Un urlo di gioia strozzato, un viaggio di ritorno rovinato negli ultimissimi minuti di gioco, dopo che Varese era stata capace di risalire dal -14 e scattare avanti fino al 69-61 con meno di 7′ da giocare. Lì la luce si è spenta, non solo a livello di scelte – tiri forzati, sbagliati, pasticci – ma anche di tecnica con una serie di tiri liberi rimasti sul ferro, uno dopo l’altro, sino a scendere al pessimo dato del 52% con ben 11 errori in lunetta. Uno stillicidio cui, dalla parte opposta, Treviso ha risposto rialzandosi all’ultimo con le triple della rianimazione di Abdur Rahkman e i personali di Weber, tornato preciso al momento giusto.
Un epilogo che assomiglia a un gesto di autolesionismo da parte dei biancorossi che prima di accendersi, nel terzo periodo, avevano letteralmente regalato metà partita ai padroni di casa che, probabilmente, sarebbero finiti sotto visto il clima di parziale contestazione (al club, più che ai giocatori) respirato al PalaVerde. Ma invece di dare subito una spallata, Varese ci ha messo 22′ a svegliarsi, stiracchiarsi e capire la situazione. Troppi, e l’alibi – bello grosso – dell’assenza di Tazé Moore non basta a spiegare la dormita. La guardia si è fermata nel pre-riscaldamento per un fastidio al polpaccio che andrà valutato e di certo la sua mancanza è stata decisiva in termini di intensità, di guizzi a rimbalzo, di blitz offensivi e via discorrendo.
Kastritis si è trovato così con le rotazioni accorciate, ha riesumato Freeman (5 punti ma praticamente inutilizzato nella ripresa) ma ha pagato a caro prezzo l’assenza virtuale di due uomini chiave come Alviti e Renfro. Il primo ha disputato una gara imbarazzante (0 su 7 da 3), il secondo neppure quella visto che è rimasto in campo 17′, senza mai segnare, compromessi dai falli. E così La rimonta biancorossa è stata in gran parte opera di Carlos Stewart, imprendibile per diversi minuti e autore di 34 punti anche se, come i compagni, è arrivato alla fine con la lingua sotto le suole. Iroegbu e Nkamhoua (che ha dovuto fare anche la parte di Renfro) hanno provato a seguirlo nel bene (doppia cifra) e nel male (forzature ed errori) mentre la Nutribullet ha banchettato sotto i tabelloni (47 rimbalzi) e brindato alla sirena per un successo che la rimette in corsa per la salvezza. Una corsa da cui Varese è fuori, ora, ma con l’obbligo di dover comunque e sempre tenere alta la concentrazione perché Trapani sparirà e con essa i due punti guadagnati in Sicilia. E il fondo della graduatoria torna un po’ più vicino.
PALLA A DUE
La notizia peggiore per Varese arriva dopo il pre riscaldamento: Taze Moore esce con una smorfia, segnala un fastidio al polpaccio e Kastritis è costretto a toglierlo dal quintetto inserendo al suo posto Stewart. La guardia americana resterà seduto, a lungo con un asciugamano sulla testa. A pochi metri da lui però sono oltre 100 i tifosi biancorossi arrivati in anticipo e pronti a sostenere Librizzi e compagni mentre quelli di casa sono in aperta polemica con la società locale. Nicola (applaudito: prima in casa per lui) asciuga le rotazioni e dà spazio in ala al pericolante Olisevicius.
LA PARTITA
Q1 – I primi possessi sono da cattivi presagi: Treviso, appena più tonica, scatta sul 9-4 mentre Alviti inizia a colpire i ferri del canestro anche con tiri piedi per terra. Poi Varese ha un guizzo con Librizzi (passo e tiro) e Iroegbu che si butta in un varco, segna e sorpassa con il libero aggiuntivo (9-10). La fiammella si spegne subito, la Nutribullet torna avanti pur senza brillare, spinta da Weber e dai rimbalzi: al 10′ è 18-13.
Q2 – L’accesione non funziona neppure nel secondo periodo quando Varese scivola ancora più in basso (-9 al 13′) prima di trovare un guizzo di Stewart – ne arriveranno altri – che per poco non ricuce il divario. Ma la continuità non esiste, come non esistono i canestri di Alviti mentre Freeman almeno dà segni di vita. Troppo poco perché a un certo punto la Nutribullet trova i canestri del +12 e un triplone da lontano di Olisevicius. Il solito Stewart fa in tempo a fissare il 40-31 della pausa lunga.
Q3 – Il ritorno sul parquet è ancora peggiore: la OJM commette infrazione di campo sulla rimessa inziale, Pinkins segna da 3 e poco dopo per Treviso è massimo vantaggio, 45-31. A quel punto Varese si scuote davvero e a puntare la sveglia è Carlos Stewart che segna 6 punti in un amen cui si aggiunge un cesto di Iroegbu: torna a Nicola fermare il gioco ma intanto la gara è riaperta con i biancorossi che infine pareggiano con Ike e sorpassano con una tripla di Assui sul finire di un quarto terminato 57-60.
IL FINALE
E nei primi 3′ dell’ultimo quarto tutto lascia pensare che il colpo d’ala sia quello buono con le triple di Nkamhoua e Stewart, le palle gettate dalla Nutribullet e il quinto fallo (tecnico di Olisevicius). Sul 61-69 però i due protagonisti – Olli e Carlos – sprecano tre azioni mentre Abdur Rahkman infila due triple che rianimano i veneti e danno loro una grande iniezione di fiducia. E’ di nuovo lui a replicare a una nuova “bomba” varesina, poi gli uomini di Kastritis vanno in debito di ossigeno. Nei minuti finali contano anche i dettagli e il 2 su 8 biancorosso dalla lunetta è una condanna a morte mentre Weber non smette di realizzare i liberi. Gli ultimi sussulti arrivano da Iroegbu (-2) e Nkamhoua (-1 a 6” dalla fine) ma il play di casa è glaciale e il tiro disperato di Stewart – Varese non ha più timeout – non ha parabole miracolose. Varese si inchina 86-83 e spreca una grande occasione.
Damiano Franzetti
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