corny Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 Sono presi con il rag. Faija. Ah! Quindi anche per loro "tanto non c'è fretta" (cit.)
alberto Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 perdonami, ma, senza le bandiere rosse, ho grosse simpatie per la grande madre russia.
corny Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 perdonami, ma, senza le bandiere rosse, ho grosse simpatie per la grande madre russia. Con tutta la fantasia che vuoi, ma non puoi paragonare Air-France-KLM con la compagnia russa. Se il problema è solo Malpensa è una causa persa, è il mercato che decide.
sertar Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 A Sertar è stato detto molto di peggio eppure è qui che continua a scrivere (anche se ancora per poco ). Oh cavolo mi sono perso qualcosa?
Ponchiaz Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 Se il problema è solo Malpensa è una causa persa, è il mercato che decide. Quale mercato?
sertar Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 Ma a proposito di comunisti Les Claypool che fine ha fatto?
Ale Div. Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 in questo periodo ho i miei problemi, quindi, ho reagito. (ho anch’io i miei problemi, come tutti credo, caro Alberto). Te credo, siamo retrocessi!!!!!!
Ale Div. Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 Ma a proposito di comunisti Les Claypool che fine ha fatto? Credo (spero) sia sparso in giro per il mondo... gli ho mandato una mail in settimana a cui mi ha risposto automaticamente che non era in ufficio ... Les, dai non fare così, non è poi così male un quinqueinnio Berlusconi !!
Ale Div. Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 Fammi capire: Air France non và bene, Aerflot sì? E la famosa cordata di imprenditori italiani? Quale mercato? Ma siete matti??!! Malpensa è sul territorio della provincia di Varese. Il Presidente di SEA è Bonomi, già autore di un sponsorizzazione ai tempi dei Roosters. Aeroflot è russa, mi pare che ci sia dentro Abramovich, in toto o in qualche modo. Silvio ha promesso di risolvere tutti i problemi d'Italia, quindi Varese tornerà quella degli anni 70. Devo aiutarvi o riuscite a fare anche voi 1+1??? Roman ...............
davide Posted April 18, 2008 Posted April 18, 2008 Spiffolo.............e poi c'è lei...la mitica Michela Vittoria !!
Silver Surfer Posted April 20, 2008 Posted April 20, 2008 perdonami, ma, senza le bandiere rosse, ho grosse simpatie per la grande madre russia. Io non molto: Paese in mano alla Mafia ed agli ex-quadri dirigenziali del KGB, in cui la privatizzazione selvaggia ha spartito il Potere tra i gruppi qui appena citati. Insieme alla Cina, penso che rappresenti uno delle principali cause di preoccupazione del Mondo Futuro che si configurerà. E, per rimanere in tema: sperèm, detto alla Lumbàrd...
alberto Posted April 21, 2008 Posted April 21, 2008 Io non molto: Paese in mano alla Mafia ed agli ex-quadri dirigenziali del KGB, in cui la privatizzazione selvaggia ha spartito il Potere tra i gruppi qui appena citati.Insieme alla Cina, penso che rappresenti uno delle principali cause di preoccupazione del Mondo Futuro che si configurerà. E, per rimanere in tema: sperèm, detto alla Lumbàrd... i trust in vladimir
ROOSTERS99 Posted April 21, 2008 Posted April 21, 2008 Rosso padano Domenico Savino 21 aprile 2008 Un conoscente, davvero brava persona, meridionale, gran lavoratore, manovale, sanguigno, da sempre militante comunista, mi incrocia il giorno dopo le elezioni lungo la ciclabile, mentre vado al lavoro. Vedendomi arrivare, in ritardo come sempre, mi sbarra la strada e con il suo accento meticcio calabro-emiliano, tutto trafelato ha evidentemente fretta - così immagino - di comunicarmi la sua rabbia per il risultato del suo partito. Già sono rassegnato alla raffica di bonari insulti, improperi, imprecazioni, invettive, esecrazioni, bestemmie, quando lui invece, tutto eccitato, allarga le braccia ed esclama risoluto: «Dottore, abbiamo vinto le erezioni!», (sic!)