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Blondet a Matrix


EmaZ
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Rubo un po di spazio su questo sito per segnalare che lo scrittore Maurizio Blondet andrà in televisione questo lunedì.

Effedieffe edizioni

09/09/2006

Maurizio Blondet

Lunedi 11 settembre, alle ore 23,15 (seconda serata) Maurizio Blondet parteciperà, su Canale 5, ad una puntata speciale di Matrix dedicata all'attentato alle Twin Tower di 5 anni fa.

Effedieffe

Segnalo questo perchè da questo suo intervento televisivo, secondo me può nascere un bel dibattito su queso forum

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Occhio, perchè ne dirà delle belle (e delle "brutte"). E pesanti. Chi ha letto il libro (poi sparito dalle librerie...) "Chi comanda in America" può capire... :o:P^_^

L'ho trovato nella sua libreria a milano "la libreria si chiama "ritorno al reale"" :o

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Purtroppo sono rientrato a casa solo alle 0020, a dibattito già ampiamente iniziato ed infiammato. Devo ammettere che Giulietto Chiesa mi è sembrato in qs.nottata più in forma di Blondet. Per EmaZ e tutti coloro i quali abbiano visto l'inizio della trasmissione: potreste riassumere quali siano stati gli argomenti del contendere, e le relative posizioni...? Per caso Blondet ha tirato fuori i discorsi dei Lubavitcher? Grazie anticipate... :lol::lol:

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Ho seguito solo la seconda parte da mezzanotte in poi e onestamente le tesi di Chiesa e Blondet mi sono parse alquanto fantasiose...........anche se hanno certamente ragione che non tutto sia chiarissimo !

Alcune sono alquanto fantasiose come quella dei 5 israeliani finti traslocatori che si facevano le foto con le torri gemelli in fiamme sullo sfondo in segno di "operazione riuscita"!

Riassunto:

All'inizio si è parlato del crollo delle torri gemelle e dell'edificio 7 di cui nessuno ha mai parlato ma che dai filmati crolla come se effettivamente fosse stato minato ad arte...

Poi nell'analizzare la situazione del Pentagono hanno asserito che due mesi prima l'esercito fece esercitazioni con lancio di missile contro edifici...

De quarto aereo sostengono che la voragine in Pensilvania non sia compatibile e che non è possibile ritrovare il passaporto di uno dei terroristi ma nemmeno il motore dell'aereo...

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Ammetto che molti dubbi li avevo anche prima avendo sentito più e più teorie...ma in ogni caso continuo a non capire il perché, che mente bacata avrebbe potuto montare una cosa del genere e con che fine?

In ogni caso quella del passaporto è veramente una cosa allucinante!

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Alcune sono alquanto fantasiose come quella dei 5 israeliani finti traslocatori che si facevano le foto con le torri gemelli in fiamme sullo sfondo in segno di "operazione riuscita"!

Riassunto:

All'inizio si è parlato del crollo delle torri gemelle e dell'edificio 7 di cui nessuno ha mai parlato ma che dai filmati crolla come se effettivamente fosse stato minato ad arte...

Poi nell'analizzare la situazione del Pentagono hanno asserito che due mesi prima l'esercito fece esercitazioni con lancio di missile contro edifici...

De quarto aereo sostengono che la voragine in Pensilvania non sia compatibile e che non è possibile ritrovare il passaporto di uno dei terroristi ma nemmeno il motore dell'aereo...

Sempre sulle torri gemelle la tesi più sostenuta è stata quella della demolizione controllata.

han mostrato due video..il primo a favore delle tesi complottistiche il secondo, redatto dalla redazione di matrix, a confutare le varie teorie complottistiche.

come detto s'è parlato del crollo dell'edificio 7 asserendo che ci fosse stato dietro la mano del governo americano nella pesona del vice presidente.

in fine Blondet ha esposto,in forma sparsa alcune delle sue teorie contenute nel libro "chi comanda in america"

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Avete visto il Doc di Moore (credo !) ieri sera su Rai 3 ?

Io lo avevo già visto su Sky e debbo ammettere che certi legami della family Bush con i Sauditi sono davvero inquietanti.............

Visto...però però non lo so è partito bene per perdersi poi nell'ovvio e scontato verso la parte finale...mi ha lasciato amaro in bocca perchè come detto sopra è scemato clamorosamente andando a toccare temi ovvi e comuni a tutte le guerre.

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Visto...però però non lo so è partito bene per perdersi poi nell'ovvio e scontato verso la parte finale...mi ha lasciato amaro in bocca perchè come detto sopra è scemato clamorosamente andando a toccare temi ovvi e comuni a tutte le guerre.

se fosse andato fino in fondo non sarebbe mai stato distribuito.....

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Sempre sulle torri gemelle la tesi più sostenuta è stata quella della demolizione controllata.

han mostrato due video..il primo a favore delle tesi complottistiche il secondo, redatto dalla redazione di matrix, a confutare le varie teorie complottistiche.

come detto s'è parlato del crollo dell'edificio 7 asserendo che ci fosse stato dietro la mano del governo americano nella pesona del vice presidente.

in fine Blondet ha esposto,in forma sparsa alcune delle sue teorie contenute nel libro "chi comanda in america"

Blondet sostiene anche che i 19 terroristi facevano parte di una branchia del controspionaggio CIA anche se in un altro passaggio sostiene che i 19 non si siano mai imbarcati...

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Belle teorie interessanti ma io vorrei sentire con interesse quali possano essere le motivazioni che avrebbero mosso le azioni di CIA Governo USA o fondamentalisti (veri o falsi o psicopatici non so)...

Motivazioni

Ti faccio un sunto di quello che ho trovato in alcuni libri

Allora l'amministrazione Bush è stata eletta con l'appoggio delle lobby delle armi e di quelle del petrolio, ultimamente l'economia americana era in un pericoloso periodo di ristagno,e cosa c'è di meglio per movimentare il giro di soldi se non quello di una bella guerra in un paese crocevia degli oleodotti petroliferi?

La seconda teoria, che si appoggia sulla prima, sostiene che così facendo si isoli l'avanzata economica della Cina costringendola comunque ad apoggiarsi a loro per il petrolio.

Questo è il sunto degli ultimi due libri a tema che ho letto

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Avete visto il Doc di Moore (credo !) ieri sera su Rai 3 ?

Io lo avevo già visto su Sky e debbo ammettere che certi legami della family Bush con i Sauditi sono davvero inquietanti.............

A me ricorda molto i legami che molte famiglie potenti americane avevano con il partito di Hitler... sarà un caso che dove ci son soldi,opportunità,intrallazzi... sian sempre di mezzo ?

porto ora un'articolo a conferma di quel che ho detto

LaRouche a Rumsfeld:

fu Roosevelt a sconfiggere il nazismo mentre i Bush collaborarono

Tratto da Movisol: Movimento internazionale per i diritti civili - Solidarietà

www.movisol.org/znews162.htm

L'economista e leader democratico americano Lyndon LaRouche ha risposto il 3 settembre alle esternazioni del ministro della Difesa USA Donald Rumsfeld, secondo il quale i democratici che si oppongono all'amministrazione Bush sarebbero degli “appeasers”, si comportano cioè come coloro che capitolarono di fronte ad Hitler negli anni Trenta. Le accuse di blandire il nemico con concessioni e cedimenti sono state lanciate da Rumsfeld in due discorsi e in un commento pubblicato sul Los Angeles Times, tra il 28 agosto e il 3 settembre. Egli ha poi ha inviato una lettera ai parlamentari democratici in cui finge di ritrattare le accuse mentre in realtà non fa che ribadire gli stessi insulti.

LaRouche ha ricordato a Rumsfeld che Hitler e i nazisti furono sconfitti dal presidente Franklin Delano Roosevelt (FDR) mentre molti americani di destra, negli anni Trenta e Quaranta, sostennero Mussolini, Hjalmar Schacht ed Hermann Goering. Nell'estrema destra dei fascisti e dei nazisti americani di quell'epoca, vi fu anche chi simpatizzò apertamente per Adolf Hitler. “Rumsfeld dovrebbe sapere, a meno che le sue capacità cerebrali non lo stiano abbandonando, che per poter sconfiggere Hitler, Roosevelt dovette combattere contro la destra in America”, ha affermato LaRouche. “Se Franklin Roosevelt non avesse guidato tale battaglia, Hitler avrebbe quasi sicuramente vinto e forse oggi il mondo sarebbe ancora sotto il tallone genocida dei suoi successori”.

“La tradizione americana avversa a quella di Roosevelt è l'espressione americana del fascismo” ha sentenziato LaRouche. “A sconfiggere Hitler e il Nazismo fu l'alleanza che FDR strinse con l'Unione Sovietica di Stalin e con Winston Churchill”.

Hjalmar Schacht

Hermann Goering

W. Averell Harrimann

LaRouche ha quindi proposto: “Il Congresso degli Stati Uniti dovrebbe indire delle udienze sul fascismo e sulla storia di quegli americani che collaborarono con i nazisti e con i fascisti prima e durante la seconda guerra mondiale - così come fece il Congresso alla fine della guerra”.

