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VareseFansBasketNews


  • simon89
    La terza sconfitta consecutiva della Openjobmetis in campionato è, tutto sommato, la più accettabile vista la caratura dell’avversaria di turno, una Virtus Bologna costruita per fare strada in Europa e per provare a insidiare Milano in Italia. Ma non per questo, il KO dei biancorossi di Bulleri fa meno male (72-85 il risultato), vista la rivalità storica con le Vu Nere e la necessità di fare punti per una classifica che da magica si è presto trasformata in preoccupante.
    Per battere la Segafredo, Varese avrebbe avuto bisogno di una partita con i motori al massimo, o comunque di una prova regolare e con poche sbavature, e invece Strautins e soci hanno pagato a caro prezzo un primo tempo in cui l’esperienza e la qualità degli uomini di Djordjevic hanno fatto la differenza. Certo, la Openjobmetis ha saputo reagire, dimostrando di saper ascoltare le richieste del proprio coach che alla vigilia aveva predicato un altro atteggiamento rispetto alle ultime uscite; con la grinta e con i nervi, però, si può arrivare vicini ad avversari del genere ma poi servirebbe anche qualcosa di più.
    Per esempio il cinismo e la precisione nei momenti cruciali, e invece quando Varese è rientrata sino al meno 5 con tutto ancora da decidere, sono arrivati errori al tiro, palle perse e scelte forzate che hanno permesso agli ospiti di tirare il classico sospiro di sollievo, tanto poi dall’altra parte c’è uno – Milos Teodosic – che nel momento del bisogno sa come si chiudono i conti. Il serbo è stato il migliore in campo non solo per i 21 punti (23 quelli di Scola, top scorer) e i 7 assist, ma anche per la sensazione di avere sempre le mani sul match. A margine della gara in sé, fa piacere vedere un duello a distanza tra due stelle indiscusse della storia recente del basket, una chicca di cui godere in un momento assai complicato.
    Scola, purtroppo, è un fattore su un solo lato del campo, quello offensivo: dietro fatica nelle chiusure e deve subire i contatti e i muscoli di Gamble. L’argentino resta comunque un “plus” per la squadra di Bulleri che stavolta ha ritrovato Jakovics – 13 punti, il tentativo di rallentare l’impatto di Teodosic – e avuto sprazzi dal solito Strautins. I problemi albergano altrove e battono bandiera svedese, statunitense e italiana, nel senso che Andersson si conferma zavorra a questo livello (3 punti, poi incertezze, amnesie difensive e via discorrendo), che Douglas tradisce la fiducia con un’altra prova pessima al tiro (1/7) e che Ruzzier prosegue nel suo cammino faticoso. Tanto che, quando sul parquet si vede la garra di De Nicolao, ci si chiede se in futuro non si possano invertire i ruoli. Da invertire, di certo, c’è la rotta di una squadra che ora dovrà viaggiare due volte, in direzione di Sassari e di Pesaro. Chissà che il club non intervenga, nel frattempo, sul mercato: fosse per noi il primo intervento sarebbe sull’ala alta, ma poi bisognerà fare i conti con la realtà di quel che c’è in giro e di dove trovare i soldi. Al solito.
    PALLA A DUE
    Inconsueto “tutto esaurito” a Masnago, dove però i biglietti venduti sono appena 200 per le ovvie restrizioni in atto. Praticamente c’è il pubblico di uno di quegli scrimmage che talvolta si giocano a metà settimana, magari con squadre svizzere o di A2. Salvo De Vico, coach Bulleri ha la sua Varese al completo e conferma in toto il quintetto base, quindi con Andersson ala forte.
    Tutti disponibili anche in casa Virtus, con Teodosic pronto a uscire dalla panchina alle spalle di Markovic e Adams. Sotto canestro, Djordjevic comincia con Gamble affiancato da Ricci.
    LA PARTITA
    Q1 – Le bombe di Scola (2) e Andersson (!) permettono alla OJM di replicare a una Virtus partita forte in attacco, ma quando Varese non segna gli ospiti prendono margine e costringono Bulleri allo stop. I biancorossi reggono col tiro pesante (6/9 nel periodo), restano aggrappati al match ma due triple finali di Teodosic e Pajola scavano il solco: 23-29.
    Q2 – La difesa e i rimbalzi d’attacco concessi sono i talloni d’Achille di una Openjobmetis che soffre i ritmi alti della Virtus, sempre pronta a correre in attacco e piuttosto precisa da sotto. Jakovics non riesce a contenere Teodosic, ma Ingus regala lampi in attacco; il fattore per gli ospiti diventa Gamble, ruvido su Scola e martellante in area. Varese reagisce al primo +10 bianconero, poi però subisce un nuovo parziale e alla pausa lunga è sotto di 14, 39-53.
    Q3 – Dopo la pausa, Varese spreme un periodo bifronte: da un lato rimonta qualche punto con un basket più convinto, dall’altro lascia per strada qualche occasione per fare ancora meglio. Scola guida i suoi: punzecchiato da Gamble segna i canestri che riavvicinano Varese che ha qualcosina da Douglas e una sferzata anche da De Nicolao, attivo in difesa su Teodosic e a segno sul finire del quarto che si conclude sotto la doppia cifra di svantaggio (60-68).
