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Scritto da: Giancarlo Pigionatti

C'è tanta musica, del suo sassofono, nella nona sinfonia tricolore. E' vero, uno scudetto è la traduzione ideale di un capolavoro di più maestri ma quello, il nono, ci fa ricordare un vero artista del parquet qual era Charlie Yelverton.

Era il 14 maggio del 1978: in una magica Masnago la Mobilgirgi Varese le "suonò" alla Sinudyne Bologna (94-78 il punteggio finale) in una gara quasi senza storia. In quel trionfo, l'ultimo di un ciclo leggendario in campionato, i 20 punti di Bob Morse non fecero notizia nello score di squadra nel quale riluccicavano, come perle, i 35 di Charlie Yelverton, capace d'abbagliare con i suoi "numeri" da fantascienza le "Vu Nere", letteralmente "stranite" di fronte alle sue giocate.

Indimenticabile quella finale scudetto, soprattutto per Charlie, "ripescato" da Varese non senza le discussioni di quei signori che temono l'estro come un insetto molesto per un'economia di gioco ponderata e pianificata. Il tecnico Sandro Gamba, nel dopo gara, dichiarò che in quel momento nessuno in Europa era in condizioni di "frenare" il talento di Yelverton che vinse anche il suo campionato personale.

Già, dopo un'altra gara contro le "Vu Nere", lo stesso arbitro Fiorito confessò d'aver avuto la tentazione di infilarsi in tasca il fischietto per applaudire l'americano di Varese dopo un'azione che più spettacolare non si potè pretendere! Yelverton, sotto canestro, prese l'ascensore e, una volta al settimo cielo, galleggiò in aria per alcuni secondi, giusto il tempo in cui Bertolotti, un gran bel giocatore, elevatosi per contrastarlo, dovette... ridiscendere sul parquet.

Già, Yelverton. Un pazzerellone scoperto nell' "ufficio campioni smarriti" o, se preferite, nell'inesplorabile regno dell'istinto, professionista però sino al sacrificio personale che andava oltre l'orario di allenamento.

Una volta in Coppa Campioni, a Tel Aviv, ma potremmo anche sbagliarci a memoria, uscì di sera dall'albergo in tuta per fare footing. Non trovando di meglio, scavalcò lo stadio, a quell'ora chiuso, messo in fuga più tardi da tremendi cani di guardia del custode. I maratoneti del Franco Ossola lo avevano,

spesso, al loro fianco nell'inanellare giri e giri di corsa.

Il suo atletismo, aggraziato da un estro tecnico, tipico dei neri americani, lo proiettava in performances che lasciavano ad occhi spalancati. E' anche vero che, in certe giornate, ne commetteva peggio di Bertoldo, finendo un match con percentuali a dir poco imbarazzanti, come quel 4/23 o qualche cosa di simile fatto

registrare a Venezia. Charlie viveva la vita privata alla sua maniera coltivando la passione della musica ed era tutto un programma il suo amore per il sassofono, tant'è che, stando ai racconti di quell'epoca, si fece costruire una bara nella quale s'infilava per poter suonare sino, a tarda sera e senza disturbare i condomini.

Nel basket di oggi, al di là dell'inconfondibile Pozzecco, uno come

Yelverton, vero Mozart dei canestri, farebbe impazzire la moviola, visto che un'azioncella di Becirovic con finta e passaggio smarcante (come ne sfornava il modesto sottoscritto, nell'Ignis juniores, ribattezzato Pigiastro dal buon Valerio Giobbi, suo allenatore) vale settantasette replay.

Altri tempi, altra storia.

Quella che Marco Zamberletti, con la sua splendida iniziativa dell'Hall of Fame, vuol tramandare alle nuove generazioni, proprio attraverso le immagini dei dodici campioni, e di tutti i tempi, eletti dai tifosi, da collocare nel museo dei cimeli di Villa Recalcati. Dunque, dopo Zorzi, Gennari, Morse, Meneghin e Ossola (con Raga da abilitare alla fine di tutti, i sondaggi) ecco Yelverton che sta dominando nelle preferenze on line con il 77% dei voti, seguito da Marino Zanatta, peraltro molto appoggiato nelle e-mail.

Già, Zanatta. Un campione che meriterebbe l'Hall of Fame per la sua scintillante appartenenza alla nostra storia nonché vero risolutore grazie al suo mortifero tiro dalla distanza, per dire della sua orgogliosa e grintosa essenza in difesa.

Il prossimo sondaggio partirà dopo Natale e si riferirà al periodo che vai 1980 al 1990 con due elezioni valide fra questi candidati: Pino Boselli, Della Fiori, Ferraiuolo, Magee, Mentasti, Pittman, Stefano Rusconi, Sacchetti, Thompson e Vescovi.

Ancora campioni e bei giocatori, indimenticabili per affetto e apprezzamento non senza un pronostico, anche in questo caso, se non scontatissimo, abbastanza prevedibile, avendo lasciato una traccia profonda Corny Thompson e Meo Sacchetti in alcune memorabili stagioni. In verità Kevin Magee, che mandò in frantumi tre volte i cristalli di Masnago, troverà molti consensi da parte di coloro che hanno sempre negli occhi la sua impressionante potenza. Resta Cecco Vescovi, una bandiera che non ha bisogno di aggettivi qualificativi, impossibile da escludere dalla leggenda biancorossa, quindi anche tra i candidati del periodo successivo, quello di Pozzecco e Meneghin, pretendendo già appassionati consensi.

Giancarlo Pigionatti

Edited by Lucaweb
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