Prescott S. Bush e l'UBC

In questo contesto, LaRouche ha ricordato a Rumsfeld che il nonno dell'attuale presidente, Prescott S. Bush, fu un manager della Union Banking Corporation (UBC) che era di proprietà di Fritz Thyssen, il magnate del cartello dell'acciaio in Germania che si vantava di essere stato il primo e il più munifico sostenitore di Adolf Hitler, tanto da pubblicare nel 1941 un libro intitolato «Ho pagato Hitler». Dal 1924 al 1942 a New York la UBC funse da holding finanziaria per tutte le operazioni di Thyssen negli USA. W. Averell Harrimann raggiunse un accordo con Thyssen tale per cui alcuni esponenti del Consiglio di Amministrazione della Brown Brothers Harriman, e specificamente Roland Harriman e Prescott Bush, diventarono azionisti di UBC entrando a far parte del Consiglio d'Amministrazione, dove restarono anche dopo l'ascesa di Hitler al potere in Germania e dopo la sua invasione dell'Europa orientale. Bush mantenne l'incarico di managing director della UBC fino a quando la banca non fu chiusa per decisione delle autorità governative statunitensi.

Il 20 ottobre 1942, in base alla legge sul commercio con il nemico, il Congresso ordinò il sequestro di tutte le proprietà della Union Banking Corporation. Nei giorni successivi furono sequestrate altre tre imprese di Thyssen gestite tramite la UBC : Hamburg-American Line, Holland-American Trading Corp., e Seamless Steel Equipment Corp. Non si trattava di imprese minori ma di canali di rifornimento di importanti materiali per il regime nazista. Dalle sedute congressuali alla fine del conflitto risulta che la United Steel Works Corporation di Thyssen, strettamente legata alla UBC, era stata la principale fornitrice di prodotti siderurgici e di esplosivi della macchina di guerra nazista. (“Eliminazione delle risorse tedesche per la guerra”, seduta di un comitato della Commissione Affari Militari del Senato del 2 luglio 1945).

“Mr. Rumsfeld vuole davvero rispolverare le questioni dell'appeasement e della collaborazione con i nazisti?” ha affermato LaRouche.

Allora ed oggi

Lo statista democratico americano ha quindi deprecato la condotta totalitaria della stessa amministrazione Bush ed ha denunciato il costante impegno di Rumsfeld e del vice presidente Dick Cheney per costituire una forza militare segreta privatizzata, adottando nelle prigioni di Guantanamo e Abu Ghraib le stesse tecniche di tortura affinate dalle SS naziste.

“Non dimentichiamo inoltre il ruolo di George Shultz, che si nasconde dietro la presidenza Bush, il peso esercitato dal vice presidente Cheney, e la promozione dello stesso Don Rumsfeld a ministro della Difesa. Anche tra i vertici repubblicani sanno bene che Shultz è un totalitarista, che ha usato la presidenza Bush per imporre sugli Stati Uniti una dittatura rifacendosi al 'modello Pinochet' e un'economia radicalmente liberista. Shultz promuove la privatizzazione della guerra, sul modello delle SS, ed è spalleggiato in questa impresa da Felix Rohatyn”, ha detto LaRouche.

Il fondatore dell'EIR ha continuato: “Non sono forse gli esponenti della destra neoconservatrice di oggi, Cheney, Shultz, Rumsfeld e quello stupido di George W. Bush, ad essere 'appeaser' del nazismo? Non è così, Mr. Rumsfeld?”

LaRouche ha concluso: “Faccio appello al Congresso degli Stati Uniti affinché indica delle udienze su questa questione dell'appeasement. Esse dovrebbero svolgersi prima delle elezioni di metà legislatura a novembre. Nel programma del Congresso USA non c'è nulla che meriti priorità maggiore. Donald Rumsfeld, un alto funzionario dell'amministrazione Bush, ha fatto di questa questione un dibattito nazionale, e occorre che si chiarisca bene tutto al più presto. Il Congresso è la sede appropriata”

....................

Prescott Bush, detto “Gamby” il socio di Hitler

Tratto da “Hitler ha vinto la guerra”

ORDINA IL LIBRO

Il padre di "Poppy” si chiamava Prescott Sheldon Bush. Come lo sarebbero stati a loro volta i suoi discendenti, fu membro della Skull & Bones, società che gli permise di entrare in contatto con le famiglie Harriman e Walker, formatesi anch’esse a Yale. L'unione con Dorothy Walker, figlia del ricco industriale George Herbert Walker, non era destinata a generare solo molti figli, ma anche grandi affari tra il clan dei Bush e quello dei Walker (sempre sotto l'ala protettrice degli Harriman e dei Rockefeller, naturalmente).

Il 20 ottobre 1942, dieci mesi dopo la dichiarazione di guerra al Giappone e alla Germania da parte degli Stati Uniti, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della Union Banking Corporation (UBC) in quanto accusata di finanziare Hitler e di avere ceduto quote azionarie a importanti gerarchi nazisti. Prescott Bush era allora azionista e direttore dell'UBC. Una questione del massimo interesse, considerato che, dopo essere salito al potere nel 1933, Hitler aveva decretato l'abolizione del debito estero tedesco, contratto in larga parte in seguito al Trattato di Versailles.

Ogni credito internazionale alla Germania nazista era pertanto interrotto. La famiglia Harriman e il suo socio Prescott Bush si incaricarono di effettuare presso la borsa di Wall Street le operazioni necessarie affinché tramite Franz Thyssen e Friedrich Flich - grande amico di Himmler e patrocinatore delle "camicie brune", le SS e le truppe di assalto (SA) - Hitler potesse avere parziale accesso a crediti internazionali, senza i quali non sarebbe mai riuscito a finanziare le importazioni richieste dalla sua industria bellica.

Il 28 ottobre 1942, Roosevelt ordinò la confisca delle azioni di due compagnie statunitensi che contribuivano ad armare Hitler, la Holland American Trading Corporation e la Seamless Equipment Corporation, entrambe amministrate dalla banca di proprietà della famiglia Harriman, di cui era allora direttore Bush. L’8 novembre 1942, mentre in Africa, vicino ad Algeri, si registravano sanguinosi scontri in cui migliaia di soldati americani perdevano la vita, il presidente Roosevelt ordinò la confisca delle azioni della Silesian-American Corporation, gestita ormai da diversi anni da Prescott Bush e da suo suocero George Walker. Le quattro confische ebbero luogo nel quadro del "Trading with the Enemy Act”, legge volta a punire chiunque portasse avanti affari con il nemico.

La stretta collaborazione che legò Hitler al nonno e al bisnonno dell'attuale presidente George W Bush - e dunque a due diversi rami della sua famiglia - si può far risalire a ben prima dell'ascesa del nazismo al potere. Oltre che con Hitler la famiglia Harriman, Prescott Bush e George Walker avevano stabilito anche legami con Mussolini. Tramite l'accordo con la German Steel essi fornivano a Hitler, tra le altre cose, il 50,8 per cento dell'acciaio da cui si ricavavano gli armamenti del Terzo Reich, il 45,5 per cento dei condotti e delle tubature della Germania nazista e il 35 per cento del materiale esplosivo con cui Hitler avrebbe sterminato molti dei suoi nemici.

Ogni membro dei Partito Nazionalsocialista (NSDAP) che ricoprisse una carica dì rilievo aveva diritto a un viaggio gratuito concesso da un'altra delle compagnie dei Bush e dei Walker, la Hamburg-Amerika Line : questa, che deteneva il monopolio degli affari tra gli Stati Uniti e la Germania di Hitler, gli aveva reso un prezioso servizio nel 1932, anno in cui la Repubblica di Weimar, ormai al tramonto, aveva compiuto un ultimo, disperato e vano tentativo di impedirne l'ascesa. Il governo di Weimar era sul punto di ordinare lo smantellamento delle milizie private di Hitler, ma la Hamburg-Amerika Line si era incaricata di rendere pubblica questa notizia, sostenendo in tal modo una vera e propria propaganda politica a favore di Hitler e contro la Repubblica di Weimar.

Le sorprese non finiscono però qui: oltre al sostegno offerto ai nazisti, si profilano altre questioni interessanti. Tanto per fare un esempio, per Hitler e Stalin sarebbe stato molto più complicato sostenere una guerra aperta se la banda Harriman-Bush-Walker non avesse allo stesso tempo armato Hitler fino ai denti e rifornito di carburante le truppe russe. Era dagli anni Venti che la famiglia Walker estraeva petrolio da Baku (Azerbaigian) per poi rivenderlo all'Armata Rossa.

Il lettore non dovrebbe stupirsi troppo di fronte a queste notizie. Prima che scoppiasse la Seconda Guerra Mondiale, e ancora durante il conflitto, una joint venture legava la Standard 0il, di proprietà della famiglia Rockefeller, alla I.G. Farben, un'imponente industria chimica tedesca. Molti degli stabilimenti comuni alla Standard Oil e alla I.G. Farben situati nelle immediate vicinanze dei campi di concentramento nazisti - tra cui Auschwitz, per esempio - sfruttavano il lavoro dei prigionieri per produrre un’ampia gamma di prodotti chimici, tra cui il Cyclon-B, gas letale molto diffuso nei lager per sterminare le stesse persone che erano costrette a produrlo. E nonostante il bombardamento sistematico con cui rasero al suolo moltissime città tedesche durante la guerra, le truppe statunitensi agirono sempre con estrema cautela quando si trattava di colpire zone in prossimità di questi stabilimenti chimici. Nel 1945 la Germania era sotto un cumulo di macerie, ma gli stabilimenti erano tutti intatti.

