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Tibet


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La guida spirituale: «stato di terrore. ma no al boicottaggio dei giochI»

Tibet, la protesta arriva in Europa

Assalto all'ambasciata cinese all'Aja

Il governo in esilio: «Almeno ottanta morti a Lhasa». Il Dalai Lama contro Pechino: «È genocidio culturale»

LHASA - In Tibet è in atto «un genocidio culturale». È questa la dura accusa del Dalai Lama. Dal suo esilio in India, il leader spirituale dei tibetani è tornato a condannare gli scontri e le violenze a Lhasa, invocando ancora una volta un'inchiesta internazionale per appurare cosa stia realmente accadendo nella zona. Secondo il Nobel per la Pace, nella regione himalayana è in atto «una discriminazione sistematica» e «i tibetani nella propria terra sono trattati da cittadini di seconda classe». Contrariamente a quanto auspicato da più parti il Dalai Lama non ha lanciato un appello per il boicottaggio dei Giochi Olimpici che si terranno in Cina in estate. Il capo spirituale dei buddhisti ha comunque aggiunto che è al momento «impossibile l'armonia nella zona». «Noi vogliamo autonomia, non separazione», ha aggiunto il Dalai Lama, sottolineando come in Tibet ci sia al momento uno «stato di terrore».

LA PROTESTA - Nel frattempo la protesta della popolazione tibetana contro la repressione di Pechino si è allargata ad altre tre province cinesi. Si tratta del Sichuan, dove, secondo il Centro tibetano per i diritti umani con sede in India, gli scontri tra la polizia e i manifestanti hanno fatto sette vittime, della provincia di Qinghai e di quella di Gansu. Nella prima, un centinaio di monaci hanno sfidato l'ordine di restare nel monastero di Rongwo, nella città di Tongren, arrampicandosi su una collina, da dove hanno sparato fuochi d'artificio e bruciato incenso. Nella seconda, un centinaio di studenti hanno manifestato a sostegno della causa tibetana all'università di Lanzhou.

«OTTANTA MORTI» - Il bilancio degli scontri avvenuti a Lhasa negli ultimi giorni è invece ancora incerto. Da Dharamsala, nel nord dell'India, il governo tibetano in esilio conferma che «i morti sono almeno ottanta». Sabato lo stesso governo in esilio aveva parlato di 30 morti, anche se riferiva di voci di oltre cento vittime, mentre il governo cinese ha confermato solo 10 morti. Il nuovo bilancio arriva all'indomani dell'ultimatum del governo di Pechino a quelli che le autorità cinesi chiamano i «ribelli»: consegnatevi e sarete trattati con clemenza, altrimenti sarete puniti «severamente». L'ultimatum scade lunedì sera.

ASSALTATA L'AMBASCIATA CINESE ALL'AIA - E la protesta anti-Cina intanto arriva in Europa: circa 400 manifestanti che protestavano contro la presenza cinese in Tibet hanno cercato di prendere d'assalto l’ambasciata della Repubblica Popolare all'Aia, distruggendo parte della recinzione della sede diplomatica. Secondo le prime testimonianze dei giornalisti presenti, i dimostranti hanno strappato una bandiera cinese sostituendola con una del Tibet. Tre dei manifestanti, che erano riusciti a superare la recinzione, sono stati arrestati dalla polizia olandese.

BLOCCATO ACCESSO A YOUTUBE - Le autorità cinesi hanno bloccato l'accesso Internet al sito di YouTube.com. dopo che vi erano comparsi decine di filmati di protesta contro la repressione in Tibet. Nessuna scena degli scontri o delle reazioni di protesta all'estero era presente sugli analoghi siti web cinesi quali 56.com, youku.com e tudou.com.

16 marzo 2008

Esprimo qui tutto il mio sostegno al popolo tibetano,

e tutto il mio sdegno per la sanguinosa repressione degli invasori cinesi e il quasi silenzio

dei media e della opinione pubblica del mondo occidentale.

