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Blocchi del Traffico, Malpensa e Protocollo di Kyoto...


Ale Div.
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INQUINAMENTO AEREO

Monday 26 February 2007 | Ambiente | Email | Print

INQUINAMENTO AEREO

di Alessio Mannucci

Una stima per difetto paragona l’inquinamento di ogni aereo a quello di 500 auto non catalizzate. L’aeroporto di Malpensa, ad esempio, equivale a 250-300.000 auto al giorno, quello di Linate a 150.000 auto.

In questi ultimi anni, i viaggi low cost hanno fatto lievitare drasticamente il traffico aereo e l’inquinamento correlato. Il traffico aereo è di gran lunga la fonte di emissioni di gas serra che cresce più in fretta; dunque, è tra le minacce più gravi al già disastrato ambiente globale, oltre che alle orecchie di chi abita vicino agli aeroporti, anch’essi sempre più numerosi.

Ben Matthews, ingegnere ambientale e ricercatore all’Istituto di astronomia e geofisica dell’università belga di Louvain, scrive sul sito www.chooseclimate.org, ovvero “scegli il clima”: “Giri su Internet alla ricerca del volo più economico ? Vuoi andare in luoghi caldi in inverno ? Ti interessa una conferenza sul futuro del mondo? Bene, scopri da te qual è il vero prezzo del viaggio aereo che vuoi fare.

Scopri che è il modo più rapido per stare al caldo per sempre, e precludere un futuro all’umanità”. Due clic su una mappa, e un apposito modello di calcolo, il Java climate model, permette di scoprire all’istante il nostro contributo individuale, per il tragitto indicato, all’effetto serra. Basta qualche migliaio di chilometri sulle nuvole per produrre più anidride carbonica (CO2, il principale gas serra) di dieci contadini del Bangladesh in un anno di vita, considerati tutti i loro consumi.

Il modello fornisce altre notizie: quanto kerosene occorre per ogni viaggiatore (dividendo per il numero dei passeggeri le decine di migliaia di litri necessari a un Jumbo); quanto costerebbe un biglietto se del prezzo facessero parte le tasse; quanta parte del totale delle nostre emissioni sostenibili di CO2 (cioè per riscaldarci, viaggiare, mangiare, consumare) ci giochiamo con un dato percorso aereo. In un tragitto Roma-Londra e ritorno, quasi esauriamo il nostro diritto alle emissioni per un intero anno.

I velivoli vanno a kerosene, un carburante di origine fossile. Spiegano Guy Dauncey e Patrick Mazza: «Gli aerei commerciali generano 600 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Rilasciano ossidi di azoto direttamente nella troposfera (la parte inferiore dell’atmosfera, sede dei fenomeni meteorologici); qui si ossidano nell’ozono troposferico che, a quell’altezza, funziona come potente gas serra. Provocano scie dense di vapore acqueo che, portando alla formazione di cirri, bloccano il calore all’interno dell’atmosfera».

Così, secondo i calcoli di Paul Wennberg del California Institute of Technology, il trasporto aereo arriva a incidere per un 10% sul totale dell’effetto serra. Volare inquina anche chi vive a terra: non solo con il monossido di carbonio e le polveri totali sospese, ma soprattutto con il rumore. Contro i voli notturni, in Gran Bretagna gruppi di cittadini protestano periodicamente in pigiama, incoraggiati dalla campagna “Green Skies” (Cieli Verdi). In Italia, è nota la battaglia delle associazioni di tutela ambientale e di molti comuni lombardi e piemontesi contro l’ingigantirsi di Malpensa. Esempio di quelle “grandi opere” che tanto piacciono ad alcuni governanti, gli aeroporti italiani crescono in numero e dimensione. Ne sono stati inaugurati uno a Olbia, uno a Crotone, a Malpensa è stata aperta la Cargo City. Quale località non vuole uno scalo aereo, anche solo per questioni di prestigio?

Proseguendo su questa strada, l’effetto serra da aviazione civile potrebbe triplicarsi entro il 2050 rispetto ai dati del 1990: la maggiore efficienza energetica degli aerei moderni e i passi avanti della tecnologia verranno annullati dalla crescita dei voli.

Se i biglietti aerei costano poco, incoraggiando le ali anziché le rotaie, è a causa di due anomalie inquietanti. La prima: mentre la benzina è pesantemente tassata, il kerosene è esentasse ovunque nel mondo. Le regole poste dall’Organizzazione Internazionale per l’Aviazione Civile (ICAO), organismo dell’ONU finalizzato a promuovere il trasporto aereo, impediscono ai singoli Paesi di cambiare la situazione. Questo dà un vantaggio ingiusto all’aereo rispetto ad altri mezzi, per esempio il treno.

