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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Ancora una sconfitta, ancora la sensazione di qualcosa che era tra le mani e che è volato via. Per bravura degli altri, certo, ma anche per le solite, maledette, incancellabili sbavature che stanno caratterizzando la stagione della Openjobmetis. A Trento è un altro testa a testa, come a Treviso, e come a Treviso quando i biancorossi sembrano aver finalmente risolto il rebus si fanno infilare dai padroni di casa. Allora fu un +7 non difeso a 4′ dalla fine, stavolta il margine è più esiguo (68-70, 71-72) ma proprio in quel momento una squadra ha fatto tutte le scelte giuste: non Varese.
    Le sbavature, i dettagli, le virgole: la formazione di Kastritis è lì che si impiglia. Sul passaggio loffio tra Nkamhoua e Stewart, sul tuffo di Forray che a 40 anni è il più rapido a capire tutto e buttarsi a terra, sul “non aiuto” di Iroegbu che lascia a Jakimovski lo spazio della tripla, sull’ennesimo taglio sulla linea di fondo che manda all’aria i piani di riscossa varesini.
    Alla vigilia un po’ tutti avevano sottolineato tre mosse cruciali per espugnare la BTS Arena: rimbalzi, palle perse, percentuale da 3. I biancorossi hanno lavorato bene (a tratti molto bene) sotto i tabelloni ma pagato un deficit enorme nelle altre due statistiche. 17 perse, alcune delle quali tragicomiche, alcune in momenti in cui – proprio – la palla non era da pardere; 9 su 33 dall’arco (ovvero il 26,3%), al di sotto anche della soglia psicologica del 30%. E se la Dolomiti ha fatto altrettanto male nei palloni sprecati, si è riscattata al tiro pesante creando lì le condizioni per vincere.
    Rispetto alle ultime uscite va segnalato un cambio di rotta gestionale di Kastritis, tornato a dare fiducia a Ladurner e Freeman da cui ha ricavato buone cose (specie con il pivot) ma ancora una volta in troppi hanno giocato a fasi alterne. Di Iroegbu abbiamo già accennato (alle amnesie difensive si aggiunge una partita poco incisiva in attacco) ma accanto a lui, tra i discontinui, ci vanno anche Alviti, Stewart e Librizzi (più male che bene per tutti) e ciò si è riflesso – trattandosi di quasi tutto il reparto guardia – in una gestione troppo imprecisa. Per sbancare un campo in trasferta servirebbero invece continuità e precisione da parte di tutti. Cose buone si sono viste dai lunghi con Renfro forse migliore in campo, insieme al solito Moore che talvolta fa confusione ma che allo stesso tempo mette sempre intensità e fantasia al servizio della squadra. Ma, appunto, è troppo poco.
    Quella di Trento, però, è la quarta sconfitta nelle ultime cinque gare, tre delle quali sfuggite dalle mani tremule dei biancorossi (Treviso e Venezia le altre) : un ruolino di marcia che la Openjobmetis non si può proprio permettere. Anche perché all’orizzonte (sabato 14) c’è Brescia e perché, oramai, c’è solo da guardarsi le spalle, anche questa volta. Anche quest’anno. Con il solito copione fatto di paura e di speranze andate a farsi benedire.
    PALLA A DUE
    Un buon numero di tifosi biancorossi inizia a incitare la Openjobmetis ancora prima della contesa: Kastritis manda in campo il quintetto delle ultime uscite con Iroegbu e Moore a dettare i ritmi insieme all’ex Alviti. Cancellieri non ha il forte play Jones, come previsto, ma recupera in extremis Niang; quintetto con il giovane Hassan play e i muscoli di Mawugbe sotto i tabelloni.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio di gara pare lo stesso di domenica scorsa: Trento scatta 7-0 senza problemi e allunga anche dopo la tripla di Nkamhoua trovando punti un po’ da tutti. Ma più che la difesa è l’attacco varesino a mettere i brividi con 4 perse in 4′ a vanificare il buon lavoro a rimbalzo di Renfro. Toccato il -11 (Alviti e Iroegbu fantasmi), la OJM inizia finalmente a colpire: Moore dà la spinta con un paio di recupero e contropiede, poi Kastritis si ricorda di Ladurner e Freeman che nei minuti finali portano punti. La Dolomiti, in lunetta, tiene il vantaggio che però è dimezzato: 23-18.
