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VareseFansBasketNews

  • simon89
    La quattordicesima sconfitta in 19 partite della Openjobmetis di quest’anno – mettiamo subito le cifre che fanno malissimo ma forse vanno tenute a mente – arriva sul campo della Virtus Bologna (85-76) ma non è poi tanto diversa da quella di due settimane fa, in casa contro l’altra formazione del capoluogo emiliano, la Fortitudo. Una partenza a razzo, con mani torride e triple ben costruite, seguita da un lungo deserto di idee e di canestri (appena 8 punti nel secondo periodo con 1/11 da 3: è il manifesto della sconfitta) che fanno crollare le – già poche – speranze e permettono all’avversaria di turno di prendere il comando e controllare il match senza troppa fatica.
    Dopo un lungo periodo in palestra, speso per inserire meglio Egbunu (missione riuscita, questa) e per provare a costruire un gioco nuovo, sul parquet della Segafredo Arena si vede lo stesso, identico vizio di prima: l’abbondanza estrema di tiro da 3 punti, con percentuali troppo altalenanti per essere un’arma decisiva. Tre dati, infatti, non devono ingannare: i 9 punti di distacco finale, il buon 36,8% dall’arco e i 19 punti di Toney Douglas. Tutto vero sulla carta, nulla di più falso per quanto riguarda l’impatto sulla partita perché Bologna è stata a lungo avanti, anche di 20 punti e perché il giocatore americano, con le prodezze dell’ultimo periodo, ha raddrizzato il tabellino proprio e quello di squadra. Ma prima, quando la Virtus scappava senza troppi problemi, Douglas ammaccava ferri a ripetizione, per altro in buona compagnia.
    Rispetto al recente passato, Varese ha comunque cambiato qualcosa e questo lo si è visto fin dal quintetto base: Egbunu titolare in mezzo all’area e Scola ala forte in avvio e non solo. Il risultato è a due facce: il pivot è stato autore di una buona partita (13 punti, 6 rimbalzi, 4 falli subiti) ed è servito – a intermittenza – a dare un gioco più interno alla squadra. L’argentino, riportato nel suo antico ruolo (più dispendioso), è sembrato un po’ a corto di energie e ha chiuso con 12 punti trovando solo un paio di guizzi da centro area, laddove aveva costruito la sua posizione di capocannoniere. Mosse quindi che andranno riviste contro squadre più alla portata perché questa Segafredo è purtroppo di un altro pianeta: basti pensare che alcune delle stelle bianconere (Markovic, Teodosic, Ricci, Hunter) hanno avuto un impatto limitato sul match che però è stato deciso dalle prodezze degli altri, Adams su tutti.
    Pagato lo scotto della trasferta bolognese, ora Varese dovrà preparare un’altra gara difficilissima, quella casalinga contro la Sassari di Pozzecco, tradizionale osso molto duro per i biancorossi. Il Banco, tra l’altro, ha vinto stasera la sfida con Venezia nella riedizione della finale 2019, tanto per far capire che i sardi non scherzano. E non scherzeranno nemmeno alla Enerxenia Arena.
    PALLA A DUE
    Ci sono diverse annotazioni da fare nel pre-partita. Anzitutto non c’è Sasha Djordjevic sulla panchina bianconera a causa di una indisposizione (non c’entra il Covid-19), con il coach serbo sostituito dal vice Bjedov. Poi c’è Anthony Beane abile e arruolato, come avevamo segnalato alla vigilia: starà in campo metà partita. Infine nel quintetto biancorosso trova posto John Egbunu accanto a Luis Scola utilizzato da ala forte; confermati invece i tre esterni. Bologna va con Belinelli dall’inizio accanto a Markovic in regia mentre Pajola, a referto, non è utilizzabile.
    LA PARTITA
    Q1 – L’avvio varesino è davvero buono, seppure dipendente dal tiro pesante. Va detto che la Openjobmetis seleziona bene i tiri e così scappa con le triple: 5 da 5 giocatori diversi. Manca all’appello però Ruzzier che, battezzato, sbaglia a ripetizione. La Virtus, paziente colma il divario con Weems e Alibegovic mentre anche Egbunu si fa notare. Varese tiene il vantaggio, minimo, al decimo: 19-21.
    Q2 – Quel “21” però rimarrà per altri 6′ sul tabellone, segno di un inceppamento totale in attacco dell’OJM che prosegue nel tiro pesante ma lo fa per mancanza di alternative. Arrivano così tante forzature mentre la Segafredo sorpassa e allunga, ancora non in modo decisivo, con un Adams inarrestabile (10 punti tra entrate spettacolari e triple). Gli arbitri annullano l’ultimo cesto di Hunter ma il divario di metà gara è 39-29.
    Q3 – La differenza sta nelle guardie: Belinelli, dopo un cattivo avvio, segna 13 punti in un amen mentre Douglas e Ruzzier continuano a non pungere in attacco. Bulleri rispolvera De Nicolao e poi lo rimette a sedere senza un perché; per fortuna Beane trova un paio di raid e, almeno a punti segnati, Varese si muove. La Virtus però va il doppio con Gamble e con il solito Adams che fissa il 68-48 a tre quarti di gara.
    IL FINALE
    Il quintetto con Ferrero e Morse rosicchia qualche punto, ma appena Bologna vede una reazione torna a dettare legge almeno fino a metà dell’ultimo periodo, quando i padroni di casa salgono per un’ultima volta a +20 prima di sedersi. Varese, che non ha più nulla da perdere, si affida mani e piedi a Douglas che stavolta – ma è tardissimo – inizia a martellare il canestro avversario. 13 punti e Openjobmetis arrivata anche sotto i 10 di svantaggio, con Ruzzier che completa il suo rapporto conflittuale con il canestro tirando cortissimo il libero del possibile -8. Ma a questo punto, un cesto in più o uno in meno non fa differenza: 85-76, Varese resta ultima.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Trovare una logica in sì tante illogicità stasera è davvero un’impresa. Ci proviamo per induzione.
