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VareseFansBasketNews


  • simon89
    Dottor Jeckill e Mister Hyde in versione cestistica? Signore e signori, ecco a voi la Pallacanestro Varese versione 2017-18. O almeno questo si evince analizzando la differenza nettissima per la squadra di Attilio Caja fra il rendimento al PalA2A e quello esterno. Non si tratta soltanto del ruolino di marcia, confrontando le 3 vittorie casalinghe su 4 impegni a Masnago rispetto alle 3 sconfitte esterne su altrettante partite lontano dalla tana biancorossa. La certezza attorno alla quale Varese costruisce le sue fortune resta la difesa, che non presenta invece alcuno scostamento tra casa e trasferta (70.8 contro 70.7). Ma la qualità del gioco espresso in attacco è diametralmente opposta: davanti al pubblico amico, Ferrero e compagni sono uno dei migliori attacchi della A, il quinto, producendo 82,8 punti di media. Mentre in trasferta i biancorossi segnano solo 67,0 punti (quattordicesima assoluta), viaggiando a quasi 10 punti percentuali in meno nel tiro da 2 (53,6% contro 44,2%).
    Quali le ragioni di questo rendimento così differente a seconda del fattore campo? Si tratta di una somma di concause, tra le quali prima di tutto non va sottovalutata la portata delle avversarie affrontate lontano da Masnago. Varese finora ha fatto visita alla prima della classe Brescia, alla seconda forza Milano e alla quinta Avellino, e dunque risultati e fatturato statistico sono logicamente legati al valore delle controparti. Poi c'è un aspetto tecnico indiscutibile: la squadra di Caja utilizza con più continuità e profitto l'arma del contropiede nella sua versione casalinga. Ciò è frutto di un atteggiamento differente nell'attitudine difensiva, ed è interconnesso alla terza ragione che porta ai dati attuali: davanti ai tifosi di casa Varese riesce ad essere più aggressiva e di conseguenza a trovare più occasioni per spingere sull'acceleratore. Fuori casa, invece, l'atteggiamento della retroguardia - a parità di efficacia - è più contenitivo che graffiante; ed allora, con meno opportunità in campo aperto, emergono quei limiti sul piano del talento puro tipici di una squadra operaia. Non a caso il giocatore di maggior classe ma meno "garra", ossia Damian Hollis, viaggia in assoluta controtendenza tra rendimento interno (8,0 punti in 18,5 minuti) e quello esterno (13,7 punti - top scorer assoluto - in 23,3 minuti).
    D'altra parte Varese è una squadra nuova e con tanti giocatori all'esordio in Italia o in serie A; per certi versi naturale dunque che la spinta del PalA2A possa aumentare certezze ed energia di elementi che invece fuori casa hanno un approccio meno "ringhiante". E commettono errori banali - come accaduto domenica ad Avellino - per poca esperienza o precipitazione anche nelle poche occasioni in cui il motore del contropiede era riuscito ad accendersi. È un problema grave o irresolubile? Non in assoluto, considerando che l'obiettivo salvezza tranquilla andrà conquistato principalmente in casa. Certo, la sconfitta del PalaDelMauro lascia rimpianti per l'occasione perduta; se però Varese farà tesoro della lezione di domenica, i prossimi viaggi a Pesaro, Reggio Emilia e Brindisi - ad oggi le ultime tre della classe - potranno garantire risultati differenti rispetto alle sconfitte sui campi delle big per un totale di 11 punti di scarto in tre partite.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    All’inizio di settimana prossima, subito dopo Varese-Sassari, ultima partita di campionato prima della pausa di due settimane che la Serie A osserverà per dare spazio alle qualificazioni ai Mondiali 2019, il PalA2A sarà interessato dai lavori necessari a eseguire due migliorie annunciate ormai da tempo.