    Q2 – La OJM è brava a chiudere subito il divario ma manca – vecchio difetto – quando serve concretizzare, ovvero sorpassare o comunque mettere più autorità sulla partita. Il primo pareggio arriva al 12′ con Moore, il secondo a metà periodo con quella che resterà la sola tripla di Alviti (29-29) che poco dopo produce una inconsueta schiacciata di potenza. Ma, come detto, il sorpasso non arriva e – anzi – i due timeout spesi da Kastritis negli ultimi scampoli non portano alcun risultato positivo, così l’Aquila chiude avanti 38-35.
    Q3 – Anche a inizio ripresa arriva il solito spreco con Iroegbu che serve un pallone troppo lungo a Nkamhoua vedendo sfumare il sorpasso. Poco dopo però è la volta buona con una schiacciata di Alviti e una tripla di Iroegbu ma l’inerzia si ferma lì per gli errori successivi e la tripla di Battle che rimette avanti i bianconeri. Nkamhoua – canestro e fallo – ci riprova ma nel finale di periodo arriva il solito blackout: 13-2 di parziale con Varese che quando sbaglia (due triple nella stessa azione di Stewart) si ferma e concede azioni veloci alla Dolomiti. Due liberi di Librizzi non possono fermare la valanga e tantomeno un timeout fuori tempo di Kastritis: 62-53 al 30′.
    IL FINALE
    La partita sembra aver preso una piega netta ma la Openjobmetis stavolta si scuote: Cancellieri deve fermare il gioco dopo lo 0-5 firmato da Renfro – perfetto in lunetta – e dalla tripla di Iroegbu (66-60). Varese inizia a crederci e sorpassa con un nuovo parziale di 2-10 grazie a Renfro, Moore e alla tripla di Nkamhoua (i tre migliori, guarda caso). L’ultimo vantaggio è ancora di Moore in penetrazione a 2.33 dalla fine ma lì Varese smette di fare le cose giuste e sbaglia tutto in fase di gestione: palla persa tra Stewart e Nkamhoua, tuffo di Forray a prendere la sfera, tripla di Jakimovski e rimessa dubbia che il replay assegna a Trento. Serve lo sforzo massimo invece arriva un taglio del macedone a punire l’aiuto di Nkamhoua e la dormita di Iroegbu: Moore segna tre volte con rapidità ma i palloni che contano sono quelli di un’Aquila in vantaggio. E gli uomini di Cancellieri non sbagliano più: 84-78.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Il problema chiaro già da novembre non è stato risolto L'Openjobmetis ha smesso di crescere nel primo scorcio del 2026. Si è esaurita la parabola ascendente generata dalle riparazioni Iroegbu e Stewart, che aveva portato i biancorossi dalla zona salvezza della 9ª giornata al sesto posto del 14° turno con un ciclo di 4 vittorie in 5 gare (Trapani compresa). Un solo successo, pur eclatante, nelle ultime 4 partite è lo specchio di una Varese che viaggia in leggero riflusso perché ha corretto solo una parte dei suoi limiti iniziali. In aiuto vengono le statistiche di squadra: innegabili i progressi della difesa, che da un mese guida le graduatorie di palle recuperate, palle perse forzate agli avversari e percentuali concesse nel tiro da 3 punti. Ma i problemi dell'attacco, che alla pausa di novembre era ultimo per punti segnati, palle perse e percentuali dall'arco, sono rimasti irrisolti alla luce delle medesime posizioni nei medesimi dati statistici. E nel ritorno all'ulti mo posto nella classifica dei rimbalzi, dopo il trend di crescita del mese di dicembre che aveva fatto risalire l'OJM fino al 10° posto.

    RITMO, RITMO, RITMO - Per questo motivo Varese non può prescindere dall'aggressività difensiva e dal ritmo sempre elevato: giocare in velocità è il modo per evitare di collezionare ferri in serie dall'arco e "regali" agli avversari sotto forma di palle perse. La trojka Iroegbu, Stewart e Moore, che sa esaltarsi quando può correre, fa terribilmente fatica nel dare certezze a difesa schierata. La coppia Mitrou Long-Hands della prima OJM di Kastritis risultava più "performante"rispetto all'attuale pacchetto esterni: di fatto mancano sia un un costruttore di gioco affidabile a metà campo, che un attaccante capace di mettersi in proprio quando la manovra non crea vantaggi. Affidarsi alle gambe prima che alla testa è una scelta di campo dalla quale indietro non si torna, almeno per quest'anno; se ne dovrà tenere conto per il futuro se le opzioni contrattuali sul trio Iroegbu, Stewart e Moore varranno ancora chiudendo in zona Europa dal decimo posto in su.

