Jump to content

Portela a BasketNet: "L'ACB, un esempio per il mondo"


Recommended Posts

Portela a BasketNet: "L'ACB, un esempio per il mondo"

14.03.2007. 00:05

Portela, massimo dirigente dell'ACB

Dopo Jordi Bertomeu, tocca ad Eduardo Portela, presidente dell’ACB, raccontarci il basket europeo dal suo punto di vista. A differenza del direttore generale dell’Eurolega, la prospettiva di Portela è quella del massimo esponente della massima lega spagnola, considerata attualmente seconda solo alla NBA ed ormai ampiamente superiore rispetto alla nostra Serie A, quantomeno a livello organizzativo e dei suoi club più importanti.

Chiare, precise, ma anche sorprendenti, provocatorie ed a volte in controtendenza con le convinzioni diffuse dalle nostre parti, ma mai banali: queste le risposte di Portela. Se dovessimo “rubare” qualcosa all’ACB, la prima scelta ricadrebbe probabilmente su di lui, un dirigente sportivo di cui mai come oggi il basket nostrano avrebbe bisogno.

Questa intervista farà anche da prologo ad un’approfondita inchiesta sul baloncesto ACB che debutterà domani sulle pagine di BN.

Com’è riuscita l’ACB a diventare la “seconda lega del mondo”?

Questa definizione è esterna all’ACB. L’ACB nacque nel 1983 e da allora lavora duramente per poter avere il miglior campionato cestistico possibile, nulla più. I giudizi spettano ad altri.

Crede che sia un modello “esportabile”?

Sarebbe presuntuoso dire che è un modello che deve essere esportabile. E’ chiaro che è un modello di organizzazione e competizione che interessa, visto il numero di visite che riceviamo da molte istituzioni e leghe sportive. All’ACB viene gente di tutto il mondo per sapere come lavoriamo, e noi spalanchiamo le porte a tutti spiegando come facciamo le cose. Se ai nostri ospiti sembra interessante e scommettono sul nostro modello, ci sentiamo orgogliosi.

La Copa del Rey ACB, oggi, è un modello imitato da molti altri sport in Spagna e in altri paesi.

Che importanza riveste la differenza nelle tasse sportive tra Spagna e Italia? Che altri fattori ci sono?

Non conosco la fiscalità esistente in Italia nel campo sportivo. Conosco quella spagnola ed ho sempre detto che l’ACB non viene trattata bene da questo punto di vista.

La filosofia dell’ACB fu, tra le altre, una delle cause che spinse alla realizzazione della “Legge dello Sport” nel 1990, e da allora non c’è stato nessun cambiamento. La legge è ormai vecchia, obsoleta: non è possibile che l’ACB ed i suoi sponsor non possano beneficiare degli stessi vantaggi fiscali che detengono coloro che investono in federazioni o istituzioni pubbliche. Sono disparità che creano molti problemi allo sport professionistico.

Come raggiungono le squadre ACB una disponibilità economica superiore a quella di molte squadre europee? Come trovano gli sponsor?

Non credo proprio che la maggior parte delle squadre ACB abbia una disponibilità economica superiore a quella dei club europei. Non corrisponde alla realtà.

E’ chiaro che in Spagna ci sono squadre che dispongono di risorse economiche simili a quelle dei grandi club europei, ma è la minoranza. Le squadre restanti cercano affannosamente uno sponsor che le aiuti ad avere un budget sempre migliore per competere in una lega molto esigente come l’ACB.

La Plaza de toros di Illumbe, cuore pulsante del basket di San Sebastián

E’ necessario, per avere successo, che tutte le squadre rappresentino grandi città (come nella NBA) o si possono anche avere realtà piccole come Bruesa e Fuenlabrada?

