazione del ruolo e l’aspetto economico, che ad un certo punto debbono incrociarsi. Tutti e tre non possono restare, bisognerà fare delle scelte condivise: resterà chi sarà contento del ruolo e del salario».
    Conterà anche l’aspetto economico?
    «Sono ruoli importanti che però non fanno parte del quintetto, dunque il fattore costi avrà il suo peso. Per Giancarlo è doveroso il rispetto per uno dei capitani più longevi nella storia del club, ma ci sono anche altri fattori. Dell’investimento Strautins siamo contenti e prima di privarcene ci penseremo parecchio; resta però la necessità dell’accettazione del ruolo».
    Un’ala italiana in uscita, un lungo italiano in entrata, piace l’azzurro Caruso: in questa opzione è ancora considerabile Egbunu?
    «Ora la ricerca sul mercato italiano è quella del cambio del pivot: cerchiamo un giovane futuribile da sviluppare che possa darci almeno 10 minuti oggi e crescere con noi domani. Con Egbunu il discorso è aperto: il ragazzo qui si è trovato bene, però con un cambio italiano forse servirà un giocatore diverso».
    Capitolo stranieri: c’è un contratto con Jones e un’opzione su Beane...
    «Di queste situazioni parleremo a quattr’occhi quando arriverà il coach: su Anthony ci penseremo bene prima di lasciarlo ma dipenderà dalla disponibilità ad uscire dalla panchina, su Jones il discorso non è tecnico ma atletico. I cardini della squadra saranno la guardia titolare e il pivot, che dovrà garantire solidità».
    Come prosegue il rapporto con Scola che si era messo a disposizione come «consulente» in caso di necessità?
    «Ci siamo sentiti un paio di volte in 15 giorni; Luis non vuole imporre nulla ma come filosofia di costruzione del roster tiene molto a puntare su giocatori da sviluppare, senza vincoli anagrafici ma legati alle prospettive di crescita».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese e Giancarlo Ferrero sono pronti a dirsi nuovamente di sì? Tira sempre più forte il vento di conferma per il capitano dell’OJM, con la possibilità di allungare il rapporto in versione quasi “vitalizia” per il giocatore che veste il biancorosso dal 2015.
    Dopo qualche settimana in pensatoio, la società del presidente Marco Vittorelli sembra aver imboccato la corsia dei 5 senior italiani per il roster 2021/22. E in questa strategia l’ala mancina farà ancora parte dei piani tecnici della squadra, partendo come nella stagione appena conclusa dietro l’ala forte titolare straniera (sarà Jalen Jones, scommessa decisamente meno azzardata rispetto a Denzel Andersson?) e a fianco di un’altra ala capace di dare minuti anche da “4 tattico” come Nicolò De Vico.
    Ma, come già spiegato nei giorni scorsi, Ferrero non è un giocatore qualunque per l’ambiente di Varese: il cestista di Bra è un simbolo per i tifosi ed è una bandiera per il club, che ne riconosce la leadership e il carisma del veterano in spogliatoio. Per questo l’OJM pare intenzionata a prolungare il rapporto col giocatore, disponibile a sua volta a un sacrificio economico pur di restare nella città che l’ha adottato. La modalità allo studio è quella di esercitare l’escape dall’anno conclusivo del contratto 2+1 stipulato nel 2019, ridiscutere l’aspetto salariale dell’accordo e prolungare il rapporto con una sorta di vitalizio (nell’ipotesi di un nuovo 2+1 il giocatore ex Casale Monferrato potrebbe vestire il biancorosso fino a 36 anni).
    Al momento non c’è ancora una negoziazione definita tra le parti, al di là della volontà congiunta di proseguire: servirà un accordo economico (il discorso approfondito doveva essere intavolato ieri, lunedì 7 giugno, invece è slittato a oggi). Ovviamente c’è anche l’aspetto della disponibilità ad accettare il ruolo da parte del giocatore: sulla carta nelle gerarchie della Varese che verrà il cestista mancino partirà come nono o decimo uomo.