    Si tratta dell’installazione del nuovo tabellone (o cubo, che dir si voglia) e dell’allestimento del nuovo parterre vip che occuperà il lato lungo del rettangolo di gioco dalla parte opposta rispetto alle panchine. La prima opera, realizzata dall’azienda comasca Bertelé Sport, sarà tutt’altro che rapida nella sua esecuzione: il tabellone verrà montato a terra e poi installato sopra il centro del campo tramite uso di argani; una volta issato si dovrà poi procedere ai collegamenti elettronici per metterlo in funzione. Tali passaggi richiederanno alcuni giorni, durante i quali il Lino Oldrini non potrà essere utilizzato per gli allenamenti e l’attività della squadra di Attilio Caja si trasferirà allora al Campus. I tifosi potranno ammirare il cubo - finanziato con il supporto dello sponsor-partner Tigros - in Openjobmetis Varese-Betaland Capo d’Orlando, prima partita casalinga dopo lo stop e in programma il 10 dicembre.
    La seconda opera, invece, ha contorni temporali più sfumati per ciò che riguarda la sua portata a compimento (vista la necessità di richiedere ancora alcuni permessi i tempi potrebbero essere assai più lunghi rispetto ai 15 giorni senza partite) e nei particolari della sua esecuzione. A grandi linee si tratterà di aggiungere una o più file di posti a sedere a stretto contatto con il parquet, come comune in alcune arene italiane (il Forum di Assago, per esempio) europee ed NBA. I nuovi posti (pare che alcuni siano già stati opzionati) verranno “venduti” insieme a una serie di benefit esclusivi a beneficio degli spettatori che li occuperanno. L’idea è stata caldeggiata, approvata e sostenuta dal main sponsor Openjobmetis.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Vento dai Balcani nelle vele della Pallacanestro Varese per dare corpo al progetto di Gianfranco Ponti indirizzato al potenziamento il vivaio con l'innesto di giovani prospetti stranieri da fidelizzare e "italianizzare" in ottica futura per la serie A. La collaborazione instaurata con l'agente serbo Alexsandar Raskovic, ospite nelle scorse settimane dal PalA2A, porterà nei prossimi giorni in città un totale di 7 atleti delle annate 2002, 2003 e 2004 che proveranno con la società di piazza Monte Grappa. Ad inaugurare l'elenco degli sbarchi sarà oggi Balsa Jokic, 14enne ala montenegrina del KK Kotor (ossia Cattaro, storico porto della Repubblica di Venezia) che ha già vestito la maglia della sua Nazionale allo Slovenia Ball 2017.
    Tra domani e la prossima settimana arriveranno altri sei elementi di varia estrazione tra le diverse repubbliche dell'ex Jugoslavia: in parte si tratta di atleti già visionati da Dodo Rusconi, Fabio Colombo e Gianfranco Ponti in occasione della missione del mese scorso a Belgrado, cui si aggiungeranno altri "rinforzi" che saranno visionati al PalA2A per stabilirne le potenzialità future. I talenti balcanici svolgeranno inizialmente un lavoro individuale con Dodo Rusconi e Andrea Meneghin e poi effettueranno alcuni allenamenti con i gruppi Under 18 e Under 16. Dopodiché staff tecnico e dirigenza del vivaio tireranno le somme, valutando quali e quante operazioni portare a termine: le formalità burocratiche - tra le opportune pratiche per il trasferimento internazionale presso la FIBA, e le iscrizioni scolastiche per ottenere il visto indispensabile per il tessaramento FIP - sono corpose e non immediate. E c'è un vincolo temporale ineludibile da tenere presente nell'iter dell' acquisizione della formazione sportiva che permetterebbe in futuro a Varese di schierare in quota italiani in serie A i giovani prospetti stranieri cresciuti nel proprio vivaio. L'italianizzazione tecnica è acquisibile secondo le regole FIP disputando 4 stagioni nei campionati giovanili tricolori, con un minimo di 14 partite a referto nell'annata sportiva: se le pratiche per il tesseramento saranno sbrigate entro Natale, ci sarà ancora tempo per sfruttare il 2017-18 come "anno uno", altrimenti si dovrà rimandare al 2018-19.