«Grazie all’assenza di una tassa sul carburante aereo o di qualunque prelievo basato sulle emissioni, le compagnie aeree possono tenere i prezzi dei biglietti artificialmente bassi. In questo modo, però, il costo dell’inquinamento grava sull’intera società anziché sul solo passeggero», spiegava anni fa la Campagna internazionale per un giusto prezzo del trasporto aereo (fu avviata da Friends of the Earth. Ora è stata sostituita da Green Skies, molto più moderata: si limita a contestare i voli notturni).

L’esentasse è una pacchia per gli aerei, che richiedono soprattutto carburante, rispetto ai treni, dove è necessario invece più personale. Del resto, si stima che, in Europa, il settore dell’aviazione riceva 42 milioni di dollari l’anno fra sovvenzioni dirette o indirette, quasi fosse la Croce Rossa.

L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo tecnico dell’ONU che si occupa di effetto serra, dedicò nel 1999 il suo primo studio di settore proprio all’impatto dell’aviazione civile. Scatenando le ire del business aereo e petrolifero, il rapporto suggerì di “adottare politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto” e “disincentivare l’uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione”. Non se ne fece nulla.

Ed ecco la seconda anomalia: la fonte di emissioni di gas serra più veloce del mondo è paradossalmente rimasta fuori del Protocollo di Kyoto (1997) sulle riduzioni obbligatorie dei gas. La comunità internazionale non si è accordata su dove allocare il rilascio di CO2 per i voli internazionali: Paese di partenza, Paese di arrivo o Paese che ha venduto il kerosene ?

Con in favoritismi di cui gode, secondo la Commissione Ambientale d’Inchiesta (EAC) della House of Commons britannica, nel 2050, il solo settore dell’aviazione rappresenterà ben il 66% delle emissioni del Paese. Il governo inglese, unico in Europa, si è dato (”Libro Bianco sull’Energia”), entro il 2050, l’obiettivo di ridurre del 60% rispetto al 1990 le emissioni, per rispondere all’obiettivo di “salvezza climatica” indicato dall’IPCCC.

“Ma perché mai gli altri settori economici dovrebbero accettare un costoso taglio di emissioni, mentre il comparto aereo avrebbe il permesso di triplicare il contributo al cambiamento climatico fra il 1990 e il 2050 ? Non includere gli aerei significa non poter raggiungere questo obiettivo di riduzione globale”. Con questa critica, contenuta in un rapporto del giugno 2004, la Sustainable Development Commission (SDC) nominata dal governo britannico si è opposta al Dipartimento Governativo del Trasporto Aereo che, nel dicembre 2003, ha pubblicato il “Libro Bianco sul Futuro degli Aerei” (ATWP). Per la verità, il rapporto ufficiale auspica l’inclusione entro il 2008 del settore aereo nello Schema europeo di obiettivi per la riduzione delle emissioni (EUETS: European Union Emissions Target Scheme) e, in prospettiva, in un sistema globale di controllo.

Se il settore aereo fosse costretto a comprare sul mercato un’enorme quantità dei diritti di emissione (poiché non riesce a ridurle), allora i prezzi dei voli crescerebbero, e la domanda scenderebbe. La SDC e i gruppi ambientalisti britannici, riuniti nell’Aviation Environment Federation (AEF), chiedono di imporre anche all’aviazione nazionale e internazionale l’obiettivo riduzione entro il 2050. Ma non si fidano del governo, e temono che l’inserimento slitterà almeno al 2013.

Spiega Jonathan Porritt, che ha firmato il contro-rapporto SDC: “Il solo strumento di politica ambientale efficace sono le tasse ambientali e i permessi di emissione controllati. Poi ci vuole un’opera di sensibilizzazione pubblica sul fatto che il trasporto aereo non può crescere a questi ritmi, e politiche per limitarlo. Ma il Libro Bianco di tutto ciò non parla. Anzi, è favorevole a nuovi aeroporti, a causa della saturazione di quelli esistenti”.

Le compagnie aeree si oppongono alla tassazione del kerosene con il pretesto che «i poveri dovranno pagare di più i biglietti». In realtà, un simile provvedimento introdurrebbe il “giusto prezzo” (maggiorato). Ma solo se fosse adottato internazionalmente: altrimenti gli aerei andrebbero ad approvvigionarsi esentasse nel più vicino paradiso fiscale del kerosene.