Mi chiedo poi perchè non compaiono bandiere della pace ai balconi e non si mobilitino manifetsazioni

di piazza organizzate dai sindacati o da chi per essi.

Mi chiedo anche dove siano gli "eroici" inviati "di guerra", tipo la Gruber o la Sgrena per intenderci, che fanno i fighi se la guerra la fanno gli USA ma non si vedono proprio se la fanno i cinesi.......

Saranno forse i tibetani meno meritevoli del popolo palestinese o di quello iracheno ??

Bah......... :doh[1]::angry:-_-

Edited by ROOSTERS99
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Esprimo qui tutto il mio sostegno al popolo tibetano,

e tutto il mio sdegno per la sanguinosa repressione degli invasori cinesi e il quasi silenzio

dei media e della opinione pubblica del mondo occidentale.

Anch'io ROOSTERS99, anch'io!!!

Se avete tempo:

http://www.italiatibet.org/

blog.studentsforafreetibet.org

Luna

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15 marzo 2008

Nel '68 avremmo manifestato contro la Cina e boicottato le Olimpiadi

Walter batti un colpo per il Tibet libero

Massimo D'Alema si rifugia nel non fare: "Si rischia la confusione"

Sembra che il principale motore della nostra politica estera sia non la paura, ma una spietata mediocrità. Essa indossa la friabile maschera dell’intelligenza tagliente di D’Alema. Di fronte allo scempio di vite, e al senso di impunità quotidiana che neanche l’Iran, in ogni azione funesta operata dalla repubblica popolare cinese, in Europa non accade mai niente. Il nostro numero uno alla Farnesina, attualmente in auspicabile congedo illimitato, oppone un garbato ragionamento il cui fulcro è non fare niente che si noti. Potrebbe persino avere un senso, se non fosse che poi, nel suo caso, il passo successivo è non fare niente neanche la dove non si noti. Non fare mai veramente niente. Attendibile o no, la dichiarazione riportata da un’agenzia, possiamo stare sicuri che è però realistica. La nostra politica estera, ancorché del nuovo Partito Democratico, continuerà a porgere la mano e a dare ufficiale e continuato riconoscimento a quelle forze politiche che governano con la repressione e la violenza; a chi sino a qualche mese fa era condannato come terrorista. E insomma a una nazione che in queste stesse ore, e minuti, sta facendo scempio di vite umane, e fa ciò che vuole del Tibet e dei tibetani, proprio come accade a noi quando disponiamo delle nostre pantofole. Le mettiamo, le togliamo, le lanciamo per terra, e se vengono a noia le buttiamo tra l’immondizia. Il Tibet, e i tibetani, per i quali non si intende fare niente di deciso, sono le pantofole della sinistra, tuttalpiù i mocassini indossati a qualche convegno, o in occasione di una prima cinematografica con Richard Gere. Non fare. Non creare confusione: come fosse possibile aspettare un recupero di sanità mentale e una politica dal volto umano da parte della Cina; e come se la situazione in atto non fosse già precipitata da decenni, e non ve ne fossero prove, fimati e film. Come se nel sudest asiatico non esistesse un’emergenza della persecuzione buddista e non fossero appena stati massacrati monaci buddisti. No, l’Europa e la sinistra e i loro ministri sono solo capaci di alzare la voce con Israele, reo di rispondere ai lanci di missili di Hamas o di Hezbollah con reazioni esagerate, mentre non vi è mai niente di esagerato nel vecchio fronte anti-imperialista. In ciò che sta al di fuori dell’area di influenza atlantica. Da Zapatero alla Cina. E come se alla fine bastasse non essere americani per perpetrare impunemente come normalità le più odiose azioni. E a quanto pare basta non essere americi, e a proposito popolazione israeliane o tibetana per subire tutto in santa pace. Scusate, ma vorremmo tanto chiedere a Walter Veltroni un’impennata. Un gesto di autentico coraggio politico, che gli scrollerebbe di dosso, se ne ha l’intenzione, il ciarpame veterostalinista che incrosta e deforma qualsiasi possibilità di rinnovamento egli invoca ogni giorno. Indire una grande e pacifica manifestazione che denunci il regime di Pechino, violento e liberticida; che proponga la parola d’ordine del Tibet libero, senza se e senza ma. Altrimenti, in nome di che cosa si può proporre un sogno e un’idealità alla gente, proprio nel momento di ipotetico passaggio della guardia dalla vecchia sinistra che conosciamo, a un nuovo modo di progettare la politica, e proprio nel frangente strategico delle elezioni? Chiediamo a Walter Veltroni cosa vi sia di salvabile e di rispettabile, in una potenza politica ed economica, più economica che politica, più dirigista, capitalista selvaggia e totalitaria che comunista, che fabbrica prodotti inquinanti, che produce smog, e verso la quale in questa Europa, e anche in questo mondo, non si erge un solo movimento di massa di quelli che la sinistra era capace di suscitare. Nel ’68 sarebbe successo. Se le bandiere non vengono prese in mano con decisione nei momenti opportuni, non c’è da stupirsi che si vada incontro a un mondo relativista, minimalista, cinico, ed egoista. E a quel punto ogni iniziativa culturale, ogni tensione evocata a parole, diventa un’inutile litania. A questa sfida, intenderemmo chiamare Veltroni, nel mezzo della sua campagna elettorale, mentre emergono le lacerazioni della politica estera di D’Alema. Quando ancora abbiamo negli orecchi lo sdegno di Fassino per le dichiarazioni “filofasciste” di Ciarrapico, e lo sgomento per la pragmatica risposta di Berlusconi – i suoi giornali ci servono. Cosa c’è di nobile e di morale nell’inazione e nella dichiarazione di D’Alema: a disertare le Olimpiadi si rischierebbe solo confusione. Noi lo immaginiamo che dice queste parole con la cipria in volto, un visibile neo finto sulla guancia, una grande parrucca, nella sala degli specchietti d’una piccola Versailles sempre più vanesia e reazionaria. Molto meglio sarebbe invertire la tendenza con una grande mobilitazione bipartisan e boicottare le Olimpiadi. Come avremmo fatto nel ’68.

