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Messina, parole di fuoco


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Il trionfo in Eurolega con Mosca: una sfida felice e nessun rimpianto. "Girerò ancora il mondo"

- La Repubblica -

Ettore Messina, domenica pareva commosso e stravolto, per la vittoria dell´Eurolega col Cska Mosca, come un debuttante.

«E´ vero, avevo lo stesso stato d´animo dell´esordio a Bologna, 17 anni fa. Ho vissuto una stagione con la stessa spensieratezza e incoscienza adolescenziale. E´ stata una gioia diversa dalle altre».

Anche una bella scommessa vinta.

«Non mi sentivo di giocarmi tanto, non mi sentivo uno che s´è rimesso in gioco. Avevo più tensione addosso a Bologna e Treviso. La mia scelta mi ha liberato di quel complesso di cui parlava Velasco: quando hai vinto molto, ad un certo punto tutto quello che fai lo fai per difendere il passato e il nome. Hai l´ansia di vincere solo per dimostrare che non sei finito, bollito. In Italia è così per tutti».

Quindi in quell´esultanza c´era anche un po´ di "guardate cosa vi siete persi"?

«Per niente. Mai campato di rivincite in vita mia. Giocare contro qualcuno o qualcosa è una motivazione che ai giocatori può servire per una partita, non per un campionato. Le rivincite me le tolgo dicendo quel che penso, un lusso che chi si fa il mazzo tutto l´anno in Italia non si può permettere. La rivincita è poter dire a Repubblica, invece di scrivere una lettera ad Augias, che ho votato per Prodi ma che sarà l´ultima volta se continuano a fare casini».

Di robaccia sul basket italiano ne ha detta.

«Ho detto come stanno le cose e, non per fare come Berlusconi, mi do anche ragione. Sono anni che non siamo d´accordo su niente. E sono anni che dovunque andassi prendevo vaffa e insulti a mia madre da svenire. Non faccio il moralizzatore, non mi candido a niente: mi avete rotto e me ne vado, tutto qui».

Eppure a Roma e Milano la vorrebbero riprendere.

«E io ho detto che sarebbe una bella esperienza di vita e tecnica, ma non era un messaggio: era per parlare del sesso degli angeli. E´ assolutamente escluso che io torni in Italia a breve, almeno finché mio figlio Filippo non farà le elementari (ha un anno e mezzo ndr) e mia moglie mi seguirà. Abbiamo deciso di girare un po´ il mondo, magari in Spagna. O fare un altro lavoro, tipo lo scout per la Nba. Basta panchine italiane. Poi, dopo le cose che ho detto, se torno mi insultano ancora di più. Questa esperienza russa è stata anche gratificante sul piano economico e quindi ho la libertà di scegliere. I soldi per una pizza e per una vacanza al mare li ho».

Con un milione all´anno, pizze fino alla terza generazione.

«Appunto. Quindi posso tornare a correre ai Giardini Margherita con mio figlio o seguire mia figlia che sogna di fare l´Accademia di arte drammatica. Sono già bello e contento così».

Da lontano le pare così misero il nostro basket?

«E´ una miniatura del mondo politico, in cui l´avversario viene bocciato anche se dice la cosa più intelligente, perché lo scontro è prioritario sul bene comune. E nel basket non ci si intende neanche su quale sia il bene comune. Non si va da nessuna parte, se si fanno guerre di religione anche sul colore della penna biro. Le potenzialità ci sarebbero: un quintetto come Di Bella, Belinelli, Mancinelli, Bargnani e Gigli, più Spinelli, da quanto non lo avevamo? Ci vorrebbero meno squadre, tanto due non arrivano mai in fondo. Oppure due italiani fissi in squadra, come in Russia. Ipotesi buttate lì: qualsiasi cosa, ma in fretta, l´Europa va avanti e noi no. Quando l´Eurolega ci chiede dove li abbiamo i palasport da diecimila, come in Lituania o Spagna, che rispondiamo?»

Si sente un po´ il Mourinho del basket?

«No, non ne condivido né lo stile né l´epopea. Poi lui ha una cieca fiducia nel proprio lavoro, io sono sempre tormentato dai dubbi».

L´aspetto più difficile della sua esperienza?

«Conquistare il rispetto dei giocatori. Ci sono voluti mesi per avere identità di vedute. Mettere insieme culture, storie e lingue differenti ha richiesto uno sforzo enorme di tutti. E ci sono riuscito grazie all´appoggio di Smodis, Vanterpool e Langdom. I russi hanno una grande etica del lavoro ma poca capacità di leggere e reagire. Passo per uno rigido, ma la difficoltà è stata quella di insegnare ai giocatori a interpretare anziché eseguire solo ordini, come erano abituati».

Come si canta in russo "eddai Messina piangi un po´"?

«Non lo so, ma io e mia moglie lo cantiamo tutte le mattine a Filippo».

Allora le manca il suo vecchio coro da palasport?

«Neanche un po´. Un telecronista israeliano mi ha chiesto se mi facessero impressione i 15 mila di Praga e gli ho risposto che, per chi ha giocato al Paladozza, quello era un pic nic».

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sono l'unico ad aver pensato sognando ad occhi aperti:"Messina se ti piacciono le sfide, se hai portato l'armata rossa sul tetto d'europa dopo anversa, ahimè, facce vincere la sesta coppa poi potrai andare tranquillo in pensione con i milioni russi"

Se pensi che Messina basti per vincere un'Eurolega, allora più che un sogno ad occhi aperti ti sei fatto un viaggio da far impallidire quelli di Trainspotting...

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Se pensi che Messina basti per vincere un'Eurolega, allora più che un sogno ad occhi aperti ti sei fatto un viaggio da far impallidire quelli di Trainspotting...

Però a Mosca è servito lui per farli vincere dopo un sacco di anni. E non è che in questi anni in squadra hanno avuto solo pizza e fichi...

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Però a Mosca è servito lui per farli vincere dopo un sacco di anni. E non è che in questi anni in squadra hanno avuto solo pizza e fichi...

come ai lakers è servito phil jackson per vincere il titolo nonostante avessero kobe e shaq in squadra da qualche anno. ma se pensi di mettere phil jackson sulla panca di varese e solo per quello vincere un titolo...

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Però a Mosca è servito lui per farli vincere dopo un sacco di anni. E non è che in questi anni in squadra hanno avuto solo pizza e fichi...

Questo dimostra che Messina è più bravo di Ivkovic.

Non che basti averlo per vincere le Euroleghe....

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