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Il Piaz....


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Questa è la storia di un ragazzo che il grande basket lo sognava e qualche volta lo aveva assaggiato. Lo aveva cercato con ostinazione, pur dovendo fare i conti con i propri demoni che alla fine lo hanno fregato. Gabriele Piazzolla, morto a Milano una settimana fa stroncato da una grave malattia, era un artista di strada. Uno di quelli che tra tanti anni, nei campi di Milano e non solo di Milano, ricorderanno più e meglio di tanti giocatori che saranno solo comparse nella memoria. Non Piazzolla, il “Piaz”. Un ragazzo di 25 anni di incredibile bellezza, grazia e talento, che segnava canestri da dieci metri con incolpevole naturalezza, che ridicolizzava l’avversario con tunnel e contro tunnel in qualsiasi categoria si cimentasse, dalla B1 al tre contro tre estivo.

Lo hanno amato e allenato tanti coach che siedono sulle panchine dei grandi: Fabio Corbani, Guido Saibene, Giorgio Valli, Cesare Ciocca solo per citarne alcuni. Lo hanno ammirato e qualche volta sportivamente detestato compagni e avversari di gioco nei campi di via Dezza e del parco Sempione, quando iniziava lo show per dare sfogo a uno splendore cestistico da lasciare tutti a bocca aperta e spesso col sedere per terra. Ubriacati di finte, scherniti da un crossover, uccellati da distanze ritenute impossibili per realizzare un canestro. Al "chiuso" il copione non cambiava: in serie B, in serie C, traguardi raggiunti ripartendo dalla serie D dopo il settore giovanile all’Olimpia Milano.

Quando arrivava in motoretta da Via dei Missaglia al campo del Cusano Milanino già cambiato e pronto per la partita. Promozione in C2 al primo colpo. Dalla serie D alla B1 di Treviglio, per nove punti in meno di due minuti "e tutti a casa", come amava dire lui al campetto; poi Voghera, tante casalinghe innamorate e quei 25 punti in 20 minuti arrivando poco prima della palla a due, pregando l’allenatore di metterlo comunque in quintetto. Altro piccolo particolare: era la partita decisiva per raggiungere i playoff.

Si torna in serie B, questa volta la B2 di una Torino affamata, poi Como, dove il traguardo salvezza si trasforma in 11 vittorie su 15 partite dal suo arrivo. In mezzo le comparsate a Corsico, serie C2, perché quando era senza squadra, il suo vecchio allenatore a Cusano Milanino Gianluca Oltolina lo chiamava per dare una mano ai suoi ragazzi e vincere qualche partita in più. Generoso, intelligente, spontaneo, Piazzolla accettava sempre: immaginatelo voi un giocatore da serie A sui campi di periferia.

Dopo Corsico, dopo il suo ultimo approdo a Ghemme in serie C1, dopo gli allenamenti alla scuola di Dante Gurioli a Rho "perché solo tu Dante puoi farmi tornare il giocatore che ero". Oltolina lo ha pianto in chiesa insieme a una folla impressionante sabato scorso a Milano, parlando di lui dal banco delle letture, invitando, per un giorno, per un’ora, a spegnere il sole, oscurare la luna e le stelle, sradicare gli alberi: perché lo spettacolo è finito, il più forte di tutti se n’è andato.

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Non ci credo

L'ho conosciuto a un 3on3 ad arluno

era di una bellezza abbagliante...di una bravura micidiale

ricordo che quando giovaca lui la vita del tre contro tre si fermava, tutti lì intorno a vedere lui....

Ciao Grandissimo!

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Grande Piaz.

Ti ho conosciuto una sera al Trofeo città di Varese, dove non potesti giocare perchè non regolarmente iscritto (che fregatura!)

Giocasti allora un 1vs1 contro Jack Ucelli della Robur a partite finite.

Poi, venisti verso di noi dicendo "Ma Ucelli qui a Varese è considerato forte?" Quasi come a dire che non ti eri impegnato nemmeno un po' a batterlo.

Grande: aria da ragazzino, artista del parquet, ragazzo geniale.

Hai scelto di andartene: ci hai lasciato un grande vuoto dentro.

Saluti Piaz.

Sparaci la bomba, anche da lassù.

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Solo oggi ho saputo e ho una grande tristezza nel cuore, Gabriele è uno dei primi ragazzi che ho allenato all'olympic team Milano, io avevo la squadra '80 (ragazzi) e lui che era ancora propaganda ogni tanto si allenava con noi e quando lo portavo in partita sapeva fare la differenza già allora, poi l'ho perso di vista, ma mi aveva reso felice qualche anno fa sapere che era riuscito ad arrivare sino in B (malgrado avesse avuto me come allenatore ^_^ ), un giorno lo vidi a Monza e avrei voluto avvicinarlo per chiedergli "ehi, ti ricordi ancora di me?" ma non lo feci ed oggi posso solo inviargli un saluto e comunicare anche a voi la mia gioia nell'averlo conosciuto e nell'aver ammirato il suo talento.

Ciao Gabriele

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