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VareseFansBasketNews

  • banksanity6
    Varese vince di 1 punto all’ultimo secondo esattamente come aveva perso 8 giorni fa contro Trieste. Nel primo tempo sembra in controllo completo del match e chiude all’intervallo lungo avanti di 9 lunghezze che sembrano anche poche. Nel terzo quarto praticamente non rientra in campo e Sassari, con merito, si porta anche in vantaggio e sembra che l’inerzia sia tutta per i sardi. In un finale convulso, giocato punto a punto fanno la differenza le percentuali ai liberi e soprattutto un Iroegbu che la decide da campione.  Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Stewart 7.5: nel primo tempo fa il compitino. Nella ripresa alza i giri del motore e in entrata fa la differenza senza dimenticare una bomba pesantissima. FUORISERIE
    Alviti 7: l'unico che nel terzo quarto combina qualcosa di buono. In generale sembra tra i più concentrati e concreti e tiene botta anche col miss match con Mezzanotte. CINICO
    Moore 4.5: parte bene soprattutto con il tiro da fuori poi improvvisamente si spegne e non sembra più lui né dal punto di vista offensivo e nemmeno in retroguardia. IRRICONOSCIBILE
    Villa N.E.
    Assui 6.5: 5 punti e un rimbalzo offensivo in un momento fondamentale e la solita presenza fisica prima su Macon e poi su Buie. TRAPPOLONE
    Nkamhoua 7: primo tempo da applausi a scena aperta nel quale fa pentole e coperchi. Nella ripresa sparisce come quasi tutti i suoi compagni ma se alla fine i 2 punti rimangono a Masnago il suo zampino è fondamentale. COLOSSO
    Iroegbu 9: partita stellare per il californiano di origine nigeriana che trascina i suoi compagni segnando in ogni modo e smazzando ben 8 assist. Una partita a tutto tondo che ancora una volta, se ce n’era bisogno, dimostra quanto sia determinante l’apporto del numero 11 in questo roster. Brivido sulla conclusione disperata di Thomas dove poteva evitare di avvicinarsi all'avversario in modo così pericoloso. CALIFFO
    Librizzi 5: partita in cui il capitano non riesce ad incidere e sembra tornare a qualche partita fa in cui faceva fatica a fare qualsiasi cosa. Forse ancora i postumi dell’infortunio, forse le sirene estere, sta di fatto che questo Libro non è un fattore per Varese. REGREDITO
    Renfro 6.5: anche oggi parzialmente condizionato dai falli ma riesce a non commettere il quinto e rimane a difendere il fortino fino allo scadere. Tante cose poco visibili ma che valgono tanto. SOSTANZIOSO
    Bergamin N.E.
    Ladurner S.V.
    Freeman 5: torna ad assottigliarsi il minutaggio di Allerik anche perchè, come a Trieste non sembra riuscire a dare un contributo continuo e sostanzioso, soprattutto come stasera quando le conclusioni da fuori sbattono sul ferro. SCONCLUSIONATO

  • simon89
    Tra società all’americana ci si intende. È per questo che Redbird ha scelto la Pallacanestro Varese per il suo approccio col mondo del basket. Una fanbase numerosa e calorosa, gli investimenti sulle giovanili e le strutture moderne del Campus che potranno generare ricavi nella nuova versione 2.0 dopo il completamento dri lavori in partenza ad inizio estate. Insomma un modello di business che funziona nella direzione di una gestione sostenibile come nello sport statunitense. Ossia il primo amore del patron Gerry Cardinale e l’esatto contrario del mecenatismo col “proprietario-sponsor” che paga i conti a fine anno alla base del sistema del basket italiano, Olimpia in testa.
    Cerchiamo di capire perché è sbocciato il feeling tra Pallacanestro Varese e Redbird e dove può portare davvero questa partnership ancora in divenire.
    «CI PIACE LA VOSTRA GESTIONE»
    Le visite degli emissari di Gerry Cardinale hanno permesso di visionare la logistica a supporto della Pallacanestro Varese. Itelyum Arena di oggi e potenzialmente di domani, Campus di oggi e soprattutto di domani: quegli investimenti “sul mattone” che sono sempre stati alla base della gestione Scola sono stati considerati virtuosi dalla controparte. Una delegazione di Redbird era presente anche in occasione del match casalingo contro Tortona, apprezzando il coinvolgimento e il calore del pubblico biancorosso. Insomma le modalità di ragionare della Varese diretta da Luis Scola verso una filosofia americaneggiante hanno convinto non tanto i dirigenti sportivi quanto quelli del fondo di investimento, che si riconoscono nel modo di amministrare il club biancorosso.
    «LA SQUADRA? NON SIAMO DEL MESTIERE»
    La capacità gestionale dell’attuale dirigenza di Varese, nell’aspetto che più interessa la parte speculativa dell’operazione, è il fattore che ha convinto Redbird ad affiancarsi al club di Toto Bulgheroni nel suo tentativo di approdo in NBA Europe. Lasciando però la gestione sportiva nelle mani del management attuale: gli emissari del fondo sono totalmente a digiuno di basket, ma avendo apprezzato la cultura aziendale della dirigenza varesina le lascerebbero piena libertà di movimento. Per questo è stato facile non transigere ai punti fermi fissati da Luis Scola sulla necessità di mantenere nome e sede.
