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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Dopo aver ingoiato tanti bocconi amari, dopo aver ricevuto qualche complimento non accompagnato da due punti in classifica, la Openjobmetis può godersi una serata con sorrisi e applausi e un abbraccio totale con il suo pubblico. Messa alle strette dalla vittoria di Pesaro all’ora del caffé (a Sassari), la squadra di Bialaszewski si scuote travolgendo 113-79 una Napoli sì in caduta libera ma ricca di talento e di qualità.
    Pregi, quelli della Gevi, che finiscono completamente diluiti sotto il diluvio di gioco e di canestri scatenato, una volta tanto, da Varese. McDermott e compagni tirano con il 68% da 2 punti, con il 49% da 3, mandano sei uomini in doppia cifra, dieci (su dieci) a referto e confermano che le prove con Tortona e ancor di più Brescia erano davvero sintomo di una crescita. Che, però, andrà consolidata anche nelle prossime uscite, perché la salvezza è ancora in ballo e perché la gente di Varese si merita uno sprint vincente.
    Tutti bravi, nel tardo pomeriggio varesino: la squadra di Bialaszewski – gestione senza incertezze, la sua – parte forte, regge i tentativi di spallata portati dai campani, torna davanti saldamente e poi dilaga, con Napoli che al contrario non è solo alterna nel gioco ma crolla dal punto di vista della disciplina con Ennis che si fa cacciare per doppio antisportivo (su Mannion) e con Owens che incredibilmente litiga con tutti i 4.171 tifosi presenti – era stato applaudito fino a lì – aizzando la gente dopo un avvio di zuffa tra i due playmaker. Problemi loro, mentre Varese si toglie per lo meno qualche etto di paura dalle spalle in vista di due trasferte che potrebbero valere tutto o far ripiombare la squadra nella palude.
    Decisivo, nel cambio di passo della OJM, Nico Mannion: dopo un primo tempo oggettivamente scarno, il Red Mamba torna a onorare il proprio soprannome ingaggiando e vincendo la guerra con Ennis e tornando a trascinare la squadra, come ci si aspetta. Prima di lui ci avevano pensato Moretti, McDermott e Brown, con quest’ultimo che tiene un po’ tutti con il fiato sospeso dopo uno scontro fortuito con Sokolowski. Di buono c’è che Gabe è rientrato, seppure per poco, nella ripresa con una fasciatura evidente al ginocchio: ora riposo e terapie per averlo a disposizione a Scafati. Bene anche Woldetensae che si è ripreso minuti a manciate con una prova convincente tanto quanto quella di Ulaneo, gladiatore (ed espulso alla fine, dalla panchina). “Vi vogliamo così”, canta Masnago all’unisono ed è proprio vero: la strada è tracciata. Ora però andrà percorsa fino in fondo per non fare sfumare queste emozioni.
    PALLA A DUE
    Dopo tanti match considerati “tutto esaurito”, a Masnago si va a circa quota 4.200 per il match cruciale contro la GeVi Napoli, reso ancora più pesante dalla vittoria di mezzogiorno di Pesaro a Sassari. I tre ex di turno (applausi per De Nicolao e Owens, qualche fischio per Brown alla presentazione) sono tutti nel quintetto partenopeo insieme a Sokolowski e Zubcic; soliti 5 per Bialaszewski che rispetto alla coppa reintegra Gilmore e Okeke a referto. Premiato, prima del match, Ennio Lorigiola che da 50 anni dà una mano alla società e ha composto migliaia di scritte sul vecchio segnapunti manuale.
    LA PARTITA
    Q1 – Openjobmetis ispirata in uscita dai blocchi: 3/3 dall’arco con tre giocatori differenti e 9-5 subito ricucito da Owens (2+1 con proteste per presunto sfondamento). Tra i primi ad accendersi ci sono il Brown varesino e Moretti ma non bastano per orchestrare un break perché dalla parte opposta Owens sfrutta centimetri e rapidità mentre Ennis si fa strada di forza contro i piccoli varesini. Entra anche Gilmore ma il primo assaggio è disastroso; alla prima pausa Varese comanda di un punto, 27-26.
    Q2 – Ennis in percussione e Pullen dall’arco danno il +3 alla Gevi che però non andrà oltre perché Mannnion trova una tripla che è un piccolo antipasto di quello che verrà. Anche Brown si conferma in palla mentre Woldetensae esplode una tripla del +8 che costringe Milicic al timeout. Sarà, questo, un distacco da cui gli ospiti non riusciranno a risalire anche perché Ulaneo dà una bella mano sotto i tabelloni. Prima della pausa, impatto tremendo e fortuito tra Sokolowski e Gabe Brown che restano a terra un momento, per poi andare a farsi medicare. Pullen, sulla sirena, sigla il 54-43 ma Varese appare in controllo.
    Q3 – L’avvio del terzo periodo vede una Varese affrettare qualche conclusione di troppo ma Napoli non ne approfitta del tutto, anche perché Brown – fasciato alla gamba – regge in difesa contro Zubcic prima di sedersi definitivamente. Passato un momentino difficile, riecco Mannion a dare seguito alle cose buone viste dalle parti di McDermott. Gli ospiti restano a galla soprattutto con Owens, letale in area, ma a conti fatti (ovvero sulla sirena) la OJM – con Nico ormai in gas – rosicchia ancora qualcosina, 75-63.
