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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Guglielmo Caruso e Olimpia Milano, questo matrimonio s’ha da fare. Anzi, ormai si è già fatto: ultimi dettagli definiti per il passaggio del 23enne lungo campano da Varese all’EA7, con l’avvistamento nella giornata di martedì 30 maggio del giocatore del 1999 ad Assago a dare la conferma definitiva dell’accordo raggiunto.
    Il cestista, che nella stagione 2022/23 ha prodotto 9,2 punti e 3,8 rimbalzi di media in maglia OJM, firmerà un accordo a lungo termine (si parla di quinquennale garantito per le prime tre stagioni) con l’EA7, che lo inserirà nel suo parco italiani - verosimilmente confermato in blocco con l’eccezione di Alviti, a parte l’operazione Darius Thompson che è comunque avanzata - lavorando su una sua “conversione” da pivot ad ala forte (ruolo peraltro ricoperto anche ai tempi dell’università di Santa Clara) per farne un vice Melli.
    Esclusa dunque l’ipotesi di un prestito “di ritorno” a Varese, ora con Toto Bulgheroni alla guida della società, per un’ulteriore stagione in biancorosso: l’Olimpia eserciterà l’escape prevista dal contratto per chiamate da club militanti in competizioni internazionali (la clausola rescissoria è però limitata, dovrebbe aggirarsi sui 20mila euro).
    Varese dovrà ripensare il suo parco italiani, almeno nel ruolo di cambio dei lunghi. L’opzione iniziale Momo Diouf pare al momento impercorribile: l’azzurro in scadenza a Reggio Emilia si metterà in vetrina all’Eurocamp di Treviso (9-11 giugno) in cerca di acquirenti dall’estero. Tastata la pista Jordan Bayehe, ma tra ingaggio e clausola rescissoria il giocatore sotto contratto con Brindisi viaggia su costi molto più elevati rispetto a Caruso.
    E Gora Camara? Il 22enne pivot senegalese di formazione italiana sembra piacere, ma bisognerebbe capire quali saranno le intenzioni della Virtus Bologna che ne controlla i diritti contrattuali fino al 2025. L’alternativa è aprirsi anche a giocatori con doti più perimetrali: tra i cestisti con esperienza NCAA piaceva - già lo scorso anno - il 24enne Federico Poser, attualmente in A2 a Torino, e con la retrocessione di Trieste si svincola il 25enne Alessandro Lever. Si tratta però di ali forti con qualità frontali e non di uomini d’area.
    Ma negli incastri dei passaporti è percorribile anche l’opzione di modificare le caratteristiche degli stranieri da ingaggiare in funzione del pacchetto italiani. E quindi inserire un italiano con ruolo e caratteristiche diverse da Caruso - eventualmente anche un esterno - per puntare poi su due pivot stranieri.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    È iniziata una nuova era in casa Pallacanestro Varese: il principale sodalizio cestistico cittadino - che ad agosto compirà 78 anni - parlerà tre lingue, sarà consistentemente meno varesino rispetto al passato (pur contando su un simbolo assoluto della varesinità applicata al basket, Toto Bulgheroni) e aprirà almeno potenzialmente la porta, tramite alcuni dei i suoi amministratori entranti, a mondi finora inesplorati.
    Da ieri in sella a piazzale Gramsci c’è un neonato consiglio d’amministrazione, seppur ancora da completare: Luis Scola amministratore delegato, Bulgheroni presidente, Paolo Perego vice-presidente e Mario Vernazza consigliere. 
    Il risultato, cioè un nuovo cda, era atteso e scontato, almeno da quando si è palesata la volontà di aprire la compagine sociale ad altri investitori (il Pelligra Group, peraltro ancora sulla soglia): il “caso Tepic”, tuttavia, ha accelerato i tempi, cambiato i termini nonché gli attori protagonisti e rivoluzionato sensibilmente la linearità degli avvenimenti.
     
    Chiudere tutto e subito
    Chiaro l’obiettivo di Luis Scola nel condurre le danze: dopo il terremoto che ha sconvolto i destini agonistici della squadra guidata da Matt Brase e messo Varese sotto l’attenzione non certo positiva di tutto il movimento cestistico italiano, la ferma intenzione del deus ex machina argentino è stata quella di arrivare a presentare al mondo un nuovo organo di comando il prima possibile. 
    Quanto “il prima possibile”? Prima dell’effettivo avvento della cordata “aussie”, certamente, ma anche prima dell’iscrizione al prossimo campionato. 
    Al di là di tutte le esigenze pratiche contingenti, derivanti dall’assenza di un presidente (vista l’inibizione per tre anni di Marco Vittorelli), lo si può ben leggere anche come un modo per comunicare all’esterno una vera presa di coscienza sulla questione penalizzazione e di un contegno societario non certo “privo di errori”, pur senza sconfessare la posizione originaria del club riguardo all’entità considerata sproporzionata dei provvedimenti comminati. 
