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"Per Magnano prenderemmo a testate il muro"


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Scritto da: Francesco Caielli

VARESE I custodi del palazzetto ormai lo sanno. Quando Sandro De Pol esce dagli spogliatoi del PalaWhirlpool, dopo gli allenamenti, possono spegnere le luci e andarsene finalmente a casa. Regolarmente, ogni sera, è lui l'ultimo ad abbandonare il parquet. Uomo d'altri tempi, il capitano. Tempra triestina, una carriera di trionfi alle spalle, un futuro da simbolo e bandiera di Varese. E le idee molto chiare sul momento che sta attraversando la squadra.

Si vince domani?

"Certo che si vince. Siamo obbligati a farlo. Per una serie di ottimi motivi. Per imparare a vincere in trasferta, per la classifica, per la Coppa Italia, ma soprattutto per dare continuità alla bella prova offerta contro Bologna. Purtroppo finora le nostre partite migliori sono sempre rimaste un po' isolate, si alternavano ogni volte a brutte uscite. Ecco, dobbiamo riuscire a diventare più continui."

Tu stesso hai definito la settimana che ha preceduto la sfida con Bologna come la più difficile dall'inizio della stagione. Una serie di infortuni, le scorie della brutta parata di Milano, qualche critica...

"La gara del Forum ha lasciato il segno, è innegabile. Siamo rimasti tutti increduli e perplessi dopo quegli ultimi dieci minuti. Abbiamo segnato solo quattro punti, non mi era mai successo in tutta la carriera. Per quanto riguarda le critiche, fa parte del gioco. Del resto siamo a Varese, non in un posto qualunque..."

Cos'ha di così particolare questa piazza?

"Basta entrare al palazzetto e guardare in alto. Varese ha vinto tutto, è la società più importante d'Italia, forse d'Europa. La gente, qui, è abituata a vincere, pretende una squadra ad alti livelli. È normale che tutto l'ambiente sia esigente."

Tutta la squadra ha comunque risposto alla grande, fornendo la prestazione che i tifosi volevano.

"Nelle difficoltà viene fuori la forza del nostro gruppo, non mi stancherò mai di dirlo. Siamo tutti uniti, e non parlo solo dei giocatori: Nel gruppo metto anche i dirigenti, Galleani, gli assistenti. E l'allenatore. Tutti uniti dietro al vostro condottiero... Chi critica Ruben critica tutta la squadra. Se giochiamo male, come a Milano, la colpa è di tutti. Certo, lui svolge il lavoro in palestra e gestisce le partite, ma se noi andiamo in campo e non facciamo canestro, tiriamo con il 20%... Tempo fa dissi che noi giocatori avremmo preso a testate il muro se solo Magnano ce lo avesse chiesto. Lo penso ancora, come i miei compagni. Non ci sottoporremmo ai suoi massacranti allenamenti se non la pensassimo tutti così."

Una filosofia, quella del lavoro duro, che Magnano porta avanti da quando è arrivato a Varese. E in De Pol ha trovato un valido discepolo.

"Credo sia l'unico modo per andare avanti e ottenere risultati: lavorare come delle bestie in palestra per tutta la settimana."

Ritieni che questo gruppo, così equilibrato e affiatato, abbia bisogno di un rinforzo?

"Sinceramente credo di no. Anche perché raramente ho visto degli acquisti in corsa cambiare veramente le cose (a parte quando arrivai io la seconda volta a Varese...). Molto più spesso è invece capitato che dei giocatori presi in fretta e furia abbiano rovinato e destabilizzato delle situazioni già consolidate. L'ho detto prima, abbiamo saputo costruire un ottimo gruppo, con i suoi equilibri delicati e le sue regole. Credo che potremo arrivare fino in fondo così. Purtroppo questo periodo stiamo patendo qualche infortunio di troppo, adesso per esempio ci si è presentato il problema di Garnett. Peccato, perché domenica scorsa stava giocando molto bene prima di farsi male. Abbiamo già dimostrato di non essere inferiori a nessuno, se al completo.

Francesco Caielli

Edited by Lucaweb
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