di Alessandro Schwed

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Per chiarire un po' meglio la vergogna tibetana:

Dura da quasi sessant'anni il conflitto tra le autorità di Pechino e il governo tibetano per il controllo del 'Tetto del mondo'.

Ecco una cronologia delle tappe principali:

- 1950: la Cina invade la parte orientale del Tibet.

- 17 nov. 1950: il 14simo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, assume a 15 anni in pieni poteri.

- 23 mag. 1951: i leader tibetani sono forzati a firmare un trattatoche pone la regione sotto l'amministrazione della Cina.

- 1954: la popolazione resiste all'occupazione cinese.

Scontri e disordini.

- lug. 1954: il Dalai Lama visita la Repubblica Popolare cinese. Ha un incontro con Mao Tse Tung.

- mar. 1959: gli scontri tra la resistenza tibetana e i cinesi provocano decine di migliaia di vittime (90.000 solo a Lhasa).

- 17 mar. 1959: dopo la durissima repressione inizia l'esilio del Dalai Lama e dei suoi ministri a Dharamsala, nel Nord dell'India.

- 1963: Pechino vieta agli stranieri di visitare il Tibet (il divieto rimarrà in vigore fino al 1971).

- 1965: il governo cinese crea la regione autonoma del Tibet e favorisce il trasferimento dei cinesi nella zona.

- 1966: la «Rivoluzione culturale» porta alla distruzione di monasteri e altri beni della tradizione tibetana.

- 1979: primo contatto tra il Dalai Lama e i rappresentanti di Pechino dal suo esilio.

- 21 set. 1987: il leader religioso tibetano presenta al Congresso statunitense il suo 'Piano di pace per il Tibet in cinque puntì.

- 7 mar. 1989: dopo tre giorni di scontri e violenze, il governo cinese impone la legge marziale a Lhasa.

- 10 dic. 1989: il Dalai Lama è insignito del Premio Nobel della pace.