    Il testo che ieri ha presentato “urbi et orbi” le contemporanee dimissioni di tutto il precedente apparato - ovvero i già citati Scola, Bulgheroni e Perego, ma anche e soprattutto, visto che non rientreranno, di Marco Vittorelli, del vice-presidente Giuseppe Boggio e del consigliere Thomas Valentino - non ha potuto né voluto spiegare la reale complessità degli avvenimenti.
    Ovvero che le dimissioni dei singoli sono in verità avvenute con tempistiche e meccanismi diversi (leggi per esempio QUI), solo alla fine ricongiunti. Ovvero che ci sono state trattative sulle uscite (alcune di prassi, come le manleve da future azioni di responsabilità) diverse. Ovvero che anche le stesse posizioni e responsabilità all’interno del vecchio Cda sui fatti accaduti negli ultimi mesi sono state diverse, e per alcuni avrebbero meritato dei distinguo, delle sottolineature e dei passaggi pubblici individuali che non sono avvenuti, ancora di più alla luce di quanto ribadito oggi dalle motivazioni della sentenza della Corte Federale d’Appello.
    Le parole ufficiali utilizzate, invece, hanno reso evidente il fine unico di chiudere l'epoca. Senza rilevare differenze tra le persone che ne hanno fatto parte.
     
    Due uscite (su tre) non scontate
    Sui nuovi amministratori, scelti come prescrive il codice civile dall’assemblea dei soci (quindi, allo stato attuale, da Luis Scola, da Varese nel Cuore e da Il Basket Siamo Noi), torneremo fra qualche riga. Prima parrebbe proficuo e onesto non dimenticare il fato di chi ha dovuto prendere la porta senza poter rientrare dalla finestra. Si tratta di due personaggi che hanno caratterizzato - tra gli altri - un’era in cui l’unico traguardo è stato il portare a casa la pelle alla chiusura del bilancio, il resistere, l’esistere. 
    Giuseppe Boggio, CEO della Lasi di Gallarate, vice-presidente di Varese Nel Cuore, uomo di fiducia di Alberto Castelli, rappresentazione plastica del Consorzio nella stanza dei bottoni e “operaio” silenzioso ma imprescindibile della stessa.
    E Thomas Valentino, presidente di Esse Solar, entrato nel cda in uno dei momenti più duri del sodalizio, quello caratterizzato dalle casse mezze vuote del Covid, e collettore (fra sponsorizzazioni e soldi propri) di un’apertura verso le aziende del sud della provincia decisiva - insieme a tutti gli altri noti perni - per la società per restare letteralmente in piedi. Non solo: non è un mistero che lo stesso Valentino abbia dichiarato ai giornali qualche settimana fa di essere in procinto di ampliare il bouquet di sostenitori a lui riconducibili (vedi QUI l’intervista video), cioè da lui cercati ed effettivamente trovati.
    Dove finiranno queste professionalità? Che fine faranno queste nuove risorse, per anni “sudate” e che avrebbero potuto cumularsi a quelle “straniere”? Pare legittimo domandarselo.
    Forse la risposta sta anch’essa nel comunicato di ieri, ovvero nei ringraziamenti finali e in quel “continueranno ad avere un ruolo fondamentale per il continuo sviluppo del club”. La soluzione potrebbe quindi essere la creazione di un organismo operativo snello e senza responsabilità formali, nel quale raggruppare queste e altre figure, come per esempio quelle afferenti a Il Basket Siamo Noi, imprescindibile nel continuare l’opera di restyling societario nell’ambito della responsabilità sociale e nell’essere un collante dalle mille idee con la tifoseria.
    Per due uscite tutt’altro che scontate, una invece lo è stata: non avrebbe potuto avere altro destino l’ex presidente Marco Vittorelli, non fosse altro a causa del provvedimento che lo ha inibito tre anni. 
    Se nella proprietà, anche una volta imbarcato Ross Pelligra, “Varese” rimarrà con un peso del 10% (5% Consorzio, 5% Trust), nell’organo di vertice “Varese” sarà solo ed esclusivamente Toto Bulgheroni, che a ben vedere è anche socio fondatore de Il Basket Siamo Noi e pure consorziato. Sarà quindi lui l’ultimo baluardo della tradizione, il legame con il passato, la garanzia davanti all’azione di investitori che - pur animati da grandiose intenzioni - non hanno alcun “legame di sangue” con questa città e con questa storia. Per questo la svolta è epocale.
     
    I due super manager
    Sulla sua indicazione per il ruolo di presidente non c’è stato bisogno di alcuna discussione nell’assemblea dei soci: promotore Scola (che chiese la sua disponibilità ben prima dello scoppiare del caso Tepic), d’accordo il Consorzio, d’accordo il Trust, d’accordo gli australiani. 