No, non c’è motivo che sia così. In Spagna, per esempio, abbiamo una squadra, il Bruesa GBC, che rappresenta una piccola città (San Sebastián) ma ha quasi 10.000 abbonati, dieci volte gli abbonati che aveva quando giocava in LEB nella stagione scorsa. Ma ci sono altri casi: Alta Gestión Fuenlabrada, ViveMenorca, Gran Canaria Grupo Dunas, Lagun Aro Bilbao Basket… squadre con budget bassi ma una grande gestione sportiva.

Che importanza ha rivestito l’imposizione della capacità minima dei palazzetti? Ci sono state difficoltà, in alcuni casi, per rispettare questa regola?

Tutte le normative sono più difficili da approvare che da applicare. Nell’ACB era chiaro da anni che avremmo dovuto fare il salto da 3.000 a 5.000 posti. La norma fu approvata non senza riserve sulla sua convenienza, ma i club scommisero sul cambiamento e presto si convinsero che il provvedimento era andato a buon fine.

Dall’ultimo Congreso, celebrato nel 2003, stiamo già lavorando ad un nuovo salto nella capienza dei palazzetti.

Come ha favorito l’ACB i suoi club nella costruzione o nell’adeguamento degli impianti? E le istituzioni?

L’ACB fa da guida in tutti i campi di cui i club abbiano bisogno, ma sono loro a dover realizzare la gestione, la costruzione o l’adeguamento degli impianti con le loro istituzioni.

In Italia, soprattutto dopo le vicende del calcio, si dice che sarebbe importante, per i club, possedere i propri impianti. Nell’ACB, tuttavia, molti palazzetti sono di proprietà dei comuni o delle province, ed ai club spetta solo la gestione. Come spiega questa contraddizione?

Pochi club in Europa, oggi come oggi, possiedono i palazzetti in cui giocano. La gran parte giunge ad accordi con le istituzioni della zona per utilizzare un palazzetto che si adatti alle necessità ed ai requisiti che esige l’ACB.

Attualmente, molte città vorrebbero avere una squadra in ACB, per questo non sorprende che raggiungano con i club accordi che soddisfino gli interessi di entrambi.

Qual è la condizione dell’ACB in quanto a mezzi di comunicazione? Quanto riceve dalla TVE per i diritti esclusivi e come si suddividono gli introiti?

L’ACB ha un Dipartimento di Comunicazione che offre un servizio di attenzione completa a tutti i settori della comunicazione (televisione, stampa scritta, radio, fotografia e internet).

Riguardo TVE, l’ACB ha un contratto di quattro anni di durata che le garantisce un fisso di 12 milioni di euro più incentivi. D’altra parte, ci sono gli accordi raggiunti con le televisioni regionali, con le televisioni locali e la vendita dei diritti audiovisivi all’estero (Emirati Arabi, Polonia, Turchia ed Eurosport) che completano lo scenario degli introiti, suddivisi secondo il piazzamento finale. Oggi come oggi, 23 emittenti trasmettono le partite dell’ACB.

Ricky Rubio, ultima perla della cantera di Badalona

Parlando di vivai e giovani, come lavora la FEB (la federazione spagnola) per avvicinare i giovani al basket?

La domanda andrebbe girata direttamente alla FEB. Quello che posso dire è ciò che fa l’ACB per generare talento nazionale. Organizziamo una Lega Under20 e potenziamo il basket scolastico attraverso le Series Colegiales, un’iniziativa diretta ai centri scolastici.

Che importanza rivestono i vivai?

Per noi molta, infatti il lavoro formativo dell’ACB si riflette nelle diverse squadre nazionali. Tutti i giocatori che hanno vinto la medaglia d’oro in Giappone si sono formati nei vivai ACB, al pari dei giocatori che compongono le diverse squadre nazionali inferiori, segnale evidente dello sforzo economico compiuto dai club nella formazione dei giocatori.

Attualmente, 18.000 bambini controllati da 700 allenatori formano i vivai ACB.

Che ruolo può avere, per promuovere le attività sportive e la costruzione di impianti, una manifestazione internazionale (come le Olimpiadi di Barcellona ’92 o gli Europei 2007)?

