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Ecco Tat, l' orrore che ci hai propinato per quasi 2 anni, e per il quale così in tanti ti abbiamo ringraziato lungo questo calvario !!

Grazie ancora !!

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^_^:P:huh:

:drool:

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Non è che questi post sembrino orientati alla distensione...Roosters...

Cerchiamo di essere signori.

Considera che in fondo Tatanka è un leghista che non ha il coraggio di rivelarsi, è un lavoro lungo...

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Non è che questi post sembrino orientati alla distensione...Roosters...

Cerchiamo di essere signori.

Considera che in fondo Tatanka è un leghista che non ha il coraggio di rivelarsi, è un lavoro lungo...

Con Tatanka (che latita !) questo e molto altro !! :drool:^_^

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Ecco Tat, l' orrore che ci hai propinato per quasi 2 anni, e per il quale così in tanti ti abbiamo ringraziato lungo questo calvario !!

Grazie ancora !!

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^_^:P:huh:

:drool:

Io comunque non invidio il nuovo governo.

Le previsioni economiche per il futuro sono tutt'altro che rosee, anzi secondo molti non abbiamo ancora

ben chiaro cosa ci aspetta, e in senso negativo si intende.

Non voglio fare il pessimista ma certi segnali tipo l'inflazione al 3,5%, l'aumentare dell'insolvenza dei mutui, la mancanza ormai cronica di liquidità delle aziende, sono segnali poco rassicuranti.

Temo che questo sia solo l'inizio di una dura fase di recessione.

Felicissimo di sbagliarmi.

Attendo anche il nuovo esecutivo sul campo delle liberalizzazioni, vedremo se avrà la forza di imporsi alle grandi lobby che "governano" il paese.

Per non parlare del tanto ventilato taglio delle spese nella pubblica amministrazione e del costo della politica.

Speriamo, ma ne sono scettico.

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Io comunque non invidio il nuovo governo.

Le previsioni economiche per il futuro sono tutt'altro che rosee, anzi secondo molti non abbiamo ancora

ben chiaro cosa ci aspetta, e in senso negativo si intende.

Non voglio fare il pessimista ma certi segnali tipo l'inflazione al 3,5%, l'aumentare dell'insolvenza dei mutui, la mancanza ormai cronica di liquidità delle aziende, sono segnali poco rassicuranti.

Temo che questo sia solo l'inizio di una dura fase di recessione.

Felicissimo di sbagliarmi. Anch'io ma ho idea che ci siano le premesse

Attendo anche il nuovo esecutivo sul campo delle liberalizzazioni, vedremo se avrà la forza di imporsi alle grandi lobby che "governano" il paese. Ma come, credevo che Bersani le avesse debellate completamente :frantics:

Per non parlare del tanto ventilato taglio delle spese nella pubblica amministrazione e del costo della politica.

Non è impossibile, ma far fare una cura dimagrante all'apparato statale è una cosa che richiederà almeno un decennio ed un'anestesia sociale che soltanto i governi di sinistra possono garantire, purtroppo.

Speriamo, ma ne sono scettico.

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Come è umana la sinistra

Editoriale di Vittorio Feltri su Libero

Articolo tratto dal quotidiano Libero di oggi, 17 aprile

Foto dal settimanale Chi

La fotografia incredibile che pubblichiamo qui accanto vale più di qualsiasi saggio (politologico e sociologico). Spiega perfettamente cosa sia la sinistra e perché ha perso le elezioni.

Un aereo costato milioni di euro. Tre persone in procinto di salire a bordo, una delle quali è Miuccia Prada proprietaria dell'omonima casa di moda, nota icona veltroniana. Infine un poveraccio sdraiato a terra con funzioni di gradino, dato che la scaletta è troppo corta per consentire facile accesso al jet. Un'immagine così non s'era mai vista se non nei film di Fantozzi. Un essere umano ridotto peggio che in schiavitù e usato come cosa dove mettere i piedi, e un grandissimo stronzo incurante dell'umiliazione che gli infligge.

Tante volte abbiamo scritto che se certi ricchi vanno con i comunisti c'è qualcosa che non va nei ricchi o qualcosa che non va nei comunisti. E l'istantanea che vi offriamo in prima pagina e la sequenza all'interno (pubblicata dal settimanale Chi diretto da Signorini) ne sono la triste prova. Personalmente quando ho visto il servizio non credevo ai miei occhi. Pensavo ad uno scherzo, un fotomontaggio. E invece il direttore del periodico mi ha garantito essere la riproduzione di quanto accaduto. Mi auguro che qualcuno si vergogni di dichiarare (in ogni occasione) di simpatizzare per la sinistra, magari convinto di apparire chic, e di comportarsi da negriero d'altri tempi in spregio di qualsiasi elementare norma etica.