    Attesa anche la nomina di Paolo Perego, peraltro già effettivo del consiglio d’amministrazione da mesi (e infatti anch’egli ha dovuto dimettersi nei giorni scorsi), la cui precedente entrata non era tuttavia mai stata ufficialmente comunicata (e continuiamo a domandarci perché, senza risposta…). 
    Perego ha una storia manageriale che “parla” da sola: 5 anni in Irca, azienda gallaratese leader italiano nella produzione di cioccolato, creme ed ingredienti specializzati per pasticceria artigianale, panificazione e gelateria, prima come Advisor poi come CEO (lo ha sostituito Massimo Garavaglia ad agosto 2022). In precedenza le esperienze in Bacardi e Campari Group. Non va dimenticato il contributo de Il Basket Siamo Noi nel coinvolgerlo e nell’appassionarlo alla causa prealpina: tutto in fondo iniziò davvero due anni fa, quando proprio in Irca si tenne una serata che vide salire sul palco Scola e Javier Zanetti.
    Mario Vernazza è invece un’autentica sorpresa. E va conosciuto meglio. Socio di Celtic Asset Management - società di gestione patrimoniale immobiliare indipendente, partner operativo e consulente strategico di player internazionali - prima di acquisire la stessa ha collezionato ruoli in altre imprese di gestione della ricchezza per conto terzi, tra cui Ernst & Young e Pirelli Real Estate. Vernazza è però anche sport and performance coach, con tanto di Master di 4 anni in Psicologia dello Sport, ed è in quest’ambito che nella stagione uscente ha già collaborato con Pallacanestro Varese. All’indicazione del suo nome si sarebbe arrivati per volere sia di Luis Scola che di Toto Bulgheroni.
    Quando infine diventerà ufficiale la nuova compagine societaria e la conseguente nuova distribuzione delle quote (45% Luis Scola, 45% Pelligra Group e 10% (5+5) “Varese”) ai neo-nominati amministratori se ne aggiungeranno altri 3 indicati proprio dagli australiani. Il cda definitivo sarà infatti di sette componenti e dovrebbe quindi contare anche su Giovanni Caniglia e probabilmente sullo stesso Ross Pelligra, più un terzo uomo ancora da loro designato.
    Ciò avverrà certamente dopo la scadenza dei termini per il ricorso al Collegio di Garanzia del Coni (cui la “nuova” Varese non adirà), vera cesura tra il prima e il dopo. Oggi ancora di più.
    Fabio Gandini

  • simon89
    Confermata l’afflittività della pena per frode e illecito sportivo, rimodulando l’entità della penalizzazione per evitare una sostanziale “reformatio in pejus” rispetto alla decisione del Tribunale Federale della FIP.
    Così la Corte Federale d’Appello ha motivato la riduzione da 16 a 11 punti della pena per il caso Tepic: oggi, venerdì 26 maggio, sono state pubblicate le motivazioni della decisione che ha tolto i playoff dall’Openjonmetis, avvicinandola però all’obiettivo salvezza (5 punti in meno uguale 4 posizioni in più, con la permanenza in serie A conquistata grazie alla vittoria del 30 aprile contro Scafati).
    All’atto pratico la Corte Federale conferma la sostanza della sentenza di primo grado, rimodulando la penalizzazione in funzione della classifica del campionato al 26 aprile anziché al 13: i 4 punti ottenuti sul campo dall’OJM battendo Trieste e Brindisi hanno dato la possibilità ai giudici di ridurre il peso della condanna. L’afflittività della pena nell’escludere Varese dai playoff resta alla luce della gravità delle accuse; gli 11 punti irrogati bastano allo scopo, “ad evitare che essa si risolva in una sostanziale reformatio in pejus”, ossia una condanna più grave rispetto al primo grado.
    All’atto pratico il meno 16 avrebbe fatto retrocedere Varese (che con la conferma del primo verdetto avrebbe chiuso la stagione a 18 punti all’ultimo posto), il meno 11 le ha tolto i playoff ma evitato casi peggiori, dato che sia in primo che in secondo grado i giudici FIP avevano rigettato la richiesta della Procura di penalizzare l’OJM di 24 punti, condannandola alla retrocesione aritmetica in A2.
    Esattamente 30 giorni dopo il «tiro da 5 punti» messo a segno dal collegio difensivo Capellini, Bianchi, Falasca e Terzaghi, si entra maggiormente nel merito della sentenza. Inutilizzabile ai fini processuali l’accantonamento prudenziale da 70mila euro per il debito residuo con Milenko Tepic del quale due membri del vecchio CdA avevano dato conto tra la sentenza di primo e secondo grado: la difesa in occasione del dibattimento al Tribunale Federale aveva sostenuto infatti che la Pallacanestro Varese fosse all’oscuro del lodo FIBA intentato dall’ex giocatore visto per due mesi in biancorosso nel 2018/19.
