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VareseFansBasketNews

  • simon89

    Varese innalza il monte stipendi

    By simon89, in News,

    La Pallacanestro Varese fissa la rotta verso la salvezza anche fuori dal campo e inizia ad abbozzare le prime basi per l’anno che verrà. Riunione plenaria del CdA aperta anche ad Andrea Conti e al rappresentante della proprietà Alberto Castelli per la chiusura contabile del 2020/21 in vista delle scadenze per l’iscrizione e le prime ipotesi sulla programmazione futura con l’auspicio di dare seguito alla volontà di far tornare il segno “più” alla voce budget (se tornerà il pubblico l’obiettivo è un 10 per cento in più).
    I conti tornano?
    La parte principale dell’appuntamento ha riguardato la necessità di far quadrare i conti del 2020/21 penalizzato dall’assenza dei ricavi della biglietteria: come già emerso nei mesi scorsi, la disponibilità di tutti gli attori protagonisti - dirigenza, proprietà, sponsor e Trust - di fare uno sforzo extra renderà meno traumatica la chiusura dell’esercizio finanziario corrente. In più, tra un piccolo ristoro sulle spese dei tamponi e il credito d’imposta sulle sponsorizzazioni sportive esteso sino alla fine del 2021, è in arrivo qualche aiuto dal Decreto Sostegni approvato dal Governo.
    Pubblico, budget e abbonamenti
    Meno deficit presente uguale futuro meno sofferto: è la prima buona notizia in vista della programmazione per il 2021/22, dove c’è desiderio e disponibilità per provare a ritoccare al rialzo le disponibilità attraverso un massiccio martellamento sul fronte sponsor. Nulla di scritto né di definito, in attesa di capire se, quando e in che misura il pubblico potrà tornare all’Enerxenia Arena nella prossima stagione. E la voce ricavi da botteghino è strategica per la composizione del budget: l’obiettivo sarebbe quello di provare ad aumentare del 10 per cento le disponibilità per il monte stipendi - in particolare per gli stranieri - rispetto al 2020/21 (in cui c’era stata una riduzione attorno al 20 per cento - da circa 4,4 a circa 3,7 milioni - rispetto all’era pre-Covid). Se ci sarà via libera per il ritorno dei tifosi, c’è l’ipotesi dell’apertura della campagna abbonamenti attorno alla metà di luglio.
    Il Bullo dopo Brindisi
    Sul fronte tecnico tutte le decisioni sono state rimandate a dopo la giornata numero 30 sul campo di Brindisi (o dopo gli eventuali playoff, qualora Varese dovesse strappare in extremis l’ottava piazza). Il match di chiusura della regular season era originariamente in programma per domenica 2 maggio, il posticipo a causa dei casi di positività multipla nel Team Squadra dell’Happy Casa ha fatto slittare tutte le valutazioni a dopo la conclusione del campionato in corso. In linea di massima l’idea sarebbe quella di dare continuità al rapporto dopo la salvezza ottenuta (anche) grazie al lavoro di Massimo Bulleri. È necessario, però, un confronto per condividere le strategie generali. L’idea della società è quella di disegnare assieme al coach i piani per il futuro, che però dovrà essere condiviso prima di tuffarsi fianco a fianco in una campagna acquisti dai tempi più dilatati - specie sul fronte straniero - per provare a capitalizzare al meglio possibili saldi di fine serie.
    La fiducia di Castelli
    Al termine della riunione ai vertici della società, il parere del presidente del consorzio Alberto Castelli riflette il clima di fiducia che si è percepito per l’oggi e il domani: «Dopo un anno così complicato sul campo e fuori, conforta la ribadita disponibilità a condividere gli sforzi - afferma l’imprenditore di Induno Olona a capo di “Varese nel Cuore” -. Qui la condivisione è imprescindibile e il clima che si respira è stimolante; anche i nuovi arrivati hanno dato una grande mano e non si sono tirati indietro per il futuro. Nell’insieme tutto ciò mi rende più sereno rispetto ad altre volte».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89

    Lo spiraglio playoff

    By simon89, in News,

    L’Openjobmetis è tornata in palestra per preparare l’ultimo atto della stagione 2020/21. Obiettivo ancora lontano quello di lunedì 10 maggio a Brindisi, e pertanto riattivazione oltre la metà della settimana con 3 giorni di lavoro - oggi data segnata col circoletto rosso per le 41 candeline spente da Luis Scola - in vista del ritorno al regime normale da martedì prossimo.
    Ma nel turno finale della regular season c’è in palio la pur piccola “speranziella” di conquistare l’accesso ai playoff, rimontando in soli 40 minuti dall’attuale quattordicesimo all’ottavo posto. Ovviamente questa possibilità, più aritmetica che reale, non può prescindere dal segno 2 del match del PalaPentassuglia: attualmente la quota playoff è a 22 punti, dove Cremona e Trento stanno un gradino sopra i 20 di Varese.
    Le congiunzioni astrali perché si verifichi questa eventualità però sono molteplici, legate non solo alla conditio sine qua non della vittoria esterna dei biancorossi. Se l’OJM sbancherà il parquet della squadra di Vitucci, si qualificherà da ottava in un derby di spessore contro Milano solo con la seguente coincidenza di risultati favorevoli.
    Prima di tutto la sconfitta di Reggio Emilia (che vanta un 2-0 negli scontri diretti con la “Bullo’s Band”) sul campo di Venezia, chiamata a vincere per giocarsi ancora il quarto posto. Poi lo stop di Cremona, attuale detentrice dell’ottavo posto, sul campo dell’Olimpia che ha bisogno di punti per chiudere al primo posto la stagione regolare. Serve inoltre lo stop della Fortitudo Bologna a Trieste, mentre è irrilevante l’esito della sfida tra Brescia e Pesaro, entrambe già aritmeticamente fuori dalla volata per l’ottavo posto. Ma la squadra legata a filo doppio alle residue chances playoff è Trento, ossia l’unica contro la quale Varese abbia scontri diretti favorevoli (il 2-0 conquistato tra il 77-74 dell’andata e l’88-70 del ritorno). La Dolomiti Energia giocherà venerdì 7 maggio il recupero della sfida contro Brindisi originalmente in programma nel turno del 25 aprile e poi il 10 maggio sul campo della Virtus Bologna. Nel caso di vittoria trentina nel recupero della giornata 29, il sogno playoff dell’OJM tramonterà definitivamente prima della sera del 10 maggio. Ma se Trento non dovesse farcela, lo scenario di un maxi-arrivo a 22 punti con 4 squadre (Varese, Dolomiti Energia e Cremona più una tra Brescia e Pesaro) potrebbe davvero lanciare Ferrero e compagni nella post-season grazie agli 8 punti in classifica avulsa con le altre tre compagne di viaggio.
    Quindi l’Ojm dovrà tifare Brindisi e poi batterla per guadagnarsi una possibilità aritmetica, legata comunque alle notizie dagli altri campi. Le chances sono ridottissime, ma finchè l’aritmetica lascia aperti spazi per sognare...