Ignoriamo l'identità del "gradino vivente"; gli abbiamo coperto il volto per salvarne la dignità già violata. E a chi si è stupito della débàcle di Veltroni diciamo che se la sinistra è incarnata anche da personaggi come questi, gli elettori hanno tutte le ragioni per non riconoscersi in essa. Lo spettacolo indecente della verità rende superflui altri commenti. Quanto invece al panorama completo dei risultati delle consultazioni, a bocce ferme si comincia a comprenderne il significato. Le tendenze appaiono nette. La crescita della Lega non è affatto strana. Il fenomeno ebbe inizio nella seconda metà degli anni Ottanta, quando Alberto da Giussano esordì sulle schede elettorali. In alcuni comuni delle valli lombarde quel simbolo stravagante si fece notare e venne votato da parecchia gente, fino all'8 per cento, e portò in Parlamento due rappresentanti: Bossi e Leoni. Due sconosciuti al grande pubblico che però avevano molto seminato tant'è che alle elezioni regionali, nel 1990, il Carroccio strappò in Lombardia quasi i120 per cento contribuendo a minare le basi della cosiddetta Prima Repubblica.

Già allora si parlava di voto di protesta. Ed era la dimostrazione dello scarso acume della politica, la quale non capiva e seguita a non capire i fermenti sociali, distante com'è dalla vita dei cittadini. Ricordo le analisi superficiali dei giornali e i servizi televisivi da cui emergeva disprezzo per i nordisti e desiderio di liquidare l'impennata leghista come l'impazzimento collettivo dei montanari più buzzurri del Nord.

Presi sottogamba, i bossiani poterono lavorare sodo senza essere disturbati dalle luci della ribalta. E i loro frutti furono copiosi. Sorvolo su vicende di cui la cronaca si è occupata abbondamentemente. E vengo all'attualità. In un ventennio i leghisti si sono radicati nel territorio e gli attivisti, la cui generosità non ha riscontri in altri partiti, uomini e donne motivatissimi, conoscono gli elettori direttamente e vanno di casa in casa a fare proseliti. Se si aggiunge che la maggioranza degli amministratori nordisti è all'altezza del compito e interpreta bene le esigenze degli amministrati, non sorprende affatto il dato del 15 aprile.

I soli sconvolti dal successo di Bossi sono i politici d'apparato, quelli stanziali di Roma e che hanno una visione distorta e incompleta del quadro nazionale. Idem i giornalisti, i notisti politici, i quali scrivono per il Palazzo, per i loro colleghi; e scrivono di cose che non sanno; ascoltano i leader, vanno per salotti, se entrano in un bar non si abbassano a conversare con gli avventori; se ne fregano, pensano a soddisfare il direttore, l'editore, tutti tranne i lettori.

Sicché politica e informazione rispetto al popolo sono distanti anni luce, in una separatezza ambientale e mentale che impedisce comunicazioni con l'estemo. Poi si meravigliano dinanzi all'exploit del Carroccio e ne danno spiegazioni puerili, accusando il movimento e i suoi aderenti di xenofobia e razzismo. Quando si sforzano blaterano di voto di protesta, oggi come ieri. Ma quale protesta? Se la Lega raggiunge in città grandi i 130 per cento, come si fa a dire: è solo lo sfogo di gente incazzata?

La questione è assai diversa. Siamo in presenza non di un cataclisma ma di un mutamento arrivato a maturazione non all'improvviso. Ne andavano colti i segnali ma non sono stati colti da nessuno eccetto Bossi e Berlusconi che hanno sempre l'orecchio teso e intercettano ogni voce decriptaridone i messaggi fondamentali. Bossi si è concentrato al Nord di cui è paladino. Berlusconi ha dovuto spaziare per ovvie ragioni in tutto il Paese. E Fini si è trascinato appresso gli italiani che costituiscono l'ossatura del tradizionalismo. Un mix ideale per vincere.

Ma c'è qualcosa di più e di più importante da esaminare. Il consolidamento dell'Europa, intesa come governo centrale e imprescindibile, ha determinato una spinta al localismo che non ha inibizioni. Gianfranco Miglio fu buon profeta. Le sue macroregioni snobbate agli albori degli anni Novanta ora sono un fatto che precede di poco la loro formalizzazione. I problemi di Milano non sono gli stessi di Roma o di Napoli o di Palermo. La legislazione è obbligata a tenerne conto. E poiché il riferimento vero è Bruxelles, nel rispetto delle disposizioni continentali uguali in tutta la Ue, è naturale che Varese o Verona o Treviso pretendano il federalismo fiscale finalizzato a fare in proprio ciò che non può essere delegato a un Palazzo romano frequentato - nel giudizio dei lombardi o dei veneti - da marziani. O si prende atto di questo o non si capirà mai.