Non si può negare che l’organizzazione di una grande manifestazione internazionale, specialmente un mondiale, determina una crescita in tutti gli ambiti. Le Olimpiadi di Barcelona ’92 resero possibile una grande crescita nelle infrastrutture sportive che sarebbe stata di più difficile realizzazione senza la concessione di quel grande evento. Un paese riesce ad avere successo quando diventa il punto di riferimento dello sport mondiale in un concreto periodo di tempo.

Link to comment
Share on other sites

Al di là delle battute e dei matrimoni gay, la Spagna ha una politica di crescita e sviluppo che noi ci sognamo !! :cry:

Comunista! :P

Vero è che avere 10.000 abbonati per una """"""squadretta""""" è decisamente molto.

Un segreto devono pur averlo o forse gli spagnoli non sono totalmente calcio-dipendenti.

Infatti hanno anche la pelota... :D

Link to comment
Share on other sites

Qualcuno ha capito tre fattori importanti nel loro successo?

Me li dice?

Provo a risponderti in modo serio, visto che gli altri più che OT non riescono a fare aizzati da gentaglia, mah.

Leggendo l'intervista in modo diretto non emerge nulla, ha solo detto "siamo bravissimi ma non ce lo diciamo da soli lo dicono gli altri".

Sulla questione del budget delle squadre sopra la media ha anche detto cose confutabili.

Però leggendo in modo indiretto emerge uno scenario in cui vi sono bravi manager ma soprattutto la posiibilità per questi di fare i manager.

Mi riferisco soprattutto alla questione palazzetti. Da noi una norma del genere genererebbe solo deroghe e rinvii, vista l'incapacità/impossibilità di fare impiani decenti. Ed è un problema culturale/politico prima che sportivo.

Poi vi è l'aspetto fiscale, lui ha glissato, non conosce le fiscalità altrui. Noi la nostra la conosciamo e ci rispondiamo da soli.

Sulla questione vivai e giovani, giustamente rimanda alla Federazione ed alle scuole. Pensa alla nostra federeazione e alle nostre scuole e trovati una risposta da solo. :cry:

Edited by tatanka
Link to comment
Share on other sites

La differenza sta anche nella valorizzazione del merchandising e nella tutela dei marchi. Finché esisteranno fenomeni di contraffazione e materiale non ufficiale non potremo nemmeno avvicinarci alle cifre che il mercato delle sponsorizzazioni tecniche offre alle società spagnole. Problema più politico che sportivo...

Link to comment
Share on other sites

Personali considerazioni sull'argomento:

Premetto che mi sta scocciando questa tendenza a considerare tutto ciò che avviene in Spagna come figo e ultramoderno. E' una moda degli ultimi anni, in parte vera, ma in parte usata ad hoc dai media...

Sul basket tanto di cappello. differenze con l'Italia?

A mio parere:

* sistema fiscale più leggero nei confronti dello sport (Galliani sta provando da qualche mese a sollevare il problema, ma nessuno se lo caga... eppure, spiace ammetterlo, ha ragione)

* lega ACB super organizzata e compatta: sanno fare marketing e si vede, da noi (a livello di Legabasket) non esiste nemmeno il responsabile per questo settore...

* diritti tv strapagati sull'esempio di quanto avvenne in Italia all'epoca di de michelis...

* palazzetti sempre gremiti: per passione (forse maggiore che da noi in questo momento), perchè il prodotto è valido e viene promosso bene (vedi punto2), perchè costruire palazzetti moderni è la prassi e le procedure sono più snelle che da noi...