    Giuseppe Sciascia

  • simon89

    El General detta le condizioni

    By simon89, in News,

    Un progetto a lungo termine che vada oltre l’eventuale ultima stagione da giocatore per corroborare la scelta di campo di stabilirsi a Varese. Il primo confronto tra la dirigenza della Pallacanestro Varese e Luis Scola - 41 anni domani, venerdì 30 aprile - ha messo a fuoco le prospettive future del rapporto tra El General e la società del presidente Marco Vittorelli. Un’analisi a 360 gradi che è andata oltre la volontà della dirigenza biancorossa di riproporre il capocannoniere della OJM 2020/21 come prima conferma straniera del 2021/22.
    Istruzioni per l’uso
    Sul piano squisitamente tecnico, quanto appreso sul campo nel corso dell’annata ormai agli sgoccioli dovrà servire come base di partenza per calibrare ruolo, responsabilità e supporti di Scola nell’ipotesi della scelta Uno Mas. In soldoni: affiancare l’ex Vitoria con due lunghi atletici, uno dei quali potrebbe essere Jalen Jones e l’altro un simil-Egbunu, se il nigeriano seguirà il richiamo di vetrine tecniche ed economiche più elevate. Consentendo a Luis di giocare minuti di qualità (20-25 anziché 30), magari uscendo dalla panchina per cambiare entrambi i ruoli, col supporto di due elementi di energia.
    La visione dell’inossidabile giocatore corrisponde a quella della società e se dovesse arrivare l’ok del General sarebbe più facile costruirgli attorno una rete di protezione. Con l’obiettivo di fargli vivere un’annata con meno stress personale e legato ai risultati, che per un giocatore abituato a competere per il vertice sono stati difficili da digerire.
    Il post carriera di Luis
    Ma l’interesse più specifico di Scola è concentrato sul ruolo che Varese dovrà cucirgli addosso per il post carriera. Che potrebbe iniziare già nel 2021/22 se Luis deciderà di chiudere col basket giocato: il presupposto di fondo è che la presenza in città dell’argentino non si esaurirà tra qualche settimana, quando risponderà alla convocazione della sua Nazionale in vista dei Giochi di Tokyo. La decisione di prendere casa a Varese nell’estate 2020 era stata assunta nell’intento di fermarsi qui per qualche tempo e godersi la famiglia dopo una carriera da globetrotter attraverso tre continenti. Qui l’argentino è stato bene in campo e fuori, compreso l’ambientamento scolastico dei quattro figli e la vicinanza della Argentinean Connection guidata dall’amico Javier Zanetti: lo aveva confermato qualche settimana su queste colonne, l’ha ribadito alla delegazione biancorossa.
    l progetto oltre il campo
    Se da un lato c’è cauto ottimismo sulla disponibilità di Scola di considerare l’ipotesi di giocare un altro anno con le istruzioni per l’uso di cui sopra, dall’altro c’è la necessità di andare oltre l’eventuale 2021/22 in canottiera e pantaloncini pensando a un futuro in borghese. Che sia in tuta o in giacca e cravatta (o in entrambe le versioni) dipenderà dalle idee di entrambi, ma la richiesta del General è che ci sia un progetto a lungo termine.
    A dicembre 2020 Luis aveva escluso un futuro da coach, indicando più il desiderio di lavorare sullo sviluppo dei giovani: dal reclutamento dell’Academy all’insegnamento dei fondamentali agli stranieri è un campo inesplorato ma ricco di possibilità. Ma c’è pure la possibilità di un ruolo dirigenziale, che sia da uomo immagine o da collettore di risorse attraverso il suo appeal nei confronti degli sponsor.
    Toccherà all’Openjobmetis proporre a Scola un ruolo ad hoc: la stella argentina dovrebbe sciogliere al massimo entro un mese la riserva sul suo eventuale futuro da giocatore ma qualsiasi sarà la scelta, il suo futuro a Varese pare garantito anche in altra veste.

