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VareseFansBasketNews

  • simon89
    Dopo aver vissuto due stagioni incredibilmente travagliate, concluse con la salvezza dopo aver temuto a lungo di retrocedere, la Pallacanestro Varese si ripropone al via della Serie A di basket con un impianto societario e tecnico tutto nuovo. La rosa invece è stata rinnovata ma non stravolta, grazie alla conferma del gruppo italiano e di un solo straniero, Justin Reyes.
    La Openjobmetis ha dichiarato fin da subito che squadra vuole essere, anzi lo ha fatto già a gennaio quando Luis Scola prese in mano le operazioni ingaggiando il g.m. Michael Arcieri e l’allenatore olandese Johan Roijakkers. Cambiata la guida in panchina (oggi c’è l’americano Matt Brase), non variano le direttive: giocatori rapidi, pronti a correre, aggressivi in difesa e portati a concludere le azioni in pochi secondi, magari in transizione o in contropiede. La coperta si accorcia sul piano fisico e proprio qui starà la scommessa della società e di Brase: far sì che i lati positivi siano superiori ai difetti anche con l’aiuto copioso dei dati, delle statistiche e del lavoro fitto sul miglioramento dei singoli giocatori.
    La speranza di tutti i tifosi (e della stessa società) è che la Openjobmetis torni fin da subito ad affacciarsi ai playoff che mancano dal 2018: un’ambizione giusta da coltivare ma tutt’altro che semplice perché, sulla carta, almeno 6 posizioni di vertice sembrano già assegnate. Il primo step è senza dubbio quello di non soffrire come nei due anni recenti, tenersi lontana la zona bassa e cogliere qualche soddisfazione “piratesca” contro avversarie più attrezzate. Ora, però, concentriamoci sui giocatori: ecco il nostro classico schema di inizio campionato nel quale cerchiamo di descrivervi pregi e difetti degli undici uomini in biancorosso.
    4 – Colbey ROSS (Play – 1,85 – 1998 – Usa)
    ▲– Al college di Pepperdine, Colbey ha un passato da leader e da stella. All’esordio in Europa, l’anno scorso, ha vinto il titolo seppure in una lega minore (in Repubblica Ceca). Alla Summer League di quest’estate si è messo in luce con la canotta di Portland proprio davanti agli occhi di Matt Brase. Rapido nel palleggio e nel cambio di velocità, capace anche di attaccare l’area a dispetto della taglia ridotta, abile a cercare il lungo in area, anche sopra al ferro. Il giovane play americano è stato preso “quasi a occhi chiusi” perché considerato adatto per l’impianto della nuova Openjobmetis.
    ▼– Nel pre-campionato Colbey non ha sempre fatto strabuzzare gli occhi: qualche forzatura, qualche palleggio “pompato” troppo a lungo, un tiro meno affidabile del previsto dall’arco dei 3 punti. Ruggine? Preparazione pesante? Può darsi, e lo speriamo, anche perché per diverse gare gli è mancato il partner in crime prediletto, Tariq Owens.
    8 – Tomas WOLDETENSAE (Guardia-ala – 1,96 – 1998 – Ita)
    ▲– Pescato a sorpresa dall’A2 dove non stava facendo miracoli (a Chieti), “Wolde” si è rivelato un giocatore già pronto per il “piano di sopra” tanto da finire nel giro della nazionale di Pozzecco (ma la prima chiamata fu di Sacchetti). Versatile – può giocare in… tre ruoli e mezzo -, ottimo tiratore dall’arco, dotato di un buon bagaglio tecnico che gli permette di scegliere di volta in volta la giocata giusta, è caratterizzato da occhio e mani rapidissime nella difesa sull’uomo. Citofonare Luka Doncic, “scippato” da Tomas (in Italia-Slovenia) che poi andò a segnare in contropiede.
    ▼– L’impressione, a fine stagione, è stata che gli avversari abbiano imparato a conoscerlo e che abbiano iniziato a prendergli le contromisure. Dovrà essere pronto a variare e velocizzare il proprio gioco e ridurre ai minimi qualche passaggio a vuoto che talvolta – al tiro, nella gestione della palla, nella concentrazione – c’è stato.
    10 – Giovanni DE NICOLAO (Play – 1,91 – 1996 – Ita)
    ▲– Should I Stay or Should I Go? Ha sempre dichiarato di voler restare a Varese per disputare la terza stagione del contratto e alla fine è rimasto con ruoli di responsabilità. Nell’era Roijakkers Denik ha ripagato la fiducia disputando diverse prestazioni ottime grazie alle sue doti di regista e di difensore aggressivo alle quali ha talvolta aggiunto buone prove realizzative. Con Owens, ma anche Caruso, può sbizzarrirsi nel servire palla vicino a canestro e scalare la classifica degli assistmen; con Ross dovrà trovare equilibrio e minuti eventualmente anche in coppia nei quintetti bassi.
    ▼– Cosa si sia detto con Scola e Arcieri non lo possiamo sapere ma ci pare strano che gli sia stato promesso un “posto da titolare garantito”, vista la presenza di Ross. Importante che Denik non si demoralizzi in questo senso perché il suo ruolo in squadra sarà importante al di là del minutaggio. L’altro tallone d’Achille è il tiro: nei (pochi) allenamenti aperti al pubblico aveva mostrato buone percentuali da fuori; non così però nelle amichevoli. Confidiamo sul player development che la società intende mettere in atto. Se Giovanni raddrizzasse la mira da fuori, moltiplicherebbe la sua pericolosità. 