… con la «erre». Lo guardo stranito, pensando sia reduce da una notte di sogni effervescenti o abbia sbagliato pillola, prendendo quella blu: e invece no. Evidentemente travolto da un turbinio di emozioni e proiezioni, di passioni e sentimenti, ma assai più di rabbia e risentimenti, ha le occhiaie fonde di una notte insonne e lo sguardo trasognato di chi l’ha fatta grossa: la sua innaturale eccitazione mattutina mi rivela che sì, dietro quel lapsus c’è qualcosa di più. E infatti me lo conferma: «Ho votato BBBossi!», con tre erre, anche qui un po’ aspirate! Me l’ha detto! Dev’essere stata una liberazione, una confessione che a qualcuno prima o poi doveva fare. Forse l’ha fatta a me, pensando che gli avrei tolto l’incomodo di dirlo a tutti gli altri. Questa volta evidentemente non ha resistito: lui, il comunista, ha votato Lega. Lui il «terrone» ha votato per il Nord, lui il «terrone» per Bossi non ha più rancore, anzi sembra proprio che la pensi come il Senatùr: «…perché ‘se il lavoro non ce l’hanno - dice lui che s’è spezzato la schiena a tirar su muri di mattoni - a ca’!». Anzi «a ccca!» (sempre aspirato!), come pronuncia lui nel suo dialetto che si sforza adesso di essere padano. Non vuole dire proprio la stessa cosa, ma fa nulla. Arrivo al lavoro tra musi lunghi di funzionari un po’ intristiti; Silvio questa volta ha colpito duro. La mazzata è stata terribile, la rimonta non c’è stata, anzi non è nemmeno partita. Di più: nessun comunista in Parlamento. In Emilia è un po’ come se in Vaticano da domani non ci fosse più il Papa. Tornando a casa la sera lungo la ciclabile; mentre il sole sta scendendo, penso al mio amico «terrone e neo-leghista», al suo animo popolano di comunista tradito e mentre pedalo verso casa guardo quel sole che per lui non è più quello nascente dell’avvenire, ma quello triste e malinconico di questa sera d’aprile che sta per finire. Sorrido teneramente pensando al suo lapsus politico-sessuale, a quell’impasto di atavico analfabetismo, revanscismo sociale e sollecitazioni da Grande Fratello che gli deve essere frullato in testa e che non è riuscito a controllare, a quell’ amalgama di vecchie e nuove ignoranze che formano il suo mondo interiore e che spesso gli intellettuali snobbano, a questo suo camaleontico viraggio cromatico dal rosso intenso al verde padano. Sorrido teneramente, ma so che in fondo una logica c’è e che questa volta - paradossalmente - la logica ha vinto. Se c’è un risultato di cui essere felici per queste elezioni è che non ci siano più comunisti in Parlamento, o almeno questi «comunisti»: i neocomunisti della sinistra antagonista. Grazie a Dio, per una legislatura almeno, quel cascame dell’ideologia progressista, che aveva innescato ed era sopravvissuto alla pseudo-rivoluzione del ‘68 (in realtà la più formidabile opera di ristrutturazione neocapitalistica della borghesia) non avrà almeno rappresentanza in Parlamento e non dovremo più pagare i pecorariscani, i carusi, le lidiemenapace e tutti gli altri menagramo di quella parte politica. Poi magari tornerà, ma, nata extra, quella sinistra torna almeno per un po’ extra: extraparlamentare. Certo la sua deleteria ideologia egualitarista, livellatrice, femminista, gnostica e agnostica ad un tempo, ecologista e abortista, socialista e liberista, giacobina e libertina, anarco-statalista occuperà ancora le piazze, le televisioni e i centri sociali, ma non almeno l’emiciclo del Parlamento. Certo oramai questa ideologia ha infettato in maniera bipartisan l’intera società e, seppure con diversa intensità è spalmata ormai in tutti gli schieramenti, è condivisa nei salotti buoni come nei centri sociali, è il precipitato comune di liberali, neo liberali, liberisti, libertini, giacobini, girondini democratici, neobonapartisti, cattolici «costituzionali» di ogni specie. Il ‘68 è stato come l’ ‘89: i suoi «princìpi» sono diventati anch’essi immortali e analogamente immorali. Eppure quel mio amico «rosso-padano» qualcosa segnala, se non altro un disagio malcelato, una voglia irrefrenabile e inconfessabile di ritorno al reale. Le analisi che spiegano o tentano di spiegare perché l’ennesima gioiosa «macchinetta da guerra» radical-marxista si sia spiaggiata, si sono sprecate, ma in fondo nessuno l’ha detta fino infondo. Una larga fetta dell’elettorato di Sinistra, la componente operaia, ma anche impiegatizia, quella che si alza la mattina e va in fabbrica o in uffico, mangia alla mensa aziendale o con i buoni nel bar convenzionato sotto l’ufficio, tira avanti la famiglia a forza di sacrifici, tenta di far studiare i figli, ha votato comunista in passato, ha la tessera della CGIL, crede nel lavoro, nel rispetto della legge, nello Stato e nell’ordine e ce l’ha con Berlusconi per la frivolezza del suo mondo di plastica, così lontano dalla monotonia della loro vita dignitosamente grigia, stavolta s’è stancata di vedersi massacrata a combattere battaglie borghesi e non ne può più di vedersi rappresentata da personaggi grotteschi. Educati dal vecchio partito comunista e dal sindacato al senso civico e alla dignità del lavoro, alla solidarietà di classe, ma anche alla legalità, non hanno sopportato l’«anomia