Al lettore risulterà ora forse un po' più chiaro perché la gente faccia così fatica a rievocare il passato e soprattutto perché la "storia ufficiale" sia così lontana dalla verità. E un po' più chiaro risulterà anche cosa ha portato i Bush a essere quello che sono oggi. Nulla di tutto ciò viene minimamente menzionato nella biografia riportata sul sito ufficiale del Congresso americano, luogo in cui alla fine degli anni Sessanta Prescott (“Gampy”) Bush occupò il suo scanno come senatore in rappresentanza dello stato del Connecticut. E non ne parla neppure la sua biografia "ufficiale" firmata da Mickey Herskowitz, “Duty, Honor Country. The Life and Legacy of Prescott Bush”, uscita più o meno nello stesso periodo in cui aveva luogo l'invasione americana in Iraq: anche qui i fatti vengono rivisitati e "riciclati" sotto altra forma. Quello che invece si può vedere sono le commoventi immagini di bambini che vendono aranciata per tre centesimi al bicchiere con in mano un cartello riportante la scritta "HELP SEND 'GAMPY' TO WASHINGTON" a sostegno della sua campagna elettorale.

Se tutte le informazioni che abbiamo fornito sul nonno e sul bisnonno di Bush meritano certamente un'attenta riflessione, non va però dimenticato che l'intero paesaggio culturale e sociale degli Stati Uniti prima della seconda guerra mondiale era molto diverso da quello che la stampa vorrebbe farci credere oggi. Basterà citare alcuni esempi:

a) Quando fu eletto vicepresidente nel 1980, George Bush senior incaricò un personaggio misterioso, tale William Farish III, di amministrare e gestire tutti i suoi beni. Il sodalizio tra i Bush e i Farish si colloca molto indietro nel tempo, addirittura prima dello scoppio della seconda guerra mondiale: William Farish dirigeva negli Stati Uniti il cartello formato dalla Standard Oil of New Jersey (l'attuale Exxon) e la I.G. Farben di Hítler. Fu precisamente questo consorzio a determinare l'apertura del campo di concentramento di Auschwitz nel 1940 allo scopo di produrre gomma sintetica e nafta dal carbone. All'epoca, quando questa notizia cominciò a diffondersi agli organi di stampa, il Congresso statunitense apri un’inchiesta. Se si fosse davvero spinta fino alle ultime conseguenze, avrebbe irrimediabilmente compromesso il clan Rockefeller. Ma non avvenne nulla di tutto ciò: ci si limitò a silurare il direttore esecutivo della Standard Oil, William Farish I.

:o Anche la Shell Oil - la cui quota di maggioranza è in mano alla Corona britannica - contribuì all'ascesa al potere di Hitler grazie agli accordi siglati dal suo potentissimo amministratore delegato, Deterding, con il governatore della Banca d'Inghilterra, Montagu Norman.

c) Fra il 21 e il 23 agosto 1932, presso il Museo Americano di Storia Naturale di New York si tenne il Terzo Congresso Mondiale di Eugenetica ("eugenetica" è un termine utilizzato per designare in modo più blando il concetto di "igiene razziale"). Nonostante le forti proteste della comunità afroamericana, esso riuscì a svolgersi senza particolari intoppi. A finanziare l'evento furono alcuni membri della famiglia Harriman, i quali dal 1910 effettuavano cospicue donazioni destinate a creare un comitato scientifico per lo studio delle razze e ad aprire una succursale americana del Dipartimento di Informazione Eugenetica, che aveva sede a Londra. George Herbert Walker Bush, detto "Bert", bisnonno di George W. Bush, accompagnava spesso gli Harriman alle corse dei cavalli, durante le quali, insieme ad altri membri delle famiglie Bush e Farish, si discuteva degli incroci genetici a cui sottoporre sia i cavalli che gli esseri umani.

d) In occasione di quel congresso, W. Averell Harriman si occupò personalmente di far arrivare a New York i maggiori ideologi del nazismo, prendendo accordi con la Hamburg-Amerika Line , di proprietà dei Walker e dei Bush. Tra quegli "scienziati" vi era anche il principale fautore delle teorie razziste durante il regime di Hitler, lo psichiatra Ernst Rüdin, che conduceva a Berlino studi sulle razze finanziati dalla famiglia Rockefeller. Per riuscire a farci un'idea dei trascorsi di quest'uomo, basterà ricordare il titolo del suo intervento durante un convegno tenutosi a Monaco nel 1928: Aberrazioni mentali e igiene razziale. Rüdin aveva inoltre guidato la delegazione tedesca al congresso di igiene mentale tenutosi a Washington DC nel 1930.

e) Questo movimento di chiara tendenza razzista, diffuso sia in Germania sia in seno all'élite anglostatunitense, si fondava su tre punti fondamentali: la sterilizzazione di persone affette da disagi psichici (mediante la formazione di centri di igiene mentale), la soppressione di disabili mentali, criminali e malati terminali (centri per l'eutanasia) e la purificazione della razza attraverso il controllo e la prevenzione di nuove nascite tra le razze inferiori (centri per il controllo delle nascite). Come si può vedere, Hitler non era solo nella sua lotta per difendere la razza pura. Oltre a lui c'erano anche alcuni fra i clan più potenti del mondo.

f) A Heinrich Himmler, capo supremo delle SS, venivano versati ingenti fondi su un conto segreto della Standard Oil gestito dal banchiere angloamericano Kurt von Schroeder. I finanziamenti in questione non sarebbero cessati fino al 1944 inoltrato, coincidendo dunque con il periodo in cui le SS erano incaricate di sovrintendere agli stermini di massa ad Auschwitz (luogo in cui si trovava lo stabilimento industriale della joint venture Standard Oil - I.G. Farben) e in altri campi di concentramento. A guerra finita, gli alleati responsabili delle inchieste vennero a sapere che quei finanziamenti provenivano da fondi corporativi della Standard 0il. Lo scandalo che ne segui determinò la caduta di Farish I, ma John D. Rockefeller ne usci immacolato. L’amicizia e il sodalizio tra i due clan sarebbero poi continuati nel corso delle generazioni successive, come dimostra la fiducia riposta da Bush senior in William Farish III.

g) Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il movimento eugenetico riprese vita negli Stati Uniti, più precisamente nel North Carolina: sfruttando importanti contatti con la Corona britannica, la famiglia Gray, principale azionista della RJ. Reynolds Tobacco, fondò una scuola di medicina a Winston-Salem. Sarebbe stato lì che il dottor Clarence Gamble, erede dei Procter & Gamble, avrebbe condotto un esperimento tra il 1946 e il 1947. Un’esperimento consisteva nel sottoporre i bambini che frequentavano le scuole di Winston-Salem a un test per misurarne il quoziente intellettivo: quelli che non raggiunsero il livello minimo decretato dai parametri del test furono sottoposti a un intervento chirurgico di sterilizzazione.

h) Nel 1950 e nel 1951, John Foster Dulles (fratello del già citato Allen Dulles), all'epoca direttore della Fondazione Rockefeller, accompagnò John D. Rockefeller in alcuni viaggi attorno al mondo con il preciso scopo di arrestare l'espansione delle popolazioni non bianche. Nel novembre del 1952 Dulles e Rockefeller fondarono il Population Council, sovvenzionato dalla famiglia Rockefeller per decine di milioni dì dollari. Fu allora che l'American Eugenic Society, in seguito al polverone sollevato dal "caso Hitler”, decise di abbandonare in sordina la propria sede all'Università di Yale per trasferirsi in quella del Population Councìl. Nello stesso periodo vedeva la luce a Londra, presso gli uffici della British Eugenic Society, la Federazione Internazionale per la Pianificazione delle Nascite.

fonte

Edited by EmaZ
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Belle teorie interessanti ma io vorrei sentire con interesse quali possano essere le motivazioni ch e avrebbero mosso le azioni di CIA Governo USA o fondamentalisti (veri o falsi o psicopatici non so)...

Ho trovato qualche articolo che può renderti più chiare le mie deliranti parole

Guerra al terrorismo o terrorismo di guerra?

Marco Bazzato – Sofia (Bulgaria) 5 novembre 2004

Pochi giorni fa nei media nazionali ed internazionali sono uscite le cifre approssimative delle vittime civili dall’inizio dell’invasione di liberazione dell’Iraq da parte degli Americani e dei loro alleati.

I danni collaterali ammontano a circa centomilamorti.

Le vittime alle Torri Gemelle del 11 settembre 2001 furono circa tremila, e stando alle versioni ufficiali del riconfermato inquilino della Casa Bianca il Presidente George W Bush, si decise l’invasione dell’Afganistan e dell’Iraq, per catturare in Afganistan il Mullah Omar...scappato in ciclomotore e Bin Laden nascosto nelle grotte di Tora Bora costruite dall’ex alleato americano; ed in Iraq per fermare il programma delle armi di disturzione di massa di Saddam Husseim, dando inizio alle guerra preventive.

I documenti ufficiali hanno dimostrato che entrambe le operazioni furono pianificate con largo anticipo, prima degli eventi sopramenzionati.