    Il General è stato chiarissimo: il dialogo può avere luogo solo se la squadra si chiamerà Pallacanestro Varese, giocherà le partite di campionato a Masnago, si allenerà al Campus e manterrà il suo settore giovanile.
    LA COMUNIONE DI INTENTI
    Su questa precondizione vincolante non ci sono stati rifiuti: il club biancorosso non ha intenzione di cedere il titolo sportivo né di trasferirsi a Milano con la sua struttura dirigenziale, nè Redbird è interessata al momento a costruire un gruppo di lavoro dedicato solo al basket. Ecco dunque la comunione di intenti: Varese ci metterebbe il know-how e la fanbase, il fondo americano i capitali per una squadra competitiva e un impianto ad hoc che genererebbe i ricavi necessari per rendere potenzialmente sostenibile, e magari redditizia, l’operazione a medio e lungo termine. La manifestazione di interesse (sia pure non vincolante) inviata ad NBA dal consorzio Varese-Redbird sarebbe tra quelle che superano i 500 milioni di dollari.
    Ma se l’organizzazione della nuova lega ha indicato Milano come sede della nuova franchigia permanente, come si potrà tenere il piede in due scarpe giocando a Varese? Ad NBA del campionato italiano non riguarda, al di là del vincolo della partecipazione ad una competizione nazionale rispettando il patto con la FIBA. Toccherà spiegarlo a Luis Scola e a Gerry Cardinale, entrambi comunque ben noti ai vertici NBA, se e quando si entrerà davvero nel vivo del discorso per l’assegnazione dell’unico posto per il capoluogo della Lombardia (e potrebbe anche essere mai, se ci fosse un patto NBA-Eurolega che dia priorità all’Olimpia). Al momento c’è una sola certezza: tutti coloro che hanno partecipato agli incontri con Redbird, o sono stati messi a conoscenza dei loro sviluppi, concordano su due fattori chiave. La Pallacanestro Varese non è disposta a cedere il suo titolo sportivo, né la controparte glielo ha mai richiesto.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Un punticino, un secondo e 2 decimi di troppo. Una differenza minuscola che, però, rischia di essere pesantissima nel tentativo della Openjobmetis di acciuffare i playoff. Varese perde a Trieste 90-89 in un finale da infarto multiplo, dopo aver sprecato un bel vantaggio, dopo avere quasi perso in anticipo ma anche dopo aver capovolto il punteggio con una tripla pazzesca di Alviti per il +1 a meno di 5” dalla sirena. Poi, però, la furbizia di Ramsey e la foga, malgestita di Stewart hanno fatto il resto: finta malandrina della guardia triestina, salto a vuoto e fallo di Carlos, tiri liberi a segno. E quasi miracolo di Moore che però non si è compiuto, consegnando così a Varese un uovo di Pasqua tutto fatto di cioccolato amaro, e senza sorpresa all’interno.
    Un peccato, anche perché come detto questa sconfitta potrebbe avere riflessi decisivi sulla qualificazione tra le prime otto, ma al di là del finale infuocato la Openjobmetis ha le sue colpe per il KO (che, intendiamoci: a Trieste ci può anche stare…). I biancorossi si sono fatti rimontare in poche mosse il +11 ottenuto nel terzo periodo (mangiandosi il canestro del +13…) quando le triple di Ramsey e Ross hanno immediatamente chiuso il buco con Kastritis ostinato a non chiedere timeout. Certo, lo ha poi avuto nel finale per disegnare la tripla di Alviti, ma far sfumare quel vantaggio è stato – a nostro avviso – determinante sul prosieguo della gara.
    Poi però va detto che il coach greco è stato costretto a giocare quasi tutta la gara senza Renfro: due falli subito, il terzo a seguire, gli ultimi due senza quasi il tempo di sudare. Film già visto e decisivo, perché Varese ha dovuto spostare ancora di più il baricentro sul perimetro perdendo progressivamente a rimbalzo e mancando quelle alternative (tagli e alzate sopra al ferro) che erano state determinanti con Tortona. Il tutto nonostante uno Nkamhoua a tratti gigante e un Ladurner che ha fatto il suo.
    Ma anche tra gli esterni ci sono almeno due insufficienti gravi: Librizzi (0 punti e 5 falli in 22′) e Freeman che si è mangiato tiri a ripetizione. Senza alternative dalla panchina – salvo Stewart, ottimo a parte il fallo finale – e con qualche titolare non così ficcante, Varese si è affidata al finlandese e ad Alviti ma i passaggi a vuoto nell’ultimo periodo – errori anche di stanchezza – sono stati fatali. Sperando non lo siano per il raggiungimento del bersaglio grosso di fine stagione, oggi però più lontano.
    PALLA A DUE
    Squadra al completo per Ioannis Kastritis nel giorno del suo 44° compleanno: Taze Moore è ristabilito e viene inserito nel solito quintetto con Iroegbu-Renfro a formare l’asse play-pivot. Il coach di casa, Francesco Taccetti, deve fare a meno di ben tre uomini: gli ex Moretti e Brown oltre a Brooks. In quintetto va Deangeli accanto a Sissoko.
