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Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?


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Quello che seguirà non si riferisce certo a Cicerone, bensì a Dante. Ma il senso potrebbe essere riproducibile...Roma e Firenze nei secoli e nei secoli come Varese...? :lol:;):lol:

Ragazzi, non travisiamo, si fa un po' anche x sdrammatizzare il momentaccio, ehh...! :brr:

Eppoi così facciamo ripassare (studiare per la 1a volta...?) la Divina Commedia ai giovanissimi ragazzi del Forum... :lol::lol:

Inferno - canto 26

26. 1 Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande,

26. 2 che per mare e per terra batti l'ali,

26. 3 e per lo 'nferno tuo nome si spande!

26. 4 Tra li ladron trovai cinque cotali

26. 5 tuoi cittadini onde mi ven vergogna,

26. 6 e tu in grande orranza non ne sali.

26. 7 Ma se presso al mattin del ver si sogna,

26. 8 tu sentirai di qua da picciol tempo

26. 9 di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.

26. 10 E se già fosse, non saria per tempo.

26. 11 Così foss'ei, da che pur esser dee!

26. 12 ché più mi graverà, com'più m'attempo.

26. 13 Noi ci partimmo, e su per le scalee

26. 14 che n'avea fatto iborni a scender pria,

26. 15 rimontò 'l duca mio e trasse mee;

26. 16 e proseguendo la solinga via,

26. 17 tra le schegge e tra ' rocchi de lo scoglio

26. 18 lo piè sanza la man non si spedia.

26. 19 Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio

26. 20 quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi,

26. 21 e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio,

26. 22 perché non corra che virtù nol guidi;

26. 23 sì che, se stella bona o miglior cosa

26. 24 m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi.

26. 25 Quante 'l villan ch'al poggio si riposa,

26. 26 nel tempo che colui che 'l mondo schiara

26. 27 la faccia sua a noi tien meno ascosa,

26. 28 come la mosca cede alla zanzara,

26. 29 vede lucciole giù per la vallea,

26. 30 forse colà dov'e' vendemmia e ara:

26. 31 di tante fiamme tutta risplendea

26. 32 l'ottava bolgia, sì com'io m'accorsi

26. 33 tosto che fui là 've 'l fondo parea.

26. 34 E qual colui che si vengiò con li orsi

26. 35 vide 'l carro d'Elia al dipartire,

26. 36 quando i cavalli al cielo erti levorsi,

26. 37 che nol potea sì con li occhi seguire,

26. 38 ch'el vedesse altro che la fiamma sola,

26. 39 sì come nuvoletta, in sù salire:

26. 40 tal si move ciascuna per la gola

26. 41 del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,

26. 42 e ogne fiamma un peccatore invola.

26. 43 Io stava sovra 'l ponte a veder surto,

26. 44 sì che s'io non avessi un ronchion preso,

26. 45 caduto sarei giù sanz'esser urto.

26. 46 E 'l duca che mi vide tanto atteso,

26. 47 disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;

26. 48 catun si fascia di quel ch'elli è inceso».

26. 49 «Maestro mio», rispuos'io, «per udirti

26. 50 son io più certo; ma già m'era avviso

26. 51 che così fosse, e già voleva dirti:

26. 52 chi è 'n quel foco che vien sì diviso

26. 53 di sopra, che par surger de la pira

26. 54 dov'Eteòcle col fratel fu miso?».

26. 55 Rispuose a me: «Là dentro si martira

26. 56 Ulisse e Diomede, e così insieme

26. 57 a la vendetta vanno come a l'ira;

26. 58 e dentro da la lor fiamma si geme

26. 59 l'agguato del caval che fé la porta

26. 60 onde uscì de' Romani il gentil seme.

26. 61 Piangevisi entro l'arte per che, morta,

26. 62 Deidamìa ancor si duol d'Achille,

26. 63 e del Palladio pena vi si porta».

26. 64 «S'ei posson dentro da quelle faville

26. 65 parlar», diss'io, «maestro, assai ten priego

26. 66 e ripriego, che 'l priego vaglia mille,

26. 67 che non mi facci de l'attender niego

26. 68 fin che la fiamma cornuta qua vegna;

26. 69 vedi che del disio ver' lei mi piego!».