- ago. 1994: la comunità tibetana in Svizzera accusa la Cina di essere responsabile della morte di 1,2 milioni di tibetani e della distruzione sistematica di oltre 6.300 templi e siti storici.

- 1995: il Dalai Lama afferma che Gedhun Choekyi, un bambino di sei anni, è la reincarnazione del Panchen Lama (seconda figura religiosa del buddismo tibetano), ma le autorità cinesi lo mettono agli arresti domiciliari e incoronano Gyancain Norbu, como undicesimo Panchen.

- dic. 2000: nuovi contatti tra Pechino e il governo tibetano in esilio, il quale avanza nuovamente la cosiddetta proposta del «cammino intermedio», ideata dal Dalai Lama nel 1979: rinunciare all'indipendenza in cambio di un'autonomia che permetta alla popolazione di conservare la propria identità.

- 2001: Samthong Rinpoche viene eletto primo ministro del governo in esilio.

- set. 2002: il presidente della Regione autonoma del Tibet riceve ufficialmente gli inviati del Dalai Lama, nella prima riunione di funzionari di alto rango dopo la rottura del 1993.

- 24 giu. 2003: l'India firma un accordo con la Cina nel quale si impegna a riconoscere il Tibet come provincia cinese, ma continua a riconoscere lo status di rifugiato al Dalai Lama e al suo governo.

- mag. 2004: le autorità di Pechino firmano un documento in cui si respinge la richiesta tibetana di maggiore autonomia (sul modello attuato con Hong Kong).

- mar. 2005: in un'intervista al 'South China Morning Post', il Dalai Lama afferma di aver accettato che il Tibet sia parte della Repubblica popolare cinese.

- 3 lug. 2006: inaugurato il primo collegamento ferroviario tra Pechino e Lhasa.

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Per chiarire un po' meglio la vergogna tibetana:

Dura da quasi sessant'anni il conflitto tra le autorità di Pechino e il governo tibetano per il controllo del 'Tetto del mondo'.

Ecco una cronologia delle tappe principali:

- 1950: la Cina invade la parte orientale del Tibet.

- 17 nov. 1950: il 14simo Dalai Lama, Tenzin Gyatso, assume a 15 anni in pieni poteri.

- 23 mag. 1951: i leader tibetani sono forzati a firmare un trattatoche pone la regione sotto l'amministrazione della Cina.

- 1954: la popolazione resiste all'occupazione cinese.

Scontri e disordini.

- lug. 1954: il Dalai Lama visita la Repubblica Popolare cinese. Ha un incontro con Mao Tse Tung.

- mar. 1959: gli scontri tra la resistenza tibetana e i cinesi provocano decine di migliaia di vittime (90.000 solo a Lhasa).

- 17 mar. 1959: dopo la durissima repressione inizia l'esilio del Dalai Lama e dei suoi ministri a Dharamsala, nel Nord dell'India.

- 1963: Pechino vieta agli stranieri di visitare il Tibet (il divieto rimarrà in vigore fino al 1971).

- 1965: il governo cinese crea la regione autonoma del Tibet e favorisce il trasferimento dei cinesi nella zona.

- 1966: la «Rivoluzione culturale» porta alla distruzione di monasteri e altri beni della tradizione tibetana.

- 1979: primo contatto tra il Dalai Lama e i rappresentanti di Pechino dal suo esilio.

- 21 set. 1987: il leader religioso tibetano presenta al Congresso statunitense il suo 'Piano di pace per il Tibet in cinque puntì.

- 7 mar. 1989: dopo tre giorni di scontri e violenze, il governo cinese impone la legge marziale a Lhasa.

- 10 dic. 1989: il Dalai Lama è insignito del Premio Nobel della pace.

- ago. 1994: la comunità tibetana in Svizzera accusa la Cina di essere responsabile della morte di 1,2 milioni di tibetani e della distruzione sistematica di oltre 6.300 templi e siti storici.