    LA PARTITA
    Q1 – Primo periodo di batti e ribatti con Trieste che sta in vantaggio più a lungo: Varese perde subito un buon Renfro che spende 2 falli in un amen e deve ridisegnare il quintetto. Sissoko però ha troppo vantaggio, così Kastritis nel finale di quarto va con Ladurner da 5 e ha un buon impatto da Max. Moore, 10 nel periodo, regala un vantaggio ai suoi ma negli ultimi 2′ Trieste allunga sino al +5 con troppe palle perse biancorosse, 25-20.
    Q2 – Varese replica subito con una zona fastidiosa e con le triple di Freeman e Stewart che valgono il controsorpasso e costringono Taccetti al timeout. Carlos è in un buon momento e Kastritis lascia a lungo il secondo quintetto che risponde presente. Ancora Sissoko ricuce ma la coppia Nkamhoua-Alviti dà un’altra spinta a Varese che allunga fino al +6; nuovo stop di Taccetti ma ancora le due ali biancorosse si mettono in mostra. Stewart chiude un ottimo periodo con un gran sottomano, poi però Bannan segna i liberi mentre Freeman sfiora soltanto la tripla al 20′ tondo tondo (48-53).
    Q3 – Una fiammata di Renfro (breve) aiuta Varese a partire meglio e a tenere il vantaggio anche se poi, con Trieste un po’ in difficoltà a parte il solito Ramsey, sono Nkamhoua e Alviti a dare un’altra spallata. Le triple delle ali valgono addirittura il +11 (54-65 al 24′) ma i padroni di casa trovano tre caenestri dall’arco (Ramsey due, Ross) e si rifanno sotto. Kastritis sceglie di lasciar correre ma se il sorpasso non si concretizza è solo per alcuni errori dei giuliani perché Freeman e soci non ne azzeccano più mezza (70-71).
    IL FINALE
    Le prodezze di Nkamhoua e tre liberi di Stewart (quarto fallo di Sissoko) ridanno un po’ di margine a Varese che però non riesce a scappare di nuovo e, quando smette di fare canestro, si ritrova addosso gli avversari. Altro giro assortito di errori fino a che Uthoff dall’arco imbuca il tiro del sorpasso al 34′ (82-81). Sembra la mazzata finale perché la OJM fatica davvero a muovere il punteggio; Trieste ne approfitta (Toscano-Anderson) ma fino a un certo punto e lascia lì qualche tiro buono. Dopo tanti canestri è tempo di errori, per Varese sembra finita ma Ross fallisce le due triple della staffa. Ecco quindi 4 punti rapidi (Alviti e Iroegbu dopo un paio di errori gravi) e una partita ancora aperta a una manciata di secondi. Dopo il secondo errore di Ross Kastritis ha l’ultimo timeout e Alviti non perdona dall’angolo: 88-89 ma con 4” da giocare. Minuto di sospensione, finta di Ramsey e fallo di Stewart a 1”4: la guardia non sbaglia i liberi, Varese inventa un’azione da football ma la preghiera di Moore esce di un amen, 90-89.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Un lampo di qua, un fulmine di là, una saetta di su, una folgore di giù. Sulla testa di Tortona, dentro al palasport di Masnago, si scatena un temporale biancorosso che, alla fine, incenerisce la quinta forza del campionato (97-87) e permette alla Openjobmetis di ripartire nella rincorsa playoff dopo la magra di Napoli.
    E l’accostamento ai lampi non è casuale, come dimostra il tabellino: sei gli uomini di Kastritis in doppia cifra, ognuno dei quali in grado di colpire a ripetizione in determinate fasi di partita. Vale per il primo periodo di Librizzi e Moore, per il secondo e il quarto di Iroegbu, per il terzo di Stewart e via dicendo, e nell’elenco manca l’uomo che non segna mai ma che si è rivelato decisivo: Assui. Monumentale in difesa, Big Eli, per il quale siamo riusciti in sala stampa a strappare un (minimo) giudizio individuale a Kastritis, solitamente restio a parlare dei singoli.
    La sirena di Masnago, dopo 40′ di tensione, rincorse, grandi giocate, arrabbiature (con i tre grigi), premia con merito Varese che ha saputo ricucire alcuni parziali che avrebbero potuto ammazzare un bisonte. La squadra di Kastritis però non si è mai disunita, nemmeno nei momenti difficili e ha trovato alcune chiavi per ripartire e – alla fine – prendere addirittura il largo. L’intensità, prima di tutto, con il coach greco che ha ruotato dieci uomini (prendendosi anche qualche azzardo quando ha tolto un ottimo Librizzi o ha tenuto fuori a lungo Iroegbu), mossa che ha consentito di sfidare la possente Bertram sul piano fisico e, alla fine, di stancarla.