    «Si tratta di un mix eterogeneo tra lunghi, ali ed esterni di diverse annate e nazionalità che valuteremo con attenzione nelle prossime settimane - spiega Gianfranco Ponti - Dovremo andare di corsa per riuscire a portare a termine l'operazione già quest'anno, al massimo comunque inseriremo due elementi per ogni gruppo per non mandare cattivi messaggi ai ragazzi che stanno facendo molto bene già ora». Il "ministro" delle giovanili biancorosse esprime la sua soddisfazione per i primi tre mesi di lavoro del nuovo corso: «Allenatori e atleti si stanno dando molto da fare: ogni 15 giorni i tecnici si riuniscono per discutere e confrontarsi, c'è un clima di entusiasmo che accomuna vecchi e nuovi, vedremo se gli eventuali nuovi innesti porteranno ulteriore linfa».
    Giuseppe Sciascia 

  • simon89
    La sorte ti accarezza o ti schiaffeggia, dipende da come l'affronti nel suo compiersi. La cronaca di Avellino consegna agli archivi un 'occasione persa malamente dagli uomini di Caja trafitti nell'atto decisivo dall'unico "uomo della provvidenza" che vantava la sofferente formazione irpina: Rich, temibile per le sue capacità risolutive nonostante una prova disastrosa. Questo tipo di "folletto" che toglie la squadra da impacci e impicci, Varese non l'ha ma fa nulla, lo si sapeva, puntando piuttosto sulle qualità d'un collettivo che si fa rispettare ben oltre le apparenze e che è capace di intimorire i più spavaldi avversari, avendo bisogno, ovviamente, per piazzare colpi vincenti, di ogni apporto degno di tal nome, soprattutto da parte di un play che non sia circolante a targhe alterne. Come sta accadendo a Wells, piombato, se non nel buio totale delle prime giornate, in una penombra abbastanza inattesa nonché preoccupante dopo le luci della ribalta contro Pistoia e Trento.
    Cameron, meno comparsa insignificante rispetto agli esordi non essendosi nascosto, stavolta di fronte alle proprie responsabilità, in verità, ha "tappato" nove conclusioni su dieci alla stregua di un "amatore" del torneo CTL che tradotto significa comitato tempo ibero. E quando viene a mancare un elemento su cui si fa grande affidamento per la propria economia di gruppo, si finisce per smarrire alla distanza anche le certezze già acquisite non senza un 'atroce recriminazione. Alla squadra, secondo Caja, è mancata quell'inerzia favorevole per evitare brutte sorprese alla distanza, probabilmente possibile con ben altra presenza e ben altro contributo di punti da parte di un vero leader. Visto il risultato, inevitabilmente torna in alto mare ogni aspettativa "buonista " nei confronti di Wells, non tutto sbagliato sin qui ma tutto da rifare o meglio da rivedere per l'avvenire. Che l'americano, forse troppo introverso e pensoso, soffra di improvvise "paturnie", per insicurezza o paura di sbagliare? Sicuramente inquietano la sua padronanza di gioco e la sua personalità sin qui, però, come eccezioni se accostate a un 'inconsistenza e a una pochezza di rendimento disarmanti. Valente o mediocre, protagonista o comparsa: qual è il vero Wells? Lasciamo lavorare Caja nel ricomporre un "pezzo" controverso a beneficio del collettivo biancorosso, pur sempre encomiabile ed ammirevole contro il quale, esclusa Venezia e in parte Brescia, stanno sbattendo il muso e terribilmente le sue avversarie.
    Altro argomento sensibile riguarda Damian Hollis. Alla vigilia ci siamo chiesti se l'ala di scuola americana non fosse uno "spreco" quando, a lungo o quasi in panchina, s'aggiunge agli spettatori nonostante il suo valore offensivo. Il tutto pur capendo le necessità dell'allenatore al fine di garantire una difesa vigorosa e compatta come fonte di gioco, non avendo l'interessato la grinta di un rugbysta, in ogni caso da capitalizzare in attacco, laddove l'ungherese di passaporto sa il fatto suo, come ha dimostrato ad Avellino dove, sguinzagliato in campo (quasi sette minuti in più rispetto alla sua media di impiego), è risultato il "puntero" che ci si aspetta. Se la perfezione vien dall'osservazione, confidiamo nella consapevolezza di disdette evitabili per rimediarle e di virtù da consolidare già pensando al prossimo match di Masnago contro una più che battibile Sassari. Un successo spingerebbe Varese ancor più su con annessi e connessi di entusiasmo.