    IL FINALE
    La partita si chiude subito dopo l’intervallo. Mannion subisce sfondamento da Ennis che per tutta risposta prende Nico per una gamba. Accenno di rissa (antisportivo al napoletano) nel quale Owens prima fa da paciere tra i due litiganti poi, incredibilmente e in modo insensato, si mette ad aizzare il pubblico da solo in mezzo al campo, agitando le braccia e portando la mano all’orecchio, Fallo tecnico inevitabile e Varese che tra i liberi e il possesso seguente sfora il +15. Ancora: Mannion con il sangue agli occhi ruba palla a Ennis che lo ferma, fallo non cattivo ma non sulla palla, secondo antisportivo ed espulsione automatica. Si gioca in una bolgia vera e propria ma Napoli stavolta è in campo solo a farsi bersagliare dalle parole del pubblico e – soprattutto – dai canestri biancorossi. Ancora Ulaneo, ancora McDermott e, dopo tanto tempo, pure Moretti. Milicic spende tutti i timeout e poi, capita la solfa, manda in campo le terze linee. Varese di fatto non ne ha, ma c’è spazio anche per Gilmore e Okeke: tripla per il primo, canestro per il secondo. La festa è completa, 113-79, e pazienza se Ulaneo si fa cacciare per qualche parola di troppo dalla panchina.
    Damiano Franzetti
     
     

  • banksanity6
    E' una Varese obbligata a fare bottino pieno quella che si presenta sul parquet di Masnago nel primo pomeriggio di una calda domenica di aprile per la vittoria di Pesaro sul campo di Sassari. Di fronte Napoli reduce da 4 sconfitte consecutive ma capace di vincere a sorpresa la coppa Italia e con ben 3 ex biancorossi della bellissima stagione passata. Primo quarto vissuto in un sostanziale equilibrio mentre il primo strappo lo dà Varese nella seconda frazione portandosi sul più 11 all’intervallo anche se , con un metro arbitrale meno permissivo nei confronti dei viaggianti, il divario sarebbe potuto essere superiore. Clamorosa la svista dei grigi su una penetrazione di Owens dove viene fischiato fallo a Mannion e la palla scagliata dall’ex varesino viene corretta a canestro da De Nicolao. Incredibilmente viene convalidato il canestro e assegnato anche il tiro aggiuntivo. In caso di sconfitta si sarebbe potuto presentare ricorso. Anche il terzo quarto scorre senza una prevalenza evidente ma è nell’ultimo periodo che i padroni di casa realizzano un capolavoro. 38 punti a 16 considerando che almeno gli ultimi 4 minuti sono stati un vero e proprio garbage time. La scintilla scoppia dopo una vera e propria “feijoada” scattata dopo uno sfondamento fischiato a Ennis su Mannion. I due vengono alle mani (incredibile come non sia stato espulso il numero 2 partenopeo), dove poi sono coinvolti un po’ tutti con reazioni a dir poco incomprensibili, in particolare di Owens che provoca più volte il pubblico che fino a quel punto lo aveva solo applaudito; prende un tecnico e rischia pure il secondo. Da li in avanti non c’è più partita e Varese sale a quota 20 in classifica, un passo che la avvicina alla tanto agognata salvezza . Ma veniamo alle valutazioni:
    Gilmore 6,5: viene dosato con molta parsimonia dal coach, in particolare viene impiegato all’inizio della partita e nel finale a risultato abbondantemente acquisito e stavolta si fa apprezzare per le sue doti balistiche da lontano. CONTA GOCCE
    Mannion 7,5: insolitamente impreciso dalla lunetta aspetta pazientemente che la partita vada verso di lui. Gioca forzando meno conclusioni per cercare di far girare i suoi compagni e i 9 assist sono li a dimostrarlo. Poi quando gli avversari lo pungono fisicamente e nell’orgoglio, tira fuori gli artigli e graffia. TIGRE
    Ulaneo 7: inizialmente lasciato in panca per provare a giocare con Gilmore da centro. Poi quando viene chiamato in causa si fa trovare pronto e reattivo tant’è che è infallibile sia con le conclusioni in movimento che dai liberi dimostrando la voglia di migliorare sui fondamentali. LAVORATORE
    Spencer 6: tra tutti i convocati per la partita di oggi Skylar è quello che ha l’impatto meno positivo di tutti. Sempre tanto lavoro sporco. Per fortuna Ulaneo riesce dove Spencer lascia. UOMO OMBRA
    Woldetensae 7,5: i numeri di Tomas non gli rendono onore per tutto il lavoro difensivo messo sul campo quest’oggi. Ha marcato benissimo nell’ordine, Pullen, Ennis e Markel Brown, non esattamente 3 sprovveduti, mettendo la museruola ad ogn’uno di loro. 2 recuperi e 4 assist completano forse la miglior prestazione di Wolde quest’anno. Ben tornato a casa… FIGLIOL PRODIGO
    Moretti 7: partita in cui non è certo tutelato, anzi. Ma non si lascia trascinare nella baraonda e oltre ad essere pericoloso in attacco dimostra carattere e una buona propensione difensiva. BIVALENTE
    McDermott 8: non c’erano dubbi sul fatto che, una volta salutato Hanlan, l’uomo vero e giusto a cui affidare i galloni di capitano fosse Sean. Anche stasera partita brillantissima sui 2 lati del campo. Elegante ed efficace al tiro, concentrato e duro in difesa. ESEMPIO
    Besson 7: non sempre una certezza quando tenta la penetrazione ma il suo tabellino è riempito in tutte le voci statistiche e sono quasi tutte molto positive. Non sarà un fuoriclasse con molti punti nelle mani come poteva essere Hanlan ma si sa rendere utile in tante situazioni anche più del canadese. TUTTOFARE
    Okeke 6,5: entra in un finale già segnato e con un jumper dal midrange realizza anche lui 2 punti che sicuramente servono per dargli morale e fiducia per il suo recupero che sembra ancora abbastanza lontano.
    Brown 7: solita partenza a razzo per Gabe che però vede un brusco arresto sul finale del secondo quarto, dove su uno scontro casuale con Sokolowski si infortuna ad un ginocchio. Nel terzo quarto è subito in campo ma visibilmente zoppicante. Per evitare guai viene tolto e messo sulla ciclette per il resto della gara. MERCKX

  • simon89
    Termina in quella Turchia dove era iniziata l’avventura, il cammino di coppa della Itelyum Varese. Un viaggio che si conclude tra tanti rimpianti, per come è andato il doppio confronto con il Bahcesehir College, che tornerà a disputare la finale di Fiba Europe Cup due anni dopo il successo in questa competizione. E mentre la squadra di Istanbul stacca il biglietto per l’ultimo atto, gli occhi dei tifosi biancorossi si riempiono di lacrime amare.