    Poi c’è stato il turno di Assui a francobollo su Vital, che per diversi minuti aveva battuto le marcature dei vari Moore, Stewart o anche Nkamhoua. E ancora, il lavoro di Renfro sui due lati del campo o le percentuali da 2 punti dei biancorossi che hanno scelto più spesso il tiro da fuori ma, una volta verso canestro, hanno chiuso con uno scintillante 20 su 28. Infine ci ha pensato Iroegbu, che aveva un debito da saldare dopo la partita di andata e lo ha fatto tirando con 5 su 7 dall’arco.
    Varese dunque ha avuto pazienza, ha creduto nelle proprie qualità (alla fine 14 perse forzate all’attacco ospite) ma nello stesso tempo ha saputo trovare gli adeguamenti per tenere in bolla una partita più volte nelle mani piemontesi. Il tutto in un palazzetto bello caldo e bello pieno, come a dire che da qui a fine stagione, tutti insieme, è possibile puntare al bersaglio grosso. A patto di non napolizzarsi un’altra volta, ma forse quella lezione è servita. Varese c’è, eccome.
    COLPO D’OCCHIO – Si sfiora quota 4.500 nel sabato pomeriggio di Masnago, praticamente senza tifosi ospiti (ex gabbia vuota, venduti alcuni biglietti alle giovanili del territorio). In tribuna c’è il presidente di LBA, Maurizio Gherardini, sui divanetti anche Achraf Lazaar, indimenticato terzino del Varese di Sannino, cresciuto qui. In campo per Kastritis è tutto come sempre, con il quintetto ormai intoccabile. Fioretti mette subito dentro il temutissimo Vital accanto a Manjon, con l’ex Strautins raccordo tra piccoli e lunghi.
    LA PARTITA
    Q1 – La partita aperta dalla tripla di Alviti prende però presto un’inerzia a tinte bianconere: nei primi possessi Tortona o segna o converte il rimbalzo d’attacco (bene Vital e Strautins), costringendo la OJM a inseguire subito. Kastritis toglie un Iroegbu in difficoltà e lancia Librizzi; mossa azzeccata perché il capitano è tonico e ben spalleggiato da Moore. Varese risale ma spreca i palloni del sorpasso e viene infilzata negli ultimi possessi, scivolando a -7 con i colpi di Chapman (21-28).
    Q2 – Una delle tante fiammate varesine però vale l’immediato riaggancio a inizio secondo periodo, arrivato su tripla di Assui (28-28). Si vede anche Freeman ma è Chapman a colpire ancora per i “Leoni”. L’ala poi si macchia di un antisportivo per una gomitata a Iroegbu assegnato solo all’instant replay dopo che gli arbitri avevano dato il fallo ad Ike, fatto che ha iniziato a scatenare il pubblico contro tre fischietti a lungo insufficienti (per usare un eufemismo). Dall’incidente però trae benzina proprio Iroegbu che negli ultimi minuti del quarto spinge i suoi fino al +7, vantaggio però completamente mangiato da Tortona in 90” con Stewart protagonista in negativo (49-49).
    Q3 – L’inerzia piemontese pare proseguire nel terzo periodo quando è Moore l’uomo che permette a Varese di stare a galla, anche se in difesa Tazé deve cedere contro un indiavolato Vital. La OJM comunque riesce a stare in scia trovando punti anche da Alviti (contropiede) e Nkamhoua, che ricama dalla media distanza. Sul finire del quarto, dopo tanti tira e molla, resta un solo punto di vantaggio alla squadra di Fioretti, con tripla di Librizzi e acrobazia di Freeman per il 71-72.
    IL FINALE
    Tutto si decide sul rettilineo finale ma stavolta la Openjobmetis si mette davanti e non si fa più prendere. Ancora Librizzi, poi è Renfro a tornare protagonista come contro Treviso, tra un rimbalzone, un tap in vincente e addirittura un coast-to-coast. Tortona accusa il colpo e stavolta fatica a trovare canestri con la precedente fluidità anche perché su Vital ora c’è un Assui gigantesco. Di là invece è Iroegbu a salire di tono: se Pecchia lo marca addosso, Ike risolve con una tripla da 7 metri. Ma è la successiva da lontanissimo a girare definitivamente la gara perché a questo punto la Bertram attacca a testa bassa ma senza più precisione. L’ultima scena se la prende Alviti: sfondamento di Manjon e tripla dall’angolo. E a Masnago si torna a fare festa: 97-87.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Dottor Jekyll e mister Hyde? La Varese che si presenta a Masnago il 29 marzo 2026 sembra la bellissima copia di quella tragica che meno di una settimana fa veniva ridicolizzata da Napoli in una partita che poteva essere la definitiva prova di maturità per i ragazzi di coach Kastritis. Questa sera la OJM aveva di fronte una delle squadre più in forma e per caratteristiche più ostica dell'intero campionato. Ne è uscita una partita godibilissima, giocata con continui cambi di guida al comando e che ha visto l'allungo decisivo dei padroni di casa nell'ultimo quarto, dove i piemontesi sono sembrati stanchi e scarichi. Una vittoria importante che tiene aperti i giochi per una possibile qualificazione alla post season per i biancorossi, che ora sono chiamati all'ennesima prova di maturità con uno scontro diretto sabato di Pasqua in quel di Trieste. Chissà quale versione si presenterà al Pala Rubini?! Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
    Stewart 7: deve mettersi subito in gioco per subentrare ad un Iroegbu che inizialmente sembrava poco ispirato. Lui come sempre concentrato difensivamente e pronto a fare partire il contropiede. Fa canestro nei momenti importanti e risponde sempre presente. MASTINO 
    Alviti 7: partita forse non scintillante ma costellata da tante piccole grandi cose che messe insieme, stile puzzle, costruiscono un disegno articolato e solido. Prende uno sfondamento da Vital per cui merita una menzione particolare. NOBEL PER IL CORAGGIO 
    Moore 7: voto che sembra non premiarlo a sufficienza per l'apporto che come sempre è riuscito a impartire ma che è giustificato per quelle solite intemperanze che lo contraddistinguono in quasi tutte le partite e che a volte possono risultare determinanti in negativo. CAVALLO PAZZO 
    Villa N.E.
