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Ecco un Popolo serio.........


Ale Div.
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Bugie infuocate

Il Premier ungherese confessa di aver mentito per vincere le elezioni; il popolo insorge; e qui in Italia?

La sede della televisione ungherese, nel centro di Budapest, è in fiamme, secondo quanto ha riferito un testimone all'agenzia Reuters. In precedenza, manifestanti avevano cercato di entrare nel palazzo e vi erano stati violenti scontri con le forze di polizia.

La sede della televisione nazionale è stata attaccata dai manifestanti che protestavano contro il primo ministro Ferenc Gyurcsany, socialista, il quale ha ammesso di aver detto che il suo governo aveva mentito sul suo operato per vincere le elezioni dell'aprile scorso. Davanti alla sede della televisione, decine di manifestanti hanno lanciato sassi e bottiglie contro la polizia in tenuta antisommossa, che ha risposto con i candelotti lacrimogeni e gli idranti. Si tratta delle prime violenze di piazza in Ungheria dall'autunno 1989, quando cadde il regime comunista e vi fu una transizione pacifica alla democrazia.

Da lunedì mattina, dopo l'ammissione del premier che il nastro audio in cui egli affermava che il suo governo aveva mentito era autentico, una folla, cresciuta nel corso della giornata, è radunata davanti al Parlamento per chiederne le dimissioni.

In serata, Fidesz ha espresso la sua piena solidarietà ai manifestanti, soprattutto militanti nazionalisti e noti 'hooligan' tifosi di squadre di calcio. Una parte dei dimostranti - da 2.000 a 3.000 persone, secondo i mezzi di informazione ungheresi - ha a un certo punto lasciato le vicinanze del Parlamento per dirigersi verso la sede della televisione, dove la polizia e' intervenuta in forze per impedirne l'occupazione.

Manifestazioni di protesta si sono svolte, nel pomeriggio e in serata, anche in altre citta' dell'Ungheria, con la partecipazione di diverse migliaia di persone. Sul piano politico, in tarda serata i parlamentari socialisti hanno espresso appoggio unanime al primo ministro Gyurcsany e al suo programma di governo.

Emaz, Tuig, Guinness... dove siete????

:lol:

Ps: Caro amico della Digos che ci stai leggendo... si fa per scherzare eh!

:rolleyes:;):lol:^_^:lol:

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Top Posters In This Topic

noti 'hooligan' tifosi di squadre di calcio.

Emaz, Tuig, Guinness... dove siete????

:rolleyes:

Ps: Caro amico della Digos che ci stai leggendo... si fa per scherzare eh!

Va che io sono un bravo ragazzoe mai e poi mai potrei mischiarmi con certa gente becera e puzzona! io son fighetto-borghese inside!

Direi che è giunto il momento di porre un freno a queste continue illazione sul mio conto! Emaz libero!

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Già....certo che se penso a quello che c'era prima di lui....brrrr!! :rolleyes:

Qualcuno aiuti l'Italia! :lol:

Rivoglio il Berlusca e ti lascio la mortadella (con tutti gli annessi e connessi.....) caro spiff !!

L' Italia può "aiutarsi" solo quando vota.............

Edited by ROOSTERS99
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E' un periodo tremendo e io non so come possiamo andare avanti con la vita di tutti i giorni e magari chiacchierare anche di facezie come il basket. I comunisti al potere, l'Islam alle porte di Roma con la spada e i cinesi pronti ad invaderci: SVEGLIA!!!

brau les potrei nominarti "console generale per i rapporti con la plebe"..che ne dici? :rolleyes::lol:

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E' un periodo tremendo e io non so come possiamo andare avanti con la vita di tutti i giorni e magari chiacchierare anche di facezie come il basket. I comunisti al potere, l'Islam alle porte di Roma con la spada e i cinesi pronti ad invaderci: SVEGLIA!!!

rettifico:

un pupazzo al potere

i fanatici che ci vogliono fare la pelle

i cinesi che distruggono il nostro mercato economico, e noi x ringraziarli gli diamo anche un po' di armi così possono continuare ad esercitare le loro simpatiche pratiche sub-umane

Edited by Long Leg
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E cosa aspettiamo a scendere in piazza???? Evasori contro gli Invasori potrebbe essere il grido di battaglia!!!

sai che c'è davvero poco da ridere? E' davvero un periodo cruciale per la storia, la guerra tra Islam e Cristianesimo non è cosa da poco, e come diceva il buon Vico, esistono i corsi e i ricorsi storici...sta prendendo forma la guerra santa tanto desiderata dai fanatici islamici, ormai ogni pretesto è buono per aizzare le folle e caricare gli animi di odio.

E, tanto per aggiungere un altro motivo per non ridere, medita su questo articolo:

«Talebani» gli assassini di suor Leonella

Il loro disegno sarebbe quello di impadronirsi del «Villaggio del fanciullo» dove lavorava, l'unica scuola non coranica del Paese

DAL NOSTRO INVIATO, MOGADISCIO - I due assassini che hanno ammazzato a sangue freddo suor Leonella domenica in tarda mattinata sono ben conosciuti a Mogadiscio. Hanno partecipato il 15 gennaio 2005 all’attacco, alla distruzione sacrilega e alla devastazione delle tombe dei cimitero italiano che si trova proprio alle spalle del «Villaggio del fanciullo» dell’organizzazione austriaca Sos Children, dove la religiosa lavorava assieme ad altre tre consorelle.