    MORIRE DI FREDDO - Però diventa difficile uscire dall'impasse attuale affidandosi "solo"ad approccio mentale e volontà. L'unico upgrade per modificare un trend "stagnante", se non ribassista, può arrivare dalla sostituzione di Freeman, sempre che nella pausa si opti per questa soluzione. Ma la priorità andrà indirizzata verso mani più calde nel settore ali per aumentare la pericolosità balistica, o maggiore vigore a rimbalzo nel reparto lunghi per aiutare la spinta in velocità? La coperta resterà comunque corta, ma almeno non si rischierà di morire di freddo... 
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Milano: effetto sorpresa. Reggio Emilia: effetto “conosci te stesso”.
    O meglio: sono gli altri a conoscere Varese. Bene. Priftis, evidentemente, meglio di altri: come si mette in tasca lui la ballerina Openjobmetis, il suo allenatore e tutta la compagnia cantante prealpina, pochi altri…
    Al PalaLido i biancorossi hanno giocato sulle mancanze milanesi, la sorpresa è stata tutta nella differenza di freschezza e scioltezza, le briglie libere e non tirate lasciate loro sul collo hanno scritto un copione di partita da interpretare senza strappi, con la concreta possibilità di emergere, poi sfruttata a dovere. 
    Bene, bravissimi, ma il bis? Da scordare.
    Perché Reggio Emilia, invece, è arrivata a Masnago con una sola idea in testa: distruggere Cartagine, non lasciare che macerie dietro di sé. “Pace” ridotto ai minimi termini, in una guerra di passo dove ha vinto il trotto e il galoppo non si è visto; fisicità e falli sistematici ogni volta in cui qualche kastritiano ha osato mettere il turbo; controllo perentorio delle plance; aggressività sugli esterni, attenzione a ogni uscita dai blocchi, pazienza in attacco, terreno sul quale sfruttare azioni muscolari e meccanismi semplici ma efficaci.
    Poteva finire diversamente? No. Davanti ad avversarie cui tutto quanto sopra elencato riesce nell’effettività della prestazione, Varese non ha armi per controbattere. Troppi indizi fanno ormai una prova.
    Contro Reggio Emilia, poi, è ormai una questione quasi storica: -15 (stasera), -24, -17, -15, +23 (l’eccezione che conferma la regola…) e -33 è l’elenco degli scarti delle ultime sei gare al cospetto della Unahotels. In quella che è da anni una battaglia di filosofie - la leggerezza e la velocità contro i chili e i centimetri - il credo varesino non fa altro che uscire sconfitto nel caso di specie.
    La giornata di oggi non ha registrato una regressione, come potrebbe sembrare, ma una conferma: più di se stessa Varese non sa essere. Nel bene, Milano, e nel male, Reggio.
    E allora, nel giorno in cui il sesto straniero Allerik Freeman raggiunge l’abisso dell’ “n.e.” per scelta tecnica, considerato meno di un ragazzino e mai contemplato nemmeno in versione scossa, e nel giorno in cui per l’ennesima volta la finitezza di mezzi fisici presenta pesantemente il conto, ci si chiede - senza malizia - se questa società, dal suo maggiorente fino al suo allenatore, sogni veramente di affrancarsi dalla zona salvezza per ambire seriamente a quella playoff.
    Sì o no? Non c’è nulla di male a rispondere “no”, basta essere chiari e onesti: non ce lo permette il budget, non ce lo permette la parabola di crescita che abbiamo in mente, ancora non abbastanza acuita. Perché se la risposta è no, per la salvezza va già bene così.
    Se invece la risposta è sì, allora che alle parole corrispondano i fatti: senza provare ad andare oltre la propria finitezza, a partire inderogabilmente dal mercato risolvendo l’assurdità del “caso” Freeman, la post season Varese non la vedrà mai e poi mai.
