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Chiuso il palasport per un turno. Di esaurito c'è solo il tifoso, a giudicare dagli spalti mezzi vuoti nel sabato televisivo de La7 con Venezia, non senza una polemica reazione di Cecco Vescovi che, facendo la sua parte di presidente, ha pizzicato la ''piazza'' al di là delle molteplici ragioni che affliggono per disaffezione la pallacanestro, pur con un nome illustre qual è Varese.

La realtà, si diceva, ha più facce, basta saperle analizzare, mettendovi in conto la crisi e la concorrenza del buon calcio biancorosso che, di questi tempi, può spingere a scelte che escludano altre: saranno pur piccole quote di tifosi ma, con altre e d'altra specie, fanno poi una certa differenza rispetto a un passato che, peraltro, ammetteva numerose tessere scontate e omaggio per una base di presenze molto più alta ma di convenienza. Questa è la realtà su cui riflettere, soprattutto, per un club i cui argomenti più sensibili sono proprio la comunicazione e il marketing.

L'attualità è evidente rispetto a un passato storico, anche non lontano, nel quale gli appassionati, tramandatisi di generazione in generazioni, traevano una potente spinta pure dallo stimolante confronto con club caratterizzati da valori d'identità che determinavano ogni volta un intrigante antagonismo. Roba da ''Repubbliche marinare''.

Oggi, invece, si fatica a distinguere le squadre, sempre più porti di mare per stranieri all'avventura.

Dio ci scampi da un campionato con molte squadre per evitare alla mediocrità di scavalcare limiti già critici come ammette lo stesso Recalcati, che non ha difficoltà a osservare come, anche in serie A, vi siano ''morti che camminano''. Se dipendesse da lui, 12 squadre sarebbero più che sufficienti a connotare un campionato di qualità ma saranno 18 al via nella prossima stagione e con i chiari di luna che sappiamo, intendendo un rigore nei conti con cui non si può scherzare. C'è sempre e comunque chi può spendere, lo dimostra Milano che ha salutato Danilo Gallinari, di ritorno nella Nba.

Detta già legge, seppur non più prepotentemente, la solita Siena che, sbarazzandosi di Cantù, sembra mandare un chiaro ''avviso ai naviganti''. Fieno in cascina ce n'era per Varese, come ne è prova la sua classifica che fa dolci gli occhi nonostante la fermata di un giro e pur con dieci squadre piazzate lì, tra 12 e 8 punti. Dunque, anche la Cimberio è iscritta all'ammucchiata con la sua brava chance di distinzione finale grazie a un gruppo sano nonostante limiti e acciacchi singoli, ben guidato da un Recalcati, vieppiù esaltato dal confronto con colleghi che non ci sembrano proprio delle volpi.

Si va verso Sassari con Hurtt sempre più calato nei ranghi e senza successori, aspettando un po' tutti quella continuità di colpi che egli possiede ma che, complice il suo carattere introverso, spesso gli restano in canna.

Giancarlo Pigionatti

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