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Intervista a Castiglioni Jr.


Guest Paul The Rock
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La pallacanestro italiana sta vivendo momenti difficili e travagliati. Il terremoto che da qualche giorno sta squassando i piani alti del basket rischia di creare spaccature che difficilmente, con il tempo, potranno rimarginarsi. Federazione e Lega sono ai ferri corti, e il rischio di una scissione, con la creazione di un campionato autonomo organizzato dalla lega guidata dal presidente Enrico Prandi si sta facendo sempre più concreto. Il punto sul quale le parti non riescono a trovare un accordo è quello legato al numero dei giocatori stranieri tesserabili da ogni società e all’obbligo imposto dalla Federazione di utilizzare sei giocatori nati e formati cestisticamente in Italia. La situazione è lontana dalla sua conclusione anche se al momento i rapporti paiono decisamente deteriorati.

La Pallacanestro Varese ha deciso di prendere posizione schierandosi con forza e decisione dalla parte della Lega insieme alle altre società. Nell’incertezza sempre maggiore per gli imprenditori che in questo sport investono denaro e passione, abbiamo chiesto al vice presidente Claudio Maria Castiglioni di fare un po’ di chiarezza su quanto sta accadendo. «Siamo perfettamente allineati con le altre società. Lavoriamo assieme e remiamo tutti dalla stessa parte. C’è grossa coesione e quanto dice il presidente Prandi è espressione del pensiero di tutti noi».

Come si inserisce la Pallacanestro Varese in questa situazione?

"La nostra posizione, rispetto a quella delle altre società, è forse un po’ più aperta. La volontà è ancora quella di cercare un’ultima possibilità di dialogo per risolvere la cosa".

In parole povere: qual è il motivo del contendere?

"È molto semplice. Le Federazione non può permettersi di fare e disfare senza considerare i club. Che, non dimentichiamolo, sono quelli che mettono i soldi. Perché senza le società non esisterebbero i vivai, e tutto il settore andrebbe in crisi".

L’impressione è che si sia giunti a una rottura forse definitiva.

"C’è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Eravamo tutti d’accordo e all’ultimo momento la Federazione ha cambiato le carte in tavola, spiazzandoci. C’era un piano condiviso da entrambe le parti che è stato unilateralmente stravolto".

È di questi giorni l’ipotesi della creazione di una Lega autonoma, staccata dalla Federazione e dal CONI. Cosa c’è di vero?

"È senza dubbio un bel progetto, sul quale stiamo lavorando. Certo, non è una cosa immediata. La strada è ancora molto lunga. E la realtà dei fatti è che con la Fip dobbiamo convivere ancora. Quest’anno e io spero sinceramente anche negli anni futuri".

Quali sono le vostre idee per cambiare le cose?

"Tutte le società sono d’accordo sul fatto che ci debba essere una svolta. Così non si può andare avanti. Chi investe nella pallacanestro, ad oggi, ha dei rientri troppo modesti per poter pensare di continuare con una programmazione seria e a lungo termine. Ripeto, ci stiamo lavorando. Abbiamo delle idee in comune con le altre società. E abbiamo dei progetti nostri. Scopriremo le carte a tempo debito."

Uno dei nodi più difficili è quello legato agli stranieri e, in particolare, agli oriundi. Discorso che coinvolge anche Varese...

"Io la vedo molto semplice. Se un argentino ha il passaporto italiano, allora può giocare da italiano. Non ci sarà nessun giudice in grado di stabilire il contrario. Conta il passaporto, tutto qua, non certo la storia cestistica del giocatore, o la nazione in cui ha fatto la trafila delle giovanili. Bisogna fare le cose con la testa. Le manovre per salvare il basket, a mio avviso, sono quelle riguardanti i settori giovanili, che vanno tutelati e seguiti. Noi a Varese lo stiamo facendo e in questo discorso rientra il progetto di fusione con i vivai delle altre realtà cittadine, del quale si sta parlando da qualche giorno. Insomma la Federazione deve capire che noi investiamo tanto, tantissimo. E che dunque ci aspettiamo qualcosa".

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Cavolo neanche oggi possiamo contestarlo, sto diventando un servo del potere.

Grande il discorso sul vivaio, un po' meno sugli oriundi, una quota di italianissimi io la incrementerei gradualmente e detto da uno straniero o oriundo o italiano come me (inizio ad avere delle crisi d'identità)...

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Beh è un discorso un po' complicato ma il discorso è che si sta parlando di una lega professionistica quindi deve essere regolamentata come tutte le altre professioni, anche a me piacerebbe avere più italiani in campo ma se sono brocchi o chiedono la luna allora che o giochino in B e o vadano in spagna russia filippine samoa ecc. Poi alla fine se uno è bravo gioca poche balle, invece così "dobbiamo" tenerci l'Allegretti di turno anche se si sa non essere un giocatore di serie a

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Beh è un discorso un po' complicato ma il discorso è che si sta parlando di una lega professionistica quindi deve essere regolamentata come tutte le altre professioni

Il fatto che la LegaA sia una lega professionistica è esattamente la causa del dilagare degli stranieri nel nostro campionato.

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