- 1995: il Dalai Lama afferma che Gedhun Choekyi, un bambino di sei anni, è la reincarnazione del Panchen Lama (seconda figura religiosa del buddismo tibetano), ma le autorità cinesi lo mettono agli arresti domiciliari e incoronano Gyancain Norbu, como undicesimo Panchen.

- dic. 2000: nuovi contatti tra Pechino e il governo tibetano in esilio, il quale avanza nuovamente la cosiddetta proposta del «cammino intermedio», ideata dal Dalai Lama nel 1979: rinunciare all'indipendenza in cambio di un'autonomia che permetta alla popolazione di conservare la propria identità.

- 2001: Samthong Rinpoche viene eletto primo ministro del governo in esilio.

- set. 2002: il presidente della Regione autonoma del Tibet riceve ufficialmente gli inviati del Dalai Lama, nella prima riunione di funzionari di alto rango dopo la rottura del 1993.

- 24 giu. 2003: l'India firma un accordo con la Cina nel quale si impegna a riconoscere il Tibet come provincia cinese, ma continua a riconoscere lo status di rifugiato al Dalai Lama e al suo governo.

- mag. 2004: le autorità di Pechino firmano un documento in cui si respinge la richiesta tibetana di maggiore autonomia (sul modello attuato con Hong Kong).

- mar. 2005: in un'intervista al 'South China Morning Post', il Dalai Lama afferma di aver accettato che il Tibet sia parte della Repubblica popolare cinese.

- 3 lug. 2006: inaugurato il primo collegamento ferroviario tra Pechino e Lhasa.

in alcuni punti assomiglia sinistramente all'albanizzazione del kosovo...

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la mia domanda, da ignorante. cosa c'è in tibet di tanto bello?

un popolo che da millenni si fa i cazzi suoi.

Oltre a un popolo di grande cultura e tradizione, come ha detto Alberto, anche svariate minieri di preziosi metalli/minerali e una posizione geostrategica piuttosto importante.

Ah, il Tibet è grande come mezza Europa..........

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scambio di cortesie tra STATI CANAGLIA...

:D

Certo, quelli che hanno approvato l'indipendenza di mafia-kosovo, in barba alle risoluzioni ONU, non possono che restare zitti di fronte a quelli che li tengono per le palle grazie al debito pubblico USA...

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18/3/2008

Cina accusa "cricca" del Dalai Lama

Premier Jiabao sulle violenze in Tibet

Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha accusato la "cricca del Dalai Lama" di aver "premeditato e organizzato" le violenze a Lhasa, capitale del Tibet. Mentre resta incerto il numero dei morti, il premier ha affermato che gli scontri avrebbero come obiettivo quello di "sabotare le Olimpiadi" e ha escluso il "genocidio culturale" nei confronti dei tibetani. "Dialogheremo con il Dalai Lama se rinuncerà a velleità di indipendenza", ha affermato Wen.

Wen ha sottolineato le "violenze" commesse dai manifestanti tibetani contro "innocenti cittadini e le loro proprietà" e li ha accusati di agire su ordine del leader tibetano. "Il loro comportamento - ha detto - dimostra che tutte le loro affermazioni sul fatto che chiedono l'autonomia e non l'indipendenza non sono altro che menzogne". Il premier, che ha tenuto la sua tradizionale conferenza stampa annuale, ha respinto, definendola una "menzogna", anche l'accusa rivolta dal Dalai Lama a Pechino di compiere in Tibet un "genocidio culturale".

Wen ha aggiunto che "se il Dalai (Lama) rinuncia all'indipendenza e accetta che il Tibet e Taiwan sono parte integrale della Cina, allora la porta per il dialogo è aperta". "Questa - ha affermato - è da tempo la nostra posizione e non è cambiata".

Il premier cinese Wen Jiabao ha sostenuto che i disordini in Tibet sono diretti a "sabotare le Olimpiadi" che "da molte generazioni sono il sogno del popolo cinese". "Dobbiamo portare avanti lo spirito olimpico e non politicizzare le Olimpiadi", ha aggiunto.