    67 punti segnati sono la peggior prestazione offensiva della stagione, al pari di quella esperita a Cremona. Era il 18 ottobre 2020: dopo 4 mesi Varese ha riscoperto cosa voglia dire non avere un’alternativa offensiva a Luis Scola. Lo ha riscoperto contro la valenza in retroguardia più inaspettata delle tante ospitate qui a Masnago: quella di una Fortitudo considerata farfallona quasi per antonomasia. È stata una grande lezione di coach Luca Dalmonte: anche chi non è portato per difendere può cambiare, se vuole. Anzi: se riesce.
    Trentasei tiri da 3, 20 da due. Anche nella pallacanestro del ciapa e tira il dato evidenzia uno squilibrio non tollerabile, indice di una difficoltà estrema nel trovare soluzioni. Triplicato il Luis olimpionico, alla Effe è bastato osservare come la Openjobmetis riuscisse a complicarsi la vita da sola. Con passaggi molli e facilmente intercettabili (14 palle perse), con esitazioni incredibili, con la lentezza (salvo il primo quarto) della circolazione di palla. Poi hai voglia a non tirare da tre, via di fuga che i mali li nasconde solo quando le conclusioni entrano…
    Dai tre minuti scarsi di Ferrero ai 33 abbondanti di Douglas, oggi hanno toccato il parquet ben 10 atleti. Bologna nel frattempo ha giocato in otto… Si è abusato dei quintetti piccoli, si è cercato di cavalcare l’opzione Scola-Egbunu, si è provato a spostare Strautins da ala piccola ad ala forte, si sono rispolverati dalla naftalina il capitano e De Nicolao, appurato che per alcuni dei loro compagni non fosse giornata. 
    Ebbene: nessun quintetto stasera ha dato l’impressione di poter essere meglio degli altri. E questo è tragico. I tre piccoli sono stati sovrastati dalla fisicità ospite, l’opzione Scola-Egbunu ha favorito il primo parziale a favore dei biancoblù, Strautins è ormai una causa persa ovunque lo si faccia giocare, il recupero tardivo dei due esodati non poteva che non produrre effetti: la frittata era già fatta.
    Insomma: dal particolare al generale, le difficoltà che sta incontrando Massimo Bulleri sono davvero enormi. Evidenti. Non più celabili. 
    Le questioni tecniche sul piatto sono sempre le stesse (e oggi non stiamo trattando la difesa, nell’occasione non certo ermetica, infilzata a più non posso sotto canestro e nonostante la Lavoro Più abbia tirato con il 18% da tre… ). Gli acquisti in corsa, indispensabili a concedergli almeno una parte di “materiale” non scelto da altri, hanno cambiato poco o nulla: Beane, pur non malvagio, ha ingolfato il reparto guardie; Egbunu non è un giocatore pronto per giocare in Europa, tantomeno nella squadra più in difficoltà del campionato italiano.
    In tutto questo le rotazioni sono aumentate a dismisura e il coach toscano ha dato prova di saperne beneficiare finora solo nella battaglia contro Cremona. Per il resto grande confusione: alcuni elementi si sono persi per strada (Strautins sicuramente e De Nicolao in parte), Morse è stato accantonato e la scossa dalla panchina non arriva quasi mai.
    Una Varese che non riesce a risolvere i propri problemi non potrà mai salvarsi. Cambiare l’allenatore non è mai stata un’opzione contemplabile dalla società e non lo sarà mai più a questo punto. Ora ci sono due settimane per lavorare: la campanella dell’ultimo giro però è suonata stasera.
    Stasera che Varese è davvero sul fondo. Con le scuse - pure quelle sacrosante, quelle che derivano da 6 partite in 17 giorni - a sfumarsi e poi perdersi nella nebbia del burrone che c’è sotto di lei.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Sette giorni dopo la clamorosa e intensissima vittoria su Cremona, la Openjobmetis riveste i panni dimessi già mostrati prima del focolaio di Covid, quelli per intenderci indossati nelle sciagurate sconfitte interne con Reggio Emilia e Treviso. Il teatro è lo stesso di allora, l’Enerxenia Arena, dove questa volta passa la Fortitudo Lavoropiu in modo netto e meritato (67-79): se questa doveva essere una partita-salvezza, beh, basta valutare risultato e andamento per capire quale sia la squadra che rischia pericolosamente la retrocessione e quella che invece è destinata a mesi più sereni (ammesso che nella Bologna biancoblu si possa vivere tranquilli).
    La Openjobmetis infatti offre una ripresa a dir poco imbarazzante: dopo metà partita alla pari (ma con trend negativo nel secondo periodo), gli uomini di Bulleri restano senza uno straccio di idea nell’attaccare la difesa ospite, realizzano appena 8 punti nel terzo quarto – altra brutalità già vista – ed escono di fatto dalla lotta per la vittoria. Bologna, brava in fase difensiva, si accontenta così di qualche colpo di acceleratore tirando molto bene da dentro l’area e dalla media (sfiorato il 70% da 2) per intascare due punti utili per risalire la classifica.
    Il contrario di una Varese che torna ultimissima, a pari punti (10) con Cantù ma con doppio confronto negativo, e che appare tornata in grave difficoltà. Scelte incomprensibili nella selezione di tiro (36 tentativi da 3 punti, appena 20 da 2), forzature, palle perse ferali anche in uscita da timeout, scarichi prevedibili, nessuno in grado di mettersi in proprio per dare una sferzata. Chi ci ha provato, come Douglas e in parte Strautins, non ha cavato un ragno dal buco; Scola ha offerto un bello sprint iniziale ricadendo poi nell’antico problema della copertura dell’area mentre Beane non ha ripetuto le recenti prodezze.
