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Perché mai la partitaccia di Cremona è diventata la madre (irrequieta) di tutte le verità sui limiti tecnici individuali, peraltro noti, e sin dagli inizi, in casa Cimberio? Sono chiare le risposte societarie sull'argomento, condivisibili o no per filosofia di scelte, fors'anche incorreggibili per quel rigore di bilancio che mal si coniuga a tocchi e ritocchi. Una cosa è certa: capacità propria o scelleratezza altrui ha voluto che la squadra accrescesse un valore d'insieme ben oltre alle sue singole carenze. Ci sembra riconoscibile il merito di Recalcati e dei suoi giocatori, uomini veri. Come hanno dimostrato in una prova particolare, come quella di mercoledì sera, nella quale - attraverso un imperativo fiero e serio - hanno letteralmente ''giustiziato'' Avellino nelle sue eccellenze individuali, impedendole così di ritrovarsi come squadra. Sta un po' qui la sintesi di una serata surreale per i ''malavoglia'' irpini, deludenti agli occhi di Marino, ex direttore generale del Napoli, oggi all'Atalanta, quindi di un manipolo vociante a firma d'una presenza guastata dai propri beniamini.

Anestetizzati, anzi storditi da una Cimberio non certo in vena di complimenti. Per dare un'idea del confronto non diciamo che il più lineare, tra i campani, sia stato Ron Slay, il che sarebbe tutto dire, ma poco ci è mancato. Soprattutto, accanto ai frombolieri Diawara e Kangur, la Cimberio ha fornito una superba prova di reazione proprio quando gli avversari, ripresisi un momentino, sono parsi piombarle addosso, tipo scusate il ritardo di Francesco Totti. Ed è lì che Talts (censurato sino a poco tempo nello stesso entourage societario), con un paio di canestri pesantissimi, ha spianato l'apoteosi per Masnago, ancor più inviolabile dopo una segnatura di Hurtt (foto Blitz) che, ancora una volta, ha raggiunto la doppia cifra senza strabiliare. Avanti così, gli avvoltoi che volteggiano nei cieli di Varese aspettando la sua ''carcassa'', finiranno stecchiti per fame. Il dibattito continua, di esito in esito.

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