    La qualificazione era possibile: lo si è visto a Masnago – dove Varese ha avuto il torto di non riuscire ad affondare il colpo – e lo si è rivisto a Istanbul dove la squadra di casa ha, sì, meritato il successo (81-73 il punteggio finale) ma ha rischiato grosso contro una Itelyum tutt’altro che bella. La squadra di Bialaszewski è infatti tornata in partita in modo clamoroso a 5′ dalla fine, risalendo dal -10 e mettendosi a condurre 64-66, tanto da far assaporare il colpaccio. Ma questa squadra proprio non riesce a regalarsi e regalare una bella sorpresa: timeout turco, tre triple a segno condite da rimbalzi concessi dai biancorossi, scelte sbagliate con la palla tra le mani e buonanotte ai sognatori.
    Troppo esile il momento positivo, troppe difficoltà a contenere il bisonte Boutsiele in area ma non solo (ottimo, il pivot francese, anche dalla media distanza) per Varese, poi colpita anche dall’altro transalpino Bouteille, bomber bollente. Ma oltre ai meriti avversari, c’è da registrare una sorta di “fuoco amico” che ha affossato le speranze della Itelyum: Nico Mannion, innanzitutto, è stato autore di una partita disastrosa per fatturato (5 punti, tutti nel primo tempo), per atteggiamento e per scelte. Ma anche altri uomini chiave come Besson, Brown e Spencer hanno dato un contributo troppo basso per pensare di passare sul Bosforo. A nulla, quindi, è valsa l’ottima prova di McDermott, MVP biancorosso, che si è portato dietro un Wolde dal tiro ritrovato e un paio di compagni combattivi (Moretti, Ulaneo).
    E del resto non si può pensare di vincere segnando la miseria di 8 canestri da due: la mossa di affidarsi alle triple era scontata e tutto sommato giusta, ma al fuoco da lontano bisognerebbe affiancare qualche altra soluzione, almeno per provare a sorprendere una difesa pronta a contenere sul perimetro. E invece, Varese ha sprecato tanto in avvicinamento, si è fatta intimorire da Boutsiele e, in fin dei conti, non ha trovato il colpo d’ala definitivo. Come è accaduto tanto, troppe volte, lungo tutta questa disgraziata stagione sportiva.
    PALLA A DUE
    Buon pubblico ma non certo un’atmosfera da corrida alla Ulker Sports and Events Arena, nella parte asiatica di Istanbul, per il retour match di semifinale tra il Bahcesehir e la Itelyum. Nessuna sorpresa alla lettura dei quintetti, con Bialaszewski che inizia con l’accoppiata azzurra Mannion-Moretti e con Besson “di scorta” tra gli esterni. Come previsto c’è anche Ulaneo dalla panchina mentre Radonijc sfrutta un quintetto tutto straniero e tiene Kell come primo cambio.
    LA PARTITA
    Q1 – Avvio vivace dalle due parti con Brown che è subito caldo e con Mannion che prova a menare le danze dalla regia per ricucire il primo, piccolo break favorevole ai turchi mentre Spencer ha subito due falli. Il Bahcesehir accelera dopo la metà del periodo con un buon momento di Kell, Varese risponde un po’ a sorpresa con Ulaneo, perfetto in lunetta, e al primo stop è sotto di 5, 26-21.
    Q2 – La squadra di casa non molla il vantaggio in un momento di botta e risposta (tripla di Moretti), ma quando si risveglia McDermott – due triple in fila – la Itelyum torna a contatto e, anzi, ha alcuni palloni per rimettere il naso avanti. Mannion però non li sfrutta: prima sbaglia da 3 e poi offre un cattivo passaggio a Spencer intercettato dalla difesa. “Gol sbagliato, gol subito” si dice nel calcio: qui invece è Bouteille a punire gli errori biancorossi con una prodezza dall’arco e un altro canestro che vale lo stacco, 47-39.
    Q3 – Il periodo dopo l’intervallo è povero di spunti, di cose belle e di canestri tanto che il parziale in 10′ è un moscissimo 12-12. McDermott scuote una Itelyum arrivata al massimo svantaggio (-12) ma Boutsiele imbuca a ripetizione da media distanza. Varese balbetta ma pure il Bahcesehir vive momenti di imprecisione offensiva, poi nel finale due liberi di Moretti e l’unico lampo del secondo tempo di Brown (rubata e contropiede) vale il 59-51 che tiene viva un pochino di speranza.
    IL FINALE
    Nel quarto finale, per alcuni minuti, sembra che l’inerzia non possa più cambiare. Poi però Woldetensae scarica per due volte il caricatore a segno dall’arco, colpi che fanno barcollare i turchi: McDermott se ne accorge, colpisce a sua volta da lontanissimo e poi – dopo altra bomba di Besson – mette a segno anche il canestro del sorpasso, 64-66, con 5′ esatti da giocare. Radonjic si rifugia in timeout, il Bahcesehir sbaglia il primo tiro ma un rimbalzo d’attacco – ennesimo – consegna a Bouteille il tiro del controsorpasso. E’ la svolta: Varese si inceppa con Mannion mentre Kell e Taylor (fino a lì inguardabile) colpiscono da lontano. Istanbul riparte, la Itelyum trova punti da Moretti (2+1 e poi 2 su 2 in lunetta) ma quando Brown sbaglia dall’angolo piedi per terra per i biancorossi è finita. Perché Mannion non ne imbrocca più una, perché il Bahcesehir sfugge al fallo sistematico e con i liberi di Scrubb chiude ogni conto, 81-73.