26. 70 Ed elli a me: «La tua preghiera è degna

26. 71 di molta loda, e io però l'accetto;

26. 72 ma fa che la tua lingua si sostegna.

26. 73 Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto

26. 74 ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi,

26. 75 perch'e' fuor greci, forse del tuo detto».

26. 76 Poi che la fiamma fu venuta quivi

26. 77 dove parve al mio duca tempo e loco,

26. 78 in questa forma lui parlare audivi:

26. 79 «O voi che siete due dentro ad un foco,

26. 80 s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,

26. 81 s'io meritai di voi assai o poco

26. 82 quando nel mondo li alti versi scrissi,

26. 83 non vi movete; ma l'un di voi dica

26. 84 dove, per lui, perduto a morir gissi».

26. 85 Lo maggior corno de la fiamma antica

26. 86 cominciò a crollarsi mormorando

26. 87 pur come quella cui vento affatica;

26. 88 indi la cima qua e là menando,

26. 89 come fosse la lingua che parlasse,

26. 90 gittò voce di fuori, e disse: «Quando

26. 91 mi diparti' da Circe, che sottrasse

26. 92 me più d'un anno là presso a Gaeta,

26. 93 prima che sì Enea la nomasse,

26. 94 né dolcezza di figlio, né la pieta

26. 95 del vecchio padre, né 'l debito amore

26. 96 lo qual dovea Penelopé far lieta,

26. 97 vincer potero dentro a me l'ardore

26. 98 ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,

26. 99 e de li vizi umani e del valore;

26.100 ma misi me per l'alto mare aperto

26.101 sol con un legno e con quella compagna

26.102 picciola da la qual non fui diserto.

26.103 L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,

26.104 fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,

26.105 e l'altre che quel mare intorno bagna.

26.106 Io e ' compagni eravam vecchi e tardi

26.107 quando venimmo a quella foce stretta

26.108 dov'Ercule segnò li suoi riguardi,

26.109 acciò che l'uom più oltre non si metta:

26.110 da la man destra mi lasciai Sibilia,

26.111 da l'altra già m'avea lasciata Setta.

26.112 "O frati", dissi "che per cento milia

26.113 perigli siete giunti a l'occidente,

26.114 a questa tanto picciola vigilia

26.115 d'i nostri sensi ch'è del rimanente,

26.116 non vogliate negar l'esperienza,

26.117 di retro al sol, del mondo sanza gente.

26.118 Considerate la vostra semenza:

26.119 fatti non foste a viver come bruti,

26.120 ma per seguir virtute e canoscenza''.

26.121 Li miei compagni fec'io sì aguti,

26.122 con questa orazion picciola, al cammino,

26.123 che a pena poscia li avrei ritenuti;

26.124 e volta nostra poppa nel mattino,

26.125 de' remi facemmo ali al folle volo,

26.126 sempre acquistando dal lato mancino.

26.127 Tutte le stelle già de l'altro polo

26.128 vedea la notte e 'l nostro tanto basso,

26.129 che non surgea fuor del marin suolo.

26.130 Cinque volte racceso e tante casso

26.131 lo lume era di sotto da la luna,

26.132 poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

26.133 quando n'apparve una montagna, bruna

26.134 per la distanza, e parvemi alta tanto

26.135 quanto veduta non avea alcuna.

26.136 Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,

26.137 ché de la nova terra un turbo nacque,

26.138 e percosse del legno il primo canto.

26.139 Tre volte il fé girar con tutte l'acque;

26.140 a la quarta levar la poppa in suso

26.141 e la prora ire in giù, com'altrui piacque,

26.142 infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

Edited by Silver Surfer
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pippopappo' date='Oct 31 2007, 22:33 ' post='156641']

ma c'era bisogno di scriverla?

mettere un link no?

Pippopappo forse non sai che Silver ha una memoria ferrea :no: soprattutto quella visiva.

Per postare il divino Dante è andato a memoria....mica come certi" animali" che fanno ricerche in google :doh[1]::bye:

Già, già, siamo Tutti un po' nervosi........................................................ :hmm:

Luna

Edited by Luna Argentata
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Pippopappo forse non sai che Silver ha una memoria ferrea ^_^ soprattutto quella visiva.

