Lucaweb Posted May 4, 2012 Posted May 4, 2012 Prima di un derby con Cantù non si può fare a meno di stare ad ascoltare Charlie Recalcati. Esemplare raro nello sport di casa nostra, con la sua capacità di essere allo stesso tempo bandiera di due società e due piazze tra le quali non corre buon sangue. Tra due giorni si torna in scena (Varese con ogni probabilità rinuncerà a Rannikko e schiererà Weeden, Cantù sarà senza Micov e Shermadini), per l'epilogo di una sfida durata una settimana. «Sarà durissima - ammette il coach - perché loro sono una squadra che a noi crea molti problemi. Cantù, e non lo dico io ma mi è stato confermato da amici brianzoli, ha giocato la sua miglior partita della stagione a Masnago contro di noi. Sono stati perfetti. E siccome è verissimo il credo secondo cui una squadra contribuisce afar giocare bene i suoi avversari, spero che la situazione non si ripeta». Hanno battuto Siena... Recalcati ha studiato qualcosa di diverso,ci vuole provare: «Abbiamo delle situazioni nuove, provate in settimana: vedremo se utilizzarle fin da subito o se svelarle nel corso della partita. Cose che ci serviranno se vorremo giocare alla pari. Sarà dura perché loro hanno delle peculiarità che noi vorremmo imitare, che vorremmo fare nostre ma che ancora non ci appartengono e che facciamo fatica a trovare». Assenze da una parte, assenza dall’altra : «Non sono ipocrita, e quindi sono felice che Micov e Shermadini non saranno della partita: ricordiamoci però che Cantù, senza loro due, otto giorni fa ha battuto Siena. Per quanto ci riguarda, al novantanove per cento giocherà Weeden al posto di Rannikko: Tony si è allenato bene, e sarà pronto a fare il suo dovere». Alla fine del campionato mancano ancora cinque giornate, e tutto è in gioco. Recalcati ha però voglia di guardarsi indietro: «Perché - dice - bisogna ricordarsi da dove siamo partiti: dopo la vittoria con Sassari abbiamo conquistato la salvezza aritmetica, eppure nessuno l'ha fatto notare, come se fosse una cosa scontata. Eppure altre realtà dal potenziale simile al nostro hanno strombazzato la loro salvezza come un obiettivo importante. Evidentemente qui a Varese abbiamo vinto talmente tante coppe e scudetti, che tendiamo a dimenticarci che siamo anche retrocessi due volte». Di salvezza non si è mai parlato, perché fortunatamente non è mai stata messa in discussione: «Vero, però a inizio stagione non eravamo certi di quello che sarebbe successo, siamo partiti consapevoli che avremmo potuto anche soffrire. Ora siamo qui: c'è un mini campionato di cinque partite che deciderà se faremo ono i playoff, e la classifica dice che partiamo con un certo vantaggio. Noi giochiamo per qualificarci e per entrarci con una buona posizione, poi dipenderà anche dai nostri avversari. Di sicuro, i playoff saranno il nostro scudetto: l'ultima volta che Varese li ha fatti per due anni consecutivi, in panchina c'ero io e sappiamo tutti com'è finita». Il messaggio sbagliato E allora, finisce che si parla di un po' di tutto: anche di consorzio. «Fuori da Varese faccio fatica a convincere la gente del fatto che qui ci sia qualcuno che non è contento della nostra stagione. Eppure è così: parlo dei tifosi, ma parlo anche dei consorziati. In più di un'occasione è capitato che qualche consorziato, quindi proprietario della società, abbia espresso la sua scontentezza nei confronti della squadra. Il messaggio che passa è: il consorzio va a gonfie vele, la squadra un po' meno. Fermo restando che le due persone con cui io mi devo confrontare, Vescovi e Lo Nero, sono sempre state allineate con noi e con i nostri risultati, dico che ogni consorziato dovrebbe essere più informato delle dinamiche interne alla società. Ci vorrebbe più comunicazione, ognuno di loro dovrebbe sapere di più per poter giudicare con cognizione di causa. Dobbiamo crescere tutti, e questo è un ulteriore passo».
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