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Incontro con Mrsic


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Ci sono date, persone, situazioni e avvenimenti che non passano. Che entrano, di diritto e di forza, nella storia e nella mente. Nessun varesino dimenticherà mai la stagione 1998-99. Nessuno scorderà quel martedì 11 maggio, quando la stella dei Roosters scudettati brillò alta nel cielo di Varese. Tutti ricordano i nomi di quei giocatori che regalarono alla città intera un sogno enorme, e li ripetono come un rosario. Tutti li rimpiangono, scuotendo la testa. Perché una Varese così bella, a Masnago, non si vedrà più. Certo, magari se ne vedranno altre, forse ancora più belle, ma diverse. La squadra di Recalcati, quella squadra che vinse il decimo scudetto sbaragliando tutti gli avversari, non se ne andrà mai dal cuore di chi ha avuto la fortuna di vederla e viverla. Difficile trovare un uomo simbolo di quel gruppo perfetto. Ingeneroso isolare un nome. Imposssibile indicare un eroe assoluto. Ma forse il giocatore più ammirato, senz’altro il più rimpianto, da tutti i tifosi varesini si chiama Veljiko Mrsic. Classe purissima al servizio della pallacanestro. Campione immenso dal cervello cestistico. Il più classico degli allenatori in campo. Abbiamo scovato Veljiko nella tranquillità della sua Zagabria. Il basket ancora in testa, Varese sempre nel cuore.

"Non potete chiedermi di parlare di Varese senza che io mi emozioni - attacca l’asso croato, e dall’altro capo del telefono pare di sentire i battiti del suo cuore improvvisamente accelerati - non possso restare tranquillo pensando a quell’annata stupenda. La più bella, senza dubbio, di tutta la mia vita. I ricordi si affollano: volti, amici, partite, vittorie. E l’apoteosi della festa finale. Ho ancora tutto nel cuore, lo avrò per sempre".

E’ bello che uno come Mrsic, abituato a vincere scudetti, ricordi con tanto affetto la nostra squadra e la nostra città. Che aveva di speciale quel gruppo?

Quello che hai appena detto. Il gruppo. Eravamo fantastici, e ancora ogggi mi sento regolarmente con i miei ex compagni, rimasti amici. Vescovi, De Pol, Galanda, il Pozz. Ogni anno io e Gianni Chiapparo festeggiamo l’11 maggio, l’anniversario della stella, mandandoci un messaggio di auguri. E poi la vostra città, la gente...

Cosa ricordi delle tue partite a Masnago?

Se c’è una cosa che non dimenticherò mai sono i tifosi di Varese, gli ultras. Non ho mai visto una tifoseria così calda, appassionata. Che sapeva spingerci nei momenti di difficoltà. Ho giocato in tanti posti, anche a Malaga c’era sempre il palazzetto pieno. Ma mai ho trovato il calore e la vicinanza della curva varesina. La ricordo con affetto e nostalgia...

Segui ancora le vicissitudini della tua ex squadra?

La prima cosa che faccio la domenica sera è collegarmi al sito della Legabasket per vedere cosa ha fatto Varese. Tifo per voi, con voi soffro e gioisco. Ora di quel gruppo storico è rimasto solo De Pol. Mi hanno detto che Meneghin è infortunato, ma sta provando a rientrare. Vorrei fargli sentire la mia vicinanza.

Cosa stai facendo, ora?

Nulla di particolare. Mi alleno tutti i giorni per rimanere in forma. Mi sento ancora un giocatore di basket a tutti gli effetti. Lo scorso anno ho giocato a Kiev, ma mi sono infortunato alla caviglia e ho dovuto smettere. Ho fatto tutta la riabilitazione e ora mi sento pronto. Certo, a 34 anni non è per niente facile. Ho avuto delle offerte dalla Grecia e dalla Russia, ma non me la sono sentita. Ora mi piacerebbe provare a fare l’allenatore. Ho fatto il corso, e dal prossimo anno dovrei iniziare a lavorare per il Cibona Zagabria.

Torniamo indietro al 1999. Un’avventura fantastica, durata un solo anno. Perché non rimanesti a giocare a Varese?

Non lo so. Quando è finita la stagione, il giorno dopo la festa scudetto, ho dichiarato la mia intenzione di restare a Varese. Ho aspettato che qualcuno mi chiamasse. Ho aspettato per due mesi un’offerta da parte della società. Ma nessuno si è fatto sentire. A luglio mi hanno chiamato da Malaga, e io sono andato.

Non si trattò, dunque, di un problema contrattuale?