I loro nomi non sono stati rivelati, ma la descrizione dei loro «precedenti» sì. Il primo arrestato, è giovane, 23 anni, ed è un fanatico di Allah. Ha studiato nelle scuole coraniche e odia i cristiani. Il secondo, una quarantina d’anni, latitante, non è somalo. E’ un africano che forse viene dall’Etiopia. «Sono talebani – li descrive con un certo disprezzo un vecchio militare che a Mogadiscio gode di un certo prestigio ma che preferisce celare il suo nome per motivi di sicurezza – e fanno parte della corrente Shabah (cioè gioventù), la più oltranzista in seno alle corti islamiche». I due assassini, con altri loro compagni, al posto delle tombe e degli ossari dove riposavano gli stranieri in terra somala, hanno partecipato alla costruzione di una moschea, di un centro islamico e di un campo d’addestramento per miliziani pronti alla jihad. E’ li che vive quello che gli americani indicano come il capo di Al Qaeda in Somalia, Adan Hashi Farah, più conosciuto semplicemente come Aeru, 36 anni: comanda una sessantina di miliziani armati che possono disporre di 12 tecniche (camionette sul quale è stato montato un cannoncino o una mitragliatrice pesante). Secondo la Cia, Aeru si è «fatto le ossa» combattendo contro gli americani impegnati nell’operazione Unosom nell’autunno 1993 e poi, viste le sue capacità, è stato voluto dallo stesso Osama Bin Laaden alla sua corte in Afghanistan, dove è stato addestrato alla guerriglia e all’uso degli esplosivi.

«PERDONO» - Intanto emergono altri particolari della morte di suor Leonella, i cui funerali si terranno domani a Nairobi. Quando è stata colpita a morte ed è rimasta agonizzante su un lettino continuava a ripetere, come ha riferito suor Marzia, «Perdono, perdono, perdono», quasi volesse assolvere il suo assassino. La sua consorella le ha tenuto la mano e l’ha accarezzata finché ha esalato l’ultimo respiro. I dirigenti delle corti islamiche, non solo il giovane Shek Sharif Shek Ahmed, ma anche il più vecchio, ambizioso e radicale Hassan Daher Aweis, hanno condannato severamente l’omicidio di suor Leonella. Anche il vice di Aeru, lo sceicco Muktar Robow ha alzato la voce, promettendo alla radio «Li cattureremo». Aeru invece niente. E’ stato zitto.

COORTI DIVISE - L’omicidio di suor Leonella sembra aver ancora di più scavato un solco in seno alle Corti islamiche che ora sono divise in almeno 12 correnti: i moderati sembrano essere in maggioranza, ma i radicali, specie quelli più oltranzisti, non mollano e cercano di far saltare accordi e patti tra gruppi e fazioni, specialmente quelli che potrebbero essere stipulati tra i nuovi padroni di Mogadiscio e il Governo Federale di Transizione guidato da Abdullahi Yussuf. Ieri sera a Mogadiscio circolava la voce che l’omicidio di suor Leonella non fosse altro che il primo passo del gruppo shabah di impadronirsi della struttura di Sos Children, l’ospedale pediatrico, la maternità e il «Villaggio del fanciullo», dove sono ospitati un centinaio di orfani che vivono e studiano. Questi sono forse gli unici ragazzi di Mogadiscio (e di tutta la Somalia, tranne un altro centro di Sos a Shek, in Somaliland) che frequentano elementari, medie e superiori e non le scuole coraniche che pullulano nel paese per indottrinare alla venerazione del Corano e dell’Islam. E’ chiaro che i gruppi più ultrà non possano sopportare una simile struttura (l’unica mai saccheggiata in tutto il Paese). A loro deve apparire proprio come sacrilega e emanazione diretta del diavolo.

IN DIFESA DELL'OSPEDALE - Ma la popolazione di Mogadiscio è pronta a difendere il proprio ospedale. Lo venera e lo ama più delle moschee. «Suor Leonella – ha commentato un venditore di the che ha il suo banchetto fuori dai cancelli dell’ospedale, intervistato dallo stringer del Corriere della Sera – merita una nostra mobilitazione. Io non la conoscevo personalmente ma tutte le mattine quando attraversava quella strada dove è stata ammazzata, mi faceva un sorriso e un cenno di saluto con il capo». E un altro commerciante che fa affari con i pazienti e i loro familiari non ha dubbi: «In 15 anni di guerra civile non ho mai impugnato un’arma, ma se arrivano qui a impadronirsi dell’ospedale, a cacciare le suore, a distruggere tutto, non solo io ma gli altri qua intorno siamo pronti intervenire con i mitra».

AUTO-BOMBA - Ieri un’auto bomba è esplosa a Baidoa al passaggio del convoglio dove viaggiava il presidente del governo di transizione, Abdullahi Yussuf, rimasto miracolosamente illeso. Cinque morti, tra cui il fratello di Abdullahi, e otto feriti gravi tra cui un colonnello ugandese. Oggi in parlamento è previsto il voto di fiducia per il nuovo governo, guidato da Ali Gedi. Dall’esito, che non è per niente scontato, si potrà capire se il dialogo con le Corti Islamiche si potrà avviare su un percorso costruttivo e concreto.