    Però non prendiamoci in giro, facendo passare la situazione di uno straniero che gioca 2 minuti a partita come normale…
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Non c’è mai fine al peggio. Dopo la pessima prestazione contro Udine in casa pensavamo di aver toccato il punto più basso per quanto riguarda le prestazioni di questa squadra. E invece quella contro Reggio Emilia è stata pure peggio. Kastritis vede e sente Priftis come la criptonite, questo storicamente e probabilmente per il tipo di filosofia che i 2 applicano ai team da loro allenati. Se c’è una tipologia di avversari che Varese soffre sono proprio le squadre stazzate e che giocano a ritmo cadenzato (non a caso Udine e Reggio ne sono l’esempio lampante). Se poi aggiungiamo un glaciale 16% dalla lunga distanza e la consueta inconsistenza sotto i tabelloni (ben 16 rimbalzi offensivi concessi) il risultato non può essere che quello scritto alla fine sul tabellone. Aggiungendo la voce del vulgo e cioè l’incomprensibile gestione della formula del 6+6 con Freeman inchiodato alla panchina e restando più sul pratico, il non utilizzo di tutte le risorse a disposizione, considerando che i sette e mezzo utilizzati nelle rotazioni non stavano certo incantando, questa volta ci sentiamo di criticare apertamente la gestione dello staff tecnico per l’andamento dell’incontro. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Stewart 5,5: uno dei meno peggio, Carlos però subisce l’aggressività dei reggiani e i suoi assalti al ferro vengono sempre respinti con perdite. Insieme a Iroegbu il solo a segnare dalla lunga distanza, forse andava cavalcato maggiormente. DISARCIONATO
    Alviti 4,5: cartina al tornasole di questa serata nera come la pece. Sconsolato, quasi impaurito dovrebbe essere per caratura ed esperienza quello che lancia messaggi positivi ai compagni, ma rifiutare tiri non è il miglior modo di farlo. DEMOTIVATO
    Moore 5,5: cerca di infondere la consueta adrenalina a lui e i compagni ma questa volta non riesce ad essere contagioso e sulla distanza si adegua anche lui all’andazzo non certo esaltate del resto della banda. DISINNESCATO
    Villa N.E.
    Assui 4,5: sempre più marginale l’impatto e conseguentemente l’utilizzo dell’ala di origini ivoriane che dopo essere entrato nel primo tempo viene lasciato a riposare fino a fine incontro. EMARGINATO
    Nkamhoua 5: presenza impalpabile quella di Olivier tant’è che anche i minuti di utilizzo sono decisamente sotto la media stagionale. Offensivamente quasi ai margini, difensivamente poco efficacie. EVANESCENTE
    Iroegbu 5,5: Ike prova a cantare e a portare la croce ma rimane una voce fuori dal coro e nel finale fa scelte sconsiderate e che fanno deragliare qualsiasi speranza di rimonta. STONATO
    Librizzi 5: anche il capitano non riesce a dare quella sferzata di cui la OJM avrebbe avuto bisogno. Non trova il fondo della retina con il suo consueto tiro in sospensione e quando attacca il ferro fatica a trovare lo spazio sia per il tiro che per gli scarichi. INTASATO
    Renfro 5,5: più preciso del solito dalla linea della carità, per i suoi standard segna buoni punti ma accettando il cambio sui piccoli avversari si ripropone il problema tattico di lasciare sguarnito il pitturato e di conseguenza dei secondi e terzi tiri che sono stati fatali per Varese. SGUARNITO
    Ladurner N.E.
    Freeman N.E.
    Tornese N.E.

  • simon89
    Dopo essersi regalata un momento d’evasione, di estasi, a Milano, l’Openjobmetis torna quella che i tifosi non vorrebbero vedere. Quella capace di rovinarsi con una partita disastrosa nel momento in cui, invece, era possibile il salto di qualità. Varese si fa divorare in casa da Reggio Emilia (61-76) con un elenco di errori, mancanze, inciampi e situazioni imbarazzanti che potrebbero riempire un intero libro.
    In tilt fin dal primo minuto, contro i muscoli e il pressing reggiano, la squadra di Kastritis viaggia a ritmi da dopolavoro in attacco (10, 16 e 14 punti i primi tre parziali) senza mai e poi mai trovare un’alternativa. E dopo un approccio iniziale deprimente, riesce a fare il bis e il tris nei due momenti in cui sarebbe servito accendere il turbo: 0-10 ospite dopo l’unica fiammata varesina (32-40 dopo l’intervallo), 0-7 reggiano dopo 1’24” del quarto periodo a demolire le ultime speranze.