Se crediamo valide le dichiarazioni ufficiali, gli attacchi preventivi per detronizzare i Talebani Afgani ed il Dittatore Iracheno nemico dell’umanità servivano per proteggere il popolo americano da nuovi e piu’ micidiali attacchi.

Alla luce dei fatti emersi nel tempo, si possono trarre varie conclusioni, tutte di carattare pessimistico, la dirigenza politica Statunitense e’ riuscita ad instillare nel mondo la paura di un nemico che non ha dimostrato ne’ d’essere, ne’ de possedere quanto per anni e’ stato ufficialmente dichiarato, ben consci dell’enorme menzogna globale.

Facendo un rapido calcolo di proporzioni, si evince che per ogni americano ucciso nella tragedia delle Torri Gemelle, si hanno avuti trentatre “Danni collaterali”(vittime civili), nella sola Iraq. Allo stato attuale non sono si conoscono cifre ufficiali sul numero delle vittime civili in Afganaistan, e le vittime consequenziali dovute alla distruzione dei sistemi idrici essenziali e la mancanza di servizi medici di prima assistenza.

Ultimo, ma non per questo meno importante, manano le proiezioni di quante si presume possano essere le vittime nei prossimi anni, falcidate da malattie e malformazioni congenite e causate dall’utilizzo dell’Uranio impoverito e dalle mine disseminate nei due paesi.

Nei libri di storia Italiana, e’ scritto che un regime imperiale a meta’ del ventesimo secolo usava come rappresaglia il rapporto uno a dieci, oggi, assistiamo al ripetersi in scala moltiplicata in difetto per tre, al ripetersi degli orrori passati con innocenti sacrificati, nel nome di un nemico, che ogni giorno che passa, appare sempre piu’ evanescente e costruito sui pensieri di pochi, che ricadono nelle coscenze di tutti.

Marco Bazzato

Marco.Bazzato@libero.it

Sofia (Bg), 05.11.2004

© Tutti i diritti dell’autore.

fonte

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Alla ricerca delle reali ragioni di un conflitto annunciato

di Pietro Brevi, editoriale - tratto da www.storiain.net (visto su www.nexusitalia.com)

«Se dici una menzogna enorme e continui a ripeterla, prima o poi il popolo ci crederà. La menzogna si può mantenere per il tempo in cui lo Stato riesce a schermare la gente dalle conseguenze politiche, economiche e militari della menzogna stessa.

Diventa così di vitale importanza per lo Stato usare tutto il suo potere per reprimere il dissenso, perché la verità è il nemico mortale della menzogna e, di conseguenza, la verità è il più grande nemico dello Stato».

Joseph Goebbels

Ministro della Propaganda della Germania nazista (1933-1945).

In questi giorni l'opinione pubblica internazionale e molti governi del pianeta attendono con angoscia lo scatenarsi, da un momento all'altro, della guerra statunitense contro l'Irak, conflitto annunciato, giustificato e pilotato dai media che fanno capo agli apparati dell'alta finanza. Dei molti analisti che tengono d'occhio la situazione ben pochi sono riusciti a rilevare le ragioni reali che determinano questa crisi e i veri obiettivi dell'azione in fieri.

Controllo diretto delle risorse ed espansione geostrategica a parte, la famiglia dei petrolieri Bush e il management politico-finanziario del nuovo ordine mondiale seguono da mesi con crescente panico l'evoluzione dell'euro, la nuova moneta che fino a poco tempo fa consideravano con un sorriso di compatimento. Quali le ragioni di questo stato d'allarme?

Per rispondere alla domanda è necessario, a nostro parere, considerare la successione degli avvenimenti che seguono facendo attenzione alle date.

Già nel novembre 2000 il governo dell'Irak decise che, nelle sue future transazioni commerciali riguardanti le vendite di idrocarburi, il dollaro sarebbe stato sostituito dall'euro. Immediatamente dopo l'entrata in vigore della nuova moneta europea le intere riserve irakene, ammontanti a 10 bilioni di dollari depositati alle Nazioni Unite nel quadro del programma "Oil for food", furono convertite in moneta europea.

Ricordiamo che l'Irak è il paese considerato come la seconda riserva di petrolio al mondo dopo l'Arabia Saudita.

Nonostante la conseguente perdita di valore dei depositi irakeni (fino a poco tempo fa l'euro era deprezzato rispetto al dollaro), le notizie su quanto era accaduto furono, naturalmente, tenute accuratamente nascoste dall'amministrazione statunitense, da Wall Street e dagli organi d'informazione, nel timore che potessero influenzare pesantemente gli orientamenti degli investitori e i livelli di spesa dei consumatori (1).

Adesso, naturalmente, con il rapporto dollaro/euro capovolto, il valore delle riserve irakene è notevolmente aumentato.

La diffusione di simili notizie avrebbe rischiato di veder aumentare la richiesta per nuove politiche energetiche meno dispendiose, attivare lo sfruttamento di fonti alternative a quelle petrolifere, richiedere un maggior rispetto dell'ambiente, ecc.

La mossa irakena puntava, ovviamente, ad ammorbidire la linea degli USA sull'embargo ed a stimolare l'azione politica dei paesi europei favorevoli al ridimensionamento o all'abolizione delle sanzioni.

Va precisato a questo punto che l'economia statunitense è strettamente legata al ruolo del dollaro come moneta d'interscambio internazionale e nel caso questo ruolo venisse meno all'improvviso l'intero suo funzionamento andrebbe in crisi (2).

La presenza di sempre più massicce forze armate degli USA nell'area del Golfo Persico ha dunque lo scopo non solo di far pagare a Saddam Hussein questo pericoloso sgambetto economico ma anche di servire come monito permanente agli altri paesi dell'OPEC, come Iran (3) e Arabia Saudita, che stanno valutando con interesse una analogo escamotage.

In Iran la proposta di cambio valuta è stata analizzata dalla Banca Centrale e se presentata al parlamento la sua approvazione è data per scontata. I parlamentari iraniani ritengono infatti che una simile soluzione sia logica essendo l'euro più conveniente del dollaro. Come dimostra l'operazione decisa nel corso del 2002, quando molte delle riserve in valuta della Banca Centrale Iraniana sono state cambiate da dollari a euro (4).

Secondo il deputato Mohammed Abasspour, membro della Commissione Parlamentare per lo Sviluppo, le riserve cambiate superano ormai il 50% e il rafforzamento dell'euro porterà ai

paesi asiatici, in particolare a quelli esportatori di greggio, un'opportunità nuova per creare legami più forti con i paesi membri dell'Unione Europea. Inoltre Abasspour ritiene che il commercio mondiale attualmente monopolizzato dal dollaro possa essere ridimensionato dalla diffusione dell'euro a beneficio della concorrenza e dell'intero mercato. Sono così facilmente comprensibili i motivi per cui l'Iran viene collocato subito dopo l'Irak nell'elenco dei paesi canaglia sui quali attivare la "guerra al terrore"(5).

Agli inizi di dicembre 2002, senza che niente lo facesse presagire, anche un altro dei paesi del cosiddetto asse del male, la Corea del Nord, annunciava ufficialmente il passaggio alla nuova valuta europea per i suoi commerci (6). La scelta di questo paese, di struttura economica estremamente precaria, non potrà provocare, comunque, un danno economico significativo agli USA, ma è un ulteriore segnale.

Il comportamento politico-militare statunitense dopo l'11 settembre 2001, diplomaticamente rozzo ed irrispettoso dei trattati, ha trasformato le simpatie internazionali, già per altro esistenti ma fortemente accentuate dalla tragedia, in un malcelato antiamericanismo che affiora anche tra gli alleati più tradizionali (7).

Uno studio della defunta Enron aveva identificato l'area del mar Caspio come una riserva potenziale di 200 bilioni di barili di petrolio: su questo studio era basato il piano energetico di sviluppo petrolifero voluto dal vice Presidente petroliere Dick Cheney, tendente a favorire i paesi di quella zona che non appartengono al cartello dell'OPEC (8). Per attuare il disegno era necessario il controllo del territorio afgano, insostituibile via per il trasporto del greggio. Dopo la rottura delle trattative con il governo dei talebani, portate avanti ignorando le sanzioni dell'ONU (9) e la tragedia dell'11 settembre Bin Laden veniva designato come il nemico più pericoloso e iniziava l'attacco all'Afganistan.

Soltanto ad invasione avvenuta studi più accurati dimostravano l'inattendibilità del rapporto Enron quantificando le riserve dei paesi dell'area del Caspio in non più di 20 bilioni di barili di un petrolio di scarsa qualità e ad elevato contenuto sulfureo.

L'imponente intervento militare perdeva così il suo scopo e veniva silenziosamente smobilitato, alla faccia della caccia allo sceicco del terrore.

Così, la giunta Bush provvedeva velocemente a sostituire, come nemico principale, Bin Laden con Saddam Hussein, ovvero l'Irak, le sue risorse e le sue decisioni economiche.

La situazione economica interna statunitense scossa dai continui scandali, di cui quelli dell'Enron e della Worldcom sono soltanto la punta dell'iceberg, ha spinto altri paesi tra i quali la Cina, il Venezuela e la Russia a diversificare le loro riserve di valuta straniera e a convertirle parzialmente in euro (10).