Massimo A. Alberizzi

malberizzi@corriere.it

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sai che c'è davvero poco da ridere? E' davvero un periodo cruciale per la storia, la guerra tra Islam e Cristianesimo non è cosa da poco, e come diceva il buon Vico, esistono i corsi e i ricorsi storici...sta prendendo forma la guerra santa tanto desiderata dai fanatici islamici, ormai ogni pretesto è buono per aizzare le folle e caricare gli animi di odio.

E, tanto per aggiungere un altro motivo per non ridere, medita su questo articolo:

«Talebani» gli assassini di suor Leonella

Il loro disegno sarebbe quello di impadronirsi del «Villaggio del fanciullo» dove lavorava, l'unica scuola non coranica del Paese

DAL NOSTRO INVIATO, MOGADISCIO - I due assassini che hanno ammazzato a sangue freddo suor Leonella domenica in tarda mattinata sono ben conosciuti a Mogadiscio. Hanno partecipato il 15 gennaio 2005 all’attacco, alla distruzione sacrilega e alla devastazione delle tombe dei cimitero italiano che si trova proprio alle spalle del «Villaggio del fanciullo» dell’organizzazione austriaca Sos Children, dove la religiosa lavorava assieme ad altre tre consorelle.

I loro nomi non sono stati rivelati, ma la descrizione dei loro «precedenti» sì. Il primo arrestato, è giovane, 23 anni, ed è un fanatico di Allah. Ha studiato nelle scuole coraniche e odia i cristiani. Il secondo, una quarantina d’anni, latitante, non è somalo. E’ un africano che forse viene dall’Etiopia. «Sono talebani – li descrive con un certo disprezzo un vecchio militare che a Mogadiscio gode di un certo prestigio ma che preferisce celare il suo nome per motivi di sicurezza – e fanno parte della corrente Shabah (cioè gioventù), la più oltranzista in seno alle corti islamiche». I due assassini, con altri loro compagni, al posto delle tombe e degli ossari dove riposavano gli stranieri in terra somala, hanno partecipato alla costruzione di una moschea, di un centro islamico e di un campo d’addestramento per miliziani pronti alla jihad. E’ li che vive quello che gli americani indicano come il capo di Al Qaeda in Somalia, Adan Hashi Farah, più conosciuto semplicemente come Aeru, 36 anni: comanda una sessantina di miliziani armati che possono disporre di 12 tecniche (camionette sul quale è stato montato un cannoncino o una mitragliatrice pesante). Secondo la Cia, Aeru si è «fatto le ossa» combattendo contro gli americani impegnati nell’operazione Unosom nell’autunno 1993 e poi, viste le sue capacità, è stato voluto dallo stesso Osama Bin Laaden alla sua corte in Afghanistan, dove è stato addestrato alla guerriglia e all’uso degli esplosivi.

«PERDONO» - Intanto emergono altri particolari della morte di suor Leonella, i cui funerali si terranno domani a Nairobi. Quando è stata colpita a morte ed è rimasta agonizzante su un lettino continuava a ripetere, come ha riferito suor Marzia, «Perdono, perdono, perdono», quasi volesse assolvere il suo assassino. La sua consorella le ha tenuto la mano e l’ha accarezzata finché ha esalato l’ultimo respiro. I dirigenti delle corti islamiche, non solo il giovane Shek Sharif Shek Ahmed, ma anche il più vecchio, ambizioso e radicale Hassan Daher Aweis, hanno condannato severamente l’omicidio di suor Leonella. Anche il vice di Aeru, lo sceicco Muktar Robow ha alzato la voce, promettendo alla radio «Li cattureremo». Aeru invece niente. E’ stato zitto.

COORTI DIVISE - L’omicidio di suor Leonella sembra aver ancora di più scavato un solco in seno alle Corti islamiche che ora sono divise in almeno 12 correnti: i moderati sembrano essere in maggioranza, ma i radicali, specie quelli più oltranzisti, non mollano e cercano di far saltare accordi e patti tra gruppi e fazioni, specialmente quelli che potrebbero essere stipulati tra i nuovi padroni di Mogadiscio e il Governo Federale di Transizione guidato da Abdullahi Yussuf. Ieri sera a Mogadiscio circolava la voce che l’omicidio di suor Leonella non fosse altro che il primo passo del gruppo shabah di impadronirsi della struttura di Sos Children, l’ospedale pediatrico, la maternità e il «Villaggio del fanciullo», dove sono ospitati un centinaio di orfani che vivono e studiano. Questi sono forse gli unici ragazzi di Mogadiscio (e di tutta la Somalia, tranne un altro centro di Sos a Shek, in Somaliland) che frequentano elementari, medie e superiori e non le scuole coraniche che pullulano nel paese per indottrinare alla venerazione del Corano e dell’Islam. E’ chiaro che i gruppi più ultrà non possano sopportare una simile struttura (l’unica mai saccheggiata in tutto il Paese). A loro deve apparire proprio come sacrilega e emanazione diretta del diavolo.