    IL FINALE
    Quel “68” bianconero per alcuni minuti sembra la linea del Piave per la Openjobmetis: Bologna pasticcia in attacco, anche infastidita dalla difesa tutta nervi degli uomini di Bulleri che rosicchiano ancora qualcosa con un triplone di Jakovics che costringe Djordjevic al timeout. La Segafredo, tuttavia, non riesce a colpire subito ma Varese ha il torto di sprecare un paio di possessi pesanti con Denik e Strautins mentre a Jakovics non riesce il bis dall’arco. Una schiacciata di Hunter e un cesto del solito Teodosic ridanno colore all’attacco ospite mentre per la OJM c’è anche un pizzico di sfortuna quando la bomba di Strautins si infila nel ferro, e poi salta fuori beffarda, prendendo la rincorsa sul cerchio. L’ultimo cesto di Scola – che riesce a stare in campo con 4 falli – vale anche l’ultimo riavvicinamento (-6) ma oltre a quello Varese non riuscirà a fare anche perché Douglas resta impantanato nella propria cattiva gestione della palla. E anche il timeout conclusivo non riesce a imbastire il miracolo: finisce 73-85, giusto così, anche se resta la triste sensazione che con questo secondo tempo, Varese non avrebbe perso con Cantù e Cremona. Vere zavorre per la classifica biancorossa.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    E’ una delle partite con più storia e più fascino quella che va in scena questa sera come anticipo della quinta giornata di campionato a Masnago tra Varese e Virtus Bologna, anche se causa misure contenitive per arginare il Covid19, sono solo 200 gli spettatori paganti che possono assistere all’incontro. Partita che rimane in equilibrio solo nel primo quarto, poi i viaggianti guidati da un Teodosic meno spettacolare di altre volte ma molto pragmatico, arrivano fino al massimo vantaggio. Nella ripresa Varese ha una reazione d’orgoglio e riesce ad arrivare in scia ma sul più bello spreca in malo modo più occasioni per tornare a contatto e così le V nere concludono meritatamente l’incontro vincendo per 85 a 73. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Morse 5 : impatto ancora impalpabile per il lungo in uscita dalla panchina. Gioca qualche minuto in più del solito ma è disattento in difesa in particolare nel eseguire il taglia fuori e di conseguenza nel catturare i rimbalzi. Proprio l’aver sofferto a rimbalzo ha concesso alla Segafredo di aver molte seconde possibilità per convertire in punti i loro rimbalzi d’attacco. ANNICHILITO
    Scola 6,5 : nel bene e nel male è quello che ci mette sempre tutto se stesso. In attacco e spesso poesia pura, anche se qualche passaggio a vuoto lo fa anche lui forzando conclusioni anche quando raddoppiato. Difensivamente fatica a contenere lunghi atletici e spesso a tenerlo in pista è il suo orgoglio da combattente. WARRIOR
    De Nicolao 6,5 : ancora una volta risulta il migliore della batteria dei piccoli, non tanto per il fatturato dei punti ma per aggressività difensiva e lucidità nelle scelte anche se qualche errore nel momento di massimo sforzo dei suoi lo commette. Forse meriterebbe una chance di condurre le danze sul finale di partita. BALLERINO
    Jacovics 6,5 : la miglior partita del lettone di questa stagione sportiva. Alla fine sporca le sue percentuali sparacchiando da 3 ma per lo meno ha dato ampi segnali di risveglio sia offensivamente che ringhiando in retrovia. DISGELO
    Ruzzier 4,5 : valutazione e commento che equivalgono ad una pugnalata nel costato per che sta scrivendo. Continua a essere nefasto l’apporto di Michele sia in regia che in fase realizzativa. In difesa viene sistematicamente superato e l’unica soluzione per limitare i danni è fare fallo. Non ci sono segni di ripresa purtroppo. COMA PROFONDO
    Andersson 5 : la partenza sembra promettere qualcosa di positivo ma evidentemente una rondine non fa primavera. Dopo la prima bomba messa a segno galleggia in campo e le sue successive conclusioni sono inguardabili. INVERNO
    Strautins 6,5 : anche stasera dimostra di essere tra i suoi compagni il più dinamico e il più esplosivo. Una certezza a rimbalzo e sfortunato su qualche tiro che viene sputato in maniera subdola dal ferro. Nel finale diventa un po’ arraffone per la voglia di strafare. MOLLA
    Ferrero 6 : buono l’impatto iniziale sia come pericolosità che tenuta difensiva; poi nel secondo giro in campo è tra quelli che provano a ricucire lo strappo anche se non con qualcosa di eclatante ma con il suo consueto lavoro sporco. TAGLIACUCI
    Douglas 4,5 : nei momenti migliori di Varese si trova seduto in panchina. Quando è sul campo non sembra mai avere il pieno controllo della situazione tant’è che tante scelte risultano rivedibili così come le sue percentuali al tiro. In difesa soffre tutti i piccoli di Bologna, insomma decisamente una brutta partita. SCONSIDERATO
    Librizzi N.E.
    Virginio N.E.
    Van Velsen N.E.