mediterranea» importata da ondate immigratorie sempre più ampie, che ha stravolto l’assetto sociale del nostro Paese, che ha alterato il profilo fisico delle nostre popolazioni, che ha costituito l’«esercito di riserva» dei disoccupati, così utile per calmierare il mercato del lavoro e incanalarlo verso quel processo di precarizzazione che, contraddittoriamente, la sinistra neo-comunista da un lato denuncia e dall’altro favorisce. L’elettorato della Sinistra è composto ancora in parte di gente normale: sono vecchi comunisti legati al loro vecchio simbolo, operai sindacalizzati, ma che si guadagnano il pane lavorando onestamente, ceti medi ideologicizzati che stanno scivolando verso una proletarizzazione sempre più marcata. Sono giustizialisti in ogni ambito e la loro tolleranza è sempre coniugata al rispetto della legalità. Abituati al Lambrusco ed educati ad un severo ateismo per non cadere vittime di quella che è stata loro presentata come «oppio dei popoli», non riescono francamente a comprendere perché i loro figli debbano cadere vittime della droga vera e libera, predicata dai viziosi antiproibizionisti di matrice radicale. Barricati in casa, timorosi verso l’arroganza di certa immigrazione, insofferenti verso la petulanza di ambulanti africani improvvisati, indignati per stupri e violenze che si aggiungono a quelli di marca nazionale, contrariati dal dover munire di blindatura porte e finestre, ostili verso rom, romeni e altre etnie di importazione neocomunitaria, hanno perso la serenità di una vita che credevano di essersi legittimamente guadagnata in anni di lavoro e di lotte sociali. In prospettiva vedono paurosamente scivolare il proprio livello di vita e l’orizzonte sociale verso scenari da inizio secolo. Ma oggi i loro dirigenti, i neo-comunisti libertari e no-global preferiscono paradossalmente le cittadinanze globali alla loro, le nuove cittadinanze alle vecchie, le nuove eguaglianze alle vecchie, le nuove povertà alle vecchie, i nuovi diritti ai vecchi, le nuove licenze alle vecchie libertà. Hanno dovuto sopportare dirigenti indegni che li hanno esposti in prima fila a difendere presunti diritti, che in cuor loro non sentono affatto o comunque non considerano nè primari, né collettivi: gay, trans, matrimoni omosessuali, droga libera non toccano la loro vita, ma solo il narcisismo dei loro capi. Penso a cosa passi per la testa dei vecchi comunisti quando vedono che le loro posizioni sono pubblicamente difese in televisione da un uomo travestito da donna e intere serate davanti alla televisione si consumano in discussioni che non consentiranno di veder migliorata né la quantità, né la qualità della loro vita, ma servono solo le perversioni borghesi di minoranze viziose che stanno infettando coi loro costumi fasce sociali sempre più vaste e culturalmente deboli come le loro. Se, abituati alla disciplina e all’obbedienza ideologica, potevano sopportare tutto quello che il centralismo democratico definiva come verità sociali, oggi, di fronte al progressivo scivolamento della loro vita verso una condizione di miseria, non possono più credere ad una classe dirigente che ha portato al centro del dibattito politico non il pane, il lavoro, la sicurezza, la legalità, ma la libera fruizione delle droghe, la libera circolazione di tutti i clandestini e l’uso alternativo dei diversi orifizi anteriori o posteriori. Questo è troppo anche per loro, se si considera che poi trans, prostitute, immigrati e spacciatori non frequentano i quartieri snob dei neo-comunisti in cachemire, ma le periferie degradate in cui - a costo di sacrifici - i vecchi comunisti condividono con i protagonisti delle «nuove povertà», tutelate dai loro inetti capi, i pochi metri quadri di proprietà, che sono riusciti a mettere insieme con anni di lavoro e che, grazie ai nuovi vicini di casa immigrati, si stanno svalutando giorno dopo giorno. Ora molti si sono accorti che l’ideologia li ha ingannati. Il muro di Berlino sta loro crollando addosso con vent’anni di ritardo. Pensano che abbia ragione il Bossi, che sarà il Bossi a salvarli. Sbagliano: li sta salvando il ritorno del reale. La forza di Bossi è - al di là delle ampolle padane - quella di essere realista e di chiamare le cose col loro nome, talvolta semplificando magari in maniera rozza, ma capendo e parlando alla pancia della gente comune, ora anche di quella che per anni si è fatta un mazzo così alle feste dell’Unità a fare cappelletti e a tagliare salame. E loro l’hanno ripagato: hanno provato il piacere straordinario della trasgressione ideologica e forse l’ebbrezza un po’ infantile della libertà e