    Bulleri, ancora una volta, non è mai riuscito a variare l’inerzia della gara arrivando anche a ingarbugliare i quintetti (a un certo punto ce n’è stato uno con quattro play-guardia insieme a Egbunu…) e a gettare nella mischia Ferrero e De Nicolao – dopo averli ignorati per 25′ – a partita ampiamente indirizzata. Insomma, confusione anche dalla tolda di comando ad aggiungersi a quella in campo dove tutto sommato il povero Egbunu è stato tra i meno peggio (4 punti, 3 stoppate, 7 rimbalzi). Ma non sembra questo il profilo di giocatore in grado di proteggere Scola – che tanto, da ala forte, può offrire solo qualche minuto – e di dare una svolta al campionato biancorosso, tornato gramo dopo gli exploit della scorsa settimana.
    Ora c’è la pausa per le nazionali: Varese potrà tirare il fiato – anche questa sera la differenza di energia con Bologna è parsa evidente – e provare a recuperare sia la condizione sia il discorso tattico. Però Bulleri deve cambiare marcia, e i giocatori pure, perché il campionato ripartirà con la sfida impari (ed esterna) con la Virtus di Teodosic e Belinelli. E in saccoccia c’è la misera di cinque vittorie.
    PALLA A DUE
    John Egbunu mantiene il proprio posto a referto ai danni di nuovo di Anthony Morse, con Bulleri che preferisce tenere a propria disposizione tutti gli esterni. Il quintetto è quello solito di questa parte di stagione mentre sul fronte opposto c’è l’atteso ex Adrian Banks tra i titolari accanto a Fantinelli. Sotto canestro il primo duello è tra Scola e Hunt. Prima del match si rivedono gli ultras biancorossi che si posizionano all’esterno del palazzetto per cantare qualche coro e accendere un paio di fumogeni, senza comunque creare problemi.
    LA PARTITA
    Q1 – Sembra una gran bella Openjobmetis quella che si affaccia alla partita, ma il giudizio positivo sarà limitato al quarto di avvio. Scola colpisce a ripetizione e quando la difesa decide di triplicarlo apre il campo per i compagni. Varese tocca il +10 e sbaglia anche qualche tiro di troppo, così la Effe riesce a risalire restando tuttavia sotto nel punteggio (26-19 alla prima pausa).
    Q2 – Nel giro di qualche minuto però la Lavoropiu ristabilisce la parità e mette avanti la testa in qualche occasione; la OJM segna con il contagocce (appena 12 punti) complice il tremendo 0/8 dall’arco. Bologna avanza con gli italiani (Fantinelli, Aradori, Baldasso) e chiude in vantaggio a metà gara 38-39, anche perché Douglas scivola sull’ultimo tentativo.
    Q3 – L’equilibrio però va a farsi benedire fin dai primi possessi del terzo quarto: Bologna ritrova un po’ di mira da tre punti e trascinata da Banks (11 punti in 8’30”!) infila un parziale di 0-14 interrotto da una tripla di Strautins, a sua volta rimasta isolata. Un’altra bomba di Douglas nel finale di quarto e due punti di Scola da sotto canestro – dove Varese non va praticamente mai – concludono il calvario varesino: 46-61.
    IL FINALE
    Servirebbe, nei 2′ di intervallo, ritrovare tutto quanto si è perso per strada: precisione, idee, cattiveria agonistica, voglia. E invece Varese torna in campo con la stessa faccia e con le stesse, strampalate, geometrie. Gli unici sussulti arrivano dalle stoppate di Egbunu e da De Nicolao, buttato in campo alla speraindio (rubata, canestro, tripla) da un Bulleri in confusione. Nulla però di continuo, di preparato, di lineare: alla Effe basta proseguire sulla propria strada per tagliare il traguardo senza forzare, 67-79.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Con poca benzina nel motore, la Openjobmetis chiude a due la propria striscia di vittorie senza riuscire a compiere l’impresa sul campo di Brescia. Il recupero della prima giornata di ritorno è vinto senza grossi problemi dalla Germani (98-83) che comanda nel punteggio dall’inizio alla fine e consolida così una classifica che va via via migliorando sotto la guida tecnica di Maurizio Buscaglia. Sarebbe però sbagliato pensare a una partita a senso unico, nel senso che – pur con le armi spuntate – Varese non ha rinunciato a giocare, tenendo il campo con dignità nei primi due periodi e anche aggrappandosi alle prodezze balistiche di Douglas per dare un po’ di pepe alla gara.
    Sotto anche di 21 punti infatti, gli uomini di Bulleri sono stati in grado di risalire sino al -7 con una serie di triple della guardia americana, ben spalleggiata in attacco da Beane e a tratti da Scola. Quando però la Openjobmetis ha perso due palloni banali, per la Leonessa si è riaperta la strada verso la vittoria, tutto sommato come da pronostico. Ora Varese dovrà provare a recuperare le forze perché domenica 14 a Masnago arriverà la Fortitudo Bologna, una delle squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere: quella, molto più che questa con Brescia, sarà una partita da disputare puntando solo al successo.
    Certo i biancorossi dovranno puntellare per quanto possibile una difesa collettiva che anche questa sera ha mostrato i propri limiti, concedendo a lungo ai bresciani percentuali alte da lontano con Chery e Burns protagonisti (i dati finali sono un po’ fuorvianti: rimane l’ottima prova dall’arco di Varese). E anche sotto canestro non sono mancati i problemi perché quando la partita era in bilico la Germani ha vinto la lotta a rimbalzo mentre, a protezione del ferro, l’esordiente Egbunu non è certo stato autore di una partita memorabile.
    Capita, all’esordio assoluto in Europa, ma l’impressione che si è avuta è che Morse in questo frangente potesse essere più utile alla causa: vedremo se sarà ancora tra loro il ballottaggio per domenica. Male, ancora una volta, il pacchetto degli italiani con il solo Ruzzier a tenere discretamente il campo (seppure con una prova da 5,5): De Vico, Ferrero e De Nicolao hanno offerto davvero troppo poco. Così non va: le fortune della Openjobmetis passano anche da loro.