Per postare il divino Dante è andato a memoria....mica come certi" animali" che fanno ricerche in google :doh[1]::lol:

Già, già, siamo Tutti un po' nervosi........................................................ :cry:

Luna

Luna meriti :hmm::bye::no::(:clap[1]:

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Quello che seguirà non si riferisce certo a Cicerone, bensì a Dante. Ma il senso potrebbe essere riproducibile...Roma e Firenze nei secoli e nei secoli come Varese...? :no::hmm::(

Ragazzi, non travisiamo, si fa un po' anche x sdrammatizzare il momentaccio, ehh...! :doh[1]:

Eppoi così facciamo ripassare (studiare per la 1a volta...?) la Divina Commedia ai giovanissimi ragazzi del Forum... :bye::cry:

Inferno - canto 26

26. 1 Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande,

26. 2 che per mare e per terra batti l'ali,

26. 3 e per lo 'nferno tuo nome si spande!

26. 4 Tra li ladron trovai cinque cotali

26. 5 tuoi cittadini onde mi ven vergogna,

26. 6 e tu in grande orranza non ne sali.

26. 7 Ma se presso al mattin del ver si sogna,

26. 8 tu sentirai di qua da picciol tempo

26. 9 di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.

26. 10 E se già fosse, non saria per tempo.

26. 11 Così foss'ei, da che pur esser dee!

26. 12 ché più mi graverà, com'più m'attempo.

26. 13 Noi ci partimmo, e su per le scalee

26. 14 che n'avea fatto iborni a scender pria,

26. 15 rimontò 'l duca mio e trasse mee;

26. 16 e proseguendo la solinga via,

26. 17 tra le schegge e tra ' rocchi de lo scoglio

26. 18 lo piè sanza la man non si spedia.

26. 19 Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio

26. 20 quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi,

26. 21 e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio,

26. 22 perché non corra che virtù nol guidi;

26. 23 sì che, se stella bona o miglior cosa

26. 24 m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi.

26. 25 Quante 'l villan ch'al poggio si riposa,

26. 26 nel tempo che colui che 'l mondo schiara

26. 27 la faccia sua a noi tien meno ascosa,

26. 28 come la mosca cede alla zanzara,

26. 29 vede lucciole giù per la vallea,

26. 30 forse colà dov'e' vendemmia e ara:

26. 31 di tante fiamme tutta risplendea

26. 32 l'ottava bolgia, sì com'io m'accorsi

26. 33 tosto che fui là 've 'l fondo parea.

26. 34 E qual colui che si vengiò con li orsi

26. 35 vide 'l carro d'Elia al dipartire,

26. 36 quando i cavalli al cielo erti levorsi,

26. 37 che nol potea sì con li occhi seguire,

26. 38 ch'el vedesse altro che la fiamma sola,

26. 39 sì come nuvoletta, in sù salire:

26. 40 tal si move ciascuna per la gola

26. 41 del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,

26. 42 e ogne fiamma un peccatore invola.

26. 43 Io stava sovra 'l ponte a veder surto,

26. 44 sì che s'io non avessi un ronchion preso,

26. 45 caduto sarei giù sanz'esser urto.

26. 46 E 'l duca che mi vide tanto atteso,

26. 47 disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;

26. 48 catun si fascia di quel ch'elli è inceso».

26. 49 «Maestro mio», rispuos'io, «per udirti

26. 50 son io più certo; ma già m'era avviso

26. 51 che così fosse, e già voleva dirti:

26. 52 chi è 'n quel foco che vien sì diviso

26. 53 di sopra, che par surger de la pira

26. 54 dov'Eteòcle col fratel fu miso?».

26. 55 Rispuose a me: «Là dentro si martira

26. 56 Ulisse e Diomede, e così insieme

26. 57 a la vendetta vanno come a l'ira;

26. 58 e dentro da la lor fiamma si geme

26. 59 l'agguato del caval che fé la porta

26. 60 onde uscì de' Romani il gentil seme.

