Lucaweb Posted December 15, 2011 Posted December 15, 2011 Più che a regole e formule il problema del movimento-basket è legato sempre più all'eccesso di costi rispetto ai ricavi. Questo il pensiero di Cecco Vescovi all'indomani dell'incontro congiunto tra i rappresentanti di Lega Basket, Fip e Giba che stanno cercando un accordo congiunto sull'eleggibilità dei giocatori per il quadriennio 2013-2016 e sull'ipotesi di riforma dei campionati che riduca il numero dei club professionistici. «La proposta del "5+5" è condivisa da tutti, ma al di là dell'eleggibilità c'è da ragionare prima di tutto sulla necessità di creare un sistema economicamente più sostenibile. 32 squadre professionistiche che il prossimo anno diverranno 34 sono decisamente troppe: serve assolutamente trovare un modo per abbattere i costi senza aspettare una modifica della legge 91 di cui si parla da anni senza risultati. La serie A a 24 squadre? Potrebbe essere una buona idea, a patto che sia accompagnata da un sistema regolamentare che la renda meno pesante sul piano economico-». E Vescovi auspica una sorta di "calmiere" con una presa di coscienza generale di tutte le componenti del movimento. «Abbassare i costi è fondamentale per rilanciare un movimento che ogni anno fa sempre più fatica a reggere il peso di una spirale insostenibile. Noi stiamo meglio della media ma c'è comunque da penare: il consorzio è una base solida ma non garantisce totalmente la copertura delle risorse necessarie per una stagione. E nel panorama attuale le società in difficoltà sono tante: spero che chi vive in questo mondo come i giocatori e gli agenti si renda conto che si rischia il crollo se non si trova un modo per rendere più sostenibile il professionismo. Negli ultimi 10 anni sono sparite realtà storiche ma si è tirato avanti facendo finta di nulla perché ne sono sorte di nuove; visto il momento economico difficilissimo non è affatto detto che ci sarà sempre un ricambio». E se il quadro generale non sarà modificato la stessa Varese potrebbe trovarsi nella necessità di compiere un "passo indietro", anche se Vescovi confida sempre nelle risposte positive del territorio per rafforzare il consorzio. «Si va avanti per passione e per amore della città, ma nel momento in cui dovessimo renderci conto che il rischio è troppo grosso bisognerà fare scelte anche dolorose salvaguardando principalmente settore giovanile e basket in carrozzina. Se il sistema non si darà una regolata un giorno potremmo arrivare anche a questo; ma l'obiettivo è ovviamente quello di riportare in alto Varese, e per questo confidiamo nelle risposte del territorio. Adesso c'è uno zoccolo duro che ci dà garanzie di sopravvivenza, però se non ci fosse Cimberio non potremo andare avanti. Rispetto al punto di partenza c'è stato un netto miglioramento ma la strada è ancora a lunga: siamo a metà dell'opera, nel giro di 2 o 3 anni l'intento è quello di aumentare il peso del consorzio per avere molte più sicurezza rispetto ad oggi. Ma conteranno ovviamente anche i risultati: il tifoso chiede sempre una squadra competitiva e basta un'annata storta per rimettere tutto in gioco. Per questo bisogna stare sempre molto attenti a quello che facciamo e come lo facciamo cercando di spendere con oculatezza estrema le risorse che abbiamo a disposizione -». Giuseppe Sciascia
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