È finita un'epoca e chi non se n'è accorto perde terreno. Non è impressionante che i comunisti dell'Arcobaleno siano stati esclusi adesso dalle istituzioni; semmai è impressionante che ci fossero fino a una settimana fa. E non c'è da rompersi il capo per dare un senso alla catastrofe del Pd. Il quale, essendo rappresentato da ex comunisti rivestiti, travestiti, riverniciati e accessoriati Prada, non può andare lontano.

Chi si fida di quelli che hanno sventolato la bandiera rossa e creduto nella falce e martello sino all'abbattimento del muro di Berlino e oltre?

FOTO

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Sublime, cosa dire di più.

Posted (edited)

Lettera interessante presa dal forum di Beppe Severgnini

Macroregioni e risultati elettorali

Caro Beppe, io vivo in Gran Bretagna, spesso portata come esempio di stato con un sistema bipartitico, in cui a un governo di sinistra se ne alterna uno di destra, spesso più per avversione al leader al potere che per la bontà dei programmi. Ci si dimentica che le decisioni dell'elettore dipendono molto più da fenomeni culturali che dalla situazione economica, e si modificano solo a lungo termine. Popolazioni differenti hanno culture differenti, e perciò votano per partiti differenti. Ma spesso gli stati sono un raggruppamento di popoli differenti riuniti nei secoli mediante guerre di conquista, e particolarmente l'Italia è in realtà il risultato dell'aggregazione della regione toscano-umbra-romagnola-marchigiana, abitata da discendenti degli etruschi, della Padania, abitata da gallo-veneti con una loro civiltà omogenea, delle regioni dell'antica Magna Grecia e delle regioni abitate dagli italici propriamente detti. All'interno di ogni macroregione i risultati elettorali sono sostanzialmente costanti da decenni, non c'è nessuna "alternanza di potere", né è prevedibile che la si abbia in un futuro. È solo che quando i risultati elettorali vengono presi nel loro complesso nazionale che i voti per un partito si equilibrano con quelli dell'altro, tanto che ne bastano alcune centinaia di migliaia per far pendere la bilancia da una parte o dall'altra. Il risultato è un governo nazionale che inevitabilmente sarà in contrasto con tutte le regioni in cui prevale la cultura e perciò il partito avversario. Con continui attriti e sabotaggi reciproci. L'unica soluzione è quella di trasferire il massimo numero di funzioni governative a delle macroregioni omogenee, in modo che ognuna di essa possa seguire il proprio corso economico e culturale con la massima soddisfazione dei suoi cittadini, riducendo al minimo assoluto le funzioni governative centralizzate. In Gran Bretagna questo si è già realizzato con la devolution della Scozia e del Galles.

Francesco Andreoli

Dimenticavo: glu glu glu

Edited by Ponchiaz
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Più che Feltri, trovo più interessante questa intervista del Corriere al sindacalista Cremaschi, forse la persona più lontana dal mio intendere il sindacato.....

Cremaschi e il boom della Lega operaia: «Marxisti di destra. E Tremonti non sbaglia»

Il leader dell’estrema sinistra nella Cgil: l’Arcobaleno ha ottenuto zero

ROMA—«Nel 2006 Prodi diventò presidente del Consiglio grazie al voto degli operai. Gli stessi che questa volta hanno scelto in massa la Lega, mandando a Palazzo Chigi Berlusconi». Per Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom e capo della minoranza di estrema sinistra della Cgil, «il successo della Lega era nell’aria, bastava girare nelle fabbriche».

Perché gli operai hanno scelto il partito di Umberto Bossi?

«Lo avevano già fatto nel 2001. È un voto di protesta che dice ai partiti di sinistra: "Non vi siete occupati di noi". Il segnale c’era già stato con i fischi dell’assemblea di Mirafiori del 7 dicembre 2006».

Ma perché proprio la Lega?

«Perché assomiglia di più a un partito marxista-leninista: ha una fortissima identità ma al tempo stesso un grande pragmatismo».

Solo per questo?

«No. La Lega dà una forte risposta, sia pure di destra, a chi si sente minacciato dalla globalizzazione. E nel centrodestra il libro di Tremonti, anche se un po’ spregiudicato, è però intelligente».

Lei è d’accordo con Tremonti?

«Condivido il giudizio negativo su quello che lui chiama mercatismo e io preferisco chiamare liberismo, ma non le proposte».

Se tutti questi operai che prima votavano per la sinistra ora scelgono la Lega, significa che la Lega è di sinistra?

«No. Anche un partito di destra può essere un partito popolare».

Allora gli operai sono diventati di destra?

