Lucaweb Posted February 17, 2012 Posted February 17, 2012 Come riconvocare vecchi pensieri in un solo colpo per un attimo fortunato ma voluto, come sottintende l'intenzionalità di un gesto o di un'azione dopo sofferenze e fatiche. Il successo della Cimberio a Casale Monferrato, ormai agli archivi come zuccherino fra agrumi, sta un po' nella fotografia di Kangur nel tiro dall'arco all'ultimo secondo di gara. D'accordo, c'era poi un supplementare da vivere ma, a quel punto, il successo di Varese, di fronte a una squadra corta e demoralizzata, valeva un decimo in tabella per qualsiasi bookmaker. Ci pensava Stipcevic alla sua maniera, piaccia o no per stile, ancorché efficace quando è in palla. Dunque, è stata molto abile la Cimberio a sfruttare a dovere l'occasione, mancando alla Novipiù quei 14 punti di media a gara dell'americano Janning, la cui assenza è parsa un jolly servito dalla sorte ai biancorossi, evidentemente in credito. Alla zona Cesarini (in nome dell'oriundo argentino della Juventus ''Anni Trenta'', autore di gol in serie nei minuti finali), usata anche per esprimere più in generale una concretezza in extremis, va aggiunta quella tattica, utilizzata furbescamente, o meglio intelligentemente, da Recalcati (foto Blitz) il quale - capita l'antifona - non s'è fatto alcuno scrupolo di stile tattico, impiegandola a lungo come un provocante invito al tiro per i piemontesi, non propriamente specializzati in artiglieria. È successo allora che gli uomini di Crespi, sin lì abbastanza vivaci in avventure personale, si sono trovati addosso un plotone schierato che li ha costretti a un improbabile tiro al bersaglio. Finalmente un risultato utile, al di là di una pallacanestro brutta o quasi (come la si vede su molti campi), per una Cimberio che da tempo cercava punti in trasferta. Innanzitutto la classifica, il resto frega poco: prima la pancia piena, poi la morale. Si diceva della zona cui spesso gli allenatori ricorrono, come se essa fosse un male necessario e non un bene tattico cui attingere per frustrare gli avversari nei loro punti deboli. Già, la si usa poco e male, persino con risultati dannosi allorquando - ai primi canestri subiti dalla lunga distanza - la si smantella precipitosamente. Tornando alla gara di Casale vien da pensare al coach Marco Crespi, i cui time-out con lavagnetta sono parsi uno spreco di frecce e freccette, di linee e lineette visto che poi, in campo, i suoi uomini hanno tirato imperterriti e all'impazzata, pure da sette, otto metri. Spiace che il tecnico di Busto Arsizio ci abbia rimesso il posto, spiace per un allenatore che mette sempre furore in tutto quel che fa ma, probabilmente, stava predicando in un deserto. Varese, perlomeno, dalla lunga distanza ci sa fare: sull'arco, s'è sempre detto, essa vive o muore. E sabato è risorta in trasferta.
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