    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La Pallacanestro Varese targata Openjobmetis si gode la salvezza aritmetica staccando la spina fino a giovedì 29 aprile in attesa della conferma al 10 maggio dell’ultimo impegno sul campo di Brindisi. Ma in attesa di mettere a punto la programmazione per la stagione prossima ventura, ha già una serie di vincoli e impegni già definiti. Ecco, di seguito, il portafoglio contratti nella cassaforte della società del presidente Marco Vittorelli per aiutare a comprendere le basi della costruzione della Varese che verrà.
    L’AREA TECNICA - Massimo Bulleri ha già il contratto per la stagione 2021/’22 con uscita in favore della società: la sua permanenza sulla panchina OJM pare scontata dopo aver portato a termine la missione salvezza, da capire se con il vincolo attuale (dunque non esercitando l’escape) o con un nuovo accordo (eventualmente annuale con uscita al termine della prossima stagione). Inoltre, vincolo contrattuale già in corso fino al 30 giugno 2022 con il g.m. Andrea Conti.
    IL PARCO ITALIANI - Tutti e cinque i giocatori di formazione tecnica tricolore hanno un legame con l’OJM per il 2021/’22. Per tre di essi è un contratto senza uscite: Arturs Strautins ha ancora un anno completo più un’opzione per il 2022/’23, analoga durata il vincolo con Giovanni De Nicolao, mentre Nicolò De Vico è legato fino al 30 giugno 2022. Opzione di uscita, invece, per capitan Giancarlo Ferrero dall’accordo per la prossima stagione nell’anno finale del 2+1 stipulato nel 2019.
    Invece, il contratto 1+1 con Michele Ruzzier ha uscita sia per il club sia per il giocatore. L’intenzione di Varese sarebbe quella di continuare con il play triestino, il suo cambio e l’ala lettone; da scegliere chi tenere e chi sacrificare fra Ferrero e De Vico (che potrebbe avere mercato nelle prossime settimane in A2 nella finestra extra dal 17 al 21 maggio dei dilettanti).
    IL GRUPPO DEGLI STRANIERI - L’unico giocatore del roster di fine stagione con un vincolo futuro è Anthony Beane, che ha un’opzione di estensione sul contratto stipulato con l’OJM a dicembre 2020. Scadenza secca invece per Luis Scola, Anthony Morse, Toney Douglas e John Egbunu: l’auspicio del club prealpino è quello di ripartire dalla conferma di “El General”, proponendogli un ruolo più qualitativo e meno quantitativo (in termini di carico di responsabilità più che di minuti) rispetto alla stagione in chiusura.
    Trattenere la stella argentina potrebbe aiutare Varese a coltivare una piccola chance di convincere Egbunu a vestire nuovamente il biancorosso per “studiare” di fianco a Scola, anche se le atout fisiche del nigeriano potrebbero attirare le attenzioni di club con visibilità internazionale dalle possibilità economiche troppo superiori a quelle dell’OJM.
    L’altro contratto ancora in essere invece è quello con Jalen Jones, che definirà a breve i tempi del suo ritorno a Varese per sostenere la visita di controllo dopo l’intervento al tendine d’achille dello scorso dicembre: se sarà abile e arruolato, la meteora del 2020/’21 tornerà utile come primo acquisto del 2021/’22.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Un po’ un sospiro di sollievo, un po’ una occasione mancata ma l’obiettivo prioritario era la salvezza e questa Openjobmetis l’ha raggiunta al 29° turno, il penultimo, nonostante la sconfitta interna (73-79) contro una Trieste pimpante e aggressiva. La notizia migliore per Varese arriva quindi da Bologna dove la Fortitudo di un ottimo Banks – cuore biancorosso – infilza Cantù in uno spareggio senza ritorno e manda in Serie A2 i brianzoli, almeno in attesa di decisioni a tavolino. Ma la sostanza è quella: sul campo la OJM è salva grazie a tre mesi nella quale la squadra di Bulleri è riuscita a cambiare marcia e a scrollarsi di dosso errori, sfortune e paure.
    Bene fa il coach di Cecina a ricordarlo nel dopogara: «Il 25 gennaio perdemmo con Trieste, eravamo reduci dal Covid, andammo là con 7 giocatori e avevamo 6 punti in classifica. Se ci avessero detto che il 25 aprile saremmo stati salvi pur perdendo in casa avremmo firmato subito e spero che tutti siano onesti nell’ammetterlo. Diamo atto a questi ragazzi di essere usciti con pieno merito da una situazione sportivamente drammatica». Un messaggio forte, da parte del Bullo, a una squadra che oggi vale ben più di una posizione di rincalzo, ma purtroppo la classifica si fa sull’arco dell’intero anno e gli intoppi e gli sbagli della prima parte della stagione sono una tassa ancora presente.
    La matematica, nel frattempo, è benevola due volte: oltre alla salvezza raggiunta c’è infatti anche una residua possibilità di andare ai playoff, nonostante tutto. In questo pazzo campionato infatti, l’ammucchiata di squadre appena salve a quota 20 punti sono addirittura in corsa per l’ottava posizione (ma sarà difficilissimo riuscirci). Chi invece ai playoff c’è senza dubbi è proprio l’Allianz che si è lasciata alle spalle i balbettii di poche settimane fa mostrando talento, voglia e aggressività. Non è sbagliato dire che la formazione di Dalmasson abbia meritato anche se nell’ultima frazione (si partiva dal 53 pari) tutto sarebbe potuto accadere.
