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SIRIA


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Dopo mesi e mesi di massacri ed atrocità, ora il mondo si occupa della Siria ;

a tal proposito suggerisco di sentire il giornalista Quirico appena liberato.

http://www.lastampa.it/2013/09/10/multimedia/esteri/quirico-in-siria-dalla-rivoluzione-ai-nuovi-banditi-DNkWmGrx748rDohtBB5dHP/pagina.html

E vediamo che succede...

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Dopo mesi e mesi di massacri ed atrocità, ora il mondo si occupa della Siria ;

a tal proposito suggerisco di sentire il giornalista Quirico appena liberato.

http://www.lastampa....dHP/pagina.html

E vediamo che succede...

gia si sapeva.....ma obamapremionobrlperlapace deve intervenire a tutti i costi,anche a costo di scatenare una guerra mondiale.....e bada bene che io sono sempre stato filo USA.....ma purtroppo così come da noi in europa il popolo contucazzo.....spadroneggiano le banche, le case farmaceutiche e,ovviamente, i costruttori di armi....
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.spadroneggiano le banche, le case farmaceutiche e,ovviamente, i costruttori di armi....

E gli ebrei newyorkesi (per fortuna, aggiungo io), che hanno subito intimato l'ALT all'abbronzato aspirante bombarolo, appena da Israele hanno fatto notare (ma dai?) che l'intervento armato in Siria avrebbe infiammato tutta la regione, dando sponda ai qaedisti (altro che rivoluzione, questi vogliono sostituire Assad con la sharia).

Edited by Dragonheart
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Che prosegue da tantissimo tempo, già da quando si fiondarono tutti a razzo il Libia per eliminare il Colonnello...ah no...per sostenere la primavera araba.... :doh[1]: :doh[1]:

Vogliamo poi parlare della figuracce che sta rimediando Obama ?

beh a razzo in libia.. cosi` cosi`... fai dopo una quarantina d'anni di dittatura e supporto al terrorismo internazionale (vedi Lokerbie)

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Certo che non ci si capisce più nulla.....

Esteri

13/09/2013

“Il regime spara contro gli ospedali”

In un rapporto Onu accuse a Damasco

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AP

Il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov si incontreranno a New York verso la fine del mese per provare a fissare una data per la conferenza di pace di Ginevra 2 sulla Siria

Kerry vede Lavrov: incontro positivo

Il «Wall Street Journal»: così Assad dissemina il suo arsenale chimico.

E Putin loda le mosse del governo

Le forze governative siriane colpiscono in modo sistematico ospedali, attaccano ospedali da campo con i caccia e impediscono l’assistenza medica a malati e feriti. A denunciarlo in un rapporto speciale è la Commissione d’inchiesta incaricata dal Consiglio dei Diritti umani dell’Onu di seguire il dossier siriano. La Commissione accusa le forze del regime di Assad di utilizzare «la negazione di assistenza medica come arma di guerra», soprattutto contro i civili che vivono nelle zone controllate dall’opposizione. Secondo la Commissione, guidata da Paulo Pinheiro, «ci sono anche prove del fatto che alcuni gruppi anti-governativi hanno attaccato ospedali in alcune zone».

Il rebus delle armi chimiche

Intanto, secondo il Wall Street Journal, il regime ha iniziato a disseminare il suo arsenale chimico in decine di siti in tutta la Siria. Il quotidiano, che cita fonti statunitensi e mediorientali, scrive che un’unità militare d’elite delle forze governative siriane, al centro del programma di armi chimiche del regime di Bashar al-Assad, ha iniziato a disseminare materiali in una cinquantina di siti nel Paese arabo. L’Unità 450, si legge, è responsabile del trasferimento, che solleva dubbi circa l’attuazione della proposta russa, che prevede che Assad consegni il suo arsenale chimico e lo faccia distruggere. Inoltre, scrive il giornale, il trasferimento di materiale renderebbe più complicato qualsiasi eventuale piano americano per bombardare i siti in cui il regime custodisce l’arsenale chimico. Le agenzie d’intelligence americane e israeliane ancora ritengono di conoscere la localizzazione di gran parte dei siti, ma - ha ammesso un funzionario americano coperto da anonimato - con meno sicurezza rispetto a sei mesi fa. «Sappiamo molto meno di quanto sapevamo sei mesi fa», ha detto.

Le mosse di Usa e Russia

Il segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov si incontreranno a New York verso la fine del mese per provare a fissare una data per la conferenza di pace di Ginevra 2 sulla Siria. Lo hanno annunciato loro stessi, parlando con i giornalisti a Ginevra nella sede delle Nazioni unite al termine di un incontro durato circa un’ora con al quale era presente anche l’inviato speciale di Onu e Lega araba, Lakhdar Brahimi.

