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Caso Holland-Magnano


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Sono tantissimi i tifosi biancorossi che si sono innamorati di questo sport e hanno iniziato ad affollare il palazzetto di Masnago grazie alle gesta della DiVarese. Un gruppo splendido di ragazzi terribili, che a cavallo degli anni ottanta ha fatto sognare una generazione.

Senza mai riuscire a vincere nulla - per sfortuna, per inesperienza, o semplicemente perché gli altri erano più forti - quella squadra è stata capace di divertire tutti, grazie alla forza di un gruppo unito e al carisma del suo condottiero indiscusso: Joe Isaac. Allenatore abile e capace di motivare al massimo i suoi giocatori che per lui avrebbero fatto qualsiasi cosa, uomo con un innato senso dello spettacolo. La gente lo adorava, i tifosi attendevano il suo ingresso sul parquet del palazzetto più di quello dei giocatori: sempre per ultimo, tre o quattro minuti prima dell’inizio della partita, con il dito puntato verso la folla che lo salutava con un boato assordante.

Erano tempi in cui gli stranieri che giocavano in campionato erano ancora pochi, al massimo due per squadra, e la gente di Varese era orgogliosa di avere in panchina un allenatore americano: un modo come un altro per essere diversi.

Le partite che Joe amava più di ogni altra erano i derby con Milano.

Sfide all’ultimo sangue entrate di forza nella storia della pallacanestro, che erano sempre decisive per l’assegnazione dello scudetto, e che Isaac ricorda con divertita nostalgia. "Che partite - ridacchia - che spettacolo ragazzi. Certo, anche i derby contro Cantù erano caldi e sentiti, ma mai come quelli con Milano. Erano sfide di altissimo livello, andavamo ad incontrare gente del calibro di D’Antoni, McAdoo, Premier, Boselli... devo continuare?"

Tra Varese e Milano, in quegli anni, ci si giocava il campionato.

E ogni volta la spuntavano loro, maledetti. Noi vincevamo durante la stagione regolare, e loro poi si vendicavano nei playoff e ci buttavano fuori, quasi sempre in semifinale. Ma da sportivo oggi dico che era un onore venire sconfitti dalla squadra più forte d’Europa, quale era la Milano dell’epoca.

Qual è il ricordo più bello legato al derby?

Ci sono tanti episodi, e io faccio fatica a ricordarmeli perché sto invecchiando. Ma non potrò mai dimenticare una nostra vittoria sul loro campo, nel febbraio del 1988, con 30 punti di Thompson, che ci valse il primo posto in regoular season. Una partita tirata fino all’ultimo, giocata in un palazzetto strapieno e caldissimo.

Domenica andrà in scena la sfida numero 150 tra le due società. Cosa succedera?

Dipenderà tutto da Varese, che deve dimostrare di avere superato due

traumi: quello della sconfitta che Milano gli ha inflitto a Masnago nella seconda giornata di campionato, e quello della brutta eliminazione dalla coppa Italia. Varese dovrà far vedere a tutti - ancora una volta, perché pare che la gente non se ne sia accorta - che la sua posizione di classifica non è affatto casuale.

Ma le piace questa squadra?

Molto. Rispetto alle ultime mi sembra più compatta, e i giocatori sono molto uniti, si vede che amano stare insieme anche fuori dal campo e che stanno bene tra loro. Un gruppo solido è la base per fare grandi cose.

Chiapparo ha dichiarato che la società sta lavorando per prolungare il contratto a Holland. Una buona scelta?

Ottima, perché Delonte diventerà fortissimo, vedrete. Per giocare nella NBA deve migliorare ancora un po’, soprattutto nel tiro da fuori, ma il suo uno contro uno è strepitoso. E poi è un ragazzo intelligente, che sta capendo quello che la squadra vuole da lui. Le difese avversarie gli dedicano le attenzioni maggiori, e lui sta diventando altruista e gioca per i compagni. Ecco perché giovedì scorso a Bologna ha chiesto di uscire per un paio di minuti: voleva capire, dall’esterno, come avrebbe potuto aiutare di più la squadra.

Francesco Caielli

:hyper::D:D:D:D

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ad occhio e croce è in pensione

Fa il responsabile delle attività extradidattiche alla Liuc di Castellanza insieme a Dino Boselli ed allena la squadra di serie D attualmente prima in classifica.

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