    Giancarlo Pigionatti

  • simon89
    Bicchiere mezzo vuoto per aver perso l’occasione di conquistare due punti pregustati o bicchiere mezzo pieno per aver portato “all’ultimo tiro” Avellino, confermando la valenza della squadra?
    Claudio Coldebella, come forse la maggior parte dei tifosi biancorossi, ci ha ragionato. Tanto. Domenica e per tutta la giornata di ieri: capita, quando i dilemmi dell’anima sono sospesi tra un desiderio irrealizzato e la realtà. La sua risposta, però, arriva scevra da ogni dubbio: ripensare a Sidigas-Openjobmetis significa guardare un bicchiere mezzo pieno. «Inevitabile ammettere che ci sia venuta l’acquolina in bocca sul +2 a un minuto dalla fine - attacca il direttore generale della Pallacanestro Varese - ma nello sport ci sono anche gli avversari (chiaro il riferimento alla bomba di Rich che ha “aiutato” a scompaginare le carte biancorosse ndr) e gli episodi. La riflessione che vorrei fare è questa: c’è ovviamente un enorme differenza tra vincere e perdere, ma la stessa differenza intercorre anche tra crearsi delle occasione o non crearsele affatto. Avellino e Milano sono due occasioni che Varese si è creata e ciò mi lascia soddisfatto». Per coglierle al volo manca ancora un pizzico di malizia? Al di là degli argomenti tecnici sui quali ogni partita (e ogni contendente affrontata) fa storia a sè, l’analisi fatta a caldo da coach Attilio Caja trova d’accordo anche il dirigente biancorosso: «Ci è mancata malizia, è vero, ma la malizia te la crei solo con un vissuto comune. Guardate come sta andando Brescia, per esempio, che ha giocatori che giocano insieme da un anno e non da pochi mesi. O Venezia».
    Dal particolare (la partita del Pala Del Mauro) al generale (l’intero cammino) il passo è breve. E parte da una considerazione: l’applicazione difensiva sta garantendo alla squadra dell’Artiglio un plateau di competitività spendibile contro chiunque, ma i punti in classifica incassati sono arrivati quando all’applicazione dietro si è aggiunta anche una determinata produttività offensiva. «Sono d’accordo. La difesa è una base per noi - argomenta Coldebella in riferimento alla qualità mai mancata in queste prime sette partite - È un biglietto da visita che diamo a chi ci incontra, che sa che si deve sbattere per riuscire a rubarci i due punti. La difesa è mentalità e applicazione, ed è soprattutto lavoro: penso vada detto grazie in primis ad Attilio Caja per quello che sta facendo da questo punto di vista. E poi va elogiato il gruppo: è unito, senza prime donne, composto di persone che stanno bene fra loro e che si supportano».
    Il bilancio complessivo, dunque, è positivo? «Sì lo è: non mi fermo a guardare solo ai punti guadagnati o a quelli che ci mancano. Il nostro traguardo è quello di salvarci senza affanni e stiamo lavorando bene. Non solo in campo: anche in società c’è una volontà comune nel portare avanti gli obiettivi, c’è un cda che rema nella stessa direzione e c’è una parte organizzativa che va d’accordo con quella sportiva. Ho delle buone sensazioni». Bicchiere mezzo pieno.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Claudio Coldebella vede il bicchiere mezzo pieno nonostante la sconfitta in volata di Avellino dopo una partita condotta per più di 20' . Il g.m. bianco-rosso si complimenta con Attilio Caja e il suo staff per la preparazione tattica del match: «Riflettendoci razionalmente è mezzo pieno: nel basket non c'è il pareggio e sicuramente spiace non aver concretizzato l'occasione di conquistare due punti su un campo difficilissimo dopo una partita molto solida». «Siamo stati a lungo in vantaggio - argomenta il dirigente - poi abbiamo recuperato sorpassando nel finale e avendo anche il possesso per allungare sul più 2; peccato per non aver raccolto i frutti di una buonissima prestazione, però è stata la riprova di una squadra che lavora molto bene. Grandi complimenti al coach che mette sempre in campo i ragazzi con l'atteggiamento giusto, e al suo staff che insieme ad Attilio studia benissimo gli avversari per preparare le partite».