    PALLA A DUE
    C’è John Egbunu a referto per la Pallacanestro Varese, esordiente in un campionato europeo e preferito nella circostanza a Morse visto che Bulleri preferisce imbottire come di consueto il reparto esterni. Il quintetto base non cambia rispetto al solito, con De Vico ad affiancare Scola vicino a canestro. Buscaglia dalla parte opposta recupera pienamente Burns (decisivo) e anche Kalinoski nonostante una caviglia non al meglio. Chery è in regia, dentro anche l’ultimo arrivato Wilson.
    LA PARTITA
    Scatta subito forte la Germani (3-10) un po’ perché Chery ha mano calda fin dall’inizio, un po’ perché Varese si accontenta di tiri pigri dall’arco. Bulleri ferma il gioco e alla ripresa è Ruzzier a riavvicinare i suoi. La Leonessa però non si fa acchiappare perché Burns risponde a Scola e i biancoblu chiudono 24-16 al 10′.
    Al rientro Varese ci prova ma non riesce a risalire oltre il -6. Egbunu, entrato già nel primo quarto, sigla i primi 2 punti ma resta spesso “preso in mezzo” in difesa. Tra i padroni di casa piace Willis che non spreca un pallone mentre Brescia continua a dominare a rimbalzo d’attacco. Intanto comincia a scaldarsi Douglas e alla pausa lunga è 48-36.
    Il terzo periodo però, sembra quello di qualche tempo fa: Varese non riesce praticamente mai a fare canestro e così la Germani, dopo qualche tentennamento, trasforma il suo vantaggio in una fuga. Sono le triple a spingere la formazione di Buscaglia (4/7 nel parziale) con Bortolani, Burns e Chery che si aggiungono a Moss. Quando tutto sembra perso – +21 interno – Douglas decide che è tempo di cambiare marcia: l’americano infila tre bombe su quattro (e quella sbagliata è in corsa, sulla sirena da 9 metri) e riapre la gara, 72-58.
    IL FINALE
    C’è ancora un po’ di Douglas in avvio, poi il pallino dell’attacco biancorosso finisce nelle mani di Beane che riprende la vena offensiva mostrata con Cremona. Su una sua tripla (non a segno) c’è il fallo di Moss e dopo quei liberi Varese arriva sino al -7 (76-69 al 33′), risalendo ben 14 “gradini” rispetto al massimo svantaggio. Però, per completare l’opera, servirebbe una prova perfetta che non arriva: Douglas si fa intercettare un passaggio, Ruzzier si crea un buon tiro ma lo sbaglia e così Sacchetti riallunga dall’arco. L’ultimo lampo è ancora di Beane per un effimero -10, poi Burns si prende anche gli ultimi applausi e chiude la contesa, 98-83.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Assurda, pazzesca, tremenda, favolosa, irreale: scegliete voi l’aggettivo per definire la vittoria della Openjobmetis – la seconda consecutiva, in appena 4 giorni – ai danni della Vanoli Cremona. 110-105 il finale che contiene in sé tanti dei termini di cui sopra: un punteggio per raggiungere il quale sono serviti due tempi supplementari e una infinità di colpi di scena dall’una e dall’altra parte.
    Alla fine la spunta Varese, tornata così nel giro di un amen in piena lotta-salvezza dopo che la sconfitta di Cantù aveva allontanato la squadra di Bulleri dal gruppo delle altre pericolanti. Nel momento più buio però, ecco arrivare la risalita nonostante una condizione fisica resa approssimativa dal Covid (non dimentichiamolo). Difficile elencare tutto quello che è accaduto all’interno della Enerxenia Arena, dove si sono registrati ben 16 sorpassi al comando del match e 11 situazioni di parità, con entrambe le squadre che hanno avuto l’occasione di chiudere in anticipo i conti.
    Varese può recriminare sulla serie di liberi sbagliati sul finire del quarto periodo, Cremona invece si flagella per aver concesso a Strautins il rimbalzo-canestro sul filo del 40′ che è valso il prolungamento (87-87). E ancora la Openjobmetis a mangiarsi le mani 5′ dopo con una brutta gestione del possibile pallone della vittoria affidato a Beane, ma l’ex romano non va assolutamente colpevolizzato, anzi. Proprio lui, insieme a Luis Scola, è il grande protagonista del successo: 27 i punti dell’esterno, 30 quelli del “General” argentino pareggiato in questo dato dall’altro veterano in campo, Peppe Poeta, anima di una Vanoli che continua a perdere i finali punto-a-punto e che ora si ritrova invischiata nella zona pericolosa.
    Bulleri, che ha provato ad accorciare le rotazioni (non entrato De Nicolao), ha avuto poco dagli italiani ma ha trovato belle risposte anche da Jakovics, vedendo così premiata la scelta di imbottire il reparto piccoli invece di sacrificare una guardia per Egbunu. Su questo, il coach di Cecina – spesso nell’occhio del ciclone – ha avuto ragione e gliene va dato atto. Ma la Openjobmetis sembra rinfrancata anche sotto l’aspetto mentale: forse il covid ha tolto pressione a Ferrero e soci, forse l’ultima posizione ha risvegliato l’orgoglio di giocatori che (a quanto si può vedere da fuori) sono stati capaci di fare gruppo per provare la risalita.
    La strada, ovviamente, è ancora lunghissima e la Openjobmetis resta in fondo al gruppo, però con qualche certezza in più rispetto al recente passato. Ora i biancorossi dovranno mettere in atto un ulteriore sforzo, visto che tra tre giorni saranno di nuovo in campo a Brescia nel recupero della prima di ritorno. E domenica ancora a Masnago contro la Fortitudo in un ritmo folle, ma voluto dalla Legabasket, alla quale la società si è adeguata. Serve dunque un capolavoro fuori dal parquet, nel gestire la fatica, il recupero e allo stesso tempo nel preparare l’incontro del PalaLeonessa dove finalmente esordirà Egbunu. Ma affrontare questa maratona con il sorriso, è già tutta un’altra cosa.