Rispondendo alla domanda di un giornalista, il premier cinese ha per la prima volta ammesso che proteste condotte da monaci e civili tibetani si sono verificate non solo a Lhasa, ma "in altre parti del Paese". "Gli incidenti di Lhasa e i tentativi di organizzarne analoghi in altre parti del Paese, gli attacchi contro le sedi diplomatiche della Cina all'estero non hanno a che vedere con lui (il Dalai Lama)?", si è chiesto polemicamente il capo del governo di Pechino. Wen Jiabao ha negato che sia in corso una "stretta" contro i dissidenti in vista delle Olimpiadi. E' una cosa, ha detto, "che non esiste".

:blush::rofl: ..... -_-

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Oltre a un popolo di grande cultura e tradizione, come ha detto Alberto, anche svariate minieri di preziosi metalli/minerali e una posizione geostrategica piuttosto importante.

Ah, il Tibet è grande come mezza Europa..........

Perchè la posizione geostrategica è importante?

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E finalmente anche la vose del Pontefice......

19/3/2008

Papa: "Fermare violenza in Tibet"

"Il mio cuore è colmo di tristezza"

"Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano". Queste le parole del Papa su quanto sta accadendo in Tibet, in quello che è il primo ed atteso intervento del Santo Padre sulla vicenda. Benedetto XVI, al termine dell'Udienza Generale, ha aggiunto: "Seguo con grande trepidazione le notizie che giungono dal Tibet. Il mio cuore di Padre sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone".

"Dio fonte di luce dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza", ha detto il Pontefice nell'Aula Paolo VI, davanti a oltre 10mila fedeli. "Il mistero della passione e morte di Gesù, che riviviamo in questa Settimana Santa - ha proseguito il Papa - ci aiuta ad essere particolarmente sensibili alla loro situazione. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera". Dopo il "silenzio" di domenica all'Angelus, che aveva suscitato alcune polemiche, Benedetto XVI ha dunque finalmente affrontato la dolorosa situazione in Tibet pronunciandosi per una soluzione pacifica.

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19/3/2008

Truppe cinesi verso il Tibet

Lo riferiscono fonti locali

Soldati cinesi sono in marcia verso il confine con il Tibet. Lo riferiscono testimoni. Un gran numero di camion che trasportavano militari hanno percorso le strade del Sichuan in prossimità del confine con la regione teatro di scontri sanguinosi tra attivisti tibetani e forze dell'ordine. Secondo l'organizzazione Campagna per il Tibet Libero la polizia ha invitato i ribelli ad arrendersi.

I movimenti sembrano particolarmente vasti nel Sichuan. Nel Gansu, una provincia a larga maggioranza tibetana, un giornalista danese ha visto altri autobus carichi di soldati in viaggio verso il monastero di Labrang, dove si sono svolte delle massice proteste anticinesi. Il giornalista è stato fermato per due volte dopo aver tentato di uscire da Lanzhou, la capitale della provincia che dista circa 300 chilometri da Labrang.

L'appello del Dalai Lama alla comunità internazionale

La guida spirituale dei tibetani, intanto, ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale affinché contribuisca a risolvere, attraverso il "dialogo", la crisi che sta insanguinando l'altipiano asiatico.

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LA NOSTRA PROPOSTA

Atleti ai Giochi con i colori del Tibet

Alla repressione cinese rispondiamo con un gesto di solidarietà. non fasce nere da lutto, ma quel colore caldo che i monaci conoscono bene... di Leonardo Sturiale

Firenze, 21 marzo 2008 -

Tra pochi giorni il Tibet tornerà nel silenzio delle sue montagne. L’Occidente avrà già consumato la sua breve attenzione mediatica per la tragedia di un popolo inerme. E la Cina, in quel silenzio, completerà nelle galere la repressione dura e la sua metodica “rivoluzione culturale”. Quella di Mao non va più di moda ma quella coloniale sì, da mezzo secolo. Il metodo è lo stesso: la sistematica cancellazione di una cultura antica, quella del buddismo tibetano, per sostituirla, oggi, con il moderno comunismo di mercato.