26. 61 Piangevisi entro l'arte per che, morta,

26. 62 Deidamìa ancor si duol d'Achille,

26. 63 e del Palladio pena vi si porta».

26. 64 «S'ei posson dentro da quelle faville

26. 65 parlar», diss'io, «maestro, assai ten priego

26. 66 e ripriego, che 'l priego vaglia mille,

26. 67 che non mi facci de l'attender niego

26. 68 fin che la fiamma cornuta qua vegna;

26. 69 vedi che del disio ver' lei mi piego!».

26. 70 Ed elli a me: «La tua preghiera è degna

26. 71 di molta loda, e io però l'accetto;

26. 72 ma fa che la tua lingua si sostegna.

26. 73 Lascia parlare a me, ch'i' ho concetto

26. 74 ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi,

26. 75 perch'e' fuor greci, forse del tuo detto».

26. 76 Poi che la fiamma fu venuta quivi

26. 77 dove parve al mio duca tempo e loco,

26. 78 in questa forma lui parlare audivi:

26. 79 «O voi che siete due dentro ad un foco,

26. 80 s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,

26. 81 s'io meritai di voi assai o poco

26. 82 quando nel mondo li alti versi scrissi,

26. 83 non vi movete; ma l'un di voi dica

26. 84 dove, per lui, perduto a morir gissi».

26. 85 Lo maggior corno de la fiamma antica

26. 86 cominciò a crollarsi mormorando

26. 87 pur come quella cui vento affatica;

26. 88 indi la cima qua e là menando,

26. 89 come fosse la lingua che parlasse,

26. 90 gittò voce di fuori, e disse: «Quando

26. 91 mi diparti' da Circe, che sottrasse

26. 92 me più d'un anno là presso a Gaeta,

26. 93 prima che sì Enea la nomasse,

26. 94 né dolcezza di figlio, né la pieta

26. 95 del vecchio padre, né 'l debito amore

26. 96 lo qual dovea Penelopé far lieta,

26. 97 vincer potero dentro a me l'ardore

26. 98 ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,

26. 99 e de li vizi umani e del valore;

26.100 ma misi me per l'alto mare aperto

26.101 sol con un legno e con quella compagna

26.102 picciola da la qual non fui diserto.

26.103 L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,

26.104 fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,

26.105 e l'altre che quel mare intorno bagna.

26.106 Io e ' compagni eravam vecchi e tardi

26.107 quando venimmo a quella foce stretta

26.108 dov'Ercule segnò li suoi riguardi,

26.109 acciò che l'uom più oltre non si metta:

26.110 da la man destra mi lasciai Sibilia,

26.111 da l'altra già m'avea lasciata Setta.

26.112 "O frati", dissi "che per cento milia

26.113 perigli siete giunti a l'occidente,

26.114 a questa tanto picciola vigilia

26.115 d'i nostri sensi ch'è del rimanente,

26.116 non vogliate negar l'esperienza,

26.117 di retro al sol, del mondo sanza gente.

26.118 Considerate la vostra semenza:

26.119 fatti non foste a viver come bruti,

26.120 ma per seguir virtute e canoscenza''.

26.121 Li miei compagni fec'io sì aguti,

26.122 con questa orazion picciola, al cammino,

26.123 che a pena poscia li avrei ritenuti;

26.124 e volta nostra poppa nel mattino,

26.125 de' remi facemmo ali al folle volo,

26.126 sempre acquistando dal lato mancino.

26.127 Tutte le stelle già de l'altro polo

26.128 vedea la notte e 'l nostro tanto basso,

26.129 che non surgea fuor del marin suolo.

26.130 Cinque volte racceso e tante casso

26.131 lo lume era di sotto da la luna,

26.132 poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

26.133 quando n'apparve una montagna, bruna

26.134 per la distanza, e parvemi alta tanto

26.135 quanto veduta non avea alcuna.

26.136 Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,

26.137 ché de la nova terra un turbo nacque,

26.138 e percosse del legno il primo canto.

26.139 Tre volte il fé girar con tutte l'acque;

26.140 a la quarta levar la poppa in suso

26.141 e la prora ire in giù, com'altrui piacque,

26.142 infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

divina cosa???? :lol::clap[1]:

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Touché.