    Damiano Franzetti
     
     
     

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Perdere di soli 3 punti una partita in cui il dato dei rimbalzi fa segnare un gap quasi “storico” - 22 a 43 il computo delle carambole a favore di Brescia - rende la prestazione di chi ha perso al limite del sovrumano.
    Ventuno rimbalzi in più sono 21 occasioni in più per segnare, spesso da vicino: la Germani ha tirato 51 volte da 2 contro le 23 di Varese. E per aver ragione di questa sproporzione, persino superiore a quella prevista sulla carta, la Openjobmetis ha dovuto immolarsi.
    In primis con il suo “progetto” di campione assoluto, Nico Mannion, che ha fiutato l’odore del grande match e vi si è tuffato dentro con una foga da segugio, con una sete di gloria che hanno solo i predestinati, i fuoriclasse, quelli che sanno suonare brani di immarcabilità che non ammettono repliche. Oggi Nico è stato fermato solo dalla sirena finale, l’unica a non inchinarsi al Red Mamba.
    Dietro di lui, però, ed è quel che conta di più, è salita sul palcoscenico una squadra capace in 40 minuti di far dimenticare i 43 punti di scarto subiti all’andata. 43 il numero della vergogna, 40 quello del riscatto agli occhi di una Masnago ruggente come ogni volta in cui vede la sua piccola Varese lottare per farsi rispettare da chi è più forte, più grande, più costoso, più tutto… Perché quando Varese si fa rispettare, è la storia a farsi rispettare.
    La brillantezza offensiva, un marchio di fabbrica che dovrebbe esistere di “default” nel sistema impostato e imposto da Luis Scola, ma che quest’anno, in realtà, è stata merce se non rara almeno saltuaria (la Openjobmetis rimane pur sempre solo l’ottavo attacco della Serie A…), oggi ha fatto il paio con la voglia, con l’abnegazione e con una difesa che è stata sì efficace a fasi alterne, ma che di certo non si è risparmiata, né sugli esterni, né sullo spauracchio Bilan, determinante a consuntivo pur senza passeggiare come a fine novembre.
    E allora si potrebbero tirare fuori gli episodi, i tiri girati e usciti, l’assenza di Ulaneo coperta solo nel numero da Okeke, persino alcuni fischi arbitrali. Ma non prendiamolo anche noi, il ferro: Varese ha perso solo a causa dell’autentica debacle subita a rimbalzo. Ha perso perché è troppo piccola.
    Bella, stoica, vera, fedele a se stessa, fragrante e andata vicinissima a un colpaccio. Oggi. Ma sempre troppo piccola.
    E come potrebbe essere altrimenti, visto che ha scelto di essere così?
    Il tassametro corre: contro le prime 5 della classifica il bilancio di questa stagione dice 1 partita vinta (Reggio Emilia in casa) e 9 perse. Lo scorso anno, sempre contro le 5 migliori della classifica, furono 3 le vittorie e 7 le sconfitte. Il totale fa 4 successi e 16 insuccessi in due anni. Nell’epoca appena precedente Varese contro le “grandi” vinceva quasi una volta su due (43,7% di vittorie, per l’esattezza…). 
    Ci si ragionerà almeno un poco quest’estate su certi dati?
    Fabio Gandini

  • banksanity6
    Una delle più belle e convincenti prestazioni dell’anno della OJM che però ha il grosso difetto di non aggiungere nessun punto alla classifica. Sarebbe stata una grandissima boccata d’ossigeno considerando anche le sconfitte di Pesaro e Brindisi. Di fronte c’era una corazzata che non a caso è in testa alla classifica e che ha fatto valere il suo strapotere fisico in particolare a rimbalzo d’attacco dove, con i secondi e terzi tiri si è costruita quel tesoretto di punti che le hanno permesso di portarla a casa. Ma veniamo alle valutazioni:
    Gilmore 5: prestazione che si fa notare solo per confermare i 5 falli dell'esordio a Casale. Non incide e non si rende utile a rimbalzo dove dovrebbe poter dire la sua. TRASLUCIDO
    Mannion 9: prestazione da fantascienza per Nico con l'unico neo di non portare alla vittoria i suoi. Segna in tutti i modi, soprattutto da fuori, riuscendo a battere chiunque Magro gli opponga e si parla di specialisti difensivi di alto livello. Su di lui 2 mancati fischi clamorosi (contatto di Bilan in transizione con conseguente palla persa e mannaiata sul tiro da 3 a 2 secondi dalla fine che avrebbe potuto regalare il pareggio col libero supplementare) che fanno tutta la differenza del mondo. INDEMONIATO
    Spencer 7: la battaglia sotto le plance è contro quel califfo di Bilan. Cerca di limitarlo ma il croato quando viene chiuso per la conclusione riesce spesso a sfornare assist al bacio. Ma Skylar combatte come un leone e non sfigura. Sfiorata la doppia doppia. LOTTATORE
    Woldetensae N. E.
    Zhao N. E.
    Moretti 5,5: dei 3 esterni è quello che la serata più difficile. Fatica a trovare la vita del canestro forse perché più concentrato a tenere le scorribande delle guardie bresciane. Capitale l'errore con palla persa che poteva valere il vantaggio di Varese a poco dalla fine. SCORDATO
    Virginio N. E.
    Mc Dermott 7: da capitano vero non indietreggia mai di un centimetro. In marcatura il solito mastino, in attacco pochi tiri ma selezionati alla perfezione. BALUARDO
    Besson 6,5: prestazione lineare quella del francese, anche se con il tiro pesante non è molto preciso. Buono l'apporto difensivo, in regia fatica a trovare il passaggio smarcante. EGOISTE
    Okeke 5,5: costretto a fare minuti veri anche per l'assenza di Ulaneo ci mette volontà e fisico ma la condizione non c'è ancora. PREMATURO
    Brown 6,5: primo quarto in cui sembra essere in preda ad un delirio di onnipotenza. Peccato che poi si raffreddi e non riesca più a colpire in attacco se non per una poderosa inchiodata. UNA RONDINE...