    Nel 2020/21 appena archiviato l’apporto di Ferrero è stato statisticamente il più basso nelle 6 stagioni a Varese (3,1 punti e 1,3 rimbalzi in 12,0 minuti col 26% da 2 e il 33% da 3). Ma non per questo Giancarlo rivestirà il ruolo di “capitano non giocatore”, ricordando come il lungo stop per l’infortunio al piede sinistro e poi le 4 settimane di Covid abbiano frenato la condizione atletica di un giocatore sempre costretto a duellare contro avversari più stazzati nel ruolo di secondo lungo in cui l’aveva “reinventato” Attilio Caja. E l’apporto del cestista del 1988 va spesso al di fuori delle statistiche: nella stagione in cui l’OJM non potrà più contare sulla leadership in campo dei veterani Luis Scola e Toney Douglas, la capacità di Ferrero di dare l’esempio quotidiano tramite l’impegno e il lavoro sarà un valore aggiunto prezioso per lo spogliatoio.
    Lo stesso discorso aperto col capitano sarà portato avanti con Nicolò De Vico, ipotizzando di cambiare i termini del contratto attuale (un anno garantito fino al 30 giugno 2022) con in un biennale in modalità “allunga e spalma”: se le due operazioni andranno in porto, sarà Arturs Strautins l’indiziato al sacrificio puntando su uno straniero nello spot di ala piccola e cercando un lungo italiano di riserva con l’idea di spaziare nel novero dei giovani, allenabili e futuribili, particolarmente adatti ad Adriano Vertemati.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il gioco delle coppie per l’Openjobmetis che verrà. In vista della nuova stagione che partirà il 26 settembre, ecco lo stato dell’arte dei 10 spot da occupare per il team biancorosso, ferma restando la volontà di mantenere la formula regolamentare con 5 italiani e 5 stranieri.
    Play: le certezze
    Ad oggi è il ruolo più coperto, se Michele Ruzzier - come ribadito dal giocatore triestino a Prealpina - avrà ancora in mano le chiavi della squadra, e alle sue spalle Giovanni De Nicolao proverà a mettere a frutto la cura Vertemati dopo la crescita costante nel corso della stagione d’esordio in serie A. Al momento non c’è sentore di alcun intervento nel reparto play, possibile il coinvolgimento in pianta stabile del 19enne Matteo Librizzi per un trio di registi tutto italiano.
    Guardie: le chiavi
    Toney Douglas è stato l’uomo decisivo - nel bene e nel male - della “Bullo’s Band”: quando ha trovato il giusto equilibrio con Ruzzier l’Ojm ha iniziato a girare. Servirà un’alternativa più costante e possibilmente più fresca (al momento non percorribile la suggestione Adrian Banks, che viaggia oltre quota 200mila dollari) per un giocatore che possa fungere da riferimento offensivo e secondo costruttore di gioco. Alle spalle o al fianco Varese potrebbe rivolere Anthony Beane, che da sesto uomo ha dato equilibrio difensivo ed imprevedibilità offensiva: se accetterà il ruolo la conferma è possibile, altrimenti si dovrà trovare un’alternativa, non escludendo l’opzione Giordano Bortolani che però vorrebbe avere minuti e responsabilità da protagonista.
    Ali piccole: lo snodo
    Il titolare dell’Ojm 2020/21 è stato Arturs Strautins, anche se spesso nell’ultimo terzo di stagione Varese ha chiuso le partite con i tre piccoli Ruzzier, Douglas e Beane. Per alzare l’asticella l’ipotesi al vaglio sarebbe quella di puntare su uno straniero in grado di garantire vigore ed atletismo: significherebbe chiedere all’ala lettone di accettare un “declassamento” uscendo alla panchina per sfruttare la sua duttilità da cambio sia dell’ala piccola che dell’ala forte. Ruolo per il quale sarebbe già in corsa Nicolò De Vico, sacrificato nella seconda metà del 2020/21 ma non per questo escluso dai programmi del club biancorosso, avendo già dato dimostrazione di accettare il ruolo - qualunque esso sia - all’interno delle gerarchie.