Voci insistenti danno all'ordine del giorno della prossima assemblea di Vienna dei paesi aderenti all'OPEC, la discussione sulla sostituzione della valuta di riferimento. Numerosi Paesi che scarseggiano di riserve in dollari guardano con crescente attenzione le diversificazioni attuate dal Venezuela e i suoi accordi con altri 12 paesi per stabilire nei loro commerci la formula del baratto.

Nell'aprile 2002, poco dopo queste decisioni, è fallito un tentativo di colpo di stato appoggiato dall'amministrazione Bush contro il presidente venezuelano Hugo Chavez Frias (11).

Il diplomatico venezuelano Francisco Mieres-Lopez ha confermato come un anno prima di questi minacciosi tentativi il governo del Venezuela aveva iniziato a valutare la possibilità di passaggio all'euro.

Ricordiamo che il Venezuela è il quarto grande paese produttore di petrolio e gli attentati alla sua destabilizzazione, portati avanti in questi mesi dalle elites economiche interne e dalla oligarchia petrolifera Bush/Cheney, poggiano sul tentativo di privatizzare le sue risorse, tentativo che, gli accordi commerciali basati sul baratto promossi dal presidente Chavez e dalle prospettive di passaggio all'euro, rischia di togliere al dollaro il predominio nelle transazioni.

Con la decisione di allargare l'Unione Europea a dieci altre nazioni è previsto per il 2004 un prodotto interno lordo della UE di 9,6 trilioni di dollari e una popolazione di 450 milioni di cittadini, una concorrenza formidabile per gli USA che allora avranno 10,5 trilioni di dollari di prodotto interno lordo con 280 milioni di cittadini.

Durante una sua visita in Spagna nell'aprile 2002 Javad Yarjani, capo del Dipartimento Analisi del Mercato Petrolifero dell'OPEC ha illustrato lo scenario economico internazionale dal punto di vista della sua organizzazione (12). Yarjani ritiene un'anomalia il fatto che il dollaro domini il commercio mondiale superando la percentuale di esso condivisa dagli USA mentre i paesi dell'euro detengono una percentuale superiore con economie più sane e posizioni contabili e di bilancio più equilibrate. Questo è dimostrato dai legami commerciali sempre più stretti tra Paesi membri dell'OPEC e l'area dell'euro dalla quale vengono importati oltre il 45% dei beni.

L'alto funzionario non ha escluso che in futuro l'OPEC possa decidere l'adozione dell'euro.

E' indicativo sottolineare come le sue dichiarazioni siano state in qualche modo segnalate da alcuni organi d'informazione europei ma accuratamente ignorate dalla stampa statunitense.

C'è da aggiungere come un completo successo internazionale dell'euro-moneta potrebbe ricevere la spinta definitiva alla sua adozione anche da parte della Gran Bretagna, che per il momento rimane in una posizione estremamente ambigua.

Per potersi cautelare da simili svolte l'amministrazione statunitense ha scelto come misura urgente e rapida la soluzione di sostituire Saddam Hussein con una nuova amministrazione fantoccio in grado di cancellare la scelta irakena sulla nuova moneta europea e riadattare la valuta precedente.

A quel punto gli altri paesi dell'OPEC verrebbero tenuti tranquilli iniziando una massiccia produzione del petrolio irakeno in modo da superare le quote fissate dal cartello: questa politica ridurrebbe di conseguenza il costo per barile e smantellerebbe così il sistema di controllo dei prezzi praticato dall'OPEC fino ad arrivare a provocare il collasso di questa organizzazione (13). Alla prossima riunione di Vienna i paesi membri dell'OPEC ci andranno avendo chiare le conseguenze di una simile prospettiva. Non è escluso quindi che la manovra di autodifesa possa essere il cambiamento della valuta di riferimento sulle transazioni petrolifere.

Nel caso in cui tutti i paesi aderenti all'OPEC decidessero di preferire la valuta europea rispetto al dollaro le banche centrali dei paesi consumatori dovrebbero disfarsi della valuta statunitense presente nelle loro riserve per sostituirla con gli euro. Una simile decisione comporterebbe una perdita immediata del valore del dollaro, stimata tra il 20 e il 40%: il che aprirebbe, di conseguenza, la strada ad una massiccia inflazione interna agli USA e provocherebbe situazioni economiche da Terzo mondo, simili a quelle attuali in Argentina.

Questa decisione segnerebbe anche la fine dell'egemonia del dollaro e della predominanza mondiale degli USA.

L'unica via estrema che rimane al governo Bush per evitare questa catastrofe è l'estensione della sua egemonia militare in appoggio alla sua egemonia economica (14).

Qualunque tentativo di Paesi del Medio Oriente e dell'America Latina membri dell'OPEC di transizione verso l'euro scatenerebbe l'azione militare statunitense. Un'azione mascherata da guerra al terrore con la quale l'amministrazione Bush sta coprendo la verità dei fatti (15).

Mentre l'opinione pubblica statunitense sembra restare impotente di fronte al collasso economico del Paese dovuto alla massiccia manipolazione del debito, agli inopportuni tagli delle tasse, ai deficit dei bilanci, agli abusi delle multinazionali, all'insostenibile espansione del credito, al crollo dei risparmi, al record dell'indebitamento personale, eccetera (16).

Per quanto riguarda il fronte esterno una parte dell'opinione pubblica internazionale ha già mostrato di non tollerare che gli USA impongano la loro forza militare su quelle nazioni sovrane che vogliono decidere liberamente il loro futuro e le loro scelte economiche.

Rimangono tuttavia molti i cittadini, fra i quali c'è la gran massa degli americani, tenuti lontani dalla realtà con l'uso della tecnica goebbelsiana.

Ma la pratica dell'informazione sempre più funzionale al grande potere, sempre più sfacciatamente bugiarda, angosciante e distorta, non potrà che produrre, nella comunità planetaria, sbandamento e confusione.

E aumenterà progressivamente la sfiducia nelle istituzioni democratiche, che appariranno sempre più strutture al servizio delle colossali consorterie economiche del globo.

Lasciamo queste frettolose note - scritte in una atmosfera che ha l'orrendo odore della guerra - alla riflessione dei lettori. Accompagnandole con una citazione scritta quando la giovane democrazia americana stava consolidandosi ed esportava nel mondo la speranza di un mondo più giusto e migliore:

«Se una nazione si aspetta di essere ignorante e libera, essa immagina quello che mai è stato e mai sarà. Il popolo non può essere sicuro senza informazione.

Quando la stampa è libera, e ogni uomo è in grado di leggere, tutto è sicuro».

Thomas Jefferson, Presidente degli Stati Uniti dal 1801-1809

RIFERIMENTI

1- Recknagel, Charles, 'Iraq: Baghdad Moves to Euro' (November 1, 2000) www.rferl.org/nca/features/2000/11/01112000160846.asp

2- W. Clark "The Real but Unspoken Reasons for the Upcoming Iraq War" (Sunday 26 Jan 2003) www.indymedia.org/print.php3%20%20article_id=231238

3- Gutman, Roy & Barry, John, Beyond Baghdad: Expanding Target List: Washington looks at overhauling the Islamic and Arab world (August 11, 2002) www.unansweredquestions.net/timeline/2002/newsweek081102.html

4- 'Economics Drive Iran Euro Oil Plan, Politics Also Key' (August 2002) www.iranexpert.com/2002/economicsdriveiraneurooil23august.htm

5- "Forex Fund Shifting to Euro, " Iran Financial News, (August 25, 2002) www.payvand.com/news/02/aug/1080.html

6- Gluck, Caroline, "North Korea embraces the euro" (December 1, 2002) http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/asia-pacific/2531833.stm

7- "What the World Thinks in 2002 : How Global Publics View: Their Lives, Their Countries, The World, America" (2002) http://people-press.org/reports/display.ph...%20ReportID=165

8- Pfeiffer, Dale, "Much Ado about Nothing -- Whither the Caspian Riches" (December 5, 2002) www.fromthewilderness.com/free/ww3/120502_caspian.html

9- Jean Charles-Briscard & Guillaume Dasquie, "The Forbidden Truth: U.S.-Taliban Secret Oil Diplomacy, Saudi Arabia and the Failed Search for bin Laden", Nation Books, 2002.

10- "Euro continues to extend its global influence" (January 7, 2002) www.europartnership.com/news/02jan07.htm

11- Birms, Larry & Volberding, Alex, "U.S. is the Primary Loser in Failed Venezuelan Coup", Newsday (April 21, 2002). www.coha.org/COHA%20_in%20_the_news/Articles%202002/newsday_04_21_02_us__venezuela.htm

12- "The Choice of Currency for the Denomination of the Oil Bill," Speech given by Javad Yarjani, Head of OPEC's Marketing Analysis Department (April, 2002) www.opec.org/NewsInfo/Speeches/sp2002/spAraqueSpainApr14.htm

13- Dr. Ali, Nayyer, "Iraq and Oil, " (December 13, 2002) www.pakistanlink.com/nayyer/12132002.html

14- Golf, Stan, "The Infinite War and its Roots, " www.fromthewilderness.com/free/ww3/082702_infinite_war.html

15- Gore Vidal, "Le Menzogne dell'Impero", Fazi Ed., Roma, 2002

16 - Gore Vidal, "La Fine delle Libertà", Fazi Ed., Roma, 2002

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Guerre e crollo dell’economia mondiale

Marcello Pamio – 26 febbraio 2005

Nessuno lo dice. Tutti fanno orecchie da mercante. Persino le marionette della politica, che vanno da sinistra a destra, evitano di parlarne; anzi, hanno l’ordine di non parlarne proprio in pubblico!