Anni fa, i ministri delle Finanze dell’Ue discutevano di una tassa sui carburanti aerei entro i confini europei. Nulla, però, venne fatto, per l’opposizione di Spagna e Irlanda. Poi, l’Ue ha pensato a un supplemento sul biglietto, basato sulla distanza e sulle emissioni per km, con un sovrapprezzo per decollo e atterraggio che sono le fasi più energivore. Gli introiti sarebbero stati destinati agli Stati membri o a un fondo climatico internazionale, per mitigare (ma come?) l’impatto della crescita degli oceani dovuta all’effetto serra. Anche in questo caso, non se ne parlò più.

E così, a tutt’oggi, è la Norvegia l’unico Paese ad avere un prelievo basato sulle emissioni per i voli nazionali. E se si includessero i velivoli nel Protocollo di Kyoto ?

Alle linee aeree sarebbe permesso un tot di emissioni di CO2, e per il sovrappiù dovrebbero acquistare sul mercato mondiale diritti di emissione, scaricandone i costi sui biglietti (con un duro colpo al low cost). Questa è anche la proposta del Global Commons Institute (GCI), l’Istituto per i Beni Comuni Globali.

In sostanza, con l’eccezione della Gran Bretagna, politici e movimenti ambientalisti mantengono, in materia di insostenibilità aerea, un assordante silenzio. C’è chi si pronuncia, ma poi scivola sulla classica buccia di banana: una deputata verde tedesca, poco dopo aver pronunciato un discorso sull’inquinamento aereo, si imbarcò per una tratta che in treno avrebbe richiesto tre misere ore. Un dirigente ambientalista italiano, dovendosi recare da Roma a Verona (5 ore di treno), volò a Venezia dove lo aspettava un’auto. Il viaggio di ritorno si svolse in modo identico.

Nel privilegiato Occidente, viaggia sulle nuvole ogni categoria, verdi e alternativi compresi, verso destinazioni vicinissime e lontanissime, prendendo a pretesto la mancanza di tempo ma in realtà rincorrendo le tariffe superscontate. Non sono senza peccato i partecipanti ai viaggi di turismo “sociosostenibile” (che non tiene mai conto del peso ambientale dell’aereo). Né gli attivisti ambientalisti o no global: hanno contribuito all’inquinamento ANCHE le masse dirette verso i Social Forums di Porto Alegre e Mumbai, il vertice sull’ambiente di Johannesburg (1992), l’incontro interplanetario indigeno, l’assemblea pacifista, il controvertice commerciale, ecc. ecc…

Un discorso a parte meritano gli aerei militari. Nel 2003, durante il conflitto USA-Iraq, gli anarco-ciclisti della Critical Mass torinese, con gli scienziati della Società Meteorologica Italiana, hanno calcolato quanto contribuisce all’effetto serra una guerra aerea. Base per le stime è stata quella del Golfo del 1991. Si è partiti dalla considerazione che un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16.200 litri/ora; un bombardiere B52, 12.000 litri/ora; un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache, 500 litri/ora. Su queste basi, si è calcolato che un mese di guerra soprattutto aerea porti l’emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2:l’equivalente dell’effetto serra totale provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti.

Alessio Mannucci

Siti correlati all’articolo: GreenSkies www.chooseclimate.org ICAO International Civil Aviation Organization Intergovernmental Panel on Climate Change Aviation Environment Federation (AEF) lobal Commons Institute main page Altri articoli correlati: Toxic 100 update Un nuovo buco dell’ozono Inquinamento killer Ambiente italia 2006 Il commercio di Kyoto

Circolo Culturale Excalibur

- alternativa verde -

VARESE (Italia)

E-Mail: excaliburitalia@libero.it

Sito web: http://excaliburitalia.spaces.live.com

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Quando ci sono di mezzo i soldi, tutto passa in secondo piano.

Nessuno però deve chiamarsi fuori. Mantenere lo stile di vita che abbiamo raggiunto costa in sfruttamento delle risorse energetiche della terra.

Chi è disposto a rinunciare a parte di quanto si ha per il bene futuro del nostro pianeta?

E purtroppo siamo solo agli inizi, pensate a quando, giustamente, anche le popolazioni dei paesi asiatici emergenti potranno accedere a quanto noi abbiamo già....

Per certi versi siamo tutti ipocriti. Tutti abbiamo bene in mente il problema, però nessuno vuole prendersi scelte antieconomiche o rinunciare a privilegi.

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A mio parere il progresso non i può arrestare.

Pensate se il nostro Ponch dovesse rinunciare all' aereo per raggiungere gli USA o la Cina; improponibile.

Certo, a qulache rinuncia si può certamente piegarsi; basterebbe poco.