    La bilancia negli ultimi 10′ però ha iniziato a pendere dalla parte degli ospiti più precisi e cinici rispetto a una Varese un po’ arruffona e soprattutto poco precisa dall’arco (7 su 30). Proprio da lì i vari Alviti e Doyle hanno infilato i canestri del break da cui Varese non è riuscita a risalire. Troppi i giri a vuoto in casa Openjometis: male Scola, francobollato da Da Ros, malissimo il neo-papà Morse, male pure Strautins mentre Douglas e Ruzzier sono andati un po’ in altalena. A provare a far saltare il banco ci ha pensato di nuovo Beane tra prodezze e boiate (più frequenti le prime, va detto) ma l’assaltatore USA avrebbe avuto bisogno di qualche spalla, di qualche zampata dei veterani che però non è arrivata. E così i due punti hanno preso la strada di Trieste lasciando Varese con tanto tempo libero prima dell’ultimo match del 10 maggio a Brindisi. Si tira il fiato, doppiamente visto il verdetto di coda, ma c’è ancora spazio per una chiusura in bellezza.
    PALLA A DUE
    Nessuna novità di rilievo nel pre partita rispetto alle previsioni. Varese, alla ricerca della salvezza, è in campo al completo e con il quintetto ormai consueto, con Scola da “4” accanto a Egbunu. Dalmasson, sulla panchina avversaria, deve rinunciare a Fernandez e va con Doyle playmaker; Grazulis è invece recuperato, pur partendo nel secondo quintetto: accanto al pivot Delia c’è quindi Da Ros.
    LA PARTITA
    Q1 – Non è una gran Varese quella che approccia il match. Il punteggio in avvio è equilibrato – bravo Ruzzier nelle prime battute – ma Trieste appare più vivace e aggressiva (tre rimbalzi d’attacco in un amen) e così, dopo la metà del periodo, prova a scappare in avanti sino al +5 (8-13). Bulleri pesca allora dal mazzo Beane ed è lui a ribaltare l’inerzia: 10 punti in 6′ per l’esterno e Openjobmetis che chiude avanti 20-15 il quarto anche con un buon De Nicolao in difesa.
    Q2 – Al rientro però l’Allianz crede nelle cose buone messe in atto nella prima frazione, tende più di una trappola a Varese (che ci casca mani e piedi) e torna a condurre. Douglas e compagni forzano in attacco, sbagliano con Morse canestri già fatti e concedono azioni troppo rapide ai giuliani. Le percentuali dall’arco, inoltre, si invertono a favore degli ospiti con Doyle che colpisce due volte e la coppia Da Ros-Laquintana a seguirlo. Ne esce un parzialone di 2-16 (il solito Beane a segno) che però non basta a stroncare una Varese abile almeno a limitare i danni e chiudere sotto di 3 alla pausa lunga (37-40).
    Q3 – La migliore Openjobmetis si vede in avvio di terzo quarto: controbreak biancorosso di 12-0 e massimo vantaggio sul 49-40 fatto di difesa aggressiva e canestri in bello stile sull’asse Douglas-Beane. Qui il bivio: un’altra spallata poteva essere fatale a Trieste che invece si riorganizza e risale grazie a un paio di magie di Henry e alla tripla di Doyle. Anche De Nicolao piazza un paio di giochi di prestigio per tenere avanti Varese finché poco prima della sirena Graziulis mette tutto in equilibrio, 53-53.
    IL FINALE
    L’ultimo vantaggio interno è firmato da Ferrero con un blitz in area ma poco dopo tocca ad Alviti spingere i suoi: due triple consecutive in faccia a un deficitario Strautins aprono un solco nel quale anche Doyle passa il proprio aratro. Ruzzier allora attiva Egbunu in area, poi Beane trova anche la tripla fortunosa del -2 ma appena Varese balbetta ai liberi l’Allianz piazza uno scatto. Sotto anche di 7 la OJM non si arrende: Ruzzier fa (canestro in entrata) e disfa (0/2 dalla lunetta), poi scippa un pallone importante ma Douglas dall’arco non centra il bersaglio. Sarebbe stato il tiro del -1 e della riapertura dei giochi, rimarrà invece l’ultimo assalto infruttuoso. Laquintana arrotonda in lunetta (73-79) ma da Bologna arriva la notizia più importante. Salvezza.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    È un ruggito strepitoso quello che da Treviso rimbomba fino a Varese. Il ruggito di una squadra, la Openjobmetis, che non ha nessuna intenzione di farsi risucchiare sul fondo della classifica e che, dunque, piazza una vittoria roboante nell’affollatissima volata per la salvezza. Contro una De’ Longhi intenzionata a dare seguito a una striscia positiva che durava da sei partite, Varese ha la sfrontatezza, il coraggio e gli attributi per segnare 103 punti (a 94) in trasferta, di vincere il testa-a-testa a rimbalzo e di piegare la formazione di Menetti già certa di disputare i playoff.
    Se Milano è stato il capolavoro speciale, quello sotto tutti i riflettori, questo “sacco” del PalaVerde è una impresa magari meno roboante ma altrettanto bella, anche perché arrivata dopo due sconfitte non certo meritate o comunque non nette. A Treviso la Openjobmetis però non ha avuto paura di nulla: né dei continui cambi di assetto degli avversari, né dell’esperienza di Logan o della forza bruta (con mano morbida) di Mekowulu sotto i tabelloni. Tutt’altro: Varese ha trovato di volta in volta l’uomo giusto a cui affidarsi – Ruzzier in avvio, Scola nel momento del sorpasso, Douglas nel finale ma non solo – e ha confermato quella capacità di rientrare in partita anche dopo break negativi, cosa che la “vecchia Openjobmetis”, quella vista fino a gennaio, non era in grado di fare.