    12 – Justin REYES (Ala – 1,93 – 1995 – Usa/Pur)
    ▲– È ritornato dai Panamericani e dall’esperienza con la nazionale di Porto Rico tirato estremamente a lucido, come da accordi presi a giugno – ha rivelato Arcieri – con la società. Sa fare canestro in tanti modi: da tre punti, nel traffico, con azioni spettacolari. E sa anche andare bene a rimbalzo, magari senza grande continuità ma con efficacia. Dovrà giocare da ala forte ed è sottopeso per il ruolo, ma dopo aver superato il rapporto con Roijakkers, Justin non si spaventa di certo per qualche chilo in più degli avversari…
    ▼– La difesa non è solo stare davanti al proprio uomo, piegato sulle ginocchia, per evitare una penetrazione o un tiro frontale. La difesa è fatta di meccanismi, di posizionamento, di intuizioni ma tutte queste cose non sembrano abitare nel bagaglio tecnico di Reyes. Ricordate il canestro subito con Trento a pochi secondi dalla fine? Ecco, qualcosa di simile è avvenuto con Porto Rico, beffata dagli USA a fil di sirena dall’avversario diretto di Justin. Lavoro, insomma, ce n’è parecchio. L’altro dubbio riguarda la tenuta fisica in un ruolo – quello delle ali forti – dove partirà sempre con deficit di chili e centimetri: reggerà l’urto di una intera annata in Serie A?
    13 – Matteo LIBRIZZI (Play – 1,80 – 2002 – Ita)
    ▲– Catapultato all’improvviso nel quintetto base da Roijakkers, Librizzi si è guadagnato minuti veri con la sua difesa aggressiva e sfrontata, anche contro giocatori di taglia ed esperienza ben superiori alla sua. Buon tiratore da fuori (ma ha margini), ha un atletismo notevole e la capacità di limitare errori marchiani e palle perse. In più, nel corso di una stagione infinita, ha fatto anche esperienza internazionale agli Europei U20 dove è stato tra gli azzurri più affidabili.
    ▼– Nonostante il buon lavoro fisico, il “telaio” di Matteo è per forza di cose ridotto e questo resta un limite sia quando deve contenere playmaker più stazzati, sia – ancora di più – sui tanti cambi difensivi che la Openjobmetis effettua. E poi, impressione personale: ci pare che “Libro” possa essere più efficace se usato “alla Roijakkers” (anche in quintetto, e comunque per mettere pressione pura) piuttosto che come quarto esterno tradizionale, con i suoi minuti da gestire.
    18 – Nicolò VIRGINIO (Ala – 2,06 – 2003 – Ita)
    ▲– Alto, dotato di buona tecnica di base, capace di correre il campo e di colpire dalla distanza. Tra l’altro tira senza tante remore, a differenza di molti coetanei. Caratteristiche che fanno tenere in grande considerazione il giovane di Besozzo, ormai una presenza costante in prima squadra (vedremo se sarà impiegato anche in Serie B dove, nel caso, sarebbe uno dei punti di riferimento).
    ▼– Deve necessariamente costruire un’alternativa al tiro pesante che non è sempre affidabile, anche perché avvicinandosi a canestro (sui due lati) può migliorare anche il suo impatto a rimbalzo. In difesa paga dazio a livello di chili, con la sua struttura lineare e slanciata. Ha margine, deve lavorare tanto.
    21 – Giancarlo FERRERO (Ala– 1,98 – 1988 – Ita)
    ▲– Bandiera vera, ormai, della squadra e della città dove ha preso casa, Giancarlo è chiamato per l’ennesima volta a fare da uomo spogliatoio ma anche a ritagliarsi spazi di gioco utili all’economia di squadra. In un basket con tanti possessi, avrà a disposizione diversi tiri a partita soprattutto dall’arco, zona dalla quale Gianca può colpire. Lo si è visto in qualche amichevole. Dovrà coprire le spalle a Reyes in ala forte e magari dargli qualche “indicazione pratica” su come provare a difendere contro avversari più grossi.
    ▼– Avesse un po’ più di continuità con quel tiro di cui parlavamo prima, diventerebbe un pericolo costante. Fisico e velocità sono normali, rispetto agli zompatori che si aggirano dalle sue parti: per contenerli, spesso, l’esperienza e la durezza non sono sufficienti. 
    22 – Markell BROWN (Guardia-ala – 1,91 – 1992 – Usa)
    ▲– Se il connazionale Johnson è il primo attaccante designato, una sorta di assaltatore, Brown sembra il giocatore destinato a colpire con minore frequenza ma con maggiore peso specifico. In precampionato, ad esempio, si è preso alcune volte il tiro sulle sirene o è stato l’uomo (vedi Urania) che ha provato a dare l’esempio in momenti negativi. Ha una carriera notevole (NCAA di livello, scelta al draft, 113 partite NBA, assaggi di Eurolega ed Eurocup…) che dovrebbe essere una garanzia.
    ▼– Due cose da tenere d’occhio: Brown in attacco è ottimo se messo in condizione di tirare o di correre a canestro, ma ha poche soluzioni per “mettersi in proprio”. Necessario che Ross e Denik si ricordino anche di lui e non solo dei lunghi. E poi è il più “fumantino” con gli arbitri e già al Trofeo Lombardia ha perso le staffe: speriamo che le amichevoli siano servite a prendere le misure anche sotto questo aspetto.
