Jump to content

Le pagelle di Oscar Eleni .


Recommended Posts

Oscar Eleni

20.03.2006. 14:39

Oscar Eleni

da Dreven Grod, la città di legno, nella scuola di Kusturica e, quindi, di Boscia Tanjevic, sotto la protezione della chiesa di San Sava che dovrebbe permetterci qualche critica senza che i padroncini se la prendano, uomini e topi di un basket che come dice il sommo Casalini ha davanti agli occhi l’ingiustizia evidente, l’amministrazione del fallo antisportivo a discrezione degli arbitri, falli fischiati quando conta poco o pochino, mai quando c’è vera ostruzione del gioco, cioè nel finale, ma lì, come diceva il sommo Abatantuono in Mediterraneo brucia il peperone dei ragazzi che hanno capi degni del loro talento: signori con la prostata infiammata.

Giornata del dolce casalingo fatto in casa. Gli arbitri contano anche in questo caso. Giornata di sole e di malattie curate male, appena guarite, in essere, pronte a sbocciare come la primavera.

Maione gongola, guarda le macerie del Pala Argento, testimonianza rosa del caro Annese, scopre di avere davvero la squadra per lo scudetto, soprattutto se aggiungerà una pedina, non due come suggeriscono gli ingordi, dimenticando che la strada di Napoli è stata costruita dal console Bucchi metro dopo metro, curando i particolari, obbligando a sentire la difesa anche chi vorrebbe pazziare mangiandosi i ricci. Sotto canestro, anche dopo la bella reazione di Cittadini che sconfessa il protezionismo perchè ha reagito da ragazzo giusto, dandoci dentro, non facendo il muso, non cercando di spiegare cosa vuol dire soffrire se c’è concorrenza, ma provando a far capire che nella competizione per un posto non precario ci si può battere e anche migliorare, cosa che non ha capito qualche predestinato NBA, cosa che sfugge ai faraoncini che hanno sempre la bua quando devono tirare l’ultimo colpo, quello che decide tanto. Dunque Napoli è bella, è virtualmente vicino al cratere scudetto, allora veda di non finirci dentro e intanto, pensando a Scafati che l’anno prossimo sarà nella massima serie provi anche a stuzzicare la signora Iervolino e tutto il parentado politico. Il campo base è all’origine di un buon lavoro da fare. Ora niente paroloni grossi,calma con l’idea eurolega, calma con quasi tutto, perché le attese esagerate spostano il senso dell’equilibrio e Siena dovrebbe essere l’esempio classico per quanto accaduto dopo lo scudetto, per questa commedia dove ‘ironia la fanno quelli che dovrebbero chiedersi dove hanno sbagliato davvero. Restiamo su Napoli che è forte abbastanza per sfidare tutte le pretendenti, in un campionato dove le famose belle, le probabili favorite restano tali soltanto se giocano a casa loro perché del domani arbitrale non v’è certezza. Ora ragioniamo sui possibili play off dove difficilmente si aggancerà Biella che pure lo merita, lo merita molto più della Varese smembrata che gira lontano da Masnago. Occhio a Napoli, ma non trascureremmo neppure Udine. Vince tanto fuori, vince abbastanza per stare attaccata alle migliori, sempre. Saggezza del Pancotto paziente, un temporeggiatore che sa dove vuole andare e come arrivarci per la gloria degli Snaidero che meritavano una stagione così ricca.

Napoli meglio della Benetton, ma i tuttiverdi hanno qualche giustificazione: fatiche di euro, infortuni, stress generale sentendosi al centro, ma anche ai confini dello stesso impero per scelte che potrebbero portare magari il Gherardini un po’ più lontano, c’è chi dice Stati Uniti, ma non si va a fare i ragazzi di bottega dopo essere stati i costruttori di una grande macchina sportiva, c’è chi parla della Parigi sotto protezione NBA e la cosa è stuzzicante, ma anche di altro e facciano attenzione quelli che amano lo spirito bulgaro. Chi ha visto Fadini a Treviso non pensa che sia andato a cercare rinforzi per la sua squadra russa, magari soltanto per far crescere chi Treviso pensa di avere già in casa, costruito nella casa.