    Tesi peraltro contraddetta nei fatti dalla comunicazione effettuata dalla società il 6 maggio 2022 al Tribunale FIBA di Ginevra, nella quale chiedeva una proroga per costituirsi come controparte nel’arbitrato: evidente come la società biancorossa fosse a conoscenza dell’istanza presentata da Tepic (se poi a conoscenza ne fossero tutti i dirigenti o i membri del CdA è un discorso diverso, ed è stato oggetto dell’indagine interna effettuata nelle scorse settimane). Pertanto in secondo grado il team legale, non potendo sconfessare la precedente versione resa in primo grado dall’ex presidente Marco Vittorelli, ha dovuto puntare su questioni interpretative del manuale delle licenze e sul fatto che anche col debito nei confronti di Tepic, l’Ojm sarebbe rientrata nei parametri economici necessari per l’iscrizione al campionato.
    Anche queste tesi difensive però non hanno convinto la Corte Federale, che ha confermato la condanna per frode ed illecito sportivo per la falsa dichiarazione attestante l’assenza di debiti nei confronti di tesserati con possibili lodi FIBA. Secondo la Corte Federale, per essere ammessa alla serie A 2022/23, Varese avrebbe dovuto pagare Tepic prima del rilascio della licenza (dunque entro i primi di luglio); non essersi costituita presso il tribunale FIBA è stata una sorta di “tattica dilatoria” per ritardare il pagamento di un debito esistente anche se ancora non scaduto (la sentenza favorevole all’ex giocatore serbo è del 25 ottobre 2022).
    Le motivazioni spiegano anche il tanto contestato passaggio sul “danno di immagine” creato dal comportamento della Pall.Varese: “Nel determinare la sanzione, il Tribunale ha applicato l’aggravante della lesione all’immagine al movimento cestistico nazionale, certamente riscontrabile nella fattispecie oggetto di procedimento nella quale una delle più prestigiose società di Serie A, conosciuta anche all’estero per le sue partecipazioni alle Coppe europee, ha ottenuto artificiosamente, con dichiarazione inveridica, il rilascio della licenza per la stagione 2022/2023, nonchè l’aggravante della gravità del fatto chiaramente emergente dalla ricostruzione dei comportamenti tenuti dalla società”.
    Perchè la sentenza attuale passi defnitivamente in giudicato senza ulteriori ricorsi – presentabili da Pallacanestro Varese, che ha deciso di rinunciare ad ogni ulteriore passo giudiziario dopo la salvezza, o dalla Procura Federale che non sembra averne l’intenzione – bisognerà attendere 30 giorni dalla pubblicazione delle motivazioni (la data che fa fede è quella dell’8 maggio, quando la società biancorossa aveva ricevuto il documento disponibile da oggi sul sito della Fip). Una volta archiviato definitivamente il caso, si potrà provvedere alla ratifica formale degli accordi già definiti nelle scorse settimane con il Pelligra Group.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Dove eravamo rimasti? 31 anni dopo, Toto Bulgheroni torna alla guida della Pallacanestro Varese. Lo storico patron del club biancorosso, che spegnerà 80 candeline il prossimo 25 giugno, è stato nominato presidente della società, tornando a ricoprire l’incarico che aveva già occupato dal 1981 – quando attraverso la “Finanziaria”, una sorta di consorzio ante litteram, aveva salvato il club dopo l’addio della famiglia Borghi – al 1992. Confermata l’anticipazione lanciata il mese scorso da Prealpina sul ritorno dell’icona del basket varesino alla guida della società, dopo l’inibizione fino al 13 aprile 2026 per il suo predecessore Marco Vittorelli come riverbero del caso Tepic e il relativo meno 11.