Link to comment
Share on other sites

Cosa deve fare il basket di Serie A per tornare al vertice, di Dan Peterson

14.03.2007. 21:32

Cosa deve fare di nuovo il Presidente della Lega di Serie A per far tornare il basket italiano al vertice dell' Europa? Per la risposta a questa domanda da 64.000 euro, mi rivolgo ad un vecchio proverbio: ''La storia ci insegna, se siamo abbastanza intelligenti da imparare dalla storia.'' Ce n'è anche un altro che ammonisce: ''Chi non impara dalla storia è destinato a ripetere gli errori del passato.'' Diciamo che sono più per il primo di questi due motti, perchè aiuta a trovare la strada da seguire da qui in poi, una specie di GPS che porta alla destinazione. Che cosa bisogna fare?

1. Ritrovare l'unità interna di una volta. Mi ricordo gli anni '80, quando l'Avv. Gianluigi Porelli aveva creato una struttura per la Lega di Serie A a Bologna, sui due piani di un palazzo moderno, il tutto in stile NBA. Anzi, l'NBA è venuta, nella persona del Commissario David Stern, a meravigliarsi alla presenza di questa struttura, alla sala di riunione, al fatto che tutti potevano trovarsi in una specie di 'casa fuori casa', che conferiva al tutto un'unità maggiore. Ripeto: l'unità del gruppo, con ogni società a trovarsi in una 'casa' che è in parte sua, il che promuove questa unità.

a. Dopo? Fate conto che qualcuno non ha capito il motivo di avere una sede così importante. Uno dei due piani è stato venduto, se non sbaglio. Poi, sempre diminuzioni. Ora, le società non si trovano più nella sede della Lega bensì in un albergo qui o un albergo là. E' sempre una sala di riunione, forse anche più bella. Ma non è una 'casa' com'era una volta. Non viene promosso quel senso di insieme che tutti noi, compresi noi allenatori, sentivamo. Posso giurare che, dentro di me, sentivo sì la competizione contro gli altri club, ma anche quel senso di famiglia.

b. Obbiettivo? Cioè, perchè avere questa unità? E' tanto semplice quanto importante: rendersi conto che è la Serie A, il campionato, la Lega di 18 club che conta più di qualsiasi cosa. Mi urta i nervi quando sento ''Ah, ma i piccoli club vogliono ....'' . Oppure, ''Sì, ma i club del Nord vogliono ....'' . Questa non è unità. Questo è l'opposto dell'unità. Poi, abbiamo l'esempio più lampante del mondo per vedere come si fa: l'NBA. Abbiamo anche la dimostrazione, grazie all'NBA, di cosa si può fare con tutti quanti che si uniscono: si può conquistare il mondo!

2. Diventare una forza politica. Di nuovo, faccio un salto indietro agli anni '80, quando la Serie A aveva, come Presidente, l'On. Gianni De Michelis. Inutile dire tutto ciò che ha fatto De Michelis con l'Avv. Porelli al suo fianco. Nel 1983, la finale Playoff di Serie A (Roma-Milano) ha fatto il record di pubblico (che ancora oggi è un record), ascolto TV e incasso. Nella Coppa dei Campioni, due squadre Italiane (Milano e Cantù) hanno fatto la finalissima. E la nazionale italiana ha vinto gli Europei del 1983 a Nantes. E mi fermo lì per motivi di spazio.

a. Dall'On. Gianni De Michelis al Sindaco Walter Veltroni. Che lezione ci ha dato la Presidenza dell'On. De Michelis? Facile. Nel 1984 ha strappato un contratto TV dalla RAI per l'inaudita somma di £50.000.000.000 per cinque anni, almeno 3 volte (se non 5) il valore effettivo del Campionato. Nessun manager, pure bravissimo, avrebbe avuto il 'peso' per fare una cosa simile. La verità: la politica sposta le montagne. E Walter Veltroni ha una marcia in più rispetto a De Michelis: è appassionato del basket. Deve essere lui la 'prua della nave.'

b. La Spagna. Ricordate meno di 10 anni fa, quando è stata formata l'ULEB? Tutti hanno detto: ''Durerà un mese, poi sarà schiacciata dalla FIBA''. Invece no. Motivo? La Spagna, intelligentissima, ha abbracciato il concetto dell'ULEB. L'ha usato come trampolino di lancio per sorpassare l'Italia che, fino a quel momento, dava lezioni alla Spagna per qualsiasi cosa. Fino a quel momento, la Spagna era Real, Barcellona e i Sette Nani. Ormai, loro sono tutti delle Bianca Neve. Perchè? Perchè hanno seguito la strada della politica intelligente.