«No. Sono rimasti di sinistra ma hanno punito chi li ha traditi». Anche la Sinistra arcobaleno? «Era la forza politica meno credibile. Aveva portato in piazza un milione di persone su salari e precarietà, ma nel governo ha ottenuto zero. Poi ha commesso anche delle stupidaggini, come lo slogan "Anche i ricchi piangano"».

Ma non hanno votato neppure per Marco Ferrando e per i partiti della falce e martello.

«Gli operai non votano per formazioni elitarie».

Rosi Mauro, segretario del sindacato della Lega, dice che il Carroccio ha sempre interpretato i bisogni operai, ma che il suo sindacato è stato discriminato.

«Rosi Mauro me la ricordo fin da quando, molti anni fa, era una delegata della Uilm. Il Sinpa non ha mai sfondato perché fare sindacato non è una cosa semplice. Detto questo, chiunque oggi dice "Mettiamo alla prova la rappresentatività del sindacato" fa una cosa giusta. Non si deve nemmeno avere il sospetto che il gioco sia truccato».

E quindi?

«Se il governo fa una legge sulla rappresentatività sindacale, anche se per fini diversi dai miei, mi sta bene. Ci vogliono elezioni delle Rsu senza quote riservate a Cgil, Cisl e Uil. Ci vuole un rinnovo periodico delle deleghe, ogni 3-4 anni. E infine regole per garantire che il finanziamento sia trasparente».

Che linea deve avere la Cgil?

«La deve decidere un congresso. So che la mia posizione è ultraminoritaria, ma sono per una Cgil conflittuale. Ma non quella di Cofferati del 2002-2003. Non dobbiamo fare la grande opposizione politica a Berlusconi, ma tornare nelle fabbriche e batterci per il salario».

Ma dove la vede tutta questa voglia di conflitto? Il voto ha punito le forze antagoniste.

«Un operaio può votare Lega e fare tantissimi scioperi. Dopo l’autunno caldo, alle amministrative del 1970 a Mirafiori il primo partito risultò la Dc. Gli operai hanno votato Lega, ma se Berlusconi e Confindustria non aumenteranno loro i salari, il conflitto scoppierà».

Perché invece i dipendenti pubblici continuano a votare in maggioranza per il Pd?

«Perché si sentono più tutelati. Nel sindacato si deve aprire una discussione vera su questo. Non voglio fare i discorsi di Ichino sui fannulloni, ma nel mondo del lavoro convivono sacche di privilegio accanto a condizioni inaccettabili».

Il sindacato è una casta?

«Sì se ci si riferisce a un apparato di 20 mila persone e ai suoi meccanismi di autoriproduzione, no se si allude a privilegi economici. Io prendo 2 mila euro al mese e quando incontro un segretario nazionale del sindacato tedesco o inglese che guadagna 5-6 volte tanto mi prende per un pezzente».

Senta, ma non sarà che alla fine il sindacato non rappresenta più gli operai, ma soprattutto dipendenti pubblici e pensionati?

«I pensionati hanno un peso abnorme e danno al sindacato una connotazione di lobby politico-sociale alla quale non corrisponde una forza sindacale».

Enrico Marro

17 aprile 2008

Il succo del discorso è che il mondo operaio guarda ai risultati che si ottengono, senza particolari seghe ideologiche ......

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Il succo del discorso è che il mondo operaio guarda ai risultati che si ottengono, senza particolari seghe ideologiche ......

quanto c'è voluto? 100 e passa anni di socialismo per rendersene conto? :clap[1]::clap[1]::clap[1]::clap[1]:

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Petrolio sopra i 115 dollari al barile, benzina a 1,40 al litro

17 aprile 2008

Prosegue la corsa dei prezzi petroliferi, con il barile di West Texas Intermediate - principale riferimento per il mercato dell'oro nero - che aumenta il suo record a 115,45 dollari. Le impennate erano ripartite ieri, prima sulla scia dei nuovi cali del dollaro sull'euro - i futures sul greggio sono un modo per mettersi al riparo dal fattore cambi, e quando il dollaro cala diventano più appetibili per gli investitori non americani - poi a seguito dei cali delle riserve strategiche di greggio e benzine degli Usa. Ma proprio su questo punto gli analisti mettono in guardia da atteggiamenti schizofrenici del mercato.

Sulla scia del caro greggio prosegue la corsa dei prezzi dei carburanti con la benzina che sfonda quota 1,40 euro al litro. Secondo le rilevazioni di Quotidiano Energia la verde registra nei distributori della Shell, un rincaro di 0,004 euro al litro che ha spinto i prezzi di vendita consigliati ai gestori a quota 1,402 euro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che - senza considerare lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane, pari a 2 cent al litro - porterebbe il prezzo a 1,422 euro, ai record cioè di tutti i tempi.