    Oggi, giovedì 25 maggio, è stato ufficializzato il nuovo consiglio di amministrazione della società: Bulgheroni passa da consigliere con delega all’area tecnica alla presidenza, mentre Luis Scola mantiene l’incarico di amministratore delegato. Gli altri membri del CdA saranno Paolo Perego (l’ex a.d. di Irca, entrato a dicembre 2022), che assumerà la carica di vicepresidente, e la new-entry Mario Vernazza, manager milanese del settore immobiliare, figura vicina a Luis Scola che aveva frequentato il parterre di Masnago per tutta la stagione 2022/23. Escono dalla “stanza dei bottoni” Thomas Valentino, Giuseppe Boggio e lo stesso Vittorelli. «Ci tengo a ringraziarli per tutto quello che hanno fatto in questi anni per il nostro club. Lavorando al loro fianco ho potuto conoscere persone competenti ed appassionate con le quali ho instaurato un profondo rapporto di stima ed amicizia che, sono certo, continuerà in futuro», le parole di Scola. La nomina del nuovo CdA prelude alla formalizzazione definitiva dell’accordo con il Pelligra Group: firme e controfirme sono già state effettuate nelle scorse settimane, ma l’ufficialità con l’acquisto del 45% delle quote da parte del gruppo immobiliare australiano – con relativa nomina di ulteriori membri del CdA per affiancare i 4 membri attuali - non potrà avvenire prima del “passaggio in giudicato” della sentenza della Corte d’Appello, facendo scadere i termini per il riscorso (30 giorni dalla pubblicazione delle motivazioni, giunte l’8 maggio scorso) che la renderà definitivamente inappellabile.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    L’Openjobmetis va in pressing su Markel Brown per convincere la spina dorsale degli “Immarcabili” a vestire ancora i colori biancorossi. Magari per un paio di stagioni, argomento sensibile per un giocatore che ha spento 31 candeline lo scorso 29 gennaio.
    È la guardia ex Brooklyn Nets l’obiettivo primario nella lista dei giocatori da cui ripartire per costruire un’altra Varese da play-off. Stavolta però non sarà più una “pesca” a costi contenuti come accaduto a luglio 2022 quando ci fu un vero e proprio blitz a Las Vegas dopo il no definitivo di Sander Vene. «Ehi Markel, ti interessa Varese?». «Con Brase e lo small ball? Eccomi, non contano i soldi!».
    Hanno avuto ragione entrambi, perché Brown ha disputato la miglior stagione della sua carriera in Europa (16,9 punti più 4,0 rimbalzi e 3,2 assist) e l’OJM ha trovato il suo leader nel giocatore della Louisiana, tanto quieto e posato fuori dal campo quanto “infuocato” sul parquet. Però nel 2022-23 lo hanno “scoperto” in tanti (potrebbe essere giocatore sulla short list futura di Venezia) e la base d’asta rispetto al salario della stagione conclusa è letteralmente triplicata. Ma dalla sua Varese ha il fascino del già conosciuto per un giocatore che si è innamorato dell’Italia e che si è trovato benissimo in zona sfruttando anche la vicinanza col Golf Club di Luvinate alla sua residenza a Gavirate.
    Si gioca sulla voglia di “MB” di firmare subito e sull’interesse per un contratto garantito oltre l’annualità, disposti a uno sforzo importante (sostanzialmente pareggiando, e superando, il salario 2022/23 di Johnson) per mettere un punto fermo nell’ossatura della nuova Varese. Possibilità? Per ora si chiacchiera, ma in società traspare fiducia almeno sul fatto che la proposta verrà valutata con attenzione dal giocatore.
    E gli altri quattro stranieri? Dipenderà dal budget, dalle prospettive di ogni singolo e dai programmi, a partire dall’interrogativo “coppe o non coppe?”(situazione da discutere con i futuri “co-proprietari”). Ma le chance per Colbey Ross sono inevitabilmente vicine allo zero e gli scout stanno già scandagliando i campionati esteri in cerca di un giocatore con caratteristiche similari.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Il congedo dal campionato della splendida Openjobmetis di Matt Brase si consuma a testa altissima, a conferma dello spessore del gruppo biancorosso. Che senza ben quattro giocatori (due soli stranieri a disposizione) dà parecchio filo da torcere alla Virtus, seconda forza della regular season solo per via della classifica avulsa, costretta a sudare per oltre mezz’ora prima di mettere in tasca i due punti.
    Alla fine, come previsto, la Segafredo se ne va nel punteggio sfruttando un tonnellaggio e una panchina molto più corposi, dominando a rimbalzo (49-33) e appoggiandosi in area ai totem Mickey e Jaiteh nel momento in cui Varese è costretta a schierare Virginio pivot per i problemi di falli di Owens e Caruso. Guai che si aggiungono alle assenze di Brown, Reyes, Johnson e Librizzi, tanto che a completare i 200 minuti ci sono i babies Weilun Zhao ed Elisee Assui.
    Ma anche così, alla Segafredo Arena c’è partita eccome, perché Wolde ha mano bollente contro la squadra della sua città, perché Ross è un vincente nato, perché De Nicolao vuole chiudere in bellezza e via dicendo.
    E così, sotto le due torri, finché l’attacco gira e le triple entrano, Varese sta incollata ai cafeteros e anzi, ha l’ardore di pareggiare e pure di mettere il naso avanti in qualche rara circostanza. La firma, quest’ultima, a un’annata che ricorderemo a lungo con le 17 vittorie intascate, con lo showtime voluto da Scola e Arcieri, disegnato da Brase, interpretato da undici uomini per i quali – anche in futuro – ci saranno solo applausi da parte del popolo biancorosso.