3. Avere un peso internazionale. Negli anni '80, il basket italiano aveva un grande peso nella FIBA. Come no? Boris Stankovic, grande capo della FIBA, era ex-coach di Cantù. Ma non era solo Cantù ad avere questo peso. Posso dire che noi, a Milano, abbiamo lavorato per anni per avere credibilità con la FIBA. Idem la Virtus Bologna. Parlo di ogni aspetto di questa 'politica cestistica.' Vorrei sapere quante persone hanno fatto quanti viaggi alla sede della FIBA (ai tempi a Monaco) per portare il loro peso a chissà quante riunioni, anche di relativa importanza.

a. Televisione. Io lavoro per Sport Italia. Siamo anche la 'sorella' di Euro Sport, che trasmette una valanga di partite dell'ACB della Spagna, più highlights dell'ACB. Il colmo. Non dico solo che la Serie A deve essere vista in Spagna ma anche sull'ESPN negli USA, attorno al mondo. Questo si chiama peso, forse non 100% politico, ma il peso politico aiuta sicuramente. Poi, ricordo quando la Serie A era sulla RAI, TeleMonteCarlo e su ogni emittente locale. C'era il basket dappertutto. Ora è difficile trovarlo e il peso politico della Serie A soffre molto per questo.

b. NBA. Se c'è un'area in cui si sta agendo bene, è questa. Walter Veltroni è andato a Las Vegas non solo per l'All-Star Game ma anche per cementare il rapporto con l'NBA. Chapeau! Il risultato: i Toronto Raptors, con Andrea Bargnani, ragazzo romano, saranno presenti nell'NBA Live Tour Europe 2007. Questo fatto dà 'peso' politico al basket italiano. Questo deve essere, però, solo l'inizio di una serie di 'conquiste' per la Serie A, forse 'sfruttando' il grande peso specifico di Walter Veltroni: così si può fare altre 'conquiste' attorno al mondo.

4. Reclutare personaggi. Se torniamo agli anni '80, abbiamo notato la presenza dei grandi personaggi nella Serie A: Adolfo Bogoncelli e la Famiglia Gagetti a Milano; l'Avv. Gianluigi Porelli alla Virtus; l'On. Giancarlo Tesini alla Fortitudo; Walter Scavolini alla Victoria Libertas Pesaro; l'entrata di Gilberto Benetton a Treviso; i fratelli Pirastu a Cagliari e troppi altri da elencare qui, solo perchè non c'è spazio. Oggi, meno male, il basket ha Giorgio Armani e Gilberto Benetton, ma ha perso Giorgio Seragnoli e ha quasi perso Valter Scavolini.

a. Jack Nicholson. Cosa abbiamo notato quando vedevamo le partite dei Los Angeles Lakers negli anni '80? Una cosa certa: la presenza di Jack Nicholson in prima fila al Forum. Sia chiaro, Nicholson non è socio dei Lakers ma la sua presenza pesa. Come Spike Lee ai NY Knicks. Come mai una sfilata a Milano di Armani o Versace ha presenze come Sting, Madonna e altri dello spettacolo? Perchè tutti gli stilisti vogliono le indossatrici più famose? Perchè il personaggio porta peso. Vorrei vederne di più di questi personaggi italiani alle partite della Serie A.

b. Personaggi interni. Per mille motivi, diventa sempre più difficile coinvolgere gli uomini di peso a diventare soci nelle società di Serie A. Mi si è spezzato il cuore quando Sergio Tacchini, personaggio super nonchè grande uomo di sport, è stato perso dall'Olimpia Milano come proprietario. La Serie A non può permettersi mai di perdere uno come lui. Poi, vediamo cosa succede quando va via uno Scavolini, un Seragnoli, un Cazzola e altri 'pezzi da novanta.' C'è un crollo verticale, danni che costano cinque anni di riparazioni. Meglio averli e tenerli stretti stretti.