della vendetta. Se la Lega non cadrà nella facile demagogia e continuerà a sentire con la pancia i bisogni veri della gente comune, sfumando il proprio folklore, stabilizzando il consenso di questi nuovi elettori, parlando il linguaggio sociale accanto a quello identitario, smetterà di essere solo il partito del Nord, delle partite IVA e della incredibile secessione padana. Potrà forse diventare lo strumento che obbligherà Berlusconi a fare almeno un po’ la rivoluzione che gli italiani per la seconda volta gli hanno chiesto di fare. Paradossalmente senza magnifiche sorti progressive o immaginifici soli d’avvenire basterà un po’ di elementare tutela della vita quotidiana a far sentire a noi tutti che il vento del Nord sta soffiando per tutti. La forza delle rivoluzioni nazionali, dove si sono realizzate in passato, è stata proprio quella di aggregare ad una causa identitaria i bisogni della gente comune, sparigliando le carte di chi giocava sulla contrapposizione di liberalismo e socialismo, di borghesi e operai e lucrando sul collasso finanziario internazionale. Ci pensi Bossi, ci pensino i suoi: la Padania non può bastare, specie se il consenso comincia a crescere anche sotto la linea del Po. Domenico Savino
Ponchiaz Posted April 21, 2008 Posted April 21, 2008 Rosso padano Domenico Savino 21 aprile 2008 E infatti me lo conferma: «Ho votato BBBossi!», con tre erre anche qui un po’ aspirate!
Ale Div. Posted April 21, 2008 Posted April 21, 2008 i trust in vladimir And me too!!! Prova ne sia che tanti mafiosetti che hanno prosperato con Boris the drunkyard, siano emigrati altrove.... che poi abbia usato dei metodi da prefetto Mori, me lo rende ancora più simaptico!!!
Silver Surfer Posted April 21, 2008 Posted April 21, 2008 (edited) Lo diciamo anche ad Anna? Ma sì, dai. Qs. Anna... Anna Politkovskaja, the journalist who was killed in Moscow in October 2006. Here is her opinion of Putin, taken from her book entitled “Putin’s Russia”, published by Adelphi. “Putin – son of the most evil of the country’s secret services – has been unable to excise the KGB Lieutenant Colonel that lives within him, and is therefore determined to straighten up his countrymen that love freedom. And so he suffocates any and every form of liberty, just as he always did in his earlier profession … Breznyev was terrible, Andropov was bloodthirsty under his veneer of democracy, while Cernienko was an idiot. Gorbachov was unpopular. Occasionally Yeltsin caused us to make the sign of the cross while fearing the consequences of his decisions. The man that had been one of their bodyguards, assigned to echelon 25 with a duty to stand stock-still inside the security cordon while the VIP procession raced by, yes him, the very same Putin, was later to step onto the red carpet of the Kremlin. As the boss. Amongst the glistening golden relics of the Tsars, while the servants smiled submissively and his soldiers – all former KGB small-fry now assigned to very important roles – show their chests swollen with pride … Putin has demonstrated on various occasions that he does not understand the very concept of debate. And even less so that of “political debate”: the man at the top does not discuss anything with those below him and, should anyone amongst those below him have the temerity to do so, he becomes an enemy. If Putin behaves in this manner, it is not simply because he is a congenital tyrant or a despot, but because that is the way he was taught. These are the classes that the KGB taught him about, and which he believes to be ideal, as he has stated on numerous occasions… That is the reason why he refuses to take part in pre-electoral debates: they are not his natural environment, he is unable to participate, and he is unable hold a conversation. His art is that of the monologue, his plan is that of the military: as a low-ranking soldier, was he obliged not to breathe? Now that I have reached the top of the ladder, I will speak, in fact I will hold a monologue, and the others must make as if they agree with me.” Anna Politkovskaja Edited April 21, 2008 by Silver Surfer
BlackJack Posted April 22, 2008 Posted April 22, 2008 Fammi capire: Air France non và bene, Aerflot sì?E la famosa cordata di imprenditori italiani? Problema risolto... Air France ha confermato il suo ritiro, Aeroflot non è poi così interessata ed il tesoro sta studiando come fare un prestito che non assomigli ad un aiuto di stato per tirare avanti ancora per un po'... Quindi la vera novità sarebbe che finalmente l'Alitalia fallisse e ci liberasse del suo costosissimo carrozzone di paraculati!