    La vittoria determinante su Scafati, sette giorni fa (a proposito: Givova salva in extremis grazie alle prodezze di Logan nel finale di gara con Brescia. Retrocede Trieste) ha virtualmente concluso una corsa tremendamente menomata dal -11 in classifica. Sul quale è inutile tornare: il motto della Varese di Scola è “guardare avanti” e a questo punto le basi per un futuro più solido ci sono tutte. Resta solo un appuntamento, lunedì sera in piazza Montegrappa per l’ultimo, grande, caldissimo abbraccio. Tutta Varese ci sarà, perché il grazie quest’anno è davvero speciale, come dieci anni fa.
    PALLA A DUE
    Brase ha letteralmente mezza squadra non disponibile: alle assenze di Reyes e Johnson, infortunati, si aggiungono quelle di Brown (botta alla mano) e Librizzi (problemi gastrointestinali). In quintetto vanno così Ferrero e Caruso nelle posizioni di ala. Anche Scariolo perde pezzi e non può schierare i 12 già scelti per i playoff: fuori Teodosic (febbre alta) e Hackett (caviglia), il play è quindi Mannion.
    LA PARTITA
    Q1 – Bologna prova subito a sondare la resistenza biancorossa, sfonda in area ma subisce la verve varesina dall’arco e in velocità. Il primo tentativo di allungo è stoppato da un timeout di Brase e al rientro la OJM trova i primi canestri di Ross e con uno 0-8 di parziale si porta avanti. Wolde da 3 non sbaglia e alla prima pausa regge il minimo vantaggio esterno, 23-24.
    Q2 – Finché Ross resta in campo, ormai acceso, gli ospiti continuano a condurre fino al 25′, poi però l’attacco smette di produrre e la Virtus passa in testa con Belinelli e, di nuovo, con i punti da centro area e con tanti liberi. Troppi, con un arbitraggio che punisce Ross (tre falli) e appare sbilanciato. De Nicolao sbaglia parecchio ma sulla sirena trova la rubata con canestro del -4, 43-39.
    Q3 – La seconda tripla di Virginio e uno sprazzo firmato da Ferrero rimettono Varese in parità, ma la replica bianconera permette alla squadra di Scariolo di riallungare con Shengelia. La OJM però è di granito e, pur nel mezzo dei problemi di falli di Owens, e Caruso, si spinge a un nuovo pareggio con un cesto di Ross che sprinta sino al ferro. Qui però arriva un fischio, antisportivo a Virginio dopo instant replay, da cui nasce un 5-0 Segafredo: fallo che poteva anche starci ma che si inserisce in 40′ diretti non certo a favore di Varese. Fatto sta che la terza sirena suona sull’improvviso -9, 70-61.
    IL FINALE
    E qui, purtroppo, la benzina termina. Le due squadre sparano a salve per oltre 2′ e quando Ross segna si vede annullare il canestro (fallo prima del tiro) nonostante l’evidente continuità dell’azione. De Nicolao allora si veste da attaccante ma dall’altra parte tocca a Belinelli alzare il punteggio. L’ultimo a farsi notare è Caruso che dall’arco evita un divario troppo pesante, ma la Virtus ormai se n’è andata e il 98-82 arriva quando in campo ci sono Zhao e Faldini, Assui e Camara. Giusto così a questo punto. Peccato solo di non rivedere questa squadra ai playoff.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Oggi - domenica 7 maggio - ultimo atto della squadra sul campo, domani il preludio al nuovo corso della società con le radici affondate in 3 continenti. La Pallacanestro Varese riunirà nuovamente il suo consiglio di amministrazione per quello che sarà con ogni probabilità il suo ultimo atto. La governance del club biancorosso, rinnovata per tre anni in occasione dell’approvazione del bilancio 2022/23, è pronta a rimettere il mandato: un atto dovuto che prelude all’ingresso nel capitale azionario del Pelligra Group.
    Le dimissioni del CdA guidato dal presidente Marco Vittorelli rappresentano una formula di “cortesia istituzionale” in vista della modifica della composizione delle quote di proprietà del club. In una società di capitali, i soci nominano i membri del consiglio: logico dunque che con l’acquisto del 45% delle quote della Pallacanestro Varese, gli investitori australiano vogliano avere voce in capitolo nella “stanza dei bottoni”. Il nuovo Cda non sarà però nominato domani: ci sono alcuni passaggi tecnici per arrivare alla definizione dell’ingresso del Pelligra Group. Ossia l’assemblea dei soci di “Varese nel Cuore” per la cessione del 39% delle quote alla multinazionale immobiliare australiana (il consorzio, che fino a maggio 2022 aveva il 95% e ha già ceduto il 51% a Luis Scola, scenderà dal 44% al 5%). E poi l’incontro dal notaio per formalizzare la nuova suddivisione delle quote: a regime il General manterrà il 45% (cedendo il 6%) al pari del Pelligra Group, mentre “Varese nel Cuore” e Basket Siamo Noi avranno entrambe il 5%.