Mi riferisco alla possibile, e ahimé molto probabile, crisi economica mondiale legata al dollaro e all’economia statunitense. Una crisi molto pericolosa, non solo per il nuovo continente ma anche per tutta la vecchia Europa; ricordiamo infatti, che il biglietto verde è la moneta di scambio utilizzata per tutte le transazioni commerciali: uno per tutti, il petrolio.

Sarà un amaro dispiace per coloro che credono ancora al miraggio dell’american dream, ma questo sogno americano sta per diventare un incubo vero e proprio.

Quello che non viene detto da nessuno è che il debito americano, inteso come debito interno ed estero, ha superato di molto quello che all’epoca ha fatto sprofondare il paese nella crisi nera del 1929.

Ma snoccioliamo qualche dato: il totale del debito pubblico sommato a quello commerciale delle corporate USA è arrivato a quota 33mila miliardi di dollari[1], che tradotto in numeri è corrisponde a 33.000.000.000.000 dollari, e in vecchie lire: 66.000.000.000.000.000, cioè 66 milioni di miliardi.

Non male come debito, vero?

Questo immenso valore che corrisponde al 294% del PIL, il Prodotto Interno Lordo, ha superato però anche il record precedente della Grande Depressione del 1929, che era del 270%. Quindi 76 anni dopo il terribile crollo di Wall Street, la situazione economica del paese ha superato di ben 24 punti in percentuale il rapporto debito/PIL dell’epoca!

Nonostante questi dati, c’è qualcuno che è molto più pessimista: il miliardario statunitense Warren Buffet ha stimato un buco di ben 180mila miliardi di dollari, pari a 17 volte il PIL.

Capirete a ben donde, che sulla situazione economica di un paese come gli Stati Uniti d’America, e cioè del paese fautore della democrazia e della libertà, vige la massima e più assoluta segretezza, o se volete, disinformazione.

Comunque sia, è sotto gli occhi di tutti come, dalla deflagrazione della bolla finanziaria speculativa della “new economy” all’inizio del 2000 che ha bruciato letteralmente moneta per 8,5 mila miliardi di dollari, la situazione è andata peggiorando, proprio durante la politica da far west del texano George Walker Bush junior. Però è anche vero che è stato proprio il presidente-guerriero a tenere su l’economia con le guerre preventive, perché se la macchina bellica si dovesse inceppare, per qualsiasi motivo, i nodi verrebbero subito al pettine. Ecco perché ogni, più o meno 2 anni, si deve mobilitare l’esercito USA!

Abbiamo avuto nel 2001 la guerra in Afghanistan - immediatamente dopo il crollo delle Torri Gemelle che hanno, guarda caso, sostituito il crollo di Wall Street -, poi nel 2003 (dopo 2 anni!) c’è stata la guerra in Irak, che continua tuttora. Per cui se il ragionamento fila, dovremo attenderci quest’anno, nel 2005, una guerra contro qualche obiettivo militare. Nella lista nera ufficiale c’era l’Irak (che adesso è una democrazia rappresentativa, sic!), e c’è Iran, Corea del Nord e Siria; nella lista, ovviamente non ufficiale, ci sarebbero tutti gli stati del mondo che vanno a toccare gli interessi economici e/o energetici degli Stati Uniti, e tra coloro ovviamente rientrano quelli che hanno avuto la bruttissima idea di passare dal dollaro all’euro: Irak (nel 2000), Corea del Nord (2002), Venezuela (2000) e Iran (2002).

Proprio quest’ultimo è un paese membro dell’OPEC, e nel corso del 2002 (secondo le dichiarazioni di un membro della Commissione Parlamentare per lo Sviluppo) ha iniziato ha convertire il 50% delle riserve della Banca Centrale Iraniana da dollari a euro, e anche la Corea del Nord, agli inizi di dicembre dello stesso anno, ha annunciato il passaggio alla valuta europea per i suoi scambi commerciali.

Non è una strana coincidenza che i paesi che hanno iniziato a scegliere l’euro al posto del dollaro sono diventati “l’Asse del Male”?

Avrete capito che non c’entra nulla la produzione di armi nucleari da parte dell’Iran e della Corea del Nord, come d’altronde non centravano assolutamente nulla le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein: sono solo scusanti mediatiche per convincere il “gregge disorientato”, come lo chiama simpaticamente Noam Chomsky[2]. L’obiettivo è invece quello di bloccare con le “armi della democrazia” USA: missili, bombe intelligenti, napalm e uranio impoverito, ogni forma di comportamento che possa mettere a repentaglio l’allarmante situazione economica statunitense, o che possa creare un precedente per altri paesi (magari agli undici paesi membri dell’OPEC).

Guerra a parte, per comprendere l’origine di tutta questa gravosa situazione bisogna tornare indietro nel tempo di quasi un secolo, per la precisione fino al 23 dicembre 1913, data questa della “federal reserve act”, e cioè della legge sulla “riserva federale” che ha stabilito il nuovo sistema bancario nazionale (assolutamente fraudolento) basato non più sull’oro ma sul niente. Questa è la più grande truffa che sia mai stata fatta.

Tale legge ha infatti creato la banca centrale, la Federal Riserve (banca privata e non governativa nelle mani dei Burattinai), che ha un enorme potere, quello di stampare carta-moneta. Da quel momento la Federal Reserve ha iniziato a stampare moneta priva di controvalore, per cui carta-straccia, e non si più fermata.

Detto in parole povere: la banca privata chiamata Federal Reserve, ha stampato dal 1913 montagne di dollari privi di valore che hanno inondato il mondo intero. Tutti i vari paesi industrializzati e non, se li sono accaparrati - perché il dollaro è la moneta di scambio principale - convertendo addirittura le proprie riserve nazionali.

Morale: tutti i paesi del mondo hanno fatto riserva e incetta di questa carta-straccia, e oggi purtroppo per noi, è arrivato il momento di passare alla cassa!

Una delle soluzioni praticabili dai governi, per tentare di risolvere la crisi e economica o almeno limitarne i danni, sarebbe quella che fu messa in atto dal presidente John F. Kennedy nel 1963 (esattamente 50 anni dopo la nascita della Fed!). Con l’ordine esecutivo 11110 Kennedy dava al Ministero del Tesoro (invece della FED) il potere di “emettere certificati sull’argento contro qualsiasi riserva d’argento, argento o dollari d’argento normali che erano nel Tesoro”. In pratica, per ogni oncia d’argento contenuta nei forzieri del Tesoro, il governo poteva emettere nuova moneta; moneta con controvalore!

In tutto Kennedy fece stampare ben 4,3 miliardi di dollari (8600 miliardi di vecchie lire di allora), e questo stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve, perché permetteva al governo di pagare il debito, liberandolo dalla stretta mortale della banca centrale! Una cosa non da poco. Infatti qualche mese dopo e nella città simbolo del denaro e del gioco d’azzardo (?), Kennedy viene assassinato deliberatamente. Un avvertimento chiaro ai futuri presidenti che avessero voluto estinguere il debito. E infatti, la prima cosa che fece il presidente Lyndon è stata proprio quella di ritirare tutte le monete emesse da Kennedy.

Monete che avevano una particolarità molto interessante: invece della scritta “Federal Reserve Note”, che sta a indicare, ieri come oggi, la “proprietà privata” dei soldi della banca privata centrale, avevano la scritta: “United States Note”, a sottolineare che i soldi erano di proprietà degli Stati Uniti e quindi dei cittadini americani. Una bella differenza!

Viene da chiedersi a questo punto chi sia l’effettivo proprietario dell'euro. Purtroppo nella moneta europea non compare la scritta: “Pagabili a vista del portatore”, per cui non sono nostri ma della banca privata centrale europea, la BCE! L’euro quindi è una moneta valida solamente perché noi ne accettiamo il valore nominale stampato sopra: un semplice numero, che non corrisponde ad alcun controvalore di oro e/o argento! Quindi dal punto di vista teorico, le banche in futuro potrebbero rifiutarsi di riconoscere e accettare questa moneta proprio perché NON è pagabile al portatore. Probabilmente non succederà mai, ma per non saper né leggere né scrivere, è bene che ci prepariamo psicologicamente ad accettare nuove monete prive di interessi (che creano solamente il debito) e molto lontane dalle banche.

Uomo avvisato...

[1] A. Cesarano, economista Mps Finance, Monte dei Paschi di Siena, tratto da:

http://www.repubblica.it/lettfin/kwfin/onl...028/031028.html

[2] Noam Chomsky, autore di numerosi libri, insegna linguistica al MIT di Boston

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La battaglia per il petrolio iracheno

I loschi traffici delle corporazioni statunitensi a partire dalla Prima Guerra Mondiale

di Richard Becker tratto da Nexus nr.42 (gennaio-febbraio 2003)

Come e perché è iniziato l'interesse degli Stati Uniti per l'Irak? Un semplice e fondamentale quesito che, in tutte le innumerevoli ore che i media corporativi dedicano alla diffusione delle menzogne dell'amministrazione Bush e delle falsità sull'Irak, non è quasi mai stato posto. E per un valido motivo. Sin dal suo effettivo inizio, ottant'anni fa, la politica statunitense verso l'Irak si è sempre concentrata su di un unico obiettivo: assumere il controllo delle risorse petrolifere di quel paese.