    PALLA A DUE
    Confermate le indicazioni della vigilia in casa Openjobmetis dove l’ultimo arrivato John Egbunu torna a sedersi a fondo panchina, fuori dal referto. Bulleri sceglie dunque i cinque stranieri già schierati con Brindisi e non varia il quintetto base classico con i due ex Ruzzier e De Vico. Galbiati sul fronte opposto recupera un acciaccato TJ Williams, schiera l’omonimo Reigarvius (Williams) da 5 al posto di Lee e mette l’ennesimo ex, Mian, sulle tracce di Strautins.
    LA PARTITA
    Scatta meglio la Vanoli dai blocchi di partenza, con un parziale di 3-11 che consiglia a Bulleri di fermare il gioco, visto lo sparacchiare sterile di Varese dall’arco dei tre punti. I consigli servono: la OJM mette a segno un parziale di 11-0 e va a comandare con un tonicissimo Jakovics (21-18).
    I biancorossi provano anche a scappare in avvio di ripresa ma il 28-19 resterà il massimo vantaggio, per altro subito suturato da Mian e dalla mano morbidissima di Hommes. Con la Vanoli in rimonta, Varese si scuote una prima volta con Scola e Beane ma paga dazio quando ancora Hommes e poi Poeta siglano il sorpasso a fil di sirena, 48-49.
    Poco male, la OJM torna avanti in avvio di terzo periodo, scava un piccolo solco con i tiri liberi mentre le percentuali dal campo scendono da ambo le parti, e trovano Scola piuttosto pronto nonostante i tre falli sul tabellone. Sul fronte opposto però, Poeta inizia a scaldare la mano e a prendersi responsabilità anche se sulla sirena arriva il guizzo di Douglas per il 67-64.
    IL QUARTO PERIODO
    Il testa-a-testa perdura anche in quello che dovrebbe essere l’ultimo periodo, con Poeta ormai comandante in capo su tutti i palloni gestiti dagli ospiti. Qualche giro di errori rallenta il punteggio, Douglas trova un gioco da 3 punti ma l’allungo che sembra buono arriva sulla tripla di Jakovics a 4′ dalla fine. Varese però, con un 1 su 4 di Ferrero, ha già svelato la trama che la costringerà a soffrire, il fare cilecca dalla lunetta. Scola farà 0 su 2 in una circostanza ma il passaggio a vuoto più grave è di Douglas, altro 0-2 sull’85-84 quando sembra basti poco per chiudere i conti. Sul rovesciamento di fronte invece Cournooh imbuca dall’angolo la tripla che mette Varese in ginocchio a 5” dalla fine (85-87). L’ultimo assalto è di Douglas che sbaglia in entrata ma Strautins è mostruoso nel cogliere il rimbalzo e segnare, saltando in tempo zero dopo il primo atterraggio: overtime.
    I SUPPLEMENTARI
    Cournooh, ancora lui, segna ancora dall’arco e dà nuova speranza a Cremona ma stavolta c’è anche Ruzzier a infilare la tripla e ridare vigore a Masnago. Si pareggia 92 e poi ancora a 95, Varese ha 24” per provare a giocare l’ultimo possesso che però si risolve in un isolamento di Beane in palleggio concluso con un tiro in sospensione poco convinto: 87-87.
    Lo stesso Beane però brucia la retina dall’arco in avvio del secondo overtime; poco dopo arriva un antisportivo a Morse, con R. Williams che sbaglia i liberi ma con Poeta che non perdona dall’arco. Serve il massimo sforzo possibile, in queste condizioni: Scola segna i liberi poi ancora Beane esplode il tiro da lontano che vale platino, come di platino sono gli ultimi due personali dell’argentino perché nel mezzo Palmi (poco prima autori di un triplone) fallisce l’ennesimo assalto. Termina così 110-105, senza energia ma con tanta, tanta gioia.
    Damiano Franzetti
     

  • banksanity6
    Seconda vittoria in fila per Varese a distanza di 3 giorni dall’ultima gara disputata in quel di Masnago in una partita che definire emozionante ed altalenante è riduttivo. A pochi secondi dalla fine Cremona conduceva di 2 ma Varese pur sbagliando la prima conclusione grazie ad un tap in di uno Strautins fino a quel momento evanescente riesce ad agguantare i supplementari. Non bastano i primi 5 minuti che finiscono ancora in parità, servono uno Scola e un Beane in formato NBA per far gioire i biancorossi che agganciano Cantù a pari punti in fondo alla classifica. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Beane 8,5 : miglior prestazione da quando è sbarcato in Italia, comprese le presenze poi cancellate giocate con Roma. Considerato che era uno dei papabili per l’esclusione dimostra che la scelta di schierarlo è più che azzeccata e lui trascina insieme a Scola la squadra ad una vittoria che vale un gioiello preziosissimo. DIAMANTE
    Morse 5,5 : meno incisivo rispetto alle ultime due uscite, paga una esplosività relativa e non trova mai una strada semplice per il canestro. Conclude con 5 falli e l’ultimo è un antisportivo che poteva essere determinate in senso negativo. INCAUTO
    Scola 8,5 : chiude questa partita con una doppia doppia da 30 punti e 10 rimbalzi ma a differenza delle ultime volte è decisivo anche nel finale quando riesce ad essere lucido e determinante come solo lui sa essere. UNICUM
    De Nicolao N.E.