Assolutamente no, perché con Varese non abbiamo mai parlato di rinnovo, di contratto, di soldi. Le mie intenzioni erano chiare, tanto che avevo lasciato tutte le mie cose nell’appartamento di Varese. Purtroppo nessuno si è fatto sentire...

Secondo te come mai?

Probabilmente la società riteneva che le conferme di Pozzecco, Meneghin e Santiago, con qualche aggiunta, sarebbero bastate a ripetere una stagione come quella dello scudetto. Salvo poi ricredersi qualche mese dopo, quando Bulgheroni dichiarò che l’errore più grosso fu quello di non confermarmi.

Ci sono poi stati altri ritorni di fiamma con varese?

Due anni dopo sono stato vicinissimo ad un ritorno. Dodo Rusconi venne a Malaga a parlare con me. Ma quando arrivò il momento di mettere nero su bianco non si fecero più sentire. Gli spagnoli mi offrirono altri due anni di contratto, e io accettai.

Che messaggio ti senti di lanciare a tutti i tifosi di Varese che ti ricordano con nostalgia e gratitudine?

Non posso che ringraziarli, ancora una volta, per quanto sono stati vicini a me e alla squadra in quella che è stata l’esperienza più bella della mia vita. E voglio invitarli a continuare così, ad andare avanti a tifare con il calore di cui solo loro sono capaci.

Tornerai un giorno a Varese?

E’ la mia speranza. Spero di diventare, tra qualche anno, un grande allenatore. E di venirmi a sedere sulla panchina di Varese, per provare a restituire quello che questa città mi ha dato. E spero di rimanere da allenatore per più tempo rispetto a quanto sono rimasto da giocatore...

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Non il più spettacolare, ma il giocatore più essenziale che sia passato da Masnago negli ultimi dieci anni. Un grandissimo leader in campo e una gran persona. Ricordi.....

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Cosa ricordi delle tue partite a Masnago?

Se c’è una cosa che non dimenticherò mai sono i tifosi di Varese, gli ultras. Non ho mai visto una tifoseria così calda, appassionata. Che sapeva spingerci nei momenti di difficoltà. Ho giocato in tanti posti, anche a Malaga c’era sempre il palazzetto pieno. Ma mai ho trovato il calore e la vicinanza della curva varesina. La ricordo con affetto e nostalgia...

Torniamo indietro al 1999. Un’avventura fantastica, durata un solo anno. Perché non rimanesti a giocare a Varese?

Non lo so. Quando è finita la stagione, il giorno dopo la festa scudetto, ho dichiarato la mia intenzione di restare a Varese. Ho aspettato che qualcuno mi chiamasse. Ho aspettato per due mesi un’offerta da parte della società. Ma nessuno si è fatto sentire. A luglio mi hanno chiamato da Malaga, e io sono andato.

Non si trattò, dunque, di un problema contrattuale?

Assolutamente no, perché con Varese non abbiamo mai parlato di rinnovo, di contratto, di soldi. Le mie intenzioni erano chiare, tanto che avevo lasciato tutte le mie cose nell’appartamento di Varese. Purtroppo nessuno si è fatto sentire...

Secondo te come mai?

Probabilmente la società riteneva che le conferme di Pozzecco, Meneghin e Santiago, con qualche aggiunta, sarebbero bastate a ripetere una stagione come quella dello scudetto. Salvo poi ricredersi qualche mese dopo, quando Bulgheroni dichiarò che l’errore più grosso fu quello di non confermarmi.

Ci sono poi stati altri ritorni di fiamma con varese?

Due anni dopo sono stato vicinissimo ad un ritorno. Dodo Rusconi venne a Malaga a parlare con me. Ma quando arrivò il momento di mettere nero su bianco non si fecero più sentire. Gli spagnoli mi offrirono altri due anni di contratto, e io accettai.

Se ci ripenso, mi sento male. Che errore madornale non confermarlo di nuovo !!!

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Tutta la mia stima, affetto e rimpianto ad un grandissimo della Pallacanestro Varese, rimasto davvero troppo poco con noi....

GRANDE MRSIC, VARESE TI AMERA' PER SEMPRE !!

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Quoto, concordo e riquoto.....

Di giocatori come lui se ne vedono pochi, non il più spettacolare me un manuale di lettura ed esecuzione della pallacanestro.

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Torniamo indietro al 1999. Un’avventura fantastica, durata un solo anno. Perché non rimanesti a giocare a Varese?

Non lo so. Quando è finita la stagione, il giorno dopo la festa scudetto, ho dichiarato la mia intenzione di restare a Varese. Ho aspettato che qualcuno mi chiamasse. Ho aspettato per due mesi un’offerta da parte della società. Ma nessuno si è fatto sentire. A luglio mi hanno chiamato da Malaga, e io sono andato.