  • simon89
    Bersaglio mancato, di poco, di pochissimo. In volata. La Openjobmetis non riesce a muovere la classifica nonostante una prova, finalmente, maiuscola anche contro una squadra in forma, solida e… prima in classifica. Brescia passa a Masnago dopo due ore di una battaglia in cui i biancorossi si sono arresi solo al suono della sirena, trascinati dal loro fuoriclasse – un Nico Mannion da 37 punti – ma battuti da una Germani implacabile in lunetta e totalmente dominante a rimbalzo.
    Proprio sotto canestro, alla fine, si decide la contesa: i 19 rimbalzi d’attacco concessi alla Germani sono un’enormità (Varese ne ha colti 22 in tutto, a 48), e proprio su quei secondi e terzi tiri la squadra di Magro ha trovato il grimaldello per guadagnare i punticini con cui prendere in testa la volata finale e completare l’opera. Nonostante una Openjobmetis aggrappata con le unghie e con i denti al punteggio, agli avversari, alla speranza.
    Stavolta, almeno, si è vista una Varese differente (in meglio). Il cammino intravisto a Tortona e mostrato mercoledì con il Bahcesehir è proseguito anche contro un’avversaria molto più lunga e strutturata: la squadra ha lavorato meglio in difesa, ha ben costruito (non sempre ma spesso) tiri sul perimetro ad alta percentuale, cesellato la presenza in area dove però, quando la OJM ha messo piede, ha trovato ottime percentuali (15/23 da 2). Certo, la scelta principale è stata il tiro pesante (ben 34 tentativi ma pure il 44% di realizzazione) ma del resto sfidare Bilan e compagnia cantante dentro al pitturato era un rischio troppo grosso.
    Detto questo, si poteva ovviamente fare meglio magari trovando contromisure al pivottone-centroboa croato (che oltre a segnare ha distribuito benissimo la palla: 11 assist) ed evitare le sbavature, come quella palla persa da Moretti su un’azione di potenziale controsorpasso. E poi, lo ripetiamo, i rimbalzi con Spencer lasciato troppo solo nel triplo ruolo di marcatore su Bilan, raddoppiatore sui penetratori e unico rimbalzista vero. L’assenza di Ulaneo si è fatta sentire (Okeke al momento non può contribuire…) così come l’inconsistenza di Gilmore che non ha dato alcun contributo in questo senso. Facendo dubitare della scelta.
    In attacco Varese è stata sostenuta da un Mannion clamoroso, perché i 37 punti messi a segno sono stati frutto di scelte quasi sempre ottime, di mano fatata e di capacità di sfidare senza paura anche le scelte tattiche di Magro. Il play è stato braccato da Petrucelli, Christon, Cournooh ma ha triturato tutti (pagando – ma è logico – dazio in retroguardia) tenendo in vita un paziente che altrimenti sarebbe morto prima. Resta anche qualche dubbio su una direzione arbitrale non cattiva in generale ma che è “mancata” in qualche circostanza, su tutte un fallo su Besson lanciato a canestro (immortalato perfettamente dalla foto del nostro Simone Raso) e su un contatto dubbissimo Mannion-Bilan nel finale. Che al posto di due liberi al play si è trasformato in una palla persa risultata poi decisiva.
    Incassata la sconfitta, sia ora il momento di farne tesoro: mercoledì si va a Istanbul, domenica arriva Napoli: prima o poi bisognerà raccogliere il seminato prima che lo facciano quelle dietro. Vedremo se con la GeVi degli ex sarà la volta buona, vedremo se il Bosforo si colorerà di biancorosso.
    PALLA A DUE
    Una sorpresa, non buona, alla consegna dei referti: nella Openjobmetis non c’è Scott Ulaneo a causa di un colpo alla testa subìto nell’allenamento del venerdì per il quale il pivot resta a riposo. Dietro Spencer quindi spazio a Okeke. Quintetto solito, per il resto, con Mannion subito preso in consegna da Petrucelli, il difensore più insidioso a disposizione di Magro. La Germani è accompagnata a Masnago da un folto numero di tifosi: settore ospite pieno e totale che – grazie anche alla gabbia – sale praticamente al massimo, 4.802.
    LA PARTITA
    Q1 – L’uscita dai blocchi di Varese è spaventosa (in positivo) e se al posto di Brescia ci fosse una squadra più tenera avrebbe probabilmente segnato l’intera partita. La Openjobmetis segna i primi quattro tiri da 3, scappa 14-5 e costringe subito Magro al timeout. Al rientro 5 punti di Della Valle ricuciono lo strappo ma Brown infila la quarta bomba personale. Due perse di Mannion e due assist di Bilan a Burnell riattaccano Brescia alle spalle dei padroni di casa ma il sorpasso non riesce perché il canestro di Cournooh è dopo la sirena: 22-21.
    Q2 – Si riparte con Varese che resta avanti per qualche minuto (tripla di Besson) ma poi rallenta in attacco, dove segna quasi solo con i liberi di Mannion. La Germani ne approfitta con il solito Bilan e arriva al pareggio con un contropiede di Petrucelli. In campo anche Okeke a dar fiato a Spencer. La OJM però replica subito con 5′ spaziali di Nico Mannion che segna in entrata, dall’arco e dalla media toccando 20 punti all’intervallo: Moretti sigla il +6 in contropiede ma sulla sirena Christon fa 48-44 da centro area. Brescia in tutto questo perde Gabriel, portato in ospedale per controlli dopo uno sfondamento subito da Gilmore.
