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Le piacevoli rivincite di Daniel Farabello


Lucaweb

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Scritto da: Massimo Turconi

«La felicità? Due derby vinti nel giro di quindici giorni...».

Non gliene vogliano i tifosi della Whirlpool che, incidentalmente, sono anche sostenitori milanisti, ma Daniel Farabello, in questi giorni, sprizza allegria e felicità da tutti i pori. Farabello, decisivo nel match disputato un paio di settimane fa a Cantù, continua con i festeggiamenti.

La "sua" Inter, con tanta Argentina dentro, ha finalmente strappato un successo nella classica della Madonnina e Daniel ha potuto gustare una serata "diversa" dalla altre.

Ma Farabello, in questo avvio di stagione tambureggiante da parte della Pallacanestro Varese, sta assaporando altre belle serate e per i buoni risultati ottenuti finora individua un "responsabile" preciso: «II tempo e il lavoro in palestra - dice Farabello -stanno attribuendo i giusti meriti a coach Ruben Magnano, il quale, con una squadra costruita secondo le sue indicazioni, sta dimostrando di poter fare bene. Abbiamo iniziato col piede giusto già dal mese di agosto e pian piano le idee di Magnano, in particolare quelle difensive, sono diventate un patrimonio comune a tutti i giocatori, anche se, come è facile immaginare, assemblare tante "teste" e scuole cestistiche così diverse fra loro non è stato un compito semplicissimo. Anche per un allenatore esperto e preparato come Ruben...». - Magnano, dal canto suo, si sta ritrovando fra le mani un Farabello con un impatto ben diverso da quello dello scorso

anno...

«L'anno passato è stato uno dei più deludenti di tutta la mia carriera. Se ripenso al maggio scorso, rivedo un Farabello con

un "bel" nulla fra le mani: brutti risultati di squadra, peggiori ancora quelli individuali per un'annata nella quale sono stato frenato da mille piccoli acciacchi fisici. Così non nego che ho riposto moltissime aspettative in questo campionato e cerco di "approcciare" ogni partita nel miglior modo possibile, con tanta mentalità e una naturale voglia di riscatto...».

- La squadra "viaggia" bene anche per merito suo e Magnano, spesso e volentieri, le affida le "chiavi" della macchina...

«Provo solo a mettere in pratica quel ruolo di "rottura" che mi appartiene. Poi, il fatto di giocare in cabina di regia non conta nulla. Quando entro sono consapevole di cosa ha bisogno la squadra e avendo "studiato" gli avversari agisco sui loro punti deboli. In ogni caso, è vero che Magnano mi chiede di cambiare ritmo alla partita, sia in fase difensiva, mettendo pressione sui playmaker avversari, sia in attacco, spingendo il contropiede e facendo viaggiare di più la palla...».

- La sensazione, dalla tribuna, è che lei debba anche dare "illuminazione" al gruppo... «E' solo un'impressione. In realtà, Magnano, in relazione alle varie situazioni tattiche, prova a sfruttare le caratteristiche, estremamente diverse, di De Juan Collins, mie e, adesso che è rientrato, anche di Bolzonella. Collins ha più punti nelle mani, attacca bene l'uomo dal palleggio ed è

bravissimo in arresto e tiro. Io so fare bene altre cose, ma come si è visto in casa contro Reggio Emilia (passaggio-assist di DJC per la tripla vincente di Daniel, n.d.r.), possiamo stare bene in campo insieme...».

- Intanto, i tifosi di Varese esultano per la ''connection argentina": lei e Fernahdez siete gli idoli della curva...

"Non voglio parlare di me, anche perché il mio rapporto con i tifosi è sempre eccellente, ma sono particolarmente contento per Gabriel che, nelle prime giornate, vedevo abbacchiato e spiaciuto per qualche fischio, a mio giudizio un po' ingeneroso. Con Fernandez, in realtà, stiamo parlando di un giocatore di grande tecnica ma, di più e di meglio, di straordinario cuore. "Gaby" mette la squadra davanti ad ogni cosa e per i compagni sarebbe capace di buttarsi nel fuoco. Poi, ma questo lo si è già capito, non ha paura di nulla e se c'è da fare un fallo duro o da fare "a busse" con qualcuno, state sicuri che lui non farà mai un passo indietro. Averlo sul parquet, per tutti noi, è una bella sensazione di sicurezza...».

- Che cosa vede, da giocatore ormai esperto del campionato italiano, nel futuro di Varese?

«Solo la partita contro Capo d'Orlando. In Italia, dal punto di vista cestistico, ho imparato due cose fondamentali: mai fidarsi della prima impressione e mai spostare troppo avanti le lancette dell'orologio. Nel primo caso, si rischia sempre di fare brutte figure perché, in Italia, non ci sono gare scontate o vinte in partenza. Nel secondo perché, con un torneo simile a quello di quest'anno, con valori così compressi, basta poco per essere in vetta e altrettanto per ritrovarsi fuori dal giro che conta. I nostri obiettivi sono noti, ma col livellamento attuale passare dai sogni agli incubi è tutt'uno...».

- Tocca allora a noi spostare avanti le lancette: giugno 2006 e quel contratto vicino alla scadenza... «Non ci penso anche se

- confessa Farabello - sono consapevole di giocarmi una chance importante per il mio domani. Mi piacerebbe veramente tantissimo rimanere a Varese, in una società che apprezzo e una città che rappresenta l'ideale per me e la mia famiglia. So che una mia eventuale riconferma passerà solo attraverso buoni risultati, ma tutto dovrà accadere in modo naturale, sia per me, sia per una squadra che ha ancora grandi margini di miglioramento. Soprattutto nell'idea di poter "ammazzare" le partite prima della sirena. Questa, per ora, è la vera "scadenza"...»...

Massimo Turconi

Edited by Lucaweb
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