    LA NUOVA GOVERNANCE
    Con Marco Vittorelli inibito fino al 13 aprile 2026 per effetto del caso Tepic, sembra inderogabile la necessità del club biancorosso di sostituire il suo presidente. Il nome condiviso tra tutte le componenti vecchie e nuove del club è quello di Toto Bulgheroni, che tornerebbe così ai vertici della società della quale fu già presidente dal 1981 al 1992. Sarebbe l’icona biancorossa, unanimemente rispettata e stimato in città e in tutta Italia, la figura ad hoc per rappresentare Varese anche a livello istituzionale (già mercoledì prossimo nell’assemblea di Lega Basket?). Ovviamente in Cda resterà Luis Scola con l’incarico di amministratore delegato e un ruolo plenipotenziario sulla gestione tecnico-sportiva: il suo 45% prevederà comunque una Golden Share per la decisione finale. Nella stanza dei bottoni dovrebbero sedere sia Ross Pelligra che Giovanni Caniglia, poi si stabilirà chi altri inserire nella governance.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    La gioia per la salvezza. Un futuro ancora da decidere. Matt Brase. gioisce per quello che la sua Varese ha fatto, nonostante tutte le difficoltà, anche nell’ultima (e decisiva) uscita a Masnago dove ha battuto Scafati conquistando la permanenza nella massima serie. E sul domani non ha ancora certezze: «Non ho idea di quale sarà il mio futuro, non c’è stato ancora alcun discorso in merito, lo faremo dopo la sfida con Bologna».
    L’EMOZIONE
    Brase torna sulla vittoria contro Scafati: «È stata una partita fenomenale, molto emozionante - commenta il tecnico di Tucson -. Dal primo giorno qui mi hanno parlato di che cosa sarebbe potuto essere giocare a Masnago una gara di questo tipo, ma quel che ci ha dato il pubblico è andato oltre ad ogni tipo di descrizione e aspettativa. La gente ci ha aiutati a superare i momenti negativi. Sono orgoglioso di quello che hanno fatto i giocatori: Ross è stato fenomenale, ma tutti hanno dato una grossa mano. Justin mi ha dato disponibilità a scendere in campo per dare quel che poteva. A inizio stagione avevo fiducia che questa squadra avrebbe potuto fare bene; conoscevo qualche giocatore, come Brown, Johnson e Ross, sapevo che cosa avrebbero dato in campo, la loro mentalità, e che si sarebbero comportati con grande professionalità. Ma lo stesso approccio l’ho avuto da tutti, dal primo all’ultimo. Sono cresciuto tanto in quest’annata, sotto tanti punti di vista. È stata un’esperienza assolutamente positiva e sono contento che tutti possano accorgersene ora».
    LA PENALIZZAZIONE
    La salvezza raggiunta e quei playoff guadagnati sul campo ma cancellati dalla penalizzazione...
    «Sono molto dispiaciuto - ammette Brase - di non poter portare la nostra mentalità anche in partite come quelle di playoff, chissà come sarebbe potuta andare. Ci sono però cose che non possiamo cambiare. Abbiamo ancora una partita da giocare, importante, ora pensiamo a quello».
    Giovanni Ferrario
     
     
     
     

  • simon89
    La Pallacanestro Varese è salva sul campo. E regala una ultima, gigantesca, emozione al pubblico di Masnago strappando una vittoria netta e bellissima, per confermare a tutta l’Italia dei canestri che sul campo questo gruppo da favola meritava un playoff da grande protagonista. Da favola sì, perché la Openjobmetis piega Scafati 95-81 pur in modalità “tutti i vivi all’attacco”: senza Johnson (infortunio muscolare riportato mercoledì), con Reyes commovente (21′ in campo “su una gamba sola”) e reduce dalla bufera giudiziaria che ha confermato una penalizzazione tremenda la squadra di Brase compie l’ultimo e decisivo passo stagionale.
    Vincere questa partita, assicurare la permanenza in Serie A e – allo stesso tempo – forse garantire il futuro alla Pallacanestro Varese, non così certo senza la massima categoria. Non sappiamo, ora, cosa faranno Luis Scola (rientrato a tempo di record da Manila) e il suo gruppo di lavoro, ma di certo la permanenza al più alto livello è una condizione importante per il futuro. Intanto, dal Gruppo Pelligra, arriva l’assist atteso: “Ora costruiamo insieme un club ancora più forte” dicono gli australiani al telefono. E così sia.