Leasir Posted April 22, 2008 Author Posted April 22, 2008 pronti a svendere alle banche. notoriamente, le banche sono più esperte nel risanare compagnie aeree in difficoltà rispetto ad una Air France qualunque... grazie alberto!!
Leasir Posted April 22, 2008 Author Posted April 22, 2008 Alitalia, i nomi dei colpevoli di MASSIMO GIANNINI ORA saranno soddisfatti. I "difensori della nazione" e i "paladini dell'occupazione". Il Pdl che ha appena vinto le elezioni e il sindacato che ha appena perso la faccia. Il ritiro di Air France significa la fine dell'Alitalia e certifica la sconfitta dell'Italia. Si compie il destino di un'azienda depauperata e depredata da decenni di cattiva gestione finanziaria e di pervasiva "usucapione" politica. Si chiude nel peggiore dei modi un "buco nero" costato alla collettività 15 miliardi in 15 anni, 270 euro per ogni cittadino, neonati compresi. Solo le false anime belle, adesso, possono far finta di meravigliarsi per la rottura decisa dai francesi. Cosa si aspettavano, dopo che una partita strategica come Alitalia è stata giocata strumentalmente in un'ottusa campagna elettorale, come un derby pecoreccio tra Malpensa e Fiumicino? Cosa speravano, dopo che il futuro industriale del nostro vettore aereo è stato consumato inopinatamente in un assurdo negoziato "peronista", come una banale vertenza sui taxi? In questo sciagurato Paese, purtroppo, funziona così. Ma nel resto d'Europa, evidentemente, il mercato ha ancora le sue regole, i suoi tempi, i suoi effetti. Ci sono nomi e cognomi, nell'elenco dei colpevoli di questo bruciante fallimento del Sistema-Paese. Sul fronte politico, Berlusconi ha brillato per l'insostenibile leggerezza con la quale ha maneggiato l'affare Ali-France, e per l'insopportabile cinismo con il quale ha sventolato il pretestuoso vessillo dell'"italianità" a fini di marketing elettorale. La sua crociata anti-francese non ha conosciuto confini diplomatici né limiti etici. In un vortice di annunci auto-smentiti, ha posto veti impropri. Ha inventato cordate improbabili, a metà tra il pubblicistico e il familistico. Ha messo in pista concorrenti immaginari, come l'Aeroflot dell'amico Putin, che gentilmente si è prestato al gioco nella ridente cornice sarda di Villa Certosa, dove il luogo della vacanza personale si traveste da sede della rappresentanza istituzionale. Jean-Cyrill Spinetta ha sopportato anche troppo le intemperanze del premier in pectore. Piuttosto che perdere altro tempo e farsi dire no dal nuovo governo, ha preferito giocare d'anticipo. Sul fronte sindacale le colpe sono anche più gravi. Epifani, Bonanni e Angeletti, e con loro la colorita galassia degli "autonomi", hanno brillato per l'inaccettabile miopia con la quale hanno affrontato la drammatica crisi dell'Alitalia, alla quale hanno dato da sempre il loro fattivo contributo. Per troppi anni, dai tempi di Aquila Selvaggia, le confederazioni e i mille cobas sparsi nei nostri cieli hanno usato la compagnia come una zona franca, nella quale i livelli retributivi e le quote occupazionali erano le sole "variabili indipendenti" da tutti gli altri parametri aziendali: dall'efficienza del servizio alla produttività del lavoro. Cgil, Cisl e Uil si sono distinte per l'intollerabile demagogia con la quale hanno cercato fino all'ultimo di intralciare il piano industriale dell'unico partner di livello mondiale che aveva accettato di sporcarsi le mani nel disastro dell'Alitalia. All'insegna della più insensata difesa corporativa. Dal cargo, da salvare nonostante abbia 5 aerei con un organico di 135 piloti e fatturi 260 milioni con una perdita di 74 milioni. Ad Alitalia Servizi, da salvare grazie