    E Kastritis, questa volta, prosegue a perdere in sala stampa: il coach greco – terzo derby perso su tre con Priftis – evita il più possibile di rileggere la partita davanti ai microfoni (e di riflesso ai lettori-tifosi), imputa la sconfitta alla difficoltà del campionato, garantisce di aver pensato di allungare le rotazioni ma di aver scelto diversamente, spiega di non avere recriminazioni. Contento lui, meno contenti tutti noi: perdere è un problema relativo, ci abbiamo fatto il callo, perdere in casa così, senza mai fare canestro, senza mai trovare una contromossa, per di più restando sotto nettamente fin dal primo minuto e chiudendo con un timeout ancora in tasca non è accettabile. E meriterebbe ben altra lettura nel dopo gara, anche per rispetto di chi paga il biglietto (tanti, anche stavolta).
    Da salvare c’è poco: vero che Reggio è una delle squadre più difficili da affrontare per Varese, con i suoi ritmi compassati, i tanti centimetri e i muscoli in tutti i ruoli (basta vedere il play, Caupain, attaccare di fisico una guardia-ala come Moore). Ma è anche vero che la OJM ci ha messo un quarto per iniziare a difendere – dopo è andata meglio – ha sofferto tantissimo a rimbalzo e quindi non è riuscita a innescare la corsa. Ma pure a difesa schierata ha combinato poco: Alviti è stato forse il peggiore in campo, ma – per fare un esempio – non gli è mai stato costruito un tiro decente. E il giropalla biancorosso è stato sempre inconcludente, quando sarebbe servito maggiore ritmo per bucare la ragnatela reggiana e farla sbilanciare. Aggiungiamo una serie di scelte cattive e avventate nel tentativo di muovere il punteggio in certi frangenti, e la frittata è completa.
    Quindi, per l’ennesima volta, dalle parti di Masnago ci si torna a guardare dietro e a “benedire” le sconfitte di Cantù e Treviso che tengono ancora in zona di sicurezza Librizzi e compagni. Ma questa non è di certo una soddisfazione, perché tra la trasferta di Trento e il match interno con Brescia le prossime due appaiono molto complicate. Servirà almeno un’impresa in stile Milano prima della pausa, anche se la cosa migliore sarebbe trovare un po’ di continuità. E magari completare una formazione che “regala” il sesto straniero ogni domenica.
    PALLA A DUE – Palazzetto di nuovo pieno per il confronto tra biancorosse con in palio due punti pesanti in chiave salvezza. Tra il pubblico anche Thomas Larkin, il varesino capitano della nazionale di hockey che sta per iniziare l’avventura olimpica. Squadre come da previsione: Kastritis rimette lo stesso quintetto delle ultime uscite, il connazionale Priftis – con molte più opzioni – manda in quintetto l’ex Woldetensae (applaudito) accanto alla trazione posteriore Caupain-Brown.
    LA PARTITA
    Q1 – Il brutto giorno si vede dal mattino. Varese concede di tutto all’attacco di Reggio nelle prime battute e il punteggio è subito in salita, 4-11 ma, dicevamo, è solo l’inizio. Il primo quarto è un’esibizione di una squadra che sembra raccattata al momento: difesa troppo morbida contro il peso di Caupain e soci, attacco in tilt completo, irretito dal pressing ordinato da Kastritis. Ne esce un periodo chiuso sull’8-24 con i tifosi spazientiti.
    Q2 – Il secondo periodo non offre grosse variazioni sul tema: OJM un po’ migliore in difesa (cresciuta soprattutto nel finale di periodo) ma l’attacco resta affidato a qualche iniziativa dei singoli. Per vedere la prima tripla della sera (Stewart) bisogna attendere il 15′ ma Reggio dà l’impressione di essere sempre in controllo con Prifitis che perde Williams per falli ma può puntellare l’area con Echenique, Thor e Severini. Un mini-lampo nel finale del quarto vale il 24-35 e sembra già una vittoria.
    Q3 – Dopo l’intervallo arriva forse il miglior momento varesino, nato più per la combinazione nervosismo-rabbia del pubblico per alcuni fischi avversi che per reali meriti tecnico tattici. Iroegbu si scrolla di dosso gli avversari e spinge i suoi al -8 (32-40) ma subito dopo arriva uno 0-10 a favore degli ospiti – importante Severini – che ributta indietro Varese. Moore prova a mettere punti di sutura ma i buoi sono scappati e la sirena suona sul 40-55.
