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SIENA - Siena-Varese, ovvero cronaca di una partita mai iniziata.

La MPS pentacampione d'Italia si presenta puntuale e tirata a lucido sul piano fisico e mentale all'appuntamento inaugurale con i playoff, tramortendo la Cimberio con un primo quarto da record (tale è il 30-5 dei primi 10' per entità dello scarto).

Così il sogno di Varese di provare a sorprendere i toscani muore sul nascere, frustrato da una difesa biancoverde che cancella dal campo prima Goss e poi Stipcevic, togliendo completamente l'unica arma temibile del suo attacco - ossia il tiro da 3 punti, visto il 5/30 totale di cui 1/12 all'intervallo - e schiantando sul piano fisico e atletico una Cimberio intimorita e poco lucida.

Ne esce così una sconfitta nelle proporzioni più pesante del meno 30 dei quarti 2003/2004 con Recalcati sulla panchina MPS e Giulio Cadeo su quella di Varese (una serie che ricorderà bene il presidente Cecco Vescovi, ''giubilato'' alla fine di quell'anno).

Una doccia gelata sulle speranze espresse alla vigilia dal clan biancorosso, che ora auspica una reazione d'orgoglio in vista della gara-2 di domani ma che ha evidentemente preso coscienza dei limiti della squadra in un confronto oggettivamente improponibile su tutti i fronti (ovviamente a partire da quello del budget).

Ma il vigoroso ceffone subito per mano di Siena ha confermato - se ancora ce ne fosse bisogno - vizi e virtù di una squadra su concetti solidi come coralità, continuità e disponibilità al lavoro in palestra, ma poverissima in termini di talento puro, sia fisico che tecnico.

Con queste premesse la conquista dei playoff ha rappresentato il massimo traguardo cui Varese poteva ambire, e dunque l'ottavo posto di fine stagione regolare va considerato un risultato ampiamente positivo, perché la regolarità del cammino ha portato la truppa di Recalcati a far meglio di squadre con qualità superiori.

Ma la realtà dei fatti è che per ''correggere'' i vizi della Varese 2010/2011 - problemi di anagrafe, di qualità di lavoro in palestra e di concentrazione degli americani - le scelte strategiche sulla costruzione della squadra hanno premiato gli ''operai'' a scapito del talento: in stagione regolare il gioco vale la candela, ma nei playoff il tasso qualitativo modesto del roster biancorosso emerge in tutta la sua evidenza, specie di fronte ad una corazzata come la MPS. Che nel primo quarto giocato spingendo a fondo sull'acceleratore ha letteralmente travolto una Cimberio semplicemente inadeguata a questi livelli: non certo per mancanza di volontà, al di là di un approccio mentale certamente remissivo di fronte alla “tempesta perfetta” toscana.

A differenza della Varese 2010/2011, che ha perso partite ''fuori ordinanza'' ma aveva quel ''quid'' di talento e personalità sufficiente per battere Siena, Milano e Cantù a Masnago, la Cimberio attuale - anche dopo il ritorno di Goss, ieri letteralmente cancellato dal campo dall'impianto difensivo toscano - non dispone di risorse sufficienti per mettere in difficoltà avversarie di livello più alto.

Ed è su questo fronte che si giocherà il tema caldo della panchina della Varese 2012/2013: con il personale a sua disposizione il lavoro svolto in palestra da Recalcati è stato decisamente eccellente, ma quel che si imputa al tecnico biancorosso riguarda la filosofia del mercato, ossia le scelte "strategiche" di puntare sulla quantità a scapito della qualità, spalmando il budget su 11 giocatori senza che alla distanza la panchina lunga abbia costituito davvero un valore aggiunto.

Ora il continuo ''botta e risposta'' a distanza tra società e allenatore conferma la sensazione di un divorzio ormai scontato al termine della stagione, senza dimenticare però che ci sono almeno altri due atti da giocare al meglio, senza farsi tramortire dalla schiacciante prova di superiorità della MPS.

Anche se la differenza di valori è solare, la Cimberio ha il dovere di provarci con una faccia e un approccio diversi.

Giuseppe Sciascia

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