L'intervento statunitense in Irak affonda le sue radici negli strascichi della Prima Guerra Mondiale, che fu una guerra fra imperi capitalistici. Da un lato gli imperi germanico, austroungarico ed ottomano (turco); dall'altro l'intesa imperiale britannico-franco-russa. Il Medio Oriente ricadeva in gran parte sotto il controllo ottomano.

I britannici, tramite il loro agente T.E. Lawrence -conosciuto come "Lawrence d'Arabia"- promisero ai leader arabi che se avessero combattuto a fianco della Gran Bretagna contro i dominatori turchi, al termine del conflitto essa avrebbe appoggiato la creazione di uno stato arabo indipendente.

Nel contempo i ministri degli esteri britannico, francese e russo stavano stipulando in segreto l'accordo Sykes-Picot, che ridisegnava il Medio Oriente e che venne reso pubblico dopo la Rivoluzione Russa del 1917 dal Partito Bolscevico, che lo denunciò in quanto imperialista.

Quando le popolazioni arabe e curde scoprirono il tradimento perpetrato dalle "democrazie" imperiali, in tutto il Medio Oriente scoppiarono rivolte di massa. Le ribellioni poi continuarono durante tutto il periodo coloniale. La pressione fu brutale sino all'estremo. Nel 1925, ad esempio, i britannici sganciarono gas velenosi sulla città curda di Sulaimaniya in Irak -fu la prima volta che del gas veniva lanciato da aerei da guerra-.

Francia e Gran Bretagna si spartiscono il Medio Oriente.

Dopo il 1918, a guerra finita, Francia e Gran Bretagna procedettero con il loro piani. Il Libano e la Siria, secondo gli accordi, sarebbero stati annessi all'impero francese; la Palestina, la Giordania e le due province meridionali dell'Irak -Baghdad e Basra- sarebbero entrate a far parte dell'esteso impero britannico.

Non si accordarono invece su chi si sarebbe impossessato della provincia di Mosul, l'area settentrionale dell'Irak odierno che, secondo l'accordo Sykes-Picot, doveva far parte della "sfera d'influenza" francese. I britannici, tuttavia, erano determinati ad aggiungere Mosul, la cui popolazione era in massima parte curda, alla loro nuova colonia irachena. A sostegno delle proprie rivendicazioni, l'esercito britannico occupò Mosul quattro giorni dopo la resa turca, nell'ottobre 1918 -e non se ne andò più-.

La risoluzione della contesa inter-imperialista tra Francia e Gran Bretagna per Mosul determinò l'inizio del ruolo statunitense in Irak.

L'importanza di Mosul per le grandi potenze si basava sulle note, benché all'epoca ben poco sfruttate, risorse petrolifere. Gli Stati Uniti erano entrati in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna nel 1917, dopo che i loro alleati e nemici si erano in gran parte sfiancati; le condizioni degli Stati Uniti per entrare in guerra comprendevano la richiesta che, nel panorama mondiale postbellico, venissero tenuti in considerazione i loro obiettivi politici ed economici, fra cui vi era l'accesso a nuove fonti di materie prime, in particolare il petrolio.

Nel febbraio del 1919 Sir Arthur Hirtzel, ufficiale coloniale britannico di grado elevato, ammonì i cuoi soci: "Bisognerebbe tenere presente che la Standard Oil Company è assai ansiosa di acquisire il controllo dell'Irak" (Citato in Britain in Iraq, 1914-32, di Peter Sluglett, Londra 1974)

Di fronte alla dominazione franco-britannica della regione, gli Stati Uniti inizialmente richiesero una politica di "Porte Aperte", di modo che alle società petrolifere statunitensi fosse consentito di trattare liberamente con la nuova monarchia fantoccio di Re Faisal, che i britannici avevano installato sul trono dell'Irak.

La soluzione alla contesa degli alleati vittoriosi riguardo all'Irak fu la spartizione del petrolio di quel paese; i britannici mantennero Mosul come parte della loro nuova colonia irachena.

Nemmeno una goccia per l'Irak

Il petrolio iracheno venne spartito in cinque quote: un 23,75 per cento a testa a Gran Bretagna, Francia, Olanda e Stati Uniti; il restante cinque per cento destinato ad un magnate del petrolio, tale Caloste Gubenkian, noto con soprannome di "Mister Cinque Percento", che contribuì a negoziare l'accordo.

All'Irak apparteneva esattamente lo zero per cento del petrolio iracheno. Le cose sarebbero rimaste così sino alla rivoluzione del 1958.

Nel 1927 si diede l'avvio a importanti esplorazioni petrolifere e nella provincia di Mosul furono scoperti enormi giacimenti. Due anni dopo fu costituita la Iraqi Petroleum Company - composta da anglo-iraniani (oggi British Petroleum), Shell, Mobil e Standard Oil of New Jersey (Exxon)- che, nel giro di pochi anni, avrebbe completamente monopolizzato la produzione petrolifere irachena.

Nello stesso periodo la famiglia al-Saud, appoggiata dagli Stati Uniti, conquistò gran parte della vicina penisola arabica. L'Arabia Saudita nacque negli anni '30 come neocolonia degli Stati Uniti. L'ambasciata statunitense a Riad, capitale dell'Arabia Saudita, aveva sede nell'edificio della Aramco (Arab American Oil Company).

Però le società petrolifere statunitensi ed il loro governo di Washington non erano soddisfatte; volevano il controllo totale del petrolio mediorientale, così come avevano il quasi-monopolio delle riserve petrolifere dell'emisfero occidentale. Ciò significava soppiantare i britannici che, in quella regione, facevano ancora la parte del leone.

Gli Stati Uniti mirano agli interessi britannici.

Per gli Stati Uniti l'opportunità derivò dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Anche se Stati Uniti e Gran Bretagna vengono generalmente raffigurati come i più stretti alleati in tempo di guerra, di fatto erano allo stesso tempo in feroce contrasto.

La guerra indebolì assi l'impero britannico, sia sul territorio nazionale che all'estero, con la perdita delle importanti colonie in Asia. Nelle prima fasi del conflitto, fra il 1939 ed il 1942, non si sapeva nemmeno se la Gran Bretagna sarebbe sopravvissuta; non avrebbe mai più recuperato la sua antica posizione di dominio.

Gli Stati Uniti, d'altronde, divennero sempre più potenti nel corso del conflitto -prima di entrare nel quale i capoccioni di Washington avevano atteso ancora una volta il momento più opportuno-. Nelle ultime fasi della Seconda Guerra Mondiale, le amministrazioni Truman e Roosevelt, dominate dai forti interessi di colossi bancari, petroliferi e di altro tipo, erano determinate a ristrutturare il mondo postbellico onde assicurare la posizione predominante agli Stati Uniti. Gli elementi chiave della loro strategia furono:

1) Superiorità militare negli armamenti convenzionali e nucleari;

2) Globalizzazione corporativa dominata dagli Stati Uniti, da conseguirsi tramite il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, creati nel 1944, e affermazione del dollaro come valuta mondiale;

3) Controllo delle risorse globali, in particolare il petrolio.

Mentre sui campi di battaglia infuriava la guerra, dietro le quinte tra Stati Uniti e Gran Bretagna si dipanava una contesa per il controllo economico globale, contesa che fu talmente aspra che il 4 marzo del 1944 -tre mesi prima del D-Day, giorno dello sbarco in Normandia- il primo ministro britannico Wiston Churchill inviò al presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt un messaggio alquanto insolito per il contenuto imperialista ed il tono ostile:

"Grazie infinite per le sue assicurazioni sull'assenza di occhi di triglia [guardare con invidia -RB] verso i nostri giacimenti petroliferi in Iran ed in Irak. Lasci che io ricambi garantendole che noi non abbiamo la minima intenzione di intrometterci nei vostri interessi o proprietà in Arabia Saudita. A questo riguardo, così come per tutto il resto, la mia posizione è che da questa guerra la Gran Bretagna non ricerca alcun beneficio territoriale o di altro genere; essa, d'altra parte, non verrà privata di alcunché le appartiene di diritto dopo aver contribuito nel migliore dei modi alla giusta causa, quantomeno non fino a quando il vostro umile servitore avrà l'incarico di occuparsi dei suoi affari" (Citato in The Politics of War, di Gabriel Kolko, NY 1968)

Quello che questa nota evidenzia con chiarezza è che i leader statunitensi erano così risoluti ad acquisire il controllo su Iran e Irak che avevano fatto suonare il campanello d'allarme presso le élite di comando britanniche.

Nonostante il discorso minaccioso di Churchill, non c'era nulla che i britannici potessero fare per contenere la potenza in ascesa degli Stati Uniti; nell'arco di pochi anni, la classe dirigente britannica si sarebbe adattata alla nuova realtà ed avrebbe accettato il ruolo di socio di minoranza di Washington.

L'espansione del ruolo statunitense dopo la Secondo Guerra Mondiale.