Tuttavia, la VERA svolta, sarebbe quella di abbandonare l' utilizzo dei combustibili fossili.

Ci vuole una seria e decisa sterzata, una scelta politica globale (o almeno continentale !) perchè si utilizzino i gas naturali e si avvii un processo di riconversione/riattivazione dell' agricoltura allo scopo di produrre alccol o bio-diesel.

Il problema è andare contro i mostruosi interessi/introiti dei Moratti di turno, cosa tutt' altro che facile....

Solo in questo modo pareggeremmo il bilancio di CO2 dando una vera svolta a quanto sta succedendo.

Il resto, sono "chiacchere e distintivo".

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A mio parere il progresso non i può arrestare.

Pensate se il nostro Ponch dovesse rinunciare all' aereo per raggiungere gli USA o la Cina; improponibile.

Certo, a qulache rinuncia si può certamente piegarsi; basterebbe poco.

Tuttavia, la VERA svolta, sarebbe quella di abbandonare l' utilizzo dei combustibili fossili.

Ci vuole una seria e decisa sterzata, una scelta politica globale (o almeno continentale !) perchè si utilizzino i gas naturali e si avvii un processo di riconversione/riattivazione dell' agricoltura allo scopo di produrre alccol o bio-diesel.

Il problema è andare contro i mostruosi interessi/introiti dei Moratti di turno, cosa tutt' altro che facile....

Solo in questo modo pareggeremmo il bilancio di CO2 dando una vera svolta a quanto sta succedendo.

Il resto, sono "chiacchere e distintivo".

Anche le fonti rinnovabili dovrebbero essere maggiormente incentivate.

La Germania conta di arrivare entro il 2015 al 20% del fabbisogno energetico nazionale dall'energia solare.

E noi nel paese del sole siamo a livelli da terzo mondo.

Studi dell'ENEA dicono che l'Italia potrebbe arrivare a coprire il 40% del suo fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermico e idroelettrico).

Ma chi in Italia và contro l'ENI?

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Anche le fonti rinnovabili dovrebbero essere maggiormente incentivate.

La Germania conta di arrivare entro il 2015 al 20% del fabbisogno energetico nazionale dall'energia solare.

E noi nel paese del sole siamo a livelli da terzo mondo.

Studi dell'ENEA dicono che l'Italia potrebbe arrivare a coprire il 40% del suo fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermico e idroelettrico).

Ma chi in Italia và contro l'ENI?

Ottima aggiunta !!

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che non mi sembra un affarone convertire l'agricoltura in coltivazioni di colza e barbabietole...

dobbiamo già importare troppo cibo così malmessi come siamo ora...

Non penso affatto di smettere di produrre frutta o verdura per fare carburanti.

L' agricoltura in Europa stà in piedi grazie a montagne di sovvenzioni comunitarie, e nonostante ciò ci sono enormi aree ex agricole abbandonate.

Se ci fosse la volontà politica, ogni terreno sarebbe coltivato, ogni bosco perfetto e pulito (come 50 anni fa'!), e chi lavora nel settore potrebbe avere ottimi ritorni economici.

Si tratta di sottrarre profitti ai petrolieri ( e ai paesi arabi !) per trasferirli a gente che ha voglia di lavorare a tutto vantaggio dell' ambiente , della qualità di vita in generale e della nostra economia.

Tutto troppo bello, eh ??

Edited by ROOSTERS99
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le normative comunitarie tutto fanno, fuorché favorire l'agricoltura. si caricano di sovvenzioni gli agricoltori spesso per fargli abbandonare la coltivazione di campi e frutteti, si contingenta la produzione con criteri imperscrutabili, si barattano quote latte con impianti siderurgici destinati a morte certa(quest'ultima è tutta farina di un lontano governo italico...) e, insomma, si fanno tante belle porcheriole che tutto producono, tranne un incremento di produzione o di aree coltivate.

l'agricoltura è un interessante argomento...

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Un po' di riflessioni scomposte da parte di Jukebox...