    30 – Guglielmo CARUSO (Pivot – 2,08 – 1999 – Ita)
    ▲– Lo scorso anno, in questo articolo, lo indicavamo come “ala-centro” perché ha buona mano da fuori e sembrava potersi allontanare dall’area per colpire. Nel frattempo però Willy si è trasformato sempre più in pivot: nel pitturato può sfruttare al meglio il proprio fisico sui due lati del campo e chiudere a canestro gli assist dei compagni, cosa puntualmente avvenuta in precampionato. Ha buon bagaglio tecnico, stazza, gioventù e conoscenza del basket internazionale. Da lui ci si aspetta una gran stagione.
    ▼– Lo scorso anno collezionò ben due fratture che ne rovinarono la prima annata in LBA. Da migliorare l’impatto a rimbalzo (non è certo un Cain) aggiungendo reattività ai suoi interventi e il posizionamento difensivo perché a differenza di Owens non ha l’atletismo per recuperare ritardi o mancate chiusure. Talvolta commette errori grossolani che sono un po’ tipici dei giovani lunghi e per questo appaiono più evidenti. 
    41 – Tariq OWENS (Pivot – 2,06 – 1995 – Usa)
    ▲– Pivot filiforme ma con garretti esplosivi, dovrà mettere le sue qualità a disposizione della fase difensiva, prima di tutto. Perché “il ballerino” Tariq – appena parte la musica attacca a danzare – ha piedi rapidi per accettare i cambi con i piccoli e la verticalità per proteggere il canestro. Sembra rapido a correre il campo (ottimo, per andare in transizione) e pronto alle giocate sopra al ferro dove i play amano servirlo. Attenzione perché ha anche un’ottima mano al tiro e può colpire dalla media, se lasciato libero.
    ▼– Il primo dubbio è talmente palese che non serve nemmeno sottolinearlo. Può un pivot di 95-98 Kg reggere l’urto di un campionato tosto come la Serie A? E in seconda battuta: quando sarà a regime il vero Owens, che è rimasto ai box per oltre un anno prima di venire a Varese e che si è fermato per un guaio muscolare durante la preparazione? Da verificare anche il contributo a rimbalzo: dovrà garantire qualcosa in più di quanto fatto in carriera, altrimenti la OJM partirà sempre di rincorsa. Tagliafuori, Tariq, non solo balzi.
    92 – Jaron JOHNSON (Ala – 1,98 – 1992 – Usa)
    ▲– Investimento monetario importante, il treccioluto Jaron avrà probabilmente il compito di essere la prima punta dell’attacco biancorosso. Già inserito nel “sistema Houston” cui si ispira Varese (ha giocato a Rio Grande Valley, squadra di sviluppo dei Rockets), Johnson sembra in grado di fare canestro in molti modi diversi: buon tiro, fisico strano ma movimenti agili, utili anche a cercare la giocata in velocità o a difesa schierata. Viene da un livello superiore (Saratov, Kazan) e dovrà aiutare la OJM ad innalzare il proprio ranking.
    ▼– Non ha paura a prendersi un certo numero di tiri per partita: bene, ma il rovescio della medaglia insegna che in questi casi c’è pericolo di esagerare (e nelle serate no di far crollare le percentuali). Più portato a seguire l’istinto rispetto alla tattica, potrebbe andare a sbattere in qualche situazione di basket più complessa.
    Damiano Franzetti
     

  • simon89
    Una Openjobmetis “buona a metà” regola l’Urania Milano nel terz’ultimo test amichevole prima del campionato, l’unico giocato davanti al pubblico di Masnago. Non inganni però il punteggio, larghissimo (110-69), della sirena finale: per mezza partita i biancorossi hanno fatto preoccupare i propri tifosi.
    Al 20′ infatti il tabellone recitava un risicato +1 (49-48) ma soprattutto a non convincere era l’atteggiamento in campo: molle, superficiale, inadatto a una squadra che tra 10 giorni dovrà sfidare un’avversaria come Sassari. L’Urania, buona squadra di A2, si è presentata a Masnago senza il play Amato (ex di turno) e senza uno dei due americani (Potts) ma nonostante questa situazione ha messo in costante difficoltà la difesa di Brase. Fatta troppo spesso di aiuti confusionari, di avversari lasciati liberi sul perimetro, di corridoi facili da imboccare per i milanesi. Insomma, un colabrodo compensato in attacco dalle giocate dei singoli (Brown, Caruso, tratti di Reyes) più che dal gioco collettivo.
    Nella seconda parte di gara, per fortuna, l’Openjobmetis ha immediatamente ingranato, non solo con un attacco più affamato ma anche con una difesa più efficace ed attenta: in pratica la ripresa è stata una formalità perché quando Johnson ha acceso i reattori il divario si è immediatamente allargato con i Wildcats che a quel punto hanno presto alzato bandiera bianca. Citati i migliori di serata (Brown, probabilmente, il più bravo), bisogna segnalare anche qualche nota poco scintillante a livello di singoli: Ross, che piace quando accelera, non sembra aver ancora trovato l’intesa con i compagni e anche Woldetensae ha ripetuto la brutta serata al tiro già vista con Trento. Ma le perplessità di stasera, solo in parte soffiate via dalla ripresa, non riguardano questo o quel giocatore quanto la collettività soprattutto in difesa. Se non si metteranno pezze rapide, Varese partirà sempre ad handicap.