    Assui 7.5: vero baluardo difensivo. Con lui in campo Varese lotta e combatte con energia leonina e il più 20 di plus/minus non racconta l'immenso e vero apporto che dà Elisee. IMPRESCINDIBILE
    Nkamhoua 7: altra partita in cui non riesce a rendersi molto utile a rimbalzo ma è attento in marcatura sui pericoli pubblici di Tortona. Forse solo qualche forzatura da lontano, poi gestisce bene anche le conclusioni dalla media ed il suo contributo è importante. SILENZIOSO 
    Iroegbu 8: parte facendo parecchia fatica e infatti esce prestissimo dalle rotazioni. Ma Ike sa aspettare il suo momento e anche questo sabato sera capisce quando deve entrare in azione e con scariche vere e proprie di adrenalina, guida i suoi ad una vittoria meritata. NCC
    Librizzi 7: finalmente sprazzi del vero Libro dopo un periodo particolarmente difficile. Mette alle spalle l'infortunio e si riprende il suo pubblico con decisione. CAPOPOPOLO
    Renfro 7.5: doppia doppia per il lungo texano che ha ancora percentuali perfette nel tiro da 2 mentre è ancora perfettibile dalla lunetta. Ma anche oggi è uno degli aghi della bilancia dei suoi e la lancetta stasera punta verso il sereno. BAROMETRO
    Bergamin N.E.
    Ladurner S.V.
    Freeman 6 : è evidente che manchi ancora la vera esplosività ma sembra sulla strada giusta per ritrovare fiducia e affidabilità nel tiro. CRESCENTE

  • simon89
    Varese in maglia nera. Il simbolo dell’ultimo in classifica – nei Giri d’Italia di altri tempi – è indossato dalla Openjobmetis a Napoli: mai scelta fu più calzante visto lo “spettacolo” offerto in campo dagli uomini di Kastritis. L’alternativa era vestire tutti con un lenzuolo bianco da fantasma, che sarebbe stato l’ideale vista la prestazione offerta da Librizzi e compagni sotto al Vesuvio.
    Una prova indecorosa, impalpabile, inguardabile, tanto che i 29 di scarto al 40′ (104-75) sono quasi un buon risultato visti gli abissi toccati durante la partita dalla Openjobetis, scesa fino a quasi 40 di ritardo contro un’avversaria sì affamata ma reduce da una serie lunghissima di sconfitte. La Guerri, a un certo punto, è parsa quasi incredula per l’incredibile serie di regali e di mancanze in casa biancorossa, e basta citare un paio di dati per descrivere l’orrore cestistico visto a Fuorigrotta.
    Nel primo tempo Varese ha tirato una volta al minuto dall’arco, sbagliando 19 tiri su 20; e 19 sono stati anche i punti totali messi a segno nei primi due periodi (6, miserrimi, nel secondo quarto) dove nulla ha funzionato. Non che dopo si sia visto uno show, intendiamoci: la OJM ha fallito l’approccio ma anche tutto il resto, senza mai riuscire a mettere in atto le mosse che le avevano consentito di vincere tre partite di fila. Se l’attacco si commenta da sé, la difesa è andata altrettanto male: i blitz sulle linee di passaggio (eccellenti nelle ultime gare) non hanno mai funzionato, con i biancorossi in perenne ritardo. La conseguenza dei mancati anticipi è stato il costante sovrannumero per Napoli che ha punito costantemente in area ma non solo. E addirittura la retroguardia di Kastritis si è aperta come il Mar Rosso su alcune elementari penetrazioni napoletane dal lato destro, con mancati aiuti o tentativi di stoppata finiti a farfalle.
    Per carità, non ci si aspettava di passeggiare in riva al Golfo: una sconfitta si poteva anche mettere in conto ma non in questo modo inaccettabile. Varese ha giocato come una squadra con la pancia piena, una cosa che non ci si può mai permettere in questo campionato. E soprattutto ha sprecato una grande occasione per fare un passo avanti in direzione dei playoff, visto che le squadre della stessa fascia di classifica si sono quasi tutte arenate (da Trieste a Trento a Cremona). Per i giudizi individuali vi rimandiamo alle pagelle, ma va detto che almeno tre quinti del quintetto base (Moore, Alviti, Nkamhoua) si giocano la palma del peggiore in campo (spoiler: è il finlandese).