IN DIFESA DELL'OSPEDALE - Ma la popolazione di Mogadiscio è pronta a difendere il proprio ospedale. Lo venera e lo ama più delle moschee. «Suor Leonella – ha commentato un venditore di the che ha il suo banchetto fuori dai cancelli dell’ospedale, intervistato dallo stringer del Corriere della Sera – merita una nostra mobilitazione. Io non la conoscevo personalmente ma tutte le mattine quando attraversava quella strada dove è stata ammazzata, mi faceva un sorriso e un cenno di saluto con il capo». E un altro commerciante che fa affari con i pazienti e i loro familiari non ha dubbi: «In 15 anni di guerra civile non ho mai impugnato un’arma, ma se arrivano qui a impadronirsi dell’ospedale, a cacciare le suore, a distruggere tutto, non solo io ma gli altri qua intorno siamo pronti intervenire con i mitra».

AUTO-BOMBA - Ieri un’auto bomba è esplosa a Baidoa al passaggio del convoglio dove viaggiava il presidente del governo di transizione, Abdullahi Yussuf, rimasto miracolosamente illeso. Cinque morti, tra cui il fratello di Abdullahi, e otto feriti gravi tra cui un colonnello ugandese. Oggi in parlamento è previsto il voto di fiducia per il nuovo governo, guidato da Ali Gedi. Dall’esito, che non è per niente scontato, si potrà capire se il dialogo con le Corti Islamiche si potrà avviare su un percorso costruttivo e concreto.

Massimo A. Alberizzi

malberizzi@corriere.it

E' dal 2001 che ci hanno dichiarato guerra (almeno così ci dicono). E come mai siamo sopravvissuti? Come mai siamo andati in vacanza? Come mai ho rischiato di più la vita per qualche testa di cazzo ubriaca in macchina piuttosto che incontrando un infedele musulmano? Come mai finora il risultato di questa guerra è che dei cristiani hanno invaso paesi musulmani e non viceversa?

Personalmente ho tanti dubbi e nessuna certezza, tantomeno che esista uno scontro di civiltà come ce lo vogliono raccontare. Grazie per il tentativo di trovarmi motivi per non ridere, avrei preferito il contrario. Comunque mi vendico e ora ti becchi questo bell'esempio di civiltà occidentale:

DI ROBERTO SAVIANO

L’Espresso

Violenza nelle strade. Ragazzini che sognano di diventare killer. Boss che si fanno imprenditori. Coca a ogni angolo. Rifiuti ovunque. E la politica non ha risposte per una città senza più speranza

Era uno degli ultimi a essere sfuggito. Ne restavano soltanto due. Il penultimo era lui, Modestino Bosco, 35 anni, e l'hanno massacrato in un garage sabato 2 settembre. Il clan Licciardi l'aveva condannato a morte molto tempo fa. L'aveva inserito nella famosa 'lista della Resurrezione'. Una lista di nomi scritta e affissa fuori la chiesa della Resurrezione a Secondigliano. I nomi erano dei presunti responsabili - secondo il clan - della morte del nipote di Gennaro Licciardi 'a'scigna', Vincenzo Esposito ucciso nel 1997 a 21 anni al rione Monterosa. Esposito lo chiamavano 'il principino' per il suo essere nipote dei sovrani di Secondigliano. Era andato in moto a chiedere spiegazione di una violenza subìta da alcuni suoi amici. Indossava il casco e venne scambiato per un killer. Quando se ne accorsero gli esecutori avrebbero voluto uccidersi con le loro mani, siccome intuirono che sarebbe stata cosa migliore che aspettare la ferocia dei Licciardi. E i Licciardi fecero partire una mattanza che in pochi giorni uccise 14 persone, a vario titolo coinvolte nell'omicidio del loro giovane erede.

Fu così che nacque l'idea di affiggere una lista fuori la chiesa, una lista che il parroco subito strappò, ma non così in fretta da non far leggere i nomi a tutti. Un modo per marchiare a fuoco i responsabili, per velocizzare l'eliminazione senza dover iniziare la strategia delle mattanze trasversali, un invito a consegnarsi per salvare i familiari, un invito ai familiari a consegnare il loro 'morto viven -te'. E dopo lunghi anni, la memoria dei clan è ferrea e infallibile, Modestino Bosco ha pagato la sua condanna. Non è stato uno degli ultimi a morire. Infatti pochi giorni dopo è stato ucciso Bruno Mancini, pregiudicato vicino al clan Di Lauro, crivellato di colpi di 9x21, la pistola il cui calcio da queste parti si abbina con il colore della cintura. Poche ore dopo, un altro agguato: Alfonso Pezzella, 56 anni, è stato assassinato nella sezione dei Comunisti italiani di Casandrino, intitolata ad Antonio Gramsci. Pezzella era un falegname, le indagini mostrano che aveva deciso di interrompere il pagamento dei debiti d'usura. E poi l'ennesimo innocente ammazzato per una rapina: un edicolante Salvatore Buglione 51 anni, la prima sera che non si era fatto assistere dai suoi parenti durante la chiusura del chiosco è stato assalito. Lo volevano rapinare dell'incasso del giorno, l'hanno accoltellato al petto, vicino al cuore. Tre vittime soltanto in un giorno.