    Q3 – Tocca a Semaj Christon alzare il volume di fuoco bresciano: i suoi canestri e una tripla di Della Valle vanificano i canestri pesanti di McDermott e Moretti e valgono il sorpasso e il successivo +3 bresciano a poco più di 4′ dalla terza sirena. Bialaszewski chiama subito timeout ma in questo frangente si conferma troppo pesante la superiorità bresciana a rimbalzo. La Germani tocca anche il +8 – massimo vantaggio – ma una tripla clamorosa di Mannion sulla sirena riduce il distacco (67-72).
    IL FINALE
    È ancora lunghissima, anche se il tempo inizia a correre inesorabile con Brescia che non cede il vantaggio. Besson e McDermott spingono Varese in un elastico tra i 2 e i 5 punti che però non finisce mai per impattare il punteggio. Bialaszewski perde Gilmore per falli e torna a pregare Spencer che segna con una acrobazia inusuale. Il pallone buono lo avrebbe Moretti che prende un rimbalzo sul -1 ma sbaglia il passaggio in area e sul ribaltamento Massinburg mette una bomba pesantissima. Subito dopo gli arbitri ingoiano il fischietto su un contatto Mannion-Bilan (che chiude con zero falli) e a quel punto tutto sembra compiuto però la Openjobmetis sfrutta il più possibile il fallo sistematico allungando il finale a dismisura. Il copione è: canestro (o liberi) di Mannion, fallo e liberi segnati da Brescia. Si va avanti così fino al 92-95 con Nico che carica l’ultimo tiro da 20 metri e incoccia il primo ferro. Peccato, davvero.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Sarà una “vittoria di Pirro” come già la bolla qualcuno? Magari sì, magari no: intanto è una vittoria e per questa Varese non è un risultato scontato. E poi, l’81-80 ottenuto ai danni dei turchi del Bahcesehir College dà un minimissimo vantaggio ai biancorossi in vista del match di ritorno a Istanbul (mercoledì 3 aprile) ma anche un po’ di certezze in più dopo le ultime, brutte, prestazioni in campionato.
    La squadra di Bialaszewski ha ritrovato solidità in difesa, soprattutto dal 15′ in poi: scivolata anche a -11 nel primo terzo di partita, la Itelyum ha evitato di sprofondare, ha reagito e ha messo in atto anche – finalmente – soluzioni diverse a partire dal quel “famoso” raddoppio in post basso che ha permesso di limitare il temutissimo Cavanaugh. L’ala forte ospite ha segnato, sì, 15 punti, ma la staffetta Brown-McDermott gli ha bagnato le polveri anche grazie agli aiuti dei lunghi. Altro punto, quello legato ai pivot, decisivo per stare a galla prima (Spencer 10 punti nel primo tempo, Ulaneo lottatore nel finale) e per non affondare in area contro la stazza ma anche la rapidità del colosso Boutsiele (13 rimbalzi e 10 punti ma appena 2 punti nella ripresa).
    Il sacrificio di ali e lunghi è stato ripagato, perché il Bahcesehir ha perso alcune di quelle certezze che lo avevano fatto scappare nel punteggio nel primo quarto d’ora, e perché poi i duelli sugli esterni sono stati generalmente favorevoli ai biancorossi. Vero che Bouteille è stato il miglior marcatore della serata (23) ma è anche vero che il francese ha inciso poco nella ripresa salvo imbucare la tripla dell’ultimo vantaggio. I “tre tenori” dell’attacco Itelyum (Mannion, Moretti, Besson) hanno però prodotto 48 punti, nonostante qualche imprecisione, e alla lunga hanno sfiancato le difese – non irresistibili – messe in atto da Radonijc.
    Il tecnico montenegrino è stato “graziato” a più riprese da un arbitraggio apparso tutt’altro che casalingo (e ci mordiamo la lingua e le dita per non scivolare su termini ben più pesanti), incapace di sanzionare le reiterate proteste turche per qualsiasi cosa e talvolta anche miope nel giudicare contatti e sanzioni (assurdo un canestro annullato a Mannion nel secondo periodo: ha tirato con l’avversario addosso e il trio ha dichiarato che il fallo è avvenuto prima della conclusione… ma è solo un esempio). Insomma una direzione che non lascia tranquilli in vista del ritorno e che – udite udite – ha suscitato anche l’ironia di Bialaszewski che ha detto: «Ho lavorato per anni in NBA e questa sera i loro lunghi sono stati tutelati più delle superstar della Lega».
    Sulla sirena, in casa Varese, non è mancato un po’ di rammarico: il punticino di vantaggio poteva essere più ampio senza quella lunga serie di tiri liberi falliti (15 su 25 con Ulaneo a 1/6), senza qualche tripla imprecisa e magari con una miglior chiusura. L’ultimo pallone affidato a Mannion è finito sul ferro, e forse si poteva scegliere un’altra soluzione (Moretti?) visto che il Mamba dall’arco ha cileccato quasi sempre. Pazienza però, si guardi avanti: passare a Istanbul è molto difficile, ma intanto toccherà anche a loro uno sforzo supplementare per regalarsi la finale. Che sarà contro Chemnitz visto che i tedeschi hanno travolto (+25) Bilbao sul campo dei baschi.
    PALLA A DUE
    Davide Moretti è regolarmente a referto dopo una decina di giorni lontano dal campo per l’infortunio all’occhio sinistro. La guardia è addirittura in quintetto segno che il problema è passato del tutto. Per il resto non ci sono novità anche perché Okeke e Gilmore non possono giocare in coppa. Fischi piuttosto netti verso Tom Bialaszewski alla presentazione delle squadre. Il Bahcesehir si schiera con cinque stranieri: Scrubb è regolarmente in campo, Kell dalla panchina. Bella cornice di pubblico con 3.800 spettatori e le prime “avvisaglie” del Giovani Leggende in tribuna.