    LA PARTITA
    Un Caruso reattivo annulla subito il mini-vantaggio Urania e dà a Varese il primo allungo e quindi – poco dopo 3′ – lascia spazio all’esordio di Tariq Owens. C’è anche Reyes a quota 9 in un amen, ma il divario è poco perché i milanesi trovano gloria con il giovane Cavallero che è accoppiato a Librizzi (ma è alto oltre 2 metri) e riporta i suoi a -2 prima che Caruso e Reyes ridanno una fiammata. Al 10′ è 27-22.
    Al rientro Ross fa una cosa bella in penetrazione ma in difesa Varese continua a regalare punti facili. Tocca allora a Brown con tre triple simili a dare il +6 ma anche l’Urania martella da lontano. Si scatena l’ex Fortitudo Montano per -1, poi è il solito Brown a colpire da fuori. A 3.24 dalla sirena, dopo l’ennesima prova di maggiore reattività dei Wildcats, Brase scuote la testa e chiama timeout senza alcun miglioramento. Anzi: due cesti facili portano Milano al -1 che è il punteggio di metà gara, 49-48.
    L’intervallo porta consiglio, per fortuna: 9 punti in 1’32” della ripresa aprono improvvisamente il punteggio a favore di Varese, in testa 58-48 sul timeout chiamato da Villa. La scossa biancorosso però prosegue con Johnson presto in doppia cifra: “Nino” è in trance agonistica e ne segna 15 in meno di 5′ portando la OJM intorno ai 15 di margine. Finalmente anche Owens infila 2 punti (tap in) seguito da Ferrero (tripla: 79-62); la differenza di atteggiamento si vede anche quando Reyes prima si fa stoppare su un’azione di forza, poi è caparbio a riprendere palla, subire fallo e infilare i liberi. La terza sirena giunge su tripla al bacio di Brown: 20 punti di Markell e +20 per Varese (84-64).
    Si riparte con copione simile e con un punteggio ormai alla deriva, come ci si augurava fin da subito: Brase regala un applausone a Brown con oltre 6′ da giocare, Reyes regala un numerissimo (palleggio dietro schiena e assist a Owens nel traffico), Virginio entra e stoppa Valsecchi e arriva anche quota 100 con un canestro “dell’aggregato” Elisee Assui. Infine ci sono Virginio e Librizzi a rifinire il 110-69 che chiama applausi dai 500 della Enerxenia Arena.
    BRASE: MEGLIO QUANDO CI SIAMO PASSATI LA PALLA
    «Il primo tempo non è stato il nostro migliore, perché in attacco non stavamo muovendo la palla e i ragazzi non stavano prendendo tiri naturali, inoltre non tutti toccavano la palla. Nel secondo tempo ho detto ai ragazzi di stoppare, correre per il campo: più si va, più si segna e più ci si diverte. Nel primo tempo invece non siamo andati bene come gruppo; le spaziature erano buone ma non ci siamo passati abbastanza la palla; invece nella ripresa abbiamo trovato compagni liberi, trovato un buon “prendi e tira” e conclusioni aperte. Owens deve crescere, non ha giocato nell’ultimo periodo e lo scorso anno è stato fermo però ha messo energia e ha dieci giorni per prepararsi al meglio al campionato».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    L’Openjobmetis finisce la benzina nel rush finale del Memorial Brusinelli. Secondo posto a Trento per la formazione di Matt Brase, sconfitta in rimonta dai padroni di casa con un blackout finale (solo 11 punti nell’ultimo quarto) che non corona una frizzante prima frazione.
    Copione rovesciato rispetto alla semifinale contro Verona per una Varese ancora priva di Tariq Owens, atteso al rientro in occasione dell’amichevole casalinga di mercoledì 21 settembre contro l’Urania Milano. Ai biancorossi non basta l’ottimo lavoro di Guglielmo Caruso (9/14 da 2 e 9 rimbalzi): il calo della produzione offensiva è tutto nelle medie dall’arco (7/17 nei primi 20’, 1/11 nella ripresa).
    LA PARTITA
    Partenza favorevole ai padroni di casa che cavalcano l’esplosività interna di Darion Atkins. Già 12 punti alla prima sirena per il centro ex Chemnitz, che firma il vantaggio dell’Aquila (21-17 al 10’) nonostante la vena balistica di Jaron Johnson (8 per l’ala ex Kazan). Nel secondo quarto però l’OJM aumenta i giri in difesa lavorando meglio per proteggere l’area, e di conseguenza trova più fluidità anche in attacco, producendo una frazione da 33 punti con tante ripartenze in velocità. Due triple di capitan Ferrero portano al comando gli ospiti (32-34 al 20’). La formazione di Brase è padrona del campo nel finale di tempo: altra scarica di Johnson (14 a metà gara) e tanto impatto interno per Caruso per l’allungo fino al 38-50 del 20’. Dopo la pausa lunga però si rivede Trento, con le iniziative di Graziulis e un solido Spagnolo: Varese risponde con l’ottima produzione interna di Caruso (52-62 al 25’), ma nel finale di tempo l’inerzia cambia e il gap è dimezzato (64-70 al 30’). La Dolomiti Energia ha più benzina nel motore, con l’OJM che cala visibilmente alla distanza: sorpasso e allungo vincente per i padroni di casa (89-81 al 39’) grazie alle iniziative di Flaccadori.
    IL TABELLINO
    Openjobmetis Varese-Dolomiti Energia Trento 81-89 (17-21; 50-38; 70-64)
    VARESE: Ross 13, Woldetensae 11, De Nicolao, Reyes 7, Librizzi, Virginio, Ferrero 9, Brown 3, Caruso 20, Johnson 18. All. Matt Brase.