Da quando ho scoperto che i combustibili come il bio-etanolo ed il bio-diesel sono economicamente convenienti solo perché sovvenzionati, e che l'agricoltura e la pastorizia sono grandi produttori di gas serra, ho cercato di documentarmi un po', evitando l'ideologia... sono arrivato ad una conclusione, magari un pochino cinica: per quanto ci possiamo preoccupare per l'ambiente, il fatto che siamo oltre 6 miliardi e che abbiamo sviluppato un certo tenore di vita, non può che portare ad una modificazione dell'ecosistema... se non altro per il fatto che una certa specie, quella umana si è riprodotta ed evoluta a dismisura, rompendo di fatto, un equilibrio dinamico, provocando un'accelerazione repentina in cambiamenti che normalmente richiedono ere... non è un giudizio di valore, anzi, avendo io un'ottica antropocentrica e non gaiana penso da un lato che il progresso sia un bene ma dall'altro sono convinto che dobbiamo preservare il sistema in cui siamo inseriti; la mia è semplicemente la constatazione che l'evoluzione della specie umana sta determinando un'evoluzione troppo veloce dell'ecosistema planetario... sono anche convinto che, essendo un sistema, troverà un suo nuovo equilibrio dinamico... non ho idea di quale potrà essere questo nuovo equilibrio: magari qualcosa di simile a Marte, o alla luna... sistemi che sono comunque in equilibrio, anche se questo non contempla la presenza di vita!

Per arrivare ad un equilibrio sostenibile, che sarà diverso anche solo da quello di 10, 50 o 100 anni fa, penso che dovremmo tutti cominciare dalle piccole cose, tipo spegnere le luci in casa o evitare di prendere la macchina per andare a comperare il giornale; un primo passo sarebbe sicuramente quello di far pagare la diseconomia ambientale generata, modificando di conseguenza il prezzo di beni e servizi... ma chi è disposto per esempio a dire ai cinesi: dobbiamo tassare le vostre merci se non adeguate i vostri sistemi produttivi perché state inquinando aria ed acqua in maniera irreversibile?

Ciao

JB

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Non penso affatto di smettere di produrre frutta o verdura per fare carburanti.

L' agricoltura in Europa stà in piedi grazie a montagne di sovvenzioni comunitarie, e nonostante ciò ci sono enormi aree ex agricole abbandonate.

Se ci fosse la volontà politica, ogni terreno sarebbe coltivato, ogni bosco perfetto e pulito (come 50 anni fa'!), e chi lavora nel settore potrebbe avere ottimi ritorni economici.

Si tratta di sottrarre profitti ai petrolieri ( e ai paesi arabi !) per trasferirli a gente che ha voglia di lavorare a tutto vantaggio dell' ambiente , della qualità di vita in generale e della nostra economia.

Tutto troppo bello, eh ??

troppo :angel:

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Un po' di riflessioni scomposte da parte di Jukebox...

Da quando ho scoperto che i combustibili come il bio-etanolo ed il bio-diesel sono economicamente convenienti solo perché sovvenzionati, e che l'agricoltura e la pastorizia sono grandi produttori di gas serra, ho cercato di documentarmi un po', evitando l'ideologia... sono arrivato ad una conclusione, magari un pochino cinica: per quanto ci possiamo preoccupare per l'ambiente, il fatto che siamo oltre 6 miliardi e che abbiamo sviluppato un certo tenore di vita, non può che portare ad una modificazione dell'ecosistema... se non altro per il fatto che una certa specie, quella umana si è riprodotta ed evoluta a dismisura, rompendo di fatto, un equilibrio dinamico, provocando un'accelerazione repentina in cambiamenti che normalmente richiedono ere... non è un giudizio di valore, anzi, avendo io un'ottica antropocentrica e non gaiana penso da un lato che il progresso sia un bene ma dall'altro sono convinto che dobbiamo preservare il sistema in cui siamo inseriti; la mia è semplicemente la constatazione che l'evoluzione della specie umana sta determinando un'evoluzione troppo veloce dell'ecosistema planetario... sono anche convinto che, essendo un sistema, troverà un suo nuovo equilibrio dinamico... non ho idea di quale potrà essere questo nuovo equilibrio: magari qualcosa di simile a Marte, o alla luna... sistemi che sono comunque in equilibrio, anche se questo non contempla la presenza di vita!

Per arrivare ad un equilibrio sostenibile, che sarà diverso anche solo da quello di 10, 50 o 100 anni fa, penso che dovremmo tutti cominciare dalle piccole cose, tipo spegnere le luci in casa o evitare di prendere la macchina per andare a comperare il giornale; un primo passo sarebbe sicuramente quello di far pagare la diseconomia ambientale generata, modificando di conseguenza il prezzo di beni e servizi... ma chi è disposto per esempio a dire ai cinesi: dobbiamo tassare le vostre merci se non adeguate i vostri sistemi produttivi perché state inquinando aria ed acqua in maniera irreversibile?

Ciao

JB

Ecco, io è proprio alle "piccole cose " che non credo, nel senso che se l' ecologista sopra citato va in bici al lavoro, (magari a Parma con un Km da percorrere (!)) e poi si spara un volo aereo milano-genova, ti saluto piccole cose !

