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Tragedia nel pomeriggio. Salta l'incontro con il Cesena

Lutto alla Juve, partita rinviata

Due giovani delle squadre giovanili sono annegati in un laghetto all'interno del centro sportivo di Vinovo

TORINO - Due giovani delle squadra giovanile della Juventus, Riccardo Neri, fiorentino, e Alessio Ferramosca, di Torino, entrambi di 17 anni, sono annegati in un laghetto all'interno del centro sportivo della Juventus di Vinovo (Torino). Per questo motivo la partita tra la Juventus e il Cesena, in programma allo stadio Olimpico, è stata annullata. Secondo quanto si è appreso dai carabinieri, i due ragazzi, che facevano parte della squadra Berretti, sono morti cercando di recuperare alcuni palloni finiti in un laghetto al termine di una partita. Quando alcuni inservienti hanno visto gli indumenti appesi nello spogliatoio senza la presenza dei ragazzi, è scattato l' allarme. I vigili del fuoco e i carabinieri hanno trovanto poco dopo i corpi dei due giovani, che sono stati recuperati dai sommozzatori, ormai senza vita.

UNA VASCA LUNGA 50 METRI - L' incidente è avvenuto in un laghetto artificiale che sorge all' interno del centro sportivo della Juventus, Mondo Juve. Si tratta di una vasta vasca di raccolta dell' acqua piovana lunga circa 50 metri e larga 30 e profonda 4-5 metri. I vigili del fuoco hanno fatto una prima ipotesi sull' accaduto. I due ragazzi volevano recuperare i palloni finiti in acqua e si sono appostati al bordo della vasca che è totalmente impermeabilizzata con teli di plastica. Le tracce ritrovate fanno supporre che abbiamo messo i piedi sul telo che è scivoloso e siano finiti nell' acqua gelida senza possibilità di scampo. Non è ancora stato possibile accertare se siano finiti nella vasca contemporaneamente o se prima sia caduto uno e il secondo abbia perso l' equilibrio nel tentativo di salvare il compagno.

MINUTO DI SILENZIO - Marco Brunelli, segretario della Lega Calcio, ha annunciato il minuto di silenzio su tutti i campi di serie A e B per la morte dei due ragazzi della Juventus.

16 dicembre 2006

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Il ricordo di Alessio e Riccardo

Bravi in campo e bravi a scuola

Entrambi i ragazzi morti nel centro juventino di Vinovo rientravano già nell'orbita delle giovanili azzurre. Rampulla: "Volevo portare Riccardo in prima squadra"

16 dicembre 2006 - Alessio Ferramosca e Riccardo Neri studiavano in due diversi istituti tecnici di Nichelino (Torino): Ferramosca, in particolare, dell'istituto statale Maxwell, mentre il compagno era iscritto in una scuola privata. Entrambi erano bravi studenti.

ALESSIO: PAPA’ PRESIDENTE - Aveva compiuto 17 anni il 9 settembre scorso, Alessio Ferramosca. Torinese, centrocampista e difensore, a disposizione dell’allenatore Maurizio Schincaglia che ne apprezzava la duttilità tecnica e la grande forza di volontà. Era arrivato da pochi mesi alla Juve, Alessio. Era stato notato in una di quelle tante piccole società che possono rivelarsi un serbatoio prezioso di campioncini. L'Atletico Mirafiori - questo il nome della società - lo aveva ceduto volentieri alla Juve. Anche perché il presidente non era altro che il papà di Alessio, Luciano Ferramosca. Un papà annichilito da un dolore troppo grande. "Alessio lascia un vuoto immenso" è scritto sul sito della società del padre di Ferramosca.

RICCARDO: DOMANI 17 ANNI - Riccardo Neri era al secondo anno di Jventus. Era un portiere. Bravo, promettente. Lo allenava Lorenzo Frison, ma già Michelangelo Rampulla lo aveva notato: "Aveva grandi doti. Lo scorso anno aveva vinto lo scudetto con la squadra allenata da Massimo Storgato e cresceva davvero bene. Avevo pensato di portarlo con la prima squadra, il prossimo anno, e di allenarlo personalmente. Non ci sono abbastanza lacrime, in un momento così". Riccardo Neri era nato in Toscana, a Poggibonsi, una manciata di chilometri da Siena, il 17 dicembre 1989. Domani avrebbe compiuto 17 anni. La Juve lo aveva scovato nelle giovanili dell’Empoli tramite l’allora responsabile del settore, Francesco Ceravolo, che commenta: "Me lo ricordo bene, è una notizia talmente terribile che ancora non riesco a capacitarmi sia vera".

I TECNICI FEDERALI - In lacrime anche i tecnici federali, Antonio Rocca e l'omonimo Francesco Rocca, il mai dimenticato "Kawasaki" di tempi lontani. Piange, Antonio: "Non si può morire così, non è giusto. Li conoscevo, li seguivo. Erano bravi, nell'orbita del giro azzurro. Sapere che non ci sono più è terribile". E Francesco aggiunge: "Ne avevo sentito parlare, anche se non li avevo conosciuti di persona. E' una pena che non si può descrivere, la notizia più brutta che potessi ricevere".

Senza parole anche Luciano Moggi: "Un dolore immenso. Un abbraccio forte ai genitori".

gazzetta

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