    LA PARTITA
    Q1 – Dopo le classiche schermaglie iniziali è il Bahcesehir a prendersi il vantaggio, anche perché Varese dall’arco non trova grande gloria. In attacco il miglior biancorosso è – inatteso – Spencer: i raddoppi sui piccoli gli aprono l’area e i compagni sono bravi a servirlo. Prima Bouteille e poi, negli ultimi minuti del quarto, Cavanaugh scavano il primo break per i turchi che chiudono 19-26 alla pausa.
    Q2 – Il buon momento degli ospiti prosegue dopo l’intervallo, tanto da toccare il +11 (25-36) su una tripla del preciso Baygul, tiratore dalla panchina. Il pubblico biancorosso allora si risveglia così come la difesa di casa: archiviato un pessimo tentativo di zona la squadra di Bialaszewski migliora dietro e taglia il campo con azioni più veloci. McDermott, Besson, Moretti si fanno notare e la Itelyum colma presto il distacco nonostante qualche fischio dubbio e arbitri che lascino protestare i turchi. Il Bahcesehir risale in parità ma due errori di Boutsiele ai liberi e la triplona finale di Mannion valgono il +3 a metà gara, 48-45.
    Q3 – Due triple immediate dei turchi rimettono davanti gli ospiti nelle prime battute, ma la sensazione è che stavolta la Itelyum non li farà scappare. E così è, perché Brown e Moretti trovano gloria dall’arco rispondendo ai canestri pesanti di Bouteille e Kell. Stessa sorte per Besson, non sempre preciso ma stavolta chirurgico. Bialaszewski deve però fare i conti con i problemi di falli di ali e pivot e nell’ultimo tratto del periodo paga anche qualche passaggio a vuoto dell’attacco che consente al Bahcesehir di chiudere a +4, 66-70.
    IL FINALE
    Il divario sale a 6 punti nelle prime battute dell’ultimo periodo ma la Itelyum trova un protagonista inatteso in Ulaneo. Il pivot sbaglia malamente due liberi ma poi lotta con un leone a rimbalzo sui due lati del campo, costringe Boutsiele a fare fatica in area ed è anche bravo a raddoppiare su Cavanaugh. Infine, dopo la tripla del pareggio di Besson, segna anche in contropiede. Moretti allunga addirittura a +4, però Trey Kell veste i classici panni dell’ex e impatta con un canestro e due liberi. Mannion fa 79-77 fallendo il libero aggiuntivo e Bouteille porta a 23 i suoi punti con triplone centrale: la Itelyum torna da Nico che imbuca i liberi del definitivo 81-80. Non è finita perché su una rimessa contestata gli arbitri concedono l’ennesimo omaggio ai turchi ma l’instant replay li costringe alla retromarcia. Possesso Varese per gli ultimi 20”, ci riprova Mannion in solitaria ma sbaglia l’ultimo assalto, e il tap in di McDermott è dopo la sirena: peccato.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    IL COMMENTO DI FABIO GANDINI
    Buttare via una partita dal 50% da 3 con 18 palle perse e con errori difensivi certosini, messi lì con puntualità elvetica ogni volta che la speranza di rimontare si faceva troppo concreta? Fatto
    Un replay infinito di cose già viste e riviste in cui Varese e i suoi tifosi sono ormai imprigionati, immagini che si ripetono senza tempo, senza scia, senza sorprese: ogni volta che la Openjobmetis arriva a uno/due canestri dalla parità, subisce un uno contro uno avversario convolato al ferro, in un’evenienza ineluttabile, come se fosse una sentenza di ultimo grado.
    E allora -33 o -7 cambia nulla. Cambia nulla durare 40 minuti oppure solo 20. Cambia nulla avere delle giustificazioni, come oggi, o non averle. 
    Perché sono passate 24 giornate, è stata rivoluzionata mezza squadra, è arrivato un futuro campione, un centro teoricamente come si deve (che ormai tuttavia scompare sempre di più nella sua solitudine) ed è stato preso pure un altro correttivo, seppur assai tardivo… eppure Varese in fondo è rimasta sempre uguale...
    Tenera, sbarazzina, eterea, allergica alla durezza, innamorata della sua diversità. E così è il suo allenatore, nonostante sia il conducente di una plancia sulla quale tanti bottoni hanno recato il monito “vietato toccare”: da lui non uno “scatto in avanti”, non un’uscita dalle righe, non un qualcosa di diverso dal copione, non un’alzata di scudi che gridi al mondo e ai suoi giocatori in primis “io non voglio retrocedere”.
    Chi è in grado di far presente - oggi - a coloro che vanno in campo il peso e l’importanza di quello che si sta facendo, di una classifica sempre più deficitaria, del rischio che porta con sé il ripetersi degli errori? Ce lo chiediamo preoccupati e forse rassegnati al fatto che questa squadra non guarirà più. 
    Ma la panchina rimane solo una degli artefici di tale caduta verso gli inferi, per noi nemmeno la prima: c’è un sistema, c’è una filosofia, c’è un modo di vedere le cose sul campo che a conti fatti non si sono dimostrati adeguati.
    “Qui Varese, G-League, quand’è la prossima?”: lo scrivemmo un girone fa, a denunciare il pericolo di una mollezza cultural-cestistica troppo aliena ai nostri costumi, alle esigenze di questo campionato, a ciò che serve per sopravvivere in queste lande quando non tutto fila liscio come l’anno scorso, penalizzazione a parte. 
    Siamo stati delle Cassandre.
    Va ammesso: oggi come oggi non siamo sicuri che Varese si salvi da sola... Speriamo che l’aiuti Pesaro…
     Fabio Gandini

  • simon89
    Le altre vincono partite complicate, fuori previsione, Varese no, mai. E la Openjobmetis, sconfitta anche a Casale Monferrato contro Tortona torna a vivere l’incubo-retrocessione. Abbiamo detto le stesse cose settimana scorsa a Reggio Emilia, le ripetiamo oggi dal PalaFerraris, certo dopo una prestazione migliore (90-83, squadra in partita fino alla fine) ma ancora una volta bacata da errori, imprecisioni, sbavature che alla fine si pagano.