Uno dei fattori scatenanti delle ultime impennate del greggio è stato infatti il calo delle riserve Usa di benzine, 5,5 milioni di barili in meno, secondo quanto registrato per la scorsa settimana dal Dipartimento per l'Energia Usa. Una flessione ben superiore alle attese che interviene mentre vanno accumulate le scorte in vista della 'driving season' estiva.

Ma Victor Shum, analista della Purvin & Gertz a Singapore, rileva come il calo delle benzine risente anche di un indebolimento della domanda finale legato ai forti aumenti dei prezzi alla pompa. "Gli stessi dati del Dipartimento per l'energia mostrano che le scorte di benzine sono innanzitutto diminuite perchè i raffinatori non stanno ordinando greggio - spiega -. Le preoccupazioni per le forniture di benzine nella driving season potrebbero essere eccessive".

Nel corso della mattinata di oggi, negli scambi dell'after hours sul Nymex, il barile di Wti ha segnato un picco a 115,45 dollari, successivamente i futures in prima scadenza si attestano in rialzo di 13 cents rispetto alla chiusura ufficiale di ieri, con il barile di Wti a 115,06 dollari. Quota 115 era stata già oltrepassata nella seduta di ieri. Stamattina sulla piazza internazionale di Londra il barile di Brent, il petrolio del Mare del Nord, aumenta di 26 cents a 112,92 dollari.

Ad alimentare le tensioni di mercato anche i rischi di un consistente calo della produzione della Nigeria, primo esportatore dell'Africa continentale, riferiti oggi dal Financial Times che cita un rapporto dei consulenti del governo locale.

Senza investimenti adeguati, un terzo della produzione del paese rischia di evaporare entro il 2015.

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Certo. Mi sembra anche di averlo scritto in qualche post.

Sei senza speranze...... :clap[1]:

Ci vediamo stasera ??

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Come è umana la sinistra

Editoriale di Vittorio Feltri su Libero

Articolo tratto dal quotidiano Libero di oggi, 17 aprile

Foto dal settimanale Chi

La fotografia incredibile che pubblichiamo qui accanto vale più di qualsiasi saggio (politologico e sociologico). Spiega perfettamente cosa sia la sinistra e perché ha perso le elezioni.

Un aereo costato milioni di euro. Tre persone in procinto di salire a bordo, una delle quali è Miuccia Prada proprietaria dell'omonima casa di moda, nota icona veltroniana. Infine un poveraccio sdraiato a terra con funzioni di gradino, dato che la scaletta è troppo corta per consentire facile accesso al jet. Un'immagine così non s'era mai vista se non nei film di Fantozzi. Un essere umano ridotto peggio che in schiavitù e usato come cosa dove mettere i piedi, e un grandissimo stronzo incurante dell'umiliazione che gli infligge.

Tante volte abbiamo scritto che se certi ricchi vanno con i comunisti c'è qualcosa che non va nei ricchi o qualcosa che non va nei comunisti. E l'istantanea che vi offriamo in prima pagina e la sequenza all'interno (pubblicata dal settimanale Chi diretto da Signorini) ne sono la triste prova. Personalmente quando ho visto il servizio non credevo ai miei occhi. Pensavo ad uno scherzo, un fotomontaggio. E invece il direttore del periodico mi ha garantito essere la riproduzione di quanto accaduto. Mi auguro che qualcuno si vergogni di dichiarare (in ogni occasione) di simpatizzare per la sinistra, magari convinto di apparire chic, e di comportarsi da negriero d'altri tempi in spregio di qualsiasi elementare norma etica.

Ignoriamo l'identità del "gradino vivente"; gli abbiamo coperto il volto per salvarne la dignità già violata. E a chi si è stupito della débàcle di Veltroni diciamo che se la sinistra è incarnata anche da personaggi come questi, gli elettori hanno tutte le ragioni per non riconoscersi in essa. Lo spettacolo indecente della verità rende superflui altri commenti. Quanto invece al panorama completo dei risultati delle consultazioni, a bocce ferme si comincia a comprenderne il significato. Le tendenze appaiono nette. La crescita della Lega non è affatto strana. Il fenomeno ebbe inizio nella seconda metà degli anni Ottanta, quando Alberto da Giussano esordì sulle schede elettorali. In alcuni comuni delle valli lombarde quel simbolo stravagante si fece notare e venne votato da parecchia gente, fino all'8 per cento, e portò in Parlamento due rappresentanti: Bossi e Leoni. Due sconosciuti al grande pubblico che però avevano molto seminato tant'è che alle elezioni regionali, nel 1990, il Carroccio strappò in Lombardia quasi i120 per cento contribuendo a minare le basi della cosiddetta Prima Repubblica.

Già allora si parlava di voto di protesta. Ed era la dimostrazione dello scarso acume della politica, la quale non capiva e seguita a non capire i fermenti sociali, distante com'è dalla vita dei cittadini. Ricordo le analisi superficiali dei giornali e i servizi televisivi da cui emergeva disprezzo per i nordisti e desiderio di liquidare l'impennata leghista come l'impazzimento collettivo dei montanari più buzzurri del Nord.