  • banksanity6
    Terza giornata che poteva valere la vetta della classifica in coabitazione con l’Olimpia Milano,e che invece fa registrare un brutto tonfo casalingo per la “banda Bulleri” che perde il derby con i brianzoli, nonostante nel pomeriggio abbiano dovuto estromettere dai convocati anche il loro faro Smith. Proprio questa notizia ha probabilmente fatto buttare il cuore dei canturini oltre l’ostacolo e illuso Varese di avere vita facile, idea prontamente smentita dai fatti accaduti sul parquet. Ma veniamo alle valutazioni:
    Morse 5 : presenza abbastanza impalpabile, infatti il suo minutaggio rimane molto marginale. Fatica in attacco, un po’ meglio difensivamente ma gli si chiede sicuramente un impatto più consistente. TENERONE
    Scola 7 : certamente è il cardine del gioco biancorosso, da lui e dal suo rendimento passano le fortune sue e dei suoi compagni; ieri prestazione sontuosa anche se troppo dipendente dalle sue giocate e così si diventa troppo prevedibili. ACCENTRATORE
    De Nicolao 6 : utilizzato con un minutaggio fin troppo limitato, visto come è stato gestito l’ultimo quarto; con poche idee e ben confuse forse sarebbe potuto essere una alternativa a quel continuo gioco a 2 tra Douglas e Scola, visto che alla fine il suo plus/minus è un sorprendente +12. SURPRISE
    Jakovics 5,5 : pronti via ne combina una più di Bertoldo. 4 perse sanguinose e pure banali. Poi nel terzo quarto sembra tornare il giocatore che ha convinto la dirigenza a confermarlo anche questa stagione segnando 8 punti in striscia, regalando ai tifosi varesini l’illusione di poter dare lo strappo decisivo ma non è finita benissimo. FUOCO DI PAGLIA
    Ruzzier 5 : voto oltremodo severo per colui che è arrivato sotto le Prealpi per provare ad essere il play titolare di una squadra di serie A: per il momento, però, si sta limitando solo a svolgere il compitino senza prendersi mai né un tiro pesante ne’ responsabilità quando i suoi compagni stonano. BOCCIATO
    Andersson 4,5 : prestazione del tutto inconsistente e, per colui che è stato designato come ala forte titolare, è un impatto che non ci si può permettere ancora per molto tempo. EVANESCENTE
    Strautins 6 : confermata la propensione a rimbalzo per il  lettone naturalizzato italiano. Nel primo tempo è efficace anche in attacco mentre nella ripresa non riesce più a trovare la via del canestro sbagliando mira e perdendo fiducia, anche per una manovra poco fluida in regia dei suoi compagni. CANGURO
    De Vico 5 : Niccolò, questa volta, non riesce a esprimere quelle che sono le sue caratteristiche per le quali, nelle 2 uscite precedenti, aveva fatto innamorare i suoi nuovi tifosi. Unica nota positiva sono i 6 rimbalzi e poi poco altro. Purtroppo, la notizia peggiore è che nel tentativo di recuperare un pallone in tuffo cade malamente,  e si procura un serio infortunio al gomito destro. CAGNOTTO
    Ferrero 5 : partenza a razzo per il capitano: evidentemente non vedeva l’ora di tornare in campo a combattere per la causa insieme ai compagni, ma poi si spegne in modo definitivo e non riesce a contribuire in alcun modo per raddrizzare l’esito dell’incontro. SWITCH OFF
    Douglas 5,5 : stando al tabellino e leggendo la valutazione qualcuno potrebbe storcere il naso. In realtà Toney ha dimostrato, se ce ne fosse stato ulteriormente bisogno, di sapersi caricare la squadra sulle spalle ma, in questo caso, è forse il maggior responsabile della débacle  di Varese. Nell’ultimo periodo, infatti, ha cercato solo conclusioni per lui o per Scola, dimenticandosi di una delle sue migliori qualità, e cioè quella di innescare, con una visione di gioco invidiabile, il suo compagno messo nelle migliori condizioni. VENEZIA
    Librizzi N.E.
    Virginio N.E.

  • simon89
    Oltre ventun’anni dopo, la Pallacanestro Varese torna a vincere sul parquet della Fortitudo Bologna. Certo, i biancoblu per lungo tempo non sono stati in Serie A, ma fa una piacevole impressione accostare il successo di allora – con i Meneghin, i Pozzecco, i Mrsic e i De Pol in campo – a quello di stasera. 83-88 il risultato, con la Openjobmetis che riesce a mettere nel sacco la Lavoropiù (beh, ci starebbe un premio partita dello sponsor…!) risalendo anche da uno svantaggio rilevante, 67-58 a 11′ dalla fine.
    L’impresa, tra l’altro, arriva in una serata non certo scintillante per Scola (favoloso in avvio, poi basta): una delle firme principali è dell’altro veterano, Toney Douglas (20 punti), però è con le ali che i biancorossi spiccano il volo decisivo. Arturs Strautins e Niccolò De Vico sono protagonisti, ognuno a modo proprio, dello sprint vincente: il primo gira l’inerzia a rimbalzo, il secondo pianta due proiettili da 3 punti nel cuore di una Fortitudo che, quando la palla si è fatta bollente, ha iniziato a balbettare, vedi anche il misero 52% ai tiri liberi.
    A proposito di numeri, va subito sottolineato che la squadra dell’esordiente Bulleri riesce a cavarsela nonostante due statistiche negative, evidenti anche senza avere in mano il foglio con i dati. La prima è quella dei rimbalzi offensivi, specialità in cui Bologna domina (18-8) e motivo per cui l’Aquila prima regge l’urto, poi scappa in avanti. La seconda è quella delle palle perse: troppe le 16 concesse (a 😎 dai biancorossi che anche nel finale offrono un paio di regali con cui la Lavoropiù resta in vita, doni per altro non sfruttati a pieno.