    E dire che sembrava un errore, specie nella prima metà di gara, l’aver accettato i ritmi tutti corsa-tiro-canestro impostati da Menetti, che ha avuto a lungo in Russell l’uomo di spinta e la coppia Mekowulu-Logan a finalizzare da sotto o da fuori. I biancorossi sono rimasti attaccati nel punteggio, scivolando – è vero – fino al -9 ma non dando mai ai padroni di casa l’impressione di volersi arrendere. Poi, azione dopo azione, Varese ha preso il controllo dei tabelloni – 37-25 il computo finale dei rimbalzi – e quando Treviso ha accusato qualche passaggio a vuoto nel tiro (siamo nel cuore dell’ultimo periodo) ha colpito inesorabilmente.
    Non con uno o due giocatori – anche se i veterani Scola e Douglas sono stati determinanti: 24 per l’argentino e 12 nella ripresa per Toney – ma davvero con il collettivo. Con gli italiani, perché Ruzzier e De Nicolao si sono alternati nel tagliare in due la difesa trevigiana (anzi, per qualche minuto sono rimasti insieme sul parquet), con le ali perché Ferrero ha aggiunto punti preziosi mentre Strautins si è occupato alla grande di Sokolowski, un po’ pure con i lunghi. Egbunu ha certamente perso il duello diretto con Mekowulu, però in fin dei conti ci ha messo qualche zampino specie nel “contestare” i tiri in area e nel lottare a rimbalzo.
    La vittoria vale quindi il sorpasso in classifica a Fortitudo e Brescia, KO quest’oggi, e il +4 su Cantù affondata a fil di sirena dalla Reggio Emilia di Caja. La salvezza è vicinissima ma non si può ancora tirare un sospiro di sollievo. Settimana prossima a Masnago arriva Trieste, e servirà un’altra prova di questo livello.
    PALLA A DUE
    C’è profumo di finale scudetto al PalaVerde. Non putroppo quello epica dei Roosters del ’99 ma quello della pallavolo femminile visto che sabato, qui, Conegliano ha battuto 3-2 Novara in una gara-1 pazzesca durata tre ore. Una battaglia che Varese vuole replicare per provare a cogliere una vittoria-salvezza: Bulleri comincia con i “soliti 5” pronto a usare Beane dalla panchina come arma tattica in difesa su Logan. Treviso affida la palla al rapido Russell e mette sotto i tabelloni il totem Mekowulu chiamato al duello con Egbunu.
    LA PARTITA
    Q1 – Dopo 2′ è già tempo di timeout per Bulleri, irretito dall’avvio morbido dei suoi giocatori tra palle perse e canestri rapidi concessi per il 9-4 senza errori trevigiani. Mekowulu domina Egbunu e poi anche Morse, però Ruzzier prende Varese per mano e – con i canestri di Strautins, Scola e Beane – c’è anche un vantaggio (18-21) anche se dura un amen. Qualche persa di troppo dà alla De’ Longhi i palloni buoni per girare in testa alla prima boa, 28-25.
    Q2 – Capitan Ferrero piazza subito un gioco da 4 punti ma Menetti pesca dal mazzo Vildera e Chillo che danno un’altra spinta in avanti a Treviso, poi sorretta da un eccellente Russell. L’americano segna e distribuisce assist spingendo sino al +9 i veneti. Scola, dopo aver subito qualche canestro da Akele e Vildera, si risolleva con l’esperienza e la precisione: l’argentino sale a quota 14 mentre Beane, a fil di sirena, trova la correzione giusta per il 52-46. Sotto canestro però Mekowulu ancora molto meglio di Egbunu.
    Q3 – Un avvio di quarto così così viene presto “mondato” dalla Openjobmetis che si affida a Scola traendone vantaggio nel punteggio. Trovata la fiducia, Varese si prende anche il vantaggio che arriva a +4 con due liberi (su tre) segnati da Ferrero. La De’ Longhi però replica subito e ci mette un paio di possessi per tornare avanti guidata da Logan: parziale di 9-0 che potrebbe stroncare un toro ma non la squadra di Bulleri che chiude il periodo alla grandissima. Varese segna infatti 4 punti in 2”, prima con un dai-e-vai vincente di Douglas e poi con Beane perché Treviso sbaglia la rimessa e mette palla in mano al numero 2 varesino che sigla il 77-79.
    IL FINALE
    Colpi simili fanno capire che Varese è pienamente concentrata sull’obiettivo e non è certo una scorribanda di Russell per l’ultimo vantaggio veneto a farla tremare. Anzi, l’84-81 è la molla che fa scattare un meraviglioso parziale di 0-9 in tre possessi con le triple di De Nicolao, Strautins e Douglas a dare alla Openjobmetis la spinta perfetta per il finale di gara. Due liberi di Sokolowski riaccendono il motore di Treviso ma prima arriva una doppietta di Scola dall’arco, poi De Nicolao e Ruzzier trovano gloria in area, infine Douglas infila un tiro favoloso e chirurgico per valicare quota 100. La squadra di Menetti trova ancora qualcosa da Mekowulu, cercato in area e preciso dalla lunetta, ma stavolta si può evitare di soffrire nell’ultimo minuto perché Douglas centra anche i liberi della sicurezza, 94-103.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Sembrava la sceneggiatura perfetta per una vittoria thrilling. Un errore, un’altra occasione, la palla che finisce con i giri giusti a Luis Scola e la tripla dall’angolo scoccata in buon equilibrio dal campione argentino per firmare la vittoria a fil di sirena. Un film intrigante, ma senza il lieto fine: Varese perde in casa con Venezia (75-77) e si ritrova di nuovo a guardarsi le spalle, perché quel tiro di Scola, purtroppo, si spegne sul ferro consegnando il successo ai lagunari di De Raffaele.
    Un epilogo molto molto amaro al termine di una lunga ed equilibratissima battaglia in cui l’Umana costruisce la sua fortuna nell’unico vero passaggio a vuoto prolungato dalla Openjoibmetis, quello del terzo periodo quando gli ospiti piazzano un 2-17 di parziale con cui rigirano a proprio favore la contesa. Da lì, per Varese, c’è una lunga risalita coronata sì con il ritorno in parità e addirittura al comando, anche a poco più di 2′ dalla fine. Una risalita però anche “bacata” da numerosi errori ai tiri liberi, ben 10 sui 31 tentati, uno spreco eccessivo e determinante nel momento di tirare le somme.
