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Fadini: «E’ un team da Europa»

07/08/2006 07:59

«Un collettivo compatto conta più delle star»

- La Tribuna -

Alla Benetton, ora che la squadra è quasi fatta, c’è una fase di stallo di mercato: dopo le partenze di Bargnani e Slokar (Raptors), Siskauskas (Panathinaikos), Nicholas (Efes) e Popovic, il ritorno di Beard e gli ingaggi di Lyday e Nelson, per completare il roster mancano un’ala piccola americana ed un comunitario 3-4. Andrea Fadini, giemme biancoverde, analizza i vari reparti.

Guardie: Zisis, Lyday, Mordente, Soragna, Sottana. «L’importante è che siano giocatori intercambiabili. Blatt gioca spesso con due guardie, Zisis che è il play titolare può essere sostituito da Mordente o Lyday, il quale sa giocare in due ruoli, è il giocatore creativo ed estemporaneo che ci darà un guizzo di fantasia in più. Inoltre Soragna è in grado di fare sia la guardia che l’ala piccola».

Ali: Soragna. «Arriveranno due giocatori. Uno sarà annunciato tra poco, un comunitario all around, un jolly tuttofare che negli ultimi anni ha giocato in un college Usa, l’altro è americano: in lista ce ne sono tre, abbastanza giovani, dalla Nba, uno sarebbe disponibile a breve, gli altri due più avanti. Dobbiamo ancora decidere, vedremo».

Lunghi: Goree, Byrd, Gigli, Nelson. «Buon reparto anche questo, mi pare. Magari avrei voluto fare qualcosina di più, manca un po’ di peso, soprattutto in vista dell’Eurolega, però non si può aver tutto: la stazza non va d’accordo con la duttilità, e Blatt preferisce giocatori mobili e rapidi, non vuole pivot classici e statici e quindi le nostre scelte sono state fatte proprio in quest’ottica».

E’ comunque una Benetton piuttosto cambiata.

«A parte i due che ancora mancano, tra i quali uno non sarà uno dei protagonisti assoluti, tutti gli altri nuovi sono giocatori che conoscono il basket europeo: il rischio di mancato ambientamento riguarda perciò uno su 12. Naturalmente l’abbiamo fatto a ragion veduta, sapendo che un giocatore arriva senza avere alle spalle almeno una minimo di esperienza europea è sempre un pericolo dal punto di vista dell’adattabilità al gioco. Anche in questo senso sono convinto che la Benetton sia una squadra piuttosto ben bilanciata. E’ altrettanto vero che ci sono avversari che hanno più talento, da noi non ci sono grandissime stelle ma tante stelline, ed anche questo è parte della mentalità di Blatt, che utilizza spesso tutti i giocatori a disposizione, li fa ruotare spesso. Chiaro che ognuno dei nuovi dovrà assimilare il sistema del coach, ma chi è qui dall’anno passato non avrà di questi problemi, senza contare che lo stesso Blatt, al secondo anno, conoscerà molto meglio la realtà italiana. Per cui credo che stavolta non dovremo attendere quattro mesi prima di carburare. D’altra parte non si poteva stravolgere la filosofia di chi ci ha portato allo scudetto. Le chiave della nostra stagione saranno perciò chimica, tecnica e collettivo».

Non sempre vince la squadra più ricca di talento: l’anno scorso le big erano quasi tutte più dotate di voi ed invece...

«Sì, ma non esageriamo: Bargnani ce l’avevamo solo noi, un altro come Siskauskas in giro non lo vedo, ma in effetti come somma totale non eravamo i primi. E quest’anno ne avremo ancora meno, però è una scelta societaria ponderata: potevamo fare squadre diverse ma abbiamo rinunciato a gente di gran classe individuale. Eravamo partiti con una linea da seguire e l’abbiamo fatto, per costruire una Benetton la più compatta possibile».

(Silvano Focarelli)

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