Eppure fino a martedì l'estate era stata fatta di scippi, condotti con violenza e tecnica creativa. Il filo di banca è la più sofisticata: si aggancia la persona allo sportello, quella che ha prelevato più soldi, si lancia l'allarme con il telefonino ai complici e la vittima viene pedinata fino a una strada tranquilla. A quel punto non servono neanche le armi: quasi sempre basta la minaccia per farsi consegnare i soldi. C'è poi il metodo del panino, le forche caudine urbane: si sfrutta la strettoia per scippare. Infine il colpo al Rolex, aggiornato nell'era di Internet: si studiano su Ebay le quotazioni degli orologi, memorizzando i più richiesti. Poi si 'squadra la situazione', cercando al polso della vittima il pezzo più pregiato. L'agguato scatta nella zona degli alberghi sul lungomare e per il Rolex si è pronti a tutto, anche a sparare. E così in un territorio che va da via Chiaia a piazza Garibaldi passando per via Caracciolo e i Decumani solo nei mesi di luglio e agosto sono stati denunciati 756 scippi e rapine: più di 12 al giorno.

Quello che sembra essere una costante di Napoli e delle letture che si fanno del territorio partenopeo è che il male è tutto il male possibile ed il bene è tutto il bene possibile. È complesso riuscire a isolare i vettori delle contraddizioni, riuscire a comprendere sino in fondo le dinamiche, capirne i perimetri, valutare le tragedie. Napoli sembra sprofondare ed ogni qual volta si è certi di aver raggiunto una sorta di abisso che non può celare sotto che altro abisso, si continua invece a scendere. Come se il limite non si raggiungesse mai. Le estati sono momenti di impennata: turisti, vacanzieri, la vita per strada, divengono portatori di oggetti e danari troppo succulenti per non essere considerati come capitale mobile, danaro frusciante che ti passa sotto il naso, come se avessero sotto le t-shirt e i top il colore verde del dollaro o dei 500 euro. Poi, dopo, si alternano mazzi di fiori inviati ai turisti pestati, inviti a rimanere nelle splendide terre della Magna Grecia e poi lettere ai giornali di chi abbandona Napoli perché esausto. E di chi resiste. E turisti che dicono di non aver mai avuto tanta paura come in questa città, come l'americano Thomas Matthew Godfrey che ha reagito a uno scippo in vico dei Maiorani qualche settimana fa e si è trovato addosso una carica di persone, corse a sostenere i criminali che lui era riuscito a bloccare.

Il percorso non sembra essere mutato dal 1996 quando il leggendario 'Pippotto', ragazzino di Secondigliano chiamato da tutti ''o terrore', appena quattordicenne riusciva a fare decine di rapine in un'ora e cercava di migliorare le sue capacità tirando coca. La coca che a Napoli ha raggiunto prezzi bassissimi, arriva anche a 10 euro a dose al Rione dei Fiori nell'area nord della città, è il carburante migliore per mantenere un elevato grado di efficienza al furto, in grado di non farti sentire la stanchezza, di fare su e giù per le strade e di non perdere l'attenzione per 'squadrarsi la situazione'. Qualche giorno fa un ragazzo di vent'anni in un'ora ha scippato quattro donne, tra cui una disabile. La sua giornata è iniziata alle otto di mattina sul lungomare poi Porta Capuana e il Centro direzionale. Lo scippatore - incensurato, padre operaio in una delle tante fabbriche di scarpe nei sottoscala di via Foria - lavorava come garzone di barbiere: arrestarlo è stato facile, perché per i suoi colpi usava l'automobile. Il segno di un'inventiva criminale che studia sempre nuove tecniche: le armi, per esempio, non si usano più. Per rapinare bastano schiaffi e pugni. I Rolex sono il pezzo più ghiotto in assoluto: non ci sono statistiche, ma a leggere solo le denunce fatte in Questura a Napoli ne sono stati rubati negli ultimi anni più di 50 mila, e la cifra dicono gli inquirenti è sicuramente per difetto. Non solo a Napoli, ma furti di Rolex gestiti da napoletani sono stati segnalati nel 2006 a Genova, Riccione, Roma. Ovunque il mercato dei Rolex è gestito da qui siccome - come ha dimostrato l'inchiesta del 2006 al Monte di Pietà - i clan napoletani, soprattutto quelli del centro storico riescono a immettere i Rolex nuovamente nel circuito nazionale e internazionale di vendita. Un orologio rubato dopo una settimana ha una garanzia nuova, un codice nuovo ed è già su un polso nuovo.

Alla camorra non interessa mettere a stipendio l'intera massa che preme per entrare nel mercato imprenditorial-criminale. Quello che era stato il progetto degli anni '80 della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo di creare una sorta di 'Fiat della malavita', farebbe ridere i boss dei clan di oggi. Nonostante ciò, la camorra continua ad essere per numero di affiliati l'organizzazione criminale più corposa d'Europa, a leggere i dati forniti dalla Procura antimafia di Napoli. Per ogni affiliato siciliano ce ne sono cinque campani, per ogni 'sacrista' pugliese quattro, per ogni 'ndranghetista addirittura otto. In Campania c'è anche il territorio con il più alto tasso di camorristi rispetto alla densità abitativa, tra Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano d'Aversa, comuni del Casertano con meno di 100 mila abitanti, ci sono 1.200 condannati per 416 bis e un numero esponenziale di indagati per concorso esterno in associazione mafiosa. I rapper cantano 'Napoli è cocente di 416 bis' e il reato di associazione mafiosa diventa un inno, un'aspirazione. Perché l'aumento della pressione microcriminale sulla città trova ragione innanzitutto dal calo dei criminali 'a libro paga' e dalla progressiva ristrutturazione dei cartelli. Che è come se avessero svincolato gli uomini, autorizzandoli di conseguenza a scippare e razziare in ogni zona di Napoli. Spingendoli a osare di più, perché entrare a pieno titolo in un clan è spesso complicatissimo. E tentare di crearne uno è una prova cui molti vogliono sottoporsi.