    Un peccato, perché al di là del risultato la squadra di Bulleri ha giocato di nuovo alla pari con una grande della Serie A italiana: non va dimenticata la caratura della Reyer (il team più vincente degli ultimi anni) come non va dimenticato il punto di classifica in cui si trova Varese. Specie oggi, con Cantù capace di vincere a Brescia e di tornare a ridosso delle formazioni a quota 18. In troppi hanno guardato all’insù dopo Milano, un errore imperdonabile perché la prima battaglia da vincere deve essere quella che si gioca in coda. E finché non sarà risolta quella, non si dovrà alzare gli occhi dall’obiettivo. Venezia – pur con qualche assenza – ha potuto ingabbiare proprio Scola (appena 6 punti), con un giocatore come Stone autore di zero punti ma eccellente nello scombinare le certezze tattiche della OJM e del suo fuoriclasse.
    Dalla panchina Bulleri, va detto, ha provato a replicare alle mosse del più esperto coach avversario, e tutto sommato ha retto l’urto sul piano tattico (anche se, forse, spostare più spesso l’argentino vicino a canestro sarebbe servito), però Varese in attacco non è riuscita a sopperire del tutto alla situazione del “General” e di Douglas – anche lui sottomedia, 8 punti – braccato in ogni momento. Dal guscio è uscito Beane, utilissimo (20 punti) ma anche tanto ondivago; doppia cifra anche per i play italiani e per Egbunu che però, seppure ai punti, ha sofferto il confronto con Watt. Da salvare, senza dubbio, lo spirito con cui la Openjobmetis ha attraversato i momenti difficili e ha costruito la risalita: domenica si va sul campo di un altro osso duro, Treviso, galvanizzata dalla qualificazione ai playoff. Però Varese avrà il dovere di provarci, perché sarebbe veramente una disdetta incepparsi adesso, sul più bello.
    PALLA A DUE
    Il volto di Dodo Colombo, seduto tra Recalcati e Galli, illumina il pre partita dal maxischermo nel minuto di silenzio dedicatogli dalla Pallacanestro Varese che indossa anche il lutto sulle canottiere da gioco. In panchina, intanto, si gioca a scacchi fin da subito con De Raffaele che mette Stone da ala forte per marcare Scola (e viceversa!) e con Clark-Chappell a fare da coppia di guardie in avvio contro Ruzzier-Douglas. Il play varesino è l’unico ex in quintetto: Andrea De Nicolao e Cerella partono dalla panchina.
    LA PARTITA
    Q1 – La prima fiammata del match arriva da Ruzzier (legato da grande amicizia a Tonut): tripla, entrata vincente e 7-2 per Varese che però poi paga dazio alla qualità e al fisico di Watt sotto canestro. Il pivot conduce i suoi a ribaltare il punteggio fino al 10-14, ma i biancorossi sono bravi a non perdere fiducia e a rosicchiare punti fino a chiudere avanti al 10′, 18-16.
    Q2 – Una bella entrata vincente del Denik varesino apre il secondo tratto di gara ma si capisce subito che non ci saranno canestri facili. Nella rumba delle mosse tattiche si rivede Scola da pivot (e forse ci sarebbe stato meglio più a lungo) ma intanto Venezia sorpassa con due azioni da “canestro e fallo”. Beane prima disfa (il 3+1 concesso a Campogrande) ma poi fa: tripla, palla rubata e assist per Douglas in contropiede. In fin dei conti la OJM guadagna qualcosina, 39-35 a metà partita, con un canestro fantasmagorico, alla “Holly e Benji” di Stone che segna tirando da sotto il proprio canestro dando un effetto assurdo alla palla. Purtroppo per lui, a sirena suonata.
    Q3 – Dopo la pausa però, Varese non riparte: ci prova, per la verità, ma il motore appare ingolfato da una difesa ferrea degli ospiti che demoralizza i biancorossi. La conseguenza è che dall’altra parte del campo arriva qualche canestro facile per l’Umana che trova in Chappell il braccio armato. 2-17 di parziale prima che Beane (8 nel periodo) riesca a dare la scossa per il 56-62.
    IL FINALE
    Varese però non si è arresa, tutt’altro: all’ingresso dell’ultimo periodo concede ancora qualcosa ma poi fa muro quando Venezia si ferma a quota 68. Ruzzier ravviva Egbunu che prima schiaccia e poi collezione un paio di 1 su 2 dalla lunetta inframezzati da una tripla di Beane: i liberi di Ruzzier fissano la nuova parità a 69. E qui la speranza di colpaccio si fa concreta perché Varese mette avanti la testa due volte, prima con i liberi di Scola e poi con un piazzato da infarto di Beane. Non basta: Venezia pareggia in entrambi i casi e quando l’ex Roma forza in attacco trova con Watt il +2 che sarà l’ultimo canestro della gara. Sì perché prima Beane la perde, poi sbaglia anche Clark e Varese ha il possesso finale. Rimessa con 4”9 da giocare: il primo tentativo rischia di finire con un’incartata generale, poi Douglas la passa a Egbunu che sceglie il tiro e incastra la sfera tra ferro e tabellone. Altro possesso biancorosso, Ruz libera bene Scola nell’angolo ma nulla da fare. 75-77, e intanto Cantù sbanca – e sbianca – Brescia. Tutto da rifare.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Si ferma a quattro la più lunga striscia vincente della Openjobmetis in questa stagione ed è uno stop doloroso e amaro. Doloroso perché a battere Varese è una diretta concorrente per la lotta per non retrocedere, Reggio Emilia (che tra l’altro ha il 2-0 nel confronto diretto), amara perché la sconfitta arriva per mano di Attilio Caja, tecnico della Unahotels con il dente avvelenatissimo da ex di turno (tanto da non salutare lo staff varesino prima e dopo l’incontro, a quanto spiegano i presenti).
