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Un interrogativo, chiaramente destinato a rimanere senza risposta: gli assenti di ieri sera (non pochi, considerando che i paganti sono stati solo 2573) erano tali per mancanza o per eccesso di fiducia?

Non credevano cioè nella possibilità che la Cimberio vincesse e hanno preferito evitare di assistere a un ''massacro'' o, convinti del colpaccio, hanno preferito riservare il loro tifo per la quarta partita (tempo di crisi, anche i soldi per i biglietti sono da centellinare)?

Scherzi a parte, Varese ha davvero realizzato un miracolo. Del resto, due partite e mezzo nel breve volgere di cinque giorni hanno detto a chiare lettere ciò che era ed è chiaro come il sole e cioè che la Montepaschi è nettamente più forte della Cimberio.

Ma ci può stare che, in una partita o in uno spicchio di partita, si possano realizzare condizioni diverse, tali da ''correggere'' momentaneamente la situazione, lo status quo.

E' ciò che è accaduto ieri sera nel terzo periodo di gioco, quando Siena ha leggermente allentato la pressione difensiva che era stata straordinariamente efficace in avvio di partita (0-11 dopo 2'49'') e ancora a lungo nei primi 14-15 minuti, quando i toscani hanno avuto il massimo vantaggio.

Il miracolo Varese lo ha realizzato, si diceva, nel terzo quarto, quando ha costretto gli avversari a tirare con percentuali non da Siena (4 su 18), replicando a sua volta con medie più che rispettabili (10 su 17).

Un piccolo grande capolavoro sui due fronti, dunque, che è proseguito nell'ultimo quarto, quando la Montepaschi non ha saputo ritrovare la lucidità e le energie necessarie per ribaltare una situazione peraltro mai definitivamente compromessa, perchè Siena, in condizioni normali, ha naturalmente la potenzialità per recuperare i 7 punti che hanno segnato il massimo vantaggio varesino (66-59 al 35').

Merito a Varese di avere impedito ieri sera, per metà partita, che si giocasse appunto in quelle ''condizioni normali'' che avrebbero semplicemente consegnato la partita ai più forti.

Potremmo aggiungere che la filosofia della ''squadra lunga'' voluta e sposata da Carlo Recalcati (e messa in discussione dalla società che difficilmente confermerà il coach), ha avuto una vera sublimazione.

Se è vero che Stipcevic è stato protagonista di un finale da nervi di ghiaccio e che Diawara ha segnato canestri decisivi in momenti chiave, è anche vero che la rimonta nel terzo periodo e l'allungo nel quarto hanno avuto firme numerose e diverse. Inoltre sette giocatori sono stati impiegati per più di venti minuti ma solo Stipcevic oltre i trenta (Ganeto ne ha giocati 16).

Ora godiamoci questa forse imprevista gara 4. Si dice che i miracoli non si ripetono ma si dice pure che la Provvidenza non ha mai fine...

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