La flessibilità della camorra è la risposta alla necessità delle imprese di far muovere capitale, di fondare e disfare società, di far circolare danaro e di investire con agilità in immobili senza l'eccessivo peso della scelta territoriale o della mediazione politica. Ora i clan non hanno necessità di costituirsi in macrocorpi, un gruppo di persone quindi può decidere di unirsi in banda, rapinare, sfondare vetrine con gli arieti, rubare beni e rimetterli nel mercato, senza subire come in passato o il massacro o l'inglobamento nel clan. Le bande che scorrazzano per Napoli non sono composte esclusivamente da individui che fanno crimine per aumentare il volume della propria tasca, per arrivare a comprare l'auto di lusso o riuscire a vivere comodamente. Gli individui che scelgono di far rapine, aggressioni, furti, sono spesso coscienti che aumentando le proprie azioni, riunendosi, possono migliorare la propria capacità economica, divenendo interlocutori dei clan o loro indotti. La rapina, l'aggressione, il furto, sono i primi scalini che servono per diventare imprenditore. Iniziare a mettere su un capitale è un percorso di crescita, non un gesto disperato. A Napoli la ferocia è un valore aggiunto. Già qualcuno, molti anni fa, disse che in una città dove il valore della vita è pari a zero chiunque una mattina può svegliarsi e decidere di mettere su un gruppo che se gli va bene potrà diventare clan, se gli va male finirà nella disperazione delle rapine. Il tessuto della città si slabbra, sino a spaccarsi tra due diverse tendenze gli individui, le bande, che come parassiti si nutrono di questa violenza allargata dove ogni essere vivente è territorio da saccheggiare, e di clan che invece come avanguardie velocissime spingono il proprio business verso il massimo grado di sviluppo e commercio, tra queste due cinetiche la città si sta dilaniando.

La mattanza di Scampia ha generato un'attenzione che mancava dalle dinamiche di camorra da più di dieci anni. Si torna a parlare del vecchio modello delle due Napoli. Una marcia, putrida e criminale; l'altra dotta, saggia, colta e visibilmente oscurata dalla mala-Napoli. Le due Napoli tornano visibili. La Napoli borghese, che non disdegna di parlare il dialetto con sonorità antiche, la Napoli che si considera capitale di bellezza e capacità di vita, e dall'altra la Napoli dei neomelodici, di Tommy Riccio e delle radio che trasmettono i messaggi di auguri ai carcerati di Poggioreale. La Napoli alta vede il crimine, la feccia del narcotraffico, l'arroganza del pizzo come degenerazioni della Napoli bassa, come un sacco velenoso che essa è costretta ingiustamente a trascinare.

Ma questi poli opposti, queste radicalità hanno perimetri ambigui. In realtà ben più di un nodo lega quest'apparente distanza. Il fulcro dell'economia della camorra è la sua forza imprenditoriale, una forza che si innesta anche nell'economia del nord Italia, irradiandosi in Asia, America e tutta Europa. Si combatte nelle strade di periferia e i soldati, come in ogni guerra, sono i disperati che ammazzano con un indennizzo di 2.500 euro a omicidio, che prendono salari di 700 euro mensili e che sperano di arrivare agli stipendi dei 'dirigenti militari', quelli che possono intascarsi anche 20 mila euro a settimana. Le economie in palio sono astronomiche: quella dei Di Lauro supera i 500 mila euro al giorno e, secondo quanto dichiarato nel settembre scorso nella commissione parlamentare Antimafia, il clan dei Casalesi gestirebbe un patrimonio di 30 miliardi, inclusi i beni posti sotto sequestro ma ancora nelle loro disponibilità. E le loro economie possiedono i perimetri dei continenti, si muovono con i money transfer in Canada, Australia, Gran Bretagna, Svizzera, investendo in aziende, negozi, ristoranti, alberghi. I dirigenti di queste economie hanno i profili dei finanzieri, degli imprenditori internazionali, non hanno la foggia dei criminali di periferia, risiedono nelle città europee, a Tenerife, Monaco, Varsavia, viaggiano da Pechino a Bogotà e investono negli Usa, Germania, Francia. Sono uomini di mondo, che con i soldi di camorra conquistano il mondo.