Presi sottogamba, i bossiani poterono lavorare sodo senza essere disturbati dalle luci della ribalta. E i loro frutti furono copiosi. Sorvolo su vicende di cui la cronaca si è occupata abbondamentemente. E vengo all'attualità. In un ventennio i leghisti si sono radicati nel territorio e gli attivisti, la cui generosità non ha riscontri in altri partiti, uomini e donne motivatissimi, conoscono gli elettori direttamente e vanno di casa in casa a fare proseliti. Se si aggiunge che la maggioranza degli amministratori nordisti è all'altezza del compito e interpreta bene le esigenze degli amministrati, non sorprende affatto il dato del 15 aprile.

I soli sconvolti dal successo di Bossi sono i politici d'apparato, quelli stanziali di Roma e che hanno una visione distorta e incompleta del quadro nazionale. Idem i giornalisti, i notisti politici, i quali scrivono per il Palazzo, per i loro colleghi; e scrivono di cose che non sanno; ascoltano i leader, vanno per salotti, se entrano in un bar non si abbassano a conversare con gli avventori; se ne fregano, pensano a soddisfare il direttore, l'editore, tutti tranne i lettori.

Sicché politica e informazione rispetto al popolo sono distanti anni luce, in una separatezza ambientale e mentale che impedisce comunicazioni con l'estemo. Poi si meravigliano dinanzi all'exploit del Carroccio e ne danno spiegazioni puerili, accusando il movimento e i suoi aderenti di xenofobia e razzismo. Quando si sforzano blaterano di voto di protesta, oggi come ieri. Ma quale protesta? Se la Lega raggiunge in città grandi i 130 per cento, come si fa a dire: è solo lo sfogo di gente incazzata?

La questione è assai diversa. Siamo in presenza non di un cataclisma ma di un mutamento arrivato a maturazione non all'improvviso. Ne andavano colti i segnali ma non sono stati colti da nessuno eccetto Bossi e Berlusconi che hanno sempre l'orecchio teso e intercettano ogni voce decriptaridone i messaggi fondamentali. Bossi si è concentrato al Nord di cui è paladino. Berlusconi ha dovuto spaziare per ovvie ragioni in tutto il Paese. E Fini si è trascinato appresso gli italiani che costituiscono l'ossatura del tradizionalismo. Un mix ideale per vincere.

Ma c'è qualcosa di più e di più importante da esaminare. Il consolidamento dell'Europa, intesa come governo centrale e imprescindibile, ha determinato una spinta al localismo che non ha inibizioni. Gianfranco Miglio fu buon profeta. Le sue macroregioni snobbate agli albori degli anni Novanta ora sono un fatto che precede di poco la loro formalizzazione. I problemi di Milano non sono gli stessi di Roma o di Napoli o di Palermo. La legislazione è obbligata a tenerne conto. E poiché il riferimento vero è Bruxelles, nel rispetto delle disposizioni continentali uguali in tutta la Ue, è naturale che Varese o Verona o Treviso pretendano il federalismo fiscale finalizzato a fare in proprio ciò che non può essere delegato a un Palazzo romano frequentato - nel giudizio dei lombardi o dei veneti - da marziani. O si prende atto di questo o non si capirà mai.

È finita un'epoca e chi non se n'è accorto perde terreno. Non è impressionante che i comunisti dell'Arcobaleno siano stati esclusi adesso dalle istituzioni; semmai è impressionante che ci fossero fino a una settimana fa. E non c'è da rompersi il capo per dare un senso alla catastrofe del Pd. Il quale, essendo rappresentato da ex comunisti rivestiti, travestiti, riverniciati e accessoriati Prada, non può andare lontano.

Chi si fida di quelli che hanno sventolato la bandiera rossa e creduto nella falce e martello sino all'abbattimento del muro di Berlino e oltre?

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Sublime, cosa dire di più.

dov'è finito il ponchiaz versione moderata pre-elezioni? era tutta pretattica? :angel:

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L'area nel Viterbese sarebbe stata comprata per conto del ministro

«Viaggi in elicottero e terreni»

Ecco le accuse a Pecoraro Scanio

Gli atti al Tribunale dei ministri: «Voli per 120 mila euro». Il leader dei Verdi accusato di corruzione