    Sul campo, davanti a 5mila tifosi pronti a tutto, la Openjobmetis offre tutto il suo repertorio migliore: le triple che scavano il solco, qualche alzata vertiginosa per le schiacciate dei lunghi, una bella reattività in difesa (non scontata), la voglia di sacrificarsi. Non tutto è perfetto, e non poteva esserlo, e così la Givova – che non è certo una squadraccia – si è infilata nelle pieghe biancorosse per recuperare e mettere sale sulla coda ai biancorossi. Ma perdere proprio non si poteva e gente come Colbey Ross e Markel Brown lo ha ribadito a più riprese.
    Il play, accompagnato dal coro “MVP MVP” di tutto il palazzetto, chiude la stagione casalinga con una prova da 33 punti, 13 assist e 10 rimbalzi, una tripla doppia che è il coronamento di un anno meraviglioso a livello personale. Brown non è da meno per la carica, ma questa volta tutti i giocatori biancorossi vanno soltanto elogiati: ne sa qualcosa Ferrero, richiamato sul campo per necessità e andato in doccia circondato da cori e manifestazioni di stima. O Librizzi che non ha paura di opporsi al leggendario Logan (bello l’applauso per lui) per dare il suo contributo.
    Domenica prossima, a Bologna (contro una Virtus che ha sprecato il vantaggio su Milano perdendo di un punto a Treviso) ci sarà “The Last Dance” di questa squadra da favola. Il futuro non è scritto, diceva Joe Strummer, ma una cosa è sicura: il passato, il vissuto di questo viaggio non sarà riportato dagli annuari dei playoff ma rimarrà scolpito nel cuore della gente di Varese.
    PALLA A DUE
    A Masnago non entra uno spillo – 4.800 paganti ufficiali – anche se rispetto alla furia vista con Brindisi, in avvio è la tensione a farla da padrona. Brase è costretto a mettere Ferrero in quintetto e a rimettere in piedi Reyes, perché Johnson (problema muscolare mercoledì scorso) non ce la fa. Sacripanti sul fronte opposto ha uno starting five tutto straniero compreso uno dei due ex (Okoye) ma tiene inizialmente seduto Logan accanto a Mian. A 2′ dall’inizio dal sottopassaggio sbuca Luis Scola, di ritorno in extremis da Manila.
    LA PARTITA
    Q1 – I primi 10′ sono di rara potenza per la Openjobmetis che dopo un paio di minuti arma il braccio dall’arco e scappa a suon di triple, con Brown a spingerla il più possibile e con Ross (ma pure Ferrero) a segno da lontano. Scafati rosicchia qualche punto qua e là ma il vantaggio biancorosso viaggia solido in doppia cifra e si chiude con una magia (da 3) di Ross sulla sirena per il 32-16.
    Q2 – Purtroppo però il mini-intervallo cambia le cose: la OJM inizia bene con Wolde ma poi si blocca su un contropiede fallito da Owens. Sfumato il +20, ecco la rimonta di Scafati con i biancorossi che in attacco ne combinano di tutti i colori. Qualche fischio così così non aiuta e il parziale ospite permette alla Givova di tornare a -4. Ancora le triple (Wolde e Ross) danno a Varese l’ultimo “scattino” per il 46-37 di metà gara anche se la squadra di Brase butta un paio di possessi.
    Q3 – Il terzo quarto è quello degli “strappi mancati”: Varese non riesce a scrollarsi di dosso gli avversari anche perché preferisce avvicinarsi a canestro piuttosto che cercare l’allungo dall’arco. Ci vuole il solito Brown per trovare una tripla dopo uno sprazzo firmato da Okoye. Nel finale Ross cerca e trova anche Reyes sopra all’arco; gli arbitri poi assegnano un doppio tecnico a Logan e Librizzi ma Matteo è stratosferico e reagisce con la tripla a fil di sirena del 69-57.
    IL FINALE
    La partita però rimane ancora apertissima, specie se gli avversari hanno un califfo del calibro di Logan. E se Owens, subito dopo una schiacciata pazzesca, esulti in maniera considerata eccessiva dagli arbitri: fallo tecnico che è il quinto con 8′ da giocare. Bene fa Brown a coinvolgere subito Caruso in attacco: il lungo trova punti da centro area e contribuisce a un break che Scafati non regge. La Givova tra errori e palle perse pasticcia per alcuni minuti, e allora il solito Ross mette in piedi l’ennesimo show fatto di penetrazioni imprendibili. La OJM si affaccia agli ultimi 4′ con un vantaggio solido, e quando Sacripanti toglie Logan (applaudito dal pubblico di Varese), si capisce che la gara è al sipario. Reggio intanto perde a Sassari e per la salvezza può bastare così: 95-81, per accompagnare Verona al piano di sotto, se la vedano le altre.
    Damiano Franzetti

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