a Fintecna in un'operazione impensabile perfino al tempo dell'Efim e degli altri carrozzoni pubblici delle PpSs. Anche in questo caso, Spinetta non poteva continuare con questo indecoroso tira e molla. Ha preferito anticipare i tempi, con tanti saluti alla gloriosa Triplice. Il governo Prodi non ha gestito al meglio questa privatizzazione. Ma Tommaso Padoa-Schioppa ha avuto almeno il merito di aprire la "pratica", dopo un'intera legislatura nella quale il vecchio governo della Cdl si era ben guardato dal farlo. E di avvisare tutti una settimana prima del voto: "Serve un segnale immediato - aveva detto all'Ecofin in Slovenia - perché se la decisione sull'offerta Air France viene rimandata a dopo le elezioni il commissario sarà inevitabile". Così è stato. Così sarà. Ora l'Alitalia svola verso il baratro. In cassa ci sono soldi per un altro mese, non di più. Il Consiglio dei ministri che si riunirà oggi può fare solo due cose: approvare il prestito-ponte da 100 milioni, e decidere il commissariamento della compagnia. In ogni caso, è una lezione amarissima per tutti. Per il leader del centrodestra che ora dovrà evitare almeno il fallimento, dopo aver dimostrato tutta la sua improvvisazione politica e il suo ritardo di fronte alle sfide del libero mercato. E per i leader confederali, che non sono stati capaci di cogliere "l'ultima chiamata" e hanno mostrato tutto il loro incolmabile deficit culturale rispetto alle logiche della globalizzazione. In questa fiera delle irresponsabilità, ancora una volta, le due "caste" hanno dato il peggio di sé. Sulle spalle dell'Italia, che vorrebbero "rialzare". E sulla pelle dei lavoratori, che dovrebbero tutelare. (22 aprile 2008)
ROOSTERS99 Posted April 22, 2008 Posted April 22, 2008 (edited) ... sì,certo è colpa del Berlusca se Air France, unica offerente, ha fatto una proposta oscena alla quale i sindcati (non senza motivi)han detto di no.... ah...applausi a Padoa Schioppa !!... ma per favore !!! Edited April 22, 2008 by ROOSTERS99
Leasir Posted April 22, 2008 Author Posted April 22, 2008 ... sì,certo è colpa del Berlusca se Air France, unica offerente, ha fatto una proposta oscena alla quale i sindcati (non senza motivi)han detto di no....ah...applausi a Padoa Schioppa !!... ma per favore !!! Ribadisco un concetto espresso tempo addietro: Air France non era l'unica offerente, in quanto c'era anche la barzelletta di AirOne-Intesa interessata... solo che le cifre messe sul piatto dalle due offerenti erano di 6 miliardi di euro (e un piano di risanamento doloroso ma realistico) contro 4 (e un piano di risanamento alquanto fumoso). Proposta oscena? Definizione molto discutibile... mi sembra molto più osceno voler a tutti i costi tenere in vita un settore fallimentare che ha solo 5 aerei ma conta 135 piloti. Quando ne hai pen messo una dozzina sugli aerei, gli altri 120 cosa fanno? Giocano a Texas Hold'Em con Parish in torre? Adesso che i francesi hanno levato le tende Alitalia verrà venduta a prezzi ridicoli a qualche furbetto del quartierino, nel frattempo lo Stato foraggerà ulteriormente la compagnia di bandiera con 100 milioni di euro da bruciare nei reattori degli MD-80. 100 milioni cavati dalle tasche degli italiani, mica dalla cordata fantasma del Berlusca e dei suoi figli. Grazie Alberto!
alberto Posted April 22, 2008 Posted April 22, 2008 basta ringraziarmi. 1) NON ho votato berlusconi. 2) alitalia va chiusa. era meglio 15 anni fa, ma va chiusa comunque. 3) il piano che tanto ti piaceva prevedeva forse di salvare una parte di alitalia, ma avrebbe portato alla chiusura di malpensa. meglio l'alitalia.
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