    Clamorosa, la prova balistica dei reggiani, trascinati dalla vecchia volpe Petteri Koponen: ben 22 le triple messe a segno (su 37 tentativi) record della società emiliana in Serie A per questa statistica. Otto quelle del finlandese, 6 di Leo Candi, 3 per Johnson e via discorrendo. Bravi loro, senza dubbio, ma Varese si deve interrogare per aver subito così tante conclusioni da lontano, molte delle quali ben costruite. Che per Caja questa fosse la prima opzione era una notizia quasi scontata, che Reggio avesse la mano torrido lo si è visto fin dal quarto iniziale. E allora, qualche demerito ce l’ha per forza anche una Openjobmetis che è sembrata meno aggressiva e affamata rispetto alle ultime uscite, e pure con qualche idea in meno sui due lati del campo.
    Ne è nata una partita di rincorsa, per Ferrero e compagni, sempre in scia, sempre vicini ma mai in grado di riagganciare Reggio e tanto meno di superarla (eccezion fatta per le battute iniziali). Paradossalmente, quando Varese sembrava davvero sul punto di ribaltare l’inerzia, a 3′ dalla fine (meno 3 grazie a Douglas), ha emesso il canto del cigno. Nelle battute finali infatti, la Unahotels ha segnato cinque volte consecutive dall’arco sino all’oceanico +18 conclusivo. Un punteggio che ovviamente non ricalca l’andamento della gara, anche se ciò non cambia le carte in tavola.
    Le note negative, al momento di tirare le somme, sono quindi maggiori rispetto a quelle buone. Cominciando da John Egbunu, attesissimo dopo la prova pazzesca del Forum e altrettanto deludente davanti a un Elegar marpione e molto più concreto. E poi Scola, battuto nel duello da Baldi Rossi, così come tra i battuti ci va Beane messo in croce da Koponen. Bene, di nuovo, Ruzzier, forse il miglior varesino anche in questa circostanza, ma le sue zingarate vincenti non sono bastate. E così la Openjobmetis è ancora lì sospesa di poco sopra al baratro, a interrogarsi dello 0-4 complessivo con le due squadre (Cantù e Reggio) che prima di questo turno erano alle sue spalle. Quattro le partite da qui alla fine, tutte complicate, nessuna impossibile: mercoledì c’è Venezia a Masnago, e sarà imperativo cercare un’impresa.
    PALLA A DUE
    Per l’incrocio con la sua ex squadra, Attilio Caja muove una pedina a sorpresa: rientra Elegar – e si sapeba – ma resta fuori Sims per il turnover tra gli stranieri. C’è infatti l’ex pistoiese Johnson, messo in quintetto, subito su Scola. Confermati invece gli altri accoppiamenti previsti alla vigilia, con Lemar di fronte a Douglas e Kyzlink accoppiato a Strautins, anche perché per Bulleri c’è lo stesso quintetto con cui ha rimontato la classifica nell’ultimo mese.
    LA PARTITA
    Q1 – Proprio Strautins è tra i primi a lasciare il segno in avvio, quando Varese prova un paio di strappetti (bene Ruzzier) senza tuttavia riuscire a guadagnare terreno anche perché i padroni di casa appaiono reattivi in difesa e precisi in attacco. Col passare dei minuti Reggio avanza dopo un antisportivo a De Nicolao e a una clamorosa precisione dall’arco: 5/6 al 10′ e la sirena che dice Unahotels avanti 23-19.
    Q2 – Una magia di Douglas apre la seconda frazione (23-22) però Varese non è ermetica in difesa e lascia spazio da 3 punti a Reggio che scappa con due triple in serie di Koponen e Candi. Scola fatica contro Baldi Rossi, Beane trova un bel canestro ma poi forza troppo e così le raffiche reggiane continuano a fare male. La Unahotels arriva ad avere 9/10 dall’arco prima di sbagliare qualche conclusione (salendo però di tono a rimbalzo). Che Varese sia meno riattiva del solito lo si vede sull’ultimo possesso: tiro cortissimo di Koponen e canestro di Baldi Rossi, unico a seguire con lo sguardo la traiettoria, abile a infilare da sotto il 46-38 a fil di sirena.
    Q3 – Quando finalmente, dopo l’intervallo, l’indemoniato finlandese si prende qualche minuto di digiuno, sono gli altri “panchinari” reggiani a spingere la squadra di Caja. Baldi Rossi rende difficile la serata di Scola, Candi e Johnson colpiscono da lontano e pazienza se Taylor e Lemar non riescano a incidere. Varese avrebbe bisogno di punti dai suoi leader e invece ne mette insieme solo 17, con un paio di rasoiate di Ruzzier a tenere viva la squadra (67-55).
    IL FINALE
    Serve un segnale forte per risalire, e a darlo è Toney Douglas. L’americano, fino a quel momento altalenante, accende il turbo dall’arco e colpisce con due triple pazzesche. C’è anche Ruzzier, ma è di nuovo Douglas a confezionare addirittura il -3, 80-77 a circa 3′ dalla fine. Tutto sembra apparecchiato per un testa a testa finale, e invece Varese si perde: prima lascia spazio al solito Koponen, poi regala palla ai padroni di casa con un ingenuissimo fallo di Egbunu in attacco su Elegar, infine concede un rimbalzo offensivo pesantissimo. Tre sberloni che chiudono i conti: nei minuti finali la OJM si rialza, Reggio invece no e con cinque bombe a segno finisce per trionfare (95-77).
    Damiano Franzetti