    Si paga, per esempio, la cocciutaggine di attaccare l’area piemontese presidiata da un Kamagate in spolvero, una situazione che costa gran parte delle 18 palle perse biancorosse, che costa la pagella drammatica di Besson e sporca quella di Mannion, impegnato nel tentativo infruttuoso di servire i lunghi. Lunghi – Spencer e Ulaneo – che colano a picco tra errori imbarazzanti e buchi in copertura, tanto che la Bertram va spesso e volentieri al ferro al contrario degli ospiti. Eppure la Openjobmetis ha ritrovato il tiro pesante (addirittura il 50%) e su quello ha costruito i tentativi di recupero: ce ne sono stati diversi durante il match anche se poi McDermott e soci non sono mai riusciti a pareggiare.
    Anche perché, dalla parte opposta, la vecchia volpe De Raffaele ha stoppato le inerzie biancorosse con sapienza: stop and go, e al rientro riecco uno-due canestri tortonesi (e una spruzzata di zona) a riallargare il divario quel tanto che basta. Il contrario di casa Bialaszewski, dove il time-out è vissuto come un’onta, una vergogna, una cosa da non nominare e da non fare: Varese subisce il parziale e non ferma mai il gioco. Salvo – ecco il colpo da maestro – chiamare timeout a 40” dalla fine (il secondo della ripresa: il terzo resterà in tasca al Biala), a partita di fatto conclusa.
    L’ennesima scelta di un allenatore che, forse, non ha del tutto compreso la portata del disastro cui stiamo andando incontro. Lo dimostra anche la passività con cui sono accettati certi fischi arbitrali contrari, che farebbero imbestialire Ghandi e che qui non suscitano nemmeno una protestina. Lo dimostra pure una clamorosa sostituzione sbagliata nel secondo quarto con uno staff chilometrico che toglie Mannion al posto di Besson, salvo rendersi conto dell’inghippo quando ormai la chiamata è fatta.
    Ovviamente nel dopo partita la risposta dell’allenatore varesino è solo a mezza domanda sul tema timeout: e Biala ripete che bisogna vincere per evitare la retrocessione a tutti i costi. Una ricetta che a Brindisi, a Treviso, a Pesaro e a Cremona hanno imparato per bene e che invece dalle parti di Masnago non riesce mai. Con un calendario sempre più corto, con partite sempre più decisive, con avversarie sempre più affamate.
    PALLA A DUE
    C’è un muro biancorosso alle spalle della panchina di Tom Bialaszewski al palasport di Casale Monferrato. Tra i 400 e i 500 i tifosi arrivati da Varese per sostenere un’Openjobmetis in difficoltà su un campo molto difficile. Senza Moretti e Librizzi, tocca a Besson occupare lo spot di guardia nel quintetto base mentre il nuovo arrivato Gilmore parte dalla panchina. De Raffaele mette subito in campo i due ex, Ross e Strautins, con Kamagate a presidiare i tabelloni.
    LA PARTITA
    Q1 – Varese parte benino con un paio di spunti di Brown, nonostante un inusuale 0-2 di Mannion ai liberi. Ross dalla parte opposta fa decollare Kamagate prima del sorpasso firmato con una tripla da Severini. Colbey però commette presto il secondo fallo su Mannion e si siede in panchina. La OJM non ne approfitta: qualche palla persa di troppo (5 nel periodo) e la fatica di Spencer in attacco causano un break dei Leoni che vanno a +6 e ci rimangono sino alla sirena (21-15) anche per due clamorosi errori da sotto di Ulaneo.
    Q2 – I tifosi biancorossi si illudono nelle prime battute del secondo periodo, perché una tripla sui 24” di McDermott riporta Varese a contatto, così come uno sprazzo di Woldetensae (7 punti consecutivi). Proprio Tomas però sbaglia il tiro del sorpasso e, persa una buona occasione, la OJM si fa infilzare dopo timeout di De Raffaele: Weems e Baldasso in poche azioni scavano un solco che si attesta intorno ai 10 punti, con Mannion e Besson in difficoltà e Spencer che si schianta di continuo in attacco. Per fortuna Kamagate non infierisce dalla lunetta (0-4) ma a metà gara è 41-31.
    Q3 – I 10′ dopo l’intervallo sono belli da vedere per uno spettatore neutrale: piovono triple dalle due parti con Varese che va presto in bonus ma si riporta sotto nel punteggio con una sfuriata dall’arco di Brown e Mannion. Sul 50-47 arriva un timeout provvidenziale di De Raffaele che ridà fiato (e un po’ di difesa a zona) a Tortona dopo l’errore di Nico sul tiro del possibile pareggio. Poi nel finale è proprio il Red Mamba a perdersi due volte Dowe sui blocchi: arrivano due triple che vanificano le prodezze precedenti dall’arco di Gilmore (2-2 dall’arco) e McDermott (68-59).
    IL FINALE
    Quel che manca – e mancherà – alla OJM è il ritorno definitivo in partita: le due squadre sembrano legate dall’elastico, con Varese che trova punti dall’arco con Brown, torna a -6 ma poi viene trafitta dalla potenza fisica di Obasohan e cade ancora a 10 lunghezze. Poi è McDermott a guidare la squadra al nuovo -3: altro timeout di De Raffaele e altro parzialino casalingo, anche con direzione arbitrale che lascia un certo amaro in bocca per l’impunità dei contatti su Mannion. Tant’è: Varese ci prova ma la Bertram trova sempre qualcosa di utile dai suoi effettivi con Weems che, come all’andata, infila dall’angolo una tripla difficile per il nuovo +7 che di fatto chiude i conti. Nonostante l’ultimo, beffardo e inutile timeout chiamato da Bialaszewski a “buoi scappati”: finisce 90-83, e i 500 in trasferta girano auto, pullman e furgoni con – di nuovo – tanta delusione nel baule.
    Damiano Franzetti

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