ROMA — Viaggi privati in elicottero pagati dal ministero, vacanze a Miami o alle isole Canarie, soggiorni nell'hotel sette stelle Town House di Milano, un terreno acquistato nella zona di Viterbo, un intero palazzo da affittare a Roma: sono questi i «favori» che il responsabile dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio avrebbe accettato come ricompensa per aver concesso appalti e affidato incarichi di consulenza. La procura di Roma ha trasmesso gli atti ricevuti dai colleghi di Potenza al Tribunale dei ministri contestandogli il reato di corruzione. E nell'avviso elenca i «fatti oggetto di indagine» che il collegio dovrà adesso valutare. Al centro dell'inchiesta ci sono i rapporti tra Pecoraro Scanio e Mattia Fella, il titolare dell'agenzia di viaggi Visetur, tour operator specializzato in vacanze di lusso, affitto di auto, yacht e velivoli, ma anche organizzazione di servizi di scorta affidati a guardie private. Anche Fella e gli altri imprenditori che avrebbero goduto di queste concessioni sono stati iscritti nel registro degli indagati. Nei loro confronti viene ipotizzata l'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di altri illeciti.

Le vacanze

Nel provvedimento il pubblico ministero contesta al ministro di aver usufruito di «numerosi trasferimenti e spostamenti a bordo di un elicottero pagato da Fella per un importo pari a 120.000 euro». Lo stesso Fella avrebbe però ottenuto «una convenzione con il ministero dell'Ambiente avente ad oggetto il noleggio da parte della pubblica amministrazione di un numero di ore di elicottero per un importo corrispondente a quello pagato da Fella per i numerosi spostamenti in elicottero e per le vacanze private in Italia e all'estero offerti al ministro». In pratica secondo l'accusa la Visetur anticipava i soldi per coprire le spese, ma aveva la certezza che sarebbero stati restituiti attingendo alle casse dallo Stato. Pecoraro dovrà anche giustificare «i numerosi e costosi viaggi-soggiorno in Italia e all'estero offerti da Fella per un valore pari a diverse decine di migliaia di euro». E poi c'è «l'acquisto di un terreno per conto del ministro, pagato da Fella 265.000 euro e la promessa fatta dallo stesso Fella di offrire la locazione di un prestigioso immobile sito in Roma nel quale si sarebbe dovuta fissare la sede di una "fondazione" riconducibile al ministro». Il terreno, che si trova a Bolsena, nella zona di Viterbo, sarebbe stato sovrastimato 800.000 euro per ottenere i finanziamenti bancari.

Le consulenze

Il magistrato ritiene di aver individuato la contropartita di queste «utilità». E nell'avviso scrive: «Mattia Fella avrebbe ottenuto la nomina del fratello Stanislao, di Gianluca Esposito e la conferma di Giuseppe Leoni in commissioni del ministero dell'Ambiente; la stipulazione nell'anno 2006 di una convenzione tra la Visetur spa e il ministero dell'Ambiente avente ad oggetto il servizio di "agenzia di viaggi"; la promessa, da parte del ministro, dell'affidamento alla "Sogesa" di Francesco Rocco Ferrara e alla "Teseco" di Gualtiero Masini dell'appalto relativo alla bonifica di un'area sita nel territorio di Crotone, grazie anche all'aiuto del senatore Marco Pecoraro Scanio (il fratello del ministro, anche lui indagato, ndr) e di Vincenzo Napoli». Si tratta di due società per le quali Fella avrebbe avuto un interesse personale visto che è legato a Ferrara da rapporti di parentela. L'imprenditore è a Miami, ma i suoi avvocati Luca Maori e Marco Brusco assicurano che «rientrerà in Italia questa settimana proprio per chiarire che non c'è nulla di illecito in questo legame con il ministro Pecoraro Scanio. L'agenzia non ha infatti alcun contratto di esclusiva e tutti i viaggi, anche quelli privati, sono stati regolarmente fatturati come siamo pronti a dimostrare ai giudici ». Secondo i legali anche la scelta di utilizzare l'elicottero potrà essere giustificata «dimostrando che i costi sono inferiori a quelli per utilizzare i mezzi del corpo forestale». Agli atti del Tribunale dei ministri ci sono decine e decine di intercettazioni telefoniche. Gli apparecchi sotto controllo sono quelli degli imprenditori e dunque, se i giudici riterranno di doverle utilizzare contro Pecoraro Scanio, dovranno chiedere l'autorizzazione alla giunta parlamentare della Camera anche se non è stato rieletto.

Fiorenza Sarzanini

21 aprile 2008

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Grazie tat...

