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I sogni sono come i desideri. Uguali nella diversità. Si sogna quando si dorme, si desidera quando si è svegli. E Masnago, in un guscio assordante, si è fatta sentire suonando le sue trombe, anzi le sue trombette, tante quante i tifosi sugli spalti in una sfida senza paura.

Se poi ci metti in un'organizzazione di gioco, che valorizza ogni individualità, un cuore incalcolabile come l'infinito, d'una Cimberio decisa a tutto e ben oltre un osare temerario, anche la più esagerata delle fantasie diventa realtà. Sino a stupire, soprattutto i campioni d'Italia.

Se Siena - Varese era una serie di gare impari sulla carta, da 3-0 per parlarci chiaro, soprattutto, dopo i primi due confronti, il campo di casa biancorossa, ribaltando clamorosamente ogni premessa, ha finito per scuotere il tabellone dei playoff non senza evocare nuovi scenari nel match di stasera, sempre a Masnago, a spalti - si spera - più gremiti rispetto ai nemmeno tremila spettatori di gara tre.

Dunque, Pianigiani e i suoi uomini sono finiti nel pentolone, cucinati a fuoco lento da Stipcevic e compagni i quali, nei primi quattro minuti, erano parsi come paralizzati. Forse nessuno, in quel momento, ha pensato che l'uggiosa sera, nel suo sorgere, si sarebbe trasformata in una notte esaltante per i propri colori, da raccontare all'indomani con tanta eccitazione.

Già, la Cimberio, made in Recalcati, quella che fa risaltare nel collettivo le applicazioni dei singoli, intense e caparbie (roba da premiata cooperativa nella quale conta il lavoro finito al di là dei lustrini degli esecutori) ha frantumato quell'attendibile regola secondo cui, soprattutto nella pallacanestro, i valori emergono alla distanza.

E quelli di Siena, basta passare in rassegna i suoi elementi, che costano fior di capitali, sono mancati clamorosamente, sopraffatti dall'ardore di un gruppo che ha dato loro, almeno per una volta, una solenne lezione.

Avremmo pagato pur di conoscere esattamente i pensieri più intimi di Pianigiani che, con i suoi uomini, dovrà tornare stasera con minori certezze di prima, in ogni caso scalfite da un insuccesso che, probabilmente, non aveva messo in conto avendo proprio ''scelto'' la Cimberio come avversaria al primo barrage.

Semplicemente fantastica nel ritmo e nell'ardore, Varese è stata capace di far sfiorire, nello scorrere del match, una quadra che, al contrario, avrebbe dovuto imporre la propria mentalità vincente.

Hai detto niente?

Sta di fatto che Mc Calebb, Lavrinovic, Andersen e compagnia bella sono sembrati come stelle cadenti nel cielo di Masnago sotto l'incalzare di una sfidante che, fors'anche svalutata, ha tolto loro e con destrezza un'intima consapevolezza di vittoria.

Probabilmente in serate del genere nascono gli equivoci di coloro i quali - crediamo una minoranza che pur trova magari legittimazione ai vertici - non riconoscono sufficientemente i meriti di un signor allenatore qual è Recalcati, sotto accusa, di riflesso per le imbarcate della squadra in altre occasioni mentre semmai dovrebbe valere un ragionamento opposto di fronte a così inattesi risultati.

Recalcati, non ritenuto più riproponibile da chi vorrebbe cambiare faccia alla panchina, ha dimostrato, qualora ve ne fosse bisogno, la sua maestria nel guidare una Cimberio dal cui sottosuolo lui solo sa come estrarre risorse così esagerate.

Ora gara tre, almeno nelle premesse, pone di fronte una Montepaschi chiamata bruscamente alla realtà, quindi a un riscatto dovuto, e una Pallacanestro Varese che sogna ancora ma, stavolta, a occhi aperti.

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