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Canone Rai per video su pc e telefoni


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Il linguaggio è burocratico, ma ognuno maneggia gli attrezzi di lavoro che ha. Se si lavora con le norme, quella è la lingua che si parla. Per cui non si esclude che Vincenzo Busa, direttore centrale Normativa e Contenzioso dell'Agenzia delle Entrate, abbia in privato un suo cuore colmo di buon senso, un cuore che possa sussurrargli in seno che nell'intervista di cui parliamo oggi ha dovuto declinare e spiegare norme a dir poco pazzesche.

Certo è che nelle risposte consegnate al quotidiano tecnologico on line Punto Informatico proprio oggi, 28 luglio del 2006, l'alto funzionario dice papale papale che chiunque abbia un videofonino o un personal computer potrebbe sentirsi chiedere il canone televisivo.

Ora, prima di perderci nel boato di una risata omerica ma venata d'ansia (in Italia tutto può accadere), c'è da andare direttamente alla fonte e riferire cosa dice il dottor Busa.

Il testo completo dell'intervista è a questo link. Ma prendiamone qualche passo. Chiede

Punto Informatico: "se si possiede un pc o un cellulare abilitato alla ricezione di immagini, il canone è dovuto?" Dopo una prima risposta dedicata a concetti teorici e dopo aver richiamato diverse sentenze della Corte Costituzionale, Busa si spiega molto chiaramente: "Alla luce dei principi elaborati dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità deve ritenersi che laddove il personal computer o il videofonino costituiscono apparecchi astrattamente atti alla ricezione di programmi, per il possesso degli stessi dovrà essere corrisposto il canone radiotelevisivo".

Astrattamente atti alla ricezione di immagini programmi? E' una delle loro funzioni principali. Si vendono per questo, si vendono perché hanno rotto i confini dei vecchi mezzi e ne permettono la ricombinazione libera... Ma forse la salvezza è in quell' "astrattamente".

Già in preda all'ansia da Fisco, noi speriamo che il mondo politico italiano - non so, il sensato, colto e simpatico (esageriamo con i complimenti, magari ci casca) ministro Gentiloni voglia attaccarsi a quell' "astrattamente" che Busa mette là, come una liana che ti salva dalla palude. Prendila, Gentiloni, attaccatici e salva tutti noi utenti di cellulari e computer dal fango burocratico. Perché questi fanno sul serio, questi davvero vogliono applicare norme per il cui rispetto viene a un certo punto evocata perfino la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, cioè la milizia di Mussolini. E dalle parole di Busa - ripeto e senza ombra di ironia: dette con competente e distaccata fedeltà tecnica al dettato normativo, quindi perciò allarmanti, proprio perché "serie" - si profila bello forte e chiaro l'argomento a sostegno di una vera e propria imposta sul futuro.

Perché anche lasciando da parte la superdecennale querelle sul canone Rai, ma riuscite a dirci cosa c'entrano i video dei siti internet o piuttosto gli streaming delle videconferenze, o fosse anche solo i cazzeggi on line messi su YouTube col canone tv?

E' vero che computer e telefoni possono ricevere anche interi canali, ma non per questo sono un televisore: il computer è un apparecchio che fa "computing" e quindi ricombina, taglia, edita e riscrive, e comunica. Si può giudicare un astronave alla stregua di una mongolfiera solo perché vola? Il computer e il telefono hanno liberato la televisione, l'hanno fatta diventare linguaggio ubiquo: giù le mani dall'astronave.

Vero che molte città e ora anche i passi dolomitici hanno rispolverato il pedaggio sui ponti e gli accessi, la cui abolizione fu presupposto per il decollo della società moderna, ma non vi pare che sia venuto il momento di un reality check così concepito: calendario, vedi anno: 2006.

Uno ripensa con dolore e desiderio alla sentenza californiana di un giudice che parlava addirittuta di "meme" e "social software", per poter portare il primo emendamento a sostegno delle attività di giornalisti blogger americani e sottrarli alla causa che una azienda di computer gli aveva intentato per spionaggio industriale. Piegare il vecchio sul nuovo, il diritto sullo sviluppo. In Italia avviene l'inverso.

Qui niente primo emendamento, piuttosto i camerati della MVSN e l'ombra nemmeno troppo remota di lettere, controlli, di funzionari che bussano alla porta e chiedono "scusi lei ha un computer?" "E senta, quella tasca gonfia ce l'ha perché è felice di vedermi o perché mi sta nascondendo un telefonino nei pantaloni?"

Si intravvede senza sforzo un altro giro di vite sui provider, in modo che ci pensino loro a monitorare l'attività dei clienti, pena sanzioni, ché soprattuto per quelli dei cellulari è pure facile. Quindi pagherai e con dolore, il costo dei video e quello del canone.

Il tutto nel Supremo Sprezzo del Ridicolo. Il governo di centro sinistra, eletto anche in nome di una spinta modernizzatrice di questo paese, dovrebbe impedire questa iniziativa, mostruosa sotto ogni punto di vista.

Ma benintenso: Ehia Ehia, Alalà.

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