Nel 1953, dopo che la CIA con un colpo di stato aveva messo sul trono lo Scià, gli Stati Uniti assunsero il controllo dell'Iran. Alla metà degli anni '50, l'Irak era sotto controllo congiunto di Stati Uniti e Gran Bretagna.

Nel 1955 Washington, assieme alla Gran Bretagna, istituì il Patto di Baghdad, che comprendeva i suoi regimi satelliti in Pakistan, Iran, Turchia ed Irak; Il Baghdad Pact, o CENTO -Central Treaty Organitation- aveva un duplice scopo.

Da una parte contrastare l'ascesa degli arabi e di altri movimenti di liberazione in Medio Oriente e nel sud-est asiatico; dall'altra rappresentare l'ennesima di una serie di alleanze militari -le altre erano NATO, SEATO ed ANZUS- che accerchiassero il campo socialista di Unione Sovietica, Cina, Europa Orientale, Corea del Nord e Vietnam del Nord.

L'Irak, il cuore del CENTO, era indipendente solo nominalmente; i britannici vi mantenevano basi dell'aeronautica militare. Anche se il paese era estremamente ricco di petrolio, ospitando il 10% delle riserve mondiali, tuttavia contava una popolazione che viveva in condizioni di fame e di miseria; il tasso di analfabetismo era dell'80%, c'era un solo medico ogni 6000 abitanti ed un dentista ogni 500.000.

L'Irak era governato dalla monarchia corrotta di Faisal II e da una consorteria di proprietari terrieri feudali e mercanti capitalisti.

Alla base della povertà dell'Irak, vi era il semplice fatto che l'Irak stesso non disponeva dei suoi vasti giacimenti petroliferi.

La rivoluzione irachena.

Il 14 luglio del 1958, l'Irak venne scosso da un'energica esplosione sociale. Una rivolta militare si trasformò in una rivoluzione nazionale, ed il re e la sua amministrazione, oggetto della giustizia popolare, furono di colpo scalzati.

Washington e Wall Street erano sbalordite. Nella settimana che seguì il New York Times, il "quotidiano ufficiale" degli Stati Uniti, sulle sue prime 10 pagine non riportava altre notizie che quelle relative alla rivoluzione irachena. Mentre oggi si ricorda meglio un'altra grande rivoluzione che sarebbe avvenuta appena sei mesi dopo a Cuba, all'epoca Washington considerava l'insurrezione irachena assai più pericolosa per i propri interessi vitali.

Il presidente Dwight D. Eisenhower la definì "la più grave crisi dai tempi della Guerra in Corea". Il giorno successivo alla rivoluzione irachena, 20.000 marine iniziarono a sbarcare in Libano; il giorno dopo, 6600 paracadutisti britannici furono paracadutati in Giordania.

Questa è quella che divenne poi nota coma la "Dottrina Eisenhower". Gli Stati Uniti sarebbero intervenuti direttamente -entrati in guerra- per impedire la diffusione della rivoluzione nel vitale Medio Oriente.

I corpi di spedizione britannici e statunitensi intervennero per salvaguardare i governi neo-coloniali di Libano e Giordania; se non l'avessero fatto, l'impulso popolare proveniente dall'Irak avrebbe sicuramente abbattuto i corrotti regimi dipendenti di Beirut ed Amman.

Però Eisenhower, i suoi generali ed il suo arci-imperialista segretario di stato John Foster Dulles avevano anche ben altro in mente: invadere l'Irak, rovesciare la rivoluzione ed insediare un nuovo governo fantoccio a Baghdad.

Tre fattori indussero Washington ad abbandonare il progetto nel 1958; il carattere travolgente della rivoluzione irachena; l'annuncio della Repubblica Araba Unita, confinante con l'Irak, in base al quale, nel caso gli statunitensi avessero cercato di invadere, le sue forze avrebbero combattuto contro le forze imperialiste; e l'energico sostegno della Repubblica Popolare Cinese e dell'Unione Sovietica alla rivoluzione. Quest'ultima avviò una mobilitazione di truppe nelle repubbliche sovietiche meridionali vicine all'Irak.

La combinazione di questi fattori costrinse i leader statunitensi ad accettare la rivoluzione irachena come fatto compiuto; Washington però in realtà non si rassegnò mai alla perdita dell'Irak.

Nei tre decenni successivi, il governo statunitense adoperò numerose tattiche per indebolire e scalzare l'Irak in quanto stato indipendente. In varie occasioni -come successe dopo che l'Irak nel 1972 portò a termine la nazionalizzazione della Iraqi Petroleum Company e stipulò con l'Unione Sovietica un trattato di difesa- gli Stati Uniti fornirono massicci aiuti militari agli elementi curdi di destra che combattevano Baghdad ed aggiunsero l'Irak alla loro lista degli "stati terroristi".

Gli Stati Uniti appoggiarono gli elementi più reazionari all'interno della struttura post-rivoluzionaria contro le forze comuniste e nazionaliste di sinistra e, ad esempio, alla fine degli anni '70 plaudirono alla soppressione del Partito Comunista Iracheno e dei sindacati di sinistra da parte del governo del partito Ba'ath di Saddam Hussein.

Negli anno '80, gli Stati Uniti incoraggiarono e contribuirono a finanziare ed armare l'Irak nella sua guerra contro l'Iran, nazione in cui la Rivoluzione Islamica del 1979 pose fine alla dominazione statunitense; in realtà lo scopo degli Stati Uniti era quello di indebolire e distruggere entrambi quei paesi. L'ex Segretario di Stato Henry Kissinger rivelò il vero atteggiamento statunitense riguardo alla guerra quando affermò: "Spero che si ammazzino gli uni con gli altri".

Il Pentagono fornì all'aviazione militare irachena fotografie satellitari degli obiettivi militari iraniani, mentre nello stesso tempo lo scandalo Iran-Contra svelò che gli Stati Uniti stavano inviando all'Iran missili antiaerei. La guerra Iran-Irak fu un disastro, costò la vita a milioni di persone e indebolì entrambi i paesi.

Il collasso dell'unione sovietica e la guerra del golfo

Quando infine nel 1988 la guerra Iran-Irak terminò, le vicende in atto in Unione Sovietica stavano costituendo un nuovo e più grave pericolo per l'Irak, che aveva stipulato con quest'ultima un trattato di collaborazione militare e di amicizia. La leadership di Gorbaciov, nell'ottica di una "distensione permanente" con gli Stati Uniti, iniziò a tagliare i fondi destinati ai suoi alleati dei paesi in via di sviluppo. Nel 1989, Gorbaciov si spinse ancora più in là e ritirò l'appoggio ai governi socialisti dell'Europa Orientale, i quali in gran parte crollarono. Questo brusco cambiamento nei rapporti di potere a livello mondiale -che culminò due anni più tardi con la fine della stessa Unione Sovietica- costituì la più grande vittoria dell'imperialismo statunitense sin dalla Seconda Guerra Mondiale. Inoltre spianò la via alla guerra statunitense del 1991 contro l'Irak e a più di un decennio di sanzioni, blocchi e bombardamenti che hanno devastato l'Irak e la sua popolazione.

Oggi l'amministrazione Bush, adducendo come argomento "armi di distruzione di massa" e "diritti umani", sta cercando di guadagnarsi il sostegno dell'opinione pubblica ad una nuova guerra contro l'Irak. In realtà a Washington non interessano né una ridotta capacità militare dell'Irak né i diritti umani di qualsiasi angolo della mondo; quello che nel 2002 spinge la politica statunitense in direzione dell'Irak è lo stesso obiettivo che motivò Washington e Wall Street 80 anni fa: il petrolio!

Tratto da Nexus ed. italiana nr. 42 (gennaio-febbraio 2003)

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Purtroppo sono rientrato a casa solo alle 0020, a dibattito già ampiamente iniziato ed infiammato. Devo ammettere che Giulietto Chiesa mi è sembrato in qs.nottata più in forma di Blondet. Per EmaZ e tutti coloro i quali abbiano visto l'inizio della trasmissione: potreste riassumere quali siano stati gli argomenti del contendere, e le relative posizioni...? Per caso Blondet ha tirato fuori i discorsi dei Lubavitcher? Grazie anticipate... :lol::lol:

Beh, Silver, Giulietto Chiesa è di un altro pianeta rispetto a Blondet in generale........A me hanno raccontato che il nostro ha fatto una figura pessima, prima parlando di quarto reich e poi del solito gruppetto di ebrei che si fanno fotografare in festa appena dopo l'attentato alle torri...

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Beh, Silver, Giulietto Chiesa è di un altro pianeta rispetto a Blondet in generale........A me hanno raccontato che il nostro ha fatto una figura pessima, prima parlando di quarto reich e poi del solito gruppetto di ebrei che si fanno fotografare in festa appena dopo l'attentato alle torri...

sì..diciamo che è scaduto un po in alcune banalità e iniezie evitabili

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Beh, Silver, Giulietto Chiesa è di un altro pianeta rispetto a Blondet in generale........A me hanno raccontato che il nostro ha fatto una figura pessima, prima parlando di quarto reich e poi del solito gruppetto di ebrei che si fanno fotografare in festa appena dopo l'attentato alle torri...

Anche Chiesa è stato sul patetico andante..........

ben tornato Les, pronto ad abbonarti nel WW ??

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