  • simon89
    C’è solo un comandamento nello stordimento di quest’ebbrezza post Forum: vietato gridare al miracolo.
    Varese ha espugnato Milano per gli stessi motivi, solo capovolti di senso, per i quali fino a due mesi fa - ovvero fino all’arrivo di John Egbunu - era una squadra che meritava la Serie A2 più di tutte le sue colleghe. Chi oggi argomenta di carri troppo piccoli su cui salire, chi grida al complotto del criticismo (nel suo significato filosofico) risalente al passato prossimo, chi vede in questa rinascita una rivincita sulle supposte cattiverie propugnate da chi per mesi si è preoccupato - a ragione - dei destini biancorossi, sbaglia due volte: in primis si abbandona alle montagne russe dell’emotività, parola che con realtà condivide solo la rima; e - in secundis - dimentica soprattutto che il basket è una scienza esatta. Quasi esatta.
    Una compagine con un organico che non possiede né i chili, né i centimetri, né le capacità tecniche per competere in una zona nevralgica come quella adombrata dai canestri - sia in attacco, che in difesa - non può che fallire in uno sport che si chiama pallacanestro. La semplifichiamo al minimo, tralasciando sfortune, Covid, esperimenti, esoneri di allenatori e tutte quelle piccole cose che hanno fatto parte della storia minima di questa stagione, materia per le bocce ferme: fino a due mesi fa Varese era una squadra colpevolmente - sottolineiamo colpevolmente - costruita senza un centro di ruolo, una squadra che ha perso del tempo prezioso per trovarlo, una squadra che in virtù di tale mancanza è stata portata a disfare ogni tela costruita, a subire caterve di punti, a essere prevedibile in attacco, a ingolfare i propri esterni di responsabilità e pressioni, a non avere chimica, a far sembrare scarsi giocatori che non lo erano affatto, a ridurre al minimo le potenzialità di un vecchio (ma ancora potenzialmente decisivo) campione come Luis Scola. Dobbiamo andare avanti?
    No, ci fermiamo. Perché ormai tutto questo è uno ieri che val, tuttavia, la pena di ricordare: rende molto più piena, molto meno casuale, molto più ragionata e quindi fragrante la gioia odierna. Quella di una formazione che adesso - con quell’indispensabile, agognato, evocato con la gola secca per le troppe grida, fondante cambiamento sotto canestro - ha invertito totalmente la parabola. E non solo ha ripreso a vincere: permette a tutti di constatarne le beltà, addirittura i punti di forza.
    Con Egbunu a presidiare l’area, a cambiare le parabole altrui e ad aiutare in difesa, e a fare da boa del gioco in attacco, la Openjobmetis ha potuto scoprire di avere un leader dalla mente d’acciaio, dal tiro mortifero e capace di una pressione sulla palla micidiale come Tony Douglas; ha ristorato le qualità di un playmaker razzente, intelligente e talentuoso come Ruzzier; ha dato un senso alla classe di Scola; ha lasciato il giusto spazio alle scorribande di Beane (oggi, però, il meno luccicante), pedina (e modifica nel roster) peraltro non indispensabile. 
    Tutte qualità che oggi si sono viste abbondantemente, insieme a una dignità fisico-atletica che è stata davvero la pepatencia sul piano partita di Milano: ogni volta che la squadra di Messina ha provato a sottomettere l’Openjobmetis con i muscoli, è stata rispedita al mittente. A quel punto si è trovata nuda, irretita da quella stanchezza (innegabile) che al momento non le permette di far valere le differenze di classe che comunque permangono e permarranno sempre. Anche perché davanti aveva una Varese che la sua classe - non banale - è riuscita a farla emergere.
    Nessun miracolo, quindi, semmai un’impresa. Che rende giustizia non a chi oggi fa il giochino dell’asilo del “te l’avevo detto”: togli Egbunu e questa squadra va dritta in A2; lo metti dentro e può battere addirittura Milano…
    Rende giustizia, invece e solamente, a chi non ha smesso di remare un minuto nelle varie tempeste che si sono abbattute - i giocatori - e a chi ora dimostra di gestire in modo sapiente la bacchetta da direttore con la stessa faccia impenetrabile di quando non ne infilava (non poteva infilare, meglio…) una giusta, Massimo Bulleri. Gente (loro sì) che adesso potrebbe dire “te l’avevo detto”, ma che invece sta zitta, se la gode, e combatte un’altra battaglia, una battaglia che non è ancora finita e chissà dove può portare. Complimenti a loro, tutti loro.
    Fabio Gandini

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