5. Conquistare il pubblico. Con questo, parto dai settori giovanili. Qualche anno fa la FIP, certamente su richiesta della Lega, ha tolto l'obbligo, per le squadre di Serie A, di fare attività giovanile. Sono rimasto allucinato. Poi, sentivo un club che ha tolto il settore giovanile dire: ''Strano. Quest'anno abbiamo una media di 450 tifosi in meno.'' Non è strano; è logico. Avevano 150 bambini nel settore giovanile. Ogni bambino, più un amico, più il padre, veniva alle partite, pagando il biglietto. La matematica non è un'opinione: 3 x 150 = 450. Vivaio uguale pubblico.

a. Spettacolo. Bisogna incoraggiare gli allenatori e le società a fare un tipo di basket sempre più orientato verso lo stile dei Phoenix Suns: corri e tira. Il pubblico ricorda gli anni '80, quando si segnava. Non per vantarmi ma cito una cifra. Nella storia dei playoffs, ormai 30 anni, solo tre squadre hanno avuto 90 o più punti di media durante l'arco di un anno di playoffs: le mie ultime tre squadre a Milano. Guarda caso, tre scudetti a parte, abbiamo stabilito i records per pubblico, abbonamenti e incassi che sono durati per anni. Il pubblico vuole il basket-spettacolo.

b. Attaccamento. Negli anni '80, non si poteva fare mercato per i giocatori italiani e le sostituzioni degli USA erano a contagocce. Risultato: il pubblico si identificava con la squadra. Logico: Marzorati e Riva a Cantù per anni, come Magnifico e Costa a Pesaro, D'Antoni e Meneghin a Milano, Sacchetti e Vescovi a Varese, Villalta e Brunamonti alla Virtus, Gilardi e Polesello a Roma, Giacomo Zatti e Nino Pellacani alla Fortitudo, ecc. Bisogna ricreare l'affetto fra tifoseria-pubblico e società-squadra. Per mille motivi.

Mi fermo qua. E' chiaro che avrei potuto buttare giù altri pensieri. E forse altri potrebbero aggiungere ancora più considerazioni. Io volevo solo dire questo: la Serie A è stata la seconda lega nel mondo dopo l'NBA e c'erano dei motivi chiari per questo fatto. E volevo anche dire che, 'rubando' dalla storia scritta da questi club, da quella Lega, da quei grandi personaggi, si può fare un rilancio forte oggi. Il nuovo Presidente della Lega avrà il suo ordine del giorno. Volevo mettere pure il mio. Motivo: l'ho visto funzionare e sono laureato in storia. E non lo dimentico mai.

Dan Peterson

Link to comment
Share on other sites

Analisi largamente condivisibile per quanto mi riguarda.

Io amo Dan Peterson!! :doh[1]::drool:

a. Spettacolo. Bisogna incoraggiare gli allenatori e le società a fare un tipo di basket sempre più orientato verso lo stile dei Phoenix Suns: corri e tira.

A qualcuno stanno fischiando le orecchie.... :frantics:

Link to comment
Share on other sites

a. Spettacolo. Bisogna incoraggiare gli allenatori e le società a fare un tipo di basket sempre più orientato verso lo stile dei Phoenix Suns: corri e tira.

Non ho tempo di commentare il resto, ma questa è una boiata di dimensioni apocalittiche.

Il "corri e tira" lo puoi fare se hai Nash a guidare le operazioni, se no è (spesso) una schifezza e comunque non è sempre sinonimo di spettacolo ma, piuttosto, di poca difesa.