    Ali forti: le coppie
    Jalen Jones ha sostanzialmente superato i test fisici e medici di questi giorni, ora la decisione diventa tecnico-tattica: l’ala texana può dare energia e vigore sullo stile dell’ex trentino Dominique Sutton, il dubbio è quando sarà al 100 per cento dell’atletismo dopo la sua lunga inattività, ma il giocatore avrebbe le caratteristiche adatte al basket dinamico di Vertemati e potrebbe far parte del gruppo. Per il ruolo di cambio in corsa capitan Ferrero (quotazioni della permanenza in ascesa?), Strautins e De Vico: tutti “4/3” - Jones compreso – con la necessità di avere uomini d’area a protezione del pitturato.
    Centri: i pilastri
    John Egbunu non è ancora fuori dal radar biancorosso, ma la questione degli incastri potrebbe penalizzare il nigeriano: esaurire i 5 slot stranieri per tre esterni e due ali presupporrebbe la necessità di puntare su un centro di riserva italiano, magari giovane e “lavorabile” dal nuovo coach. Il centro del 1994 ha prodotto 24,3 minuti di media nelle 12 gare del 2020/21, verosimile che l’Ojm cerchi un elemento più pronto (modello Jeremy Simmons e i suoi 34,2 minuti del 2019/20) se questo sarà l’incastro. Se invece Beane non resterà e Bortolani sarà prendibile, si valuterà un simil-Morse ed Egbunu potrà tornare in corsa. Con la trazione posteriore straniera ed eventualmente Jones, il pivot sarà comunque il pilastro della difesa percorrendo il filone dei vari Cain e Simmons prima del nigeriano volante.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Salgono le quotazioni della conferma di Jalen Jones come primo straniero dell’Openjobmetis che verrà. Gli esiti dei test effettuati dal preparatore biancorosso Silvio Barnaba e delle visite dal dottor Rodolfo Rocchi (il luminare di Reggio Emilia che lo ha operato a dicembre 2020 al tendine d’Achille) hanno riscontrato un completo recupero dall’infortunio e una condizione atletica comunque soddisfacente sette mesi dopo l’intervento.
    L’ala texana ha svolto anche qualche esercizio col pallone all’Enerxenia Arena assieme agli italiani sotto contratto tornati a lavorare martedì con gli assistenti Cavazzana e Seravalli. L’entusiasmo e la voglia di tornare in campo sono al 101 per cento, come già evidenziato dalle Stories pubblicate dal giocatore sul suo account Instagram da qualche settimana a questa parte.
    Se da una parte il recupero fisico è completo, serviranno però altri due mesi di intenso lavoro per ritrovare il 100 per cento della reattività e dell’esplosività che Jones aveva mostrato a novembre 2020 al suo sbarco a Varese. Il gap nei parametri dinamici è fisiologico dopo un infortunio come quello riportato dall’ex Vitoria che, proseguendo sui ritmi attuali, dovrebbe comunque essere pronto per l’eventuale raduno attorno a Ferragosto e completamente recuperato in vista del via al campionato a fine settembre. Sul piano fisico, comunque, Jones è abile.
    Che poi sia anche arruolabile lo si stabilirà entro metà luglio, quando scadrà l’escape dal contratto per il 2021/22 stipulato dall’Openjobmetis lo scorso autunno. Nel processo decisionale sarà ovviamente coinvolto anche Adriano Vertemati, quando il coach di Cornaredo potrà finalmente insediarsi al timone dopo la conclusione dei playoff della Bundesliga con il Bayern Monaco.