La sintesi pechinese di un regime politico spietato e di un sistema economico selvaggio schiaccerà una filosofia non violenta, basata sul rispetto della vita e una visione dell’universo come eterno ciclo dei viventi e delle loro migliori energie. Una filosofia di pace, come quella che ispirò i Giochi olimpici. Pechino li organizza quest’anno come un vetrina mediatica mondiale della nuova Cina.

I governi occidentali non boicotteranno le Olimpiadi in nome dei diritti umani calpestati. Lo fecero nel 1980 con l’Urss di Breznev che aveva invaso l’Afganistan. Oggi, con la Cina, no. Il Dalai Lama non l’ha neppure chiesto. L’Ovest è troppo interessato al mercato di un miliardo e mezzo di persone, troppo impaurito dalla potenza del gigante orientale. E poi meglio tenere la Cina sotto i riflettori della mondovisione - dicono alcuni - per costringerla ad essere più buona, più liberale, più democratica. Un alibi. Un sogno. I cinesi non lesineranno cortesie e sorrisi, per tre settimane. Sono abilissimi commercianti. Perché sciupare la festa?

Rispondiamo con un sorriso, altrettanto sincero, altrettanto astuto. E con un piccolo gesto di solidarietà, di amicizia con i tibetani e i cinesi oppressi, che sono anche di più. Perché non chiedere agli atleti di tutto il mondo di cimentarsi nei Giochi indossando una fascetta dello stesso colore delle tonache dei monaci tibetani?

E’ inconfondibile. Niente nero da lutto, che in Cina poi sarebbe bianco. Non il verde, universale messaggio ecologico o bandiera dell’Islam radicale. Non il rosso, che il regime potrebbe spacciare per un’adesione ideologica. No, quel colore particolare, caldo come un tramonto, che oscilla tra lo zafferano e il vino, che sa di buono.

Un colore che i monaci conoscono bene. Potremmo chiedere loro di tagliar striscie delle tonache e regalarle agli atleti. Un dono carico di affetto, un simbolo, una preghiera. Il passaggio di un testimone: corriamo per voi, per noi, per il rispetto degli esseri viventi, per la giustizia, per la pace, per la non violenza.

Lo sport non è questo? Prima che diventi solo spettacolo e affari potrebbe, per una volta, mostrarsi pure intelligente e insegnare qualcosa alla politica. In nome di noi tutti.

di Leonardo Sturiale

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LA NOSTRA PROPOSTA

Atleti ai Giochi con i colori del Tibet

Ma quale "nostra", guarda qua :nono[1]: :

Se fossi un atleta o boicotterei o, meglio forse ancora, sfilerei vestito di arancione e con qualche bella scritta addosso.

Ma quanto sono avanti?? :lol::afro:

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Mi chiedo poi perchè non compaiono bandiere della pace ai balconi e non si mobilitino manifetsazioni

di piazza organizzate dai sindacati o da chi per essi.

Mi chiedo anche dove siano gli "eroici" inviati "di guerra", tipo la Gruber o la Sgrena per intenderci, che fanno i fighi se la guerra la fanno gli USA ma non si vedono proprio se la fanno i cinesi.......

:nono[1]::lol::afro: Neanche io vedo gente per strada disperarsi, strapparsi i capelli, esporre bandiere, fare fiaccolate.. non vedo neanche comunicati dell'ANPI, degli Arcigay.. :lol:

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Le autorità di Pechino hanno ammesso di aver arrestato in totale quasi 900 persone

Cina: vergognose le proteste per il Tibet

Ma sul boicottaggio Sarkozy gela Pechino

Critiche contro la manifestazione a Olimpia. Il presidente francese: «Disertare i Giochi? Tutto è possibile»

PECHINO - «Vergognose»: così il governo cinese ha definito le proteste di lunedì in favore del Tibet durante la cerimonia di accensione della torcia olimpica in Grecia. Lo ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Qin Gang, che ha esortato anche tutti i Paesi dove passerà la torcia ad impedire manifestazioni di protesta. «Ogni atto volto a impedire il passaggio della torcia è vergognoso», ha dichiarato. I media cinesi hanno completamente ignorato le proteste a Olimpia. La televisione ha tagliato le immagini e i giornali non le hanno menzionate nei lunghi servizi dedicati alla cerimonia.