    Al di là del risultato finale è arrivata un'altra conferma della solidità dell'impianto di gioco...
    «Le occasioni a volte si sfruttano e a volte no, ma l'importante è crearle; abbiamo perso in tre trasferte sul campo di altrettante big, ma anche ad Avellino abbiamo dimostrato di riuscire ad imporre la nostra identità. Sono contento di come stanno andando le cose, e non mi riferisco soltanto al campo: oltre alla squadra che funziona sta muovendosi bene anche la società, dove ci sono ruoli ben definiti e una strategia ben delineata per il futuro».
    Qual è la situazione attuale dell'extra-campo?
    «Vedo un ambiente dove tutti si muovono nella stessa direzione - dice Coldebella - cosa che può sembrare scontata ma non è così semplice. Proprietà e CdA sono molto affiatati, l'area tecnica, quella organizzativa e gli uffici funzionano bene, le iniziative che Gianfranco Ponti sta portando avanti con le giovanili meritano grandi complimenti e durante la pausa installeremo il nuovo tabellone a cubo. In un basket italiano in crisi di idee, qui ci sono progetti che non si esauriscono solo nel quotidiano».
    Una sorta di anno zero per provare a rilanciare le ambizioni in futuro?
    «Qualsiasi progetto dovrà essere supportato dai risultati sportivi; quest'anno l'obiettivo è vivere una stagione tranquilla per metabolizzare queste idee e alzare l'asticella nelle prossime stagioni. Le scelte estive stanno pagando: stiamo vivendo in trincea stando sempre coperti e con il coltello tra i denti, ma questa può essere una squadra alla quale dare continuità. Sarà una stagione importante in tanti aspetti, perchè abbiamo messo basi nuove dalle giovanili alla struttura societaria che dovranno dare frutti».
    Domenica arriva Sassari, il fattore campo del PalA2A potrà essere nuovamente decisivo come nelle ultime tre uscite?
    «Ospiteremo una squadra che ha obiettivi diversi dai nostri, dovremo giocare anche stavolta al 101 per cento perché siamo troppo nuovi per permetterci di sottovalutare chiunque. Su questo aspetto però sono tranquillo: vedo la squadra lavorare tutti i giorni e Caja cura ogni dettaglio in maniera meticolosa. Il fatto di stare sempre sul pezzo fa sentire ai giocatori la presenza della società».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Varese fa la partita, la Sidigas la vince. La truppa di Caja si fa sfuggire l'occasione di un colpaccio sull'imbattuto campo di Avellino: i biancorossi non coronano una rimonta furiosa dal meno 10 del 33' al sorpasso dell'ultimo giro di lancetta, finendo infilzati da una tripla di pura classe di Jason Rich, fino a quel momento contenuto alla perfezione dalla difesa ospite (2/14 dal campo, compresala tripla del 62-61 a meno 45"). Legittimi i rimpianti di Varese per non aver raccolto i frutti di una partita tatticamente dominata grazie a un'applicazione in retroguardia oltremodo efficace per togliere dal campo il capocannoniere della serie A (19,3 punti prima della sfida di ieri) e imbrigliare gli irpini con un efficace mix di uomo e zona.
    Per vincere in trasferta non occorre soltanto distruggere ma anche costruire: e da questo punto di vista la squadra di Caja è mancata all'appello, prima di tutto nel fatturato balistico delle sue punte (4/21 in due per Wells e Waller, che comunque ha saputo farsi valere in altri aspetti del gioco), poi sprecando tante chances tra errori banali da sotto e contropiedi mal gestiti in eccesso di frenesia per coronare l'inerzia favorevole nei primi 20 minuti. A supporto di una difesa praticamente perfetta - impossibile criticarla anche sulla magìa decisiva di Rich, l'unico appunto riguarda i troppi rimbalzi d'attacco concessi - sarebbe occorso qualcosa di meglio rispetto al minimo stagionale dei 61 punti segnati col 43% da 2 e il 27% da 3.