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Samarate

"I siriani sono stati lasciati soli dal mondo"

Intervista al blogger italosiriano Sahdi Fahle, che cura una pagina web anche per contrastare la disinformazione dei "circuiti alternativi" sul web. «Per due anni ignorata la protesta nonviolenta e la lotta dei partigiani siriani laici»

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«Il mondo ha lasciato soli i siriani, ma loro non hanno mai chiesto un intervento militare diretto. Chiedevano solo armi per combattere». Sahdi Fahle è un ragazzo giovanissimo, ma sicuro di quel che dice. La sciarpa siriana, il pallore del viso, le parole precise. La consapevolezza di dover andare a fondo di quel che succede, districandosi tra video, comunicati, racconti che vengono dalla Siria. «In Italia ci troviamo non solo ad avere a che fare con i media e le semplificazioni, ma ci troviamo anche a contrastare una macchina propagandistica enorme, che unisce gruppi di estrema sinistra ed estrema destra che presidiano efficacemente il web con vere pagine di disinformazione. "Antimperialisti" di sinistra, neonazisti, cristiani identitari, antisemiti». Per contrapporsi ad una delle più note pagine di "informazione alternativa", Sahdi ha fondato la pagina che ha chiamato "Informare X Davvero", per raccogliere informazioni attendibili e il più possibile verificate e raccontare il dramma siriano.

Certo, Sahdi ha una sua posizione: «Quello degli Assad è un regime autocratico e mafioso che non si può riformare, non si può sedersi e discutere con le mafie, si può solo combattere», dice sicuro, raccontando la sfida per la libertà del popolo siriano, contro la dittatura ma anche contro le ingerenze straniere. parla di una lotta che è iniziata in modo nonviolento: «Nel 2011 la resistenza era nonviolenta, si cancellavano i manifesti del regime, si facevano manifestazioni lampo caricando i video su Youtube. Il regime mandava agenti a identificare i manifestanti per arrestarli la notte. Per sei mesi si è andati avanti a protestare pacificamente, nel silenzio totale dei media occidentali. I siriani erano soli perché da un lato il regime diceva che i ribelli erano finanziati dall'Occidente, dall'altro i media occidentali passavano informazioni parziali. Gli stessi soldati vivevano nell'ignoranza, ma poi sono cominciate anche le diserzione di massa», ha raccontato Sahdi intervenendo domenica alla festa di Sinistra Ecologia e Libertà a Samarate, con la collaborazione del Comitato Sos Siria Milano.

«Dopo la prima fase di repressione, nell'estate 2011 è nato il primo embrione dell'Esercito Libero Siriano, che poi si è fuso con movimento liberi ufficiali». Sahdi racconta anche che il punto di svolta è stato il luglio del 2012, «quando il regime stava cadendo, ma una parte del Esercito Libero si è allontanato da Damasco e inspiegabilmente ha aperto un nuovo fronte ad Aleppo. Ormai altri interessi si sono infiltrati, come i Fratelli Musulmani, che non avevano una base elettorale ma hanno tratto beneficio da due anni di guerra. L'ingresso di forze straniere ha iniziato a snaturare una lotta per la dignità che non faceva distinzioni di religione e etnie».

Il racconto della lotta nonviolenta dal basso e il peso iniziale delle formazioni di partigiani laici e democratici è confermato anche da altri giornalisti occidentali che sono rimasti in Siria fino a pochi giorni fa, come il freelance Gabriele Del Grande (di recente intervistato anche dalla RSI, qui si trovano anche spezzoni audio; la foto di Aleppo in questa pagina è tratta dalla sua pagina Fortress Europe). Per questo è inevitabile chiedere a Sahdi della situazione di oggi, dell'idea di un intervento americano, della situazione tra gruppi democratici e gruppi jahadisti. «L'Esercito Libero - dice Sahdi - ha sempre chiesto al mondo armi, non interventi militari diretti, consapevole di quando accaduto in Libia o in Iraq. Oggi le brigate jahadiste hanno un peso limitato, 20mila su 100mila combattenti, in parte stranieri. Ma la strategia dei media occidentali riconosce più la lotta religiosa che non quella democratica. I gruppi secolari e democratici non hanno avuto nessun sostegno, nessuna arma è mai arrivata all'Esercito Libero. Anzi: giornalisti italiani mi hanno confermato che la Cia fermava le armi al confine con la Turchia». È concreta l'ipotesi di un intervento americano? «Obama non farà mai nulla, è solo un bluff».

Al di là dell'effettivo peso dei gruppi jihadisti, esiste oggi una opposizione laica ancora attiva? Ha un'effettiva capacità militare? «Il coordinamento tra i tanti gruppi secolari è diventato sempre più difficile, ma i gruppi esistono. Come esiste ancora una società civile attiva».

17/09/2013

Roberto Morandi - twitter @ilmorandsroberto.morandi@varesenews.it

Edited by ROOSTERS99
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