    Jacovics 7 : continua il trend positivo del lettone che sembra in netta ripresa dopo una prima parte di stagione tutt’altro che soddisfacente. Infallibile ai liberi e ispirato dalla lunga è decisivo per il risultato finale anche se in difesa non è perfetto. SHOTGUN
    Ruzzier 5,5 : i suoi 9 assist e la gestione diligente del pallone direbbero che la sufficienza se la sia meritata, in realtà la ritrovata timidezza al tiro e il modo in cui Poeta lo surclassa senza che lui riesca a porvi rimedio passando sempre dietro al blocco, poteva essere letale per lui e i suoi compagni. NASCONDINO
    Strautins 6 : partita in cui sembra essere capitato li per caso, svogliato quasi indolente; poi a pochi decimi dalla sirena finale cattura un rimbalzo con un balzo felino e segna il canestro che vale l’overtime. Da li sembra trovare un minimo di convinzione e infatti anche Bulleri gli da fiducia. GATTO SILVESTRO
    De Vico 5 : Niccolò stecca proprio dove di solito fa la differenza, e cioè nella lotta. Soffre da matti Hommes e per ben 2 volte gli concede un gioco da 4 punti, forse anche per questo motivo perde fiducia anche in attacco dove combina ben poco. PASTICCIONE
    Ferrero 5,5 : sembrava finalmente essersi ripreso dopo le prime uscite in cui era evidente una condizione fisica non certo al meglio. Parte forte sui 2 lati del campo e lotta con efficacia a rimbalzo (soprattutto offensivo) ma la mano gelida dalla lunetta grida vendetta. ICEHAND
    Douglas 7 : questa volta lascia il ruolo del protagonista a 2 suoi compagni ma conferma di essere fondamentale per i suoi a 360 gradi. Qualche scelta sbagliata oltre al terrificante 0 su 2 ai liberi nel finale però non intaccano una prestazione da doppia doppia 4 assist e tanta leadership. SPECIAL GUEST
    Virginio N.E.
    Van Velsen N.E.

  • simon89
    Dite la verità: vi ricordavate ancora come si fa a esultare dopo una partita vinta della Openjobmetis? Dopo un digiuno infinito, questa sera quell’antica gioia è tornata d’attualità, perché Varese è riuscita a conquistare i due punti, per di più sul campo amico di Masnago che era tabù dalla prima giornata con Brescia, eccezion fatta per il successo poi cancellato contro Roma. A cadere è la Brindisi di Vitucci, rimontata e superata sino al 76-74 finale, un punteggio rimasto in bilico fino a che l’ultimo tentativo – di Darius Thompson – è andato largamente sbilenco, evitando un’altra beffa ai colori biancorossi.
    Giusto così tutto sommato, nel senso che Varese si è meritata il successo, evitando di scivolare troppo indietro nei momenti migliori della Happy Casa (arrivata anche a +10 nel secondo periodo) e trovando una scossa anche in difesa, dove era scivolata in tante occasioni precedenti. La squadra di Bulleri, dopo mezza partita faticosa in retroguardia (tanti i tagli a canestro concessi ai salentini), riesce a imporre la propria ragnatela a partire dalla seconda metà del terzo periodo. Nulla di ermetico o di memorabile, ma la ritrovata funzionalità a guardia del proprio canestro ha probabilmente tolto a Brindisi certe sicurezze accumulate in precedenza.
    Vitucci non ha così ritrovato quei punti dal supporting cast (Zanelli e Udom su tutti) che aveva permesso di allungare nel punteggio. Addirittura la Happy Casa è rimasta pressoché a secco per metà dell’ultimo periodo, quei minuti in cui una Openjobmetis sospinta da Douglas era riuscita a ritrovare la testa della gara. Con il brivido, perché dopo essere corsa sino al +8 del 73-65 Varese si è impantanata con il più classico dei “braccini” consentendo agli ospiti di tornare con il fiato sul collo. E’ pur vero che Brindisi ha avuto bisogno di un tiro fuori ritmo di Bell per dimezzare il distacco, cosa che poi non è riuscita a Thompson con l’ultimo pallone della gara, mal giocato dal play ospite. Nel mezzo un fallo in attacco forse dubbio a Perkins (il migliore dei suoi) a dare l’ultima goccia di fiato a Varese, brava anche a non finire del tutto le energie come era accaduto con Trieste e Cantù.
    Con questo successo (Brindisi, va ricordato, era senza due uomini importanti come Harrison e Willis) quindi, i biancorossi tornano a sperare di riagganciare il treno salvezza. Per un ultieriore avvicinamento però, sarà oltremodo fondamentale battere anche Cremona, domenica 7 (ore 16). Il rientro di Douglas ha sicuramente portato pericolosità offensiva, con l’ex Knicks che si è preso tante responsabilità; ancora in chiaro-scuro (forse più scuro) Scola, apparso davvero in difficoltà fisica dopo il Covid. Per il resto, salvo un De Vico da polveri fradice, sono arrivate diverse cose utili da tutti gli uomini di Bulleri che contro Cremona avrà a che fare con il turnover: Jakovics e Morse, i due principali indiziati alla panchina, oggi hanno disputato una gara decisamente positiva. Ma a questo ci si penserà domani: ora, per una sera, assaporiamo quel sapore perduto della vittoria. Sperando che spinga tutta Varese a concedere il bis.
    PALLA A DUE
    Tutto come previsto alla vigilia. Varese si presenta in campo con quelli che possiamo chiamare “i soliti dieci” pre-focolaio di Covid, quindi con John Egbunu in borghese a bordo campo a fare il tifo per i nuovi compagni. Anche il quintetto è quello tradizionale, con Douglas che al rientro riprende il suo posto nel ruolo di guardia. Vitucci ha lasciato a Brindisi il bomber Harrison e deve rinunciare anche a Willis, bloccato dal mal di schiena; il giovane Visconti inizia in quintetto base così come Udom già protagonista lunedì con Reggio.