    TRENTO: Gaye ne, Morina ne, Conti 4, Spagnolo 13, Forray 8, Zangheri ne, Flaccadori 20, Calamita ne, Dell’Anna ne, Graziulis 16, Atkins 14, Lockett 14. All. Molin.
    Arbitri: Bartoli, Borgo, Bettini.
    Note – Tiri liberi: Trento 27/33, Varese 15/19. Rimbalzi: Trento 40 (Graziulis 8), Varese 34 (Caruso 9). Totali al tiro: Trento 22/41 da 2, 6/24 da 3; Varese 21/38 da 2, 8/28 da 3.
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Un canestro di Colbey Ross a 15″ dalla sirena finale regala alla Openjobmetis la prima vittoria del pre-campionato biancorosso e, contemporaneamente, la finale del “Memorial Brusinelli” di Trento. Varese piega di un solo punto, 85-84, la Tezenis Verona, squadra neopromossa in Serie A e rompe il ghiaccio dopo i tre KO con squadre di Eurolega “intascati” fino a ora. 
    Come spiega il risultato, per la squadra di Brase non è stato semplice superare i veneti di coach Ramagli. Anzi, dopo un ottimo inizio varesino (11-3), è stata la Scaligera a fare la partita nei primi 20′ conclusi addirittura sul +10 con ben 54 punti inflitti a una difesa biancorossa ancora da registrare. Anche per la perdurante assenza di Tariq Owens, in Trentino con i compagni e rientrato a fare allenamento, ma tenuto ancora a riposo in partita.
    Scottati da un primo tempo troppo morbido in retroguardia, Ferrero e compagni hanno alzato il ritmo in difesa dopo l’intervallo concedendo solo 15 punti agli avversari. In attacco invece la squadra di Brase ha trovato un ottimo Woldetensae che ha guidato i compagni; in 5′ la OJM ha pareggiato (Reyes per il 59 pari e 15-4 di parziale) per la prima volta, poi ha tenuto botta sino al 68-68 del 30′.
    Nell’ultimo periodo è stato Markell Brown a dare ritmo all’attacco di Varese ma il punteggio è rimasto in continuo equilibrio; in volata Jaron Johnson ha fallito i liberi per il +3 e Verona ha reagito con un canestro di Casarin per tornare avanti di un punto. Poi Ross in azione rapida ha realizzato in penetrazione lasciando però 15″ alla Tezenis per l’ultimo tiro, preso da Anderson e finito sul ferro.
    Anche in questa occasione, Varese ha sofferto a rimbalzo vista anche l’assenza di Owens (per i gialloblu non c’era Selden) ma questa volta ha tirato molto bene da lontano (eccezion fatta per il 2/10 di Johnson). Ross ha dato un ottimo contributo all’attacco con 8 assist mentre la squadra ha fatto cilecca dalla lunetta, appena il 44% che poteva risultare fatale. Domenica sera quindi, la Openjobmetis disputerà la finale del quadrangolare contro la vincente di Trento-Napoli.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Le sue qualità sul parquet sono già state palesate nella trasferta sarda. Nel torneo di Cagliari – concluso dalla Openjobmetis con due sconfitte contro Milano e Panathinaikos – Jaron Johnson ha messo subito in luce le sue qualità mettendo a referto due “ventelli” (20 contro le Scarpette Rosse e 21 contro i greci), ma mostrando anche tante qualità a tutto campo. In difesa sa adattarsi contro avversari più fisicati di lui e in attacco ha dimostrato di non avere timori a prendersi responsabilità da leader.
    E dopo al buon lavoro svolto sul campo, Johnson si è disimpegnato a dovere anche davanti ai microfoni, presentandosi nella giornata di mercoledì 14 settembre da Agricola Home di via Pisna a Varese. Ad aprire l’incontro è stato il padrone di casa di Agricola, Giacomo Brusa: «Voglio ringraziare Pallacanestro Varese che come sempre sceglie la nostra location per la presentazione dei suoi giocatori. È bello ritrovarci tra le nostre piante che coltiviamo con la stessa passione con cui sosteniamo questa società. Ci ritroviamo negli stessi valori che nutre questa città per il basket».
    Il general manager della Openjobmetis Micheal Arcieri sottolinea l’importanza dell’arrivo di Johnson: «Vogliamo ringraziare l’Agricola per il loro supporto in questi anni. Jaron è un giocatore completo, di grande talento e che fa grandi cose sui due lati del campo, soprattutto con la sua struttura fisica e il suo atletismo. Siamo entusiasti di averlo qui e anche coach Brase ha dato la sua parola avendolo già allenato».
    Proprio Matt Brase offre una prima immagine del numero 92 biancorosso: «L’ho già allenato e sono contento di averlo nella mia squadra. È in giocatore talentuoso in avanti e solido in difesa, oltre ad avere grande passione per  questo sport. Ci permetterà di alzare il livello della squadra e vedrete il grande apporto che darà anche nella figura di leader. Sono molto contento di averlo qui e non vediamo l’ora di vederlo in campo questa stagione».
    «Possiamo utilizzare Jaron in tanti modi diversi sul campo – spiega il coach biancorosso -, soprattutto in difesa, cambiando sulle situazioni di blocco, anche perché per me non ci sono ruoli predefiniti in campo. In attacco ha grande talento, ottimi fondamentali e può essere un elemento importante per noi, anche perché sapete che per me non ci sono ruoli predefiniti in campo».