    Oggi Jones non è pronto per un 5 contro 5 a tutto campo, ma c’è tutto il tempo per tirarlo a lucido; chiaro che bisognerà correre il rischio di utilizzare uno dei cinque slot stranieri per un giocatore agonisticamente inattivo dal 7 marzo 2020. Dunque, almeno in avvio, non si dovrà sovraccaricarlo di responsabilità cercando incastri con altri lunghi che possano dare minuti anche nello spot di ala forte (eventualmente cercando caratteristiche complementari nella scelta del centro titolare, o del suo cambio se sarà straniero come nel 2020/21).
    Se comunque, come pare assai probabile, l’Ojm deciderà di scommettere sulla voglia di rivalsa di Jones, darà un indirizzo chiaro alle altre scelte di mercato stranieri, mentre sul fronte delle ali italiane sarà un weekend di riflessione su molti aspetti.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Alla scoperta di Adriano Vertemati con una guida d’eccezione. In attesa di scoprire dal vivo il coach che avrà il timone del progetto triennale per il rilancio di Varese, a raccontare chi è e come lavora il nuovo tecnico dell’OJM è Alberto Mattioli. Ossia colui che lo ha avuto dal 2011 all’estate 2020 in A2 a Treviglio, e lo aveva caldeggiato al Settore Squadre Nazionali per la guida della Nazionale Under 20 (prima della neutralizzazione degli Europei dello scorso anno causa Covid). Trattandosi della persona che dal 1996 al 2008 ha avuto la delega della FIP per lavorare con la Nazionale A, operando di concerto con tecnici del livello di Ettore Messina, Boscia Tanjevic e Carlo Recalcati, l’esperienza e la competenza sono fuori discussione.
    E nelle parole di Mattioli si coglie tanta stima per un coach che secondo il 75enne dirigente orobico ha fame di dimostrare di valere quella serie A inseguita da qualche anno e ora colta al volo con la proposta di Varese. «Adriano è un grande lavoratore, che con tanta arguzia e tanto ingegno vuole fortemente arrivare al vertice. E’ un ottimo lettore delle partite degli altri, sa cosa fare dal mercoledì alla domenica pomeriggio per poter battere la squadra avversaria con la preparazione tattica» racconta l’ex presidente della FIP lombarda, che approfondisce anche l’aspetto chiave per Varese sulle competenze di Vertemati nel far migliorare i giovani prospetti come i vari Gaspardo, Flaccadori, Pecchia, Mezzanotte e Palumbo, lanciati da Treviglio fino alla Nazionale A. «Con noi ha svezzato e fatto crescere tanti ragazzi, migliorando non solo quelli arrivati in serie A ma anche altri elementi meno dotati che si sono costruiti carriere in A2 come Cesana e Nwohuocha. Nessuno negli ultimi 9 anni ha lanciato tanti giovani come Treviglio, e sicuramente il lavoro di Vertemati è stato fondamentale in tal senso».
    Ma il tecnico di Cornaredo è pronto per giocarsi una chance in serie A, categoria che non ha mai disputato sia pur con una lunghissima esperienza in A2 e l’avventura oltremodo formativa da assistente in Eurolega al Bayern Monaco? «A mio avviso è assolutamente pronto per la serie A, merita una chance al massimo livello, soprattutto alla luce del fatto che l’A2 è una palestra estremamente formativa per gli allenatori, perché con soli 2 stranieri e 8 italiani il peso della guida tecnica è ben più rilevante che con i 5 o 6 stranieri in serie A. Se come pare il mandato è a lungo termine, potrà avere l’investitura e la serenità per poter incidere davvero, e se avrà continuità nello staff tecnico sarà un vantaggio» è il parere di Mattioli, che aggiunge un dettaglio importante sull’impatto nella gestione di una squadra col 50% di stranieri, fatale invece a Gianmarco Pozzecco al suo primo approccio in A quando venne a Varese dopo l’esperienza a Capo d’Orlando. «Adriano è bravo a studiare gli stranieri; a volte ha corretto in corso d’opera, però conosce i giocatori e comunque parla benissimo l’inglese. Sono certo che si troverà meglio con 5 stranieri in A rispetto ai 2 dell’A2, anche perché ha la capacità di non guardare in faccia a nessuno: a Treviglio ha messo fuori per qualche periodo italiani o stranieri senza pensarci due volte quando serviva per il bene della squadra».
