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Non siamo mai stati ''laudatores di Stato'', avendo sempre espresso, in più di 36 anni di questo mestiere, la nostra opinione in libertà, foss'anche spiacevole per l'amata Varese. Riconsiderando le certezze che Recalcati e i suoi uomini avevano mostrato contro Cremona, ogni encomio esaltante speso nell'occasione ha avuto evidentemente un riflesso fuorviante.

Fuori strada sono finiti soprattutto coloro che, ritenendo Avellino cotta o bollita come club (stando ai soliti pettegolezzi su stipendi non pagati e su giocatori già in vacanza), prefiguravano una sicura scalata di posizioni. In verità un'eventualità simile non sarebbe stata poi così remota, anche fra premesse da freddezza britannica: vuoi per la Sidigas da mesi in caduta libera, vuoi per le probabilità, ridotte a zero, di una Virtus che, come frana in trasferta, avrebbe dovuto affrontare Siena per chiudere poi a Bologna contro l'ostica Cantù.

Già due sue sconfitte, con una Venezia calante di mezzo, in coincidenza con un doppio successo biancorosso avrebbero spinto Varese a quel sesto posto inatteso e, soprattutto, incredibile. Come tale è rimasto. Qualcuno ci aveva già fatto la bocca, pure fra calcoli velleitari, tipici di chi grida allo scandalo nel male e stravede sino all'esaltazione nel bene, perdendo cognizione della realtà.

È comunque vero che la domenica così grondante di canestri contro la lanciata Cremona aveva creato una grande attesa, pur senza un oste con cui fare i conti a tempo debito, come il forte Dean di Avellino (in campo dopo due mesi) o come i campioni d'Italia con il freno tirato per rifiatare in attesa dei playoff, incuranti di una sconfitta che proporrà loro, nel primo barrage, una Cimberio meno temuta di Bologna.

Avesse anche vinto Varese, considerando un suo bis su Teramo, gli uomini di Recalcati avrebbero tutt'al più chiuso al settimo posto (con Venezia sconfitta in casa da Avellino), mentre ormai è loro l'ultimo pass, diventando una formalità l'ultima gara dei lagunari.

Dunque, una ''suonata'' che non cambia musica. Le cronache hanno spiegato il crollo degli uomini di Recalcati sino a un balordo finale nel quale gli irpini hanno avuto l'ardire di un orgoglioso colpo di coda pur senza alcun valore di classifica.

Già, l'attesa Cimberio ha deluso nell'occasione ma non ha riportato, come si diceva, conseguenze dannose in classifica visto lo stupefacente trionfo della Virtus Bologna. Sogni esagerati o aspirazioni legittime in frantumi? È la stessa cosa per il club che, pur con qualche soldo in più investito nel mercato, retrocede d'un posto rispetto alla scorsa stagione riflettendo abbastanza l'entità tecnica della squadra, con e senza Goss (foto Blitz).

A Rannikko e compagni, evidentemente, manca la maturità nella continuità, vinti dalle proprie spiccate attitudini al tiro, seppur non esasperate come tempo fa, pur sempre però in altalena fra settimo cielo e precipizio. Ecco in chiaroscuro la sintesi di una stagione un po' rivista e corretta d'una Cimberio che si concede quell'onore dei playoff che altri club, molto più attesi, non possono vantare.

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