Sanno di correre dei rischi. Ma sanno anche fiutare le scorciatoie. L'indulto è venuto in soccorso delle disperate condizioni di vita a Poggioreale: un carcere d'inferno, il più sovraffollato d'Europa, dove d'estate nelle celle si arriva a 45 gradi e vivono in 2.300 nello spazio che dovrebbe contenere al massimo 1.100 persone. Ma non ha avuto solo questo compito. L'indulto sembrava avere una sola certezza: nessuna concessione per chi stava scontando pena per mafia. Eppure anche il 416bis è stato risolvibile a Napoli. E il meccanismo è semplice. Un meccanismo salva-padrini. Così è accaduto a Giovanni Aprea, boss di San Giovanni a Teduccio, uno dei territori con maggiore presenza camorristica, ma contrastata da molti cittadini di quest'area a forte tradizione operaia.

I legali di Aprea hanno smontato la condanna: prima hanno proceduto con lo scorporo delle due pene che il boss stava scontando: associazione mafiosa e possesso illegale d'arma da fuoco. Poi è arrivata la richiesta di far scattare l'indulto per la pena relativa al possesso d'arma da fuoco. Una volta accettata questa richiesta, il suo avvocato ha chiesto l'applicazione della fungibilità, ossia di scalare dal periodo trascorso in prigione che era stato condonato la condanna relativa all'associazione di stampo mafioso. Come dire si è usato l'indulto sul reato dove era possibile applicarlo per arrivare a ottenere l'indulto anche sul reato che era escluso dalla clemenza. E il boss Giovanni Aprea, soprannominato 'Punt' e curtiell' non per qualche sua abilità con le lame, ma perché suo nonno interpretò la figura del maestro di serramanico nel film di Squitieri 'I Guappi', torna libero. Libero di seguire i suoi affari in un territorio dove la crescita edilizia ha il profilo delle ditte dei clan.

Già prima dell'indulto i boss sono riusciti a risolvere i loro problemi con la giustizia. Pure i protagonisti della guerra di Scampia ce l'hanno fatta: è bastato cancellare 15 righe per fare svanire 80 morti, 80 cadaveri crivellati che hanno fatto inorridire il capo dello Stato e il papa. Vincenzo Di Lauro, figlio del re di Scampia Paolo, arrestato nell'aprile 2004 a Chivasso dopo anni di ricerche, è tornato libero nel giugno scorso per 15 righe e 30 minuti. Quindici righe mancanti nell'ordinanza di custodia cautelare, 30 minuti di ritardo nell'intervento dei carabinieri. Una svista, dicono. Proprio quelle 15 righe sui "gravi indizi di colpevolezza" che servono a tracciare il ritratto criminale di una persona che finisce in manette. Tanto è bastato. E i suoi uomini sapevano, sapevano prima dello Stato della sua uscita. Per avvertirlo e festeggiarlo gli avevano inviato un paio di scarpe, quelle della marca che ha un coltello come simbolo. Vincenzo è sparito in 30 minuti, il tempo necessario ai carabinieri per circondare il carcere e far partire il pedinamento. Prima del giovane Di Lauro era tornato libero Raffaele Amato, boss dei cosiddetti spagnoli, ossia gli scissionisti che a Barcellona hanno creato un secondo impero, rilasciato per decorrenza termini. E Giacomo Migliaccio era stato scarcerato per motivi di salute. Sono considerati due pesi massimi del narcotraffico europeo. Amato è già entrato nella leggenda nera, perché si è arricchito unendo 'munnezza' e droga: trasportava i carichi di cocaina nascosti dentro i camion della spazzatura, lì dove nessun doganiere avrebbe messo le mani. Queste scarcerazioni sono dati fondamentali anche per i ragazzi di camorra: i nuovi affiliati, tutti sotto i 16 anni, vedono che in fondo i capi più scaltri ce la fanno. Comprendono che innescare una guerra di camorra con più di 80 morti, che trasformare la più grande periferia del Mediterraneo, com'è Secondigliano, nella piazza di spaccio più importante d'Europa, tutto sommato ti permette di raggiungere un potere in grado di difenderti persino dal carcere. E di fare tanti soldi.

Quei capitali vanno da Napoli al Nord e poi nel resto del mondo, mentre la spazzatura segue la direttrice opposta. È per questo che il problema rifiuti non è un problema campano e meridionale. Le inchieste provano che in oltre trent'anni centinaia di imprese settentrionali hanno sversato le loro morchie, le parti non metalliche delle auto, i toner delle stampanti, migliaia di altri veleni, avvalendosi delle imprese della camorra e risparmiando in maniera esponenziale sui costi di smaltimento legale. Intere colline sono spuntate dove c'erano pianure e sopra le colline si è pure cominciato a costruire case e villette.

Dopo dieci anni di incapacità a gestire la questione rifiuti, dopo il commissariamento che quotidianamente ricorda l'incapacità campana di esprimere un politico, un dirigente, in grado di coordinare la questioni rifiuti senza essere condizionati dalla camorra. Dopo tutto questo, sembra incredibile ancora raccontarsi l'ingenua fiaba che vede la 'munnezza' un problema napoletano di disorganizzazione e burocrazia marcia. Attraverso il gioco dei rifiuti si è foggiata una classe imprenditoriale fiorente che ha innestato rapporti con la grande industria nazionale e ora è proprio questa forza economica che dopo aver fatto marcire la terra, l'aria, e molti esseri umani di queste zone, impedisce una reale soluzione. Poiché fin quando la situazione rimarrà così insolvibile ed incomprensibile la camorra potrà continuare a intombare i rifiuti d'ogni parte d'Italia in Campania, e continuerà a mischiare i 'propri' rifiuti con l'incredibile silenzio della politica, silenzio che ha il sapore sempre più del consenso.

