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Mi era colpevolmente sfuggita... :angry:

http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3206

...

Idolo assoluto, da ragazzo ho giocato per anni col n.6 in suo onore (e nessuno faccia battute su chi porta quella maglia nell'Olimpia oggi, che non è aria).

Come giocatore, per i giovanotti, una guardia realizzatrice dal fisico normalissimo, tendente al rotondetto, veloce in orizzontale e di velocissima di testa, stacco da terra inesistente. Tiro mortifero dai tre fino ai sei metri, non amava spingersi più lontano (e d'altronde per la gran parte della sua carriera non esistevano le triple). Un manuale vivente, da mostrare ai ragazzini da qui all'eternità, di arresto-e-tiro su un francobollo e in un decimo di secondo. Micidiale nel prendersi canestro più fallo in contropiede, facendo rinvenire il difensore da dietro per poi arrestarsi di botto a 50 cm dal canestro, subire l'inevitabile contatto e mettere comunque i due punti in appoggio al tabellone. Difensore scandaloso ad inizio carriera, migliorò via via fino a diventare quasi accettabile. Questa carenza, ai tempi di Giancarlo Primo, rese quasi sempre conflittuale il suo rapporto con la Nazionale: ogni volta il C.T. cercava di scartarlo, ogni volta era costretto a richiamarlo per ovviare all'asfissia offensiva della squadra.

Che la terra ti sia lieve, Pino

PalaConi inaugurato Meneghin: «Brumatti è la storia del basket»

26 febbraio 2012 — pagina 28

Pino Brumatti con la mitica maglia numero 6 e le scarpette rosse aveva segnato un’epoca all’Olimpia di Milano targata Simmenthal e guidata da Cesare Rubini: aveva vinto uno scudetto, tre Coppe delle coppe e una Coppia Italia. Aveva iniziato a infilare canestri a Gorizia con la maglia della Safog. Dopo Milano avevano giocato a Torino, Reggio Emilia, Verona e infine a Siena. In Nazionale ha collezionato 102 presente realizzando 570 punti. di Stefano Bizzi Una carezza alla gigantografia di Pino Brumatti e un’altra al vetro della bacheca con le canotte numero 6 di Nazionale e Simmenthal Milano. «Bellissimo: avete fatto un lavoro stupendo», dice la signora Lidia entrando nell’impianto che da pochi secondi è ufficialmente dedicato alla memoria dell’uomo con cui, fino al gennaio dello scorso anno, aveva condiviso la propria vita. È stata lei, insieme al sindaco Ettore Romoli e al numero uno della Fip Dino Meneghin, a scoprire davanti a centinaia di persone la scritta “PalaBrumatti”. Da ieri le lettere bianche su fondo blu guardano su largo Musina per ricordare a tutti il nuovo nome del palazzetto. Emozione e commozione ma, come promesso alla vigilia dal comitato che ha organizzato la cerimonia con il supporto del Comune, l’appuntamento si è trasformato anche in una festa dello sport. A Gorizia sono arrivati i protagonisti storici della pallacanestro italiana. Compagni di squadra, avversari, allenatori, arbitri, dirigenti, giornalisti hanno tutti macinato centinaia di chilometri pur di rendere omaggio a un uomo che ha lasciato il segno nella memoria del basket e non soltanto. A parlare a nome dell’intero movimento è stato il presidente federale Dino Meneghin: «In Italia siamo campioni del mondo nel dimenticare in fretta tutti. Gorizia ricorda, invece, una grande persona e un grande giocatore che ha fatto la storia dei club in cui ha giocato e della Nazionale. È importante fare vedere ai giovani che entrano in palestra chi era, cosa ha fatto e cosa ha dato al basket». Meneghin, non ha poi dimenticato di rendere omaggio anche a Tullio Gabrielli. Al “Mago” è stata dedicata la palestra in cui ha fatto crescere generazioni di cestisti. Di lui ha detto: «Senza questi educatori non si va da nessuna parte. Grazie a persone come lui, ci sono campioni, ma anche cittadini». La gigantografia di Gabrielli (scoperta dal presidente del Consiglio di quartiere Campagnuzza Ondina Pecorari) è stata sistemata nell’angolo della palestra da dove lui seguiva pazientemente gli allenamenti dei suoi ragazzi. A nome del comitato che ha “pressato” sul Comune perché il palazzetto venisse intitolato a Brumatti, è intervenuto Roberto Collini, che ha chiuso la cerimonia con un auspicio rivolto all’intera città: «Abbiamo bisogno di recuperare un valore fondamentale, il basket». Da questa settimana il campione e l’educatore vigileranno assieme sui campioni di domani in quella che è già diventata una sorta di matrioska dello sport: il PalaBrumatti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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RIP

Ho un ricordo ben impresso nella memoria. Brumatti lanciato in contropiede, appoggio al tabellone e stoppone da parte del buon Kevin Magee....... :angry:

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Vedi, Silver, la vita , non è eterna, si nasce, si cresce, ci si diverte, ma inesorabilmente ci si avvicina al declino. Pensa alle foglie, germogliano prima timidamente, poi sempre più rigogliose e maestose, si croggiolano al sole, risplendono piene di vita, specialmente quelle più alte, diciamo in mansarda. Poi, inevitabilmente, raggrinziscono, perdono colore, e alla fine, cadono. Quindi, se ti parlano della recente vittoria dell' Inter in shempionlig, è vero, è successo. L'unica squadra perdente, è rimasta Cantù.

Con amicizia e rispetto

Maurizio

:angry:

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:angry:

Mi ero ovviamente accorto che era già notizia risalente ad 1 anno or sono, ma mi sono accorto solo ieri.

Colpevolmente in ritardissimo, come detto.

Altro segno che il Basket viene evitato dai Media in modo imbarazzante...Pino è stato un grande... :angry:

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