    E allora come ha fatto la Openjobmetis a “girare” il match a proprio favore? Senz’altro tirando molto bene dall’arco (17 su 34), selezionando anche in modo eccellente le conclusioni: è difficile ricordarsi una forzatura al tiro pesante, segno che la palla sta viaggiando molto bene tra le mani dei Bulleriani. E poi chiudendo bene la difesa, almeno nel quarto finale: appena 16 i punti concessi all’attacco biancoblu, privo del bomber Banks ma ugualmente ricco di punti nelle mani. Insomma, quando è suonata la campana dell’ultimo giro, Varese non ha fatto sconti ed è andata a prendersi un successo meritato, che la proietta incredibilmente (visto anche il valore delle avversarie) in testa alla classifica dopo due turni. E il prossimo è quello da non fallire per antonomasia, perché a Masnago arriva Cantù: non vediamo l’ora.
    PALLA A DUE
    Un migliaio abbondante di tifosi in tribuna alla Unipol Arena per una sfida dal sapore storico e dalle tante storie incrociate. Un peccato non avere uno dei protagonisti designati, Adrian Banks, a referto ma senza nemmeno togliere la tuta per la forte botta alla mano patita con Roma. E chissà quando avrà sofferto da casa Giancarlo Ferrero, rimasto a Varese dopo il tampone positivo al coronavirus così come il vice allenatore Cavazzana. Sul parquet, sfida tutta italiana in regia con Fantinelli e Ruzzier. Affascinante il duello sotto i tabelloni tra Scola e Happ, tutti abili e arruolati gli altri.
    LA PARTITA
    Q1 – Un meraviglioso Luis Scola firma il periodo di apertura, con 10 punti tutti di classe e con una leadership che i compagni percepiscono e sfruttano. La Openjobmetis è una macchina perfetta al tiro: 29 punti in 10′ con due rasoiate di Jakovics per l’allungo, cui replica Whiters. Il parziale è quasi stretto, 22-29 alla sirena numero 1.
    Q2 – Il tiro pesante è caratteristica che rimane nel secondo periodo, quello in cui Varese prima scappa al massimo vantaggio (Scola per il 28-37 del 14′) con bell’impatto di De Nicolao, e poi si fa risucchiare con un parziale di 10-0 immediato, nel quale spicca la netta superiorità a rimbalzo d’attacco dei felsinei. Di buono c’è che la OJM non si fa scappare i rivali, chiudendo sotto di 2 alla pausa, 45-43.
    Q3 – Questo è il periodo in cui la Lavoropiù prova ad agguantare il match: si va avanti spalla a spalla per lungo tempo (lampi di Douglas, Strautins e bel cesto di Ruzzier), poi però Whiters e soci trovano un altro break di 7-0 con cui consolidano un vantaggio arrivato anche a +9. Ancora Toney, nel finale, limita i danni: 67-62
    IL FINALE
    I ragazzi di Bulleri riescono a non perdere l’aggancio grazie a un tap in schiacciato di Morse e ai tiri da lontano di De Nicolao e Douglas. Il pareggio non è un sogno, Douglas e Ruzzier lo acciuffano con altre triple a segno (76-76): è qui che Varese riesce anche ad aumentare i giri in difesa, concedendo anche qualche libero che peraltro la Fortitudo non riesce a sfruttare. Strautins a rimbalzo fa la voce grossa e aggiunge anche punti, ma sono soprattutto due bombe di un glaciale De Vico a dare la spallata alla partita. La Effe si incarta, trova qualcosa – ma non tantissimo – da Happ che pure irretisce Scola, da Aradori arrivano più forzature che punti e così Varese può respirare nonostante un paio di palle perse sanguinose. Quando però i biancorossi saltano il pressing bolognese e Strautins può infilare i liberi della sicurezza, nella ridotta comitiva della Openjobmetis può scatenarsi la festa.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Finalmente si torna a giocare il campionato che assegnerà il titolo italiano a maggio 2021 e,se pur solo 700 spettatori si riaffacciano per fare da contorno ai loro beniamini, può valere comunque come un piccolo segnale di voler tornare alla normalità. 700 spettatori che fanno sentire la loro vicinanza e la loro voce visto che la partita è avvincente e, come sempre capita contro Brescia, risulta tiratissima, punto a punto, tant’è che finisce all’over time. Varese la perde 2 volte ma la vince 3 e alla fine, grazie ad un Douglas che tira fuori le “huevos”, uno Scola dominante e un De Vico stupefacente, porta a casa 2 punti che inaugurano nel migliore dei modi la carriera di capo allenatore di Bulleri. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:   Morse 6: prestazione sufficiente quella del secondo lungo di Varese che stranamente non raccoglie nemmeno un rimbalzo ma riesce a convertire, se pur con 2 conclusioni non stilisticamente perfette, le 2 palle scagliate verso canestro. FORMICHINA   Scola 7,5: era, come ovvio, l’osservato speciale da parte di tutti, dalla difesa della Leonessa ai suoi tifosi. Lui non ha tradito le attese anche se ci ha messo un po’ ad ingranare facendo un primo tempo decisamente sotto tono. Nella ripresa alza il volume della radio e inizia a fare la differenza e Varese ricuce lo strappo. Nell’ ultimo quarto Esposito la fa grossa: lo accusa di aver accentuato un contatto. Il generale non la prende bene e lì decide che i 2 punti sarebbero stati di