SARKOZY E BUSH - D'altra parte però, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nel corso di una visita a Tarbes, nel dipartimento degli Alti Pirenei, ha dichiarato che riguardo al boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino 2008 «tutte le opzioni sono aperte». «Io mi rivolgo al senso di responsabilità dei dirigenti cinesi - ha spiegato Sarkozy -. Voglio che il dialogo cominci - ha aggiunto il presidente francese - e io misurerò la mia risposta in funzione della risposta che sarà data dalle autorità cinesi. Penso che bisogna reagire così se si vogliono ottenere dei risultati», ha concluso. Dopo le dichiarazioni di Sarkozy, l'entourage del Capo dello Stato francese ha in qualche modo corretto il tiro, precisando che la frase «tutte le opzioni sono aperte» era riferita esclusivamente alla cerimonia d'apertura dei Giochi, l'8 agosto a Pechino. Ha confermato invece la propria presenza all'Olimpiade George W. Bush. Il presidente americano non sembra prendere in alcuna considerazione l'opzione di un boicottaggio dei Giochi, come invece ha fatto Sarkozy. L'Olimpiade, ha lasciato dire Bush alla propria portavoce, Dana Perino, «offre l'occasione ai Paesi affinchè diano il meglio di se stessi e l'opportunità è offerta alla stessa Cina».

ARRESTATI NOVECENTO MANIFESTANTI - A Gannan intanto, una delle prefetture a popolazione tibetana della provincia cinese del Gansu, 289 persone si sono «arrese» alle forze di sicurezza cinesi dopo gli incidenti dei giorni scorsi, secondo l'agenzia ufficiale China News Service che ammette così per la prima volta che la zona è stata teatro di manifestazioni anti-cinesi e a favore del Dalai Lama. Attivisti della Free Tibet Campaign avevano affermato in una nota diffusa il 18 marzo che una manifestazione di protesta si era tenuta a Gannan, al termine della quale le forze di sicurezza cinesi avevano fatto uso di armi da fuoco e arrestato un numero imprecisato di persone. La notte scorsa, Pechino ha dato notizie di 381 persone che si sono «arrese» ad Aba del Sichuan, un' altra delle prefetture a popolazione tibetana dove si sono svolte proteste anticinesi. L'agenzia Nuova Cina ha comunicato che 13 monaci erano stati arrestati nella capitale, Lhasa, prima delle violenze di venerdì 14 marzo. Il conto totale degli arrestati fornito da diverse fonti ufficiali cinesi si avvicina così a novecento.

100 ARRESTI ANCHE IN NEPAL - La polizia nepalese ha arrestato un centinaio di persone che manifestavano in favore del Tibet davanti all'ufficio visti dell'ambasciata cinese a Kathmandu. I nuovi arresti di esuli tibetani giungono dopo che l'ufficio Onu per i diritti Umani in Nepal ha espresso la «sua profonda preoccupazione per gli arresti arbitrari e la detenzione di diverse centinaia di persone». L'Ufficio dell'Alto commissariato per i diritti umani in Nepal (Ohchr-Nepal) ha espresso anche preoccupazione per le notizie dell'arresto di alcune persone, fermate per le strade di Kathmandu solo per il loro aspetto tibetano.

«APRITE LE FRONTIERE AI GIORNALISTI» - Secondo il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, intervistato dalla radio Europe 1, la prima richiesta da fare alla Cina è di garantire l'accesso dei giornalisti al Tibet. Il capo della diplomazia francese ha detto di aver già avanzato questa richiesta in una telefonata avuta con il suo omologo cinese, il quale ha risposto che vi sono «questioni di sicurezza». Ma queste «non reggono», ha commentato Kouchner, che tuttavia esclude un boicottaggio delle Olimpiadi.

25 marzo 2008

W Sarko !! :angry:

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