Non si trattò, dunque, di un problema contrattuale?

Assolutamente no, perché con Varese non abbiamo mai parlato di rinnovo, di contratto, di soldi. Le mie intenzioni erano chiare, tanto che avevo lasciato tutte le mie cose nell’appartamento di Varese. Purtroppo nessuno si è fatto sentire...

Secondo te come mai?

Probabilmente la società riteneva che le conferme di Pozzecco, Meneghin e Santiago, con qualche aggiunta, sarebbero bastate a ripetere una stagione come quella dello scudetto. Salvo poi ricredersi qualche mese dopo, quando Bulgheroni dichiarò che l’errore più grosso fu quello di non confermarmi.

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:rolleyes:

... scelta della dirigenza passabile per corte marziale e fucilazione immediata!

se penso agli anni dopo mi viene la gastrite... :lol:

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... Quando è finita la stagione, il giorno dopo la festa scudetto, ho dichiarato la mia intenzione di restare a Varese. Ho aspettato che qualcuno mi chiamasse. Ho aspettato per due mesi un’offerta da parte della società.

Se ci ripenso, mi sento male.  Che errore madornale non confermarlo di nuovo !!!

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Ahi, ahi. Velijko...

Ti hanno intervistato per fare un pò di festa e tu racconti delle frottole?

Che bisogno c'era di mentire sul fatto che nessuno Ti avrebbe fatto offerte per rimanere dopo lo scudo?

Mah....

Anche i miti crollano fragorosamente.

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Immagino che sia plausibile dire che, come spesso accade, la verità stia nel mezzo.

Da una parte la società (guidata dal Bulgheroni sbagliato) che stava ridimensionando, dall'altra parte il giocatore che, probabilmente, aveva ben altre idee sul proseguio della sua carriera..

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Avete capito cosa intendo col dire che le scelte societarie del dopo stella mi hanno fatto allontanare da Varese?

Non si può non offrire un rinnovo ad un giocatore così e poi andare a dire ai giornali che il giocatore è stato troppo esoso!

Mrsic era veramente un grande: un killer silenzioso ed una persona di un'intelligenza straordinaria. Sempre umile e correttissimo. Mi ricordo ancora quando, le poche volte in cui i tiro non gli entrava, non tirava più e si metteva sotto canestro col risultato di raccattare 10 rimbalzi conditi da 5-6 assist al bacio...

Complimenti! Uno dei giocatori più completi che abbia mai visto!

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Completo:

a meno che siano palle e che Varese gli abbia offerto una miseria...

Però mi pare un po'strano che tutte le volte è sempre la stessa solfa:

I giocatori che se ne sono andati da Varese sono tutti dei bugiardi?

Strano..

Forse è vero, come dice Leasir, che la verità sta nel mezzo.. :lol:

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Guarda caso!! Proprio il giorno prima avevo scritto che preferivo Veljiko, Cecco e Sale ai vari Lebron, Carmelo,kobe e il Caielli che fa?? Intervista Mrsic.... un tuffo al cuore per uno dei giocatori che più ho amato da quando vedo Varese. L'essenzialità e i fondamentali. Quello che più mi ricordo era la difesa del pallone in entrata, soprattutto nei momenti decisivi. Praticamente la nascondeva e o segnava, o andava in lunetta per un 2 su 2. Meraviglia! Peccato veramente che sia rimasto qui solo un anno. Temo che abbiano influito anche le condizioni fisiche non propriamente a posto, sulla scelta finale di Edo Bulgheroni. Clamoroso errore, anche se nei 4 anni successivi qualche infortunio lo ha avuto.

A chi critica "quella Società", vorrei ricordare che era la stessa che ci condusse allo Scudetto. Edo Bulgheroni & Gianni Chiapparo si dimesero l'anno dopo lo Scudetto a seguito delle violente contestazioni subite. Grave errore anche quello, ma di noi tifosi....

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A chi critica "quella Società", vorrei ricordare che era la stessa che ci condusse allo Scudetto. Edo Bulgheroni & Gianni Chiapparo si dimesero l'anno dopo lo Scudetto a seguito delle violente contestazioni subite. Grave errore anche quello, ma di noi tifosi....

"quella Società" ci ha portati anche in A2, se proprio vogliamo dirla tutta...

tradotto: difficile separare, all'interno della gestione di una società di basket, le strategie societarie dagli alti e bassi della fortuna.

Parole di un ex collaboratore dei falegnami, da me interpellato riguardo le scelte di Arrigoni negli ultimi anni: "50% capacità professionale, 50% culo clamoroso"...

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