    L’ultimo aspetto che l’ex consigliere federale della FIP analizza è quello caratteriale: di sicuro al futuro coach di Varese non mancano personalità e carattere, ovviamente dovrà guadagnarsi il credito a dispetto dello status da esordiente. «La sua faccia e le sue espressioni sono sempre molto eloquenti: non è tipo che nasconde le emozioni, sia in partita che in allenamento. Lui è esattamente come lo vedi, esterna in maniera completa i suoi stati d’animo, cosa che oggi non è abituale. E’ un allenatore più sanguigno e meno “paraculo” rispetto alla media della sua generazione».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’Openjobmetis inizia a ragionare sul parco giocatori con vincoli contrattuali in attesa dell’insediamento di Adriano Vertemati. Dialogo concreto da aprire in settimana sul primo snodo in vista della costruzione della Varese che verrà: il club biancorosso ha 5 italiani senior sotto contratto e nella logica della squadra versione 2021/22 vuole “asciugare” le rotazioni a 4 promuovendo in prima squadra un giovane dell’Academy (quotazioni elevate per l’azzurrino Nicolò Virginio).
    Ma il discorso è più ampio rispetto alla semplice dicotomia fra Giancarlo Ferrero, vera bandiera dei tempi moderni con 6 anni di militanza e un peso sostanzioso in spogliatoio ma con 33 primavere sulle spalle e una escape leggerissima dal contratto per il 2021/22, e Nicolò De Vico, nella seconda metà della stagione passata “congelato” da Massimo Bulleri ma più fresco (classe 1994) e titolare di un contratto garantito eventualmente da transare in caso di addio.
    Ma il ragionamento è più ampio, legato anche a Strautins e Beane che nella seconda metà del 2020/21 fungeva da cambio anche del numero 3. Per una OJM performante che navighi verso la zona tranquillità e possa gettare lo sguardo verso i playoff l’assetto perimetrale Ruzzier, Beane, Strautins non è considerato sufficientemente competitivo: l’idea sarebbe proporre alla guardia Usa la conferma come sesto uomo dietro il sostituto di Douglas e un’ala piccola titolare. Che potrebbe non essere il lettone, considerando la sua duttilità nell’interpretare anche il ruolo di ala forte, con la possibilità di partire dalla panchina cambiando entrambi gli spot di ala. Ovviamente il tutto va pesato in funzione delle aspettative dei giocatori che dovranno eventualmente accettare di uscire dalla panchina (Varese e Beane hanno entrambi uscita al 30 giugno, Strautins ha escape per le coppe analoga a quella dell’accordo con Ruzzier). Altrettanto vero, però, che se Strautins occuperà la casella del cambio delle ali, lo spazio per Ferrero e De Vico - che hanno caratteristiche molto simili a quelle del lettone - sarà sostanzialmente ridotto all’osso. Insomma di tre giocatori con peculiarità da 4-3 o 3-4 ne resteranno due se Strautins sarà confermato titolare nello spot di ala piccola, o addirittura uno solo se prevarrà la logica dell’aggiunta di un altro straniero perimetrale da titolare.