    Grande opportunità non coronata di sbancare il PalaDelMauro capitalizzando le assenze di Fitipaldo e Fesenko, oppure conferma che il sistema di gioco ha retto al meglio anche allo stress test di un' altra big pur con la necessità di migliorare il rapporto tra quantità e qualità? La verità sta nel mezzo: Varese non avrebbe rubato nulla in caso di vittoria, perchè il team di Caja ha avuto il merito di incanalare la partita sui binari preparati meticolosamente in settimana. Solo a cavallo tra terzo e quarto periodo Avellino ha saputo punire con continuità le scelte difensive biancorosse; e anche in questo caso Ferrero e soci hanno avuto la forza di non crollare sul meno 10 del 33", riannodando i fili del gioco in attacco grazie ad un ottimo Hollis e all'azzeccata mossa dei 3 piccoli proposta da Artiglio. Che solo il precoce quinto fallo di Waller - appena dopo la tripla del sorpasso da parte dell'esterno statunitense - ha disinnescato in un rush finale nel quale i biancorossi hanno pagato dazio sul piano dell'esperienza e della personalità. Se da una parte Rich ha avuto il coraggio di prendersi una forzatura da giocatore di talento puro dopo una partita a dir poco anonima, dall'altro la gestione degli ultimi tre possessi di Varese (passi di Hollis dopo aver rinunciato a una tripla aperta, forzatura di Wells dopo un tiro apertissimo "passato" da Avramovic ed errore da sotto del mancino serbo) è stata quantomeno rivedibile sul piano delle scelte.
    I prealpini tornano dal PalaDelMauro con tanti complimenti ma con un pugno di mosche in mano; resta però la certezza della solidità dell'impianto di gioco e la volontà di incanalare la voglia di riscatto verso un'altra prova casalinga ruggente. Dopo lo stop in volata coi rimpianti per i 10 liberi sbagliati a Milano, Varese reagì travolgendo Cantù. Domenica arriverà Sassari: Ferrero e soci sapranno fare il bis?
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Deluso. Ma deluso per il risultato, non da chi ha giocato.
    Il commento non è nostro: è di un tifoso biancorosso (MarkBuford è il suo “soprannome” online). Lo citiamo perché, anche a distanza di ore, anche a mente raffreddata, non troviamo nulla di più calzante e sensato nel descrivere l’arcobaleno di sensazioni che la sconfitta della Openjobmetis ad Avellino ha lasciato in dote.
    Delusi da un’occasione persa grande come una casa, non da chi ha mantenuto l’ennesima promessa. Risalire dagli inferi di uno svantaggio in doppia cifra accusato tra le mura di una delle tre squadre più forti del campionato, giocarsela fino alla fine senza vedere il canestro grande come piazza Tienanmen come accaduto invece contro Trento, aver dimostrato di essere ancora una volta competitivi e all’altezza delle aspettative in tutto quello che non si compra al supermercato dell’innato (ovvero grinta, voglia, spirito di sacrificio): sono nodi di fedeltà che questa Varese, per una domenica ancora, non ha sciolto. Constatato questo, pure i bruciori di stomaco degli ultimi 60 secondi della partita di ieri e il conseguente nulla di fatto alla voce “punti in classifica” fanno meno male.
    Numeri che spiegano
    Sul maledetto rettilineo finale del match ci si tornerà fra un po’. Prima vale la pena guardare Sidigas-Openjobmetis 65-61 nel suo insieme. E scrivere di una gara offensivamente difficile, a tal punto da essere condizionante. Chi non vuole leggere la sconfitta solo negli episodi conclusivi, la può leggere nelle cifre che sintetizzano la produzione offensiva di squadra: 61 punti segnati (il peggior fatturato varesino di questo 2017/2018), 43,9% da 2 (peggio si è fatto solo a Milano), 27,3% da 3 (in questo caso il 9,5% contro Venezia è - si spera - ineguagliabile). A guardare i numeri dei singoli, poi, non va meglio: 3/11 dal campo per Waller, 1/10 per Wells, 0/4 dai 6,75 combinato di Avramovic e Tambone (tutti tiri aperti).