Varese. Detto fatto. PERMALOSO   De Nicolao 6,5: ottimo piglio e grande risultato per l’esordio nella massima serie di un fratello d’arte come Giovanni. Deciso e sfrontato in entrata, pulito e ordinato in regia, aggressivo sul portatore di palla. Inventa un canestro decisivo a inizio supplementare che vale oro. FULMINANTE   Jacovics 4,5: Ingus sembra il lontano parente del giocatore visto l’anno scorso sotto la cura di Caja: fatica ad uscire dai nuovi dettami tattici e il risultato è che sembra molto poco fluido nelle sue azioni. RONZINO   Ruzzier 5,5: sicuramente la miglior prestazione del play azzurro da quando è arrivato a giocare all’ ombra del Sacro Monte, ma nel momento decisivo compie prima una persa sanguinosa e banale che un play non può permettersi, e  poi, sui liberi che potevano chiudere la partita nei tempi regolamentari, gli trema la mano e ne sbaglia 1 permettendo il pareggio di Crawford. A inizio supplementare esce commettendo il quinto fallo. BRACCINO   Andersson 6: centellinato nel suo utilizzo forse per non sforzare eccessivamente il suo ginocchio appena guarito. Da’ il suo meglio con 2 giocate di vera esplosività stoppando 2 conclusioni avversarie ad altezze considerevoli. Ha anche il merito di mettere una bomba che è stata vero ossigeno per la sua squadra. Forse sulle rotazioni difensive deve lavorare più di altri ma i mezzi fisici e la testa ci sono. ALTO POTENZIALE   Strautins 6: dominante a rimbalzo ma fortemente impreciso al tiro sia da 2 che da 3. Quando parte in transizione sembra un treno ma che da’ l’impressione di deragliare da un momento all’ altro. Poi, la bomba che conta nel supplementare la mette, ma deve cercare di limitare i passaggi a vuoto: allora può diventare davvero un fattore. BOMBA INESPLOSA   De Vico 8: coach Bulleri gli dà molto più spazio del previsto e Nicolò ricambia la fiducia con una prestazione che ha fatto spellare le mani a tutti i presenti a Masnago questa sera. Sostanzioso e redditizio su entrambi i lati del campo, inizia con il numero della cadrega tolta a Moss che, da sola, vale la standing ovation di tutti i presenti, e prosegue infilando 4 bombe fondamentali, ringhiando su ogni palla. MASTINO   Ferrero 5,5: il capitano entra in campo con il piglio giusto, segnando 5 punti nel momento in cui i suoi stavano faticando a trovare il fondo della retina. Poi, pian piano, si spegne e si limita ad una difesa attenta ma senza trovar più il guizzo e esce per 5 falli. FIAMMELLA   Douglas 7: se ci dovessimo limitare ad un voto nei tempi regolamentari sarebbe sicuramente sotto il 6. Poco intraprendente, fatica ad attaccare il diretto avversario anche se si tratta di un lungo, principalmente tende a servire i compagni. Poi partono i 5 minuti di extra time e ne fa di tutti i colori;prima mette una bomba, poi commette infrazione di campo volendo scherzare con Moss (e non è mai una buona idea), e alla fine la chiude con un altro dardo dai 6.75 con Sacchetti che gli mette la mano in faccia. LEADER   Librizzi N.E.   Virginio N.E.

  • simon89
    L’Openjobmetis prova a regalarsi una serata da grande nel turno inaugurale della stagione 2020/21. Oltre otto mesi dopo l’ultima partita di campionato giocata in casa, le porte dell’Enerxenia Arena si riaprono - sia pure con ingressi rigidamente contingentati - per la sfida contro la quotata Germani Brescia. Palla a due alle 17 (diretta streaming su Eurosport Player) per il primo derby lombardo di un campionato tutto da decifrare, tra gli 8 volti nuovi affidati al debuttante Massimo Bulleri e la situazione sempre più indecifrabile degli accessi dei palasport.
    Il mini sold out dei 700 spettatori ammessi a Masnago è già un successo dopo le risposte tiepide dei supporters biancorossi per la Supercoppa. Ma è chiaro che la spinta di un «Lino Oldrini» aperto al 13 per cento sarà totalmente differente rispetto a quella degli oltre 4.100 tifosi di media delle ultime tre stagioni. Ma il nuovo coach dell’OJM detta una linea basata sul coinvolgimento dei tifosi per caricare il gruppo in vista del match odierno: «Vogliamo far innamorare il pubblico mettendo in campo sin da oggi impegno, determinazione e grinta: ci aspetta un impegno complicato contro un’avversaria di alto livello, ma daremo tutto per provare l’impresa» le parole del «Bullo» alla vigilia dell’esordio.
    Le due sfide nella fase eliminatoria della Supercoppa, con Varese beffata allo scadere sul campo della Germani e vittoriosa al ritorno nella prima da head coach del tecnico di Cecina, hanno valore relativo.
    Rispetto al precampionato infatti Brescia ha aggiunto i due lunghi titolari Cline e Ristic, assenti per motivi di tesseramento, completando un roster profondissimo e ricco di alternative con le stelle Chery e Crawford come punti di riferimento sul perimetro. Se l’OJM ha tagliato del 30% il budget post-Covid 19, la Leonessa - passata nelle mani dello sponsor Mauro Ferrari, che ha acquisito il 66% delle quote - lo ha aumentato del 30%, con l’obiettivo di puntare alle semifinali in Italia e ai playoff di Eurocup.