Inoltre, non è pensabile di andare a porre paletti o limiti di utilizzo a tutto ciò che i popoli emergenti (Cinesi/Indiani ecc....) stanno faticosamente conquistandosi.

Bisogna invece cercare di capire bene, seriamente cosa nuoce davvero al nnostro ecosistema e lì intervenire; voglio dire che se il vero problema è quello della anidride carbonica, allora la svolta nell' utilizzo di bio-carburanti/gas naturali, mi pare essere la più intelligente.

Enormi interessi permettendo............

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Inoltre, non è pensabile di andare a porre paletti o limiti di utilizzo a tutto ciò che i popoli emergenti (Cinesi/Indiani ecc....) stanno faticosamente conquistandosi.

Qui non sono d'accordo, Roo.

Questi popoli stanno letteralmente schiavizzando la manodopera che dalle campagne si muove verso i centri urbani, sfruttandone il lavoro e privandoli dei diritti essenziali (sanità, istruzione, ecc.)

Porre dei "paletti" secondo me non solo si può ma si deve.

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Qui non sono d'accordo, Roo.

Questi popoli stanno letteralmente schiavizzando la manodopera che dalle campagne si muove verso i centri urbani, sfruttandone il lavoro e privandoli dei diritti essenziali (sanità, istruzione, ecc.)

Porre dei "paletti" secondo me non solo si può ma si deve.

Almeno in materia di inquinamento , visto che l'aria che respiriamo NON è "made in china" ma una sempre maggior quota di schifezze si .

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Almeno in materia di inquinamento , visto che l'aria che respiriamo NON è "made in china" ma una sempre maggior quota di schifezze si .

Infatti... ho visto una volta le rilevazioni via satellite... con particolari accorgimenti si può rilevare dove c'è una maggiore presenza di inquinanti nell'aria (dalle polveri sottili, all'eccesso di CO2 e CO, alla presenza di composti tossici...): le immagini delle zone industriali cinesi fanno apparire la pianura padana un'area adibita a sanatorio!

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Ok, ok, ricordate la descrizione di Ponch di Shenzen " un enorme ecomostro da 13 milioni di abitanti"....

Tuttavia quello che penso io è che dobbiamo scordarci di fare andare i cinesi in bici; appena potranno, useranno anche loro le automobili; è inevitabile ! E questo vale per tutte le "comodità" moderne........

Cerchiamo solo di fare in modo che le automobili del futuro siano davvero meno "inquinanti", nel senso più ampio del termine.

Basta petrolio; più barbabietole e canna (da zucchero !!) per tutti ! :yahoo[1]:

Edited by ROOSTERS99
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Obiettivamente è impensabile pretendere che la nostra società, così come è strutturata, possa tornare indietro o addirittura negare se stessa. Per trasvolare i continenti ci vuole l'aereo, l'alternativa è la nave, non certo un'alternativa ecologica però. Ci sarebbe un'alternativa all'alternativa, quella di bloccare gli spostamenti... l'unica soluzione, è un modello di sviluppo sostenibile, formula spesso abusata, ma che dovrebbe essere applicatase non vogliamo che prima o poi il nostro povero mondo muoia soffocato....

Non si tratta solo di trovare energia alternativa a quella attuale che inquina, ma anche chiedersi se certe opere siano indispensabili (vedi terza pista della Malpensa, quando non vengono ancora sfruttate a pieno le altre due), oppure se non si debbano applicare concetti di bio-edilizia che permettano di risparmiare sull'utilizzo del riscaldamento, o se magari non si debbano creare degli incentivi per la diffusione della domotica, in modo da ottimizzare le risorse energetiche casalinghe...

Discorso a parte meritano le Nazioni in via di (incredibile) sviluppo. "Casualmente", queste Nazioni, non hanno aderito al Protocollo di Kyoto e non sembrano avere particolare sensibilità al concetto di Ecologia. E' un problema che riguarda mezzo mondo, visto che se mettiamo insieme India, Cina e Brasile, facciamo veramente metà della popolazione mondiale.

E' pensabile costringere queste Nazioni a ridurre il loro sviluppo o controllarlo per un discorso ecologico? Realisticamente no. La sfida sarà appunto premiare chi sarà in grado di "svilupparsi" economicamente, in modo compatibile con le necessità ecologiche del Mondo. Sfida impossibile, ma bisogna sempre provarci, prima di poter dire che non si può vincere......