    Ancora una volta quindi, questa squadra non è stata capace di superare un esame di maturità dopo alcuni compiti in classe ben riusciti. Sta diventando una costante, e ciò non è incoraggiante in vista del finale di stagione che ha – avrebbe – almeno un paio di obiettivi importanti ancora da inseguire.
    PALLA A DUE
    Tutto come previsto in casa Varese, tante novità (o quasi) in casa Napoli con Magro che manda subito a referto Milton Doyle dopo due soli allenamenti con i compagni. Il play ex Trieste scatta dalla panchina, con la coppia El Amin-Bolton a spingere e Toté pivot. Kastritis non tocca nulla del suo quintetto, Librizzi è pienamente a disposizione.
    LA PARTITA
    Q1 – L’antipasto è insipido ma, pensando al resto, è la parte migliore del match. Toté segna tre volte prima di commettere il secondo fallo, Iroegbu replica (canestro e due liberi) per il 10-6. Pare lo stesso avvio di Udine con Varese a concedere qualcosa in area e meno sul perimetro e invece è tutt’altro: la squadra di Kastritis inizia a tirare da 3 punti senza mai trovare il canestro e Napoli, quasi incredula ringrazia e scappa. L’attacco è un disastro ma la difesa è simile: corridoi, spazi, anticipi a farfalle consentono alla Guerri di mandare a segno un po’ tutti. E neppure un timeout di Kastritis – quando il distacco va in doppia cifra – serve a qualcosa. Arriva l’unico hurrà dall’arco (Stewart: 1/10 totale) ma pure la sirena del 25-13.
    Q2 – Fare peggio è impossibile, pensano un po’ tutti. E invece Varese ci riesce, eccome: Freeman sbaglia sempre da 3, Librizzi divora da sotto, Alviti resta a zero, Moore si incarta, Nkamhoua non esiste. Per oltre 5′ il punteggio biancorosso resta a 13 mentre Napoli, con Bolton protagonista e un buon Caruso, continua ad aggiungere canestri. Negli ultimi minuti arrivano gli unici 6 punti (record negativo in Serie A in tempi recenti) che non bastano a valicare quota 20. Napoli invece è quasi a 50: la sirena arriva sul 47-19.
    Q3 – Il primo minuto della ripresa regala una piccola illusione: Nkamhoua segna il suo unico canestro (47-23) ma poi inanella errori di ogni genere: tiri falliti, passaggi sbagliati, falli commessi. Un disastro che i compagni, ovviamente, non riescono ad arginare. Kastritis lo lascia colpevolmente in campo fino al 26′ senza che da Olli arrivi qualcosa di buono; meglio Iroegbu e Stewart che almeno aggiungono punti al totale. Negli ultimi scampoli del quarto arriva anche qualche tripla ma Bolton continua a guidare la Guerri che ha un contributo anche dall’ultimo arrivato Doyle che infila la tripla sulla sirena. Al 30′ è 73-44.
    IL FINALE
    Si gioca solo per le statistiche, e un po’ stupisce che Kastritis non dia spazio a Ladurner (appena 1′) o a Villa, dentro solo nei 3′ finali (con un canestro). Nel quarto finale Varese combina anche qualcosa di buono con Freeman che aggiusta la mano e con Stewart e Iroegbu che fanno bottino ma naturalmente è tutto inutile ai fini del verdetto. El Amin segna quando vuole in entrata, Doyle gonfia il tabellino, Bolton va in doppia doppia con i rimbalzi, il cui dato è oltremodo imbarazzante (54-34). Per un po’ la OJM si risolleva intorno ai 25 di scarto, poi chiude a 29 (104-75). Un disastro senza appello e senza scuse.
    Damiano Franzetti

  • banksanity6
    Varese a metà marzo si toglie il primo pensiero della stagione vincendo con Treviso e riuscendo a ribaltare anche la differenza canestri dell’andata. La Nutribullet, nonostante una situazione che volge verso il disperato o quasi, anche questa sera a Masnago vende cara la pelle e fa sudare le proverbiali 7 camice ai padroni di casa che, pur comandando per buona parte dell’incontro, nel finale reagiscono ad un parziale dei trevigiani e continuano la striscia vincente che sale a 3 gare consecutive. Ora i biancorossi potranno giocare con la mente libera per potersi togliere qualche soddisfazione che manca da Varese ormai da troppo tempo. Ma veniamo alle valutazioni dei singoli:
     
    Stewart 6,5: Carlos è un ragazzo che non è certo timido nel suo affrontare le gare ma sa aspettare il suo momento ed attendere che sia la partita ad andare da lui. E sa anche come si affrontano i finali e come si vincono. È lui a cui si affida Kastritis per guidare i suoi verso lo striscione del traguardo e la scelta è vincente. FINISSEUR
    Alviti 7: prende tanti tiri, diversi aperti e con percentuali normali ma il suo canestro più emblematico e importante è una schiacciata in un momento fondamentale della partita. La giocata che fa spellare le mani ai suoi supporters è però un assist al volo per Renfro che con qualche patema realizza. TUTTOFARE
    Moore 7: è il motore di Varese e nel primo tempo è devastante in attacco dove si appende al ferro schiacciando con estrema disinvoltura. Poi lascia che in attacco ci pensino altri, lui difende, ruba palloni e alimenta la corsa dei suoi compagni oltre alla passione dei suoi tifosi. ADRENALINICO
    Villa N.E.
