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cambi in casa Armani?


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Maledetta domenica, per l' Armani, di quelle che si mangiano il futuro. Perdendo (93-86) ad Avellino, Milano dà un calcio al destino, sprecando l'opportunità di agganciare Siena (sconfitta a Udine) e distanziare Treviso (che ha perso addirittura in casa contro Capo d'Orlando). Insomma, gli uomini di Djordjevic proprio non ne vogliono sapere di avanzare una seria candidatura per questo campionato in cerca d'autore. Ci illudono. Come al termine del primo tempo, quando in vantaggio, 49-40, sembravano voler invertire la tendenza che li ha sempre visti regalare il primo tempo in trasferta...

Ma, anche invertendo l'ordine dei fattori, il risultato non è cambiato: stavolta sono crollati nella ripresa (parziale di 53-37). Subire 93 punti sarà pur un problema? Il fatto è che le guardie di Milano non arrestano proprio nessuno. Ieri hanno subito l'imperversare di quelle irpine: Ramel Curry da New York di punti ne ha fatti 32, più 8 falli subiti, mentre Brent Darby del Michigan, che in Italia ha sempre navigato nel sommerso (Ferrara e Trapani), di punti soltanto 17, conditi però da 8 assist! Le facce della luna dell'Armani sono troppe, e troppo contraddittorie. Nel primo tempo, sempre in vantaggio mostrava controllo della gara e della selezione di tiro, con eccellenti percentuali (9/13 da 2 e 7/11 da tre), oltre al solito controllo dei rimbalzi (12/15). Poi l'eclissi e il ribaltone, subendo anche sotto i tabelloni (22-14, i rimbalzi per Avellino nella ripresa).

Controverso anche l'utilizzo del giovane Gallinari, inopinatamente passato a 8 minuti in campo dai 28 di media che aveva. Vista la serata atroce di Travis Watson (zero tiri), ci sarebbe anche una morale: Milano per vincere ha bisogno anche del talento e quelli che più ne hanno, in diversi ruoli, sono, appunto Gallinari e Watson. Se Dante Calabria segna 20 punti e la squadra perde nettamente... Meditate, gente. Milano ci ha provato solo con fattori estemporanei, quali le bordate dei lunghi che tirano da 3 punti (Schultze 4/6 e Tusek 2/3). Variabili indipendenti. Che possono aggiungere qualcosa ma non fanno la sostanza della squadra.

Spifferi di corridoio sibilano. Dicono che la spada di Damocle del taglio stia su Marko Tusek con il nome di Erazem Lorbek, ex Fortitudo Bologna che quest'anno non ha trovato accoglienza adeguata alla corte di Sergio Scariolo in quel di Malaga. Stessa origine (Slovenia) e casa madre (Olimpia Lubiana), stesso ruolo (ala/centro) e caratteristiche tecnico-tattiche (lunghi che escono per un buon tiro da 3 punti) per i due. Il vantaggio di Lorbek: meno anni (22 contro i 31 di Tusek) e maggior statura (208 cm. contro 203), e se son rose (e non sono soltanto voci dagli agenti), forse sboccerà un rinforzo per Milano.

Werther Pedrazzi

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