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Discorso a parte meritano le Nazioni in via di (incredibile) sviluppo. "Casualmente", queste Nazioni, non hanno aderito al Protocollo di Kyoto e non sembrano avere particolare sensibilità al concetto di Ecologia. E' un problema che riguarda mezzo mondo, visto che se mettiamo insieme India, Cina e Brasile, facciamo veramente metà della popolazione mondiale.

E' pensabile costringere queste Nazioni a ridurre il loro sviluppo o controllarlo per un discorso ecologico? Realisticamente no. La sfida sarà appunto premiare chi sarà in grado di "svilupparsi" economicamente, in modo compatibile con le necessità ecologiche del Mondo. Sfida impossibile, ma bisogna sempre provarci, prima di poter dire che non si può vincere......

Certo che si , ma bisognerebbe smetterla di prenderci per il culo : nell'UE per avere un'azienda produttiva DEVI necessariamente sottostare a ben precise LEGGI che regolamentano inquinamento , smaltimento rifiuti , sicurezza del lavoro , handicap e via discorrendo . Poi però si può importare ciò che si vuole e quanto si vuole e come si vuole da Paesi che delle sopracitate regole se ne fottono bellamente ...

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Dal Corriere on-line di oggi... ma come abbiamo fatto tutti a non pensarci prima! ^_^

Bizzarra dichiarazione di Paul Hellyer, ex ministro della Difesa canadese

"Dagli Ufo soluzione a riscaldamento globale"

«Convincere i governi del mondo a dire quello che sanno. Nelle tecnologie delle civiltà aliene le risposte ai problemi del globo»

OTTAWA- Come combattere il riscaldamento del pianeta e il cambiamento climatico ? Con le tecnologie degli Ufo. E' questa la bizzarra idea di un ex ministro della Difesa del Canada, l'83enne Paul Hellyer. «Bisogna convincere i governi del mondo a dire quello che sanno - ha affermato l'anziano uomo politico in un'intervista rilasciata al quotidiano canadese 'Citizen'-. Molti di noi ritengono che sappiano molto, e molti di noi sono convinti inoltre che quello che sanno potrebbe bastare a salvare il pianeta».

ROSWELL - Hellyer ha chiesto ad Ottawa, Washington e agli altri governi occidentali di rendere pubbliche le tecnologie extraterrestri, ottenute e studiate dagli americani dopo il presunto schianto del 1947 a Roswell, nel Nuovo Messico, di un Ufo. Secondo l'ex ministro della Difesa canadese, in quello che si sarebbe giá appreso sulle tecnologie di altre civiltá dello spazio si cela la risposta a tutte le emergenze climatiche mondiali. Non solo, Hellyer ha spiegato che gli extraterrestri avrebbero le tecnologie per eliminare i combustibili fossibili nel giro di una sola generazione. Hellyer, che fu ministro durante gli anni '60 nel governo allora guidato da Lester Pearson, sembra molto sensibile al tema ufologico: due anni fa aveva stupito tutti affermando,durante un suo intervento ad un convegno, che gli «Ufo sono reali così come lo sono gli aerei».

02 marzo 2007

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1° Forum sulle emergenze ambientali in Insubria

Tuesday 27 February 2007

1° Forum sulle emergenze ambientali in Insubria

DOMA’ NUNCH

Gruppo eco-nazionalista Insubre

www.eldraghbloeu.com

Mancano una manciata di giorni al primo grande Convegno di Domà Nunch: in allegato troverete il programma definitivo e il manifesto PDF della giornata, un Forum per la discussione delle emergenze ambientali d’Insubria, oltre la politica dei partiti, per la creazione di una rete nazionale fra tutti quegli individui, gruppi, comitati, associazioni, amministratori che da anni si battono soli e localmente contro lo scempio ambientale e paesaggistico del nostro territorio. Questo primo esperimento vede l’adesione e gli interventi di 7 associazioni e si chiuderà con l’intervento del Senatore Giovanni Confalonieri.

1° Forum sulle emergenze ambientali in Insubria

Tema: Urbanizzazione, sovrappolamento e ambiente

Sabato 10 Marzo 2007

Uboldo (VA) - Aula Polifunzionale di via S.Martino - ore 10:00 - 18:00

Programma

Moderatore: Lorenzo Banfi, (Ass.ne Domà Nunch)

[Ore 10:00] Apertura dei lavori e presentazione della giornata

SESSIONE MATTUTINA: le emergenze ambientali del Saronnese, del Seprio e dell’Alto Milanese.