    A Varese servirà un’impresa per mettere sotto la squadra di Esposito, e in passato la spinta dell’Enerxenia Arena avrebbe potuto amplificare la carica agonistica di Ferrero e compagni verso il primo scalpo nobile della stagione. Il test di stasera avrà valenze molteplici: c’è l’interesse per verificare l’impronta che Massimo Bulleri avrà saputo lasciare nelle due settimane di lavoro pieno dopo la Supercoppa, riconvertendo in parte il sistema Caja. Poi la capacità dei veterani Scola e Douglas di prendere per mano i compagni sopperendo all’ambiente in modalità distanziamento sociale. La curiosità per la prima dell’OJM è elevata, i biancorossi sapranno stupire subito per inaugurare al meglio questo 2020/21 ricco di incognite?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dev’essere destino che tra Openjobmetis e Germani le partite si risolvano sempre in volata. Il match di Supercoppa, ultimo della manifestazione per entrambe le squadre, non fa eccezione ma a differenza dell’andata tocca a Varese festeggiare nella serata dell’esordio di coach Massimo Bulleri.
    I biancorossi vincono 102-100 al termine di una gara ricchissima di canestri e di percentuali alte, “condita” dalle prodezze del solito noto Luis Scola – 27 punti e 7 rimbalzi – ma anche da buone indicazioni dal resto della squadra.
    Bulleri, però, prima di tutto: il nuovo tecnico ha già messo mano alla squadra, al di là delle dichiarazioni, dando un approccio diverso in attacco, con tanto pick’n’roll ad avviare le azioni e maggiori libertà individuali. In difesa è per ora difficile giudicare: Ferrero e compagni hanno provato in alcune situazioni a stringere le maglie e alzare l’intensità (vedi per esempio nel break del terzo periodo), ma la precisione degli ospiti ha punito spesso la coperta corta della retroguardia biancorossa.
    Poco male, anche se per festeggiare i circa 400 tifosi hanno dovuto aspettare la sirena: Douglas, buon protagonista, si è visto sputare dal ferro la tripla della sicurezza (in precedenza aveva scaricato palla a Ferrero, autore di un canestrone decisivo dall’arco) e così Brescia ha avuto come all’andata la palla per la vittoria. Crawford però si è “incartato”, provando una conclusione da due punti ostacolato da De Vico: palla corta e festa biancorossa.
    Un successo che, per lo meno, evita alla OJM l’ultimo posto nella classifica del girone (appannaggio di Cantù) e regala il secondo referto rosa in precampionato oltre che una buona dose di fiducia. Attenzione, perché tra due settimane si replica sempre a Masnago e sempre con la Leonessa: sarà però campionato e i due punti in palio varranno doppio. Varese, comunque, ha dimostrato di reggere l’impatto con una squadra dall’organico superiore (nonostante le assenze tra gli ospiti) e di poter dire la propria anche in un duello ai 100 punti. Piace il fatto che la OJM non ha solo tirato bene da 3 come percentuali ma ha anche saputo costruire bene le proprie conclusioni dall’arco. Certo, manca ancora qualcosa per quanto riguarda il gioco interno (Scola escluso, ovviamente), ma c’è tempo per diversificare anche su questo aspetto. Tanti invece gli esperimenti a livello di quintetti: l’assenza di Andersson ha dato l’occasione di provare vari assetti non solo nel reparto ali. Prima di tuffarsi nella Serie A, la squadra di Bulleri avrà ancora un’amichevole a disposizione, contro Cremona (sabato 19 alle ore 18 a Masnago): da qui al 27 settembre sarà però fondamentale il lavoro in palestra.
    PALLA A DUE
    Prima assenza in sei partite per un giocatore biancorosso: Denzel Andersson, come spiegato in sede di presentazione, resta in borghese a causa di un piccolo problema al ginocchio. Nulla di preoccupante ma si è preferito procedere con le cure. In quintetto quindi ci va Ferrero a fare da “4” accanto a Scola che dall’altra parte non trova un pivot di ruolo ma gli atipici Burns e Sacchetti. Sempre assenti Cline e Ristic tra gli ospiti. Poco più di 400 gli spettatori presenti, tra i quali Javier Zanetti, amico personale di Scola e seduto sui divanetti accanto al presidente Vittorelli.
    LA PARTITA
    Q1 – Quarto interminabile: oltre mezz’ora di gioco, 20 falli complessivi fischiati e punteggio molto alto sebbene alterato dal numero di tiri liberi concessi alle due squadre. A brillare, in avvio, sono Crawford e Ferrero mentre Scola è in versione “diesel”, ma appunto si scalderà con il passare del tempo. Tante le variazioni del quintetto per Bulleri che non ha paura a sperimentare variazioni sul tema. La Openjobmetis prova a strappare in qualche occasione e alla fine è avanti di 4, 33-29.
    Q2 – Varese fatica un po’ nella ripartenza ma inizia a trovare pronto Scola in fase offensiva. Brescia mette in mostra il gioiellino Bortolani (ben noto qui, visto che ha giocato a Legnano), mano fatata che contribuisce al sorpasso. Si resta ugualmente appaiati con l’ottimo Chery che spariglia il punteggio prima del riposo (50-53).
    Q3 – Dopo la pausa, Scola si presenta nella sua versione olimpionica: il pivot argentino domina in attacco segnando 15 punti, attirando su di sé la difesa e liberando spazi per i compagni. Ne approfitta Strautins mentre la difesa si stringe e Varese scappa a +10. Dura poco: time out Esposito, Kalinoski e Burns sparano da fuori e alla fin della fiera è sorpasso esterno con Bortolani e Sacchetti (82-83).
