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Se non batti chiodo, evidentemente, non hai il martello adatto. È una verità, ovvia fin che si vuole, che s'attaglia perfettamente a una Cimberio calante, e con perfida costanza, in trasferta.

Martelli ve ne sono e battono ma, probabilmente, per caratteristiche e marca non fanno la differenza. Sono le individualità acute che mancano in determinate situazioni ma non lo scopriamo adesso. Spiace semmai per chi s'era illuso dopo quel colpaccio a Roma.

In trasferta, solitamente, scopri le qualità di quei singoli, attesi come leader, quindi capaci di spaccare gare tirate e avversate dal fattore campo. Architettura e manovalanza, estro di alcuni e applicazione di tutti, insieme protagonisti: sono queste caratteristiche che, lontano da casa, senza la sicurezza che viene da spalti amici, prevalgono sulla paura (di vincere) ed evitano deludenti incompiute.

Non è che accada spesso, intendendo in ogni caso non le grandi, ma bastano tre o quattro giornate di adeguate combinazioni per ottenere risultati che cubano in classifica al di là di perdere poi punti in casa quando le stesse vedettes, testarde e di luna storta, affossano la squadra.

La Cimberio è nulla di tutto ciò, nel bene e nel male: in casa s'impone con il suo collettivo, quadrato e compatto, mentre fuori, senza riferimenti d'estro, non regge alla distanza.

Il marchio di fabbrica è noto, quindi discutibile per suoi limiti congeniti di creatività ma anche apprezzabile per la sua credibilità di serio uso, quindi lodevole in un rapporto tra qualità e costi delle ''materie prime''.

Chi rifiuta questo tipo di realismo, che non si può imputare all'applicazione degli atleti biancorossi (anzi e tutt'altro), probabilmente scambia una bomba per un petardo: tutte e due scoppiano ma con effetti diversi.

Varese è fuori della Coppa Italia, come nella scorsa stagione, salvo poi qualificarsi ai playoff, al contrario di alcune antagoniste della sua fascia, rimaste di sasso nel momento clou.

A Teramo la solita gara, segnata da alcune fiammate degli americani di stanza in Abruzzo, tanto sono bastate a scottare gli uomini di Recalcati, pur sempre sul pezzo ma senza colpi devastanti.

Hurtt è uno sgusciante, soprattutto dalla palpabilità della gara, ma è troppo facile condannarlo senza appello mentre, ad esempio, circola uno Stipcevic cotto o, comunque, da Sassari in poi disarmato, per dire dei ''puntero'' (cioè dei biancorossi migliori) i quali, a volte, cercano con insistenza la via del canestro più corta proprio dalla distanza lunga.

Comincia il girone di ritorno con otto gare in casa, pure contro Milano, Siena, Bologna e Pesaro, dovendo la Cimberio imporsi, talvolta e necessariamente, in trasferta sennò i playoff saranno un'illusione e nemmeno pia.

Per una Varese sana in casa e malata fuori serve un... guaritore. Sarà Tony Weeden? L'americano è un giocatore esperto, di garanzia, insomma «l'uomo giusto per questa squadra», stando a una definizione di Vescovi.

Staremo a vedere

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