Le leggi speciali chieste per Napoli sembrano essere quasi un palliativo. La situazione è speciale perché Napoli è una ferita che non riguarda solo Napoli. Nessuno può più affermare: 'Non mi riguarda'. Da qui si innescano economie e contraddizioni che irrorano il resto del paese: dai capitali criminali che altrove diventano legali, sino ai rifiuti che le imprese del Nord hanno sepolto nelle terre campane. Queste guerre di camorra, questa peste dei rifiuti che una parte d'Italia non riconosce come proprie, che ritiene un cancro inestirpabile di un organo che non appartiene al suo corpo, sono in realtà sismi le cui onde si stanno espandendo ovunque.

La Napoli che ha fallito il suo rinascimento, credendo di risolvere problemi antichi battezzando un luogo come autentico e sconsacrando le parti di esso in cui non si riconosceva, questa parte della città, progressista e insieme tremendamente conservatrice, continua ancora a rappresentarsi come ciò che non è, nostalgica di qualcosa che non è mai avvenuto, di una vaga leggerezza offesa dal peccato originale della violenza criminale. Ma occulta colpevolmente a se stessa che l'economia dei clan, composta dai soldati della periferia, ma in grado di versare capitale in ogni territorio europeo, è la cinetica prima della ricchezza di cui gode e del potere che detiene. Ipocrita, quindi, questa distante disperazione di una Napoli che adora sentirsi ferita a morte, ma che in realtà non muore mai.

Roberto Saviano

Fonte: http://espresso.repubblica.it

Link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/In...tano/1378147//4

15.09.06

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SCUSATE SE RISPONDO POCO...MA SONO IN GITA IN UNGHERIA!

A parte le cazzate avrei voglia di scriver un post lunghissimo su questo e tante altre cose che reputo vergognose nel nostro paese sull'ignoranza di un intero popolo e sul poco coraggio che hanno persone serie dai saldi principi...ma ve lo risparmio ricordando solo che se si continua su questa strada tra poco anche noi faremo la fine dell'Ungheria...e forse sarei contento se questo momento arrivasse DOMANI!

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E' dal 2001 che ci hanno dichiarato guerra (almeno così ci dicono). E come mai siamo sopravvissuti? Come mai siamo andati in vacanza? Come mai ho rischiato di più la vita per qualche testa di cazzo ubriaca in macchina piuttosto che incontrando un infedele musulmano? Come mai finora il risultato di questa guerra è che dei cristiani hanno invaso paesi musulmani e non viceversa?

Personalmente ho tanti dubbi e nessuna certezza, tantomeno che esista uno scontro di civiltà come ce lo vogliono raccontare. Grazie per il tentativo di trovarmi motivi per non ridere, avrei preferito il contrario. Comunque mi vendico e ora ti becchi questo bell'esempio di civiltà occidentale:

DI ROBERTO SAVIANO

L’Espresso

Fonte: http://espresso.repubblica.it

Link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/In...tano/1378147//4

15.09.06

Probabilmente questo EMERITO COGLIONE non aveva amici (sempre che possa averne qualcuno) a NY nel 2001 oppure anni dopo a Londra!

Probabilmente non è riuscito nemmeno a pensare alla Spagna del suo Zapatero?

Gente è morta per quella guerra e non vedere quello che succede fuori dal proprio giardino è la cosa più vigliacca e stupida che ci sia!

Be' due miei amici hanno visto tutto quello che è successo a NY...e la guerra l'hanno vissuta...allora LORO sarebbero in guerra e noi no?

ma i militari uccisi? quelli invece...sono stati uccisi per gioco? Le chiese incendiate?

Che schifo pensare che ESISTONO PERSONE COME IL CITATO "GIORNALISTA"....

Edited by tuig
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E' un classico, leggono l' Espresso/Repubblica e son convinti che la verità sia tutti lì.........tra quella spazzatura !!

Apri gli occhi Les..............con affetto eh !! :angry:

E allora leggiamo tutti "Il Giornale" il vangelo secondo Silvio, pardon Paolo, Berlusconi....

Dai Roo, questo da te non me lo sarei mai aspettato, un minimo di libertà di espressione :rolleyes::blink:

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Probabilmente questo EMERITO COGLIONE non aveva amici (sempre che possa averne qualcuno) a NY nel 2001 oppure anni dopo a Londra!

Probabilmente non è riuscito nemmeno a pensare alla Spagna del suo Zapatero?

Gente è morta per quella guerra e non vedere quello che succede fuori dal proprio giardino è la cosa più vigliacca e stupida che ci sia!

Be' due miei amici hanno visto tutto quello che è successo a NY...e la guerra l'hanno vissuta...allora LORO sarebbero in guerra e noi no?

ma i militari uccisi? quelli invece...sono stati uccisi per gioco? Le chiese incendiate?

Che schifo pensare che ESISTONO PERSONE COME IL CITATO "GIORNALISTA"....

Hai fatto confusione Tuig, l'emerito coglione sono io, mentre Saviano racconta in prima persona una guerra vera che si consuma nel sud Italia. Secondo me merita un pò di rispetto

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