    LA PARTITA
    L’avvio sembra di buon auspicio per i biancorossi e in particolare per Luis Scola, autore di 8 punti in un amen contro i 2 di tutta Brindisi che però non si scompone e che nel giro di qualche minuto si riporta alla pari. Si procede quindi spalla a spalla con Perkins che rende pan per focaccia all’argentino e con la coppia Udom-Zanelli che sorprende una difesa varesina con qualche falla. Poco male: alla sirena è 24-24 grazie a Morse e De Nicolao.
    I difetti in retroguardia dei biancorossi però permettono a Brindisi di scappare nel quarto centrale: troppi i tagli in area concessi agli avversari che poi trovano uno Zanelli pimpante. Varese in qualche modo evita il crolla ma Scola in attacco sbaglia tutto, Douglas non si è ancora svegliato così come Ruzzier: il 35-43 del 20′ (canestro sulla sirena di Beane) è giusto e apprezzabile, soprattutto vista la debordanza atletica mostrata dai pugliesi contro gli affaticati biancorossi.
    Il temuto rientro dall’intervallo non è fatale come in altre occasioni; Varese ci mette un po’ a carburare ma tiene a poca distanza la Happy Casa che poco per volta perde alcune certezze, con Thompson meno efficace del dovuto. Certo, Perkins continua a colpire, seguito da Bell, però Scola trova il secondo sprazzo della serata e anche Douglas si fa vedere. Inoltre Ruzzier centra due ottime triple e così Varese sfiora il pareggio, anche se è ricacciata indietro, per questa volta (59-63).
    IL FINALE
    La vera svolta è nei primi possessi dell’ultimo quarto: Brindisi va a sbattere più volte contro la difesa biancorossa, stavolta attiva e precisa, Varese non sbaglia in attacco e con Jakovics trova il sorpasso dall’arco. Il tempo di un cesto di Thompson e poi è ancora Openjobmetis grazie a Douglas abile anche a infilarsi in area e segnare in sottomano. Quando Toney esplode anche la tripla i padroni di casa assaporano la vittoria, +8 a 3′ dalla fine ma la Happy Casa è tutt’altro che domata. Taglio vincente di Thompson, liberi di Zanelli e soprattutto tripla di Bell costruita male ma perfetta nell’esecuzione: Varese fatica a giocare con il cronometro, fa un solo passettino in avanti (1-2 di Douglas ai liberi) e così tutto si decide sul 76-74. Un fallo in attacco di Perkins ridà speranze alla OJM che però in attacco ormai è ferma; alla fine Scola è pescato vicino all’area ma Thompson lo stoppa (e la successiva rimessa non cambia la situazione in un solo secondo). Brindisi però cincischia un momento nel ripartire e così Thompson va con una tripla in transizione troppo brutta per essere anche beffarda: sirena, due punti, festa varesina. Finalmente.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Finalmente la OJM riesce a smuovere la classifica vincendo una partita che ha rischiato di finire con una clamorosa beffa come contro Treviso. Questa volta la fortuna e un fallo in attacco del poderoso ma nell’occasione ingenuo Perkins premiano i padroni di casa che tirano un bel sospiro di sollievo e possono finalmente festeggiare con 2 punti che sono ossigeno puro verso quella che è davvero un’impresa ardua e cioè quella di garantirsi sul campo la permanenza nella massima serie. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Beane 6 : è l’ultimo dei professionisti a rientrare in gruppo dopo l’epidemia ed è più che naturale che sia tra i più condizionati fisicamente. In realtà il suo impatto è positivo anche sa dalla lunga distanza non ci prende ma fa capire di potersi rendere utile alla causa. LAZZARO
    Morse 6,5 : continua a far vedere allo staff tecnico di volersi giocare le sue carte e di voler lottare per non dover essere lui ad uscire dalle rotazioni nelle prossime gare. Quando Scola esce per falli lui si fa trovare pronto e reattivo sia in attacco che soprattutto in retroguardia. GAGLIARDO
    Scola 5 : inizio gara da favola ma il secondo fallo speso prestissimo gli spegne il sacro fuoco e per il resto della partita sembra involuto, quasi intimidito dalla fisicità di Perkins. Sotto canestro ne commette una più di Bertoldo, in difesa fatica a contenere gli avversari. DISORIENTATO
    De Nicolao 6,5 : non ripete la prestazione balisticamente perfetta della partita di Desio ma da vivacità alla squadra pungendo in difesa e dispensando intensità diffusa. DINAMO
    Jacovics 6,5 : stranamente più preciso da due che da 3 ma sicuramente questa sera da un’impronta importante per portare a casa la tanta agognata vittoria. Che questa prestazione sia una iniezione di fiducia per il lettone e il resto del suo campionato. PRESENTE
    Ruzzier 6,5 : prima fase della gara dove sembra ancora prigioniero della sua timidezza, poi quando il match entra nelle fasi decisive mette a segno 2 triple importantissime e un sottomano in svitamento davvero pregevole. ACROBATA
    Strautins 6 : solo 21 minuti in campo per il naturalizzato italiano, forse per colpa di qualche strascico che si riferisce alla partita di domenica scorsa. Alla fine quando è in campo Arturs non demerita affatto. SACRIFICATO
    De Vico 5,5 : solito impegno sui 2 lati del campo ma questa sera gli fa difetto la precisione al tiro. Male con la specialità della casa (il tiro dai 6,75), si dedica a compiti di complemento. GELIDO
    Ferrero 5,5 : è sicuramente tra i più in ritardo di condizione e lo si evince anche dal suo utilizzo col contagocce. Mette un tiro che viene dato da 2 per questione di millimetri, per il resto è spettatore non pagante. LEGATO
    Douglas 7,5 : Toney è per distacco il migliore in campo. Partenza diesel ma nel momento topico della partita si carica sulle spalle la squadra e la guida con carattere alla vittoria. Forse nel finale esagera nel voler giocare col cronometro ma quando suona la sirena la ragione è dalla sua parte. HOT
    Virginio N.E.
    Van Velsen N.E.