    Insomma, gli snodi sono ancora parecchi e come sempre si deve ragionare ad incastri tra ruoli e passaporti: dando per scontata la conferma della formula con 5 stranieri e 5 italiani, e che tre slotdel quintetto - guardia, ala forte che potrebbe essere Jalen Jones e pivot - saranno a stelle e strisce, l’eventuale scelta dell’ala piccola straniera potrebbe spingere fuori Beane e aprire a un italiano da cambio degli esterni. Oppure, con Beane confermato, potrebbe generare la necessità di un lungo italiano di riserva. Così come l’eventuale planata di Milano su Ruzzier aprirebbe la necessità di cercare un altro italiano da quintetto.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Toto Bulgheroni guarda con rinnovata fiducia al futuro di una Openjobmetis rinforzata sul piano delle ambizioni, delle risorse e della progettualità dalla futura new entry dirigenziale Luis Scola. Il consigliere biancorosso, che conosceva a perfezione i retroscena dell’operazione con la stella argentina i cui dettagli saranno definiti a settembre, conferma i venti di rilancio legati all’entusiasmo del “General” e del main sponsor Rosario Rasizza: «Abbiamo preso atto con soddisfazione della volontà di Scola ad entrare in società, come confermato martedì sera dallo stesso Luis sia pure con modalità e forme da definire, e della disponibilità del cavalier Rasizza di stilare un programma più ambizioso che permetta a Varese di tornare ad occupare una posizione di spicco della classifica e riaffacciarsi in Europa. L’ambizione è condivisa anche da Scola e da tutti noi, avendone i mezzi per poterle portare avanti».
    Dunque una Openjobmetis più ambiziosa per dare consistenza al progetto triennale e risalire la china dopo il penultimo posto del 2020/21, pur con la necessità di quantificare sul piano pratico - leggi risorse fresche - l’ingresso in società di Scola e i nuovi investitori che hanno avvicinato Rasizza. «C’è tanto da fare per questi progetti, ma la volontà chiara è fare un passo avanti, e aver trovato altre persone disponibili a impegnarsi per il bene della Pallacanestro Varese dà fiducia ed entusiasmo. Compatibilmente con le disponibilità cercheremo di fare del nostro meglio per realizzare questi progetti».
    Intanto però “El General” si è messo a disposizione come consulente dell’area tecnica biancorossa, affiancando Bulgheroni e Conti nelle prime scelte strategiche: «Ognuno di noi porterà il suo contributo, fatto di esperienze e conoscenze ma anche di innovazione che potrà portare Luis. Fa piacere che un personaggio della sua caratura si sia immedesimato nei valori storici della nostra società. L’unico rammarico è che non abbia potuto giocare con il pubblico in tribuna: non so cosa pagherei per riuscirci, ma non credo sarà possibile. Già lo scorso anno aveva accettato Varese dopo aver verificato se ci fossero tutte le condizioni ideali per giocare al top. Purtroppo ritengo che stavolta non sia una soluzione percorribile».
    Bulgheroni torna poi alla scelta della mancata riconferma di Bulleri: «Sul piano umano sono dispiaciuto per Massimo: è una persona seria che ha scelto la carriera di allenatore, certo gli manca esperienza ma lo sapevamo anche quando lo abbiamo scelto. Ha lavorato al meglio in condizioni difficili, c’è il rammarico di avergli affidato una squadra non costruita da lui, e con l’oggettivo impedimento di infortuni e Covid che lo hanno ulteriormente condizionato».
    E pur senza nominare il nuovo coach per motivi di opportunità, spiega le ragioni della scelta di Adriano Vertemati, per il quale è ai dettagli un accordo 2+1 legato alla scadenza temporale dei 3 anni del progetto di rilancio Rasizza-Scola: «Il risultato sportivo ottenuto da Bulleri è fuori discussione e gliene vanno riconosciuti i meriti. Ma l’orientamento è stato quello di puntare su un tecnico con caratteristiche diverse in grado di garantirci quell’energia e quella dedizione nello sviluppo dei singoli che richiediamo dal nostro futuro allenatore».
    Giuseppe Sciascia

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