    Per pretendere una vittoria esterna i pretoriani dell’Artiglio hanno insomma combinato poco nella metà campo avversaria: se ci sono dei rimpianti, al di là del rush finale, è perché - come sempre - nella propria si sono superati, mettendo alle corde una Scandone che non ha avuto cifre migliori (38,9% da 2, il capocannoniere del campionato Rich lasciato a 2/14, Dezmine Wells a 6/17). Davanti alla costanza offensiva di Ferrero e compagni, Avellino ci ha dovuto mettere la testa per lucrare qualcosa e ha tentato di portare a scuola Varese, girando sapientemente la palla (che ribaltamenti di lato...) nel terzo quarto quando ha capito che talento e balistica non erano sul menu di giornata.
    Il “memento” di Rich
    Ci è riuscita ( a tratti hanno colpito le seconde linee segnalate da Caja alla vigilia, su tutti Lorenzo D’Ercole: 3/3 da tre), dall’alto della maggior caratura complessiva. Ma non ci è riuscita fino in fondo e soprattutto non senza cercare di render pan per focaccia quando toccava a lei difendere e andare a rimbalzo (16 quelli offensivi concessi dai biancorossi, mai così tanti in 7 giornate). È stata la Sidigas, insomma, a dover fare la partita della Openjobmetis e non viceversa.
    È per questo che Varese ha colto la chance di arrivare punto a punto nel finale, trascinata dall’ottima vena di Hollis (14 punti e 6/9 al tiro) e dalla verve di Avramovic, punte di un gruppo ancora una volta bravo a trovare alternative diverse all’interno di se stesso. Quella palla persa dello stesso Damian con poco più di un minuto sul cronometro e avanti di 2 (che giocata difensiva, però, del Wells irpino...), il tiro rifiutato da Avramovic subito dopo (che ha mandato fuori giri l’attacco nella specifica azione) raccontano semplicemente di un paragrafo - decisivo, per l’amor del cielo - di una storia più complessa, più lunga e per l’ennesima volta non certo triste.
    Poi c’è la bomba di Rich. Quella segnata da un giocatore che fino a quel momento non aveva mai visto il canestro. Quella che ha ribaltato tutto. La giocata del campione.
    Un memento potente e imperituro per la squadra di Caja, che un uomo solo al comando invece non lo possiede: ogni fortuna, qui, passerà dai tanti che diventano uno, passerà dal lavoro. Continuare così allora, please, senza cedere un centimetro.
    La cronaca
    Con Pelle confermato in quintetto, Varese inizia forte: Wells, Waller e Okoye martellano il canestro irpino dalla lunga e dalla media (2-10 al 3’), Avellino risponde lucrando qualche punto con Wells e Leunen davanti alla solita, problematica (per gli avversari) difesa biancorossa. Cameron Wells prende un colpo in entrata e deve tornare in panchina per le medicazioni, Okoye commette il secondo fallo: la Opernjobmetis accusa uno smarrimento (la Scandone rientra: 10-12 al 5’), risolto dalla leadership di Hollis, che serve Cain, va forte a rimbalzo e favorisce il 10-16 della prima sirena. E’ ancora lui a trascinare i suoi al rientro in campo: liberi, entrata, tripla, pregevolezze intervallate dal bel canestro sull’asse Waller-Pelle e dai punti del Wells in maglia verde che scrivono il 19-27 dei primi 5’ della seconda frazione. Gli ospiti, però, con il passare dei minuti non traducono tutto il loro lavoro difensivo: i padroni di casa ringraziano e con un parziale di 8-0 pareggiano, venendo però puniti dalla tripla di Ferrero allo scadere del tempo (27-30 al 20’). Ndyaie fa la voce grossa al ritorno in campo, davanti e dietro: con la collaborazione di Filloy è subito +4 Avellino (34-30). Pelle ed Okoye (da fuori e a rimbalzo) riequilibrano la situazione in difesa, ma in attacco la Openjobmetis spreca tutto ciò che fa di buono dietro: la Scandone, che pure non fa tanto meglio, prova e riprova e alla fine con D’Ercole riesce a scappare (47-41 al 30’). Finita? No: i biancorossi restano all’asciutto anche per i primi 3’ dell’ultima frazione (Zerini da 3: è 53-43 al 33’), ma si ritrovano affidandosi a Hollis e Avramovic e disegnano un parziale di 14-6 (Waller in contropiede e con la bomba, Hollis rubando palla, Avra in penetrazione) che li riporta davanti (59-61) quando manca poco più di un minuto. Qui la palla persa di Hollis, la bomba da campione di Rich e i successivi attacchi non andati a buon fine degli ospiti consegnano la vittoria agli irpini. Finisce 65-61.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Avellino: se la conosci… sai cosa ti aspetta.