    IL FINALE
    Di certo però, Varese non si arrende: Morse svetta in area e propizia il sorpasso, e da lì in poi Brescia pur restando a contatto non sorpasserà più. Si accende Douglas che infila due triple pesantissime, però Bortolani fa il veterano e replica. Bene, ancora, Chery che da fuori è una sentenza mentre Scola si fa perdonare due liberi sbagliati con il rimbalzo e il canestro del +4. Ancora Douglas dall’arco per arrivare a quota 18, poi l’americano forza e sbaglia ma capisce l’antifona: scarico a Ferrero – libero – e il capitano segna il 102-97. Basterebbe un errore di Brescia e invece Crawford centra la bomba a differenza di Douglas che vede il suo tiro girare sul cerchio e uscire in modo beffardo. Brescia la vuole vincere, sceglie Crawford ma l’azione nasce sbilenca e nemmeno la classe dell’ex Cremona riesce a svoltarla: tiro forzato e contestato, sirena finale sul 102-100.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    La Pallacanestro Openjobmetis Varese è lieta di annunciare di aver raggiunto un accordo con Massimo Bulleri che da oggi ricoprirà il ruolo di allenatore della squadra biancorossa fino al termine dell’attuale stagione sportiva con opzione per la successiva. Per Bulleri si tratta di un gradito ritorno; a Varese, infatti, ha chiuso la sua straordinaria carriera da giocatore ed ha mosso i primi passi da allenatore ricoprendo il ruolo di assistente per due stagioni.
    Coach Massimo Bulleri sarà presentato alla stampa nel pomeriggio di domani, mercoledì 9 settembre, alle ore 16:00.
    Massimo Bulleri è uno dei personaggi più conosciuti e stimati della pallacanestro italiana. La sua carriera da giocatore è costellata di successi; con la maglia di Treviso, infatti, tra il 1999 ed il 2005 ha vinto 2 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Saporta e 2 titoli MVP di Serie A. Con la canotta della Nazionale ha segnato 1063 punti in 127 partite vincendo l’argento all’Olimpiade di Atene nel 2004, un bronzo agli Europei di Svezia nel 2003 e un bronzo ai Giochi del Mediterraneo di Tunisi nel 2001. Chiude la sua carriera nel 2017 a Varese, città nella quale inizia il suo percorso da allenatore ricoprendo il ruolo di assistente di Attilio Caja. Dopo due stagioni ai piedi del Sacro Monte, si trasferisce a Ravenna, ambiziosa squadra di A2, dove affianca Massimo Cancellieri alla guida tecnica del club.

  • simon89
    Da una parte, quella visibile, quella che in fondo dovrebbe contare di più, un allenatore che in cinque anni ha fatto le fortune, sul campo, del club che ha allenato: salvezze conquistate di slancio, una stagione con una rimonta formidabile (il campionato 2017/2018), una bella cavalcata in Europa e uno stile di gioco riconoscibile, proficuo e disciplinato. Un allenatore ben voluto dai tifosi (almeno da quelli che guardano solo ai risultati) e - fino all’inizio di quest’anno agonistico - anche da chi in società ha sempre avuto in mano le redini delle decisioni tecniche.
    Dall’altra un rapporto consumato. E non da oggi. Tra il coach (e la persona) Attilio Caja e chi nel tempo ha lavorato a stretto contatto con lui. I modi bruschi e spicci usati talvolta con giocatori e altri membri dello staff, alcuni contrasti, saltuari eccessi, la filosofia con cui intendere i rapporti lavorativi e quelli umani, a volte diametralmente opposta a quella di chi gli stava intorno: tutte divergenze che negli anni sono rimaste sotto traccia, nascoste dal senso di opportunità e da ciò che accedeva sul parquet, ma che in profondità hanno scavato un solco. E, forse, predisposto una miccia che aspettava solo una scintilla per poter esplodere.
    La scintilla si è materializzata quest’estate e prende il nome di Luis Scola. Senza l’ingombrante - a conti fatti - presenza dell’argentino, Caja oggi sarebbe ancora l’allenatore della Openjobmetis Varese. Forse solo fino a fine stagione e non fino alla naturale scadenza del contratto (il 2022), ma di sicuro quanto arrivato a far tremare la terra cestistica varesina oggi pomeriggio apparterrebbe ancora al mondo della fantasia. 
    L’avvento di Scola, inaspettato, per alcuni aspetti fortunoso, di certo frutto anche di una conduzione propizia delle trattative da parte del sodalizio cestistico cittadino (con Caja coinvolto e convinto) non poteva non scompaginare le carte nel piccolo mondo antico varesino. Dopo anni di squadre operaie, ricche di scommesse emergenti unite a usati sicuri, squadre che vedevano in prima pagina solo l’allenatore e il lavoro con cui le plasmava, ecco un campione. Vero. E come tale condizionante. Uno dei giocatori più famosi dell’universo, uno che ha fatto la storia della pallacanestro. Varese e il suo ambiente si esaltano, sognano, sperano di poter lucrare dal clamoroso “sì” dell’argentino sia in risultati che in visibilità, ma si trovano ad affrontare due inevitabili questioni: l’integrazione di Scola sul parquet, in un gruppo formato per il resto da esordienti e giovani (Douglas a parte) e l’integrazione dello stesso argentino in quella “zona” che sta a metà tra il campo e l’esterno del campo, fatta di rapporti, abitudini, regole, consegne, opportunità e disciplina…
    Sulla prima questione non occorre soffermarsi troppo, almeno per chi ha gli occhi per vedere: le prime tre partite disputate quest’anno hanno dimostrato che la missione era già pressoché compiuta. Per merito della classe del giocatore, ovviamente, ma anche per merito della capacità di Caja di introdurre nelle specificità del suo riconosciuto gioco i necessari adattamenti a far brillare la stella. E il tempo avrebbe solo aiutato la crescita tecnica generale. 