Vere tutte le Vs.affermazioni :lol: ...sia che mi arreca un fastidio enorme vedere qs.Società buttata in strada come donna di facili costumi, bistrattata, non rispettata ad ogni livello; vero che sia quindi in uno stato di imbarazzo legato a qs.; vero che sia andato a cercarmi nel testo originale del Liceo il Canto dell'Inferno; vero che abbia trovato ancora attuali (ecco quale dovrebbe essere il vero :brr: ...!) quelle parole urlate x il tempo che fu; vero anche che mi sia ricordato che era in uno degli ultimi Canti dell'Inferno, quindi...in parte giusta, anche se ironica, l'affermazione di Luna :brr::yes::clap[1]:

Vabbè.

Mi autocensuro, e sposto. Anche se Dante meriterebbe qualche commento anche nei termini.

:devil::lol:^_^:clap[1]:

Torno a mettere la camicia di forza ed a accendere lumicini ai Cari estinti. :bye:

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ciao silver, dante non l'ho (ri)letto causa orario pristino: mi sono appena alzato e non so se ce la farei.

comunque, quousque tutto attaccato. sempre al netto della botta di arteriosclerosi....

Hai ragione!

Ecco.

La prox volta vado a cercare la prova del 9 su google e Wikipedia, visto che ormai la memoria cilecca di bestia... :clap[1]: :clap[1]:

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26. 40 tal si move ciascuna per la gola

26. 41 del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,

26. 42 e ogne fiamma un peccatore invola.

26. 43 Io stava sovra 'l ponte a veder surto,

26. 44 sì che s'io non avessi un ronchion preso,

26. 45 caduto sarei giù sanz'esser urto.

Questa andrebbe bene x mister simpatia Oioli...

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...in parte giusta, anche se ironica, l'affermazione di Luna :brr::brr::clap[1]:

Silver, ti sbagli, ero serissima :lol: !!!!!

Mi ha intrigato molto, invece, che ti avesse ripreso un forumista con lo pseudonimo Pippopappo :lol:^_^:yes: .

:devil: per la comparazione poetica....

Silver stasera ti porto in un localino in quel di Lugano.

Ma smettila di fare i capricci.

Roberto sei un traduttore materiale perfetto. Si parla di " donne di facili costumi" e subito arriva una proposta.... ma proprio la sera dei Santi? :bye:

Vabbè, buona giornata anche se sospesa tra morte e vita :clap[1]:

Edited by Luna Argentata
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Quello che seguirà non si riferisce certo a Cicerone, bensì a Dante. Ma il senso potrebbe essere riproducibile...Roma e Firenze nei secoli e nei secoli come Varese...?

Purgatorio

CANTO VI

Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,

Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:

color già tristi, e questi con sospetti!

Eh già .......

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:frantics::yahoo[1]::toast[1]:

:P:clap[1]:

A scanso di equivoci!

I CAPPELLETTI e i montecchi, casati nobili rispettivamente di Monticelli (Piacenza) e Cremona, furono protagonisti di una faida che arrivò quasi a distruggere entrambe le famiglie, rovinandole economicamente e socialmente e generando un campanilismo violento che dura ancora oggi.

Da questa vicenda Shakespeare trasse ispirazione per Romeo & Giulietta, ambientando però la storia a Verona (per la cronoca, pensava che Verona fosse Genova...).

Pare, e dico pare, che la mia famiglia discenda proprio da quei Cappelletti lì ...

Devo specificare chi è stato, è e sempre sarà il giocatore di basket che più odio al mondo??? Quello che è stato bandiera a mmilano e protagonista negativo del primo anno in A2??? ;):lol:

Edited by Ale Div.
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Quello che seguirà non si riferisce certo a Cicerone, bensì a Dante.

Calabria!? :( è l'unico Dante che ho studiato :bye:

Eppoi così facciamo ripassare (studiare per la 1a volta...?) la Divina Commedia ai giovanissimi ragazzi del Forum... :angry::P

il mio diploma professionale mi vieta categoricamente di apprendere tutta questa cultura :g[1]:

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