    IL FINALE
    Il -15 sarebbe ancora teoricamente ribaltabile, se non che in meno di 90” Reggio segna tre volte (0-7), Varese zero, con Thor e soci dominanti a rimbalzo offensivo. Kastritis spende il secondo timeout – terrà in tasca l’ultimo – ma la mossa serve solo ad accendere i motori varesini, comunque troppo deboli per poter girare le onde della partita. Qualche magata di Iroegbu e Librizzi servono giusto a migliorare un po’ il passivo, Reggio svicola sui tentativi di pressing a tutto campo ed esulta con Echenique rimasto solo in attacco. Bandiera bianca, serata nera: 61-76.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Ci sono eventi che non passano inosservati, che lasciano un segno indelebile e che devono essere celebrati. E per questo motivo la vittoria di Varese contro la corazzata meneghina, in quello che era il vecchio Pala Lido ora rimodernato e ribattezzato Allianz Cloud, merita delle pagelle special edition che esaltino una vittoria tutt'altro che scontata, voluta cercata e alla fine meritata per aver disputato inizialmente una prima parte di incontro resiliente, resistendo alle spallate soprattutto della batteria dei lunghi guidati da Peppe Poeta, e poi travolgente nei 2 quarti finali quando l'energia di Tazè Moore ha coinvolto tutti i suoi compagni portandoli a strappare 2 punti che sanno di ossigeno puro. Ma veniamo alle valutazioni:
    Stewart 8: si candida a gran voce per essere il sesto uomo del mese dalla LBA. Da quando è arrivato ha sempre chiuso in doppia cifra come punti segnati ma ancor più significativo è il suo contributo dal punto di vista della reattività, una spina nel fianco continua nella difesa milanese che non trova mai le contromisure per limitarlo. FLASH
    Alviti 6,5: polveri bagnate soprattutto nel primo tempo dove sembra replicare la serataccia di Treviso. Ma questa volta il linguaggio del corpo è differente tant'è che è un pilastro solido su cui Kastritis si appoggia per alzare il livello difensivo e questo atteggiamento ripaga anche in attacco con 5 punti fondamentali. ARCHITRAVE 
    Moore 9: primo tempo che potremmo definire normale, senza particolari acuti. Nel secondo tempo il numero 4 in maglia OJM sembra essere ovunque tanto è il suo impatto e oltre a questo, anche in attacco gli riesce tutto diventando immarcabile. TRINO
    Villa N.E.
    Assui 5: comparsata di pochi minuti in cui lo si ricorda solo per 2 triple dall'angolo, aperte, ma che faticano a scalfire il primo ferro. SMORZATO
    Nkamhoua 6,5: non si può quasi mai dire che giochi delle partite negative ma, soprattutto in alcuni momenti nevralgici degli incontri, spesso prende delle scelte discutibili per non dire scellerate, probabilmente anche perché dato il suo altissimo minutaggio, mantenere sempre alto il livello di lucidità non è semplice. Quando è sul pezzo invece sa essere decisivo e determinante. BILATERALE
    Iroegbu 7: forse è il giocatore più rappresentativo di questa squadra. Capace di fare giocate importanti e vincenti e un attimo dopo tirare una bella pedata al secchio del latte appena munto. Contro Milano Ike limita i giri a vuoto ed infatti è autore di una signora partita. OTTIMIZZATO
    Librizzi 7: Matteo è autore di un match che rasenta la perfezione se parliamo di conclusioni a canestro. Sbaglia solo una bomba e qualche passaggio che però non sporcano un apporto alla fine importante segnalando anche un miglioramento nell' attaccare il ferro. BIDIMEMSIONALE
    Renfro 7,5: in molti ancora non danno la giusta importanza all'apporto che il centro americano riesce a infondere alla sua squadra. Non ruba l'occhio ma è giocatore di sistema se ce n'è uno, riesce a cambiare su qualsiasi ruolo in maniera più che efficace e se gli viene alzata la palla nei giusti tempi conclude anche in modo spettacolare. Ma ieri la giocata della partita è la stoppata che ferma forse il centro più dominante del campionato e cioè Josh Nebo. NOT IN MY HOUSE
    Bergamin N.E.
    Ladurner N.E.
    Freeman N.E.