    Assui 6,5: ormai abbiamo imparato a conoscere Elisee, non è il giocatore da cui aspettarsi una miriade di punti ma stai sicuro che lo troverai a terra a contendere palloni vaganti, in area a strappare rimbalzi e a mettere il corpo per difendere duro su chiunque. PITBULL
    Nkamhoua 7: continua da dove aveva lasciato e cioè con 3 bombe su 4. Fa specie che alla voce rimbalzi la casella indichi uno zero ma conta maggiormente tutto l'altro lavoro che riesce a mettere al servizio della OJM. BOMBAROLO
    Iroegbu 6: non una grande serata al tiro per la point guard di origini nigeriane che sparacchia parecchio. Qualche buona intuizione a livello di assistenza ai suoi compagni ma nel finale non è lui a guidare i suoi. SPUNTATO
    Librizzi 5: il capitano di Varese mostra ancora una forma deficitaria e infatti il suo utilizzo è centellinato. Non avendo le migliori condizioni fisiche questa volta si limita ad incitare i suoi compagni. COMPRIMARIO
    Renfro 8: migliore in campo dei suoi per distacco. Oltre ai 18 punti messi a referto mostruoso lavoro difensivo su piccoli e lunghi avversari. Quando Nate è in serata la vittoria è quasi scontata. AGO DELLA BILANCIA
     
    Bergamin N.E.
    Ladurner 5: buttato nella mischia per un paio di minuti non trova ritmo e si risiede. TRASLUCIDO
    Freeman 7: finalmente sprazzi di un giocatore sulla via del risveglio dopo tante prestazioni poco convincenti. Trova fiducia con il tiro da fuori e nel finale viene cavalcato dal coach e lui risponde presente anche in difesa. REDIVIVO

  • simon89
    L’Openjobmetis cala il tris contro Treviso e apparecchia la tavola per un finale di stagione con vista sui playoff. Vittoria tanto sofferta quanto importante per i biancorossi, che respingono negli ultimi 3’ l’assalto di una Nutribullet tutt’altro che rassegnata all’ultimo posto in classifica. Si fatica a lungo contro un’avversaria fisicata ma anche razzente, che cancella il più 10 biancorosso di inizio terzo quarto con una serie di micidiali triple in transizione. Varese vede le streghe sul 73-78 del 35’, ma trascinata dai 4.800 spettatori di Masnago gioca un finale lucidissimo per trovare il guizzo vincente grazie al collettivo.
    L’inedita versione da top scorer di Nate Renfro, autore degli ultimi due canestri decisivi su scarichi di Alviti e Moore, è figlia di una circolazione di palla da 25 assist che trova canali decisivi nel pitturato trevigiano dopo lo show balistico da 10/19 da 3 del primo tempo. Ioannis Kastritis spreme cose utili a rotazione da tutti gli effettivi, compreso un redivivo Allerik Freeman, alla sua miglior prestazione stagionale a Masnago fra la scarica iniziale di triple e una solida difesa negli ultimi 2’ sul bomber ospite Macura. I dati salienti sono i 25 assist e i 6 uomini in doppia cifra, con Stewart importante nel finale per sbloccare l’impasse dopo il meno 5 del 36’, e giocate importanti di Alviti (rimbalzo offensivo convertito per l’84-83) e Moore (rubata sul più 1 e assist di tocco per il più 4 di Renfro a 30” dal termine).
    Non è stata la miglior OJM della stagione, ma quando serviva stringere ha saputo fare le cose giuste davanti e dietro affidandosi alla coralità. Così il più 5 finale, che ribalta il meno 3 dell’andata, archivia virtualmente la pratica salvezza a otto turni dal termine. E ora Varese può davvero correre per Europa e playoff: domenica 22 marzo a Napoli, contro una Guerri in crisi (e con un nuovo coach?) si andrà in cerca del poker per il definitivo salto di qualità.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dopo avere imboccato più di una volta la direzione sbagliata nelle precedenti partite-bivio in questa stagione, la Openjobmetis coglie la strada giusta sul parquet di Udine, la percorre con sicurezza e al termine del viaggio raccoglie una vittoria che vale oro. La squadra di Kastritis sbanca il PalaCarnera 81-92 ribaltando il -7 dell’andata e cancellando anche il ricordo di quella partita infausta a Masnago.
    Ripensando a quella serata disastrosa, vien da dire che Varese ha imparato – eccome – dai propri errori: i biancorossi mettono grande precisione al tiro (38.5% da 3 ma a lungo intorno al 50%), evitano di gettare via palloni (appena 7, un paio nel finale) e soprattutto forzano ben 14 perse ai padroni di casa annullando così lo strapotere friulano a rimbalzo.