    Ed infine parola proprio a Jaron Johnson: «Sono onorato di essere qui e di fare parte di questa società. Sono arrivato in Italia dopo altre esperienze all’estero, volevo mettermi alla prova anche con questa lega e non vedo l’ora di iniziare la stagione. Invito tutti al palazzetto a starci vicino. È ovvio che la presenza di coach Brase ha spinto per il mio arrivo qui: sono rimasto in contatto con lui negli anni e questo è stato uno dei punti principali per la mia decisione di venire qui. Contro l’Olimpia è stato un buon test, anche se sappiamo che sono una squadra di livello Eurolega, ma ci siamo comportati bene».
    «Con il passare degli anni – spiega Jaron spiegando quale sarà il suo ruolo nella squadra – ho maturato la capacità di essere un leader. Penso di essere pronto per ricoprire questo ruolo, dando l’esempio ai compagni. Non ho ancora avuto molto tempo di girare per Varese, ho solo fatto un giro sul lago di Como ma mi riprometto di conoscere meglio la città nei prossimi mesi».
    Parole quindi già importanti, così come di spessore sono stati i suoi primi minuti in campo. Ora i tifosi biancorossi non vedono l’ora di vedere Johnson all’opera dal vivo, sperando che alle belle parole spese dia seguito con i fatti in campo.
    Francesco Mazzoleni

  • simon89
    Inizia con una prevedibile “imbarcata” il precampionato della Openjobmetis, battuta con 111 punti subiti dall’Olimpia Milano nella prima semifinale del torneo di Cagliari. 111-86 il risultato che mette in evidenza le due notazioni principali ricavate dalla partita.
    La prima è quella negativa: in fase difensiva la squadra di Brase è ancora troppo indietro. Milano ha prevedibilmente vinto il confronto d’area (non tanto a rimbalzo: 36-29, quanto nel convertire i secondi tiri) ma soprattutto ha tirato molto spesso dall’arco con uomini liberi e letali: 4/4 per Pangos, 53% complessivo. Troppo, per qualsiasi difesa. Per contro, nella metà campo d’attacco la OJM ha dato segnali incoraggianti: Johnson (20) si è rivelato abile a bucare la difesa in vari modi, Woldetensae (17) si è riscattato nella ripresa e in generale Varese ha alimentato piuttosto bene l’area e completato alcune buone transizioni.
    Brase, tra l’altro, per diversi momenti ha messo in campo quintetti poco probabili, tenendo a riposo per quasi tutto il secondo tempo Colbey Ross. Il play nella prima metà di gara aveva mostrato buone qualità affiancata a qualche sbavatura sfiorando la doppia cifra (9) ma con 4 palle perse. Al contrario di Milano invece, il tiro pesante varesino ha inciso senza troppa continuità: proprio nei momenti in cui la OJM si è inceppata da lontano, l’Olimpia ha piazzato i suoi break.
    Messa in archivio la “prima” (il match sarà ripetuto giovedì a Desio con in palio la Coppa Lombardia), Varese si appresta a disputare la finalina di Cagliari contro la perdente di Sassari-Panathinaikos, altra gara alla quale Ferrero e soci arriveranno da sfavoriti. Milano invece incrocia le dita per Shavon Shields, uscito nel primo tempo con una distorsione alla caviglia che andrà valutata meglio.
    LA PARTITA
    I guizzi di Johnson (tripla) e Ross tengono avanti Varese nelle prime battute ma poi è il tiro pesante a fare la differenza: la OJM va tre volte sul ferro mentre l’Olimpia infila da 3 con Davies, Thomas e Pangos per il 21-10 del 5′. De Nicolao rompe il digiuno prealpino, Milano rallenta in attacco e alla prima pausa comanda 27-18.
    L’AX riallunga all’inizio della ripresa, poi Brown (3 liberi) e Wolde mettono i primi punti sul tabellino (34-23 al 13′). Poco dopo Shields finisce a terra per una scavigliata ed esce sorretto a braccia ma Milano continua a fare canestro sfruttando Hines sotto i tabelloni. La OJM invece tira davvero male dall’arco e muove il tabellone solo in avvicinamento (45-31 di Ross al 17′). Si vede Caruso, con due canestri ma la difesa collettiva è troppo blanda e il punteggio di metà gara dice 54-38.
    Nella ripresa il copione è simile e, anzi, forse è ancora più netto: Varese piacevole in determinate situazioni d’attacco, Milano troppo libera di colpire quando ha la palla in mano, da fuori o da vicino. Johnson infiamma la platea con la schiacciata del 69-51 e anche Woldetensae torna a dare segnali di vivacità. Il divario però resta elevato a favore dell’Olimpia perché Mitrou Long ricaccia una OJM risalita a -13 per un attimo. La terza sirena arriva dopo un 1/2 di Brown in lunetta, per l’82-64.
    All’inizio dell’ultimo periodo un ulteriore strappo porta l’Olimpia sopra i 20 di margine prima di una tripla di Virginio, fino a lì con la mira storta (90-67). I tiratori di Milano – Pangos e Mitrou Long – spingono il vantaggio sino a oltre i 30 punti, poi il giovane Kouassi, ben imbeccato, ne fa 6 di fila e propizia il 111-86 conclusivo.