  • simon89
    L’Openjobmetis pianta il vessillo biancorosso all’Allianz Cloud e dà la scossa alla sua stagione. Impresa in rimonta per la squadra di Kastritis, che ferma a quota 7 la serie positiva di Milano interrompendo un digiuno esterno di 5 anni sul parquet dell’Olimpia. Stavolta Varese non perde il controllo del mezzo dopo l’ormai consueta fiammata di valore assoluto quando la sua difesa diventa padrona della partita. L’OJM pasticcia troppo in attacco per lunghi tratti (8 perse nel primo quarto e 11 a metà gara), ma porta sempre avanti il suo piano partita fatto di aggressività e raddoppi anche quando il punteggio le dà torto (43-31 al 18’ e 51-39 al 24’).
    Ma negli ultimi 15’ la marea dell’atletismo biancorosso sommerge un’Olimpia in affanno contro l’aggressività difensiva dei prealpini: le 21 palle perse della squadra di Poeta sono la chiave della rimonta OJM piazzata a suon di triple e contropiedi (54-59 al 28’). Poi è un Tazè Moore a tratti onnipotente sui due lati del campo a pennellare giocate decisive in attacco e a compensare il gap negativo a rimbalzo. Varese vola fino a più 9, la spina si stacca per 4 minuti consentendo all’EA7 di ricucire fino al 74 pari, ma il ferro del PalaLido è amico dei biancorossi sulle triple fallite in serie da Milano.
    E stavolta la squadra di Kastritis trova il colpo del K.O. con le accelerazioni di Stewart e Iroegbu (con assist per Nkamhoua) a rilanciare l’azione. La difesa OJM è assolutamente padrona della partita concedendo solo 23 punti negli ultimi 15’ all’Olimpia, e 5 anni dopo l’ultima vittoria da giocatore Luis Scola può festeggiare il successo esterno da ex. E gli oltre 400 tifosi al seguito impazziscono di gioia per l’impresa di una squadra graffiante, resiliente ed esplosiva: la colonna sonora del finale è “Sono varesino e me ne vanto”.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’Openjobmetis non impara dai propri errori. Prima sconfitta casalinga nella versione 2.0 con Iroegbu e Stewart per una Varese prima bellissima e poi mollissima, che sfida a “chi-segna-di-più” il miglior attacco della serie A, e chiude inevitabilmente concedendo il massimo bottino del 2025/26.
    Davanti agli occhi del commissario tecnico dell’Italbasket Luca Banchi, la squadra di Kastritis ricalca per molti aspetti l’andamento “sinusoidale” della partita di Treviso: esalta e incanta nei 7-8 minuti in cui la difesa graffia e il ritmo si alza, con un break clamoroso di 33-10 a cavallo fra secondo e terzo quarto. Si passa dal 37-41 del 16’ al 70-51 del 23’ quando il ritmo generato dall’aggressività offre palloni d’oro ad Alviti (20 con 6/7 da 3 a metà gara). Ma dallo showtime allo sprofondo bastano due aggiustamenti tattici di Neven Spahija, che adegua l’assetto giocando con due ali e un lungo frontale: Varese smette di attaccare pagando la serata infelice di Iroegbu, ed è Venezia a piazzare un controbreak micidiale di 7-33 nella parte finale del terzo quarto.
    Poi non aiuta un metro arbitrale che tutela pochissimo i biancorossi (8-22 in lunetta, primo fallo della Reyer dopo 11’15” del secondo tempo) acuendo gli errori per cattive scelte offensive contro una difesa orogranata senza più il “buco” Wiltjer. Ma è solo uno dei fattori che pesano nell’economia di una partita nella quale Varese paga dazio alla sua insostenibile leggerezza. Fisica prima di tutto, con Venezia che banchetta a rimbalzo e dentro l’area con medi e lunghi, complice l’uscita di scena di Moore (a riposo per tutto l’ultimo quarto) e i soli 9’ di Assui, sacrificato per cercare attacco. Ma anche mentale, perché passare dal più 19 del 23’ al meno 17 del 36’ è un segnale di preoccupante inconsistenza. Giocare solo a ritmo altissimo si può se si difende per 40 minuti; non basta riuscirci per soli 8’, per quanto abbaglianti, se non si possiede la durezza mentale necessaria per non disperdere in pochi minuti il pingue tesoretto costruito.