[Ore 10:20] Intervento dell’Amministrazione del Comune di Uboldo

[Ore 10:40] Lo stato dell’ambiente di Uboldo e del Saronnese (Gianni Riva, Eco’90)

[Ore 11:00] Lo svincolo di Uboldo-Saronno Sud (Angela Cattaneo, Comitato “No allo svincolo”)

[Ore 11:20] Presente e futuro del Bozzente a Nerviano (Sergio Parini, Ass.ne NervianoViva)

[Ore 11:40] Le acque della Brianza(dott. F. Nicolodi e P. Pozzoli,”Comitato Bevere - Briosco”)

[Ore 12:00] Sospensione dei lavori

SESSIONE POMERIDIANA: Insubria: c’è una speranza per la nostra Terra?

[Ore 13:50] Riapertura dei lavori

[Ore 14:00] Corridoi ecologici, non autostrade. L’esperienza della Valle Olona (Arch. Giorgio De Cesare)

[Ore 14:30] Proteggere e tutelare: i Parchi sono ancora utili? (Paolo Pirola, Ass.ne Brianze)

[Ore 15:00] Hanno rubato l’acqua alle nostre valli! (Marco Giabardo, Movimento Autonomista Valsesiano)

[Ore 15:30] Econazionalismo, un nuovo pensiero per l’Insubria (Matteo Colaone, Ass.ne Domà Nunch)

[Ore 16:00] Ambiente e politica (Giovanni Confalonieri, senatore e membro della Comm.ne Ambiente, Territorio, Beni Ambientali al Senato).

[Ore 16:45] Dibattito e definizione del prossimo appuntamento

[Ore 18:00] Chiusura dei lavori

Motivazioni e presentazione della giornata

Il territorio dell’Insubria, ovvero quella bio-regione posta fra Alpi e Po, fra Adda e Sesia, è unita - al di là delle frontiere amministrative fra Regioni e Stati - da una storia e popolazioni comuni, ma anche da emergenza ambientali e identitarie ormai giunte a un momento cruciale davanti al quale non è possibile restare indifferenti se si ama la propria terra.

Lo sviluppo economico degli ultimi 50 anni ha portato uno squilibrio ecologico devastante: l’urbanizzazione selvaggia di buona parte del territorio insubre (in particolare nelle aree di pianura e pedemonte); un’immigrazione continua e mal gestita, che ha portato uno sviluppo demografico fra i più alti del pianeta ed è stato a sua volta causa del consumo di territorio; una politica sventurata della mobilità, che non intende tutt’oggi valutare alternative; la perdita progressiva delle identità locali, che hanno impoverito spiritualmente un popolo dedito al lavoro e al “fare”.

Gli organizzatori del convegno credono che, nonostante tutto, l’Insubria possa ancora essere all’avanguardia fra le nazioni d’Europa per qualità della vita dei suoi cittadini, ma soprattutto per qualità e valore dell’ambiente, patrimonio sacro. Per far ciò dovrà per prima cosa smarcarsi al più presto da una politica vecchia, levantina, ingenua, pasticciona quando non in malafede, e ricreare le basi di una coscienza diffusa, popolare, condivisa e militante, che vada a riempire il vuoto lasciato da buona parte della politica; è necessario riunire le tante persone che da anni si battono nel loro particolare per una nuova concezione del vivere oggi in Insubria, fondata sull’amore per il proprio ambiente naturale e culturale.

Prendendo spunto dalle emergenze ambientali che negli ultimi mesi tengono banco nella cronaca del Saronnese e dell’Alto Milanese e partendo da queste come esempi di altre cento emergenze in tutto il nostro territorio, si passerà poi alla seconda parte della giornata, tesa a delineare le possibilità pre-politiche che un movimento di opinione forte del contributo e dell’esperienza di tanti, potrebbe mettere in campo al fine di ribaltare la questione ambientale in Insubria, grazie a concetti come radicamento e riscoperta del legame con la Terra, rinaturalizzazione, riequilibrio demografico, de-urbanizzazione, ovvero continuando con coraggio, ma in maniera organizzata, l’azione quotidiana di denunciare chi ci vuole condurre verso un Terzo Mondo europeo prossimo venturo.

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Certo che si , ma bisognerebbe smetterla di prenderci per il culo : nell'UE per avere un'azienda produttiva DEVI necessariamente sottostare a ben precise LEGGI che regolamentano inquinamento , smaltimento rifiuti , sicurezza del lavoro , handicap e via discorrendo . Poi però si può importare ciò che si vuole e quanto si vuole e come si vuole da Paesi che delle sopracitate regole se ne fottono bellamente ...

Questa è una del follie del nostro tempo che i burocrati di stato del caxxo fingono di non vedere !!

Non è possibile competere se le regole sono totalmente diverse.

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