Napoli meglio di questa Fortitudo dove c’è sempre qualcuno che fa fatica a capire parole come: rigore morale, comportamento di gruppo, vita associativa, fatica in allenamento. Li chiamano casi, dovrebbero essere casi da medaglia comunque perché se metti a sedere Bagaric, accusandolo di aver esagerato nell’ego e nelle spinte, magari su Ress, come accadde con il Poz che, come sapete, è stato beatificato sotto il Cremlino dal pope Oriani, beatificato per aver detto che lascerà una Nazionale dove, a dire la verità non aveva tanto spazio per il mondiale e tantomeno per Pechino, ammesso che ci si vada, beatificato al punto da meritarsi la prima pagina in rosa dove ci fanno così capire come il Vanity basket conta più della reality basket, ma dicevamo del Bagaric seduto e borbottante, lasciato fuori in una giornata dove c’era il rischio di non tenersi la testa della classifica, un rischio che a 2 minuti dalla fine era anche incubo, dovrebbe servire per comprendere cosa è la dignità di un allenatore, la stessa che magari spinge Pesic un po’ oltre con il cucciolone Tusek che, però, sa benissimo dove può essere stuzzicato, perchè non è certo uno che può scagliare prime pietre. Fortitudo ingrippata perché il suo centrocampo ha scoperto che senza Rombaldoni perde efficacia difensiva, perchè non c’è personalità forte negli uomini che dovrebbero guidarlo e non ci sembra così negativo affidarsi a Belinelli, ammesso che non sia quello che ad Istanbul regala la prima palla per il contropiede Ulker. Ci vorrebbe una pedina in più, uno con la mano calda sempre, non soltanto quando c’è la protezione della sacra famiglia del Dozza Madison.

Napoli meglio di Siena perché anche il riposo mentale dall’euro, dopo la delusione, non ha guarito una squadra che sente di avere un pilota non collegato con la presidenza. Era chiaro, era ovvio. Ora dire che Recalcati, alla fine, fra tre mesi, andrà comunque via, in pensione, non conta. Ci si ragiona e si canta su questa vicenda, sulla dignità, sui soldi, sulla tigna dei contendenti. Se hai vinto tanto, se devi pensare al mondiale perché accettare che Eze finga di essere un grande giocatore quando torna in panchina mentre sul campo non sa davvero che pesci prendere contro un Blair, un Fajardo e capirete che siamo già agli antipodi tecnici, perché sopportare quelle facce insoddisfatte di campioni con lo spruzzo, poveri lama senza arte in questa Siena, magari con una parte assicurata a livelli più bassi, in circostanze diverse. Musi lunghi, tristezza e caro Nicola dovevi saperlo prima. Non parliamo di Jamel Thomas, lasciando perdere questo Hamilton che davvero non è stato crocifisso per aver dovuto spiegare all’inclita senese che lui è di grande scuola, di grande forza interiore. Balle e balle anche quelle di Stonerook che doveva almeno sforzarsi di far capire il suo pensiero intorno usando un pezzo della lingua lasciatagli in prestito da Schumacher.

Ora vediamo salire Udine, dietro Napoli, vediamo crescere la Virtus Bologna perché il progetto è stato rispettato e se English farà la fine di Woodward non piangerà nessuno, anche se ogni tanto il biondo canadese sembra vivo, certo a Cantù non lo è stato, ma lui è artista, dicevano. Uhm.

Su Roma abbiamo detto ed eccoci a Milano ottava in griglia, quasi senza la paura di essere raggiunta anche se ha pomeriggi da incubo come quello contro Avellino. Djordjevic spiega, rispiega, misura, rimisura, chiude le porte, le spranga, lascia fuori anche chi potrebbe urlare ehi drugo io sono pure il denaro, non soltanto il progetto. Niente, lasciamo perdere. Lui dice di credere in una squadra che vaga nell’universo cambiando spesso umore, seguendo le lune di Shumpert e Bulleri, sentendo e non sentendo i progressi della nuova scuola che presto farà invasione totale, perchè si sa fisioterapia e preparazione atletica allargano le famiglie. Dietro queste otto vive Biella, si batte duramente Reggio Emilia senza un briciolo di fortuna. Sono tutte in ritardo e pure noi che ora andiamo al Rincosur per leggere il rapporto dell’amministratore delegato Toni C. che ha lavorato senza trovare Piero P. impegnato a fare il ghost nella Romagna solatia, dolce paese mentre tutti noi ci stiamo stringendo per dare all’associato Riccardo S. la forza che serve quando si arriva a giocare i supplementari, la forza che non hanno mai avuto i tronchi di mare i pennestri di lago.

Pagelle e salsicce:

10 A Riccardo PITTIS perché finalmente, dopo aver sentito le sue considerazioni in telecronaca, ci ha fatto capire cosa non funzionava nel rapporto con i giocatori, certi giocatori: amano sentirsi dire che tutto è bello, che la loro fatica merita premi. Volevano questo lui e i Pessina consimili. Ora lo abbiamo compreso. E’ tardi. Però bravi a spiegare e peggio per chi gli andrà dietro perché quando Bargnani agguanta un asciugamano non vuol dire che lo sappia anche strofinare da NBA.