    Da queste mosse esce una partita in cui la OJM comanda nel punteggio praticamente da cima a fondo (solo un effimero +1 Old Wild West nel secondo quarto) meritando – come ha detto Kastritis a fine gara – la vittoria al 100%. Un successo nato dalla grinta e dalla voglia di fare fatica ma reso possibile anche dalla qualità dell’attacco di Kastritis: Varese valica quota 90 punti grazie soprattutto a gente dalle mani morbide come Nkamhoua (23 con 9/12 dal campo), Iroegbu (20 con 6 assist e 6 rimbalzi), Alviti (16 con il 40% dall’arco) e Moore (15+6 e 3 rubate).
    Mani buone e calde al servizio di un piano partita di Kastritis stavolta senza sbavature. Il coach greco (senza Librizzi; out Bendzius e Calzavara per la OWW) spariglia un po’ le carte, spendendo in avvio Nkamhoua sugli esterni (poi i falli di Renfro cambiano i piani) e chiamando qualche giro di zona ma soprattutto chiedendo circolazione di palla rapida e precisa ai suoi uomini. Che concedono qualcosa di troppo a Mekowulu in termini di punti e rimbalzi ma che colpiscono a ripetizione gli adeguamenti di Vertemati, il quale a sua volta ha fatto ricorso all’odiata difesa di squadra («la zona mi fa schifo» fu una delle frasi più celebri nel suo periodo varesino) senza però mai fermare davvero l’impatto biancorosso.
    A questo punto, vale la pena guardare la classifica: Varese sale a quota 16 dove si sono fermate sia Udine sia Cremona; Reggio è alla stessa altezza ma sta risalendo di prepotenza, Trento (KO con Sassari) è due punti avanti. La corsa playoff resta – obiettivamente – molto complicata ma senza dubbio, in questo momento, ha una iscritta in più. La sua maglia è biancorossa, gli scalpi alla sua cintura si fanno più numerosi.
    PALLA A DUE
    Si torna in campo dopo la lunga pausa con qualche assenza nei roster: Librizzi è a referto ma Kastritis non lo mette in campo per la caviglia malconcia, panchina senza giocare anche per Calzavara, varesino in forza a Udine. I friulani sono anche senza Bendzius (schiena) e quindi Vertemati vara un quintetto con due soli stranieri: Christon e Mekowulu. La OJM (seguita da una quarantina di tifosi) invece manda sul parquet in avvio i soliti cinque, con Moore ad affiancare Iroegbu in regia.
    LA PARTITA
    Q1 – La mano calda di Alviti apre le danze anche se presto Varese – che pure parte bene – capisce di avere un problema bello grosso, Christian Mekowulu. Il centrone udinese domina la scena (14 punti nel primo quarto) e tiene da solo in scacco la difesa biancorossa che perde subito Renfro per falli. Buon per Kastritis che, però, l’attacco giri molto bene: Moore ruba e segna in contropiede, Nkamhoua colpisce dall’arco, Assui dall’angolo e sulla prima sirena la OJM comanda 21-28.
    Q2 – Poco da eccepire anche nel secondo quarto, quando anche Stewart e Iroegbu salgono di tono e pure Freeman mette 3 punti a referto. Varese dopo un’unico sorpasso friulano in avvio riprende le redini del match e dà un paio di spallate potenti, con il solito Moore che alterna spettacolo e concretezza e con Ike che trova Nkamhoua da solo in area. Tutto bene a parte l’ultimo minuto: tripla di Da Ros, forzatura di Olli da 3, mancato fallo e trepunti di Alibegovic che riporta i suoi da -10 a -4 (42-46).
    Q3 – In avvio di terzo quarto arriva anche il -2 di Christon ma l’elastico premia di nuovo Varese a segno con Alviti e Nkamhoua. La ditta finnico-laziale viaggia che è un piacere e la OJM tocca di nuovo il +12 prima che il solito Mekowulu torni a marcare punti per i bianconeri locali. Varese tocca anche i 14 di vantaggio ma, di nuovo, perde colpi nel finale di quarto quando Zoriks e Ikangi dimezzano il distacco. Stavolta però Iroegbu non spreca l’ultimo possesso: tripla sulla sirena e 57-67.
    IL FINALE
    La sensazione è che Udine sia sulle ginocchia, con rotazioni ridotte e con il temutissimo Alibegovic impreciso dall’arco (2/13). Al contrario, Varese crede nel colpaccio e trova punti di gran classe da Nkamhoua e Iroegbu ora davvero in gas. Con loro anche Alviti e Moore mentre Renfro chiude definitivamente la sua partita con l’ennesimo fallo evitabile. Poco male perché il lavoro collettivo riduce le difficoltà a rimbalzo e l’attacco sempre vivo tiene la OJM lontana dai guai. L’ultimo ad arrendersi per la OWW è Ikangi che poi deve uscire per un problema fisico (a pasta già buttata dalla mamma). Varese pare mettere al sicuro la differenza canestri, poi si inceppa negli ultimi 2′ e perde un po’ di terreno mantenendo però un +11 di gran lusso, 81-92. Mai in campionato Udine aveva perso con un divario in doppia cifra e anche questo dà il peso del successo biancorosso.
    Damiano Franzetti

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