    Quasi superfluo scrivere questo paragrafo: un allenatore come l’Artiglio non può essere messo in discussione per ciò che riguarda il parquet, l’ha dimostrato con i fatti qui sotto al Sacro Monte. Sempre. E in un mondo ideale, che non esiste, conterebbe solo questo.
    Sulla seconda, invece, i problemi sono emersi eccome. E, trovando terreno fertile nel pregresso spiegato qualche riga sopra, hanno condotto - come in un piano inclinato - ai fatti di oggi. Luis Scola va gestito: vista l’età, ha dell’esigenze riguardo ai ritmi e alla frequenza degli allenamenti che non possono non essere considerate. Lo sa anche Caja, che infatti si dichiara disponibile e prova a fare concreti passi verso l’argentino e i suoi bisogni. Sembra andare tutto bene, ma c’è dell’altro. Ci sono i metodi umani e di lavoro che vengono considerati troppo duri. Ci sono supposti (scriviamo così perché agli allenamenti, quest’anno, vista anche l’emergenza Covid, la stampa non è mai stata ammessa) atteggiamenti  troppo aspri del coach pavese, non tanto verso l’argentino, ma verso i suoi compagni e l'intero contorno, atteggiamenti che allo stesso Scola non piacciono (e non solo a lui...) e ai quali non è abituato. Ci sono dei contrasti su alcune scelte, anche dei litigi.
    Tutto potrebbe rimanere nascosto (più o meno: a Varese gli informati di basket hanno sempre la gola florida…), come più o meno nascosto era rimasto negli scorsi anni. Invece inizia a emergere. Si fanno riunioni, diverse, che vedono partecipi lo stesso Scola, lo stesso Caja e poi il gm Andrea Conti e in alcune anche il responsabile nel consiglio d’amministrazione dell’area tecnica Toto Bulgheroni (leggi qui). Ufficialmente si cerca di comporre la situazione in subbuglio, ma in realtà pare che emerga anche una sorta di ultimatum che preluderebbe a una scelta: così non si può più andare avanti…
    Si arriva a venerdì sera, al post partita contro Cantù. Scola si sarebbe ancora una volta lamentato degli allenamenti troppo duri (e sarebbe stata la terza lamentela “ufficiale” in poco tempo) e anche di alcune imposizioni prescritte da Caja verso altri compagni per i giorni successivi, giudicate dall’ex NBA troppo severe. Le lamentele giungono a Conti, c’è un’altra riunione, i toni solo alti, ma sembra che tutto - come nel passato - possa restare sotto traccia.
    Invece no. Dell’ennesimo alterco viene informato Toto Bulgheroni che, come dichiarato in questa breve intervista, prende la decisione di esonerare Caja , d’accordo con la proprietà. Il coach non viene avvisato se non a cose fatte. Quasi casualmente, nel secondo pomeriggio.
    Questi i fatti. Varese si è stancata di ciò che di Attilio Caja non si può controllare: il carattere e quello che ne è derivato. E tra lui e la “filosofia” Scola, onde anche evitare ulteriori problemi nel corso della stagione, ha scelto la seconda. Dando il benservito al coach, tenendo sempre presente tutto il pregresso. Ha deciso di dire basta ora, pensando potesse essere meglio farlo adesso piuttosto che a campionato iniziato. Su questo, difficile darle torto.
    Ora però si apre una parentesi non priva di nodi da sciogliere. Chi sarà il sostituto del coach (nel frattempo la squadra andrà in mano a Vincenzo Cavazzana)? Banchi, Pianigiani, Buscaglia sono i nomi degli allenatori “liberi” più famosi, ma solo il terzo è forse un’opzione che la società può economicamente considerare: l’ex coach di Trento e Reggio Emilia, esonerato dalla società emiliana in primavera, è ancora a libro paga del sodalizio reggiano e potrebbe accontentarsi di un accordo non poi così gravoso per le casse biancorosse. L’aspetto economico è tutt’altro che secondario in questo momento: Attilio Caja aveva ancora due anni di contratto con Varese (la stagione 2020/2021 e quella successiva) e richiederà - come suo diritto - ogni emolumento a essi corrispondente. 
    Un commento a questo terremoto? È presto per scriverlo. Due cose appaiono però evidenti fin da subito. La prima. Ad Attilio Caja (qui il suo saluto) puoi chiedere (e da lui ottenere) tutto: risultati sul campo, abnegazione nel lavoro, passione, di firmare contratti con uno stipendio al minimo (lo fece all’inizio della sua avventura a Varese), di ridursi lo stipendio causa Covid (lo ha fatto, è stato tra i primi e se lo è ridotto anche più degli altri) etc etc… Ma non puoi chiedergli di cambiare il suo carattere. E quanto scritto non è un giudizio sulla decisione presa dalla società né sul carattere del nostro, ma una constatazione su cui non si può sorvolare. Lo si sa oggi, ma lo si sapeva anche ieri.
    La seconda. Finire così un’era ben identificabile della storia della Pallacanestro Varese, un’era fatta di dignità, di ordine, di disciplina, di risultati, di piccole gioie - quelle concesse da questa epoca di vacche magre e di rapporti di forza irrimediabilmente cambiati - tutte ottenute, un’era tecnica durata come poche altre in questi settantacinque anni, è un po' una sconfitta per tutti. E non rende onore né ad Artiglio e a quello che ha fatto per Varese, né a una società che lo ha sempre difeso contro tutto e tutti, permettendogli di lavorare come sapeva lavorare. Fino a oggi.
    Fabio Gandini

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