La citazione, poi, delle sue ultime tre Milano è ridicola: quelle Tracer/Simac sono tra le squadre più forti di sempre nel basket italiano ed europeo, in una pallacanestro dove JB Carroll e McAdoo varcavano l'oceano quando erano ancora giocatori di basket, e non pensionati.

Adesso arriva Tierre Brown e te lo passano per un fenomeno NBA.

Ho detto tutto.

Edited by Dragonheart
Link to comment
Share on other sites

Non ho tempo di commentare il resto, ma questa è una boiata di dimensioni apocalittiche.

Il "corri e tira" lo puoi fare se hai Nash a guidare le operazioni, se no è (spesso) una schifezza e comunque non è sempre sinonimo di spettacolo ma, piuttosto, di poca difesa.

Boh, io so solo che in quegli anni mi divertivo molto ma molto di più a vedere giocare a basket; sarà che ero più giovane, però.... :frantics:

Sulle ultime 3 Milano ti do ragione, ma la tendenza generale andava comunque in quella direzione imho.

Ma....davvero arriva Tierre Brown??!? :drool::hyper::hyper::doh[1]:

Link to comment
Share on other sites

Non ho tempo di commentare il resto, ma questa è una boiata di dimensioni apocalittiche.

Il "corri e tira" lo puoi fare se hai Nash a guidare le operazioni, se no è (spesso) una schifezza e comunque non è sempre sinonimo di spettacolo ma, piuttosto, di poca difesa.

La citazione, poi, delle sue ultime tre Milano è ridicola: quelle Tracer/Simac sono tra le squadre più forti di sempre nel basket italiano ed europeo, in una pallacanestro dove JB Carroll e McAdoo varcavano l'oceano quando erano ancora giocatori di basket, e non pensionati.

Adesso arriva Tierre Brown e te lo passano per un fenomeno NBA.

Ho detto tutto.

Solo per aggiungere che JB Carrol ha varcato l'oceano e poi l'ha immediatamente rivarcato.

Venne qui solo perchè era una scappatoia a questioni contrattuali americane e poter quindi cambiare squadra l'anno dopo.

Altrimenti neanche l'avremmo visto.

Resta però il punto che un JB Carrol attuale farebbe la stessa cosa in Spagna.

Link to comment
Share on other sites

Boh, io so solo che in quegli anni mi divertivo molto ma molto di più a vedere giocare a basket; sarà che ero più giovane, però.... :frantics:

Sulle ultime 3 Milano ti do ragione, ma la tendenza generale andava comunque in quella direzione imho.

Era una pallacanestro diversa; talmente diversa che - per esempio - quella Milano, in tre anni, mise insieme un 21 su 24 ai playoff...

Si segnava di più anche e soprattutto perchè i giocatori erano tecnicamente molto meglio degli attuali.

Forse meno atletici, nella media, ma i fondamentali erano altra roba.

Link to comment
Share on other sites

Personalmente penso che ci siano opinioni largamente condivisibili.

Due su tutte: il fatto che il basket sia disponibile praticamente solo in Pay TV di fatto lo ha allontanato dalla gente, i cestofili si sono cacciati in una riserva indiana, senza nemmeno portare a casa sti gran soldi.

Attaccamento: persino il calcio, voglio dire...il calcio, ha capito l'importanza di giocatori simbolo come veicolo di promozione.

Se nemmeno noi abbonati riusciamo a ricordarci la rosa di due anni fa, ma in compenso ci ricordiamo a memoria la Divarese del 1986...come possiamo pretendere che i neofiti comincino a famigliarizzare con i giocatori ed affezionarsi?

Link to comment
Share on other sites

Join the conversation

You can post now and register later. If you have an account, sign in now to post with your account.

Guest
Reply to this topic...

×   Pasted as rich text.   Paste as plain text instead

  Only 75 emoji are allowed.

×   Your link has been automatically embedded.   Display as a link instead

×   Your previous content has been restored.   Clear editor

×   You cannot paste images directly. Upload or insert images from URL.

Loading...
 Share

×
×
  • Create New...