    Il primo impatto contro una big boccia le ambizioni di una OJM che non sembra avere sufficiente consistenza nella sua attuale impalcatura. C’è modo di ripensare qualche strategia vista l’inconsistenza ormai acclarata di Freeman? Il derby di lunedì 26 gennaio al PalaLido contro un’Olimpia in serie positiva da sette turni – presente l’ex di turno Alberto Seravalli per “scoutizzare” gli avversari – dovrà dare qualche segnale diverso rispetto a una Varese che al netto di un arbitraggio poco “amico” si è specchiata troppo presto in se stessa, smettendo di fare quel che chiede Kastritis contro la peggior avversaria possibile. Che infatti ha segnato 53 punti in 12’ (dai 51 del 23’ ai 104 del 35’) quando l’OJM ha smesso di essere se stessa.
    Giuseppe Sciascia

  • banksanity6
    Partita sulle montagne russe se ce n'é una quella che ha visto di fronte le squadre che compongono il derby del lavoro interinale italiano. Alla fine Venezia vince meritatamente facendo un match al limite della perfezione e giocato ad alti ritmi sfruttando la lunghezza della sua panchina. Varese raggiunge i 19 punti di vantaggio nel terzo quarto ma poi improvvisamente si spegne la luce e Venezia piazza un parziale devastante portandosi in vantaggio e poi gestendo in sicurezza fino al quarantesimo. Qualche recriminazione per il metro arbitrale che ha aiutato sicuramente i lagunari permettendo ai viaggianti molti contatti senza essere puniti mentre per i padroni di casa sembra esserci stato una maggiore severità nel valutare i contatti. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Stewart 6,5: partenza abbastanza in sordina per poi trovare efficacia nella seconda parte dell’incontro. Trova le marce alte quando i suoi compagni perdono il filo del discorso ma da solo non riesce a rianimare nessuno. E’ anche il miglior rimbalzista di Varese. SPEEDY GONZALES
    Alviti 7: Davide dopo la virgola di Treviso è autore di un primo tempo strepitoso dove vede una vasca da bagno al posto del canestro e questa onnipotenza si fa vedere anche difensivamente dove risulta reattivo e pronto allo scontro fisico con buoni risultati. Nella ripresa sparisce un po' come del resto quasi tutti i suoi compagni. INARRESTABILE...O QUASI
    Moore 6,5: fino a quando rimane in campo è adrenalina pura e di questa sua caratteristica sembra che se ne avvalga anche chi gioca con lui. Poi incomprensibilmente viene fatto sedere e non rivede più il campo e da questa decisione nascono diverse voci che parlano dell’ennesimo colpo di testa di Tazè non gradito al coach ellenico. ROBA DA MATT
    Villa N.E.
    Assui 5: anche Elisè ad un certo punto viene “parcheggiato” sulla panca e non vede più il campo in una partita in cui il suo minutaggio rimane decisamente sotto alle ultime medie. Vero è che oggi non sembrava così impattante come in altre occasioni. SCARIC...ATO
    Nkamhoua 5: partita difficile da decifrare quella di Olivier questa sera. Momenti in cui si accontenta di tiretti dalla media che non ne hanno voluto sapere di entrare e poca presenza a rimbalzo, statistica che ancora una volta risulta decisiva per indirizzare il risultato finale. Più che la tecnica deve lavorare sulle scelte che, sopratutto quando è in carenza di ossigeno, sono deleterie. FRUSTRANTE
    Iroegbu 5: lo statunitense dal passaporto nigeriano è autore di una partita in cui fatica ad azzeccarne una. Gli 8 assist mascherano una prestazione insufficiente sia al tiro che nelle scelte. PASTICCIONE
    Librizzi 6: il capitano lotta contro una batteria di guardie decisamente più stazzate di lui. Regge come può anche se nel finale va fuori giri tanto da farsi fischiare un fallo tecnico (il quinto) dopo aver subito fallo da parte di Cole anche se in quel momento la partita era già finita. Contrariamente al solito molto preciso in penetrazione e impreciso dall’arco. NERVOSO
    Renfro 7: record di punti in serie A per l’americano nato a Tucson che dallo 0 registrato settimana scorsa trova un impatto offensivo inaspettato. Dove forse riesce a performare meno è nella specialità della casa e cioè nel cambiare su qualsiasi avversario mantenendo il suo status di stopper predestinato oltre a catturare solo 4 rimbalzi. SBILANCIATO
    Bergamin N.E.
    Ladurner S.V.
    Freeman S.V.

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