9 A Valerio SPINELLI per essere entrato nella dimensione di una grande squadra. Cambio per l’artista più che per l’architetto con la fatica del ruolo. Ora non corra oltre il grande petto di Morena.

8 A Matteo SORAGNA per la fatica enorme che deve fare cercando di cucire mentalità tanto diverse. Il tipo è tosto, il tipo è giusto e buon per la Benetton che sia il capogiocatore.

7 Al fiero Jack GALANDA che sa come leggere le lettere di Armani e sa come stuzzicare il prode Shumpert. Milano dipende dal suo vocione, basta che non gli venga la raucedine.

6 A Sani BECIROVIC che, ogni tanto, finge di non ricordare che gli servirebbe una marcia in più per essere quello che vuole davvero rappresentare nel nido delle aquile. I tiri che valevano l’Europa ad Istanbul li ha messi per il più modesto primo posto in una corsa ancora lunga dove stare al vento è doloroso.

5 A Pino SACRIPANTI che continua a raccontare di crisi nei momenti finali, quelli decisivi, e senza il colpaccio di Avellino sai che tormenti, senza rendersi conto che la gestione benzina, cambio gomme, spetta ai tattici.

4 Al prode MAIFREDI che infila i suoi comunicati per il consiglio federale fra una pastarella ed un cotechino. Ci dia, un giorno, la possibilità di leggere, persino sulla rosea, che ha fatto qualcosa che provoca davvero uno scossone, possibile che chi governa in questo paese si senta sempre trattato male da chi non sa propagandare le grandi riforme?

3 A Ruben MAGNANO se non manda a quel paese chi gli aveva garantito che avrebbe avuto una vera squadra e gli ha dato in mano un gruppo difficile da governare perché non sa neppure dove stia la sede del governo varesino.

2 Alla GAZZETTA che non soltanto ci ha tolto la B, ma anche la completezza dei tabellini di A2. Emergenza del dopo sciopero, lo capiamo, ma si resta comunque davanti alla realtà dei poveri che ricevono una minestra anche peggiore di quella che mangiamo di solito.

1 Al trio senese EZE-WOODWARD-THOMAS per la figuraccia di Milano che costerà il posto soltanto ad uno dei tre. In questi casi non ci sono giustificazioni e chi le trova scaricando sull’allenatore sbaglia davvero dimostrando che ci vogliono anni capire e farsi capire.

0 A Carlo RECALCATI perché nella sua posizione non avremmo mai accettato un finale così umiliante. Lui lo capisce dalle facce, qualcuno dei principi che stanno nel cielo televisivo dal famoso linguaggio del corpo, nella realtà non ha senso tirare avanti un rapporto dove anche quando vinci senti in bocca il sapore del fiele

Link to comment
Share on other sites

non servono commenti.. purtroppo è la verità..

67222[/snapback]

YES.

Ma sotto sotto è sempre colpa di magnano! Con lardo saremmo primi di sicuro! :rolleyes:

Anche con beugnot o cadeo,ne sono certo! :huh:

La prendo in ridere per non incazzarmi sempre più.... :lol:

Link to comment
Share on other sites

YES.

Ma sotto sotto è sempre colpa di magnano! Con lardo saremmo primi di sicuro!  :rolleyes:

Anche con beugnot o cadeo,ne sono certo! :huh:

La prendo in ridere per non incazzarmi sempre più.... :lol:

67224[/snapback]

Veramente più che criticare il coach si vuole far notare i limiti della società, pronta solo a parole, a cercare di prendere provvedimenti per far si che non sia un altro anno fallimentare.

Magnano è stato fin troppo signore nel condividere al 100% le posizioni della società nonostante i limiti del gruppo che è stato chiamato ad allenare

Link to comment
Share on other sites

Caso mai Magnano ha il merito di avere accettato di allenare una "provinciale scarsa" come ormai siamo Noi, in fin dei conti chi rischia di vedere compromesso il suo prestigio è Magnano e non l'ormai squallida Varese.

Un altro pregio di Ruben è stato quello di iniziare la stagione in anticipo in maniera che negli incontri iniziali una maggiore completezza atletica ci avrebbe permesso (come successo) di vincere le partite anche contro squadre più forti, adesso che è arrivato il momento clou si vedono le squadre che hanno gli attributi e le qualità per reggere e quelle "clown" come Varese.

Link to comment
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...
 Share

×
×
  • Create New...