    LE PAROLE DI BRASE
    «Quello di oggi è stato un test importante che ci è servito per fare esperienza. Una sfida contro i migliori: Milano è squadra lunga, competitiva e ben allenata. Noi abbiamo avuto alcuni momenti buoni e altri meno e stiamo imparando. Ci stiamo allenando da poche settimane, proviamo a crescere ogni giorno: l’obiettivo è quello perché Varese è una piazza importante e cerchiamo di fare sempre meglio».
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Giovanni De Nicolao è pronto a prendere in mano il volante dell’Openjobmetis dal giorno 1 della nuova stagione. Il 26enne playmaker padovano, passato da riserva a titolare fisso nel cambio d’identità della rimonta salvezza dell’era Roijakkers, sposa volentieri la causa di un basket che ricalcherà sotto molti aspetti quello visto dal gennaio 2022.
    «Lo stile di gioco sarà lo stesso rispetto alla seconda metà della stagione passata. Il concetto chiave è quello di correre tanto sì, però con la testa: non è un “run&gun” senza regole, anzi il sistema ha regole ben precise che prevedono di attaccare molto l’area per creare vantaggi e situazioni di tiri aperti sul perimetro. Di fatto non c’è soluzione intermedia: o si va al ferro con una penetrazione o uno scarico, oppure si tira da 3 punti, l’importante è prendere una soluzione ad alta percentuale».
    Dunque, De Nicolao ripartirà dal compito di essere architrave della difesa e motore dell’attacco che ha interpretato al meglio nella seconda metà del 2021/22?
    «Quel che mi viene chiesto coincide con quel che voglio fare: dare il ritmo alla difesa iniziando a pressare l’uomo e in attacco avere il controllo della manovra, o iniziando il gioco per battere l’uomo per creare un vantaggio o aprendo uno schema. Di fatto significa riprendere il discorso esattamente dove l’avevo lasciato alla fine della stagione passata».
    È stato questo il motivo che l’ha portata a restare all’OJM senza sfruttare l’escape prevista dal suo contratto?
    «Il ruolo è stato determinante: avrò tante responsabilità in quella che per me sarà la prima annata da titolare. Mi ero prefissato un percorso del genere quando due anni fa avevo firmato per Varese. In questo contesto tornerò al ruolo che avevo già rivestito a San Antonio, negli Usa, e ad Agrigento: è quel mi viene meglio perché riesco a imprimere la mia impronta».
    Com’è stato il primo impatto con Matt Brase?
    «È una persona molto disponibile e tranquilla, sempre pronto ad aiutarti in tutte le situazioni. Ha un carattere molto aperto, utilizza molto il dialogo ed è coinvolgente negli allenamenti».
    Lei, Caruso e Woldetensae avete esperienza di gioco negli Stati Uniti a livello universitario: vi aiuta a sposare meglio la mentalità americaneggiante del nuovo corso?
    «A mio avviso è un bene che ci siano così tanti italiani che hanno giocato e vissuto negli Stati Uniti. In tal modo è più facile adattarci alla nuova mentalità. In un gruppo con più veterani, come ad esempio la Reyer Venezia di mio fratello Andrea, sarebbe stato più complicato cambiare certe abitudini acquisite».
    Com’è stato l’approccio con i nuovi metodi di lavoro? E possono funzionare anche in Italia?
    «Stiamo ancora prendendo il ritmo, perché la settimana di Gressoney non è indicativa del programma abituale. Sicuramente c’è molto da lavorare. Può funzionare se c’è disponibilità da parte dei giocatori e tutti condividono l’importanza di questo tipo di lavoro».
    Impressioni sui quattro nuovi arrivati?
    «Sono tutti bravissimi ragazzi con i quali è nato subito un buon feeling. Ross ha un ottimo primo passo e una buona visione di gioco, Brown è un gran tiratore e ha le stimmate del leader perché parla tanto anche in difesa. Owens è un grande atleta e ci darà una gran mano in difesa, e Johnson è forte: grande talento, silenzioso, ma fa canestro in tanti modi».
    Il g.m. Mike Arcieri ha parlato di obiettivo playoff: è un traguardo plausibile?
    «Non confermo né smentisco; vedremo giorno per giorno dove ci porteranno mentalità, identità e lavoro. Quel che è certo è che il campionato è salito ancora di livello: sono arrivati giocatori fortissimi e tutte le squadre sulla carta sembrano competitive. Noi dovremo correre più degli altri ed essere più intensi degli altri».
    Giuseppe Sciascia

  • simon89
    Se non ha già stabilito due record, poco ci manca. Con i suoi 198 centimetri di altezza e i 40 anni appena compiuti, Matt Brase è uno dei più alti e dei più giovani allenatori nella storia della Pallacanestro Varese. Parlata fluente, inglese-americano tuttavia ben comprensibile, polo della società, sorriso stampato in volto e calzini rivedibili, il nuovo tecnico della Openjobmetis si è presentato nella sala stampa di Masnago, a una settimana dal suo arrivo in città. Con lui Paolo Galbiati, il coach lombardo (le sue parole in un altro articolo) che la società ha preso con il compito di allenatore associato così da accompagnare Brase in un torneo e in un mondo a lui sconosciuto.
    Brase, tra le consuete parole di circostanza (tutte le domande e le risposte sono disponibili nel liveblog raccolto in diretta dal nostro giornale) ha segnalato anche qualche concetto interessante, soprattutto per quanto riguarda la Openjobmetis che vedremo correre – e, si spera – vincere sul parquet. «Non giocheremo a small-ball, giocheremo a pallacanestro» spiega il 40enne di Tucson, Arizona, per rafforzare un concetto ripetuto due volte. La prima quando gli viene chiesto del rapporto con Mike D’Antoni che fu suo “capo” ai Rockets e che è un profeta del gioco “a mille all’ora”. La seconda quando arriva l’obiezione più classica di questa estate: «Non teme di avere una squadra troppo leggera nel reparto lunghi?».
