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Una gara che vale un fico secco avrebbe rischiato di diventare un mortorio, roba da sbadigli soprattutto in un palasport con molti vuoti.

Invece non lo è stata, trovandosi squadra e pubblico corrisposti tra meriti e affetti per l'ultimo ma onorevole posto playoff, segno evidente di un rapporto stretto fra aspettative e risultato.

La gara di domenica a Masnago contro la disincantata Teramo, nelle cui file il quarantenne Lulli s'è divertito come uno junior, è parsa una sagra di buoni sentimenti, condividendo un po' tutti, si diceva, una realtà che soddisfa lasciando isolati coloro i quali, al contrario, ‘’percepiscono’’ la posizione della Cimberio come un ammanco intriso di delusione per aspettative in fumo.

Ha vinto, dunque, e ne siamo lieti, quel sano realismo che - scartando velleità maturate al di fuori di ogni cognizione di causa - risalta l'attendibilità della propria squadra attraverso una ‘’summa’’ di risultati che rispecchiano suoi valori e suoi limiti. Per esempio il tanto sognato sesto posto era soltanto un'illusione, al di là dello sbalorditivo colpaccio a Siena da parte di una Virtus Bologna che poi ha piegato Cantù, mentre Avellino è passata a Treviso contro Venezia dimostrando di essere ben altra squadra quando può disporre di qualche titolare in più.

La tifoseria prealpina dimostra così di saper distinguere tra forze in campo, quindi di apprezzare l'impegno di una Cimberio che, ovviamente, vorrebbe sempre veder vincere.

Si voleva un campionato non anonimo, ebbene i playoff - che proietteranno Varese ben oltre la cosiddetta stagione regolare, seppur in una sfida impari con i campioni d'Italia - lo dimostrano ampiamente, soprattutto rispetto a quei club che, finiti già in archivio, costringono i relativi patron a interrogarsi profondamente su un fallimento tecnico imprevisto mesi fa.

Si diceva dei tifosi biancorossi, magari pochi (rispetto a tempi migliori) ma buoni, quindi vicini alla propria squadra in ossequio alla sua serietà.

Dunque, applausi per tutti, compresi Garri - che ha tradito le attese, ammesso che vi fossero, conoscendo i suoi trascorsi non troppo esaltanti - e Weeden, il quale, pur decisamente in palla contro Teramo, non ha suscitato entusiasmi sul campo nonostante una presentazione con fanfare in sostituzione del giovane e acerbo Hurtt.

Consensi a scena aperta li ha catturati Goss, senza il quale resta da chiedersi se Varese fosse riuscita a centrare i playoff: si tratta di un quesito abbastanza odioso ma il tifoso, quando è per strada, ama parlar chiaro, a costo di mettere il ‘’preservativo’’ alle proprie emozioni e passioni per affidare ogni valutazione alla razionalità.

La risposta manca di una controprova, sicuramente la spinta di variabilità nei giochi garantita da Phil (che mai sarebbe dovuto andar via, non avendo scelto lui di farlo) balza all'occhio di un'evidenza conclamata dagli acuti di Varese nel finale di stagione al di là dei risultati.

Ora sono in molti a interrogarsi sul conto di Recalcati, la cui conferma non è nota né tantomeno nell'aria. Eeppure di questi tempi, solitamente, qualche bisbiglio trova libera uscita dalle cosiddette stanze segrete dell'ufficialità. In verità non esiste alcuna trattativa, lo ammette lo stesso coach che, a suo dire, nemmeno smania, come probabilmente avrebbe fatto anni fa, per sapere se figurerà nei futuri piani della Cimberio o se dovrà cercarsi un'altra panchina.

Nel frattempo sta crescendo il partito dei ‘’recalcatiani’’ la cui campagna elettorale resta discreta e sussurrata, sicuramente lontana dal... palazzo: ne è consapevole l'allenatore della Stella, evidentemente compiaciuto e tranquillo.

S'annunciano i playoff contro una Montepaschi da spavento, visti i suoi 113 e più di cinquanta di scarto rifilati a Montegranaro, pure in trasferta.

Non serve fasciarsi la testa prima di cadere, sicuramente Siena troverà nei biancorossi degli avversari orgogliosi.

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