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Solo un'inopinata sconfitta. Altre sono le tragedie, come la morte di un giovane atleta su un campo di gioco che, proprio sabato, ha colpito e gonfiato di tristezza il cuore di tutti, pur non conoscendo lo sfortunato Piermario Morosini. Morire di calcio, una storia crudele e scioccante.

Più o meno, nella stessa ora, si giocava a Masnago la ripresa di Cimberio - Pesaro, sin lì compatibile con un possibile successo di Recalcati e dei suoi uomini di fronte a una squadra contatissima, data anche l'assenza di Cusin.

Invece, alla distanza, e sul più bello, la Cimberio si scioglieva come aspirina in un bicchier d'acqua per il riaffiorare di noti e balordi vezzi: se vuoi, chiamali limiti. E siccome tra causa ed effetto la correlazione è sintomatica, basterebbe ricordare i nostri ''lunghi coltelli'' spuntati, come mostrano le statistiche di Fajardo (sotto misura), di Diawara e Kangur (dalla lunga distanza), questi poco incline, e talvolta pure precipitoso, in area, divorato com'è dall'approssimazione, che è figlia della sua irruenza.

Fajardo, da qualche tempo, sembra affaticato e poco in palla, pure ''mantenuto'', contro i marchigiani, più del dovuto sul parquet, in ogni caso ingiustamente fischiato dal pubblico che, evidentemente, dimentica il suo servizio alla causa biancorossa, alla lunga, ben più pregevole rispetto all'apporto di altri.

Ed erano stonate - ricordate? - le disapprovazioni sul conto di Talts, criticato, a suo tempo, e senza ritegno, pure all'interno del club, mentre oggi l'estone sta risultando un elemento molto utile.

Ormai a gara abbondantemente in archivio restano alcune osservazioni da fare a testa fredda, come su quei propri demeriti che cominciano dai meriti degli avversari per riconoscere che, nell'occasione, ha trionfato l'opposta filosofia di Pesaro, imperniata su individualità d'eccellenza, importando poco del loro costo, equivalente al grosso del proprio bilancio, per la serie ''meglio pochi ma buoni''.

E Dalmonte, nel mostrare a Masnago tutta l' ''argenteria di famiglia'', ha così tolto di mezzo i pivot rimastigli, puntando sui suoi americani i quali, esplosivi e agili, hanno saputo chiudere gli spazi nella propria area a dimostrazione di un piano tattico ben studiato e idealmente interpretato per qualità personali.

In attacco White e compagni hanno poi speculato sul proprio opportunismo talentuoso rimediando falli e liberi a tutto spiano come dimostra il dato più emblematico di tutto il match, cioè quel 20/6 (di cui 13-4 al netto di errori) per la Scavolini in lunetta. In quel mutare di eventi Varese ha perso la sua variabile di spicco qual è Goss il quale, dopo un 7/8 nel tiro da due, impedito nelle sue proiezioni, ha perso lucidità e girato al largo per sparecchiare a vuoto dall'arco. Se anche Phil si esibisce nel tiro al bersaglio, in giornate come queste, ci ritroviamo la solita Cimberio.

Stavolta non ci è parso affatto irreprensibile Recalcati (foto Blitz) che, cucinato a fuoco lento da Dalmonte, è ricorso ai suoi molti uomini, tutti o quasi inconcludenti, a parte qualche eccezione, nei momenti decisivi.

Una cosa è certa: Varese resta salda in zona play off, non essendo cambiato nulla o quasi dalle sue parti, augurandoci la morale d'una sconfitta istruttiva.

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