    «Non sono per nulla preoccupato di ciò e sono contento del roster che abbiamo creato – dice Brase – Attenzione però: non giocheremo a small-ball ma giocheremo a pallacanestro. I nostri cinque uomini in campo proveranno a eseguire quello che avremo preventivato in sede di preparazione della partita e innanzitutto partiremo dall’aspetto difensivo che è importante e che servirà per costruire la successiva azione in attacco. Abbiamo questa etichetta di “small ball” ma non ci dobbiamo fermare a un tipo solo di gioco».
    Per realizzare le proprie idee (e quelle di Scola e Arcieri), il tecnico conferma l’importanza dell’uso di strumenti innovativi. «Utilizzeremo metodi nuovi, moderni, basati sull’analisi delle statistiche per migliorare i risultati del club e di tutta l’organizzazione» prosegue riprendendo discorsi sentiti un anno fa dalla voce di Luis Scola. «Quando Scola e Arcieri mi hanno contattato e mi hanno chiesto la mia disponibilità mi hanno spiegato come era organizzata la società e quali sono gli obiettivi in questo senso, mi hanno spiegato dove vogliamo andare. Avevo già un accordo per tornare a lavorare con Portland ma alla fine ho scelto di venire qui a Varese, sono felice di questa esperienza tanto più che nel frattempo ho conosciuto la grande storia di questo club».
    Della Serie A Brase conosce diversi aspetti grazie all’amicizia con Joseph Blair, il pittoresco (e forte) pivot visto a Biella, Pesaro e Milano. «Lo conosco da quando avevo 12 anni, abbiamo lavorato insieme e mi ha sempre parlato del basket italiano, da molto prima che io ricevessi questa proposta. Poi come detto ho fatto da assistente a D’Antoni che è un coach straordinario e sono stato qui in occasione di camp o per visionare giocatori in passato. Dopo la chiamata di Varese ho iniziato a guardare i filmati di molte partite per conoscere atleti, allenatori e squadre, al netto del fatto che ogni estate i roster cambiano».
    Infine Brase dà una mezza risposta sulla possibilità di riaprire le porte al pubblico per gli allenamenti, una antica tradizione varesina “interrotta” dal covid e praticamente mai ripristinata (e a prima vista scartata dalla attuale dirigenza). «Ne abbiamo parlato con il club e ne discuteremo ancora – si smarca Brase – Io credo che apriremo in alcune circostanze, o apriremo parte delle sedute». Aspettiamo, quindi, decisioni in merito.
    Damiano Franzetti

  • simon89
    Matt Brase e Paolo Galbiati si presentano al popolo biancorosso confermando le idee innovative del progetto tecnico affidato allla coppia di nuovi coach biancorossi. Il tecnico di Tucson sarà il capo allenatore, l’ex Cremona sarà il suo “associato” - qualcosa più di un semplice assistente – nel contesto di uno staff tecnico chiamato ad allenare non solo la squadra, ma anche i singoli nel contesto dell’importanza del concetto del player development. Brase e Galbiati saranno coloro che dovranno tradurre sul campo le idee tecniche della coppia Scola-Arcieri.
    I CONCETTI DI ARCIERI
    «La Pallacanesto Varese ha alle spalle una grande storia, ora vogliamo costruire una cultura fatta di rapporti tra giocatori, tifosi e società, e duro lavoro che ci porti a migliorare ogni giorno, con uno stile di gioco moderno – ha spiegato il g.m. biancorosso - Cercando un capo allenatore ed uno staff adatto alle nostre idee, siamo stati fortunati a trovare Brase e Galbiati che hanno vissuto il processo di miglioramento di giocatori, ed abbracciano la nostra filosofia».
    LE PAROLE DI BRASE
    Le prime parole di Brase evidenziano il suo entusiasmo per questa opportunità: «E’ una importantissima opportunità per la mia carriera, sono onorato della chiamata da un club con grandi tradizioni come Varese. I risultati non si vedranno dal primo giorno ma il processo sarà lungo, coinvolgendo anche il settore giovanile col concetto del player development che dovrà portare ogni giorno ad essere meglio del precedente. Utilizzeremo metodi moderni come le statistiche avanzate (i cosiddetti “analytics” NdR) per lo sviluppo del club e dell’organizzazione. Confido che sarà un viaggio piacevole e stimolante per riportare questo club ai fasti di un tempo. Potevo rimanere a Portland perchè avevo un contratto, ma ho scelto Varese perchè c’è un progetto intrigante».
    GLI STIMOLI DI GALBIATI
    Galbiati spiega invece quanto il nuovo progetto OJM sia risultato stimolante per la sua decisione: «Da lombardo conosco bene questo club: mio padre tifa Varese, da giovane playmaker sognavo Pozzecco e ricordo Komazec al Campus con la sua routine di 200 canestri segnati. Si vuole fare una cosa diversa che in Italia non si è mai vista: il progetto è nuovo, non vedo l’ora di iniziare, c’è tanto da fare, ma condivido il feeling positivo di Matt: qui si sta veramente bene, ed un percorso stimolante».
    Giuseppe Sciascia

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