    Attilio Caja, forse anche più delle altre volte e più della classica attenzione che va prestata a una delle formazioni sulla carta più forti dell’intero campionato, è ben consapevole del cimento che attende la sua truppa. Alcuni giocatori del roster irpino, infatti, sono passati sotto le sue grinfie da Artiglio nell’arco della carriera: parliamo del capocannoniere del campionato Jason Rich (a Cremona), di Lorenzo D’Ercole (ancora alla Vanoli, sempre del 2011/2012) e parzialmente anche di Benjamin Ortner (uno scampolo di stagione a Udine nel 2008/2009).
    E se non li ha allenati, avrebbe voluto farlo: è il caso di Ariel Filloy, cercato da Caja per la all’epoca sua Cremona quando il play di Cordoba era il quarto regista a Milano.
    Un professionista che usa sempre ciò che è stato come magistero, quindi, non può che partire da qui nella sua analisi: «Ho avuto Jason Rich a Cremona dove aveva già dimostrato di essere un giocatore di altissimo livello, tanto da sorprendermi per il fatto che non militasse in squadre più forti. Penso che meriti il palcoscenico del campionato italiano e una realtà di vertice come Avellino: è il capocannoniere della Serie A non a caso. Filloy, invece, non l’ho allenato ma ci sono andato vicino in passato. Oggi è facile parlare bene di lui dopo lo scudetto e l’Europeo: le sue qualità sono evidenti e io sono contento di averle intraviste in passato tanto da volerlo fortemente alla Vanoli. Loro due sono capaci di spostare l’inerzia di una partita: ci vorrà massima attenzione».
    Le parole su un’avversaria come la Scandone, però, non possono finire con l’elogio a Rich e Filloy: «C’è l’ala Wells, grande uno contro uno e forza fisica in avvicinamento a canestro: un altro giocatore da non sottovalutare. Poi Scrubb, che è un po’ quello che per noi è Okoye: molto dinamico, sempre in movimento, gran tiro da 3 punti, dote che ha aggiunto all’uno contro uno. E a proposito di tiro da 3 c’è anche Leunen, che ha tanto talento individuale. Parlare di tutti questi atleti dà la dimensione delle difficoltà che incontreremo durante la partita. Complimenti al gm Nicola Alberani per la formazione della squadra e a coach Pino Sacripanti per come mette in campo i suoi: penso che Avellino arriverà dove ci si aspetta, cioè nelle prime posizioni».
    Il primo comandamento davanti a una contendente del genere sarà quello di «controllare le loro bocche da fuoco. La Sidigas tira molto bene da 2 punti (57%, seconda percentuale del campionato dietro Sassari ndr) ed è formata da individualità con un quoziente cestistico molto elevato: questo rende ancora più difficile affrontare una squadra del genere. Hanno gente navigata, con esperienza, dei marpioni che riescono a ritrovarsi anche nelle difficoltà». L’assenza di Fitipaldo? «Possono risentirne a lungo termine - argomenta Caja - ma nelle prime gara, con la panchina lunga che hanno, sarà difficile che ne risentano».
    E Varese? Varese va avanti per la sua strada, come giusto che sia: «Abbiamo continuato il programma settimanale di lavoro - conclude Caja - Nessun passo indietro dopo la vittoria contro Trento, non ci siamo cullati sugli allori: abbiamo i piedi ben piantati per terra, cerchiamo di migliorarci individualmente, perché sappiamo che ciò comporterà un miglioramento di squadra. Andiamo ad Avellino consapevoli dei loro punti forti, ma anche consapevoli dei nostri e di essere sulla strada giusta: quella cioè di essere competitivi e di potercela giocare con tutti».
    Fabio Gandini

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