  • simon89
    Varese 6, Cantù 10 con lo scontro diretto a favore. Il dato peggiore espresso dal derby (97-82) è quello relativo alla classifica, con i brianzoli che staccano la Openjobmetis e la rendono l’ancor più solida candidata all’ultimo posto della Serie A. Quello che significa retrocessione, per intenderci, se non cambieranno le regole e le decisioni. Il confronto diretto di Desio non fa che confermare i timori della vigilia: una Varese tutto sommato volenterosa non si sottrae al confronto e anzi regge il match praticamente alla pari fino alla terza sirena, come era accaduto mercoledì a Trieste.
    Poi la benzina finisce nelle gambe di un gruppo che prima della fatica e della delusione deve ancora smaltire il Covid-19, e per Cantù è piuttosto semplice allungare il vantaggio nel quarto conclusivo sino a un +15 che appare il giusto verdetto se pensiamo a quello che si è visto in campo. Paradossalmente, però, la Openjobmetis ha imboccato la strada della sconfitta fin dalla prima metà, palesando – di nuovo – gravi lacune in fase difensiva, soprattutto per quanto riguarda la zona. Troppi i buchi lasciati sul perimetro ai tiratori del neo-coach locale Bucchi, che segnano con il 35% dall’arco nella prima metà di gara e concludono addirittura al 42% al 40′, ennesimo show balistico per una avversaria dei biancorossi.
    Al contrario, dalla parte opposta, Varese non ha trovato continuità nel tiro pesante e, anzi, proprio quando si è incaponita a provarci da fuori (come sul finire del secondo quarto o anche nel cuore della ripresa) ha offerto il fianco a Cantù che ha avuto maggiore pazienza e alla fine ha trovato anche protagonisti non così attesi come Jazz Johnson o Gabriele Procida, mattatori rispettivamente del terzo e del quarto periodo. La risposta offensiva della Openjobmetis non è stata malvagia, nel complesso, con De Nicolao autore di una prova perfetta al tiro (3-3 sia da 2 sia da 3 sia ai liberi) a fare la parte inconsueta della prima punta. Chi invece è mancato in modo evidente è stato Luis Scola che, al di là del lavoro a rimbalzo, è andato nettamente calando dopo un buon avvio e con una prestazione sotto lo standard ha condizionato i tentativi di rincorsa biancorossa. Maluccio anche Strautins (a un certo punto si è visto un Bulleri infuriato con l’ala) mentre De Vico e Ruzzier ci hanno provato ma alla lunga sono scesi di quota.
    Ora, con una graduatoria che è una palla al piede, Varese dovrà tornare in campo giovedì contro una Brindisi che abita dall’altra parte della classifica ma che giocherà lunedì sera in campionato e che sarà senza il bomber Harrison. La Openjobmetis dovrebbe schierarsi al completo, visto che Egbunu è in arrivo e che Douglas e Beane potrebbero tornare a disposizione, costringendo così Bulleri a un turnover tra gli stranieri. Non importa come, ma ottenere una vittoria sarebbe necessario, perché la discesa libera non accenna a rallentare. E sotto c’è la Serie A2.
    PALLA A DUE
    Massimo Bulleri recupera Ingus Jakovics per il derby con Cantù, anche se il lettone – appena guarito dal Covid-19 – si presenta con la mano destra fasciata per un piccolo incidente domestico. In quintetto le guardie sono Ruzzier e De Nicolao, le ali Strautins e De Vico con Scola sotto i tabelloni. Bucchi, all’esordio in panchina con l’Acqua San Bernardo, sceglie Bayehe per marcarlo, affidandosi poi allo sprint di Smith, Gaines e Procida sugli esterni e all’esperienza di Leunen.
    LA PARTITA
    L’avvio di gara è vivace da ambo le parti, anche grazie a difese non certo granitiche: Varese trova gloria in entrata con Ruzzier e alimenta bene Scola sotto i tabelloni (subito due falli per Bayehe), Cantù invece approfitta della zonetta biancorossa per caricare il braccio da lontano, spesso senza contrasto. I padroni di casa prendono il comando dopo diverse alternanze in avvio, però non riescono a scappare: al 10′ è 27-24.
    Nel secondo quarto il copione è simile; Smith mena bene le danze, i biancorossi replicano con un Morse presente in area. Dietro però è il solito pianto: Varese è costretta a rincorrere la circolazione di palla, la San Bernardo tira spesso coi piedi per terra e trova in Procida un’arma interessante. Il divario però resta ridotto, perché De Vico (che deve farsi perdonare un contropiede fallito per il possibile -1) replica ai cesti avversari: a metà gara è quindi 48-42, tutto aperto.
    E dopo l’intervallo, stavolta, la Openjobmetis non si perde per strada. I biancorossi provano a colmare il divario, scivolano a -10 ma risalgono con una bomba di Jakovics e con le invenzioni di De Nicolao. Però, come nel secondo quarto, Varese si aggrappa troppo spesso al tiro da lontano ed è un errore perché le mani non sono così calde a differenza di quelle di Johnson che negli ultimi minuti piazza lo show personale che vale il 71-66.
    IL FINALE
    Non c’è però il tempo di sognare il miracolo: Smith allunga e a poco servono le repliche di Denik e Jako o il quinto fallo di Bayehe. Bulleri perde le staffe con gli arbitri e si prende tecnico (dopo un passi netto, ignorato dal permaloso Lanzarini, che poi compenserà inventando un fallo su Strautins) ma non è quella la causa del break di casa. Piuttosto, Bucchi può contare su un Procida che gioca con il piglio del veterano, sigla 8 punti nel quarto e mette la firma su un derby per il quale Varese avrebbe avuto bisogno di un miracolo. Ma le grazie – dice il proverbio – ei fann i sant e i tusànn quand hinn grand. Due categorie che non vestono la maglia biancorossa, purtroppo.
    Damiano Franzetti

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