Mi sono tolto un peso, grazie di tutto, grazie per averli fatti sparire

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Aeroflot: «Aspettiamo una specifica proposta ufficiale da parte italiana»

Alitalia, Passera: «Nulla sul tavolo»

L'ad di Intesa: «Della situazione attuale della compagnia non sappiamo nulla». Il titolo sospeso in Borsa

MILANO - «Oggi non c'è nulla sul tavolo, è prematuro poter dire qualsiasi cosa perchè della situazione attuale di Alitalia non sappiamo nulla». Corrado Passera prende tempo all'indomani del passo indietro di Air France che annunciato di aver rinunciato definitivamente ad Alitalia, ritirando l'offerta sulla compagnia italiana. «Su Alitalia - spiega l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo - c'è stato molto disordine informativo nelle ultime settimane. Ci siamo impegnati per mesi per mettere a punto un progetto molto serio di sviluppo. Da mesi non sappiamo quale sia la situazione di Alitalia, quindi senza avere informazioni su questo non è pensabile dare una risposta». Passera tuttavia ribadisce che Intesa, «di fronte a progetti industriali solidi e con prospettive internazionali»non si è mai tirata indietro.

GLI SCENARI- Da un parte Intesa e una possibile cordata italiana. A tal proposito Francesco Gaetano Caltagirone esclude al momento un interesse: «non è il nostro settore» spiega il presidente di Caltagirone Spa a margine dell'assemblea degli azionisti che ha varato i conti del 2007 del gruppo. Dall'altra parte Aeroflot. «Aspettiamo una specifica proposta ufficiale da parte italiana» rivelano fonti ufficiali della compagnia russa. «A partire da questa specifica proposta - aggiungono - potremo discutere la nostra posizione, che si baserà sull'interesse della nostra compagnia e dei nostri azionisti» spiegano fonti di Aeroflot, sottolineando di considerare ancora Alitalia un asset di grande valore e specificando che la compagnia russa «studierà tutte le opzioni per l'acquisto». «La nostra posizione non è cambiata» sottolinea invece Stefanie Stotz, portavoce di Lufthansa, commentando le voci secondo le quali Silvio Berlusconi starebbe pensando per Alitalia proprio alla compagnia tedesca dopo l’addio di Air France. «Posso però dire che stiamo osservando gli sviluppi in Italia, ma esattamente come facciamo con il Nord America, la Gran Bretagna e le altre aree del mondo» aggiunge Stotz. Nessuna intenzione di avviare trattative o discussioni con il governo italiano e con Alitalia da parte della British Airways. «Da parte nostra - spiega la compagnia britannica - non esiste un focus sulla compagnia italiana».

COMMISSARIAMENTO - Se per Alitalia dovesse essere deciso il commissariamento, secondo quanto risulta a Radiocor, ci sarebbe già il nome pronto. Quello, sostiene l'agenzia, di Maurizio Basile, che si è dimesso nei giorni scorsi dalla carica di amministratore delegato di Aeroporti di Roma S.p.A.

TITOLO SOSPESO - I destini della compagnia continuano dunque a navigare nell'incertezza. Con ripercussioni anche in Borsa. Dopo quasi un'ora di asta intorno al titolo, il titolo della compagnia è stato sospeso dalle negoziazioni. Il provvedimento riguarda azioni ordinarie, obbligazioni convertibili e strumenti derivasti. La sospensione sarà per tutta la seduta odierna in attesa di comunicazioni.

CDM - Sarà il Consiglio dei ministri ( «è stato preavvertito per mercoledì mattina» annuncia Emma Bonino) a valutare il da farsi dopo il ritiro dell’offerta di Air France-Klm per l’acquisto di Alitalia. Ma il nodo di un eventuale prestito ponte che dia sostegno alla compagnia italiana potrebbe essere affrontato già martedì sera dall'esecutivo. Lo sostiene la Reuters. L'uscita di scena di Air France rappesenta il primo banco di prova del dialogo bipartisan sulla vicenda Alitalia promesso da centrodestra e ecentrosinistra. In mattinata si è tenuto un nuovo incontro di governo a Palazzo Chigi. Il premier Romano Prodi ha visto il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, il titolare dei Trasporti, Alessandro Bianchi, e il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta. Nel frattempo la «squadra» di Silvio Berlusconi condotta dal fido Gianni Letta e da Bruno Ermolli sta serrando le fila di quella «cordata» italiana. Intanto Alitalia ha convocato i sindacati per giovedì prossimo alle 10,30. All'ordine del giorno l'aggiornamento e la valutazione della situazione aziendale.

«UNA TRAGEDIA PER ROMA» - Tra i dipendenti a Fiumicino il ritiro dell'offerta di Air France è stato accolto con un misto di amarezza, delusione e preoccupazione accompagnata da una grande incertezza per il futuro. «Quello che sta succedendo ad Alitalia è un dramma» è lo sfogo del candidato sindaco per il centrosinistra, Francesco Rutelli. «Oggi La Padania - spiega il vicepremier uscente - rivendica di aver messo il bastone tra le ruote tra l'Italia e Francia e Olanda che hanno ritirato la loro offerta. Ma vorrei che si capisse che per noi a Roma Alitalia è come la Fiat per Torino».

22 aprile 2008

corriere.it

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